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Venetex, la nuova moneta virtuale del Veneto

Ha preso ufficialmente avvio in Veneto il circuito di credito commerciale Venetex, strumento di pagamento che si fonda su una moneta virtuale, la “Venetex”, il cui valore nominale è assunto pari a un euro.
Il modello del sistema è mutuato dall’esperienza di Sardex, la “moneta complementare” nata in Sardegna nel 2010 e già replicata in altre nove regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania e Umbria). A supportare la partenza di Venetex è il circuito di 52 imprenditori che aderiscono a Venetwork, rete di aziende regionali già intervenuti con propri capitali e competenze a supporto di nove imprese locali e startup e che da oggi è anche partner di Venetex.
Come riporta il Gazzettino lo scopo è di creare un circuito di aziende di varia natura, con sede nella regione, preferibilmente piccole e medie, all’interno del quale lo scambio di beni e servizi è pagato con la moneta virtuale, ossia crediti maturati reciprocamente e che possono essere spesi nella rete degli associati in modo istantaneo e senza circuitazione di denaro. Oltre ad entrare a far parte di un sistema che consente vie “privilegiate” di business in un ambiente circoscritto e garantito, il metodo ha il vantaggio di evitare il passaggio per soggetti bancari o comunque finanziari nel caso di fabbisogno di liquidità o per il normale pagamento di fatture.
Nel solo mese di dicembre“, ha spiegato Gabriele Littera, presidente di Sardex,  “in Sardegna con Sardex sono stati transati oltre 100 milioni di crediti e sono ormai numerose le aziende che trasformano parte della busta paga dei lavoratori in crediti Sardex, da un lato mantenendo più agevolmente i posti di lavoro, dall’altro incentivando i consumi sul territorio”.


Ha aggiunto invece l’amministratore delegato di Venetex, Francesco Fiore, “potrebbero esserci da subito 500 mila persone fisiche, legate alle società aderenti, che potrebbero usare Venetex. Questa forma di credito, infine, non può essere accumulato, può soltanto essere speso e nelle altre regioni si è visto come la moneta virtuale circoli 10 volte più velocemente dell’Euro“.

Ripensare l'economia e la finanza

finanza etica

Di Salvatore Santoru

Al giorno d'oggi la nostra società è totalmente fondata sul primato totalizzante dell'economia e sulla conseguente mercificazione di tutti (o quasi ) gli aspetti concernenti l'esistente.
I valori culturali,etici,artistici o spirituali sono considerati secondari in quanto poco redditizi, e appaiono persino disfunzionali rispetto alle esigenze dell'homo oeconomicus.



Bisogna precisare che il problema non è l'economia in quanto tale.
Difatti essa deve essere riformata,ripensata, e essenzialmente deve avvenire un cambio di paradigma che ponga l'economia al servizio dell'essere umano, e non il contrario come avviene oggi. 

 Difatti sostanzialmente  nella società attuale è l'essere umano a servizio dell'economia e del sistema monetario da cui dipende.
Ci si ritrova ad essere schiavi di catene invisibili,di eterni debiti, di un sistema economico sempre più dipendente dal dominio della finanza ( economia " virtuale " quindi ) e di quei gruppi di potere ( banche,istituti di credito ecc ) che gestiscono il gioco .



L'economia deve tornare ad essere uno strumento costruttivo per il miglioramento della propria vita, e per far sì che avvenga ciò bisogna lasciarsi alle spalle l'attuale dominio economicista.



Un'economia seria e consapevole deve essere basata su cose concrete come il miglioramento della propria qualità di vita ( sicurezza e stabilità economiche per fare un'esempio ) e non tanto sull'andamento della borsa di Wall Street e tutte queste cose tipiche dell'economia/casinò dominante, e che dividono i tanti economisti mainstream, e su ciò è interessante cosa disse l'antropologa Ida Magli : " soltanto gli economisti, come i dittatori, si dimenticano dell'esistenza degli uomini ".



