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Parte la "guerra" dei dazi. Ue porta Usa e Cina davanti al Wto

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La Commissione Ue porta oggi davanti al Wto sia gli Usa che la Cina, i primi per i dazi su acciaio e alluminio e la seconda per la violazione delle regole sui diritti sulla proprietà intellettuale. Lo ha annunciato la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem. "Questo dimostra che non scegliamo di stare dalla parte di nessuno, stiamo solo dalla parte delle regole del sistema commerciale multilaterale", ha avvertito. "Non siamo in una guerra commerciale ma in una situazione molto difficile causata dagli Usa", per cui "la situazione è molto preoccupante, potrebbe esserci un'escalation". Perché "gli Usa stanno giocando un gioco molto pericoloso".
Sono gli albori di una "guerra commerciale", con Francia e Germania che annunciano di voler reagire in modo "robusto" alle tariffe Usa su acciaio e alluminio decise dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. I dazi sono "illegali" e l'Unione europea risponderà, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron rivolgendosi a Trump. L'Ue "risponderà in modo duro e proporzionato", ha detto Macron a Trump secondo quanto reso noto dall'Eliseo. Macron ha parlato con Trump al telefono, come era stato preannunciato, e lo ha esortato ad avviare negoziati con l'Ue, la Cina e il Giappone per rafforzare le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. I dazi sono "sbagliati e illegali", ha sottolineato il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz. "Questo non è un buon giorno per le relazioni transatlantiche", ha affermato Scholz, ricordando che la Commissione europea "ha già preparato le reazioni che saranno messe in atto secondo le regole internazionali". "La Ue - ha assicurato il ministro delle Finanze tedesco, preannunciando un incontro con l'omologo americano Steve Mnuchin - reagirà in maniera robusta e intelligente". "La decisione degli Stati Uniti di innescare le tariffe in modo unilaterale è sbagliata - ha affermato ancora Scholz - E dal mio punto di vista anche illegale, dal momento che abbiamo regole chiare su come le tariffe debbano essere determinate. E questa è una violazione di quelle regole".
Intanto un rapporto della Camera di Commercio americana, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, rivela che le politiche commerciali del presidente Donald Trump e i dazi all'import in particolare potrebbero mettere a repentaglio 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.
"Le crescente lista di tariffe proposte o imposte dal nostro governo così come la persistente incertezza sul futuro del Nafta, rischiano di minare i progressi economici fatti", ha avvertito il Ceo della Camera di Commercio Usa, Tom Donohue. Il documento è stato diffuso dopo che il ministro del Commercio di Trump, Wilbur Ross, ha annunciato l'intenzione di trasformare in realtà la minaccia di imporre dazi sull'acciaio e l'alluminio importati anche dall'Unione europea, il Canada e il Messico, questi ultimi due partner degli Usa nell'accordo di libero scambio Nafta che Trump ha chiesto di rinegoziare. Sempre Donohue ha avvertito come il ritiro degli Usa dal Nafta potrebbe costare 1,8 milioni di posti di lavoro a stelle e strisce.

Si scrive WTO... si legge NWO!!Seconda Parte

seguito di "Si scrive WTO, si legge NWO (prima parte)"

 Di Nico Forconi

"Il DNA guida la sintesi dell'RNA, che dirige la sintesi delle proteine."
Ralph W. F. Hardy

Tutte le meraviglie della scienza genetica si basano sulla premessa nota ai biologi molecolari come il "dogma centrale"; il DNA è l'agente esclusivo dell'eredità in tutti i viventi, il genoma di un organismo deve dare conto pienamente dell'intero complesso delle sue caratteristiche ereditarie. E' quanto sostenuto anche da Ralph W. F. Hardy che, come molti sanno, è stato Presidente del "National Agricultural Biotechnology Council" e, come in molti meno sanno, è stato anche ex Direttore della "DuPont", una delle maggiori società produttrici di semi geneticamente modificati.

Peccato che, sottoposta a verifica tra il 1990 ed il 2001 in una delle più grandi e pubblicizzate imprese scientifiche del nostro tempo, il "Progetto Genoma Umano", costato 3 miliardi di dollari, la teoria del "dogma centrale" sia crollata sotto il peso delle scoperte effettuate. Il potere esplicativo di tale teoria, nota anche come teoria di Francis Crick, colui che, insieme a James Watson, ha scoperto la doppia elica di DNA, è basato sulla proposizione che i geni abbiano il controllo unico, assoluto ed universale sulla totalità dei processi dell'eredità, in tutte le forme di vita. Secondo Crick, per controllare l'eredità, i geni devono governare la sintesi delle proteine, dato che sono le proteine a formare le strutture interne della cellula e, come nel caso degli enzimi, a catalizzare gli eventi chimici che producono specifici caratteri ereditari.
Tale teoria include una seconda dottrina che Crick stesso definisce il "dogma centrale" (sebbene ora questo termine sia usato per indicare l'intera teoria): "Una volta che l'informazione (sequenziale) è stata trasmessa alla proteina, non può uscirne di nuovo" [1], pertanto l'informazione genetica ha origine nella sequenza nucleotidica del DNA e termina, immutata, nella sequenza amminoacidica della proteina. Questo postulato è cruciale per il potere esplicativo della teoria perché dota il gene di completo controllo sull'identità della proteina e sul carattere ereditario a cui la proteina dà forma.
La teoria del "dogma centrale", infine, sostiene che la replicazione biologica, essenziale per la capacità di un organismo di infettare un altro organismo, non possa verificarsi in assenza di un acido nucleico [2].

