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Xenobot, il robot fatto di cellule


Di Anna Romano

Dal computer (anzi, supercomputer) alle cellule viventi: il lavoro pubblicato questa settimana su PNAS descrive la creazione di un nuovo sistema di vita, un robot nato dal riassembramento di alcune cellule staminali di X. laevis e basato sui modelli proposti da un supercomputer. Questi nuovi robot, chiamati xenobot, sono quindi cellule epiteliali e cardiache artficialmente "montate" dai ricercatori per poter svolgere alcune azioni, come muoversi o spostare piccoli oggetti. Oltre a fornire un'importante possibilità di studio sulla base di forma e funzione degli organismi viventi, è possibile pensare per gli xenobot una vasta gamma di applicazioni.
Nll'immagine: la manipolazione dei ricercatori sulle cellule. Crediti: Douglas Blackiston, Tufts University
«Non sono robot tradizionali e neppure una specie nota di animali. Sono una nuova classe di artefatti: organismi viventi e programmabili». Così Joshua Bongard, informatico ed esperto di robotica dell'Università del Vermont, descrive quanto lui e i suoi colleghi hanno realizzato: sono gli xenobot, cellule staminali provenienti da embrioni di Xenopus laevis e assemblate, su istruzioni di un supercomputer, in una forma di vita completamente nuova. Il loro lavoro è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Dall'in silico all'in vitro

Non è facile imporre a un sistema vivente di attuare un comportamento dettato dall'esterno: è per questa ragione che la maggior parte delle tecnologie attuali sono fatte di materiali sintetici. Eppure, scrivono gli autori del nuovo studio, se i sistemi viventi potessero essere rapidamente progettati e impiegati per svolgere determinate funzioni, la loro innata resistenza potrebbe consentire loro di superare rapidamente le potenzialità delle nostre tecnologie più promettenti. Da qui, gli xenobot.
I ricercatori hanno fatto girare sul supercomputer DeepGreen un algoritmo per la creazione di una diversa forma di vita con determinate caratteristiche, come la capacità di spostarsi in una direzione. Durante i mesi di processamento, il Deep Green ha simulato l'aggregazione e il riaggregazione di qualche centinaio di cellule, basandosi su alcuni semplici principi biofisici forniti dagli scienziati e riguardanti le proprietà delle cellule epiteliali e cardiache. Alla fine, sono state selezionate le opzioni migliori, impiegate per i test sulle cellule reali. Queste ultime sono staminali prelevate da embrioni della rana africana Xenopus laevis, un organismo modello ampiamente impiegato in ricerca (dalla specie deriva anche il nome dei nuovi robot).
Dopo aver separato e lasciato incubare le singole cellule, i ricercatori le hanno tagliate e "rimontate" secondo le istruzioni fornite dal supercomputer, ossia cercando di attuare gli obiettivi previsti. Un micro-lavoro (immaginate la dimensione degli strumenti necessari per lavorare sulle singole cellule) che ha portato a un macro-risultato: le cellule hanno effettivamente iniziato a lavorare insieme, muovendosi in modo coerente per esplorare l'ambiente circostante grazie alle contrazioni delle cellule cardiache. Le cellule hanno mostrato proprietà di auto-organizzazione e perfino la capacità di manipolazione, spostando piccolissime palline. Inoltre, «Abbiamo tagliato il robot quasi a metà e lui si è rimesso insieme e ha ripreso a funzionare», racconta Bongard.

Ricerca di base e applicazioni degli xenobot

Da una parte, gli xenobot possono insegnare molto sui sistemi viventi. «La grande questione, in biologia, è capire quali algoritmi determinano forma e funzione degli organismi», spiega il co-autore Michael Levin. «Abbiamo mostrato che cellule di rana possono essere usate per creare forme di vita completamente diverse da quelle iscritte nel loro programma di default». E questo potrebbe fornire informazioni più approfondite su come sono organizzati gli organismi, e su come immagazzinano e processano le informazioni. Dall'altra parte, gli xenobot potrebbero avere importanti applicazioni in diversi campi. Ad esempio, la loro capacità di manipolare o trasportare piccoli oggetti potrebbe essere la base per pensarli, per esempio, impiegati nel drug delivery intelligente. «Possiamo immaginare per questi robot molte applicazioni che per altre macchine sono impossibili, come cercare inquinanti o contaminanti radioattivi, raccogliere le microplastiche negli oceani, viaggiare nelle arterie per ripulirle dalle placche ateriosclerotiche», aggiunge Levin.
A tutto ciò, sottolineano i ricercatori, si aggiunge il fatto che gli xenobot sono biodegradabili, essendo interamente composti da cellule. «Quando dopo sette giorni hanno terminato il loro lavoro, sono semplicemente cellule morte», commenta Bongard. E le loro capacità rigenerative le rendono particolarmente interessanti: nessuno smartphone si ripara da solo se proviamo a tagliarlo in due.
Nell'immagine: la manipolazione dei ricercatori sulle cellule. Crediti: Douglas Blackiston, Tufts University

