Breaking News

6/breakingnews/random

Boldrini annuncia: “Io in campo con Liberi e uguali. Ero a sinistra prima della legislatura, continuerò anche dopo”

Risultati immagini per Laura Boldrini

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/22/boldrini-annuncia-io-in-campo-con-liberi-e-uguali-a-sinistra-prima-della-legislatura-e-continuero-anche-dopo/4056272/

“Scenderò in campo con Liberi e uguali”. L’annuncio, ormai anticipato già da giorni, è arrivato poco dopo l’ultima seduta dei lavori alla Camera. La presidente Laura Boldrini in vista delle prossime elezioni lavorerà nel campo di Liberi e uguali, la nuova formazione politica guidata da Pietro Grasso e che unisce molti degli ex aderenti del Partito democratico. “Io ho seguito con attenzione”, ha detto, “il tentativo di Pisapia per un centrosinistra rinnovato e in discontinuità, ma questa discontinuità non c’è stata”. Da qui la decisione di scendere in campo con “la formazione Liberi e uguali. Io ho iniziato a stare a sinistra prima della legislatura e continuerò a farlo anche dopo. Abbiamo il dovere di fare tutto per evitare la crescita dell’astensionismo elettorale delle forze progressiste. Sono convinta che la formazione Liberi e uguali, anzi ‘libere e uguali’ abbia la potenzialità per farlo”. Obiettivo, ha aggiunto: “Una forza aperta, inclusiva e di governo“.

La Boldrini ha quindi parlato delle sue priorità: “Il lavoro, la dignità delle persone, delle donne, la tutela dell’ambiente, la mobilitazione contro ogni forma di fascismo. La legislatura sta per finire ma non finirà il mio impegno su questi temi”. In particolare ha rilanciato il tema delle discriminazioni per il mondo femminile, su cui ha lavorato molto anche durante la legislatura che si sta concludendo: “Noi donne siamo il 51%, siamo stanche di essere considerate un’esigua minoranza, dobbiamo contare di più. Noi dobbiamo esigere più rispetto”. L’ormai ex presidente della Camera ha annunciato il suo impegno in LeU in occasione di un evento organizzato a Roma al Pastificio Cerere. Con lei molti degli esponenti che hanno aderito alla nuova forza politica, da Speranza a Civati, da Fratoianni a Scotto, Gotor , Marcon, La Forgia. All’iniziativa era presente anche Luciana Castellina.

“L’arrivo di Laura Boldrini”, ha commentato Massimo D’Alema, “rappresenta un grande valore. Anzitutto per il rilievo della sua personalità, per la straordinaria passione umana e civile con cui si è sempre battuta per i diritti delle donne e per la difesa dei diritti umani, prima sulla scena internazionale, nell’ambito delle Nazioni Unite e poi nelle istituzioni del nostro Paese”. Tra i primi a commentare anche Pippo Civati: “L’annuncio di Laura Boldrini è un bel regalo di Natale fatto a Liberi e Uguali”, ha detto. La presidente della Camera porterà un valore aggiunto al nostro progetto, come confermato dal suo discorso, appassionato, concreto e condivisibile. In una parola: ottimo. Il percorso che, come ho sempre sostenuto, deve essere inclusivo si arricchisce ancora di più, mettendo insieme energie diverse e capaci di dialogare con quegli elettori delusi dalla legislatura-vergogna che volge al termine in queste ore. Dopo Rossella Muroni a capo della campagna, insomma, arriva un’altra notizia che ha un valore politico cultura importante”.