E', dunque, anche grazie agli assunti enunciati dalla teoria del "dogma centrale" che, nel 1982, la società "Monsanto" riesce, per la prima volta, a modificare geneticamente una cellula vegetale.
Da quel giorno il potere della "Monsanto" è cresciuto a tal punto che la società ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione degli Stati Uniti di portare l'Europa di fronte al tribunale arbitrale del "WTO" per la questione dell'autorizzazione dei prodotti geneticamente modificati [3].
Forse, però, è bene fare un piccolo passo indietro...

"Nulla nella vita deve essere temuto. Deve solo essere compreso."
Madame Curie

A prescindere dal fatto che i due gruppi di ricerca che hanno collaborato al "progetto Genoma Umano", hanno identificato solamente circa 30 mila geni [4], invece dei 100 mila o più geni previsti in base al numero stimato delle proteine umane, annichilendo, di fatto, il "dogma centrale" perché se il numero di geni umani è troppo basso per accordarsi con il numero delle proteine e dei numerosi caratteri ereditari che da esse procedono, e non può spiegare l'enorme differenza ereditaria fra un'erbaccia (la senape ha circa 26 mila geni) ed una persona (l'essere umano ha circa 30 mila geni), ci deve essere molto più di quello che i geni, da soli, possono dirci per arrivare a quella che James Watson ha indicato come "l'ultima, definitiva, descrizione della vita", cosa peraltro già prevista da oltre 200 lavori scientifici pubblicati a partire dal 1978 [5], è interessante notare come, sempre negli anni Ottanta, una serie di studi scoprono che, alcune proteine nascenti, hanno molte probabilità di non ripiegarsi correttamente e perciò di rimanere biochimicamente inattive, a meno che non entrino in contatto con un tipo speciale di proteine, le "chaperon", che le ripiegano nella struttura corretta, attivandole. L'importanza delle proteine "chaperon" è sottolineata in anni recenti dalle ricerche sulle malattie degenerative del cervello causate da "prioni", ricerche dalle quali sono emerse alcune delle prove più inquietanti del fatto che ilo "dogma centrale" sia pericolosamente sbagliato [6].

Negli anni Ottanta, lo Scienziato Stanley Prusinier, premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina, conferma che, gli agenti infettivi che provocano la scrapie e le encefalopatie spongiformi trasmissibili (di cui fanno parte la BSE, conosciuta anche col nome di "morbo della mucca pazza" e la sua variante umana MCJ, la malattia di Creutzfeldt-Jakob), sono in realtà proteine prive di acido nucleico, chiamate prioni, le quali si replicano in un modo del tutto insolito. Invadendo il cervello, il prione incontra una normale proteina dei tessuti cerebrali, che poi si ripiega in modo da assumere la forma tridimensionale caratteristica del prione. La proteina, così ripiegata, diventa a sua volta infettiva e, agendo su un'altra molecola proteica normale, avvia una reazione a catena che propaga la malattia fino al suo esito fatale [7].

Il "dogma centrale" presume che la struttura attiva di una proteina sia automaticamente determinata dalla sua sequenza amminoacidica, per cui due proteine con la stessa sequenza dovrebbero essere identiche nella loro attività. Il prione viola questa regola. In una pecora infettata dallo scrapie, il prione e la proteina normale del cervello che si ripiega diversamente in seguito all'infezione, hanno la stessa sequenza amminoacidica, ma una è una normale componente cellulare e l'altra è un agente infettivo fatale. Ciò suggerisce che la configurazione ripiegata della proteina sia, in certa misura, indipendente dalla sua sequenza amminoacidica e che essa debba dunque essere decisa, in parte, da qualcosa di diverso dal gene che ha governato la sintesi di quella sequenza. E, siccome la forma tridimensionale della proteina prionica è dotata di informazione genetica trasmissibile, ciò viola anche un altro fondamentale precetto di Crick: l'impossibilità del passaggio di informazione genetica da una proteina ad un'altra.

Quindi, all'inizio degli anni Ottanta, quasi dieci anni prima che il "Progetto Genoma Umano" da 3 miliardi di dollari prendesse vita, prima che piante geneticamente modificate cominciassero ad apparire nei nostri campi, una serie di processi basati sulle proteine avevano già iniziato ad irrompere sulla scena, mettendo in discussione il "dogma centrale".
In fin dei conti, il detto "siamo ciò che mangiamo", meglio conosciuto in campo scientifico con il termine "endosimbiosi" [8], è vecchio di secoli.

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario."
Primo Levi

L'azienda "Monsanto" guadagna soprattutto con OGM e brevetti che le consentono, in via esclusiva, il diritto alla commercializzazione di sementi e fitofarmaci. In questo modo, secondo l'azienda, sarebbe possibile incrementare la produzione agricola e combattere la fame nel Mondo [9]. I critici, i "paranoici", i "fissati", nonché i "teorici del complotto", temono, invece, che l'azienda voglia porre sotto il proprio controllo l'agricoltura globale; timore che, con l'inizio della commercializzazione delle colture "Terminator", sembra sempre meno infondato. Colture in cui sono stati inseriti con l'ingegneria genetica dei geni "suicidi" che portano alla sterilità maschile, sono state pubblicizzate come un mezzo per "contenere", cioè prevenire, la diffusione dei transgeni. In realtà, gli ibridi venduti agli agricoltori, hanno diffuso, attraverso il polline, insieme ai geni per la resistenza all'erbicida, anche i geni suicidi per la sterilità maschile [10].

