Guerra Iran-Israele-Usa: Il delicato ruolo della Giordania


Di Stefano Nanni

La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran sta avendo ripercussioni anche in Giordania. Per quanto ad oggi non risultino attacchi diretti, sono oltre 150 gli oggetti militari caduti sul suolo del regno hashemita dal 28 febbraio. Da allora, sirene antimissile suonano regolarmente nelle città principali del Paese per annunciare l’arrivo di un potenziale pericolo, la cui efficacia tuttavia è messa in dubbio dalla popolazione, preoccupata da pezzi di missili e droni che colpiscono per lo più aree civili (vedi qui e qui ).

Il ruolo strategico della Giordania per gli USA

“La protezione di Israele prima della sicurezza della popolazione”, è uno tra i commenti più moderati sui social media tra i giordani, che rivela l’origine di questi incidenti. Come avvenuto già nel 2024 e nel 2025, è l’aviazione giordana ad intercettare i missili iraniani diretti verso Israele, determinandone la caduta sul proprio territorio. Ufficialmente, queste azioni sono a “difesa dello spazio aereo sovrano”, ma di fatto rispondono alle esigenze delle alleanze con l’Occidente. In primis con gli Stati Uniti, che da decenni mantiene una presenza militare nel regno (oltre ad altri Paesi, tra cui l’Italia). Con oltre tremila truppe già presenti, lo scorso 20 febbraio il New York Times svelava l’arrivo di circa 60 aerei della marina USA nella base di Muwaffaq Salti, nella provincia di Azraq ad ovest del Paese. Mentre i media giordani – per oltre il 90% controllati dal governo – si sono affrettati a chiarire che “Amman non avrebbe permesso dal suo territorio attacchi contro l’Iran”, la notizia dimostrava l’importanza strategica giordana per gli USA in caso di guerra. Che una volta scoppiata, ha visto i caccia giordani attivarsi subito in volo, probabilmente, come avvenuto in passato, anche con il supporto di Stati uniti e Gran Bretagna. In un simile contesto, non sono passate inosservate le dichiarazioni del re Abdulla II che ha fortemente condannato gli attacchi di Tehran sui Paesi del Golfo senza però menzionare quelli israeliani in Iran da cui è scoppiato il conflitto. 

Il delicato equilibrio tra sopravvivenza e obbedienza

Dietro queste dichiarazioni si riassume la relazione tra il governo giordano e Israele, emersa in tutte le sue contraddizioni dopo il 7 ottobre 2023. Con quasi il 70% della popolazione di origine palestinese, i giordani continuano a vivere in maniera diretta il genocidio ancora in corso a Gaza. Mantenendo l’amministrazione civile della Cisgiordania fino al 1988, oltre ad accogliere oltre 2.4 milioni di rifugiati dalla Nakba del 1948 e la Naksa del 1967, Amman ha anche concesso la cittadinanza a gran parte dei palestinesi. Ciononostante, sin dagli anni Cinquanta ha intrapreso rapporti con Israele, prima in segreto, e poi con il trattato di pace firmato nel 1994 con Tel Aviv.

Non c’è da sorprendersi, dunque, che mentre Amman condannava fortemente le azioni di Israele su Gaza e facilitava l’arrivo di aiuti umanitari nella Striscia, in Giordania si sviluppavano le più grandi manifestazioni di solidarietà con la vicina Palestina di tutta la regione. Tra queste, anche importanti azioni di boicottaggio contro beni e imprese legate a Israele e l’Occidente che hanno portato alla chiusura della catena Carrefour in tutto il Paese. Inizialmente tollerate, queste sono state gradualmente represse con leggi contro la libertà di espressione (come la famigerata “Cybercrime Law”) e decise azioni di controllo sociale da parte dei servizi segreti. Parallelamente, altre misure venivano dettate più dalla politica estera che da bisogni interni – come il supporto a Israele per superare il blocco commerciale nel Mar Rosso nel 2024 o la messa al bando della Fratellanza Musulmana lo scorso aprile. Quest’ultima mossa servì soprattutto a ingraziarsi la nuova amministrazione USA, che aveva portato Donald Trump a congelare gli aiuti a fondo perduto alla Giordania – circa due miliardi di dollari all’anno essenziali per il funzionamento della macchina statale giordana – se questa non si fosse allineata alle sue politiche su Gaza. 

Questo delicato equilibrio politico, in cui la Giordania naviga da anni, è messo ora a durissima prova. Mentre l’Iran questa volta potrebbe attaccare direttamente obiettivi USA sul territorio giordano, sono l’accelerata annessione israeliana della Cisgiordania e le dichiarazioni sempre più frequenti sul “Grande Israele” da parte di esponenti del governo Netanyahu a preoccupare maggiormente Amman. La cosiddetta “patria alternativa” – un’idea israeliana di vecchia data secondo cui la Giordania dovrebbe diventare lo Stato di Palestina – è un incubo che si sta tramutando in realtà negli ambienti politici giordani. Al riguardo, le recenti dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense a Tel Aviv sulla possibilità che Israele si espanda «tra il Nilo e l’Eufrate», suggeriscono quale alleato Washington sceglierebbe nel caso in cui quest’idea “messianica” si attuasse. 

FONTE: https://it.insideover.com/guerra/guerra-iran-israele-usa-il-delicato-ruolo-della-giordania.html

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