Spesso ci si imbatte nei soliti battibecchi tra i vari economisti appartenenti a questa o quell'altra divisione ideologica : c'è il liberista che dice che la crisi o tutti gli errori sono opera della spesa pubblica e dell'ingerenza statale, il keynesiano che invece dà la colpa al " libero mercato",il marxista secondo cui tutto deve essere ricondotto semplicemente al mercato capitalista in quanto tale ecc ecc.



Tutte queste visioni economiciste non tengono conto di ciò che dovrebbe interessare di più, ovvero del ruolo che dovrebbe avere l'economia nel miglioramento delle condizioni umane.

Riflettendoci un'attimo inoltre si può dire che tante delle idee economiche possono offrire degli spunti interessanti per la costruzione di un'economia veramente seria e responsabile.

Difatti, la teoria keynesiana ci illustra i pericoli derivati dall'eccessiva deregolamentazione, quella liberista dell'eccessivo interventismo statale e quella marxista di molte contraddizioni del sistema capitalista, e così via .

Usando alcuni concetti condivisibili di questa o di quella teoria si potrebbe dare uno spunto per una nuova economia che funzioni veramente per il bene individuale e collettivo.

Inoltre l'etica dovrebbe avere un ruolo sicuramente importante ed essere posta a a fondamento di una nuova economia, mentre oggi in questo settore sembra essere quasi del tutto assente.



Si dovrebbe creare un'economia e una finanza che rompa con l'attuale status quo basato sul dominio dell'alta finanza, sulla speculazione ecc, e che si fondi su un modello più umano,etico,sostenibile e consapevole.

Un'economia che abbia a cuore prima di tutto gli interessi dei cittadini piuttosto che quelli dei banchieri o dei grandi speculatori, come avviene adesso.

Come uscire dalla crisi: la moneta complementare


Di Cristiano Botti
http://dharmablog.net

Ovunque rivolgiamo l’attenzione risulta ormai palese l’inevitabilità di un fatto: il nostro paese, come tanti altri, è tremendamente in crisi economico-finanziaria.
Dati alla mano la maggior parte delle aziende non solo fanno fatica a guadagnare, ma in molti casi ci rimettono, continuando a reinvestire il denaro accumulato in tempi migliori con la speranza che le cose cambino. Per non parlare delle persone, Confesercenti ha misurato che 6,2 milioni di italiani non si nutrono abbastanza, ovvero il 10% della popolazione.
Ma da cosa è dovuta questa crisi?
Oltre al sistema economico-finanziario a debito che trasforma la moneta in un fine e non in uno strumento di misurazione per facilitare lo scambio (per approfondire vedi il mio articolo ‘Come uscire dalla dipendenza del denaro’), la crisi attuale è dovuta da un fattore molto semplice: la mancanza di moneta in circolazione. In molti casi non ci manca né la voglia di lavorare, né la voglia di crescere insieme arricchendo la nostra economia tramite lo scambio di beni e servizi necessari al nostro vivere quotidiano.






