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La difesa degli asset strategici italiani dal Quirinale al Copasir


Di Andrea Muratore

Quando Christine Lagarde ha espresso le sue dichiarazioni goffe e dannose sulla risposta della Bce alla crisi del coronavirus in molti in Italia sono stati presi in contropiede, ma in ben pochi hanno creduto all’ipotesi di una “gaffe”, di un mero inciampo comunicativo. La compattezza con cui la politica e le autorità italiane hanno reagito alle parole della governatrice Bce è stata notevole e con pochi precedenti nella storia recente del nostro Paese.

Durissimo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rigorosamente critiche le forze di maggioranza e opposizione, estremamente attento e pronto a prendere iniziative il Copasir, che si è immediatamente rivolto alla Consob per “eventuali atti speculativi in connessione con le dichiarazioni rese dalla presidente della Bce”, ricevendo come risposta un’attestazione di smarrimento per le uscite dell’ex direttrice del Fondo monetario internazionale. L’autorithy guidata da Paolo Savona ha immediatamente bloccato le pratiche di vendita allo scoperto su 85 titoli di aziende quotate a Piazza Affari, compresi asset strategici e marchi storici nazionali.
Quello che non era stato possibile fare lunedì scorso, data l’improvvisa e dura franata delle borse in tutta Europa, è diventato realtà giovedì, contribuendo al positivo rimbalzo del 7% dei mercati, resi più stabili dal freno alla speculazione, nella giornata di venerdì. Il problema è capire come si sia mosso il mercato nella giornata di giovedì e, soprattutto, se sia stata possibile l’eventualità di una scalata straniera ad imprese nazionali finite nella buriana dei ribassi maggiori della storia di Piazza Affari. In giornate in cui gruppi come Poste ItalianeLeonardo e Salini-Impregilo hanno visto evaporare oltre un quinto del proprio valore il rischio di manovre di attacco finanziario e di scalata a grandi gruppi italiani, potenzialmente in grado di rendere necessario l’esercizio del golden power da parte del governo, non è da escludere.
Il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, ha dichiarato: “Ci permettiamo di sollecitare e sostenere qualsiasi azione di maggior vigilanza verso azioni, speculative o aggressive tendenti a modificare, in questo particolare momento, assetti di controllo e di governance di società quali quelle dei settori bancario-assicurativi, telecomunicazioni, energia e difesa che debbono rimanere nell’alveo dell’interesse nazionale. È il momento della responsabilità collettiva ed è inderogabile difendere le risorse strategiche, finanziarie ed industriali, del nostro grande Paese”.
L’unità di intenti pare trasparire rafforzata anche dalle dichiarazioni raccolte a un anonimo ministro del governo Conte da Francesco Verderami del Corriere della Sera: “Se qualcuno dall’estero pensa di sfruttare questa situazione per fare lo shopping dei nostri ‘gioielli di famiglia’, come accadde nel 1992 e nel 2010, ha sbagliato bersaglio”. Nell’ottica del Copasir e del governo vi è scetticismo per il fatto che gli unici grandi Paesi a non aver bloccato la vendita allo scoperto in borsa nelle ultime sessioni siano stati Francia e Germania. I cui grandi gruppi industriali ed economici sono, oggi come in passato, indiziati speciali per sessioni di “shopping” massiccio dei nostri gioielli di famiglia.
Sulla sua pagina Facebook Adolfo Urso, esponente di Fratelli d’Italia ed ex viceministro con delega al Commercio Estero che ha lavorato fianco a fianco con la Lagarde quando quest’ultima ricopriva il ruolo di ministro del governo francese, ha rincarato la dose sospettando una connivenza tra le dichiarazioni rese alla stampa sull’impossibilità della Bce a “contenere gli spread” e precisi interessi economici e finanziari di Parigi. “Non è affatto una sprovveduta, ma una convinta assertrice degli interessi francesi”, scrive Urso.
Nelle prossime settimane la vigilanza del Copasir e del governo dovrà farsi sempre più decisa e attiva: interessi economici e strategici cruciali del sistema-Paese saranno messi in gioco nel corso della futura altalena finanziaria, in attesa che la tempesta sanitaria ed economica del coronavirus faccia comprendere la sua reale portata in tutta Europa. La catena di comando dovrà neutralizzare ogni attacco esterno ai comparti strategici nazionali, dimostrando leadership e responsabilità. L’unità d’intenti delle ultime giornate lascia però ben sperare: nel momento del cimento, l’Italia si riscopre unita sugli interessi fondamentali e sulla tutela dei suoi campioni nazionali.

