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La storia della morte della diciassettenne olandese Noa Pothoven



Una ragazza olandese di 17 anni che era stata ripetutamente aggredita sessualmente da bambina è morta domenica scorsa ad Arnhem, nei Paesi Bassi. Il giornale olandese AD scrive che la notizia è stata confermata dalla sorella. Nonostante molti giornali italiani abbiano dato grande spazio alla storia sulle loro prime pagine e parlino di “eutanasia” – che nei Paesi Bassi è legale anche per persone con disturbi mentali e per pazienti minorenni, naturalmente solo a certe condizioni – i giornali olandesi hanno dedicato invece pochissimo spazio alla notizia, e senza molti dettagli: raccontano che Pothoven è morta “in un letto d’ospedale nel salotto di casa sua” ma non parlano né di eutanasia né di suicidio assistito. Per quel che se ne sa adesso, la ragazza aveva smesso di mangiare e di bere, usando i suoi ultimi giorni per salutare la famiglia e le persone a lei care. Non è nemmeno chiaro se Noa Pothoven sia stata accompagnata nella morte con una sedazione profonda, ma se così fosse non sarebbe comunque un’eutanasia avallata legalmente.
Noa Pothoven era una ragazza conosciuta, nel suo paese. Aveva da poco pubblicato un’autobiografia che nei Paesi Bassi aveva ricevuto diversi riconoscimenti, intitolata  “Winnen of leren” (“Vincere o imparare”), in cui raccontava le violenze sessuali che aveva subìto e la sua sofferenza. Pothoven era stata aggredita per la prima volta quando aveva 11 anni durante una festa della scuola, poi di nuovo un anno dopo, ed era stata violentata da due uomini quando aveva 14 anni, in un vicolo della sua città. Di tutto questo non aveva parlato con i suoi genitori «per paura e vergogna», e aveva invece iniziato a scrivere un diario che poi era diventato il libro e in cui racconta che, dopo anni, il suo corpo «si sentiva ancora sporco»: «Rivivo quella paura e quel dolore ogni giorno».
Noa Pothoven soffriva di disturbi da stress post traumatico, depressione, anoressia e autolesionismo: più volte avrebbe tentato il suicidio, secondo i giornali olandesi, e aveva anche smesso di andare a scuola. Lo scorso dicembre il quotidiano locale Gelderlander aveva raccontato la sua storia, fatta di lunghi ricoveri forzati in ospedali e centri specializzati: «Un inferno», aveva scritto la ragazza nella sua autobiografia. Il giornale parla delle decisioni prese in tribunale di mandarla in un centro di cura per impedire che si suicidasse, e delle umiliazioni e delle misure coercitive subite. «Mi sento quasi una criminale, mentre nella mia vita non ho mai rubato nemmeno una caramella da un negozio», aveva scritto. La madre aveva raccontato al giornale che Pothoven era stata ricoverata in tre diversi istituti, ma che in quello più adatto a lei c’erano delle lunghe liste di attesa; e dice anche che a un certo punto la figlia aveva dovuto essere nutrita con un sondino in ospedale per un anno, visto che non voleva bere né mangiare, che era molto sottopeso e che i suoi organi vitali rischiavano di essere compromessi.
Lo scorso dicembre la ragazza aveva contattato autonomamente una clinica specializzata dell’Aja, per sapere se fosse idonea all’eutanasia o al suicidio assistito. Le avevano risposto di no, scrive Gelderlander, riportando le parole della ragazza: «Pensano che io sia troppo giovane per morire. Pensano che dovrei portare a termine il percorso di recupero dal trauma e aspettare che il mio cervello si sviluppi completamente. Non accadrà fino a quando non avrò 21 anni. Sono devastata, perché non posso più aspettare così tanto».
Gelderlander scrive anche che i genitori avevano scoperto della sofferenza della figlia e delle sue intenzioni dopo aver trovato in una busta di plastica, durante le pulizie nella sua stanza, delle lettere di addio indirizzate a loro, ad amici e conoscenti: «Sono rimasta scioccata», ha detto la madre. «Non avevamo capito. Com’è possibile che voglia morire? (…) Solo da un anno e mezzo sappiamo quale segreto ha portato con sé nel corso degli anni», diceva nel 2018.
Poi, su Instagram, Noa Pothoven aveva annunciato di aver smesso di mangiare e di bere perché la sua sofferenza era diventata «insopportabile». I due giornali olandesi che hanno dato notizia della sua morte hanno riportato il testo di quel suo ultimo messaggio, nel frattempo rimosso. La ragazza diceva di aver preso una decisione «definitiva», dopo tante «discussioni e ripensamenti». Scriveva che la sua non era una «decisione impulsiva» e che da molto tempo ormai non era più viva: «Sopravvivo, ma nemmeno quello. Respiro, ma non sono più viva». Infine, aveva annunciato che entro dieci giorni sarebbe morta.
I principali giornali italiani, le agenzie di stampa e alcuni giornali inglesi hanno ripreso la storia di Noa Pothoven sostenendo che la ragazza avesse chiesto e ottenuto di essere sottoposta all’eutanasia, ma è una versione ad oggi senza fondamento, e probabilmente anche per questo motivo i giornali olandesi dedicano minore spazio alla storia, tragica ma che non riguarderebbe l’eutanasia legale. Una prima ricostruzione lascia pensare che la notizia dell'”eutanasia legale” sia stata data dallo screditato tabloid inglese Daily Mail, che è fonte abituale di molti quotidiani italiani: e dai quotidiani italiani stia arrivando in queste ore su altri siti di news internazionali. Mercoledì mattina alcuni giornali italiani, tra cui Repubblica, hanno modificato la versione originale del loro articolo.
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Dove chiedere aiuto
Se sei in una situazione di emergenza, chiama il 118. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 199 284 284 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.
Puoi anche chiamare i Samaritans al numero verde gratuito 800 86 00 22 da telefono fisso o al 06 77208977 da cellulare, tutti i giorni dalle 13 alle 22.