Già nel 2001, il 90% delle piante geneticamente modificate proveniva dalla "Monsanto" [11].
Provate ad immaginare un Mondo in cui il "WTO" avesse abbastanza potere da "obbligare", per mezzo di pesantissime sanzioni, i Governi ad utilizzare solamente colture OGM; provate ad immaginare cosa succederebbe se davvero un'unica azienda avesse il controllo sulla produzione mondiale di semi geneticamente modificati per prodotti alimentari. Smettete di immaginare perché è quello che sta accadendo nella realtà.

Note e fonti:
[1] "Il Dogma Centrale. Crick F.H.C On Protein Synthesis", "Symposium of the society for experimental biology XI", "New York: Academic Press" 1958, 153
[2] "Il mito del DNA", di Barry Commoner, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 268-283
[3] "I crimini delle multinazionali", di Klaus Werner e Hans Weiss, Newton Compton Editori, 284, 285
[4] "International Human Genome Sequencing Consortium. Initial sequencing and analysis of the Human Genome", "Nature", 2001, 409 (6822), 860-921
[5] Gli studi sullo "splicing alternativo" o "splicing umano" sono troppo numerosi per essere enunciati tutti. Sul sito "PubMed - NCBI" si possono consultare alcune tra le opere pubblicate fino al 1989
[6] "Ellis R. J. Proteins as molecular chaperones", "Nature", 1987, 328, 378, 379; "Ellis R. J. and Hemmingsen S. M. Molecular chaperones: proteins essential for the biogenesis of some macromolecular structures", "Trends Bioch. Sci.", 14(8), 1989, 339-342
[7] "The Prion Diseases. One Protein, Two Shapes", "Scientific American", di S. B. Prusiner, 1995, 272(1), 48-57
[8] "Can DNA in food find its way into cells?", "New Scientist", di Philip Cohen, 4 Gennaio 1997, 14
[9] www.biosicherheit.de
[10] "Per un mondo libero da OGM", risultati di una ricerca scientifica indipendente, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 334
[11] "Monsanto. Ein Gentechnik-Gigant kontrolliert di Landwirtschaft", Greenpeace, Aprile 2005


Fonte: http://www.lateoriadelcomplotto.com/2012/08/la-teoria-del-complotto-wto-monsanto.html

Si scrive WTO... si legge NWO!! Prima Parte

"In ogni caso, di tanto in tanto, è salutare mettere un punto di domanda a questioni che da tempo si danno per scontate."
Bertrand Russel
Di Nico Forconi
L'"OMC" ("Organizzazione Mondiale del Commercio"), conosciuta anche con l'acronimo di "WTO" ("World Trade Organization"), è fondata nel 1995, con sede a Ginevra, in Svizzera.
L'Organizzazione,che ha come obiettivo quello di proteggere gli interessi dei proprietari di capitali e delle imprese nel commercio globale grazie ad accordi internazionali, è in grado, grazie alla sua influenza, di imporre accordi in tutto il Mondo grazie a sanzioni commerciali. Se un Paese non rispetta tali diktat, deve modificare le proprie leggi o sarà costretto a pagare multe non indifferenti. E' questo il sistema grazie al quale il "WTO" è in grado, in qualsiasi momento, di far valere i "diritti" delle multinazionali, anche quando in contrasto con il volere democratico delle popolazioni dei Paesi membri.

Uno degli esempi lampanti del potere di tale Organizzazione, è costituito dalla decisione di multare l'Unione Europea se avesse continuato ad impedire la commercializzazione nel Vecchio Continente di prodotti modificati geneticamente, nonostante i cittadini europei si siano più volte dichiarati contrari all'impiego della tecnologia genetica per la produzione di alimenti e nell'agricoltura.

Meritevole di particolare attenzione è sicuramente l'accordo "WTO" sui "Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights" ("TRIPs" - "Diritti di Proprietà Intellettuale"), che contiene la normativa sui brevetti e permette alle imprese di proteggere il loro know how tecnico in tutto il Mondo.
Tale accordo, in linea di massima ragionevole, sfocia, però, nel paradossale e nel grottesco nel momento in cui le multinazionali riescono a brevettare principi attivi di piante che, in regioni come la foresta amazzonica, sono utilizzate da sempre per la cura della popolazione indigena. Le popolazioni locali, pur utilizzando da secoli le piante per scopi curativi, non hanno mai avuto la necessità di brevettarne la loro conoscenza, cosa invece realizzata dalle multinazionali che, di conseguenza, dovrebbero vedersi accreditate le commissioni dalle popolazioni indigene [1].

"... sinceramente, questo è il migliore che abbia mai mangiato, in assoluto; anzi, è troppo buono, è così buono che, quando lo avrò finito, pagherò il mio conto, andrò dritto in cucina e sparerò al cuoco. Perché è questo il mio compito, ristabilire l'equilibrio..."
"C'era una volta in Messico", USA 2003, di Robert Rodriguez

Nel 2001, trentanove aziende farmaceutiche internazionali, tra cui la "Bayer" e la "GlaxoSmithKline" (azienda produttrice, tra gli altri, dell'"Azt", il più famigerato farmaco mai prodotto per combattere il famigerato retrovirus Hiv), intentano un processo contro il Governo sudafricano: al centro della disputa ci sono i farmaci contro l'Aids e la quantità di denaro legata al loro utilizzo e sfruttamento.
Per il Governo sudafricano la questione è chiara: i gruppi farmaceutici, pretendendo prezzi vergognosamente alti per i loro farmaci, impediscono alla popolazione locale di curarsi.