L’indice macroeconomico di riferimento è la cosiddetta “massa monetaria” M1, ovvero la quantità di denaro in contanti più i saldi dei conti correnti. Nel primo trimestre del 2011, M1 subì una contrazione del 40%; un vero e proprio tonfo. Vuol dire che quello che a dicembre 2010 era acquistabile a 10,00 euro, per poterlo ancora vendere bisognava metterlo a 6,00 euro.
Da allora sono rimaste intatte le cause che hanno portato alla diminuzione di M1:
1.la Bce non ha rispettato la decisione del suo stesso Consiglio direttivo del dicembre 1998, ovvero la decisione di aumentare la quantità di euro in circolazione del 4.5% all’anno.
2. Essendo l’euro la moneta più forte del mondo, rende più vantaggioso importare piuttosto che produrre. Importare merce vuol dire esportare denaro e si riduce, quindi, la massa monetaria M1.
Coloro che inconsapevolmente sperano in una ripresa rimarranno profondamente delusi. La situazione andrà inevitabilmente a peggiorare visto che oltre a non essere previsto un aumento della massa monetaria nel nostro territorio, a partire dal 2015 il trattato denominato Fiscal Compact entrerà in vigore, quindi da quell’anno e per i successivi venti (20) l’Italia dovrà tagliare la spesa pubblica di 45 miliardi di euro ogni 12 mesi, in modo da riportare alla soglia del 60% il rapporto debito/Pil. Insomma se ne intravedete la portata, siamo messi male.
Siamo arrivati ad un punto in cui questa élite di banchieri privati a capo della BCE sta smettendo di emettere moneta in circolazione creando così una deflazione che comporta la perdita del potere d’acquisto. Se ci sono meno soldi in circolazione, è ovvio che non è possibile scambiare beni e servizi tra i cittadini di uno stesso contesto economico, di conseguenza viene impedito anche alle attività commerciali di investire verso nuovi progetti per mancanza di liquidità. Tutto ciò comporta  a catena una serie di fattori come ritardi di pagamento, insoluti, fallimenti, pignoramenti e altri contesti dannosi non solo per le singole attività commerciali, ma per l’intera economia territoriale e nazionale. Come se non bastasse, questa situazione porta maggiormente ad incrinare le relazioni sociali fra individui ed aziende, creando debiti o mancati pagamenti che spesso non sono per deliberata volontà di nuocere, ma per mancate possibilità, ritrovandoci a farci guerra l’un con l’altro quando tutti siamo sulla stessa barca, vittime di un sistema perverso di creazione ed emissione della moneta.
La situazione prevista per i prossimi anni è delle peggiori a livello di moneta Euro, ma noi siamo destinati ad essere vittime inevitabili di questo sistema o possiamo fare qualcosa per uscirne?
La risposta è SI, non solo possiamo fare qualcosa…possiamo fare molto!
Esistono già modelli economici complementari da poter utilizzare in maniera parallela all’Euro sia tra privati che fra aziende, per continuare a scambiarci beni e servizi bypassando in parte il sistema che ci viene imposto attualmente.
Usare monete complementari all’euro sta diventando una moda in tutta Europa. Ovvero si stanno usando strumenti di pagamento che integrano la mancanza di euro che si trovano in circolazione.
Per farlo, è necessario lasciar salva in euro la parte relativa alla fiscalità: il Fisco accetta solo quelli. Per il resto, c’è libertà d’azione.
In Italia e in molti Paesi europei, si sta registrando un’intensa fioritura di monete complementari, infatti esistono intere comunità che ne fanno largo uso, sia in formato cartaceo sia in formato elettronico. Sono famosi il Comune di Nantes, in Francia, o anche la comunità sarda che ha introdotto il Sardex, in formato solamente elettronico.
La migliore soluzione è agire su due fronti, nessuno secondario, integrando la massa monetaria con mezzi di pagamento alternativi e perfettamente legali e, parallelamente, ricostruire le relazioni sociali fra le persone nel territorio.
Per integrare la massa monetaria, i mezzi che possiamo usare sono sostanzialmente due:
1. una moneta complementare su base fiduciaria;
2. un sistema di compensazione multilaterale tra aziende su base legale.
Il primo può essere usato da tutti, mentre il secondo è un circuito di credito commerciale più comunemente chiamato ‘credito compensativo tra aziende.’
L’importante è che i due strumenti non devono mai sovrapporsi. Possono seguire percorsi paralleli, ma mai è possibile stabilire un interscambio tra i due, proprio perché sono inquadrati diversamente a livello giuridico.
Andiamo a comprendere meglio cosa sono questi circuiti diversi ma paralleli.
Lo strumento di pagamento più diffuso ed affermato tra le monete complementari si chiama Scec.
La sua corretta circolazione è assicurata dall’associazione no profit Arcipelago Scec, che da anni opera in tal senso e ha sviluppato tutto il necessario know how giuridico ed economico.
Lo Scec, fiscalmente, è inquadrato come buono sconto, ma svolge la funzione di moneta al momento in cui viene accettato volontariamente dai negozianti e speso nuovamente per ulteriori acquisti.
L’accettazione volontaria rinforza la fiducia tra chi compie gli scambi, quindi va a ricostruire quello che l’attuale sistema monetario sta lacerando, ovvero i rapporti sociali.
Non a caso gli Scec sono una rappresentazione di un atto di fiducia circolare. Come detto prima sono distribuiti gratuitamente dall’associazione Arcipelago SCEC con criteri pubblici, trasparenti ed uguali per tutti; vengono usati in percentuale con gli Euro determinando un minor costo quando acquistiamo. Gli Scec sono:
- un mezzo per sviluppare fiducia e coesione sociale;
- un patto tra famiglie ed imprese per trattenere e far circolare la ricchezza nei propri territori;
- un atto di Solidarietà concreta per ridurre i prezzi senza diminuire i redditi.
L’utilizzo dello Scec aiuta le nostre aziende, restituendo maggiore potere d’acquisto alle famiglie e riconsegnando benessere e sovranità ai nostri territori.
gli SCEC
Essendo su base volontaria e fiduciaria lo Scec non ha alcun valore legale, quindi è esente da carico fiscale (a meno che non venga utilizzato al 100% in maniera non occasionale) ma allo stesso tempo non è possibile perseguire nessuno in caso di mancato pagamento.
E’ uno strumento adatto per gli scambi tra privati e aziende e solo occasionalmente per gli scambi tra aziende, in quanto queste ultime hanno bisogno di maggiori certezze come i crediti compensativi che andremo ad analizzare.
Intanto per capire meglio come usare lo SCEC, come diventarne accettatore e dove utilizzarlo attualmente visita il sito ufficiale: www.scecservice.org
Proprio perché lo Scec non ha alcun valore legale ed è su base completamente volontaria, (ognuno è libero di cambiare in qualsiasi momento la percentuale di Scec accettata) non sempre è un metodo funzionale per gli scambi fra aziende. Per questo esiste tra le aziende il ‘circuito di credito compensativo’, come il Sardex ad esempio, che è usato da circa 1000 attività commerciali in Sardegna.

