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Commemorazione vittime Strage nazista di Cavriglia- COMUNICATO CNDDU



Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani vuole menzionare la strage nazista di
Cavriglia, avvenuta il 4 luglio 1944 in provincia di Arezzo, in cui persero la vita 192 civili (93 morti a
Meleto Valdarno, 73 a Castelnuovo dei Sabbioni, 4 a San Martino, 2 a Massa Sabbioni, 11 a Le Matole).

 Le
dinamiche con cui si svolse il dramma furono atroci: gli uomini, divisi dalle donne, furono trucidati in massa
nella piazza cittadina dai reparti tedeschi specializzati della Divisione Hermann Göring; a morire furono
indistintamente giovanissimi e anziani. Vogliamo sottolineare il coraggio con cui i due parroci, insigniti della
medaglia d’Argento al Valor Militare, il 7 luglio 1991, Don Ferrante Bagiardi, Don Giovanni Fondelli, si
sono spesi fino all’ultimo cercando di salvare vite umane, purtroppo non riuscendovi e perdendo anche la
propria.
L’evento storico drammatico di oggi, così come altri verificatisi durante la Seconda Guerra Mondiale, deve
diventare patrimonio “memoriale” collettivo non solo come mera trasmissione di fatti, misfatti, eroismi e
crudeltà connesse agli eventi bellici, ma come magma vitale di riflessioni e ridefinizione critica dei rapporti
tra gli esseri umani. Le proposte didattiche che possiamo avanzare sono molteplici e pluridisciplinari, adatte
anche per sviluppare percorsi tematici “olistici”, il cui obiettivo finale, sia la consapevolezza del valore
intrinseco di ogni vita umana. Soprattutto in sede di esame di Stato, per la scuola secondaria di I e II grado,
le interrelazioni tra le varie discipline, unite da una tematica comune di contenuto umanitario, possono
costituire il fulcro della prova orale: traendo spunto da un episodio storico, come quello di oggi, diventa
immediato collegare riferimenti storici, letterari, filosofici, artistici e giuridici. Ancora è possibile partire
dell’esperienza del “particolare” per attingere all’ “universale”, per cui si potrebbe far riferimento, nel nostro
caso, al documentario realizzato nel 2007 da Filippo Boni e Nedo Baglioni, intitolato “La Comunità colpita”
(https://www.facebook.com/ComunediCavriglia/videos/677227729143159/?v=677227729143159), in cui sono presenti le
testimonianze di due ex bambini della seconda Guerra mondiale (Emilio Polverini e Paolino Camici), i quali
raccontano il proprio stato d’animo. Stato d’animo comune a tutti coloro che siano stati segnati dal marchio
del conflitto bellico esteso a inermi civili. Stato d’animo che i nostri poeti e narratori hanno perfettamente
esternato con i loro versi e le loro pagine; stato d’animo di chi era la vittima e di chi, da carnefice, si sentiva
in perfetta pace con la propria coscienza, come spiega Hannah Arent “Le azioni erano mostruose, ma chi le
fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso.”

Infatti chi ha commesso crimini orrendi in molti casi si sentiva appunto innocente o addirittura legittimato: la
propaganda, il lavaggio del cervello, l’ignoranza, ma soprattutto la mancanza di un’autentica formazione al
rispetto dell’altro ha generato mostri inconsapevoli. Come afferma Elio Vittorini “Potremo mai avere una
cultura che sappia proteggere l’uomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Una cultura, che le
impedisca, che le scongiuri, che aiuti ad eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno,
questa è la cultura in cui occorre che si trasformi tutta la vecchia cultura”.

La “cultura” nuova, agognata probabilmente da Ungaretti, intessuta di visione, speranza, libertà, che nel suo
immaginifico senso poetico associava alla luce e per la quale molti erano caduti: “Qui / vivono per sempre /
gli occhi che furono chiusi alla luce / perché tutti / li avessero aperti / per sempre
alla luce (Giuseppe Ungaretti, Per i morti della Resistenza)

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Commemorazione Eccidio di Civitella- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende ricordare l’eccidio di
Civitella in provincia di Arezzo, avvenuto il 29 giugno del 1944, nel quale persero la vita per mano delle
truppe naziste 244 civili, la cui gran parte fu sterminata nella chiesa del piccolo centro urbano, mentre stava
assistendo alla celebrazione della messa. 