Potenziamento cognitivo, la realtà del cervello aumentato



Di Michela Perrone

Restare svegli e concentrati per ore e ore, giorno e notte. Migliorare le proprie capacità di memoria e non sentire la fatica. Non è soltanto un desiderio, ma è ormai una realtà. È il neuroenhancement, il potenziamento cognitivo. Si tratta di un aumento delle proprie prestazioni, possibile principalmente grazie all’assunzione di alcuni farmaci oppure a stimolazioni transcraniche (elettriche o magnetiche). Facciamo un punto durante la Settimana mondiale del cervello.

Nel mondo anglosassone l’utilizzo di questo genere di farmaci da parte di studenti è risaputo e i giornali ne parlano. Nell’Europa continentale, invece, l’impressione nell’opinione pubblica è che si tratti di uno scenario futuribile. Non è così”Agnes Allansdottir è una psicologa sociale e lavora per il Toscana Life Sciences (Tls) di Siena. L’istituto, con la Sissa (Scuola internazionale di studi superiori avanzati) di Trieste, è partner italiano del progetto europeo Nerri (Neuro-Enhancement Responsible Research and Innovation), il cui obiettivo è facilitare il dialogo sociale sul potenziamento cognitivo e elaborare una serie di linee guida per i policy maker nazionali e europei.

Smart drug
Sono le smart drug, sostanze che ormai si trovano facilmenteonline per poche decine di dollari. Si tratta di farmaci legali, ma indicati per determinate patologie come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, l’Alzheimer o il Parkinson. Se somministrati a persone sane ottengono un effetto di potenziamento delle facoltà cognitive più o meno lungo.
L’industria cinematografica si è occupata del’uso di queste sostanze nel film Limitless (tratto a sua volta dal romanzoTerritori oscuri), preso come punto di partenza per una più ampia riflessione attorno alle implicazioni del neuroenhancement.
I benefici del potenziamento cognitivo riguardano una maggiore concentrazione sotto stress o al termine di una giornata lavorativa, un miglioramento della memoria e una migliore capacità relazionale. Chiamato anche doping cognitivo, agisce in modo simile a alcune sostanze stimolanti di uso comune (come la caffeina, con alcuni importanti distinguo), ma i suoi effetti a lungo termine non sono ancora stati indagati in modo sistematico.
L’aumento delle performance è legato a meccanismi di tipo molecolare, che variano da farmaco a farmaco. Tutti però agiscono sui neurotrasmettitori, quelle sostanze che trasportano le informazioni da un neurone all’altro”, spiega Simone Rossi, neurologo e neurofisiologo clinico dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena e responsabile del Brain Investigation & Neuromodulation Lab, del dipartimento di Neuroscienze.
Al di là degli studenti, è complicato capire, anche nel mondo anglosassone, quante persone usino farmaci per il potenziamento cognitivo: “Nulla sappiamo di categorie sottoposte a forte stress come chirurghi o piloti”, evidenzia Allansdottir.
Un ampio dibattito è tuttora in corso a livello internazionale sull’utilizzo di queste sostanze, tra chi sostiene che, a patto che se ne faccia un uso responsabile, non ci sia nulla di male (sostanze stimolanti come la caffeina vengono utilizzate nella nostra vita quotidiana senza troppi problemi), e chi invece mette in guarda dalle possibili implicazioni etiche.