Marcello Dell’Utri, la procura generale di Caltanissetta chiede la sospensione della pena per l’ex senatore

Marcello Dell’Utri, la procura generale di Caltanissetta chiede la sospensione della pena per l’ex senatore
Sospendere la pena a Marcello Dell’Utri, detenuto nel carcere romano di Rebibbia dove deve scontare una condanna definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. È la richiesta avanzata dalla procura generale di Caltanissetta. Il fondatore di Forza Italia, dunque, rischia di ricevere un dolcissimo regalo di Natale. Un dono che arriva grazie al precedente rappresentato dal caso di Bruno Contrada: una sentenza, quella sull’ex poliziotto, che rischia di fare aprire le porte del carcere anche a Dell’Utri.
Questo almeno l’obiettivo dei legali dell’ex senatore che hanno presentato l’istanza nel corso del giudizio di revisione avviato su richiesta della difesa dell’imputato davanti alla corte d’appello di Caltanissetta. Nei giorni scorsi i legali dell’ex senatore si sono visti respingere dal tribunale di sorveglianza di Roma un’istanza di differimento della pena per il loro assistito per motivi di salute. Da tempo, però, sostengono che il caso Dell’Utri sia assolutamente sovrapponibile al caso Contrada e che anche la condanna dell’ex manager di Publitalia, alla luce del verdetto della corte di Strasburgo di tre anni fa, sia illegittima.
Tutto è appunto legato alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dichiarato illegittima la condanna inflitta, per lo stesso reato, a Contrada. Era l’aprile del 2015 quando la Corte Europea dei diritti umani aveva stabilito che l’ex numero due del Sisde non andava condannato per concorso esterno perché all’epoca dei fatti contestati (che vanno dal 1979 al 1988) il reato “non era sufficientemente chiaro“. Lo sarebbe diventato solo nel 1994 con la sentenza Demitry, che tipizzava per la prima volta quella inedita fattispecie nata dall’unione dell’articolo 110 (concorso) e 416 bis (associazione mafiosa) del codice penale. A “inventarsi” quel reato al tempo del pool antimafia di Palermo era stato Giovanni Falcone: occorreva un modo, infatti, per perseguire i colletti bianchi che contribuiscono continuativamente alla crescita dell’associazione mafiosa senza mai farne parte a livello organico.
Poco importa, però. Perché a causa di un errore dei rappresentanti dello Stato Italiano, la Cedu condannò l’Italia a risarcire Contrada ritenendo che fosse stato condannato illegittimamente. Come l’ex superpoliziotto anche Dell’Utri è stato condannato per fatti avvenuti prima del 1994 – nel caso dell’ex senatore fino al 1992 – e quindi non “coperti” dalla sentenza Demitry. Gli avvocati dello storico braccio destro di Silvio Berlusconi hanno quindi provato la strada dell’incidente di esecuzione davanti alla corte d’appello di Palermo sostenendo l’immediata applicazione del verdetto Cedu al loro assistito. Ma l’istanza, che conteneva la richiesta di sospensione della pena, è stata respinta. Stessa decisione ha preso la Cassazione a cui i legali hanno fatto ricorso: i giudici della Suprema corte però hanno indicato la via del processo di revisione revisione.
Processo che si è aperto davanti ai giudici di Caltanissetta, competenti per legge, visto che Dell’Utri è stato condannato dal tribunale di Palermo. Nel frattempo gli avvocati si sono anche rivolti alla corte di Strasburgo, che però non si è ancora pronunciata. Nel corso della revisione il pg nisseno dunque ha chiesto alla corte d’appello la sospensione dell’esecuzione della pena. Adesso per Dell’Utri si aprono due strade: la corte potrebbe preliminarmente ipotizzare che la sentenza Contrada sia immediatamente applicabile al’ex senatore e sospendere la pena fino alla pronuncia di merito della Cedu. Oppure sostenere che sia necessario un pronunciamento specifico su Dell’Utri da parte dei giudici di Strasburgo e quindi verosimilmente negare la sospensione e rigettare nel merito la richiesta. Di sicuro la richiesta avanzata dal pg è un punto per la difesa dell’uomo che creò dal nulla il partito di Berlusconi.
In merito alla richiesta della procura di Caltanissetta, i legali di Dell’Utri Tullio Padovani e Francesco Centonze specificano che il procedimento “è stato avviato a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione che ha indicato la revisione come strumento processuale per l’adeguamento della posizione di Dell’Utri rispetto al giudicato della Corte di Strasburgo nel caso Contrada“. E concludono precisando che “sulle richieste delle difese e del Procuratore Generale la Corte d’Appello si pronuncerà nei prossimi mesi”.