sardex
Il circuito di credito compensativo non è un’invenzione recente, basti pensare che il WIR in Svizzera esiste dal 1934 ed è considerato il plus-ultra in tale contesto.
I circuiti di credito avvengono spesso anche fra multinazionali, famoso ad esempio è stato il suo ingente utilizzo quando Microsoft acquisì Google. E’ uno strumento molto potente di beneficio collettivo e sostenibile, quindi capiamo meglio di cosa si tratta.
Il credito compensativo non è nient’altro che un baratto multilaterale tra aziende che può avvenire sia in percentuale che a totale importo rispetto al costo del bene o servizio offerto, in relazione agli accordi che vengono stipulati nel momento in cui un’azienda entra a far parte del circuito.
Banalmente: se un’azienda A ha un credito nei confronti di un’azienda B per 3.000,00 euro e l’azienda B ha un credito di pari importo nei confronti di A, i due crediti si annullano.
Ma quasi mai si dà questo caso.
La compensazione avverrà in modo multilaterale, ovvero coinvolgendo tutte le aziende del circuito.
L’azienda A fa una fornitura per il valore di 3.000,00 euro all’azienda B. L’azienda A potrà “spendere” il suo credito verso qualsiasi azienda del circuito, che lo accetterà come mezzo di pagamento. Il credito potrà essere anche frammentato fra più aziende.
Le aziende che accettano il credito dell’azienda A o anche una sua parte avranno a loro volta un credito per la fornitura concessa ad A.
L’azienda B andrà a debito di 3.000,00 euro, debito che dovrà “ripagare” fornendo un pari importo di beni o servizi alle aziende del circuito che lo richiederanno.
Questi debiti e crediti non avranno interesse, essendo unicamente di natura commerciale.
Per vigilare la corretta compensazione dei crediti con i debiti, sarà costituito un ente terzo.
La vigilanza avverrà redigendo un rating dei comportamenti virtuosi e facendosi garante degli scambi commerciali. La garanzia è fondamentale per dare certezza ai contraenti.
Ecco un video dimostrativo di come può essere usato: http://www.sardex.net/come-funziona/#up
Il circuito compensativo ha corso legale, quindi è soggetto ad IVA e a fatturazione, perciò per tale motivo è normalmente interesse di tutte le aziende facenti parte alla camera di compensazione essere a 0 nel momento in cui si deve versare l’IVA.
Ci sono vari circuiti sia di moneta complementare come lo Scec, sia di credito compensativi fra aziende, che stanno nascendo in tutta Italia e vi consiglio di informarvi se ne esistono già alcuni nella vostra zona. Dal nostro canto, essendo in Toscana, siamo già attivi per ampliare il circuito Scec a livello territoriale e in parallelo siamo in procinto di attivare un circuito di crediti compensativi fra aziende. Fra i lettori toscani che ne vogliono sapere di più, potete contattarmi dopo aver cliccato su questo link: http://dharmablog.net/contatto/
Con voglia di creare un modello economico più sostenibile ed equo, un abbraccio :)


