UE, la controversa norma sul trasporto di armi e armamenti attraverso i confini europei


Di C.Alessandro Mauceri*

L' UE sembra essere incapace di gestire le emergenze. Lo ha dimostrato con la negoziazione dei dazi imposti unilateralmente dagli USA. Per quanto riguarda la gestione delle politiche della NATO, dopo aver accettato di alzare il tetto per la spesa in armi e armamenti al 5% del PIL dei paesi membri, si è vista dire che gli USA non avrebbero partecipato alla difesa dei confini europei. L'ultima conferma (se ancora c'è ne fosse bisogno) l'incapacità di intervenire sulla questione del blocco delle merci nello Stretto di Hormuz per tutelare gli interessi dei cittadini europei.  Possibile che nessuno degli strateghi avesse pensato a quanto poteva essere strategicamente importante questo imbuto dal quale passano buona parte delle merci dirette in Europa?

L'unica cosa che sanno fare i burocrati UE sembra essere imporre norme discutibili. Come quella sul trasporto di armi e armamenti attraverso i confini europei. Il 19 novembre 2025, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante dell’Unione hanno adottato il Pacchetto Mobilità Militare che include una proposta di Regolamento per facilitare lo spostamento rapido di truppe, equipaggiamenti e materiali militari, limitare i tempi di autorizzazione e semplificare procedure doganali. Mentre i media sono distratti da altre faccende (referendum, scandali e decisioni discutibili sui migranti), a questa proposta manca solo l'approvazione del Parlamento e del Consiglio dell’UE per diventare operativa e vincolante. Un buon motivo per spiegare a tutti i cittadini europei cosa comprende questo "pacchetto" e quali sono i motivi che hanno portato a fare scelte così importanti. Ma nessuno ne parla.

Questa norma prevede di rendere più semplice lo spostamento di armi, armamenti, personale militare e paramilitare attraverso i confini dell'Europa: la cosiddetta military mobility, da anni oggetto di discussioni. Un pacchetto di misure non ha nulla a che il rischio di invasione da parte della Russia: la  rete TEN-T (Reti Transeuropee dei Trasporti) faceva già parte dei Piani d’azione del 2018 e del 2022. Nel 2024, con il Regolamento 2024/1679 si è solo deciso di prolungare i quattro corridoi della rete TEN-T verso l’Ucraina e la Moldavia e, al tempo stesso, di ridimensionare i collegamenti con la Russia e la Bielorussia. A marzo 2025, con il Libro Bianco sulla "prontezza" della difesa europea 2030 (Rearm Europe) è stato alzato il tiro, presentando la guerra contro la Russia come una certezza. "La guerra della Russia contro l’Ucraina ha dimostrato la necessità di spostare rapidamente truppe ed equipaggiamenti militari dal punto A al punto B". Quindi per la CE è diventato imperativo evitare che le "complesse norme in tempo di pace possono trasformare un semplice convoglio in un incubo logistico". Secondo gli esperti di Bruxelles serviva un metodo per il "trasporto militare fluido e senza ostacoli, rapido e su larga scala". Niente più "procedure di autorizzazione spesso complesse con tempi di approvazione lunghi" alcuni dei quali richiederebbero un preavviso di 45 giorni. Serve un sistema più rapido: al massimo 3 giorni per ottenere un’autorizzazione all’export in tempi normali e una semplice notifica in caso di "emergenza". In altre parole, in caso di guerra. Anzi, la Commissione sta pensando ad "autorizzazioni perenni", valide fino ad una eventuale revoca. Per questo, a novembre scorso, la Commissione europea e l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato il nuovo pacchetto sulla mobilità militare, volto a garantire la libera circolazione di truppe, equipaggiamenti e mezzi militari in tutta l'UE. Un "pacchetto" sulla mobilità militare consistente in una proposta di regolamento e in una comunicazione congiunta che offrono una serie completa di misure per garantire la circolazione rapida, coordinata e sicura del personale e delle attrezzature militari in tutta l'Unione europea che comprende piani per l'ammodernamento di 500 punti critici delle infrastrutture – strade, gallerie, ponti e ferrovie – lungo quattro corridoi principali che attraversano il territorio dell'UE, al fine di garantire che possano sopportare il peso e l'ingombro delle attrezzature militari. https://transport.ec.europa.eu/news-events/news/commission-moves-towards-military-schengen-and-transformation-defence-industry-2025-11-19_en