Belgio, giudice ordina il rimpatrio di sei bambini figli di affiliate all'Isis

Di Franco Grilli
Un giudice belga, con una sentenza, ha imposto al governo di Bruxelles il rimpatrio di sei figli minorenni di due cittadine belghe che si sono unite all'Isis in Siria.
Una decisione che ha fatto scoppiare la polemica nel Paese, lasciando allibite le istituzioni e l'opinione pubblica locale.
Tatiana Wielandt, 26 anni, e Bouchra Abouallal, 25, sono due tre delle seicento donne catturate dai curdi e sono attualmente detenute con i bambini nel campo di Al-Hol, al confine tra Siria e Iraq, che viene descritto essere un campo di prigionia dove non vengono rispettati i diritti umani. Da qui la decisione del giudice, che impone a Bruxelles di assicurare il rientro in patria entro 40 giorni, pena il pagamento di 5mila euro per ogni giorno che i minori trascorreranno lontano da casa, fino a un massimo di un milione di euro.
In attesa di capire se l'esecutivo farà o meno ricorso contro la sentenza, un portavoce del ministero degli Esteri ha annunciato che il suo ministero analizzerà la questione con i colleghi del dicastero della Giustizia e dell'Interno.

BELGIO, I DIRIGENTI DEL PARTI ISLAM: 'Non c'è parità tra uomo e donna, vogliamo instaurare la Sharia'

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Di Salvatore Santoru

“Se c’è parità tra uomo e donna? No, non c’è”. 

Lo ha recentemente sostenuto il vice-presidente del partito islamista belga 'Parti Islam Talal Magri.



Più specificatamente, Magri ha dichiarato ciò in un'intervista fatta da Eugenia Fiore per il sito web 'Gli Occhi Della Guerra'(2).
Inoltre, il presidente del partito Abdelhay Bakkali Tahiri ha sostenuto di non aver paura a dire che il suo partito vuole instaurare la Sharia nel paese europeo.

NOTE:


(1) https://fr.wikipedia.org/wiki/ISLAM_(parti_politique_belge)


(2) http://www.occhidellaguerra.it/partito-islamico-donne/

Belgio, presentatrice di colore sommersa di insulti: "Sei troppo nera"

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Di Ivan Francese
A causa del colore della sua pelle, da mesi viene sommersa di insulti a sfondo razzista.
Dopo settimane e settimane di calvario, ha deciso di non tacere e denunciare tutto. Lo ha fatto con un video-appello di cinque minuti pubblicato su Facebook, dove sapeva che avrebbe avuto la massima visibilità.
Ha raccontato che un telespettatore ha telefonato alla redazione di Rtfb - la televisione pubblica per cui lavora - e si è lamentato perché la Djunga, che si occupa di presentare le previsioni del tempo, era "troppo nera". Non solo: la giovane professionista racconta di essere stata inondata da un mare di fango, con decine di messaggi razzisti che si sono succeduti nei mesi.
La televisione per cui lavora ha immediatamente preso le distanze da questi hater,esprimendo la più ferma solidarietà per la Djunga e ricordando che "per questo fiume di fango non c'è posto in Belgio, perché il razzismo è un crimine perseguibile per legge".
Pur provata, la presentatrice ha motivato la propria denuncia spiegando che l'intento è quello di "fare aprire gli occhi a chi è convinto che in Belgio il razzismo non esista".