Oltre l’euro, la moneta complementare. Un’idea per uscire dalla crisi


Banconote












Di Alessio Mazzucco
http://www.eastjournal.net/

C’è chi odia l’euro, chi lo incensa. Dall’inizio della crisi dell’euro il dibattito continentale si è ancorato alla questione monetaria, considerata la chiave di volta della nostra Unione (ahimè, quanta aridità d’intenti!). Quel che si può fare è arricchire il dizionario (e il dibattito) politico europeo di un’altra istituzione al fianco della moneta unica, un’istituzione che risponda alle necessità dell’economia reale soffocata dalla crisi e dalla ristrettezza del credito: sto parlando della moneta locale, anche se sarebbe più corretto definirla complementare.

L’idea delle monete complementari non è nuova, né recente, ma affonda le radici nello studio della proposta keynesiana di Bretton-Woods, la creazione, cioè, di una moneta come unità di conto internazionale (il bancor) che misuri gli avanzi e i disavanzi commerciali dei paesi. Il fine ultimo: la compensazione multilaterale dei rapporti commerciali tra i paesi. La moneta complementare segue lo stesso principio.

Come funziona in sintesi

Si immagini un distretto industriale in cui operano A, B, C e D (quattro imprese collegate tra loro da scambi reciproci). Per semplificare descriverò un modello semplice. A cede beni a B, B a C, C a D e D ad A. Poniamo quindi una valuta come pura unità di conto, una misura che determini il valore degli scambi; si nomini l’unità di conto complemento e si ponga che abbia un rapporto con l’euro di 1:1. Lo scopo di questa valuta, del complemento, è misurare i rapporti di credito e debito tra le quattro imprese; in particolare, immaginando che scambino beni per un valore fisso di 10, si consideri A in credito verso B di 10 e in debito verso D di 10, e così via nella catena.

Ora, in un sistema monetario così come noi lo conosciamo, B dovrebbe ripagare A per 10 euro e dovrebbe ricevere da C 10 euro. Che i 10 euro vengano dalle proprie riserve liquide o da un prestito bancario (quindi un “acquisto” di moneta per 10 euro a fronte di interessi) non ha importanza: il nocciolo fondamentale è che nel sistema come noi lo conosciamo ci deve essere un passaggio di moneta per chiudere il rapporto economico aperto con lo scambio dei beni.