La fantascienza diventa realtà
Proprio per approfondire queste ultime e far interagire tra loro i diversi attori sociali, la Commissione europea ha finanziato un progetto di tre anni (da marzo 2013 a febbraio 2016) – il Nerri Project – articolato in altrettante fasi: la prima, conclusa da poco, consiste in una serie di interviste a stakeholder (produttori di farmaci e tecnologie, scienziati, insegnanti, possibili utilizzatori, bioeticisti…) per capire come viene inquadrato il neuro-enhancement. Attualmente i dati sono in fase di elaborazione ed è iniziata la seconda parte: “Si tratta del cuore del progetto”, evidenzia Allansdottir, che continua: “durerà per tutto il 2014 e parte del 2015. Si tratta di organizzare eventi attorno ai quali creare dialogo. Il primo si è svolto a Trieste, mentre il prossimo sarà a Roma in aprile”. L’ultima fase, infine, consiste nel redarre le indicazioni per i Governi nazionali e per l’Europa.
Il presupposto è che ciò che era fantascienza fino a qualche anno fa oggi è realtà. Siamo arrivati a un bivio”. La Commissione Europea “vuole esplorare nuovi modi di public engagement”, per aumentare il dialogo tra esperti e non esperti.
Allansdottir sottolinea come durante le interviste italiane ci sia sempre stata “l’ombra del caso Stamina. È poi emersa in modo chiaro la tensione tra una forte cultura della cura degli individui più deboli (anziani, bambini, persone non autosufficienti) e la libertà dell’individuo di fare del suo corpo ciò che vuole. È la stessa polarizzazione che si osserva nel dibattito politico e etico del Paese. Non si riesce a trovare un compromesso”.
C’è poi un’altra caratteristica che distingue l’Italia da Paesi come Usa, Regno Unito e paesi del Nord Europa: il funzionamento delmercato dei farmaci. Al di fuori del nostro Paese ottenere medicinali pur senza soffrire di una certa patologia è relativamente semplice. In Italia è più complicato e questo è uno dei motivi per cui “ci sono pochi dati sul potenziamento cognitivo, che non vengono raccolti in modo sistematico” osservaAllansdottir. “Se ne parla poco anche a livello di opinione pubblica, a differenza che all’estero”.

Stimolazione elettrica o magnetica
Quando si pensa al potenziamento cognitivo ci si riferisce quasi sempre all’aspetto farmacologico, mentre il neuroenhancement passa anche attraverso altri strumenti, come la stimolazione trancranica elettrica o magnetica“In questo caso il meccanismo d’azione varia in base al tipo di stimolazione” chiarisce Rossi, che prosegue: “la stimolazione magnetica (Tms) agisce modificando l’efficacia sinaptica (cioè la forza delle connessioni tra neuroni). Quella in corrente continua (tDcs), invece, varia il livello di eccitabilità di base dei neuroni stimolati, per cui questi possono essere o inibiti o animati in base alla polarità della stimolazione (catodica o anodica). C’è infine la stimolazione a corrente alternata (tAcs), che probabilmente agisce con un fenomeno di risonanza tra il ritmo della corrente che viene applicata sullo scalpo e il ritmo endogeno della zona di cervello che stiamo stimolando”.
Proprio la tAcs e la tDcs sono alla base del funzionamento di alcuni device indossabili pensati per il gioco online che vanno a stimolare la corteccia prefrontale per aumentare le prestazioni. Il dispositivo si può attivare attraverso un’app per smartphone e tablet.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.wired.it/scienza/biotech/2014/03/13/potenziamento-cognitivo-neuroenhancement/

FOTO:http://www.myhealthylivingcoach.com

Per convincere l'Europa ad accettare gli Ogm nel trattato Ttip gli Usa faranno di tutto e di più. Come già avvenne con il governo Berlusconi