Mondiali, il Belgio batte ancora l’Inghilterra: 2-0 e terzo posto

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Di Alberto Dolfin

Dopo che hai visto sfumare la Coppa, è difficile ritrovare la motivazione per la «finalina» che mette in palio il terzo posto. Eppure, nelle ultime edizioni dei Mondiali, la partita delle deluse dalle semifinali non è stata mai banale, anzi, di solito ha regalato gol e spettacolo. Vince chi ha più fame ed è così che andata anche questo pomeriggio a San Pietroburgo, con il Belgio che si è imposto sull’Inghilterra, proprio come era accaduto due settimane fa a Kaliningrad nel girone (1-0), ma questa volta con una rete in più: 2-0 a firma Meunier e Hazard per sancire il miglior risultato della storia per Diavoli Rossi. 

Sono bastati quattro minuti al Belgio per trovare il gol del vantaggio, con la solita azione a tutta velocità, finalizzata da Thomas Meunier (alla prima marcatura nel torneo) su assist dalla sinistra di Chadli. La formazione guidata dallo spagnolo Martinez avrebbe l’occasione per raddoppiare già al 12’, ma la conclusione dell’asso del Manchester City De Bruyne, giustiziere del Brasile ai quarti, è respinta coi piedi da Pickford. Al 24’, Sterling controlla il pallone e lo serve a Kane, ma il capocannoniere del Mondiale russo spara a lato. 

All’intervallo, il ct inglese Southgate toglie Sterling e Rose, sostituendoli con Rashford e Lingard. Quest’ultimo prova a rendersi pericoloso dieci minuti dopo il suo ingresso, ma il suo potente tiro-cross viene mancato da Kane per un soffio. Capovolgimento di fronte, con Lukaku che però non controlla il pallone in aerea e si fa anticipare da Pickford. L’Inghilterra prende coraggio e al 70’ ha l’occasione più ghiotta per pareggiare: Dier entra in area, scavalca con un tocco sotto Courtois in uscita, ma il provvidenziale intervento in scivolata di Alderweireld a pochi centimetri dalla linea di porta strozza l’urlo in gola alla banda di Southgate. Al 74’, altro brivido per Courtois, ma l’inzuccata di Maguire sfiora soltanto il palo alla sua destra. 

L’Inghilterra però si dimentica però che l’arma migliore del Belgio è il contropiede e lascia troppi spazi in difesa. All’80’ ne approfittano De Bruyne e Mertens (entrato al 60’ al posto di un impreciso Lukaku): l’attaccante del Napoli serve l’assist a Meunier, che conclude con un diagonale fulmineo, ma una gran parata in tuffo di Pickford nega la doppietta all’esterno del Psg. L’estremo difensore inglese deve però arrendersi due minuti dopo alla conclusione di Hazard che, innescato da De Bruyne, chiude di precisione sul primo palo: per il gioiello del Chelsea, oggetto del desiderio del Real Madrid per il dopo Cristiano Ronaldo, si tratta del terzo gol nel Mondiale russo. Il Belgio esulta e si regala un posto sul gradino più basso del podio, che era sfuggito nel 1986, quando Scifo e compagni vennero superati dalla Francia ai supplementari (4-2). Un premio meritato per il gioco espresso in tutto il torneo e per una cavalcata interrotta soltanto dalla Francia, che domani andrà a caccia della seconda stella contro la cenerentola Croazia (prima finale a vent’anni dall’esordio mondiale) nel duello conclusivo del Luzhniki (ore 17 italiane). 

