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Lino Banfi nella delegazione UNESCO, Salvini 'sfotte' Di Maio: “E Jerry Calà? E Pozzetto?”


FAN PAGE

Come vi abbiamo raccontato, Lino Banfi rappresenterà l’Italia nella commissione per l’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. L’annuncio fatto da Luigi Di Maio, nel corso dell’evento pubblico per la presentazione del reddito di cittadinanza, è stato accolto con sorpresa e ironia da tantissimi cittadini, che hanno sottolineato come il profilo dell’attore pugliese non corrisponda esattamente a quello richiesto per rappresentare l’Italia nella prestigiosa organizzazione delle Nazioni Unite. Anche perché l'Italia riveste un ruolo centrale all'UNESCO, considerando che il nostro Paese è il primo al mondo per numero di siti nella lista UNESCO del patrimonio mondiale, con 54 siti e beni e con altre 7 iscrizioni nella lista del patrimonio culturale immateriale, ed esprime una rappresentanza permanente.

E se lo stesso Lino Banfi confessa di essersi chiesto cosa c’entrasse lui con la cultura, va registrata anche la posizione serafica di Matteo Salvini. Il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, rispondendo a una domanda di un suo follower su Facebook nel corso di una diretta dall’esterno dell’ex Penicillina occupata a Roma, non perde occasione per lanciare una stoccata al Movimento 5 Stelle. “Per carità, Lino Banfi va benissimo”, spiega il leader leghista, aggiungendo sarcastico: “E Jerry Calà? E Renato Pozzetto? E Umberto Smaila? Apriamo questo dibattito!” Poi ha provato a smorzare i toni: “Scherzi a parte, l’Italia è così bella che chiunque la può difendere e valorizzare in giro per il mondo. Evviva la tradizione, la cultura, il cinema e il modo di vivere italiano”. E da lì ha cambiato immediatamente discorso, tornando a parlare delle confische fatte negli ultimi giorni dalle forze di polizia al patrimonio di mafiosi e corrotti.

Di Maio presenta Lino Banfi: “All’Unesco per il governo”. E lui: “Prima solo plurilaureati. Che c’entro io? Porto il sorriso…”


FATTO QUOTIDIANO

“Benvenuti a questo evento che per noi è una festa sul reddito, una rivoluzione per il mondo del lavoro italiano. Voglio iniziare con un ospite speciale: il maestro Lino Banfi“. Luigi Di Maio ha aperto la presentazione show sul reddito di cittadinanza presentando l’attore pugliese, che rappresenterà il governo presso l’Unesco. “Quando mi hanno detto di volermi investire di questo incarico, mi sono chiesto ‘che c’entro io con la cultura’. Poi ho scoperto che questa carica è bellissima. Le istituzioni sono fatte con persone laureate, io invece voglio portare un sorriso ovunque, anche nei posti più semplici. Il mio sogno è vedere le persone che sorridono anche quando fanno politica” ha detto Banfi.

MACRON: 'Se c'è la pizza, anche la baguette deve diventare patrimonio dell'Unesco"

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Di Salvatore Santoru

Il presidente francese Emmanuel Macron ha sostenuto che anche la baguette deve diventare patrimonio dell'Unesco.
Macron ha sostenuto che se lo è già la pizza, anche il particolare tipo di pane tipico della Francia lo deve essere.




Come riportato dal Giornale(1) Macron ha affermato che "La baguette è invidiata in tutto il mondo" e che "Bisogna preservare l'eccellenza e le capacità" dei fornai, e "per questa ragione bisogna iscriverla nel patrimonio" dell'Unesco.

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/cronache/emmanuel-macron-pizza-anche-baguette-patrimonio-dellunesco-1482693.html

UNESCO, l'annuncio di Israele: 'Lo lasceremo alla fine del 2018'

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Di Salvatore Santoru

Israele vuole lasciare l'UNESCO.
Come riporta l'ANSA(1), dallo stato ebraico hanno fatto sapere che hanno intenzione di abbandonare l'agenzia dell'ONU alla fine del 2018.