Il processo ha inizio perché, nel 1997, il governo sudafricano, sotto l'egidia dell'allora Presidente Nelson Mandela, promulga una legge che dà la possibilità di imitare farmaci vitali, da produrre in loco o importare a basso costo, annullando, di fatto, la validità dei brevetti dei gruppi farmaceutici.
Le aziende, dal canto loro, cercano con tutti i mezzi a loro disposizione, di fare in modo che la legge sia abrogata. A Washington, lobbisti ben pagati, portano l'Amministrazione Clinton ed, in particolare, il Vice Presidente Al-Gore, a mettere il Sudafrica sotto pressione, minacciando pesanti sanzioni commerciali.
Nel 1999, dovunque si presenti per sostenere la propria candidatura alla presidenza degli Stati Uniti d'America, Al-Gore deve vedersela con la rabbia della gente che lo accusa di avere una parte di responsabilità nella morte dei malati di Aids in Africa. Verso la fine dello stesso anno, il Vice Presidente, infastidito, decide di sottrarre il suo appoggio alle trentanove aziende che, all'inizio del 2001, insieme alla federazione sudafricana delle industrie farmaceutiche, accusano il Governo di violazione del diritto brevettuale [2], salvo ritirare l'accusa il 19 Aprile 2001 perché sfociata in un disastro mediatico di proporzioni enormi e perché, la legge riguardante la produzione di medicazioni a basso costo, può essere usata esclusivamente dai Governi che dichiarino lo stato di emergenza medica, ipotesi a cui i "dissenzienti", tra cui il Presidente sudafricano Thabo Mbeki, non pensano minimamente, arrivando a ritenere alcuni farmaci non solamente inneficaci ma addirittura nocivi [3].

Tralasciando il fatto che, almeno fino al 2007, "ONU" e "WTO" hanno deliberatamente pubblicato dati sovrastimati sulla diffusione dell'Hiv in Africa e, soprattutto, tralasciando il fatto che quella dell'Aids sia, con molte probabilità, una delle più grandi menzogne mai realizzate dall'industria farmaceutica mondiale [4], è bene ricordare che, sempre nel 2007, vede la luce uno dei programmi "umanitari" fortemente voluto dalla "Banca Mondiale" (altro organismo gestito dall'élite, al pari di "WTO" e "Fondo Monetario Internazionale") e largamente finanziato dal "Global Alliance for Vaccines and Immunisation" ("GAVI") e dall'immancabile "Bill and Melinda Gates Foundation" (ultimamente attiva anche nel combattere un'altra bufala del nostro secolo, quella dell'"Anthropogenic Global Warming", conosciuto anche col nome di "Effetto Serra") che, proprio tramite la "GlaxoSmithKline", distribuiscono in tutto il continente africano il vaccino "Synflorix" per "combattere le malattie pneumococciche invasive".
Altrettanto interessante è sapere che, nel decennio che va dal 1997 al 2007, la "GlaxoSmithKline" e la "Microsoft Corporation" hanno sottoscritto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America accordi per, rispettivamente, 75 milioni di dollari e 278 milioni di dollari [5].

Note e fonti:
[1] "Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere - Sfruttamento del lavoro, esaurimento delle risorse. Come la dittatura dei grandi marchi condiziona le nostre vite", di Klaus Werner-Lobo, Newton Compton Editori, 49-51
[2] "I crimini delle multinazionali", di di Klaus Werner e Hans Weiss, Newton Compton Editori, 96-100
[3] "Theater um HIV", "Die Zeit", 51/2000, di Bartholomäus Grill; "The Mistery of AIDS in South Africa", "The New York Review of Books", 20 Luglio 2000, di Helen Epstein, 50-55; "Mbeki Questions HIV Testing"
[4] Vedi "Aids feat. Hiv"
[5] "Neonati africani cavie di Us Army e Glaxo", di Antonio Mazzeo, scritto per "Tutto quello che sai è falso 3 - Terzo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi, 146 


 Fonte:http://www.lateoriadelcomplotto.com/2012/08/la-teoria-del-complotto-wto.html

Bancocrazia

Di Beppe Grillo
C'erano una volta i parlamenti, i governi federali e nazionali, i pubblici dibattiti sul futuro delle nazioni. C'era persino l'ONU che non funzionava un granché, ma era pur sempre uno straccio di organo rappresentativo. Tutto questo è memoria, cenere di democratica parvenza, polvere del passato. Non conta più nulla. Altri organismi li hanno superati consigle misteriose per la gente: WTO, BCE, FMI. Il nostro destino è nelle loro mani, ma non sappiamo chi li dirige, chi ne decide gli obiettivi. Nessuno ne ha eletto i rappresentanti, ma da loro dipendono le nostre vite. La BCE, una banca, può inviare, senza che nessuno più si scandalizzi, una lettera a un governo in carica dettandogli le condizioni e minacciandolo di licenziamento. Il WTO può decidere di sconquassare il mondo con la libera economia, una parodia del libero amore dei figli dei fiori trasformati in figli delle banche. La produzione può essere affidata dalle multinazionali a bambini indiani o a lavoratori cinesi senza alcun diritto sindacale. Trasferita da Stati con norme severissime sull'ambiente, alle quali le aziende devono attenersi pena la loro chiusura, a Stati dove tutto è permesso. Di che competizione globale stiamo parlando? La competizione esiste a parità di regole, di diritti. E' più corretto parlare di sfruttamento globale, di abbassamento generale dei salari nelle nazioni industrializzate, della perdita di conquiste sociali e sindacali frutto delle lotte delle generazioni precedenti. Chi ha deciso tutto questo? Il WTO. E in nome in di chi? Il FMI internazionale ricorda gli avvoltoi. I suoi rappresentanti arrivano quando uno Stato sta tirando le cuoia per proteggere interessi internazionali. La Grecia non può andare subito in default. Se fallisse, potrebbero fallire le banche francesi che detengono il suo debito. Quindi prima deve vendere il suo patrimonio nazionale e salvare le banche. Il mondo è bancocentrico e di politica sociale non si discute nemmeno più. La UE è stata sostituita dalla BCE, l'ONU dal WTO, i governi dal FMI. Le stesse guerre hanno ormai solo finalità economiche, non più ideologiche, religiose o territoriali come ha dimostrato la guerra in Libia. Le banche finanziano le guerre che a loro volta finanziano le banche. In albergo ti chiedono la carta di credito al posto della carta di identità. Alla nascita ti attribuiscono il codice fiscale, insieme alla quota personale di debito pubblico, prima di assegnarti un pediatra. I politici sono i camerieri dei banchieri e noi paghiamo il conto.