“Apple rallenta deliberatamente gli iPhone”: negli Stati Uniti partono le class action

Risultati immagini per somebody on their phone


È bufera su Apple: l’azienda di Cupertino ha ammesso di rallentare deliberatamente gli iPhone più vecchi con possibili problemi alla batteria in modo da evitare che si spengano all’improvviso. Un rallentamento indotto con gli aggiornamenti del software, su cui sono state avviate negli Stati Uniti tre class action che potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg. 



«Apple sapeva che la sostituzione della batteria avrebbe migliorato la perfomance dei dispositivi più vecchi», si legge in una delle azioni legali avviata in una corte federale dell’Illinois e riportata dai media americani. Nella causa avviata a Los Angeles invece si mette in evidenza come Apple abbia «interferito» con della proprietà privata rallentando deliberatamente gli iPhone. In un’altra azione legale nella California del Nord si osserva come Apple prima di ammettere il rallentamento abbia «fornito dichiarazioni fuorvianti che puntavano a nascondere la natura e lo scopo del difetto». 

Secondo quanto spiegato da Apple nelle ultime ore, gli aggiornamenti puntano ad allungare la vita dei cellulari «aiutando» le batterie al litio che, degradandosi nel tempo, possono causare lo spegnimento repentino dell’iPhone. «Il nostro obiettivo è quello di offrire ai consumatori l’esperienza migliore, inclusa la performance e il prolungamento della vita dei loro dispositivi», ha spiegato Apple. 

Ma il tutto è partito da una serie di lamentele dei possessori di iPhone 6, 6 Plus, 6s e 6s Plus che hanno notato un calo di prestazioni del proprio smartphone a seguito dell’aggiornamento ad iOS 10.2.1. La supposizione fatta da diverse fonti online è stata infine confermata dalla stessa Apple.L’obiettivo dei querelanti è ora di espandere la class action a tutti gli utenti coinvolti nello Stato della California e negli Stati Uniti, in modo da avere sempre più forza nell’azione legale contro il colosso.  

ONU, l'assemblea generale vota contro Gerusalemme capitale d'Israele: voti paesi UE decisivi

Risultati immagini per ONU GERUSALEMME

Di Salvatore Santoru

L'ONU ha votato contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale israeliana.
All'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ben 128 paesi hanno votato contro mentre 9 si sono espressi a favore e 35 si sono astenuti(1).

I principali paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, hanno votato contro.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) http://www.lastampa.it/2017/12/21/esteri/gerusalemme-lonu-vota-contro-lo-strappo-di-trump-mFnr6aHGgGQW99eIKMY2DO/pagina.html