La decisione, come precisato dal ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon, è stata presa a seguito delle ripetute prese di posizione critiche verso Israele da parte dell'UNESCO.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/12/22/israele-fuori-da-unesco-a-fine-2018_1ec7be56-6502-4ac4-8068-b1280700a0d9.html

LA PREPARAZIONE DELLA PIZZA? Per l'Unesco è Patrimonio dell'Umanità

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Di Salvatore Santoru

La preparazione della pizza è diventata un patrimonio immateriale dell'Umanità.
La scelta di includere la pizza napoletana tra i patrimoni dell'umanità è stata voluta dall'UNESCO e il 9 dicembre 2017 ci sarà la proclamazione ufficiale.

Come riporta il Giornale(1) la candidatura della pizza risale al 2014, quando l'allora ministro per le Politiche Agricole Alfonso Pecoraro Scanio annunciò l'avvio di una petizione a favore della stessa pizza napoletana.

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/weird-news/pizza-preparazione-patrimonio-dellunesco-1471515.html

Unesco, gli Usa lasciano l’organizzazione: “Ha persistenti pregiudizi contro Israele”

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Gli Stati Uniti lasciano l’Unesco. “Mi rammarico profondamente per la decisione, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di stato americano, Rex Tillerson“, si legge in un comunicato di Irina Bokova, direttrice generale dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, cui nel 2011 Washington aveva sospeso i finanziamenti in seguito al riconoscimento della Palestina come membro dell’organizzazione. La decisione “non è stata presa a cuor leggero – si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato – e riflette le preoccupazioni degli Stati Uniti per il crescente arretramento dell’Unesco, per la necessità di una fondamentale riforma dell’organizzazione e per i suoi persistenti pregiudizi anti-Israele“.
La decisione entrerà in vigore il 31 dicembre 2018, prosegue il dipartimento di Stato, aggiungendo che gli Usa intendono diventare poi un osservatore permanente della missione per “contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall’organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell’umanità, la difesa della libertà di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell’educazione”.
A pesare sulla decisione le recenti risoluzioni adottate sulla questione israelo-palestinese incluse quella sulla città di Hebron, in Cisgiordania, dichiarata parte del patrimonio storico palestinese, e l’altra sulla Città Vecchia di Gerusalemme. Ma la decisione, la rivista Foreign Policy, sarebbe legata anche alla somma – circa 500 milioni di dollari – che gli Usa devono all’Unesco da quando hanno sospeso l’erogazione dei fondi annuali. Per l’organismo internazionale, il ritiro di Washington è stato un duro colpo finanziario, tanto che durante la gestione di Irina Bokova si è reso necessario un drastico taglio degli effettivi. Da soli gli Usa rappresentavano il 20% del bilancio dell’Unesco. Senza contare la ritorsione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che ha rifiutato di pagare la sua quota 2016 in seguito all’iscrizione, nel 2015, nel registro della memoria mondiale, del Massacro di Nankin, perpetrato dall’esercito imperiale giapponese nel 1937.
Intanto a Parigi si sta votando in questi giorni per eleggere il nuovo direttore generale. Per ora sono rimasti in lizza due soli candidati che sono pari a livello di preferenze: l’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay e il suo omologo del Qatar Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari su cui Israele ha già espresso le proprie preoccupazioni. Dal 1945, la poltrona di leader dell’organizzazione è stata occupata da europei, americani, un asiatico e un africano, e ora i Paesi arabi ritengono che sia arrivato il loro turno, tanto da schierare quattro pretendenti in lizza: oltre a Qatar ed Egitto, anche Libano e Iraq, che però alla fine ha ritirato la sua candidatura.