Da il blog di Beppe Grillo

IL DEBITO NON LO PAGHIAMO!


Un programma economico ambizioso ed alternativo è l'unica strada per uscire dalla crisi

In molte persone si è accentuata la sensazione che non siamo più protagonisti del nostro destino, in quanto immersi in un sistema globale che ogni tanto ci sommerge con le sue ondate speculative, con flussi migratori, con regole che ci impediscono di difendere le nostre produzioni. 
La situazione è molto sgradevole, la nostra adesione alla WTO ci impedisce di mettere dazi sulle importazioni e dobbiamo subire la penetrazione di merci, spesso scadenti e nocive, che però costano meno e mettono in crisi strutturale interi settori produttivi con conseguenti fallimenti e crollo della occupazione.

Nel 2007-2008 la finanza pirata di oltreoceano ci vomitò addosso la speculazione dei subprime e dei derivati, vere e proprie truffe a cui abboccarono tutti, banche, enti locali, privati, fattore che depresse tutta l'economia europea, dalla cui caduta non ci si è più ripresi.
Oggi siamo esposti (con 1.901 miliardi di euro di debito pubblico) alla totale volontà speculativa di chi possiede i certificati di questo debito. Come può una nazione considerarsi libera e indipendente se può essere messa in bancarotta in ogni momento? Il peso degli interessi che il nostro Tesoro paga ai detentori dei titoli (BOT-BTP-CCT) è insostenibile, e si deve ricorrere a sempre nuove emissioni con tassi di interesse sempre maggiori che finiscono per far lievitare ancora i 1.901 miliardi di euro di debito (metà posseduto da banche italiane e metà internazionali).

Da questa gabbia non si esce vivi. La ripresa economica non ci sarà perché sono troppi ormai i paesi che producono merci, anche sofisticate, con manodopera a basso costo, non investiamo nulla in ricerca e i nostri cervelli migliori vanno a produrre per altre economie, non abbiamo materie prime, l'Europa non esiste ed economicamente è fatta di paesi in concorrenza tra loro, e vi è una strategia internazionale che è favorevole a mettere in crisi i paesi deboli (Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna) per metterli sotto tutela, comperare i pezzi pregiati e decretarne il declino.

La globalizzazione conviene solo ai paesi forti, anche militarmente, come gli USA e la Cina, a quelli che possiedono grandi multinazionali, a quei paesi che offrono mano d'opera abbondante e a basso costo.
L'Italia non possiede nulla di tutto questo, e se la Cina con i suoi fondi sovrani comprasse il nostro debito pubblico, economicamente diventeremmo una provincia cinese.

Nel mondo solo Ecuador e Islanda hanno deciso di non pagare il loro debito e si sono sottratte allo strangolamento delle banche.
Anche in Italia, come in Grecia e negli altri paesi sotto attacco, vi è solo questa strada per uscire dall'impoverimento e dalla globalizzazione, a cui deve seguire l'uscita da FMI, Banca Mondiale, Nato, WTO, Unione Europea, interventi militari, moneta unica. E' chiaro che se non si ha un programma economico nuovo, ambizioso, alternativo, come quello di raggiungere l'autosufficienza energetica ed alimentare, con una rivoluzione tecnologica fatta in casa, dove si studia, si progetta, si produce, si realizza l'indipendenza dal petrolio, con la completa solarizzazione delle strutture produttive, delle case, delle auto, si imposta una agricoltura tutta biologica legata ai consumi interni, il declino e il fallimento sono strasicuri.

Chi non accetta questa possibilità di percorso alternativo alla globalizzazione ci deve spiegare come si esce da un debito di 1.901 miliardi di euro che oggi ci costa di interessi la bella cifretta di 75 miliardi di euro l'anno, solo per non farlo aumentare, senza parlare di come eliminarlo.
Se la discussione ha un senso bisogna entrare nel merito e proporre cose realistiche e fattibili rispetto alla situazione attuale.