Dalle testimonianze apprendiamo l’eroico comportamento del
parroco don Alcide Lazzeri, il quale preferì essere ucciso con i suoi parrocchiani piuttosto che sopravvivere
nel ricordo della terrificante giornata. Agghiaccianti sono le modalità con cui venne portato a termine il
massacro, non vennero risparmiati nemmeno i bambini.
La malvagità e l’odio dell’uomo verso l’uomo raggiunse vertici di abominio incommensurabili. Ecco perché
oggi vogliamo ricordare la simbolica frase di Piero Calamandrei “Il popolo italiano consacra alla memoria
dei fratelli caduti per restituire all’Italia libertà e onore la presente Costituzione.”

Un monito certamente ricco di significato che evidenzia la necessità oggi di preservare i valori civici e gli
ideali di chi ha costruito con il suo sacrificio la democrazia che possiamo vantare. Il ricordo è un processo in
cui la memoria rivive per un attimo il momento, l’istante, che ha accomunato tanti destini in una tragica
sorte. Ognuno con un nome, un’identità diversa ma al tempo stesso uguale, in quanto accomunati dall’essere
italiani.

Davanti a noi oggi abbiamo un testo fondamentale: la nostra Costituzione da conoscere e condividere con i
giovani specialmente nelle nostre aule scolastiche.
Sandro Pertini nel suo discorso di fine anno agli Italiani nel 1979 ricordava: “Dietro ogni articolo della Carta
Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista
nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”
Nella società liquida denunciata da Bauman, in cui ogni forma di riferimento si è sgretolata inesorabilmente
in mille frammenti solipsistici e individualistici, è fondamentale evocare la tensione ideale ed emotiva che
costituiva il sostrato delle idee generose degli uomini che hanno reso possibile la nascita di uno Stato in cui
uguaglianza, solidarietà, libertà e democrazia divennero espressione di un popolo intero.
La scuola è il luogo dove convergono tante individualità, la cui preziosità va preservata perché unica; tuttavia
la diversità si deve ritrovare unità in sentiero comune: il vivere civile.
“Sono al fianco di chi soffre umiliazioni e oppressioni per il colore della sua pelle. Hitler e Mussolini
avevano la pelle bianchissima, ma la coscienza nera.

Martin Luther King aveva la pelle color dell'ebano, ma il suo animo brillava della limpida luce, come i
diamanti che negri oppressi estraggono dalle miniere del Sudafrica, per la vanità e la ricchezza di una
minoranza dalla pelle bianca” (Sandro Pertini)

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Commemorazione Eccidio della Bettola- COMUNICATO CNDDU


Sono passati settantasei anni dall’Eccidio della Bettola nell'appennino reggiano, avvenuto il 24 giugno verso
l’01:00, da parte di un’unità di occupazione Feldgendarmerie, la polizia militare della Wehrmacht.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani vuole commemorare le 32 vittime civili
sterminate senza alcuna pietà, tra cui un bambino di appena 15 mesi: Piero Varini.
Oggi a sentire la testimonianza Liliana del Monte, unica sopravvissuta, che definisce quei “fatti tremendi” si
rimane attoniti di fronte all’abisso di malvagità cui può giungere l’uomo con gratuita naturalezza, in nome
del senso del dovere, perché si è soldati e si è in guerra.

Eppure certe volte si ha l’impressione che la bestialità sia la causa e non l’effetto dei conflitti. Gli uomini
peggiori hanno il pretesto per scatenare gli istinti più bassi, protetti dall’impunità. E la massa, il numero
proteggono e assolvono. Le dinamiche del branco scatenano la ferocia più brutale; la pietà viene derisa; la
coscienza silenziata.
Liliana del Monte racconta che, sopravvissuta, sebbene ferita, per miracolo, allo sterminio della sua famiglia,
venne “salvata” sanguinante e dolorante, nascosta in un cespuglio isolato, proprio da un soldato tedesco,
forse uno degli stessi uomini che avevano sporcato le proprie mani di sangue innocente poco prima, il quale,
colto da un momento di umanità, con delicatezza la collocò in una zona visibile perché potesse essere
soccorsa.
Forse in compagni dei suoi commilitoni non sarebbe andata così.