Consob, “accordo Lega-M5s su Savona presidente”. Pd: “Incompatibile per le leggi Madia e Frattini”


C’è l’intesa tra Lega e M5S per portare Paolo Savona alla presidenza della Consob. La nomina, dopo gli oltre quattro mesi di stallo seguiti alle dimissioni di Mario Nava, è attesa già per oggi: alle 12 è convocato un consiglio dei ministri. Poi la decisione del governo dovrà superare ilvaglio definitivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a maggio si oppose alla scelta dell’82enne economista sardo come ministro dell’Economia. L’interim per il ministero degli Affari europei ora guidato da Savona dovrebbe restare al premier Giuseppe Conte, senza alcun rimpasto di governo.
La situazione si è sbloccata tra lunedì sera e martedì mattina, quando lo stesso ministro per le Politiche europee ha dato il proprio ok dopo chevenerdì si era limitato a non smentire l’indiscrezione e i 5 Stelle hanno accettato che Marcello Minenna, oggi capo dell’ufficio analisi quantitative dell’authority e da mesi loro candidato per guidarla, assuma il ruolo di segretario generale con Savona presidente.

Resta il fatto che in apparenza – come ha subito puntualizzato il Pd – la nomina è in contrasto con alcune previsioni normative per le quali Savona sarebbe ineleggibile. Il primo inciampo è la legge Frattini del 2004 sul conflitto di interessi (articolo 2) relativa alla incompatibilità di membri di governo con altri incarichi in enti di diritto pubblico, che dura per un anno dal termine dell’incarico di governo. Un ostacolo aggirabile secondo la presidenza del Consiglio, che sta valutando l’applicabilità al caso Savona di un parere legale che il governo Gentiloni chiese all’avvocato Andrea Zoppini per valutare l’eleggibilità dell’ex ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti al vertice dell’authority per l’Energia. Il parere fu positivo (anche se la nomina non andò in porto) perché l’Autorità per l’Energia si poteva ritenere “un’amministrazione dello Stato” e non un “ente pubblico” in senso stretto, dribblando la Frattini.
L’altro scoglio è la legge Madia del 2015, secondo cui un pensionato può assumere incarichi dirigenziali e direttivi in enti pubblici solo a titolo gratuito e per non più di un anno, mentre il mandato in Consob per il presidente è di sette anni. Una circolare di interpretazione della stessa Madia sembra però escludere “gli incarichi conferiti da organi costituzionali”. E il presidente della Repubblica, che dovrà firmare il decreto di nomina, è appunto un organo costituzionale.

Il Pd subito dopo la notizia dell’accordo sul nome di Savona ha attaccato ricordando che “le ragioni di incompatibilità di Savona sono diverse”. Simona Malpezzi, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama, ha detto che il ministro “ha lavorato fino a maggio 2018 per il fondo Euklid” – è stato direttore dell’hedge fund lussemburghese Euklid Master Funde presidente di Euklid ltd, basata a Londra – “quindi per un soggetto vigilato da Consob, in più risulta in conflitto con le leggi Madia e Frattini. Se il Cdm approvasse la nomina, pur in presenza di tali incompatibilità, ci troveremmo di fronte ad una situazione gravissima e senza precedenti”.
In un tweet il deputato Pd Filippo Sensi scrive: “Sul caso Savona ho l’impressione che delle due l’una: se non vale la Madia, vale la Frattini, e viceversa. L’incompatibilità resta evidente, gli azzeccagarbugli sono avvertiti”. “Ricordo, inoltre, che la 281/1985 (la legge che istituisce la Consob) definisce la “piena autonomia” della Commissione e tra i criteri per la scelta dei suoi componenti esplicita quello della “indipendenza“. Come la mettiamo con le veline sull’accordo “politico” su Savona?”. E ancora: “Il ministro Savona – che si dimise lo scorso maggio da direttore di Euklid Ltd e presidente del Fondo di investimento omonimo lussemburghese – è ancora azionista di Euklid? E in che percentuale? E, nel caso, questo sarebbe compatibile con suo incarico Consob?”.

LIBRANDI(PD): 'Valuteremo esposto contro Savona per le sue affermazioni sull'euro'

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Di Salvatore Santoru

“Insieme a un gruppo di risparmiatori e di attivisti politici, stiamo valutando l’ipotesi di depositare alla Procura della Repubblica un esposto per verificare se le allusive affermazioni del ministro Paolo Savona costituiscano procurato allarme ai sensi dell’art. 658 del codice penale”.
Lo ha recentemente sostenuto il noto deputato del Pd Gianfranco Librandi(1).