Mondiali 2018, è la Francia la prima finalista: Umtiti manda ko 1-0 il Belgio

Di Marco Gentile
La Francia di Didier Deschamps è la prima finalista del Mondiale in Russia.
I Galletti hanno steso per 1-0 il Belgio di Roberto Martinez, grazie alla rete del difensore Umtiti, e staccano così il prezioso pass per l'atto finale che si giocherà domenica 15 luglio alle ore 17. La partita è stata equilibrata e ricca di occasioni da rete con la Francia che è stata più cinica ed ha fatto valere la maggiore esperienza dei suoi interpreti. Il Belgio da parte sua esce a testa alta ma con il rimpianto che avrebbe potuto fare di più viste le tante occasioni da rete avute. I transalpini ora attendono la vincente dell'altra semifinale tra la Croazia di Dalic e l'Inghilterra di Southgate che domani sera, alle ore 20, si giocheranno l'ultimo posto per la finale. I belgi invece giocheranno la finale terzo-quarto posto, sabato 14 luglio alle 16, contro la perdente del match di domani.
Primo tempo ad alti ritmi allo stadio di San Pietroburgo dove Francia e Belgio si sono affrontate a viso aperto. La prima occasione al 16' con Hazard che va al tiro di sinistro: la palla esce fuori di poco. Matuidi al 18' impegna Courtois e al 19' Hazard la mette a filo della traversa. Lloris al 22' compie un miracolo su Adelweireld, mentre tra il 31' e il 33' sono Giroud e Griezmann ad avere due buone chance per far male. Al 39' Courtois compie il miracolo su Pavard, mentre nella ripresa la Francia passa subito in vantaggio al 52' con lo stacco imperioso di Umtiti su angolo di Griezmann. Al 56' Mbappé libera di tacco Giroud che viene murato da Courtois. Al 61' De Bruyne si mangia di testa il gol del pareggio e quattro minuti dopo anche Fellaini, eroe contro il Giappone, sfiora il gol dell'1-1. Il Belgio spinge e la Francia si difende con ordine ma all'81' Lloris è chiamato agli straordinari sulla botta dalla distanza di Witsel. I belgi spingono fino alla fine sono dei Galletti gli ultimi tiri in porta della sfida con Griezmann e Tolisso che trovano due grandi interventi di Courtois.

Mondiali Russia, clamoroso a Kazan: Brasile eliminato dal Belgio, che in semifinale affronterà la Francia

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Ci sarà la Francia. E fin qui… Ma Mbappé e soci non affronteranno il Brasile, come da pronostico. Perché Neymar e soci sono le vittime della più grossa sorpresa dei Mondiali di Russia: la Selecao è stata eliminata da un ottimo Belgio, che ora è diventata di diritto la vera mina vagante del torneo iridato. 2-1 il risultato finale al termine di una partita spettacolare, ricca di emozioni e con un finale da brividi. I Diavoli Rossi tornano in semifinale ai Mondiali dopo 32 anni, l’ultima e unica volta fu nel 1986 quando sulla loro strada incrociarono un insuperabile DiegoArmando Maradona.
L’autorete di Fernandinho su colpo di testa di Kompany e il gol di De Bruyne nel primo tempo regalano al Belgio una storica vittoria, ma il protagonista assoluto è Courtois autore di almeno 3-4 parare straordinarie. Grande la prova a tutto campo anche di Hazard. Non basta la rete di Renato Augusto alla Seleçao che recrimina anche per un palo di Thiago Silva e per la mancata concessione di un rigore su Gabriel Jesus (pagate forse le troppe sceneggiate di Neymar e compagni). Il Brasile cade dopo 15 risultati utili consecutivi, con il ct Tite che certamente si sarà pentito di aver lasciato in panchina Douglas Costa. Prosegue la maledizione delle squadre sudamericane che in Europa non riescono a vincere il Mondiale dal 1958, quando a riuscirci fu il Brasile di Pelè. Diverse le novità nelle formazioni di Brasile e Belgio. Nella Seleçao si rivede Marcelo, recuperato da un problema muscolare, mentre a centrocampo Fernandinho prende il posto dello squalificato Casemiro. Per il resto Tite conferma il 4-2-3-1 con WillianCoutinhoNeymar alle spalle di Gabriel Jesus.

