L’iconografia nazista negli eserciti: un interrogativo storico complesso

lug 29, 2023 0 comments


Di Davide Bartoccini

Da una parte e dall’altra del fronte, fin dallo scoppio del conflitto che non doveva durare neanche una settimana come operazione militare speciale per la denazificazione dell’Ucraina e invece conta oltre 500 giorni di guerra senza quartiere, patch con simboli nazisti non regolamentari compaiono sull’abbigliamento tattico e sugli elmetti in kevlar dei soldati impegnati in prima linea, siano essi fedeli a Mosca o a Kiev; riaprendo una ferita della storia e lasciandoci con il dubbio che si faccia molta confusione sulla simbologia, sulle ideologie del passato, e sulla loro persistenza nel presente.

“L’uso da parte delle truppe di toppe con emblemi nazisti rischia di alimentare la propaganda russa e diffondere immagini che l’Occidente ha cercato di eliminare per mezzo secolo”, scriveva il New York Times già in giugno. Quando era già messe in discussione da tempo alcune fotografie di soldati ucraini in scorta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che avevano mostravano senza remore il Totenkopf, le teste di morto della stessa identica fattezza di quelle usate dalle Ss di Hitler per tutta la durata del nazismo. Un simbolo che è rimasto, insieme alle rune, parte integrante dell’iconografia dell’estrema destra occidentale.

“Quello che mi preoccupa, nel contesto ucraino, è che le persone in Ucraina che ricoprono posizioni di leadership, o non lo fanno o non sono disposte a riconoscere e capire come questi simboli sono visti al di fuori dell’Ucraina”, ha dichiarato il ricercatore del noto gruppo di giornalisti d’inchiesta Bellingcat, M. Colborne. E in effetti, il fatto che il presidente russo Vladimir Putin abbia “giustificato” la sua invasione agli occhi dell’Occidente e della Nato vestendola da “operazione di denazificazione” non fa altro che aumentare una confusione diffusa, che vede, peraltro, molti soldati russi impiegati in prima linea con patch sulle uniformi mimetiche – non regolamentari ovviamente, ma aggiunte alle insegne regolati di unità o divisione come “abbellimento” – le stesse identiche teste di morto usate dai soldati di Hitler.

Secondo gli analisti americani la presenza diffusa di questi simboli, e la ritualità di unità militari autonome come il Battaglione Azov, minacciano di “rafforzare la propaganda di Putin e alimentare le sue false affermazioni secondo cui l’Ucraina andrebbe denazificata”. Creando una strana ambivalenza e ambiguità nell’Ucraina che non sembra volersi distaccare dai simboli che richiamano, vale la pena di ricordarlo, un capitolo oscuro e controverso della sua storia nella Seconda guerra mondiale: quello Stepan Andrijovič Bandera e dell’Upa, l’Esercito Insurrezionale Ucraino che divenne anche collaborazionista dei nazisti in guerra con l’Unione Sovietica. Molti soldati ucraini vennero “inquadrati”, tra il 1941 e il 1943, come ausiliari nelle operazioni di sterminio perpetrate atrocemente dai sonderkommando nazisti. Si veda il massacro di Babyn Yar.

Risposte ambigue e nessun richiamo all’ordine

Richiamata l’attenzione sui fatti, il ministero della Difesa ucraino ha sempre affermato che l’Ucraina “in quanto Paese che ha sofferto molto sotto l’occupazione tedesca”, “condanna categoricamente qualsiasi manifestazione di nazismo“. I simboli dalle uniformi però non sono ancora scomparsi. E di quando in quando vengono “segnalati” nelle foto largamente diffuse su internet nella prima “guerra social” della storia.

Diplomatici, giornalisti, attivisti, gruppi ebraici e organizzazioni anti-odio occidentali si trovano tutt’ora a mantenere quindi una posizione difficile nei confronti di questa controversa abitudine dei soldati ucraini, che sono impegnati a respingere coraggiosamente l’invasione attuata della Federazione russa, dipinta come una dittatura da paragonare al nazismo, portando però simboli che richiamano il nazismo sulle loro tenute da combattimento.

Un caso emblematico riportato dal New York Times è quello che conduce a un’unità di volontari chiamata “Da Vinci Wolves“, nata come scrive il Times da “parte dell’ala paramilitare del settore destro dell’Ucraina, una coalizione di organizzazioni di destra e partiti politici che si sono militarizzati dopo l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia“. In almeno sei diverse fotografie diffuse sui social dalla stessa unità, compaiono soldati che indossano “toppe in stile nazista”, incluso il Totenkopf.

Un altro caso ha visto un membro dei servizi di emergenza che portava senza alcuna difficoltà il simbolo del Sole Nero, o Schwarze Sonne, che compariva nel castello di Wewelsburg scelto da Heinrich Himmler, Reichsführer al vertice delle Ss, come centro ideologico e mistico dei teorici esoterici del Nazismo. Il Sole Nero è rimasto al pari di altri nell’iconografia delle fazioni neonaziste e per il suprematismo bianco. Già nel marzo 2022, ricorda sempre il Times, l’account Twitter della Nato aveva pubblicato una fotografia in cui un soldato ucraino indossava una toppa simile. Entrambe le fotografie vennero rimosse. Come sono state rimosse altre foto che in Italia verrebbero “incriminate” per apologia e vedevano addirittura membri della scorta di Zelensky vestire toppe ambigue in tempi non sospetti.

L’origine delle “teste di morto” portate dai soldati di Hitler

Ricordate soprattutto per li terrore che incutevano su quello stesso Fronte Orientale, il simbolo del Totenkopf – letteralmente “testa di morto” – che fregiava berretti e mostrine delle eleganti divise disegnate dal sarto tedesco Hugo Boss per le Schutzstaffel, più note con l’acronimo di Ss, consisteva in un teschio posato su due ossa incrociate, che richiamavate il simbolo adottato dagli Ussari della morte prussiani e dal Corpo del Duca di Brunswick passato al secolo come “banda nera” comandata dal generale prussiano Federico Guglielmo di Brunswick. Ripreso per evidenti ragioni evocative, il Totenkopf riapparve nella Prima guerra mondiale su aeroplani e autoblindo, e sopratutto tra i ranghi dei primi Freikorps che si formarono per reprimere la sollevazione spartachista in quella che sarà la nuova Germania di Weimar al termine del conflitto. Dopo la salita al potere dei Adolf Hitler, le Ss, che prenderanno il posto delle Sa, utilizzeranno il Totenkopf, che inizierà a comparire su bandiere, arazzi, anelli come i famosi anelli concessi ai membri meritevoli delle Ss, dell’Sd (il servizio informazioni delle Ss) e della Sipo, corpo di polizia per la sicurezza del Reich nazista nel quale era inquadrata la Gestapo.

Le teste di morto saranno presenti anche sulle uniformi delle Waffen-Ss, la formazione combattente delle Ss regolarmente impiegata sui fronti di battaglia, come sulle uniformi di alcune unità corazzate come la Panzer-division Totenkopf, ma non solo.

La ragione principale per cui il simbolo delle teste di morto che spiccava sulle uniformi delle Ss incute ancora sdegno e terrore negli occhi di chi lo ha visto in quegli anni, è la sua presenza sulle uniformi delle SS-Totenkopfverbände  assegnate al controllo e alla custodia dei campi di sterminio nazisti.

FONTE: https://it.insideover.com/storia/iconografia-nazista-negli-eserciti-un-interrogativo-storico-complesso.html

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