Di Tino Oldani

Anche se il negoziato Usa-Eu sul trattato Ttip si è svolto finora nel massimo riserbo, è trapelato quanto basta per capire che uno degli ostacoli maggiori è costituito dagli Ogm (organismi geneticamente modificati), soprattutto dalle colture agricole biotech, dove alcune multinazionali Usa (Monsanto e Pioneer Dupont in testa) hanno interessi colossali. La loro tesi è che le colture Ogm assicurano raccolti più abbondanti, e perciò più redditizi, senza rischi per la salute. Tesi condivisa dall'amministrazione Usa, guidata da Barack Obama.
Di parere opposto, in Europa, sono gli ambientalisti e le associazioni agricole, che giudicano le colture biotech incompatibili con le produzioni agricolo-alimentari di qualità, poco convenienti (gli Ogm non consentono di avere sementi, che vanno riacquistate ogni anno presso le multinazionali, che così lucrano profitti), e dannose per la salute umana. Con loro, sono schierati 19 dei 28 governi che fanno parte dell'Unione europea, e l'Italia di Matteo Renzi è tra questi. Una decisione definitiva, in sede Ue, dovrà essere presa dalla nuova Commissione guidata da Jean Claude Juncker, ma le multinazionali Usa del biotech non sembrano affatto rassegnate a una sconfitta. Dalla loro parte sanno di avere l'intero apparato diplomatico Usa, che in passato ha dimostrato di interferire non poco sulle decisioni dei governi europei.
In proposito, è illuminante la rilettura di alcuni cablo riservati dell'ambasciata Usa a Roma durante il governo Berlusconi 2001-2005, rivelati dallo scandalo Wikileaks e pubblicati allora in un saggio (Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone, La Provincia e l'Impero; Feltrinelli). A differenza dei governi precedenti, tutti contrari alle coltivazioni Ogm, quello di Berlusconi fece subito sperare agli Usa in un cambio di rotta. Il Cavaliere e l'allora presidente Usa, George W. Bush, avevano infatti concordato una politica a favore degli Ogm: una svolta italiana che il vice consigliere Usa per la sicurezza si affrettò a ricordare a Giovanni Castellaneta, consigliere diplomatico di Berlusconi, subito dopo avere accertato che nel governo italiano c'era un ministro che remava contro. Si trattava di Gianni Alemanno, responsabile dell'Agricoltura, che da sempre si era schierato contro gli Ogm, e per questo era entrato in diretta polemica con l'oncologo Umberto Veronesi, che invece si era detto favorevole. Non solo. A sostegno della sua posizione, Alemanno aveva consultato le principali associazioni agricole (Coldiretti in testa), ottenendo il loro sostegno, salvo quello della Confagricoltura, favorevole ad alcuni tipi di «sementi non contaminate da Ogm»(!).
La reazione della diplomazia Usa fu riassunta in un cablo riservato: «Il nostro obiettivo è di seppellire il documento Alemanno nella commissione nazionale delle biotecnologie». E se sarà approvato, Berlusconi subirà «una forte pressione per spostare l'Italia verso una politica più amichevole rispetto ai nostri interessi». Ma Alemanno non cedette, e un nuovo cablo dell'ambasciatore, Mel Sembler, avvertì Washington: «Non possiamo permettere ad Alemanno di andare avanti senza ostacoli». Scattò subito la ricerca di ministri filo-Usa, da schierare contro quello dell'Agricoltura. Quello dell'Industria, Antonio Marzano, non si fece pregare e in un appello pro-Ogm, sostenne che «l'opposizione non era basata su prove scientifiche, ma su sentimenti anti-americani». Uno speech preparatogli da un direttore generale del ministero, Amedeo Teti, che nei cablo Usa venne subito indicato come persona da «proteggere strettamente».
Ma Alemanno tirò dritto. E quando la Regione Piemonte iniziò a distruggere le coltivazioni di mais biotech, si dichiarò d'accordo, presentando un decreto legge restrittivo sugli Ogm. Per protestare, l'ambasciatore Sembler si fiondò a Palazzo Chigi da Gianni Letta, che si disse all'oscuro di tutto e, per placare l'ospite, lo collegò in viva voce al telefono con Berlusconi, che si trovava ad Arcore. La sintesi della telefonata è in un cablo: «Dopo avere espresso il suo continuo supporto agli sforzi statunitensi del presidente Bush per diffondere la democrazia, Berlusconi ha promesso che non avrebbe fatto passare la bozza di decreto del ministro Alemanno, così come gli era stata descritta, al consiglio dei ministri». Ma di litigare con Alemanno, in realtà, Berlusconi non aveva nessuna voglia, come spiegò al ministro della Salute, Girolamo Sirchia, pure lui filo-Usa e pro-Ogm: «Il partito di Alemanno è una componente preziosa del governo».
Di lì a poco la questione degli Ogm passò in secondo piano, scavalcata per importanza dall'inizio della guerra in Iraq contro Saddam Hussein, dove il contributo militare dell'Italia era per l'ambasciata Usa un tema prevalente su tutti gli altri. E Sembler, per giustificare a Wahington l'opportunità di mollare la presa sugli Ogm e non suscitare polemiche eccessive sulla stampa, scrisse in un cablo: «Dobbiamo ammazzare un drago per volta». Così, grazie ad Alemanno (discutibile come sindaco di Roma, ma valido ministro dell'Agricoltura), gli Ogm non passarono e sono tuttora vietati.

OGM


Di Sabrina Stoppa

Cerchiamo di capire bene cosa sono gli OGM e cosa gira intorno al loro business. Lo disse già Henry Kissinger negli anni ’70:

CHI CONTROLLA IL PETROLIO CONTROLLA IL PAESE, CHI CONTROLLA IL CIBO, CONTROLLA LA POPOLAZIONE“.