Giovani in gruppo tendono a riprodurre modalità comportamentali che molto spesso assumono connotazioni
tipiche della squadriglia: derisione, prevaricazione fisico / mentale, mancanza di empatia, sadismo nei
confronti della vittima designata. La scuola ha il compito di prevenire tutte le forme di prevaricazione ed
educare i giovani ad adottare un comportamento solidale, umano, incentivando l’uguaglianza di tutti davanti
alla legge ed educando ai valori di cittadinanza attiva e di fratellanza universale. Crediamo fermamente che
ricordando i momenti più cruciali e drammatici che hanno contraddistinto il nostro Paese si possa stabilire un
ponte tra passato e presente sorretto dalla Testimonianza, dal Ricordo, come simboli - valori della speranza.

prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

L’ambientalismo di destra: dalla rivoluzione conservatrice al nazismo


Di Matteo Luca Andriola

Centrale nel pensiero “ecologista” della Rivoluzione Conservatrice fu la nascita dell’ideologia volkish.
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 Di fronte alle concrete dislocazioni conseguenti al trionfo del capitalismo industriale e dell’unificazione nazionale, i pensatori völkisch predicarono un ritorno alla terra, alla semplicità e all’integrità di una vita adattata alla purezza della natura […] rifiut[andosi] esplicitamente di individuare le cause dell’alienazione, dello sradicamento e della distruzione ambientale nelle strutture sociali, attribuendo invece la colpa al razionalismo, al cosmopolitismo e alla civilizzazione urbana” (6), risultando essere delle tendenze neo-romantiche di quel magmatico humus culturale sviluppatosi fra le due guerre mondiali col nome di konservative Revolution o ‘rivoluzione conservatrice’, movimento culturale e politico che non solo costituirà l’humus da cui il nazionalsocialismo pescherà concretizzando molte sue suggestioni, ma che nasce dal senso di rifiuto del regime politico liberaldemocratico e borghese creatosi in Germania dopo la sconfitta nella Grande Guerra con la caduta del Kaiser, esprimendo una critica sferzante al parlamentarismo e alla democrazia, definiti “la tirannia del denaro”, nonché la nostalgia per i valori tradizionali della vecchia Germania, facendo propria la dicotomia spengleriana fra esaltazione della Kultur germanica, tradizionale e creativa, contrapposta alla Zivilisation occidentale, decadente, priva d’anima, fondata su diritti astratti, un’area capace di rivisitare tutte le dicotomie ideologiche e tutte i luoghi della tradizionale topografia politica di allora, proponendone l’oltrepassamento con sintesi ardite di stampo socialista nazionale, dal nazionalbolscevismo, dove secondo Ernst Niekisch “l’ideale comunista sarebbe stato il mantello di cui si sarebbe ricoperto l’impulso vitale nazionale russo nel suo estremo bisogno di affermarsi”, scrive Ernst Nolte (7).
Altra componente rivoluzionario-conservatrice interessata al discorso ecologico è il movimento della gioventù, meglio noto col nome di Wandervögel (Uccello vagabondo). La coscienza ambientalista del movimento verrà condizionato dal filosofo Ludwig Klages, autore del saggio Mensch und Erde (8), “uno dei più grandi manifesti del movimento radicale eco-pacifista in Germania” (9) capace di criticare l’accelerazione delle estinzioni delle specie, la rottura dell’equilibrio dell’ecosistema globale, il disboscamento, la distruzione delle popolazioni autoctone e degli habitat selvaggi, l’espansione urbana e la crescente alienazione della gente dalla natura nel 1913. Ma lo si fa utilizzando categorie neo-romantiche di critica anticristiana, anticapitalista (di tipo solidarista e neocorporativo), l’utilitarismo economico, il consumismo e l’ideologia del progresso, senza dimenticare non solo certe critiche al cosiddetto cosmopolitismo da leggersi in chiave antiebraica, ma anche l’elogio del Geist come reazione alla razionalità illuminista.
Una critica simile, di stampo antirazionale, è presente nel discorso di Martin Heidegger, che criticava ferocemente la tecnologia moderna e quindi viene spesso celebrato come un precursore del pensiero ecologista, una contestazione dell’umanesimo antropocentrico, l’invito rivolto all’umanità a imparare “a lasciar essere le cose” la sua nozione che l’umanità sia coinvolta “in un gioco” o “in una danza” con la terra, il cielo e gli dei, la sua meditazione sulla possibilità di una maniera autentica di “dimorare” sulla terra, il suo lamentare che la tecnologia industriale inquina la terra, la sua enfasi sull’importanza del “locale” e della “patria”, l’Heimat, la sua convinzione che l’umanità dovrebbe custodire e conservare le cose, anziché dominarle, tutti aspetti del pensiero heideggeriano che ritroveremo nell’ecologia profonda e in certe riflessioni rivoluzionario-conservatrici della nouvelle droite (10), un coacervo di elementi controculturali che univa in un solo movimento neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura, ostilità alla ragione e un forte impulso comunalista, in una ricerca – confusa ma non per questo non appassionata – di relazioni sociali autentiche e non alienate, che in parte rifluì nel Nsdap di Hitler, in parte nel privato; il riflusso era dettato dalla natura del movimento, molto forte fra i giovani, del tutto impolitico, che portò il movimento, vista la natura piccolo-borghese e reazionaria, al rendersi incapace di concretizzare una ribellione organizzata e focalizzata sul sociale, “convinto che i cambiamenti che desiderava avvenissero nella società non potessero essere ottenuti attraverso strumenti politici, ma soltanto attraverso il miglioramento degli individui”. Questo si dimostrò un errore fatale. “In generale, erano possibili due tipi di rivolta: avrebbero potuto proseguire la loro critica radicale della società, che a tempo debito li avrebbe portati nel campo della rivolta sociale. [Ma] i Wandervögel scelsero un’altra forma di protesta contro la società: il romanticismo” (11)”.