Paolo VI sarà santo: ecco il miracolo che la Chiesa gli attribuisce

Risultati immagini per Paolo VI
Paolo VI sarà presto santo. La Santa Sede ha infatti riconosciuto un miracolo attribuito al pontefice, quello relativo alla nascita di Amanda, una bambina venuta al mondo dopo aver resistito per alcuni mesi alla rottura della placenta.
Il miracolo in questione – ovviamente- servirà ai fini della canonizzazione. La madre della piccola, originaria di Verona, si era recata in preghiera al Santuario delle Grazie di Brescia: un luogo di cui Giovanni Battista Montini, cioè Papa Paolo VI, era devoto.
L’ufficializzazione della notizia è arrivata dalla diocesi di Brescia. Adesso, una volta superato il “vaglio” delle consulte medica e teologica, Papa Francesco avrà il compito di decidere la data della canonizzazione. Visto il calendario del pontefice, la data possibile sembra essere quella della prima domenica di Ottobre prossimo. Il miracolo di Montini – quindi – è avvenuto per “intercessione”. Montini – del resto – è morto nel 1978 a Castelgandolfo, mentre il miracolo che la Chiesa gli ha ufficialmente attribuito risale al 2001.
La storia è la seguente: una donna, giunta al quinto mese di gravidanza, subisce la rottura della vesciva fetale, un fatto che avrebbe potuto compromettere la vite della mamma e della bambina. La madre di Amanda- però – prega accanto ad una suora nel santuario citato. Amanda – insomma – sarebbe nata e poi cresciuta in modo sano proprio grazie all’intercessione di Paolo VI. Montini era stato beatificato il 19 ottobre 2014 da papa Francesco al termine del Sinodo straordinario dei vescovi sulla Famiglia. Dopo Giovanni Paolo II – insomma – un altro pontefice destinato a divenire santo.

Esporre una foto di Federico Aldrovandi è «provocatorio», dice il giudice sportivo

Da diversi anni i tifosi della Spal, la squadra di calcio di Ferrara che da quest’anno gioca in Serie A, sventolano ad ogni partita una grande bandiera su cui è dipinto il volto di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese che la mattina del 25 settembre 2005 venne ucciso da quattro agenti di polizia che lo fermarono per un controllo non lontano da casa sua. La morte di Aldrovandi è stata una delle storie di cronaca più seguite e discusse degli ultimi anni, e ancora oggi capita che se ne ritorni a parlare. Da alcuni giorni se ne sta discutendo proprio per via della bandiera dei tifosi della Spal: perché lo scorso primo dicembre è stato vietato loro di esporla in occasione della partita di campionato contro la Roma allo Stadio Olimpico, perché mancavano le autorizzazioni.
Come ha riportato il Corriere dello Sport, la Questura di Roma ha precisato che la bandiera era rimasta fuori dallo stadio poiché priva dell’autorizzazione da presentare o all’inizio della stagione sportiva o tre giorni prima della partita presso il gabinetto della Questura della città ospitante: una procedura che riguarda tutti gli striscioni e le bandiere introdotte negli stadi in occasione di partite di Serie A, B e C. Non è chiaro se l’autorizzazione ci fosse o meno, ma in segno di protesta per quanto accaduto, i tifosi della Spal sono rimasti in silenzio per tutta la durata della partita. Pochi giorni dopo, l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa, una ONLUS nata nel marzo del 2014 che si occupa di monitorare le violenze della polizia, ha rivolto un appello a tutti i tifosi delle squadre di calcio italiane per introduttore negli stadi striscioni e bandiere con il volto di Aldrovandi.
Nei giorni successivi a Roma-Spal, immagini di Aldrovandi sono state viste in molti stadi italiani, a partire proprio dall’Olimpico di Roma in occasione della partita di Champions League contro il Qarabag. Striscioni simili sono stati esposti poi a Empoli, Verona, Genova, Torino, Siena, Cagliari e Terni. Alcuni tifosi presenti alla partita tra Siena e Prato dello scorso 17 dicembre hanno detto che gli steward e gli agenti di polizia presenti allo stadio avevano impedito loro di esporre l’immagine di Aldrovandi e hanno detto che lo striscione era stato poi strappato dalla balaustra cui era legato.
A Terni, invece, tredici tifosi del Parma sono stati denunciati per coreografia non autorizzata per aver esposto una decina di immagini di Aldrovandi durante la partita dell’8 dicembre contro la Ternana. Per quanto accaduto a Terni, il padre di Aldrovandi, Lino, ha espresso la propria solidarietà ai tifosi del Parma con un post su Facebook.
Nel comunicato del giudice sportivo Pasquale Marino relativo alle gare disputate tra il 15 e il 18 dicembre, pubblicato questa settimana, sia il Siena che il Prato sono state multati rispettivamente di 750 e 500 euro perché i loro tifosi avrebbero esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine”. Nel comunicato non è specificato che si tratti dell’immagine di Aldrovandi, anche se sia a Siena che a Prato, stando alle testimonianze dei tifosi presenti, l’immagine di Aldrovandi era l’unica cosa che poteva essere interpretata come tale.