Inizialmente, si parlava di eugenetica, che significa miglioramento della specie, cioè  tutti quegli interventi volti a migliorare alcune caratteristiche fisiche di una specie eliminando quelle biologiche considerate dannose.
L’eugenetica, per chi non lo sapesse, è stata da sempre il cuore della filosofia nazista. Seguendone i suoi principi infatti, i nazisti tentarono di eliminare le razze secondo loro inferiori, per preservare quella ariana.

Oggi dall’eugenetica, siamo passati all’algenia, che significa modificare, cambiare l’essenza di una cosa vivente (specie), allo scopo di perfezionarne le prestazioni. Essa  comprende anche la progettazione in laboratorio di organismi nuovi, i così detti OGM.
La domanda però, nasce spontanea:
“Ma scusate un pò, l’algenia, non lo fa la natura da sola già da milioni di anni?Cerchiamo di capire meglio cosa sta accadendo intorno a noi:


La Rockefeller Fondation, finanziò molti di quegli scienziati che, dopo la caduta di Hitler furono portati negli USA dove poterono continuare a studiare, ricercare, sperimentare e, successivamente, nel 1946, Nelson Rockefeller (fin dagli anni ’30 fissato di eugenetica), finanziò la campagna “rivoluzione verde“. Scopo della campagna era vincere la fame nel mondo in India, in Messico.
Questa campagna, pubblicizzava e raccomandava semi prodotti nei laboratori delle grandi multinazionali che davano raccolti favolosi.
Quei semi, sono il risultato degli studi finanziati dalla Rockefeller Fondation e risultano oggi brevettati dalla Dekalb (Monsanto) e dalla Pioneer Hi Bred (Dupon). Inoltre, le coltivazioni di questi semi hanno bisogno di antiparassitari, fertilizzanti e diserbanti studiati e prodotti apposta per quel tipo di seme OGM dalle stesse case fornitrici dei semi stessi: un vero e proprio monopolio.
Senza pensare che, quando si coltivava utilizzando i semi di Madre Natura, non erano certo necessari diserbanti delle Pioneer Hi Bred o della Monsanto, anzi, per selezione naturale, sono i semi più forti a sopravvivere… Da sempre…

Green-revolution


I contadini di quei paesi che, hanno introdotto l’allora “Campagna Verde”, si trovano oggi costretti a dover acquistare obbligatoriamente quelle sementi brevettate e tutto ciò che serve per la coltivazione delle piante, dai colossi che ne detengono il brevetto al prezzo che decidono loro.
Farsi i semi “in casa” come si è sempre fatto da migliaia di anni diventa un reato e quindi perseguibile dalla legge con sanzioni.
I piccoli agricoltori, ogni anno sono costretti a dover ricomprare i semi che prima si producevano da soli, dalle case produttrici e costretti anche a sostenere esorbitanti (per loro), costi di produzione e gestione.
ad oggi, le Multinazionali Monsanto e Syngenta, sono già titolari in Europa del 50% dei brevetti per i semi di pomodoro, paprica e cavolfiore.


Mentre L’EPO si appresta a concedere alla Monsanto nuovi brevetti su alcune qualità di cetrioli, broccoli, cipolle, meloni, lattuga, peperoncino e girasole, la UE in un comunicato del maggio del 2012 (un anno fa), aveva già esortato l’EPO dal concedere altri brevetti di semi che comunque mettono a rischio quelli che la natura offre da sempre.
Oltre a questo, già nel giugno del 2000, in Italia il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), aveva affermato che, le piante e l’alimentazione OGM, possono causare gravi rischi per la salute e l’ambiente.
Teniamo anche conto del fatto che, i test sui topi obbligatori per la tossicità degli OGM sono di soli 90 GIORNI, periodo assolutamente insufficiente per verificarne gli eventuali effetti cronici come ad esempio il cancro.
Per concludere, risulta molto strano che gli stessi colossi che propagandano tanto gli OGM, stiano oggi costruendo su un’isola di uno sperduto arcipelago nel mare di Barenz a circa 1.000 km dal Polo Nord, la banca delle sementi, che conterrà circa 3.000 specie di semi di piante del nostro pianeta: una vera e propria fortezza scavata nel granito con ogni tipo di antifurto ultramoderno che la rende impenetrabile.