Fedele alla propria ideologia, il partito nazista (a cui aderiranno non pochi esponenti dell’ambiente rivoluzionario-conservatore, specie il mondo völkisch) avviò una propaganda e una politica di rivalutazione della natura che sconfinava nel neopaganesimo. Essa si rifaceva al ben noto mito – di origine romantica e idealistica – dell’età dell’oro, ossia il felice
Eden perduto, animato da uno ‘slancio vitale’ e caratterizzato da una primitiva ‘selvatichezza’ (Wildheit, oggi wilderness), una sorta di primigenia spontaneità (Ursprünglichkeit) che poneva l’uomo, la fauna e la flora in un tutt’uno organico. Nel nazionalsocialismo l’ecologismo si concretizza nel culto dell’organicismo olistico, una religione della natura (più che dell’uomo) e dell’ordine naturale con non poche venature pagane e antisemite: “Attraverso i loro scritti, non soltanto quelli di Hitler, ma in quelli della maggior parte degli ideologi nazisti, si può discernere una fondamentale deprecazione degli esseri umani di fronte alla natura e, come corollario logico, un attacco ai tentativi umani di dominare la natura”.
Citando un educatore nazista, la medesima fonte prosegue: “Le opinioni antropocentriste generalmente dovettero essere rifiutate. Sarebbero valide soltanto se il presupposto fosse che la natura è stata creata soltanto per l’uomo. Noi rifiutiamo decisamente questo atteggiamento. Secon do la nostra concezione della natura, l’uomo è un ingranaggio nella catena naturale della vita, esattamente come qualsiasi altro organismo” (12). Tale anima verde del nazionalsocialismo si concretizzò nelle politiche ruraliste del ministro dell’Agricoltura Richard Walther Darré e nella sua ideologia Sangue e Suolo (Blut und Boden), espressa nel libro del 1930 Neuadel aus Blut und Boden (La nuova nobiltà di Sangue e Suolo, edito in italiano nel 1978 dalle Edizioni di Ar di Franco Freda), ideologia basilare nel regime nazista, e che non va assolutamente scissa dall’idea etnonazionalista: “Nulla potrebbe essere più sbagliato che supporre che la maggior parte dei principali ideologi nazisti avessero cinicamente finto un romanticismo agrario e un’ostilità verso la cultura urbana, senza una convinzione intima e per semplici scopi elettorali e propagandistici, allo scopo di ingannare il pubblico […]. In realtà, la maggioranza dei principali ideologi nazisti erano senza dubbio più o meno propensi al romanticismo agrario e l’anti-urbanesimo e convinti della necessità di un relativo ritorno all’agricoltura” (13). Lo dimostrano la legislazione animalista del Reich elaborata da due esperti consulenti del ministero dell’Interno, i quali poi raccolsero il loro contributo in un loro saggio (Giese e Kahler, Il diritto tedesco sulla protezione degli animali, Duncker & Humblot, 1939), ispirata alle tesi del biologo nazista Walter Schönichen, docente di Protezione della Natura nell’Università di Berlino, il quale sintetizzò il suo pensiero in libri come La protezione della natura nel Terzo Reich (1934) e La protezione della natura come compito popolare e internazionale (1942). Insomma, come riassume un noto studioso concludendo un paragone tra l’ecologismo nazista e quello contemporaneo, “l’uomo viene a essere visto non più come signore e padrone di una natura umanizzata e coltivata dal suo lavoro, ma come responsabile di uno stato selvaggio originario fornito di diritti intrinseci, di cui egli è tenuto a salvaguardare in permanenza la ricchezza e la diversità” (14).
2 – continua
2 – La rivoluzione conservatrice e il nazismo
6) J Biehl, P. Staudenmaier, Eco-fascism. Lesson From The Germany Experience, AK Press – The Anarchist Library, 1995 – http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html
7) E. Nolte, La rivoluzione conservatrice nella Germania della Repubblica di Weimar, a cura di L. Iannone, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009
8) L. Klages, Mensch und Erde (1913), Diederichs, Jena 1937 (ed. it., L’uomo e la terra, Mimesis, Milano 1998)
9) U. Linse, Ökopax und Anarchie. Eine Geschichte der ökologischen Bewegungen in Deutschland, München, 1986, p. 60
10) Cfr. Ph. Baillet, Monte Veritá, 1900-1920: une “communauté alternative” entre mouvance völkisch et avant-garde artistique, in Nouvelle École, n. 51, année 2001, p. 126
11) W. Laqueur, Young Germany: A History of the German Youth Movement, Transaction Pub, New York 1962, pp. 41 e 6. Cfr. inoltre N. Cospito, I Wandervögel, il movimento giovanile tedesco da Guglielmo II al nazionalsocialismo, Editrice Il Corallo, Roma, 1984, D. Palermo, I precursori dell’ambientalismo, Libellula Edizioni, Tricase (LE), 2019 e Id., Rivolta e ambientalismo a partire dai Wandervögel, in Cittànuova, n. 2, febbraio 2018, pp. 11-14
12) R. Pois, National Socialism and the Religion of Nature, Londra, 1985, pp. 40, 42 e 43
13) K. Bergmann, Agrarromantik und Großstadtfeindschaft, cit., p. 334
14) L. Ferry, Le nouvel ordire écologique, Grasset, Parigi 1992, cap. II, par. II