Nel Belgio la novità principale è l’assenza di Dries Mertens, lasciato in panchina dal ct Martinez con lo spostamento in avanti di De Bruyne. Le altre novità sono a centrocampo con gli inserimenti dall’inizio di Fellaini e Chadli, entrambi decisivi nella vittoria contro il Giappone. Nel primo tempo è il Brasile a fare la partita, con il Belgio però sempre pronto a ripartire con i suoi rapidi attaccanti esterni. Seleçao vicinissima al vantaggio dopo meno di dieci minuti, con Thiago Silva che in mischia su calcio d’angolo colpisce in maniera goffa e colpisce il palo a Courtois battuto. La replica dei Diavoli Rossi con una azione di De Bruyne che pesca Fellaini al limite, tiraccio deviato in angolo da Miranda. E proprio sul tiro dalla bandierina il Belgio passa in vantaggio al 13′ con un colpo di testa di Kompany deviato inavvertitamente da Fernandinho con il braccio alle spalle di Alisson.
Immediata la replica del Brasile, con Neymar che entra in area e dal fondo serve Gabriel Jesus che non riesce a girare a rete a pochi passi dalla linea di porta. Ci provano poi Coutinho e Marcelodalla lunga distanza, ma in entrambi le occasioni Coirtoisrespinge. Attaccando in massa la Seleçao scopre il fianco alle micidiali ripartenze del Belgio, più volte pericoloso con le iniziative di Hazard e De Bruyne. Il gol è nell’aria e arriva alla mezzora con un gran destro dal limite in diagonale proprio di De Bruyne che non lascia scampo ad Alisson. Il trequartista belga sfiora anche la doppietta con una punizione dai venti metri deviata in angolo dal portiere verdeoro, costretto a salvarsi poco dopo anche sa una deviazione sottomisura di Lukaku. Il Brasile è alle corde, ma non si arrende e prima dell’intervallo sfiora più volte l’1-2 con Marcelo e Coutinho che trovano sulla loro strada un concentratissimo Courtois.

I giocatori del Giappone puliscono lo spogliatoio e scrivono "grazie" in russo

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Huff Post

La delusione per la sconfitta contro il Belgio non ha incrinato il loro senso del rispetto. I giocatori del Giappone, dopo la drammatica uscita dal mondiale di Russia, hanno pulito lo spogliatoio e lasciato una scritta in russo su un armadietto: "grazie", si legge.





Negli ottavi di finale contro il Belgio, il Giappone era passato in vantaggio con due gol, per poi essere rimontato e perdere al 94esimo per mano di Chadli. Un'impresa sfiorata per poco che avrebbe proiettato la squadra nipponica in uno storico quarto di finale. Ma i giocatori del Giappone, dopo aver ringraziato con un inchino le migliaia di tifosi giunti in Russia, sono tornati nello spogliatoio e dopo la doccia hanno sistemato tutto. Un gesto di grande rispetto, com'è nella tradizione giapponese del resto, che non può non passare inosservato.
Stessa cosa, del resto, hanno fatto i fan sugli spalti: a fine gara, come si vede nelle immagini, i tifosi in lacrime hanno raccolto i rifiuti accumulati durante la partita. Era già successo durante la partita contro il Senegal, quando le due tifoserie avevano lasciato lindo lo stadio.

Belgio Giappone 3-2: i belgi rimontano e volano ai quarti, giapponesi eliminati

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The Post Internazionale

Belgio Giappone 3-2

Rimonta e festa. Il Belgio soffre ma alla fine conquista il passaggio ai quarti di finale del Mondiale. La sfida contro il Giappone finisce 3-2 per i Red Devils, andati in svantaggio di due reti. Decisivo il gol vittoria di Chadli al 94′ minuto che fa esplodere la festa belga.

Ai quarti il Belgio se la vedrà con il Brasile. Grande delusione invece per il Giappone che, dopo aver accarezzato l’idea di volare ai quarti, incassa una dolorosa sconfitta e quindi l’eliminazione della competizione.

Ue, l'assist del Belgio a Salvini: "Ora l'Italia deve respingere i barconi"

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Di Sergio Rame

"Adesso basta così". A battere i pugni sul tavolo è il Belgio che non ne può più con l'ondata migratoria che dall'Africa porta ondate di clandestini in Italia e poi nel Nord dell'Europa.