Ovviamente, stranamente, i maggiori finanziatori di tale banca delle sementi sono proprio La fondazione Rockefeller, Monsanto e Syngenta, la Pioneer Hi-Bread che studia gli OGM per la DuPont a cui si è recentemente unito anche Bill Gates.
La studiosa e attivista Mira Shiva, medico Indiano, ha spiegato che, per esempio in India, vi sono varietà di riso fondamentali per la vita di milioni di persone.
Varietà in grado di resistere alle siccità, ai monsoni o alle inondazioni.
I colossi dell’Industria delle sementi, tra cui Monsanto e Syngenta, hanno fatto richiesta per brevettare proprio queste varietà di grano e se questi brevetti fossero concessi in India si arriverà alla fame.
Nel 2010 fu riscontrato un elevato grado di tossicità nel mais moon 810 un tipo di mais OGM.
Dobbiamo ricordarci che, tutto ciò che ci offre la natura da sempre, piante, animali, sono il bene più prezioso che abbiamo e concedere alle Grandi Multinazionali il monopolio dei semi di madre Natura è come consegnare nelle loro mani il futuro della nostra salute e della nostra sopravvivenza.


LA MONSANTO HA AVVELENATO CONSAPEVOLMENTE PROVOCANDO DEVASTANTI DANNI ALLA CRESCITA

Di Anthony Gucciardi
Secondo una notizia in via di diffusione appena rilasciata dall'agenzia stampa di un tribunale, la Monsanto viene portata in tribunale da decine di coltivatori di tabacco argentini che dicono che il gigante biotech li ha avvelenati consapevolmente con erbicidi e pesticidi e, come conseguenza, ha causato malformazioni alla nascita "devastanti" nei loro figli. Gli agricoltori stanno facendo causa non solo a Monsanto per conto dei loro figli, ma anche a molti giganti del tabacco. I difetti di nascita, che gli agricoltori dicono si sono verificati di conseguenza, sono molti e comprendono  paralisi cerebrale, sindrome di Down, ritardo psicomotorio, dita mancanti, e cecità.
Gli agricoltori provengono da piccole aziende agricole a gestione familiare nella Provincia di Misiones e vendono il loro tabacco a molti distributori degli Stati Uniti. Le famiglie di agricoltori dicono che aziende del tabacco importanti come la società Philip Morris hanno chiesto loro di usare erbicidi e pesticidi della Monsanto, assicurando loro che i prodotti erano sicuri. Gli agricoltori dichiarano nella loro denuncia che, affermando che le sostanze chimiche tossiche erano sicure, le imprese produttrici di tabacco hanno "ingiustamente causato l'esposizione dei genitori e querelanti per conto dei bambini a questi prodotti chimici e sostanze che loro sapevano, o avrebbero dovuto sapere, avrebbero potuto causare alla prole difetti di nascita devastanti".
La maggior parte degli agricoltori della zona hanno utilizzato il Roundup della Monsanto, un erbicida che ha come principio attivo il glifosato che si è dimostrato in grado di uccidere le cellule renali umane. E soprattutto, gli agricoltori dicono che le compagnie del tabacco hanno fatto pressione sugli agricoltori perchè usassero il Roundup della Monsanto, nonostante la mancanza di attrezzature di protezione. In altre parole, questi agricoltori, molti in gravi condizioni economiche - sono stati a diretto contatto con il Roundup in grandi concentrazioni, senza equipaggiamento protettivo (o anche esperienza o abilità nella manipolazione della sostanza). Tuttavia, gli agricoltori dicono che i giganti del tabacco hanno richiesto agli agricoltori in difficoltà di 'acquistare quantità eccessive di Roundup ed altri pesticidi'.
Ancora più scioccante, agli agricoltori è stato ordinato di sbarazzarsi degli avanzi di erbicidi e pesticidi in luoghi in cui vengono dilavati direttamente nella rete idrica. Poichè il Roundup della Monsanto è già noto per la contaminazione delle acque sotterranee, questa si presenta come una seria minaccia alle forniture d'acqua pura.
Gli agricoltori pongono fine alla loro denuncia esemplare con una spiegazione del perché le compagnie del tabacco hanno permesso che erbicidi e pesticidi della Monsanto venissero scaricati sulle piccole aziende familiari in quantità talmente grandi e acquistati in quantità eccessive. Nella loro denuncia, gli agricoltori dichiarano che le compagnie del tabacco sono state "motivate ​​da un desiderio di ingiustificato guadagno economico e profitto", senza alcun rispetto per i contadini e le loro bambine e bambini - molti dei quali sono ora affetti da gravi difetti alla nascita a causa dei prodotti della Monsanto.
Tradotto da Anna Moffa e pubblicato in I Lupi Di Einstein

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