Cosa avviene in un sistema di moneta complementare? I crediti e i debiti delle quattro imprese non sono rapporti bilaterali (ovvero non si considera A in credito verso B per 10 complementi), ma sono considerati rapporti aperti con l’intera comunità delle quattro imprese (A è in credito di 10 complementi verso il distretto economico). Avviene così un passaggio di merci che non ha bisogno di un passaggio di moneta: i crediti e i debiti delle quattro imprese si compensano in quanto debiti e crediti nei confronti dell’intera comunità e non tra le singole imprese. In questo modello semplice, alla fine del ciclo di scambi, la compensazione dei rapporti economici riporta il sistema in una situazione di equilibrio, in cui nessuno ha debiti o crediti nei confronti di qualcun altro. Risultato: le quattro imprese hanno scambiato tra loro beni senza alcun passaggio di moneta euro, ovvero non hanno preso a prestito moneta col fine degli scambi (né dovranno pagare interessi corrispondenti).

Il modello semplificato permette di capire a grandi linee il funzionamento. La domanda che rimane è: a cosa potrebbe essere utile? E soprattutto: perché serve un altro tipo di moneta?

A cosa serve?

La moneta, secondo la teoria contemporanea, è quella merce che racchiude in sé tre funzioni: unità di misura (per tenere il conto dei rapporti economici di credito e debito); il mezzo di scambio o pagamento (per chiudere un rapporto pre-esistente); riserva di valore (ovvero una merce che può essere stoccata indefinitamente senza costi oltre l’inflazione). La teoria che sussiste alla moneta complementare definisce la moneta come un’istituzione appositamente creata per il funzionamento del mercato che svolge il ruolo di unità di misura (i 10 complementi di cui sopra) separatamente dalla funzione di mezzo di scambio. In breve, la moneta è innanzitutto unità di misura, e il mezzo di scambio è un qualsiasi bene o servizio che chiude il rapporto economico; nel caso del distretto industriale, il mezzo di scambio è propriamente la compensazione tra i rapporti.

La moneta complementare entra così nell’economia reale come alternativa (o appoggio) alle imprese soffocate dal sistema creditizio, quelle imprese, ad esempio, che non riescono ad accedere ai prestiti (propriamente l’acquisto di moneta a fronte di un pagamento d’interesse) non tanto per propria incapacità a produrre, ma per la stretta dei crediti nel sistema bancario.

Senza abbattere l’euro

Il rapporto con l’euro e con l’Europa? Nessuno vuole abbattere l’euro (o propone di farlo). Possiamo dirci europei ben al di là dell’appartenenza a un comune sistema monetario. La moneta complementare non vuole sostituirsi alla moneta unica, ma creare un sostegno all’economia reale, fornire strumenti alle imprese e ai distretti industriali per sfuggire alle maglie del sistema creditizio tradizionale. La moneta complementare è una semplice istituzione, uno strumento, nient’altro, che, dato in mano alle comunità sociali, politiche ed economiche che ne hanno necessità potrebbe rimettere in movimento il ciclo produttivo ed economico senza risentire degli attriti e delle distorsioni attuali dell’euro.

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Qualche esempio di sistema complementare attuale funzionante: Wir, Sardex

Fonte:http://www.eastjournal.net/economia-oltre-leuro-la-moneta-complementare-unidea-per-uscire-dalla-crisi/30332

http://socialforge.org/2013/04/13/oltre-leuro-la-moneta-complementare-unidea-per-uscire-dalla-crisi/