"Bisogna iniziare a respingere i barconi che navigano nel Mar Mediterraneo". È il sottosegretario di Stato belga, Theo Francken, responsabile dell'Immigrazione, a chiedere al nuovo ministro dell'Interno Matteo Salvini di "smettere di accettare delle imbarcazioni (di migranti) in Sicilia e in Italia" per "cessare di incitare al traffico e di lasciare arricchirsi le mafie".
Dopo la telefonata con il premier ungherese Viktor Orbàn e il confronto con il ministro austriaco Herbert Kickl, Salvini affina le alleanze con i partner europei. Sul tavolo ci sono l'emergenza immigrazione e la riforma del Trattato di Dublino. Il Belgio ha fatto sapere di essere pronto a trovare un compromesso, ma non vuole "più immigrazione illegale""Diciamo come gli italiani: basta così!", ha detto Francken, a margine della riunione dei ministri dell'Interno dell'Unione Europea a Lussemburgo. Oggi, secondo il sottosegretario di Stato belga, "l'Italia è obbligata a salvare i migranti in mare, e deve accoglierli, senza poterli rimpatriare in Libia o altrove. Ma finché questo sarà possibile, avremo il caos".
Arrivati a questo punto, per il Belgio l'unica soluzione è "poter respingere le imbarcazioni""Dobbiamo trovare un modo per aggirare l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo", ha detto Francken sottolineando, poi, che l'Italia non può smettere di applicare le regole attuali di Dublino rifiutando di riprendersi i richiedenti asilo arrivati sul suo territorio che si sono trasferiti in altri paesi dell'Unione europea. "Se oggi la posizione del governo italiano è che non si può più rispedire nessuno (in Italia), questo equivarrebbe a denunciare l'insieme degli accordi (europei) sull'immigrazione - conclude il responsabile dell'Immigrazione - e si tornerebbe allora verso il ritorno dei controlli alle frontiere interne (di Schengen, ndr)".

Belgio, Herman in contatto con la rete di un reclutatore islamista

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Di Renato Zuccheri

Il terrorista Benjamin Herman che ha ucciso due poliziotte e un 22enne a Liegi, in Belgio, e che è poi stato freddato dalla polizia intervenuta, era in contatto con la "rete di un reclutatore islamista".

L'uomo si era "radicalizzato in carcere". Ma non solo: era in una lista di sospetti proprio per i legami che intratteneva con ambienti estremisti.
A riferirlo, una fonte delle indagini sull'attacco. E che adesso, lancia un nuovo campanello d'allarme sulla difficile situazione che vive il Belgio e sulla rete di prevenzione del terrorismo islamico. Le carceri, come ormai in ogni Stato d'Europa, sono un veicolo di radicalizzazione.
Ma in Belgio, Paese già profondamente ferito dal terrorismo di matrice islamico e dove il fenomeno del radicalismo è radicato ed estremamente difficile da estirpare, sembra impossibile credere che la sicurezza sia ancora così labile.
Il killer di Liegi era uscito ieri di prigione per un permesso. E questo nonostante si sapesse, evidentemente, che in carcere aveva intrapreso un percorso di radicalizzazione. Herman era considerato dai funzionari carcerari come come una persona molto violenta e pericolosa. Come ricorda La Stampa, "il suo profilo psicologico era considerato 'instabile', non aveva più contatti con la famiglia e si era marginalizzato. Era schedato dalla sicurezza di stato dal 2017 in quanto sospettato di radicalizzazione".
Ieri, non appena rilasciato, avrebbe commesso subito un reato ed era stato segnalato dalla polizia in Lussemburgo. Insomma, tutto faceva presagire che non fosse una persona riabilitata durante la sua detenzione. E non deve stupire, purtroppo, che Herman, uscito dalla cella, abbia commesso il terribile gesto criminale che ha portato alla morte di tre persone innocenti.

Liegi, il killer ha ucciso anche la sera prima dell'attacco

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Di Giorgia Baroncini

Poche ore prima dell'attacco a Liegi, il corpo senza vita di un uomo è stato trovato all'interno di un'abitazione a On, nel comune belga di Marche-en-Famenne.

La vittima, Michael Wilmet, ex detenuto di 30 anni, conosceva Benjamin Herman, il killer che ha ucciso tre persone nel centro della cittadina belga.
Secondo l'emittente televisiva pubblica RTBF, Wilmet sarebbe stato ucciso a colpi di martello e l'arma sarebbe stata ritrovata nella macchina di Herman a Liegi. Sale quindi a quattro il numero delle vittime del killer belga. L'informazione è stata confermata dal ministro dell'Interno belga, Jan Jambon, alla radio Bel Rtl.
La polizia sta cercando anche di accertare l'eventuale legame tra il rilascio della prigione di Herman e una rapina commessa nella notte tra lunedì e martedì in una gioielleria a Rochefort.