Secondo lo stesso politico le affermazioni di Savona sull'euro determinano agitazione e preoccupazione presso gli i risparmiatori e gli investitori, nonché verso le imprese e gli istituti finanziari.

NOTA:

(1) https://voce.com.ve/2018/07/11/334395/ue-librandi-da-savona-procurato-allarme-valutiamo-esposto/

MIGRANTI E PENSIONI, LA LETTERA DI PAOLO SAVONA A BOERI

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Caro Boeri,
avevo letto le tue dichiarazioni sul ruolo degli immigrati nel sistema pensionistico italiano e le avevo cercate inutilmente nella Relazione annuale dell’INPS, ma le ho trovate solo negli estratti stampa di un tuo intervento in uno dei tanti inutili e confusionari incontri che si tengono in Italia.
Conclusi che la lettura delle tue dichiarazioni poteva essere oggetto di interpretazioni positive e ho lasciato perdere. Sei tornato sul tema e ho sentito ripetere nuovamente i concetti nel corso di una trasmissione radio nella quale sostieni che il tuo ruolo all’INPS è di fornire informazioni statistiche sullo stato del sistema pensionistico; sarebbe cosa meritevole, perché quelle che fornisci non sono sufficienti e sono devianti perché le accompagni con interpretazioni che inducono a una valutazione distorta della realtà.
Tu dici che gli immigrati che hanno trovato un lavoro hanno versato oneri sociali di rilevante entità che servono per pagare le pensioni degli italiani e concludi che sono perciò indispensabili. Così presentata l’informazione induce a ritenere che ogni opposizione all’accoglienza di immigrati che non tiene conto di questo vantaggio è errata, accreditando la politica fallimentare finora seguita in materia.
La prima obiezione, che conferma la natura di interpretazione delle statistiche che rendi pubbliche, è che, se al posto degli immigrati ci fossero stati italiani, il gettito contributivo sarebbe stato lo stesso perché il sistema pensionistico italiano è basato sul metodo distributivo: i giovani lavoratori pagano per gli anziani andati in pensione e se tra essi vi sono immigrati non è la loro nazionalità a dare un carattere particolare al contributo che essi danno al sistema.
Potresti tutt’al più obiettare che le nuove assunzioni avvengono sovente in deroga al versamento degli oneri sociali e, quindi, in prospettiva il sistema pensionistico peggiora. Questo sarebbe assolvere al proprio dovere.
Non so se i giornali abbiano riferito una tua frase dove sostieni che non tutti gli immigrati finiranno con beneficiare di una pensione, ma questa è stata l’interpretazione. Se l’andazzo del bilancio e del debito pubblico continua, probabilmente tutti gli immigrati, non solo gli italiani, non beneficeranno della pensione attesa.
Mi indigna il solo pensare alla possibilità di un’espoliazione o decurtazione di valore della pensione che gli immigrati attendono. Se l’affermazione fosse tua, ha tutti i tratti del colonialismo d’antan. Sono favorevole all’inclusione di immigrati regolari nel mondo del lavoro, ma sono contrario che essi provengano dall’immigrazione irregolare, la cui numerosità è enormemente sproporzionata rispetto a quella del suo assorbimento da parte dell’attività produttiva, creando ben altri problemi sociali.
Trovo inoltre giuridicamente devastante che, se l’immigrato trova lavoro regolare, il suo illecito diventi lecito, perché induce scontento nel migliore dei casi e scarso rispetto della legge da parte di chi quotidianamente lotta per adempiere alle incombenze di cittadino; esse sono piene di scadenze che, se solo vengono saltate di un giorno, generano ammende. Anche all’INPS. Si introduce nel corpo delle leggi il concetto di violazioni sanabili e non sanabili.
Ritengo inoltre socialmente ingiusto che un immigrante illecito venga preferito a un giovane italiano perché disposto a lavorare a un salario inferiore; ancor più considero economicamente errato che si assista l’immigrante illecito a condizione che non lavori. I giovani italiani costretti a emigrare pur essendo preparati, di cui parli nelle tue dichiarazioni, sono il risultato di questo stesso modo di intendere la cittadinanza ed essendo tu equiparato a un funzionario dello Stato devi rispettare il dettato costituzionale e le leggi ordinarie, non “interpretarle” come fanno in troppi.
Se vuoi combattere per un’idea che ritieni giusta, devi lasciare l’INPS ed entrare nella tenzone politica o metterti a predicare come faccio io, rifiutandomi di conformarmi alla volontà dei gruppi dirigenti.
Credo che il risanamento del sistema pensionistico passi attraverso la trasformazione del metodo per ripartizione in metodo per accumulazione. Il primo passo è il ricalcolo del valore della pensione sulla base dei contributi versati, per poter comunicare a ciascun cittadino quale sia la quota di cui ha diritto e quale l’assistenza pubblica che riceve. Non per tagliare l’assistenza, ma per chiarire i rapporti tra cittadino e Stato.
Il secondo passo è una buona legge di tutela del risparmio pensionistico, che oggi manca. Spero che lo farai, risparmiandoci in futuro altri giudizi equivoci.
Grato per l’attenzione.
Paolo Savona
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VISTA SU VARI SITI WEB:

