Guerra in Iran: il punto della situazione. Intervista a Francesco Ferrante


Francesco Ferrante è un pianificatore militare, già ex ufficiale dell’Esercito Italiano con una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze. Attualmente lavora nel settore privato per una società specializzata in difesa e sicurezza a Doha, in Qatar, e collabora come analista militare e geopolitico con riviste e testate di settore come Limes e Analisi Difesa.
Nel corso della sua carriera ha svolto attività di formazione e docenza presso la NATO School di Oberammergaue e ha partecipato a missioni in teatri complessi.  

Nel corso di questa intervista, registrata il 21 aprile, analizza lo stato della guerra in Iran e i possibili scenari futuri. 


Qual è oggi la situazione tra Iran e USA e quanto pesa la crisi nello Stretto di Hormuz?

La situazione attorno allo Stretto di Hormuz rimane tesa. Il passaggio, come sai, è intermittente, e si sono già verificati incidenti. L’ultimo, recentissimo, non relativo alle acque vicine ma in zona indo-pacifica, dove gli USA hanno sequestrato una nave riconducibile all’Iran. L’aspetto più interessante è che l’accumulo di gruppi navali USA è significativo. A parte che la regione ospita due portaerei nucleari con strike group, oltre a dozzine di cacciatorpedinieri, e in tutto questo c’è la portaerei USS Bush, a cui è stato ordinato di schierarsi e che sta circumnavigando il continente africano.

Il Mar Mediterraneo ospita altre navi in copertura aerea di Israele. Nel Mar Rosso un gruppo d’assalto guidato dalla Air force opera con circa diversi cacciatorpedinieri e, da un lato, questo copre Israele, ma dall’altro è un problema nel caso entrino in gioco gli Houthi e chiudano lo stretto di Bab el-Mandeb. La maggior parte delle forze si concentra a sud, nel Mar Arabico e Oceano Indiano. La Abraham Lincoln è schierata a largo della costa iraniana e poi c’è un altro gruppo, guidato dalla portaerei Bush, che si sta dirigendo verso la regione con le sue navi di scorta e dovrebbe arrivare entro il 21 aprile.

Questo equivale non solo a quello che noi pianificatori chiamiamo contenimento, ma al blocco stretto di tre zone: Mediterraneo, Mar Rosso e Mar Arabico. E in questo contesto non si può parlare di de-escalation. In più, gli americani hanno inviato altri due gruppi anfibi, navi da trasporto oltre a quelle già schierate, che trasportano forze terrestri e gruppi di élite più altri specializzati(Rangers, Marines, Delta Force etc), disegnati, equipaggiati e addestrati a fare diversi tipi di operazioni, gruppi del comparto forze speciali. Io mi aspetto che gli americani facciano operazioni terrestri, tramite le cosiddette ground forces.

La situazione è tutt’altro che finita e, seppur anche qui dove vivo non si sentano missili e si senta tranquillità, è molto probabile che sia la quiete prima della tempesta.

Molti poi non hanno capito che quello che sta succedendo è uno tsunami, con ripercussioni non solo sull’energia — e già si sta sperimentando un’impennata dei prezzi energia — ma poi si tratta anche dei derivati del petrolio, urea, elio, che trovano impiego nel settore farmaceutico.

Come si sta muovendo l'Italia in questa crisi?

L’Italia ha un ruolo marginale, malgrado anche il recente viaggio di Giorgia Meloni qua. Che poi, il paradosso è questo: uno degli obiettivi operativi americani è la riapertura dello Stretto di Hormuz, già aperto prima che lo chiudessero.

L’Italia ha un ruolo operativo e militare marginale e l’Europa tutta non ha peso specifico e non è stata nemmeno interpellata, se non quando Trump si era messo in testa che la NATO dovesse intervenire. Molti a ciò hanno risposto picche e la NATO, come organizzazione, non ha in essere un atto costitutivo che giustifichi di intervenire, perché non è stato attaccato nessun membro NATO e non c’è nessuna minaccia a interessi nazionali di qualche Paese NATO.

E questa è stata ovviamente una mossa israeliana, che si è tirata dietro gli USA, non si sa per quale motivo, e ha scatenato la reazione iraniana e gli iraniani avevano sempre detto che loro, in caso di attacco, la prima mossa che avrebbero fatto sarebbe stata riattaccare, cercando di degradare gli interessi americani nei Paesi del Golfo e chiudere probabilmente lo Stretto di Hormuz. In ciò, probabilmente USA e Israele hanno sottostimato la potenza missilistica iraniana.

Qual è la posizione degli apparati di potere USA nell'ambito di questa guerra? Si registrano divisioni interne all'amministrazione Trump in merito alle politiche fino ad ora adottate?

L’amministrazione Trump si sta attorcigliando su sé stessa, in funambolici tentativi di trovare una quadra.