Come molte delle decisioni di cui si parla poco, l'altra faccia della medaglia è che non tutto è così chiaro e semplice come vorrebbero far credere I burocrati di Bruxelles. Già oggi, per evitare "ritardi tali da compromettere la tempestività delle operazioni di trasporto militare", le dogane hanno procedure speciali per i carichi di armi (controlli solo a campione). Con le nuove norme, il rischio sarebbe consentire il passaggio da uno Stato all'altro di ingenti quantitativi di armi e armamenti non destinate alla difesa dell'UE o l'esportazione di materiali non autorizzati. Un rischio che proprio il conflitto in atto tra Russia e Ucraina ha già dimostrato essere tutt'altro che remoto. Dei miliardi di dollari inviati dagli "alleati" all'Ucraina, una parte considerevole non si sa più che fine abbia fatto.  Più volte il Pentagono ha ammesso di non sapere come erano state utilizzate le armi inviate (nel 2022 https://www.youtube.com/watch?v=ZWzxbS8eUKc e poi, di nuovo, nel 2024 https://www.nytimes.com/2024/01/11/world/europe/us-military-aid-ukraine.html). Il rischio è che queste armi finiscano sul mercato nero o nelle mani di milizie criminali o di altri eserciti proprio a causa degli scarsi controlli da parte delle autorità.

Oggi, il controllo della vendita di armi e armamenti a paesi terzi è vincolato da norme internazionali precise. Adottare il regolamento proposto dalla Commissione europea significherebbe cancellare buona parte di queste leggi. Come la legge 185/90 che in Italia impone (non senza enormi difficoltà) il controllo del Parlamento agli scambi di armi e armamenti con paesi esteri. Ogni anno ai parlamentari veniva chiesto di valutare quanto riportato in centinaia e centinaia di pagine di rapporti spesso criptici (pieni di "altro"). Anno dopo anno, questo controllo si è fatto sempre più difficile anche perchè è stato demandato all'UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali d'armamento) presso il Ministero degli Affari Esteri e al Registro Nazionale delle Imprese (RNI) del Ministero della Difesa. Se il regolamento della Commissione dovesse diventare legge anche in Italia, questo renderebbe questi controlli assolutamente fatui e irrilevanti.

Intanto, però, mentre si aspetta di ottenere l'approvazione definitiva del pacchetto, la Commissione non ha perso tempo. Sono già stati finanziati alcuni progetti di infrastrutture di trasporto a duplice uso (civile e militare) per agevolare la mobilità delle forze armate all'interno e all'esterno dell'Unione. L'ennesima dimostrazione che tutto questo fa parte di un piano che non ha niente a che vedere con il pericolo di un attacco da parte della Russia deriva dal fatto che questi progetti sono stati approvati nel 2021: il programma CEF Trasporti ha sostenuto 95 progetti di mobilità militare in tutte le modalità di trasporto e i primi 11 progetti sono già stati  completati. In Lituania, per facilitare i collegamenti civili e militari tra Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e altri paesi dell'Europa orientale e occidentale. In Polonia , ponti e svincoli sull'autostrada A2 sono stati rinforzati per consentire il transito di veicoli fino a 130 tonnellate di peso lordo. Nei Paesi Bassi, in Italia e in Finlandia, la mobilità militare sulla rete ferroviaria europea TEN-T è stata migliorata. In Finlandia, in particolare, è stato realizzato il nodo triangolare elettrificato di Oritkari, in conformità con i requisiti di infrastruttura ferroviaria a duplice uso. Questi investimenti hanno già permesso il trasporto di equipaggiamenti militari di maggiori dimensioni direttamente dalla linea ferroviaria Oulu-Luleå al porto di Oulu e al terminal intermodale merci.

La "difesa" e l'emergenza sicurezza potrebbero non avere niente a che vedere con la decisione di armare oltre ogni reale necessità l'Europa favorendo un settore (quello della vendita di armi e armamenti da guerra) che, come è avvenuto negli USA, mira a diventare uno dei settori portanti dell'economia di molti paesi europei. Poco importa se la conseguenza è avere un numero sempre maggiore di guerre (dalla  Seconda Guerra Mondiale non si erano mai visti così tanti conflitti armati nel mondo) e violare praticamente tutti i trattati e le convenzioni internazionali sottoscritti negli ultimi ottant'anni.

Scrittore e Chair MSNA e MS del Kiwanis. I suoi articoli sono stati pubblicati su numerosi giornali: Notizie Geopolitiche, Lo Spessore, In Terris, Scenari Economici, La Voce di New York, Giornale l’Ora e molti altri. 

È anche autore di diversi libri tra i quali: “Guerra all’acqua”, “Castelli di Carta“ e altri.

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