Giornata europea dei Giusti 2020- COMUNICATO CNDDU


RICEVO E PUBBLICO :

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, in occasione della Giornata europea
dei Giusti (European day of the Righteous), celebrata il 6 marzo e che in Italia è stata approvata dal
Parlamento il 26 luglio 2017 (Camera dei Deputati) e il 7 dicembre 2017 (Senato) come solennità civile,
intende proporre alcune iniziative atte a divulgare le tematiche umanitarie nonché la difesa dei diritti civili
nel mondo e aderire alle indicazioni del MIUR circa l’importanza della giornata in oggetto.

Educare i giovani ai valori dei difensori dei diritti umani è senz’altro uno dei compiti della scuola; soprattutto
in momento storico, come il nostro, in cui tensioni sociali, stagnazione economica e fake news usate ad arte
possono divenire potenzialmente terreno fertile per foschi deragliamenti xenofobi e razzisti. Proprio qualche
giorno il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alle celebrazioni per il 50°
anniversario del conferimento della medaglia d'oro al valore militare dell’eccidio Sant’Anna di Stazzema,
avvenuto il 12 agosto del 1944; tra le vittime innocenti spiccano autentici eroi come don Fiore Menguzzo,
don Innocenzo Lazzeri, Genny Babilotti Marsili, Milena Bernabò, Cesira Pardini, i quali attraverso il proprio
operato salvarono molte vite umane.

Il CNDDU propone alle scuole di ogni ordine e grado di caratterizzare in modo originale, puntando sulla
creatività e sensibilità dei propri studenti, l’albero Jōmon Sugi, patrimonio dell’umanità, con rami su cui
sporgano slogan di pace e radici con l’effige di un difensore / “giusto” dei diritti umani. Inoltre si invitano le
scuole, qualora decidessero di aderire, a fotografare quanto prodotto e inviarci un’email all’indirizzo
coordinamentodirittiumani@gmail.com in modo da condividere le esperienze.
L'hashtag della Giornata europea dei Giusti è #unavitagiusta.