No all’economia delle banche: in Francia arriva la moneta locale



Di Eleonora Cosmelli

CHE COS’È LA MONETA LOCALE - Una moneta locale o complementare all’euro? Non è una nuova proposta del MoVimento Cinque Stelle, né uno dei soliti voli pindarici della Lega Nord (anche se, in occasione della campagna elettorale per le Regionali, Roberto Maroni ha proposto di introdurre in Lombardia una valuta locale da affiancare alla moneta unica). Si tratta di un progetto che sta per realizzarsi in Francia, in particolare a Nantes, in Bretagna. Portato avanti fin dal 2006, è un esempio di collaborazione tra l’allora sindaco della città, Jean-Marc Ayrault, attuale primo ministro socialista francese, e due professori della Bocconi di Milano, Massimo Amato e Luca Fantacci. Un terzetto abbastanza curioso, che dimostra come, in realtà, l’idea di una moneta locale non sia, di per sé, né “di destra” né “di sinistra”: è una scelta che deve essere presa dalla comunità interessata, e che può rivelarsi utile per incrementare gli scambi locali, favorendo la cosiddetta economia locale.
 .
UNA MONETA DIVERSA - Lo scopo primario della nuova moneta sarebbe quello di risolvere la questione dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Anche per questo il suo utilizzo sarebbe limitato a coinvolgere i lavoratori, le imprese e i servizi pubblici: si tratta di una camera di compensazione, che serve a contabilizzare gli scambi di acquisti e vendite che le imprese compiono tra loro in un’unica contabilità chiusa, cosicché una vendita corrisponde a un credito e un acquisto a un debito (in modo multilaterale: ovvero, con la possibilità di risarcire un “debito” contratto con un’impresa acquisendo un credito con un’altra impresa). Lo scopo è far tornare periodicamente i conti a zero, arrivando a non avere più crediti né debiti. Cosa c’è di interessante in questo modo di concepire la moneta? Che questa non considera il denaro una riserva di valore, ma conta solo il valore di scambio. In altre parole, il denaro necessita di essere convertito in beni, e l’idea stessa di risparmio verrebbe riferita non più alla moneta in sé, quanto ai beni materiali, che hanno un valore “reale”.
 .
VANTAGGI RECIPROCI? - Non si tratta di una novità assoluta. La Svizzera, nel 1934, è stato il primo Paese a crearne una, il Wir. Attualmente gli Stati Uniti ne presentano un centinaio, e sia la Germania che la Spagna, Paesi che, nel bene e nel male, rappresentano due simboli della crisi finanziaria europea, ne hanno adottata una propria in determinate località. In questi casi, la moneta complementare ha avuto risultati per lo più positivi sulle economie delle varie comunità.
La novità di Nantes è che sono coinvolte non solo le imprese, ma gli stessi lavoratori. Questi avranno la possibilità, dietro accordo con le imprese, di essere pagati in moneta locale in una certa percentuale. Questa ha un rapporto di cambio 1 a 1 con l’euro ma non può essere convertita, avendo lo scopo di rimanere “chiusa” nella camera di compensazione. Essendo una moneta elettronica, secondo Amato, evita anche il rischio di evasione fiscale.
Soprattutto, si tratta di un sistema che va a vantaggio non solo delle imprese e dei lavoratori, che potrebbero andare incontro a tutte queste facilitazioni di pagamento e guadagno, ma delle banche stesse. Basti pensare che sarà proprio una banca pubblica comunale a gestire la nuova moneta, in modo da risolvere il problema del ritardo nei pagamenti dalle pubbliche amministrazioni alle imprese. Inoltre, la camera di compensaazione che si strutturerebbe non gestisce tutto il credito delle imprese,  ma finanzia solo la parte del capitale circolante, quello che si utilizza in un periodo che va da 1 fino a 4 mesi al massimo. Dunque le banche continuerebbero a occuparsi di tutto il capitale rimanente, con il vantaggio di avere a che fare con aziende meno indebitate, e dunque più affidabili. Meno rischio significa meno riserve bancarie, e quindi risparmio. In sostanza, secondo il prof. Amato, questa moneta locale propone una soluzione alternativa, non appellandosi a una rottura “traumatica” con il sistema bancario nazionale ed europeo, ma ad una sorta di collaborazione basata sull’indipendenza e sulla collaborazione reciproca. Vedremo, quando partirà, se veramente contribuirà a migliorare le condizioni delle imprese e dei lavoratori.

Fonte:http://dailystorm.it/2013/04/16/no-alleconomia-delle-banche-la-moneta-locale-in-francia/

Almeno 1200 catalani si autogestiscono con moneta, educazione e sanità propria


Di Nuria Bonet Icart
http://www.20minutos.es

Hanno una moneta propria. Hanno un sistema sanitario, una rete educativa e delle officine autogestite. Sono una cooperativa auto-gestita e auto-organizzata, in cui gruppi di persone vivono al di fuori del sistema, prendendo decisioni nelle assemble, basando l'organizzazione sulla fiducia. In Catalogna, ci sono già 1.200 cittadini che hanno scelto questo modo di vita e l'attuazione di queste comunità si sta diffondendo. La crisi e il movimento degli Indignados, ha dato loro la giusta spinta.