Che cosa si dimentica nella polemica contro l’Unesco su Israele

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Di Pier Luigi Petrillo
La vicenda Unesco vs. Israele ha assunto ormai contorni surreali ed è divenuto un fantastico caso di studio.Gerusalemme è patrimonio dell’umanità Unesco dal 1981, su proposta della Giordania. Il sito è stato iscritto, quindi, ‎col suo nome arabo dal 1981. Dal 1982 il sito è inserito tra i beni in pericolo per i noti conflitti tra Giordania, Palestina e Israele. Da allora viene chiesto agli Stati di mandare rapporti annuali sullo stato di conservazione.
Da 35 anni il comitato esecutivo dell’Unesco “condanna” Israele a rispettare gli accordi internazionali per la salvaguardia del sito, utilizzando il nome arabo (a titolo di esempio cfr. la quasi identica risoluzione dello scorso anno). Dal 2011 Israele ha abbandonato formalmente l’Unesco e i diversi tavoli negoziali, dopo il riconoscimento come Stato Parte della Palestina. 
Tutto questo è dai più (giustamente) ignorato ma ecco che la risoluzione dell’altro giorno – ordinaria amministrazione all’Unesco – viene “venduta” come una decisione che cancella la storia ebraica e spoglia Israele del proprio territorio. Questa è una bufala. Ma la notizia viene tradotta in diverse lingue e rilanciata sulla stampa mondiale. 
In Italia la polemica sale alle stelle per l’astensione italiana (l’Italia su questo genere di non-decisioni si è sempre astenuta da 35 anni a questa parte). L’opinione pubblica, nel frattempo, si convince che la notizia falsa sia in realtà vera e condanna le scelte dell’Unesco come fossero reali. 
Perfino il Capo del Governo italiano interviene, giustamente, a favore di Israele, convinto della fondatezza del pericolo. È un caso davvero interessante di come la comunicazione di un episodio descritto in modo distorto possa determinare le scelte individuali, collettive, perfino istituzionali. Un’azione di lobby perfettamente riuscita che ha, quanto meno, evidenziato come sia fondamentale puntare sui fori internazionali come l’Unesco.
(Ps. Forse in pochi sanno che l’Italia, nel 2012, ha deciso di chiudere l’ambasciata presso l’Unesco e di fonderla con l’ambasciata presso l’Ocse, abbandonando, anche fisicamente, la sede dell’Unesco. Ripensare questa stupida decisione di allora servirebbe per avere una qualche voce in capitolo)
(Pps. A Roma non esiste una delegazione Unesco e in questi giorni le manifestazioni sono state svolte sotto gli uffici della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, un organo interministeriale a rilevanza interna che si occupa di scegliere le candidature dei siti e delle tradizioni da inviare all’Unesco. Che senso ha protestare sotto questi uffici? Avrebbe più senso, caso mai, andare sotto l’ambasciata Giordania (se proprio si deve) che da 35 anni scrive la stessa risoluzione o sotto l’ambasciata di Israele per chiedere che torni a sedere presso l’Unesco così da poter bilanciare il peso arabo).

NUOVA RISOLUZIONE UNESCO SU GERUSALEMME, CONTINUANO LE POLEMICHE

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Di Salvatore Santoru

Una nuova risoluzione dell'UNESCO su Gerusalemme(1) non ha contribuito ad affievolire i rapporti tra l'agenzia ONU e Israele,anzi.

La nuova risoluzione UNESCO è stata considerata praticamente identica a quella che l'aveva preceduta(2) ed è stata nuovamente criticata dalle autorità israeliane.

NOTE:

(1)http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/unesco-nuova-risoluzione-che-nega-legame-ebrei-luoghi-sacri-gerusalemme-466617cc-7ad2-466f-a3cb-06d65d851052.html

(2)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/10/la-questione-di-israele-e-lunesco.html