Belgio, il leader del Partito 'Lista Islam' alla giornalista: 'Non ti posso dare la mano, sei donna'

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Di Salvatore Santoru
Sta facendo discutere un recente episodio avvenuto in Belgio.
Come riportato dal Giornale(1), durante la trasmissione televisiva RTL-TVI 'C'est pas tous les jours dimanche'(2), il leader del partito belga 'ISLAM'(acronimo di 'Intégrité - Solidarité - Liberté - Authenticité - Moralité) Redouane Ahrouch si è rifiutato di stringere la mano e di guardare in viso la giornalista Emmanuelle Praet.
Inoltre, quando è stato evidenziato ciò, Ahrouch che risulta essere anche un consigliere comunale ad Anderlecht, ha sostenuto che: “Non posso andare contro i valori e i dettati della mia fede”.
In seguito, il leader del partito di ispirazione islamista(3) ha detto alla giornalista che la vede tutte le domeniche in televisione.
Al termine della stessa trasmissione, la giornalista ha sostenuto di essersi "sentita umiliata e offesa dal comportamento di Ahrouch”.
NOTE:

Belgio, il partito 'Lista Islam': 'Vogliamo la 'sharia occidentale', bus devono essere separati per uomini e donne'

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Di Salvatore Santoru

In Belgio è attivo da poco tempo un partito chiamato 'Lista Islam' e/o più semplicemente 'ISLAM', acronimo di 'Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità'(1).
Come riporta 'la Stampa'(2), recentemente il settimanale francese Le Point(3) è stato a Molenbeek per incontrare i suoi fondatori.

Andando maggiormente nello specifico, il partito propone l'applicazione di una 'sharia occidentale', che prevederebbe la reintroduzione della pena di morte, la proibizione degli alcolici, il velo islamico ammesso in tutti i luoghi pubblici e la 'separazione di genere' nei bus.

NOTE:

(1) https://fr.wikipedia.org/wiki/Islam_(parti_politique_belge)

(2) http://www.lastampa.it/2018/04/17/cultura/opinioni/buongiorno/la-sharia-occidentale-qR9uYAjjE1S0uvxYMgKWJL/pagina.html

(3) http://www.lepoint.fr/europe/au-coeur-d-islam-le-parti-qui-veut-instaurer-la-charia-en-belgique-14-04-2018-2210611_2626.php

Il Belgio potrebbe offrire asilo a Puigdemont

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http://www.askanews.it/esteri/2017/10/29/il-belgio-potrebbe-offrire-asilo-a-puigdemont-top10_20171029_151657/

Il Belgio potrebbe offrire asilo al leader separatista catalano Carles Puigdemont, secondo il ministro belga dell’immigrazione, che ha subito sollevato le proteste di Madrid. Puigdemont è stata deposto dal governo spagnolo dopo che il parlamento catalano ha dichiarato l’indipendenza della regione dalla Spagna e ora potrebbe essere incriminato per ribellione. Il ministro belga Theo Francken, esponente del partito separatista fiammingo N-VA, ha messo in dubbio che Puigdemont possa essere sottoposto a un equo processo e ha aggiunto che potrebbe trovare asilo in Belgio se lo richiedesse. “Non è irrealistico pensare che il Belgio possa proteggere Puigdemont, guardando alla situazione attuale” ha detto Francken alla rete tv fiamminga VTM. “Guardando alla repressione di Madrid e alla condanne che vengono proposte ci si può chiedere se avrà un processo equo”. Il portavoce del partito Popular che governa a Madrid, Esteban Gonzalez Pons, ha definito el parole di Francken “inaccettabili”. Si tratta di “accuse gravi contro il sistema legale spagnolo” ha detto il portavoce, che vanno “corrette immediatamente”. Bea

Nega lo Shoah e lo condannano a visitare lager per cinque anni

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Di Lucio DI Marzo

Per quattro anni, dal 2010 al 2014, il politico belga Laurent Louis aveva sostenuto tesi che mettevano in dubbi la Shoah, l'Olocausto degli ebrei nelle camere a gas del regime nazista.

Condannato nel 2015 per negazionismo, si era appellato all giustizia, che oggi ha ribadito però che è lui a essere dalla parte del torto.
Louis, 37 anni, è stato condannato dal tribunale di secondo grado di Bruxelles. La pena? Visitare per cinque anni alcuni tra i più tristemente noti campi di concentramento, da quello di Dachau ad Auschwitz, da Treblinka a Majdanek. Non solo. Il politico dovrà renderne conto prima di tutto alla giustizia e poi al mondo, scrivendo ogni volta un resoconto sulla sua pagina facebook ufficiale.
A seguirlo ci saranno gli ufficiali giudiziari, che dovranno vigilare anche sul fatto che scrive testi "di almeno 50 righe" per raccontare l'impatto emozionale delle visite-pena ai lager nazisti. Louis, pur condannato, ha detto di sentirsi "soddisfatto" dal verdetto, con il quale è stata sospesa la condanna a sei mesi arrivata insieme a 18 mila euro di multa con il primo grado di giudizio.