Di Maio costretto a rettificare Savona: "Non stiamo pensando a nessun piano B"

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Il governo non sta pensando a un Piano B per uscire dall'Euro. "Oggi le posso dire - ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a Omnibus su La7 - che non ci sto pensando e il governo non sta lavorando a questo. Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo. Il governo - ha aggiunto ancora - non vuole uscire dall'euro. Se poi gli altri cercheranno di cacciarci non lo so, ma questo non è nostra volontà, ne metteremo gli altri nelle condizioni di farlo". Di Maio commenta le parole espresse in Parlamento da Paolo Savona, ministro degli Affari europei, sulla necessità di prepararsi al "cigno nero".
Parole molto criticate dall'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, secondo cui le parole di Savona generano preoccupazione nei mercati finanziari. "Se un ministro di un governo dice che sta pensando a un piano B e che questo implica l'uscita dall'euro, questa è una affermazione che viene vagliata con molta attenzione, dai mercati in primo luogo" spiega Padoan ai microfoni di Rai Radio1. "Ci sono delle analisi del rischio Italia che mostrano che nei mercati esiste il 'rischio di ridenominazione', ossia sui mercati si sconta una possibile situazione in cui l'Italia sia costretta a uscire dall'euro con l'introduzione di una nuova lira. E le parole di Di Maio sono importanti perché vanno in direzione opposta. Il fatto che ci sia un 'cigno nero', come dice Savona, cioè un evento imprevedibile e grave, non implica che si debba pensare come risposta un'uscita dall'euro. Questa è una situazione che non è sostenibile".
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Confindustria. "Mi sembra che il ministro Di Maio abbia chiarito dicendo che non c'è un piano B, mi sembra un atto di grande responsabilità" dice il presidente Vincenzo Boccia, rispondendo ad una domanda sull'ipotetico 'piano B' sull'euro, dopo le parole del ministro Savona. "Non ha alcun senso un piano B. Ha senso un piano di riforme europee che parta da una nuova stagione riformista per l'Europa che metta al centro il lavoro, la competitività delle imprese in Europa", ha aggiunto.
E sulla questione è intervenuto anche il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici. Non è preoccupato dalle parole di Savona. "Noi abbiamo un interlocutore, il ministro Tria, che ci ha assicurato che l'Italia prepara il budget 2019 con la totale volontà di rispettare le regole e nel totale impegno nei confronti della zona euro, ha dichiarato. E sul ruolo dell'Italia nell'Ue ha affermato: "Smettiamo di farci paura. L'Italia è un paese membro al cuore della zona euro, è essenziale alla zona euro e i suoi abitanti vogliono restare nella zona euro"

Ministro Savona e l’uscita dall’euro: “Bisogna essere pronti a ogni evento, potrebbero essere altri a decidere”