La questione di Israele e l’UNESCO

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Nell’ultima settimana i giornali israeliani si sono occupati quasi esclusivamente di un caso diplomatico avvenuto fra Israele e l’UNESCO, l’agenzia dell’ONU che si occupa di cultura e protezione del patrimonio artistico. Versione breve: il consiglio esecutivo dell’UNESCO, formato da 58 stati a rotazione fra i 195 che fanno parte dell’agenzia, ha approvato una risoluzione che di fatto minimizza il rapporto fra gli ebrei e il principale complesso religioso di Gerusalemme – che in italiano chiamiamo “Spianata delle moschee”, considerato sacro sia dai musulmani sia dagli ebrei – che in tutto il documento (PDF) viene chiamato esclusivamente col suo nome islamico, Al Ḥaram Al Sharif. È una scelta evidentemente voluta, dato che nello stesso documento altri siti religiosi meno importanti vengono chiamati sia col nome ebraico sia con quello islamico. Non è la prima volta che l’UNESCO approva risoluzioni simili, rischiando ogni volta un mezzo incidente diplomatico con Israele: negli ultimi anni è già successo nel 2010nel 2015 e ancora nei primi mesi del 2016.
Stavolta l’incidente diplomatico è avvenuto davvero: la settimana scorsa, dopo l’approvazione di una prima bozza della risoluzione, Israele ha sospeso i propri rapporti con l’UNESCO, che per giorni è stato attaccato dai giornali e dai media israeliani e da altre entità legate a Israele in giro per il mondo (a Roma, ad esempio, martedì 19 ottobre si è tenuta una manifestazione a sostegno di Israele organizzata dal Foglio). Sono stati usati toni anche molto forti: il direttore della sovrintendenza archeologica israeliana ha paragonato la risoluzione dell’UNESCO a un attacco dello Stato Islamico, e si è parlato molto probabilmente a sproposito di “Shoah culturale”.
Il tweet del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, meno bellicoso del solito: «cosa dobbiamo aspettarci adesso? Una risoluzione UNESCO che neghi il legame fra burro e marmellata? Fra Batman e Robin? Fra Rock e Roll?»
Va detto che la risoluzione non avrà alcun effetto pratico: non sposterà dei fondi economici, non istituirà nuove aree protette né modificherà lo status quo della gestione del complesso. I suoi risvolti sono insomma puramente simbolici, ma stiamo pur sempre parlando di una delle questioni diplomatiche più delicate al mondo: la cosiddetta Spianata delle moschee è l’unico importante sito religioso considerato sacro da due delle principali religioni monoteiste, ed è situato al centro di una città che due stati ostili fra loro reclamano come propria capitale (per di più da decenni occupata militarmente dal più forte di questi due stati, cioè Israele).
Di cosa stiamo parlando
La collina su cui è situato il complesso religioso di Gerusalemme, situata dentro la cosiddetta Città Vecchia, è uno dei luoghi religiosi più importanti al mondo. L’edificio che al giorno d’oggi occupa più spazio è il terreno dove sorgono la Cupola della roccia e la moschea di al Aqsa, costruita nel luogo dove secondo l’Islam il profeta Maometto è salito in cielo. I musulmani considerano il complesso, chiamato الحرم القدسي الشريف‎ (Al-Ḥaram Al-Sharif), il terzo luogo sacro più importante al mondo dopo la Mecca e Medina. Ma nello stesso luogo, quasi duemila anni fa, sorgeva il Tempio di Salomone, il principale luogo sacro per gli ebrei, distrutto dai Romani nell’assedio di Gerusalemme del 70 d.C e mai più ricostruito. Del Tempio rimane solamente un muro esterno che oggi è diventato il luogo di culto più importante per gli ebrei, e che è situato pochi metri più in basso della moschea di al Aqsa: il cosiddetto Muro del pianto. Gli ebrei si riferiscono all’intero complesso religioso come הַר הַבַּיִת‎‎, Har HaBayit, letteralmente “il monte della casa [di Dio]”. È per questa ragione che in inglese è diventato Temple Mount, “il monte del tempio”. A complicare le cose, a poca distanza dalla Spianata è situata invece la Basilica del Santo Sepolcro, il luogo dove secondo i cristiani Gesù Cristo è stato seppellito e poi è risorto.
Oltre ad essere materialmente frequentato ogni anno da milioni di fedeli delle due religioni, il complesso è al centro della “narrazione” di entrambe le fazioni. Gli israeliani considerano la conquista del complesso durante la Guerra dei Sei giorni del 1967 come la loro vittoria militare più importante di sempre. Ancora oggi girano le immagini dei soldati israeliani che piangono una volta arrivati al Muro del pianto, situato appena sotto alla moschea principale del complesso.