Piccoli jihadisti crescono: l’allarme in una scuola del Belgio

isischildren
Di Lorenzo Vita
Il terrorismo islamico che ha colpito Barcellona ha riportato alla luce il tema del rapporto fra le comunità islamiche radicali e le società europee dove esse vivono. Un rapporto complesso: per alcuni difficile, per altri impossibile, per altri inevitabile. Sta di fatto che è un rapporto con cui bisogna fare i conti e che bisogna riuscire a incanalare in un binario di fedeltà di queste comunità ai valori civili delle società dove risiedono prima che sia troppo tardi e che i loro membri diventino dei corpi estranei che non percepiscano alcun legame con il luogo dove vivono. E sono soprattutto i bambini e i minori in generale a dover essere i primi soggetti a dover essere incanalati nei binari della convivenza civile, prima che si trasformino nel bacino di reclute del nuovo jihadismo globale che è l’immigrazione di seconda generazione. Un esempio di quanto questo problema sia particolarmente complesso, ma allo stesso tempo essenziale, viene proprio da quello che da molti è considerato il vero ventre molle d’Europa nella lotta allo jihadismo: il Belgio.
Negli ultimi giorni, ha fatto particolare scalpore una notizia riportata da alcuni quotidiani del Belgio, in particolare Le Soir e Het Laatste Nieuws, secondo cui gli insegnanti di una scuola materna nella città belga di Ronse hanno espresso preoccupazione dopo aver osservato in alcuni bambini diversi segnali di un’esposizione a influenze radicali islamiche. Segnali inequivocabili, che dimostrano come sin dalla tenera età i bimbi di questa comunità vengono radicalizzati come fossero dei veri e propri futuri jihadisti. Nella relazione interna della scuola di Ronse sono descritti nel dettaglio i comportamenti di questi bambini che mostrano questa radicalizzazione: recitano versetti del Corano in arabo nel cortile della scuola mentre gli altri bambini giocano, non vanno a scuola il venerdì perché è giorno sacro dell’Islam, e si rifiutano di stringere la mano a chiunque sia del sesso opposto perché proibito all’interno del loro ambiente. Il documento comprende anche il caso di un bambino che ha minacciato di uccidere “gli infedeli”, ha chiamato “maiali” gli altri compagni non musulmani ed ha fatto più volte il gesto di passarsi il dito sulla gola per simulare lo sgozzamento.

IL BELGIO SI E' FATTO SFUGGIRE UN'ALTRO MILIZIANO DELL'ISIS GIA' CONDANNATO: E' STATO ARRESTATO IN TURCHIA PRIMA CHE ENTRASSE IN SIRIA

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Di Salvatore Santoru

Il Belgio si è fatto sfuggire un'altro miliziano dell'ISIS.
Si tratta,come riporta il "Foglio"(1) di Khaled Khattab, un giovane belga-siriano ventiseienne che è stato arrestato poche settimane fa dalle autorità turche poco prima che entrasse illegalmente in Siria.
Khattab era stato già condannato in tribunale ma era stato lasciato in libertà.

NOTE:

(1)http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/02/09/news/terrorismo-belgio-combattente-isis-119553/


BELGIO, MICROCHIP AL POSTO DEL BADGE PER ALCUNI DIPENDENTI DI NEWFUSION

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Di Salvatore Santoru

La società belga di marketing digitale Newfusion ha deciso che ad alcuni dipendenti sarà impiantato un chip sottocutaneo, allo scopo di contenere i loro dati personali(1). 
Il chip sostituirà il badge e fino ad ora sono stati otto i lavoratori che hanno accettato di inserirlo nella mano.

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/tecnologia/2017/02/03/news/azienda_belga_newfusion_sostituisce_badge_dipendenti_con_chip_sottopelle-157514891/

Il Belgio non può firmare il trattato Ceta a causa dell’opposizione della Vallonia

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http://www.internazionale.it/notizie/2016/10/24/il-belgio-non-puo-firmare-il-trattato-ceta-a-causa-dell-opposizione-della-vallonia

Il premier belga Charles Michel ha dichiarato che il suo paese per il momento non può firmare l’Accordo economico e commerciale globale (Ceta), il trattato di libero scambio tra l’Unione europea e il Canada, dopo che il parlamento della Vallonia ha votato contro la sua approvazione. La firma del trattato, prevista per il 27 ottobre, al momento è bloccata. Il Ceta ha sollevato diverse polemiche e viene contestato da molti gruppi ambientalisti.

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