Da Cado in Piedi

Paolo Barnard: il vero potere mondiale ci vuole schiavi


Chi decide il nostro futuro? Quegli «ometti in doppiopetto blu» che in teoria possiamo promuovere o bocciare col voto? No, purtroppo: quelle sono solo «le marionette del vero potere», che risiede lontano, protetto da palazzi inaccessibili, da cui dirama ordini attraverso il più micidiale degli strumenti: la finanza. Il mondo ci sta franando addosso? Non è un caso: era tutto perfettamente previsto. Anzi: organizzato. Da chi è al lavoro da decenni per compiere “il più grande crimine”: lo smantellamento della democrazia, la fine della sovranità, la privatizzazione degli Stati, l’eutanasia della politica. Una piovra elusiva, senza volto, ma pressoché onnipotente e dalle mille sigle: Bilderberg, Wto, Unione Europea e Bce, Fmi, con tanto di lobby e think-tanks, banche centrali, mafie.
E’ il potere vero, quello che può stabilire la rovina di intere nazioni per specularci sopra e realizzare guadagni favolosi, al di sopra degli Stati e della Paolo Barnardpolitica. La tesi, attorno a cui lavorano diversi “eretici” italiani, è stata messa a fuoco e divulgata in modo organico e con vastissima documentazione da Paolo Barnard, pioniere della tv-verità prima con Santoro ai tempi di “Samarcanda” e poi con “Report”, fino alla rottura polemica con Milena Gabanelli per la mancata assistenza legale Rai di fronte al mare di querele rimediate in tante inchieste scottanti. Scomparso anche dal web, dove non è più visibile il sito “paolobarnard.info” che raccoglieva un’infinita quantità di scritti, dossier e reportage, il Barnard-pensiero è rintracciabile direttamente su YouTube, dove il giornalista riassume quello che definisce “il più grande crimine” (dal titolo dell’ultimo saggio), oppure su blog come “Disinformazione” che solo due anni fa proponeva il ritratto del “vero potere” secondo Barnard.
Una “profezia”, quella del giornalista italiano, che fa venire i brividi, vista la crisi globale sempre più esplosiva e le immancabili “ricette anti-crisi”, puntualmente annunciate con anni di anticipo dal reporter più scomodo d’Italia: misure così dure e impopolari da decretare la fine di decenni di conquiste democratiche. La sua tesi: le antiche oligarchie terriere, messe in crisi dalle lotte sindacali e democratiche del ‘900, si sono “riprese il mondo” attraverso l’alta finanza, riducendo all’impotenza gli Stati grazie al “ricatto” del debito pubblico, prima fittizio, ma poi divenuto sciaguratamente “privato” con il suo silenzioso trasferimento alle centrali finanziarie mondiali. Operazione coronata dall’introduzione dell’Euro – moneta che non appartiene a nessuno Stato, neppure a Bruxelles – e dal Trattato di Lisbona, vero e proprio «colpo di Stato europeo» che sottrae agli Stati membri ogniTrattato di Lisbonaresidua sovranità: tutte le leggi principali dovranno essere conformi ai diktat di un’élite mondiale, che è in grado di condizionare qualsiasi governo con la leva finanziaria.
Una “spectre” da fantascienza? No, tutt’altro: Paolo Barnard fa nomi e cognomi. Premessa: «Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento: il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie». Ci hanno messo davanti politici e governi, in modo che il “vero potere” potesse agire «sostanzialmente indisturbato». Non che la Casta sia innocente, naturalmente: le «marionette» che calcano «il cortiletto della politica» hanno «relative torte da spartire», a patto però che «eseguano poi gli ordini ricevuti». Da chi? Da un «colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile», che secondo l’ex presidente brasiliano Lula «manovra il sistema da lontano: spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti».
Secondo Barnard, oggi il vero potere «sta nell’aria», ha avvolto il mondo e dice questo: «Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada». E’ la vecchia teoria dei “Trickle Down Economics” di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, cioè il neo-liberismo, la scuola di Chicago, il purismo del “libero mercato”. «Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni Ronald Reagan e Margaret Thatcherin ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste».
Chiunque arrivi al potere «respira quest’aria», senza scampo, dal momento in cui mette piede all’università, arrivando poi nei Parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni pubbliche. Tutti «conquistati, ipnotizzati, teleguidati: il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi», grazie ai quali domina completamente il pianeta. Chi sono i potenti della Terra? «Finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura». Sono loro il vertice del “club”, la super-struttura che «assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce». Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi, talvolta in altre capitali europee. La Trilaterale nasce nel 1973 come gruppo di influenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni «stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute», e afferma «la supremazia della guida delle élite sulle masse di cittadini», che devono essere “apatici”, docili, ipnotizzati dai media.
Fra i 390 membri della Trilaterale hanno figurato vip assoluti: da Henry Kissinger a Jimmy Carter, da David Rockefeller a Zbigniev Brzezinski, senza contare gli italiani Giovanni Agnelli e Arrigo Levi, e poi Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton e l’ex capo della Fed, Alan Greenspan, insieme ad accademici (da Harvard alla Bocconi), governatori delle maggiori banche, ambasciatori, petrolieri, ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi, CocaCola, Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop) e fondazioni come quella di Bill Gates. «Costoro – scrive Barnard – deliberano ogni anno su temi come “il sistema monetario”, “il governo globale”, “dirigere il commercio internazionale”, “affrontare l’Iran”, “il petrolio”, “energia, sicurezza e clima”, “rafforzare le Henry Kissinger con Gianni Agnelliistituzioni globali”, “gestire il sistema internazionale in futuro”». In pratica: tutto. «E leggendo i rapporti che stilano, si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante».
Quando il “club” necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. Sono sempre gli stessi personaggi, più molti altri a rotazione, compresi politici o monarchi in carica (mentre la Trilaterale è riservata ai grandi “ex”). Il Bilderberg è «assai più “carbonaro” della Trilaterale, perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici», gestiti dai vertici Nato. La peculiarità dirompente del Bilderberg? Al suo interno, i super-potenti possono dire tutto quello che vorrebbero fare: «I desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di Etienne Davignonmantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto».