I palestinesi ritengono che le restrizioni imposte dagli israeliani al libero accesso alla moschea – formalmente gestita dalla Giordania, di fatto da Israele – siano il simbolo dei soprusi che subiscono da decenni dagli israeliani. Per un palestinese che vive fuori da Israele, recarsi a pregare alla moschea di al Aqsa significa passare potenzialmente diverse ore nei checkpoint israeliani in condizioni igieniche pessime, e subire varie restrizioni all’ingresso della moschea per età, genere e provenienza. La riconquista della Spianata delle moschee viene spesso citata come una priorità dai gruppi palestinesi radicali: è per questi motivi che una delle milizie palestinesi più attive dai primi anni Duemila in avanti si chiama Brigata dei Martiri di al Aqsa.
Proprio una disputa sulle restrizioni decise da Israele sugli ingressi alla moschea di al Aqsa sta alla base del nuovo ciclo di violenze iniziate ad ottobre 2015. È comprensibile, insomma, che sia gli israeliani sia i palestinesi siano molto sensibili sul tema.
La risoluzione
È stata presentata il 12 ottobre da sette nazioni del comitato esecutivo dell’UNESCO, tutte a netta maggioranza musulmana e note per essere solidali alla causa palestinese: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Sudan, Oman e Qatar. Va inquadrata nei recenti sforzi dei leader palestinesi di legittimare la propria causa in sede internazionale (negli ultimi cinque anni la Palestina è diventata osservatore permanente all’ONU ed è entrata ufficialmente nell’UNESCO e nella Corte Penale internazionale).
Il 13 ottobre, in fase di commissione, la risoluzione è stata approvata dai rappresentanti di 24 paesi: in sei hanno votato contro – Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Estonia, Lituania, Paesi Bassi – mentre altri 26, fra cui l’Italia, si sono astenuti (qui c’è l’elenco completo degli stati che hanno votato a favore). Il 18 ottobre la risoluzione è stata approvata anche dal comitato esecutivo dell’UNESCO. Tutti gli stati coinvolti hanno confermato il loro voto di qualche giorno prima tranne il Messico, che dopo diverse pressioni ha modificato il proprio “sì” in un’astensione.
Il testo della risoluzione non ha un carattere uniforme: nei primi paragrafi sostiene «l’importanza della Città Vecchia e delle sue mura per le tre [principali] religioni monoteiste» e nel capitolo finale usa sia il nome ebraico sia quello islamico per definire due luoghi religiosi, cioè la Tomba di Rachele/moschea di Bilal Ibn Rabaḥ e la Grotta dei Patriarchi/moschea al Haram al Ibrahimi (anche se specialmente la prima è soprattutto un luogo di culto ebraico). Nei capitoli centrali, la risoluzione si concentra sulle restrizioni di Israele alla Spianata e in maniera piuttosto casuale sulle «uccisioni di migliaia di civili palestinesi, inclusi bambini» nella Striscia di Gaza. Il Muro del pianto, il luogo di culto ebraico all’interno del complesso della Spianata, viene citato solamente perché presente nell’indirizzo civico di quella zona, che è appunto “Piazza del Muro del Pianto”.
Tutti i principali osservatori internazionali sono convinti che la risoluzione non avrà nessun impatto sulla gestione di Gerusalemme e del suo complesso religioso. Persino qualche commentatore israeliano ha parlato di una mossa di “propaganda” da parte dei palestinesi. Qualcuno ha fatto notare che lasciando fuori la questione israelo-palestinese, le modalità con cui è stata gestita la situazione evidenziano soprattutto la debolezza dell’ONU e delle sua agenzie, in cui – per fare un esempio – il voto degli Stati Uniti pesa quanto quello di Saint Kitts e Nevis. Il voto non è passato per un preciso volere della dirigenza dell’UNESCO, ma semplicemente perché dentro all’attuale rotazione nel consiglio direttivo dell’agenza i paesi ostili o indifferenti a Israele sono la maggioranza. In passato l’ONU è stata spesso accusata di essere in qualche modo ostile a Israele, proprio perché al suo interno i paesi ostili o indifferenti a Israele sono parecchi. La stessa UNRWA, l’agenzia dell’ONU che dal 1949 si occupa dei profughi palestinesi e dei suoi discendenti, ancora oggi viene accusata da Israele di non assumere una posizione equidistante fra israeliani e palestinesi.
E ora?
La cosa più probabile è che la polemica si sgonfi, e che rimanga solo l’incidente diplomatico. Il 14 ottobre il capo dell’UNESCO – la bulgara Irinia Bokova – ha diffuso un comunicato in cui si distanzia formalmente dalla risoluzione, spiegando che «il complesso della moschea al Aqsa/Al Ḥaram Al Sharif, luogo sacro per i musulmani, è anche lo Har HaBayit, o Monte del tempio, di cui il Muro del Pianto è il luogo più sacro per gli ebrei».
Associated Press spiega inoltre che Bokova è solamente “invitata” dalla risoluzione a prendere dei provvedimenti, e a compilare un report sul tema, ma potrebbe semplicemente scegliere di escluderla dall’agenda del prossimo incontro del comitato esecutivo, previsto per aprile.