Quando senti che diversi generali americani sono stati fatti dimettere, che il direttore controterrorismo ha dato le dimissioni perché non è d’accordo con il nuovo corso politico dell'amministrazione Trump, qualcosa deve farci pensare. Lui si sta circondando di yes men e stanno rimpiazzando gente competente con gente disposta ad assecondare qualsiasi capriccio politico e, di conseguenza, gli errori sono inevitabili.

Dal punto di vista operativo tattico, diversi errori sono stati fatti e l’Iran non è approcciabile come l’Iraq. L’Iraq è completamente piatto, mentre l’Iran è una fortezza fisicamente, fatta di montagne, altipiani, colline e roccia.

Interessante, approfondisci su questo punto

Quando tu fai pianificazione operativa, è il classico esempio di quanto sia importante studiare il tessuto sociale e quello che noi chiamiamo la geografia, la planimetria e, come ho scritto su Limes, l’Iran è un vespaio sotterraneo e queste cose erano note. Sottoterra l’Iran ha intere basi militari, fatte di siti di stoccaggio e produzione missilistica, dormitori per militari, siti di lancio missilistici per droni e anche, a ridosso delle coste, gli stessi navigli ad alta velocità che usano, spesso proiettati da sorta di gallerie che sfociano in acqua.

Per ora l'operazione israelo-americana è stata molto aereonautica-centrica, ma la sola Air Force non è sufficiente, serve la componente terrestre e le forze che stanno arrivando sono d'élite ma risultano forze non sufficienti, utili giusto per qualche veloce raid. E, inoltre, se faranno operazioni terrestri ci saranno diverse sacche da ripulire e non so quanto l’opinione pubblica negli USA sia disposta ad accettare un certo numero di nuove perdite militari.

Non è, d'altronde, escluso che gli USA stiano causando il problema per proporre la soluzione. Loro son sempre grandi esportatori di gas e petrolio.

Quali scenari si prospettano?

Se ci saranno operazioni terrestri l’Iran risponderà, concentrando buona parte dei lanci su Israele.

Tantissimi razzi verranno lanciati su altri Paesi del Golfo che hanno fornito supporto tramite il sistema HIMARS: Kuwait, Bahrein ed Emirati, ma nessun stato del Golfo è salvo potenzialmente.

Se gli attacchi USA e israeliani continueranno a prendere di mira il settore energetico iraniano, c’è da aspettarsi una reazione forte e calibrata.

Qui, per dire, quando è stato attaccato il sito di Ras Laffan, gli iraniani sono riusciti a colpire sul punto di proprietà della Shell, che è nata come compagnia anglo-olandese ma che oggi è una società ormai sotto il controllo di potenti società americane, tipo Vanguard, BlackRock eccetera. Gli iraniani hanno dimostrato accuratezza in termini di targeting e questo è lo scenario. E se si dovesse tornare ad attaccare il settore energetico iraniano, bisogna aspettarsi reazioni. In questo conflitto l’Iran combatte non tanto per espandersi ma per sopravvivere e quindi, con Hormuz chiuso, l’Iran farà di tutto. E nello scenario peggiore c’è il fattore degli Houthi, che non sono entrati in gioco ma possono bloccare altri stretti nel Mar Rosso e quindi questi sono gli scenari possibili.

Prima del cessate il fuoco qua si parlava addirittura, non si escludeva, di uso dell'atomica da parte di Israele e USA nei confronti dell’Iran e quando entri in una spirale di illogicità, dovuta a vari fattori, a cominciare dalle leadership, succede che scelte illogiche vengano prese e allora non si escludeva nemmeno l'uso atomico. E in tutto questo gli israeliani continuavano a buttare “confetti” su Bushehr, unica centrale atomica iraniana dove lavoravano diversi tecnici e ingegneri russi, essendo proprietà di Rosatom, e più di 600 persone sono state evacuate. E c'è il rischio che ci sarebbero perdite radioattive che coinvolgerebbero grossa parte del Golfo e poi aggiungo che vi sono gli scenari economici che saranno una vera spremitura del sangue, e già lo sono.

Pensando ai danni, questa guerra impatterà non solo sul semplice costo quotidiano della benzina, ma addirittura si pensava a razionarla in alcuni paesi europei e sia Australia che Nuova Zelanda hanno introdotto già misure così.

Perché quello che succede in Medio Oriente non rimane mai lì.

Si pensi a trasporti, cibo, derrate alimentari, trasporti aerei e poi tutto ciò che serve a produrre plastica, medicine, fertilizzanti e quindi tutto ciò impatterà anche sul costo del cibo. E come vedi è tutto un effetto domino, perché è tutto concatenato come viene studiato dalle intelligence globali tramite il metodo SoS, il “System of Systems" Analysis.

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