Sono loro, come rivela il visconte Etienne Davignon, presidente del Bilderberg nel 2005, a “coordinare” i vertici dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, della cooperazione transatlantica e dell’integrazione europea, ovvero i primatisti del “libero mercato” con potere sovranazionale e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè «il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti». Per Barnard sono i veri padroni della nostra vita: «Decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita». Scelte cruciali, compiute non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Bruxelles o nelle banche centrali, dopo esser state discusse al Bilderberg. Un campione della “razza padrona”? Peter Sutherland: a capo della Bp, della super-banca Goldman Sachs e della London School of Economics, poi plenipotenziario Onu per l’immigrazione e lo sviluppo, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, membro della Commissione Europea e ministro della giustizia in Irlanda. «E ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg».
Se il “club” resta il primo organo del super-potere, il secondo è il “colosso di Ginevra”, il Wto: l’Organizzazione Mondiale del Commercio nata nel 1994 è «più potente di qualsiasi nazione o parlamento». Riunisce 153 Paesi nella sede ginevrina, dove vengono dettate le regole del commercio internazionale, cioè praticamente di tutta l’economia del mondo: «Fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo». Decidono tutto “loro”. E, come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, le regole emanate dal Wto, denominate “Accordi”, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. Il meccanismo non è democratico: le decisioni sono dominate dallo strapotere dei Paesi ricchi. «Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo Quad, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l’Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del Wto dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge», sottolinea Barnard. «In realtà, chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 proteste contro il Wtodella Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli “Accordi” senza neppure leggerli».
Se un Paese si oppone a una regola del Wto, continua Barnard, può essere processato da un tribunale interno, dotato di poteri enormi e formato da tre individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del Wto può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Esempio: tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli Usa con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Ma neppure gli Stati Uniti hanno potere sul Wto: il presidente Obama, di fronte all’ultima catastrofe finanziaria, aveva deciso di imporre regole restrittive contro le speculazioni selvagge delle banche (vera causa della crisi), ma «gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del Wto, che si chiama “Accordo sui Servizi Finanziari”, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega-banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al Wto? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro Usa, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg».
In materia di leggi internazionali, il Wto è praticamente onnipotente: ha facoltà di «esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese», e inoltre toglie al cittadino «la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista», anche ostacolando l’uso delle etichette a tutela del consumatore. Inoltre, nelle gare d’appalto, il Wto impone ai politici di concedere alle grandi multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali: favorire l’occupazione nazionale è considerata una discriminazione ai danni del “libero mercato”. Sempre le disposizioni del Wto «accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l’agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi Herman Van Rompuy, Ue, esponente del Bilderberge tutelano quei brevetti per 20 anni». Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal Wto per vent’anni «sta alla base anche della mancanza di farmaci salva-vita nei Paesi poveri».
Non basta: il Wto sta «promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al “libero mercato” estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione e assistenza agli anziani, con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati». Ovviamente questi “Accordi” sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione dei capitoli-chiave della nostra economia. La strategia del “club” e del Wto, naturalmente, si avvale anche del terzo organo del super-potere: i lobbysti. Paolo Barnard li chiama “i suggeritori”. Sono loro che vengono «ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli “suggeriscono” (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali».
I “suggeritori” italiani sono un migliaio, ma diventeranno almeno diecimila entro una decina d’anni, scriveva Barnard nel 2008, citando l’agenzia “Reti” dell’ex dalemiano Claudio Velardi e l’attività di lobbying condotta da vari gruppi per finanziare politici e averne in cambio enormi favori. «Con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo e immobiliare». Le ricadute sui cittadini: leggi e regolamenti che «vanno a modificare, spesso in peggio, la nostra economia di vita e di lavoro». Nessuno ne sembra immune: Barnard cita gli oltre 2 milioni di euro finiti nel 2008 all’Udc, l’80% dei quali provenienti dall’immobiliarista Caltagirone («pensate alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare»), o i 50.000 euro a Di Pietro dalla famiglia Lagostena Bassi, che «controlla il mercato delle Tv locali ma Dick Cheneyche contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord». E il famigerato Ponte sullo Stretto? Un favore al gruppo Gavio, forte di 650.000 euro versati al Pdl.
Quanto ai “suggeritori” americani, si entra nel Guinness dei Primati: al prezzo di due milioni di morti fra Iraq e Afghanistan, è stata la “lobby del petrolio” a puntare sulle guerre di Bush e i relativi profitti del greggio schizzato alle stelle. Dick Cheney e James Baker III, ma anche l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group, Frank Carlucci, e poi Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil: rispettivamente, «a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel e Enron». Se George Bush junior resta «il politico più “oliato” nella Storia americana», Obama si “difende” con la lobby finanziaria-assicurativa: «Quando nel 2008 crollano le banche Usa dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro e l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa», il nuovo presidente «firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori».
L’alibi di Obama: “rianimare l’economia” (dai 5.000 agli 11.000 miliardi di dollari, secondo le stime), senza che neppure uno dei super-truffatori finisca in galera. «Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questacrisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite». Grazie al piano-Obama, i delinquenti della finanza hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mettendo di proprio solo il 15%, e riservandosi ulteriori, lauti profitti in caso di “ripresa”, senza dover restituire il super-prestito a fondo perduto. «E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”». Se n’è accorto il “Washington Post”, che ha accusato Obama di non Timothy Geithneraver posto alcun limite agli speculatori che causarono la catastrofe. «Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari».