RENZI CRITICA LA DECISIONE DELL'UNESCO SU ISRAELE: 'E' ALLUCINANTE'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente l'UNESCO ha ratificato una risoluzione che considererebbe il "Monte del Tempio"("Spianata delle Moschee") come un luogo sacro esclusivamente islamico e non anche ebraico.
A causa di ciò, Israele ha recentemente deciso di sospendere(1) le relazioni con la stessa UNESCO, e la decisione dell'agenzia ONU è stata considerata molto controversa.
Tra i critichi della decisione dell'agenzia ONU vi è da segnalare anche il premier italiano Matteo Renzi(2), il quale ha sostenuto a Rtl 102.5 che questa «è una vicenda che mi sembra allucinante"(2), e ha affermato di trovare "la decisione dell’Unesco incomprensibile e sbagliata. Non si può continuare con queste mozioni, una volta all’Onu una volta all’Unesco, finalizzate ad attaccare Israele. Credo sia davvero allucinante e ho chiesto di smetterla con queste posizioni, e se c’è da rompere su questo l’unità europea che si rompa"(3).
Apprezzamenti alle parole di Renzi sono arrivate dallo stesso governo israeliano e dalla comunità ebraica italiana.

NOTE:



L'ANALISI DI FULVIO SCAGLIONE SULLA DECISIONE DELL'UNESCO DI NEGARE LA SANTITA' DEL MONTE DEL TEMPIO AGLI EBREI: 'E' L'ENNESSIMO DISASTRO DELL'ONU, CHE ORMAI E' UN'ORGANIZZAZIONE SEMPRE PIU' DELEGITTIMATA'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente l'UNESCO ha deciso di considerare il "Monte del Tempio"("Spianata delle Moschee") come un luogo sacro esclusivamente islamico e non anche ebraico.
A causa di ciò, Israele ha deciso di sospendere(1) le relazioni con l'agenzia ONU e la decisione dell'UNESCO ha fatto e continuerà a far discutere.
Secondo il giornalista Fulvio Scaglione la risoluzione adottata dall'UNESCO è una vera e propria "idiozia", la quale "è stata promossa da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, un mazzetto di quei Paesi che non fanno nulla per aiutare i palestinesi a promuovere i loro giusti diritti, ma non lesinano gli sforzi quando si tratta di prendere posizioni di principio insostenibili che servono solo a tenere i palestinesi in un perenne stato di inutile incazzatura".
Nell'articolo pubblicato per l'Inkiesta(2), Scaglione sostiene che la decisione di sostenere un monopolio islamico sul luogo sacro(escludendo ebrei e cristiani) è solo l'ultima delle "pagliacciate" a cui ci sta abituando l'ONU, la quale risuta essere sempre di più un'organizzazione delegittimata e alla "mercé" dei paesi economicamente e politicamente più influenti e potenti.

NOTE:

ISRAELE SOSPENDE RAPPORTI CON L'UNESCO DOPO LA DECISIONE DI CONSIDERARE IL MONTE DEL TEMPIO UN LUGO SACRO SOLAMENTE PER L'ISLAM E NON ANCHE PER GLI EBREI

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Di Salvatore Santoru
Israele ha sospeso le relazioni con l'UNESCO dopo la decisione dell'agenzia ONU di considerare il "Monte del Tempio" come luogo sacro islamico e non anche ebraico.
Come riportato su "The Post Internazionale"(1) la risoluzione era stata presentata dai rappresentati della Palestina insieme ad Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan ed è "stata approvata da 24 paesi, respinta da 6 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda), mentre 26, compresa l’Italia, si sono astenuti."
Nel provvedimento si sostiene che la città di Gerusalemme è sacra alle tre religioni monoteiste ma che il Monte del Tempio(o "Spianata delle Moschee") lo è solo per i seguaci dell'Islam, non facendo menzione al fatto che lo è anche per gli ebrei.
NOTE:

Pizza napoletana: vero e proprio patrimonio dell’umanità




Di Francesco Loiacono
Delizia per i palati, simbolo dell’eccellenza gastronomica di Napoli e dell’Italia intera, ma anche un vero e proprio patrimonio dell’umanità. La pizza napoletanaè da molto tempo al centro di una battaglia per convincere l’Unesco, organismo dell’Onu che si occupa di promuovere la cultura e l’arte mondiali, a riconoscerla come come “patrimonio immateriale” dell’umanità.