“La nostra civiltà democratica non è sorta dal nulla. È nata perché chi ha conosciuto l’orrore ha promesso
solennemente alle nuove generazioni che mai più quell’orrore si sarebbe ripetuto. Questa promessa è iscritta
nella nostra Costituzione, dove i diritti sono legati ai doveri di solidarietà, dove l’uguaglianza non è soltanto
un orizzonte ma un impegno incessante a rimuovere gli ostacoli, le discriminazioni, le ingiustizie” (discorso
del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Sant’Anna di Stazzema, 29/02/2020)

Prof Università Siena elogia Hitler. Il rettore (dopo le polemiche) annuncia provvedimenti


Di Susanna Picone

“Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto i veri mostri che oggi vi governano e dominano il mondo”: è quanto si legge in un tweet, corredato dalla foto di Hitler, che un docente dell’Università di Siena ha pubblicato il 30 novembre scorso col suo account. Ma è solo uno dei tweet che hanno fatto scatenare una polemica intorno a Emanuele Castrucci, professore universitario di Filosofia del diritto e filosofia politica. Un professore che nel tempo ha pubblicato una serie di post antisemiti e a favore di Adolf Hitler sul suo profilo Twitter. E che ha risposto anche alle critiche dei tanti che nelle ultime ore lo hanno segnalato con parole del genere: “I gentili contestatori del mio tweet non hanno compreso una cosa fondamentale: che Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva l'intera civiltà europea”.

La replica del rettore di Siena – Qualcuno ha anche segnalato i post di Castrucci 

– Qualcuno ha anche segnalato i post di Castrucci direttamente al rettore dell’Università di Siena Francesco Frati, che inizialmente ha dato una risposta che a molti è sembrata ancor più sconcertante. “Il prof. Castrucci scrive a titolo personale e se ne assume la responsabilità. L'università di Siena, come dimostrato in molteplici occasioni, è dichiaratamente antifascista e rifugge qualsiasi forma di revisionismo storico nei confronti del nazismo", ha replicato il rettore a Marco Congiu che chiedeva spiegazioni.

La polemica su Twitter – Ma basta leggere qualche risposta arrivata dopo il tweet del rettore per capire che la polemica non è rientrata con questa sua “spiegazione”: “Quindi, quando questo signore si trova davanti una studentessa ‘negra’ (come li chiama lui) siete sicuri che la tratterà alla pari di uno studente di pura razza ‘ariana’? Ma la vera domanda è: come ha fatto ad avere una cattedra? Non è diventato nazista una settimana…”, ha scritto un utente. “Quindi l’Università di Siena tollera che un suo docente ordinario faccia pubblicamente apologia di nazismo?”, ha chiesto un’altra utente. E in tanti chiedono il licenziamento di Emanuele Castrucci.

Poi la condanna dell'università di Siena – Dopo le polemiche sui social, il rettore ha annunciato provvedimenti nei confronti del docente. Il rettore dell'università di Siena Francesco Frati ha dato mandato agli uffici di "attivare provvedimenti adeguati alla gravità del caso" nei confronti del docente Emanuele Castrucci per i contenuti filonazisti pubblicati su Twitter. "Il rettore – si legge in una nota dell'ateneo – personalmente e in nome e per conto dell'università di Siena, condanna con fermezza tali contenuti". E ancora: "L'Ateneo che ho l'onore di rappresentare si è sempre caratterizzato per il forte impegno anti-fascista e combatte con forza tesi revisioniste neonaziste e ogni forma discriminatoria nei confronti di qualsiasi popolo. Le vergognose esternazioni del professor Castrucci offendono la sensibilità dell'intero Ateneo", è il parere di Frati. Che ribadisce anche con un nuovo tweet la sua posizione: "Trovo vergognose le esternazioni revisioniste e neonaziste del Prof. Castrucci. Tali affermazioni infangano il nome di USiena, che ho intenzione di difendere. Ho dato mandato agli uffici di attivare i provvedimenti conseguenti alla gravità del caso".

E in tanti, su Twitter, sottolineano come sia stata necessaria la copertura mediatica della vicenda per "far cambiare idea" al rettore. "Bene. È un peccato constatare che ci sia voluta una copertura mediatica sulla vicenda per far scattare i provvedimenti, e che non siano bastate le segnalazioni da dentro e da fuori l’università che si stanno facendo da mesi. La dice lunga su tante cose. Ma meglio tardi che mai", la risposta al rettore da parte di un utente.

La replica di Castrucci: ho espresso un giudizio storico

Emanuele Castrucci ha poi cercato di replicare alle polemiche parlando con il Corriere della Sera: "Posso solo dire che mi sono limitato a esprimere un giudizio storico personale avvalendomi, al di fuori della mia attività didattica, del principio di libertà di pensiero che è tutelato costituzionalmente". Poi il professore di Filosofia del diritto all'università di Siena, ha commentato il suo tweet su Adolf Hitler: "Sono meravigliato da tanto interesse suscitato".