Ne la calle Sardenya di Barcellona, vicino alla Sagrada Familia, tre anni fa si era stabilita la Cooperativa Integral Catalana (CIC), nel centro Aurea Social. In un edificio di tre piani, con una tettoia e con un nuovo giardino urbano, si sono coordinati e si sono svolti varie attività come doposcuola, centri sanitari e alloggi, oltre a laboratori e corsi per tutte le età.

-Apre il primo CAPS

Il CAPS, per i membri della cooperativa, non è un ambulatorio ma un Centro de Autogestiòn Primaria de Salud. Vi si possono trovare persone "facilitadores de salud" che accompagnano i pazienti nel cercare soluzioni ai problemi di salute con la medicina generale. Non vi è gerarchia e e se vi sono problemi come fratture agli arti e cose del genere, "andiamo al pronto soccorso", spiega Xavier Borrás, uno dei primi soci della Cooperativa.

In una delle camere spaziose e moderne del palazzo, si trova un asilo nido per i bambini di età compresa tra gli zero e i tre anni. I genitori si sono organizzati nel prendersi cura ed educare i figli. Oltre ai 30 € per registrarsi nella cooperativa (somma che viene ritornata qualora il partner lasciasse la cooperativa), non si dovranno pagare altri soldi. Si può pagare con le ore di lavoro o con l' "ecos", una moneta propria.

Si tratta di una "moneta libera", che non è stampata e che serve per qualsiasi commercio che si vuole fare all'interno della rete o anche a coloro che forniscono servizi esterni alla rete, come per esempio da un'oculista o dagli agricoltori. Il CIC utilizza il sistema comunitario di scambio (Community Exchange System, CES), un software online per la gestione della moneta.
L' "ecos" è la "moneta libera", adottata dalla Cooperativa, dall'Ecoxarxes, Núcleos de Autogestión Local e Proyectos Autónomos de Iniciativa Colectivizada. Essa serve per acquistare prodotti 100% ecologici, oltre a pagare il dentista, parte del canone di locazione sociale o l'asilo per i bambini. Ogni eco è equivalente ad un euro circa. Un membro attivo della Cooperativa spiega che si può vivere con circa 150 ecos-base al mese. Col termine "base" si definiscono i prodotti che si vogliono condividere quel mese. Con questo contributo, si paga il cibo e si da un contributo volontario al sistema sanitario pubblico autogestito.
Tra queste caratteristiche, vi è anche un ufficio per la casa, dove si consigliano le azioni da usare a coloro che rischiano lo sfratto. Essi vengono informati delle lacune esistenti nel sistema in modo da trarne beneficio. Si sta incoraggiando l'affitto sociale e le "masoveries urbanes", una formula che viene a recuperare la figura catalana del "Masover", una persona o una famiglia che vive e gestisce una casa di campagna che è di proprietà di un altro.

-In conclusione

"Non cerchiamo di andare contro il sistema, ma di andare fuori dal sistema", spiega Borras. Dopo anni di proteste, "ora è il momento di agire", continua a chiarire questo storico membro del CIC, che era nato con un centinaio di membri e che è aumentato di 12 volte. L'organizzazione ha ricevuto impulso dall'attivista Enric Duran, il Robin Hood delle banche.
Questo sistema è in espansione in tutta la Catalogna e nella penisola, oltre che in Italia e in Francia.

Fonte:http://www.20minutos.es/noticia/1774218/0/1200-catalanes/se-autogestionan-con/moneda-educacion-sanidad-propia/

Traduzione di NexusCo

http://ienaridensnexus.blogspot.it/2013/04/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono.html

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