 L’agenzia delle Nazioni Unite ogni anno infatti, oltre ad aggiornare la lista di siti archeologici e culturali che compongono il patrimonio materiale da difendere nel mondo, aggiunge anche tradizioni o particolari produzioni artigianali a una lista di “beni orali e immateriali” che, al pari degli altri, vengono riconosciuti per la loro particolarità e la loro importanza. L’elenco di questi beni è attivo dal 2001, e comprende per l’Italia tradizioni come l’opera dei pupi siciliani e il canto a tenore dei pastori sardi.
Adesso, come riporta il sito Metropolis webConfesercenti Napoli e Campani, l’Associazione pizzaioli napoletani, la Fondazione UniverdeColdiretti, Fiesa eFiepet, intendono promuovere una petizione. L’obiettivo, secondo il presidente di Confesercenti Napoli e Campania Vincenzo Schiavo, è “tutelare una delle eccellenze del nostro territorio”, che “fa parte dell’artigianato, della cultura e della storia del nostro paese e merita di diventare patrimonio dell’Unesco”.
Con tale petizione si spera di dare una spinta ulteriore al riconoscimento di questo alimento da parte dell’Unesco: un primo dossier di candidatura dell’Arte della Pizza al segretariato del “Patrimonio culturale immateriale” di Parigi era stato presentato già il 26 marzo del 2011.

FONTE:http://napoli.fanpage.it/da-napoli-crociata-per-difendere-la-pizza-patrimonio-dell-umanita-unesco/

Yemen, Arabia Saudita bombarda patrimonio dell’Unesco: almeno 5 morti

Yemen, Arabia Saudita bombarda patrimonio dell’Unesco: almeno 5 morti
La coalizione guidata dall’Arabia saudita ha bombardato e raso al suolo tre edifici nella città vecchia di Sanaa, sito patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Secondo media internazionali, un raid aereo ha colpito la capitale dello Yemen, causando almeno cinque morti. È la prima volta che la città vecchia viene colpita direttamente da quando lo scorso 26 marzo il presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi ha dato il via ai raid per fermare l’avanzata dei ribelli sciiti Houti nel sud del paese.
Da Parigi, sede dell’organizzazione, la direttrice generale Irina Bokova condanna l’attacco. Bokova si è detta “profondamente rattristata per la perdita di vite umane e per i danni inflitti a uno dei più antichi gioielli dell’urbanismo islamico nel mondo. Sono scioccata – prosegue – dalle immagini di queste magnifiche case-torri a più piani e dei loro giardini ridotti in macerie”.
Nella città vecchia ci sono oltre 6.000 case costruite nel prima dell’undicesimo secolo, più di 100 moschee e 14 hammam, complessi termali in cui i musulmani praticano la “purità rituale”, indispensabile per la preghiera canonica giornaliera. Il “gioiello” di Sanaa è uno dei principali centri di diffusione dell’Islam.

Ellora, la tolleranza unisce gli esseri umani

Di Prixi
“Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola d’oro della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.” (Gandhi)

Ed è proprio lo spirito di tolleranza, di cui ci parla Gandhi, il segreto che racchiude la splendida Ellora, riconosciuta come Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1983 e dal cui sito web inglese riportiamo alcune delle notizie di questo incantevole luogo.