FONTE: https://www.fanpage.it/attualita/bufera-su-emanuele-castrucci-il-professore-delluniversita-di-siena-che-elogia-hitler/

Quando La Bayer(al tempo parte del conglomerato della IG Farben) acquistava "Lotti Di Donne" da Auschwitz per usarle come cavie per testare nuovi farmaci


Sotto il regime nazista, Bayer, allora sussidiaria del consorzio chimico IG Farben, condusse molti esperimenti medici sui deportati che riusci' a ottenere dai campi di concentramento.

Ecco alcuni estratti da cinque lettere inviate dalla Casa Bayer al comandante di Auschwitz, pubblicate sul Resistant Patriot nel Febbraio 1947:

Le lettere, trovate alla liberazione di Auschwitz dall'Armata Rossa, risalgono all'Aprile-Maggio 1943. 

Prima lettera: "Stiamo progettando di sperimentare un farmaco soporifero, sarebbe possibile metterci a disposizione alcune donne? E a quali condizioni, comprese le formalita' concernenti il trasporto nel caso queste donne facciano al caso nostro?".

Seconda lettera: "Abbiamo ricevuto la vostra lettera. Considerando esagerato il prezzo di 200 marchi ve ne offriamo 170 per capo. Ci servono 150 donne".

Terza lettera: "D'accordo per il prezzo convenuto. Preparateci un lotto di 150 donne sane che noi manderemo a prelevare quanto prima".

Quarta lettera: "Abbiamo a disposizione il lotto di 150 donne. La vostra richiesta e' stata soddisfatta nonostante i soggetti siano indeboliti e smunti. Vi terremo informati sui risultati degli esperimenti".

Quinta lettera: "Non e' stato possibile concludere gli esperimenti. I soggetti sono morti. Vi scriveremo presto per chiedervi di preparare un altro lotto".

Anche IG Farben, il consorzio Bayer, forniva ai nazisti lo Zyklon B e sfruttava in maniera massiccia la forza lavoro dei campi di concentramento nelle sue fabbriche.

Condannato per crimini contro l'umanita' a Norimberga e poi sciolto, IG Farben ha ancora uno status legale, nonostante il suo smantellamento tra Bayer, BASF e Hochst. 


Al Lucca Comics vestiti da nazisti: scattano le indagini della Digos


Di Annalisa Cangemi

Caos al Lucca Comics, no dei più importanti appuntamenti europei per gli appassionati di fumetti e videogiochi in corso fino al 3 novembre, dove ieri due visitatori si sono travestiti da soldati delle SS. I giovani, come ha documentato anche il ‘Fatto Quotidiano' con un video, ha curato il costume in tutti i dettagli e ha sfilato con un finto carro armato, fascia con la svastica al braccio e bandiere con le croci celtiche in mano.

Alcuni tra i presenti, vedendo la scena, li hanno attaccati: "Vergognatevi il nazismo non è un gioco. E questa è apologia del nazismo, che è vietata". La Digos ha avviato accertamenti per identificarli. Secondo quanto appreso, la Digos è intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione ma, anche per la notevole presenza di persone, non è riuscita a rintracciare i due, che intanto si erano allontanati. La Digos li avrebbe comunque individuati in un secondo momento e valuterà se nel loro comportamento è ravvisabile un'ipotesi di reato.

Sul posto, inoltre, gli agenti hanno rintracciato altri giovani, presenti nella stessa installazione, dove c'era pure montata una tenda da campo, i quali indossavano divise ma di altre formazioni militari, forse degli alpini. Questi avrebbero spiegato alla polizia che loro intenzione era realizzare una sorta di simulazione storica di epoca bellica. Dagli accertamenti è anche emerso che la performance non faceva parte di quelle previste dalla manifestazione ma, come molte altre durante Lucca Comics, nasceva esclusivamente dalla spontaneità dei visitatori, decine di migliaia ogni giorno. In un comunicato diffuso stasera, il Comune di Lucca e Lucca Crea per Lucca Comics "prendono le distanze e condannano il comportamento dei due ragazzi apparsi nel video caricato oggi in rete, offensivo – si legge nella nota – non solo per il festival e tutto il suo pubblico, ma soprattutto per la memoria storica del nostro territorio".