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È necessario “essere pronti ad ogni evento”, anche all’uscita dell’euro, e lo insegna “una delle case che ho frequentato, la Banca d’Italia“. Parola del ministro per gli Affari europei Paolo Savona, che ha parlato in audizione alle commissioni di Camera e Senatoche si occupano di politiche Ue. Una posizione, quella dell’economista, che non rappresenta una sorpresa, anzi: si ricorderà che un mese e mezzo fa l’accordo di governo tra M5s e Lega ha rischiato di saltare proprio per il no del Colle al nome di Savona come ministro dell’Economia. Il presidente della Repubblica il 27 maggio si mise di traverso e il Governo Conterischiò di morire prima di nascere. Il niet del Quirinale, guarda caso, era dovuto alle posizioni no euro di Savona: Mattarella chiese di cambiare nome per il dicastero, Salvini e Di Maio non cedettero. E passarono al contrattacco (furono i giorni della famosa richiesta di impeachment da parte di M5s). Alla fine la crisi istituzionale venne evitata in extremis: all’Economia andò Tria, Savona venne dirottato agli Affari europei, il Governo Conte riuscì a nascere. A distanza di 45 giorni da allora, però, il professore ha riproposto la sua ricetta in commissione: bisogna essere pronti “non ad affrontare solo la normalità, ma il famoso cigno nero“, perché “uno shock straordinario devi essere pronto ad affrontarlo” ha detto Savona. Il quale poi ha aggiunto che solo adesso “siamo tutti d’accordo, anche gli economisti tedeschi, che nel 2008 l’Europa non era preparata” ad una crisi così travolgente come quella degli ultimi anni.

A sentire il ministro degli Affari europei, inoltre, quell’essere “pronti a tutto” è il punto centrale del famoso piano B, ovvero l’alternativa all’euro: “Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri – ha spiegato il professore – Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza“. Anche all’uscita dall’euro? In tal senso Savona ha tenuto a precisare che l’esperienza in Bankitalia gli ha insegnato “che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del ‘piano B’ – ha aggiunto – che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”.
L’esponente del Governo Conte, poi, ha annunciato l’imminente incontro in Bce: “Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro. Prima volevo che la mia azione godesse della legittimazione democratica” ha detto, prima di chiedere poteri maggiori per il governatore della Banca centrale europea: “Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’Eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto – ha argomentato – L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’Eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa“.

Savona e la mail contro il Colle: "Ormai il popolo si è ribellato"

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Di Sergio Rame

"Il mio silenzio sdegnoso li offende più di una risposta". La mail di Paolo Savona, scovata dal Corriere della Sera, porta la data del 23 maggio.
È un botta e risposta privato che passa dall'indirizzo di posta elettronica del professore. "Mattarella non ha capito che ormai il popolo si è ribellato e deve dare una risposta...". Sono parole durissime che ritirate fuori ora, mentre Luigi Di Maio prova ancora a mediare con Sergio Mattarella nel tentativo di formare un governo giallo verde, potrebbero anche costare caro. Anche perché molto di questa trattativa passa per l'economista che Matteo Salvini vuole piazzare a tutti i costi al ministero dell'Economia.
Quando tutto sembrava pronto per un ritorno alle urne, addirittura già a fine luglio, a sorpresa è sbucata fuori dal nulla una nuova possibilità di dar vita al governo gialloverde. Manca un ultimo, decisivo passaggio, però: la risposta di Salvini alla proposta di Di Maio di aggirare l'ostacolo Savona dirottando l'economista verso un altro ministero di peso, scegliendo invece una figura con le stesse caratteristiche, ma meno esposto sul fronte euroscettico per la guida del Mef. A Mattarella non vanno proprio giù le sue idee "no euro" e le sue posizioni anti tedesche. A poco e a nulla è servito il comunicato di domenica scorsain cui ha cercato di fare chiarezza sulla "scomposta polemica" che è venuta a crearsi sulle sue "idee in materia di Unione Europea e, in particolare, sul tema dell'euro". Questo perché, come fa notare Massimo Franco sul Corriere della Sera, anziché diramarlo alle agenzie di stampa, Savona l'ha fatto pubblicare su Scenari economici, un sito che, in più di un'occasione ha manifestato le proprie posizioni euroscettiche.

L'analista del Telegraph commenta il veto su Savona: 'In Italia c'è stato un colpo di stato soft'

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Di Salvatore Santoru

In un articolo del 28 maggio pubblicato per il Telegraph(1), il redattore di finanza internazionale Ambrose Evans Pritchard ha sostenuto che recentemente in Italia c'è stato una sorta di 'colpo di stato soft'.
Più specificatamente, come riportato nella traduzione dell'articolo su Voci Dall'Estero(2), Pritchard si è riferito al veto messo dal Presidente Mattarella alla nomina a Ministro dell’economia del professor Paolo Savona.

Secondo il giornalista del quotidiano inglese, quest’atto rischia di diventare uno “straordinario precedente”.

NOTE E PER APPROFONDIRE:


Sergio Mattarella, il clamoroso errore su Paolo Savona: "Un veto politico dietro il suo no, e ora..."