Ellora India 2
Non solo il complesso di Ellora è una creazione artistica unica e un exploit tecnologico ma, con i suoi santuari dedicati al buddismo, induismo e giainismo, ci illustra lo spirito di tolleranza che era caratteristica dell’antica India ed è ciò che è servito a rafforzare il suo valore universale.
Questo insieme rupestre costituisce una delle più belle espressioni dell’arte indiana del Medioevo, ed è degno di nota come tre grandi religioni indiane abbiano rivendicato pacificamente la proprietà delle grotte da quando sono state create.
Le Grotte di Ellora, con la sua sequenza ininterrotta di monumenti risalenti al 600 e 1000 dC, porta la civiltà dell’antica India alla vita.
Questi 34 monasteri e templi, che si estendono per oltre 2 km, sono stati scavati fianco a fianco nella parete di una alta scogliera di basalto, non lontano da Aurangabad, nel Maharashtra.
Queste grotte mozzafiato sono sicuramente da visitare per i loro notevoli rilievi, sculture e l’architettura. Non è, come quella di Ajanta, l’espressione di un singolo credo, piuttosto è il prodotto delle tre principali religioni dell’antica India.
Ellora mappa numerazione grotte
Procedendo da sud a nord lungo la scogliera, si scoprono in successione le dodici grotte del gruppo buddhista, che sembrano essere le più antiche (tra i 600 e 800) e comprendono monasteri e un unico grande tempio (grotta 10) denominato Vishvakarma o Sutar ka jhopda (rifugio del carpentiere).
Ellora - Tempio Vishvakarma - Planimetria pt ed interno del Tempio
Ellora – Tempio Vishvakarma – Planimetria pt ed interno del Tempio
Ellora - Tempio Vishvakarma - Planimetria e facciata p2°
Ellora – Tempio Vishvakarma – Planimetria e facciata p2°
Poi, a seguire, le grotte (grotte 13-29) del gruppo bramino (c.600-900) che sono senza dubbio le più note di Ellora con la ‘caverna dei Dieci Avatar’ (grotta 15) e in particolare il Tempio Kailasha (grotta 16), un enorme complesso, molto probabilmente intrapreso durante il regno di Krishna I (757-83)
Ellora - Caverna dei Dieci Avatar - Planimetria pt ed ingresso
Ellora – Caverna dei Dieci Avatar – Planimetria pt ed ingresso
Ellora Caverna dei Dieci Avatar particolare retro
Ellora – Caverna dei Dieci Avatar – Particolare retro
Ellora - Caverna dei Dieci Avatar - Planimetria e facciata p2°
Ellora – Caverna dei Dieci Avatar – Planimetria e facciata p2°
Ellora - Tempio Kailasha - Planimetria pt e panoramica
Ellora – Tempio Kailasha – Planimetria pt e panoramica
Ellora Kailash Temple 2
Ellora – Tempio Kailasha – Particolare cupola
Ellora Kailash Temple 3
Ellora – Tempio Kailasha – Panoramica dall’alto
E, infine, il gruppo Jain (grotte 30-34) i cui santuari sono stati creati dalla setta del digambara verso l’800-1000. Le grotte Jain, le ultime ad essere state scavate, trassero la loro ispirazione dall’arte già esistente di Ellora: da alcune delle sue disposizioni, la grotta 32, ricorda il Tempio Kailasha.
Ellora - Grotta 32 - Planimetria ed ingresso Tempio
Ellora – Grotta 32 – Planimetria ed ingresso Tempio
Ellora - Grotta 32 - Planimetria e scorcio p2°
Ellora – Grotta 32 – Planimetria e scorcio p2°
Al sito elloracaves.org, con l’ausilio di una mappa interattiva, è possibile ammirare una vastissima galleria fotografica di tutte le grotte, numerate e documentate con i disegni delle planimetrie.
– Origini delle Grotte come templi buddhisti
I primi monaci buddhisti erano degli asceti che si spostavano frequentemente nell’India centro-settentrionale per diffondere gli insegnamenti di Buddha e trovavano ricovero nelle grotte.
In seguito si fece strada l’esigenza di avere una sede fissa dove incontrarsi, pregare, conservare le reliquie di Buddha e ripararsi dalle intemperie e con l’andare del tempo le grotte vennero arredate, scolpite e ingrandite fino a diventare dei veri e propri templi. Le sale principali di tali templi vennero chiamate chaitya.
La prima arte costruttiva relativa ai templi fu dunque la scultura più che l’architettura e si perfezionò al punto tale che in queste caverne vennero scavate e scolpite diverse sale, tra cui il chaitya e la sala della preghiera, con decorazioni la cui bellezza può essere paragonata a quella ottenuta intagliando il legno.
Tra le più antiche testimonianze della magnificenza raggiunta da tali sculture vi sono quelle del II secolo a.C. nelle grotte di Karli e di Kanheri nello stato indiano del Maharashtra, i cui reperti fanno supporre che stanziamenti buddhisti in queste zone risalgano al IV secolo a.C.
Quest’arte si sviluppò nei secoli successivi fino a raggiungere il massimo splendore nelle grotte di Ellora, sempre nel Maharashtra, e di Mahabalipuram nel Tamil Nadu.

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