Altri 20 milioni, continua Barnard, Obama li ha intascati dalle lobby assicurative sanitarie, che ha ricambiato con «una falsa riforma della sanità» che in realtà «non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private», numerosissimi nella schiera dei 40.000 lobbysti che assediano giornalmente Washington. Compresi gli alfieri del network più leggendario, la lobby ebraica, che condizionano la superpotenza: vietato mettere in dubbio la politica di Israele. Nel 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, a Washington fu sommerso dai fischi l’allora viceministro della difesa Paul Wolfowitz, super-falco “neocon” e filo-israeliano, che si era permesso di citare le “sofferenze palestinesi”. E prima ancora, nel 1992, il presidente uscente Bush fece un clamoroso passo falso: minacciando di bloccare 10 miliardi di aiuti se Tel Aviv non avesse frenato gli insediamenti ebraici nei Territori, perse i due terzi dell’elettorato ebraico che l’aveva sostenuto nell’88 e spianò la strada alla vittoria di Clinton.
Anche in Europa le lobby fanno la loro parte, mettendo in campo 15-20.000 “suggeritori”, che arrivano a spendere un miliardo di euro all’anno per condizionare le scelte della Commissione Europea, che dopo il Trattato di Lisbona è diventata il vero centro decisionale del continente, il super-governo (non eletto) di tutti noi, con poteri immensi. Le grandi aziende rappresentate sono migliaia: tra queste Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing, Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Hewlett Packard, Ibm, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche, Pfizer, Merck. E poi banche, assicurazioni, investitori. E’ «un assedio alla politica», secondo Barnard, ma anche «un vero e proprio attentato alla democrazia», perché sono i miliardari a imporre le decisioni, per giunta ad istituzioni comunitarieMario Draghi con Jean-Claude Trichetnon più dirette da politici regolarmente eletti.
Da non trascurare, aggiunge Barnard nella sua diagnosi, l’influenza del “quarto organo” del super-potere mondiale, ovvero i “think-tanks”: letteralmente “serbatoi di pensiero”, per sviluppare idee destinate a condizionare la politica. A lanciare l’offensiva fu Lewis Powell nel 1971, quando denunciò una «guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale» e, per Barnard, diede il via alla riscossa delle élite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini. Le destre economiche ambivano a «riconquistare il mondo» e «sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere». Come? Armandosi di idee, raccogliendo denaro, selezionando cervelli e plasmandoli, per poi «immetterli nel sistema di comando della società, infiltrandolo tutto». Oggi le super-fondazioni sono 336, distribuite in ogni continente. «Una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”».
La politica-marionetta, dice Barnard, è il braccio esecutivo del “vero potere”. «Spesso, i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del Consiglio» (due nomi: Mario Draghi e l’allora primo ministro Romano Prodi) «si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni / Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere». Ovvero: minime regolamentazioni per il business e governi più marginali, secondo i dettami del noto Omega Project emanato dall’Adam Smith nel 1982: direttive che hanno regolarmente «divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti», e che ormai hanno varcato la soglia delGeorge SorosParlamento anche in Italia: con la super-manovra di Tremonti imposta da Bruxelles, è come se il “vero potere” descritto col largo anticipo da Paolo Barnard avesse gettato la maschera.
Eppure, i segnali erano chiarissimi. Barnard ricorda il 16 settembre 1992, quando George Soros decise di «spezzare la schiena alla Gran Bretagna» vendendo di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline. Il finanziere causò il collasso del valore della moneta inglese, che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo: «Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato». Per non parlare dello speculatore John Meriwether, che aveva «irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio». I suoi manager si fregiavano del titolo di “padroni dell’universo”, ma nell’agosto del 1998 contemplarono il crollo dei mercati mondiali per causa loro; la Federal Reserve dovette poi intervenire in emergenza, «col solito salvataggio a spese dei contribuenti». Un copione che si è ripetuto durante l’ultima crisi, con lo speculatore internazionale Joseph Cassano che, franati i suoi investimenti-truffa da 500 miliardi di dollari, telefona alla casa Bianca per dire: «Sorry, ho mandato al diavolo la vostra economia».
«Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi». Colpa di quello che Barnard chiama il “Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali”, altro braccio armato del “vero potere” che sta privatizzando il mondo, a tappe forzate, espropriando Stati e cittadini. «Altro che Tremonti o Confindustria: nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili». E irte di cifre mostruose: «Stanno facendo Joseph Cassanooscillare sul pianeta qualcosa come 525.000 miliardi di dollari in soli prodotti finanziari “derivati”, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa».
E’ possibile che “i mercati” facciano sparire, di colpo, centinaia di miliardi, provocando perdita di posti di lavoro, precarizzazione e relativo effetto-domino sull’economia. Basta che “qualcuno” non sia entusiasta dell’obbedienza dei politici, o che abbia intravisto una convenienza speculativa. «Questa tirannia del vero Potere», scrive ancora Barnard, prende il nome tecnico di “capital flight”: letteralmente, capitali che prendono il volo. E’ semplicemente “denaro in cerca di maggiori profitti”, per dirla con “Investors.com”. Si tratta di «flussi enormi di capitali in uscita da un Paese: spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione». Peccato che di mezzo ci siano i soliti, ingombranti esseri umani: a milioni.
Il “Tribunale” degli speculatori chiude il cerchio, la super-piramide retta dal “club” e dal Wto con l’appoggio dell’Unione Europea, dei lobbysti e dei think-tank. «Vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’Fmi, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco», dice ancora Barnard. Senza trascurare le mafie: perché «traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati, oppure perché suoi ingranaggi Paolo Barnard importanti». Ed ecco composto il puzzle dell’orrore, da cui derivano «i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono».
C’è qualcuno che decide tutto, al di sopra qualsiasi controllo. «Se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona – conclude Barnard nel suo appello – allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è». Se gli attuali metodi di lotta dei movimenti sono «pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere», secondo Barnard per «arginare un titano di quella portata» l’unica speranza è opporgli «un’organizzazione di attivisti e di comunicatori eccezionalmente compatta, finanziata, ferrata, disciplinata, su tutto il territorio, al lavoro sempre, implacabile, nei luoghi della gente comune, per anni. Altra speranza non c’è. Sempre che ancora esista, una speranza»

Da Libre

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