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Libero

Dietro il no di Sergio Mattarella a Paolo Savona ci sarebbe stato secondo Italia Oggi un calcolo sbagliato del presidente della Repubblica. Pensava di spaccare il patto di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, magari con la convinzione di poter sostituire il governo politico con un governo di tregua già pronto, e invece ha ottenuto l'effetto inverso: "Saldare l'intesa tra i due leader populisti, all'inizio diffidenti e sospettosi l'uno dell'altro". 

Un capolavoro, insomma, che pare essere l'antipasto di quanto potrebbe accadere alle prossime elezioni, con un fronte sovranista M5s-Lega in grado di papparsi il Parlamento "con una maggioranza schiacciante, forse anche superiore a quella dei due terzi richiesta per cambiare la Costituzione senza referendum confermativo". 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13344907/sergio-mattarella-paolo-savona-veto-politico-obiettivo-spaccare-alleanza-m5s-lega-matteo-salvini-luigi-di-maio.html

Sindacare sulle opinioni di Savona esula dai poteri di Mattarella

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Di Paolo Flores D'Arcais
L'articolo 92 della Costituzione garantisce al presidente della Repubblica la possibilità di rifiutare la nomina di un ministro proposto dal presidente del Consiglio incaricato. Ma il margine di discrezionalità di cui può avvalersi il presidente della Repubblica è stabilito con precisione dagli articoli 54 e 95.
Quest'ultimo stabilisce che chiunque sia nominato a una carica pubblica deve adempiere il suo mandato con disciplina e onore. Il presidente della Repubblica può perciò obiettare alla nomina di un ministro che gli sia stata proposta dal presidente incaricato se rileva nei comportamenti passati del candidato qualcosa che confligge con l'onorabilità.
Nessun rilievo del genere è stato avanzato dal presidente della Repubblica nei confronti del Professor Savona. Quanto alla disciplina il titolare della unità dell'indirizzo politico del governo è solo il presidente del Consiglio come inderogabilmente stabilito dall'articolo 54.
Esula perciò dai poteri del presidente della Repubblica sindacare sulle opinioni politiche dei candidati ai singoli ministeri. Nel caso del Professor Savona il presidente Mattarella ha invece fatto esplicito riferimento alle sue opinioni riguardanti la possibilità di fuoriuscita dall'euro.
Senza entrare nel merito di dettagli non secondari per cui la fuoriuscita dall'euro viene ventilata dal Professor Savona quale piano B per le trattative da svolgere con le istituzioni europee il cui obiettivo primario resta quello di modificare, restando nell'euro, le regole valide per tutti i paesi membri, sembra evidente che una eventuale scelta di uscire dall'euro attenga alle scelte politiche di governo e non sia in conflitto con la Costituzione, che ha bensì recepito l'obbligo di pareggio di bilancio ma solo nell'ambito dell'adesione all'euro, adesione che non può configurarsi fur ewig, poiché la sovranità di cui all'articolo 1 ne risulterebbe minata.
Ogni ragionamento e discussione sul conflitto istituzionale che si è aperto deve perciò per onestà intellettuale assumere questi dati.

Salvini non molla su Savona: "No a ministro per i tedeschi"

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Di Luca Romano

Matteo Salvini non chiude la partita con il Quirinale sul nome di Savona per l'Economia.
Il leader del Carroccio ha le idee chiare e nella squadra di governo vuole il prof anti-euro che è già stato ministro con il governo Ciampi. Dopo lo scontro di ieri con Mattarella e quello sfogo su Facebook ("Sono molto arrabbiato"), oggi arrivano nuove parole dure e pesanti sempre sui social. Il leader del Carroccio commenta le ingerenze della stampa estera che di fatto ha messo nel mirino il nostro Paese dopo il preicarico affidato a Giuseppe Conte.

Insulti e vignette che dipingono gli italiani come "scrocconi" e il Paese sull'orlo del baratro con M5s e Lega. Salvini commentando queste reazioni manda un altro messaggio chiaro al Colle e all'Europa: "Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell'Economia che vada bene a loro? No, grazie! #primagliitaliani". Parole chiare che accendono ancora di più il braccio di ferro. Sul nome di Savona potrebbe cadere già il fragile governo che Conte sta cercando di mettere in piedi. La Lega potrebbe anche arrivare allo strappo definitivo. In quel caso lo scenario possibile è uno solo: voto anticipato. E questa ipotesi che negli ultimi giorni pareva abbastanza lontana, adesso torna prepotentemente di attualità.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvini-scontro-savona-no-ministro-i-tedeschi-1532496.html

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