"L'accaduto – prosegue il testo – non è in alcun modo in relazione con il festival né con le community cosplay (che si mascherano emulando nell'apparenza personaggi di film, fumetti, ecc., ndr), né con alcuna rievocazione storica. Nessun evento della manifestazione, nessun partner, nessuna attività collaterale è coinvolta in questo gesto dei due ragazzi. Il pubblico presente ha immediatamente condannato il gesto e la security li ha prontamente allontanati dall'area".

"Simili manifestazioni richiamano spettri di intolleranza e barbarie, e non ci appartengono in alcun modo", concludono Comune e organizzatori.

FONTE: https://www.fanpage.it/attualita/al-lucca-comics-vestiti-da-nazisti-scattano-le-indagini-della-digos/

LIBRO: Misteri del Nazismo, i segreti occulti del Terzo Reich


Di Salvatore Santoru
Sabato 12 ottobre 2019 ho pubblicato un nuovo ebook basato sull'ideologia e sulla storia del nazismo e, più specificatamente, su i suoi aspetti occulti e misterici chiamato 'Misteri del Nazismo'.
Entrando nei dettagli, in tale ebook si parla sinteticamente di alcune società segrete (Thule, Vril ecc) e personaggi che furono fondamentali per lo stesso 'nazismo occulto', come Rudolf von Sebottendorff, Guido Von List e Lanz Von Liebenfels.
  Nello stesso ebook sono presenti scritti che avevo già pubblicato su Informazione Consapevole e Misteri del Nazismo e riunendoli in tal modo ora danno, nei naturali e ovvi limiti, una parziale visione d'insieme dell'argomento.
Con questo breve ebook spero di contribuire a dare uno spunto d'approfondimento per gli appassionati dell'argomento trattato e, più in generale, a tutti i curiosi di queste tematiche.

Comunismo come nazifascismo: anche l’Anpi contro la risoluzione del Parlamento europeo



C’è una risoluzione approvata pochi giorni fa, il 19 settembre, dal Parlamento europeo che sta facendo discutere. Un lungo testo nel quale regime nazista e comunismo vengono sostanzialmente equiparati (e condannati), nel ricordo delle «vittime di tutti i totalitarismi».
Una risoluzione votata – sebbene con qualche distinguo – anche dal Partito democratico, con il gruppo dei Socialisti e democratici di cui fa parte. E dal Ppe di cui è parte Forza Italia, da Fratelli d’Italia e dal gruppo Identità e democrazia, di cui è parte la Lega. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Da Italia, Polonia, Austria e Ungheria nessun voto contrario.

Le critiche dell’Anpi

Una decisione su cui si esprime negativamente oggi l’Anpi: «Profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo», si legge in una nota. «Per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018».
Per l’associazione nazionale partigiani «in un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa».
Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, «si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità». L’Anpi si augura che al più presto «giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista».

La risoluzione

Il titolo del documento è «Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa». La Seconda Guerra Mondiale «è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti». E i regimi nazisti e comunisti, si legge nel testo, «hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità, e si rammenta l’orrendo crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista».
Quindi la condanna agli «atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari». Nella risoluzione non manca «inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali».

Polemiche sui social

Le polemiche non mancano, online, e sono indirizzate anche a chi, tra gli europarlamentari italiani, ha votato a favore, come Giuliano Pisapia e Pietro Bartolo.
Questa mozione revisionista votata dal Parlamento Eu equipara comunismo a nazismo, dimenticando tra il resto il ruolo dell’URSS nella sconfitta del nazismo. Si segnala per squallore il voto di Giuliano già parlamentare di Rifondazione COMUNISTA https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html?fbclid=IwAR2E3DR4lLbEjPlFI8TzHFKTAFZmG_9Er-aANUnhU38u-pP1K-ZHYiA5Fwk 

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Per il deputato Nicola Fratoianni la risoluzione è figlia di profonda ignoranza. «Ignoranza o malafede?», dice in un tweet. «Delle due l’una. La risoluzione votata dal Parlamento europeo nei giorni scorsi che equipara nazismo, fascismo e comunismo e che attribuisce al patto Ribbentrop-Molotov l’inizio della seconda guerra mondiale, non può avere alcuna altra radice», dice Fratoianni.
Dico che sono contro l'equiparazione banale tra e che fa piangere sul piano storico innanzitutto. E da ieri mi trovo a dover spiegare che PERÒ detesto lo stalinismo, i gulag, la repressione dell'Ungheria e compagnia terrificante.
Tempi moderni.

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