La catastrofe umanitaria in Yemen dopo mille giorni di guerra

Immagine correlata


A mille giorni dall’inizio di una guerra brutale, lo Yemen è a un passo dalla carestia, con una popolazione che sembra condannata a morire di fame, per il blocco dei principali porti a nord, che impedisce l’ingresso di cibo, carburante e medicine. E’ l’allarme lanciato da Oxfam attraverso il report 'La crisi in Yemen: 1000 giorni di disastri'.

Per sopravvivere ormai oltre l’80% della popolazione del paese (22,5 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari e, da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo: più di 7 milioni di persone non fanno un pasto decente da mesi.

Una catastrofe umanitaria, in cui i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 28% da inizio novembre, impedendo definitivamente l’accesso al cibo alle fasce più povere della popolazione, già duramente colpite dal collasso economico. Il tutto mentre per la mancanza di carburante, si vanno esaurendo le scorte di acqua potabile, vitali in un paese colpito dalla più grave epidemia di colera del mondo.

“Per 1.000 giorni lo Yemen ha subito pesantissimi bombardamenti con nuove e sofisticate armi. Ma quel che impressiona oggi è lo stato di assedio medievale in cui si trova l’intero paese, usato come arma di guerra. – dichiara Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – non c’è alcuna plausibile giustificazione per negare alla popolazione cibo, carburante e medicine. È una barbarie priva di decenza e senso di umanità”.

Bambini senza futuro, spose bambine

I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. In base alle stime, 4,1 milioni di bambini non sanno se potranno proseguire gli studi con 1.600 scuole distrutte e adibite a rifugio per le famiglie sfollate o usate dalle parti in conflitto.

Anche i matrimoni precoci sono aumentati dall’inizio della guerra: tra il 2016 e il 2017 è salita dal 52% al 66% la percentuale di ragazze al di sotto dei 18 costrette a sposarsi. Per ridurre il numero di familiari a carico, o avere una fonte di reddito per nutrire il resto della famiglia e pagare i debiti, vengono date in sposa anche bambine di otto-dieci anni.

Fondamentale l’immediata fine del blocco

In quasi tre anni di guerra sono stati uccisi quasi 5.300 civili, 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e circa un milione di persone sono state contagiate dal colera. Un’indicibile sofferenza di cui Oxfam ritiene responsabili tutte le parti in conflitto, colpevoli di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

“Finalmente anche i paesi che hanno alimentato la distruzione dello Yemen, attraverso la vendita di armi, cominciano a manifestare preoccupazione per il proseguimento del conflitto - continua Pezzati - Ma adesso le parole devono tradursi in azioni concrete che mettano fine al blocco imposto sul paese e avviino un vero processo di pace”.

Dall’inizio di novembre, non è stato consentito l’import di combustibile - essenziale per il trasporto di alimenti e altri beni vitali in tutte le aree del paese – in nessuno dei principali porti, mentre la più grande stazione di rifornimento del paese è chiusa dallo scorso marzo. In questo quadro anche i porti di Al-Hudaydah e Saleef – già gravemente danneggiamenti dai bombardamenti - sembrano essere a rischio di imminenti attacchi, in particolare in queste ore verso il porto di Al-Hudaydah. Si tratta di due punti di accesso vitali per due terzi della popolazione, da cui passano l'80% delle importazioni e dov’è transitato solo l’anno scorso l'85% del grano entrato nel paese.

A Natale donare per lo Yemen vale un tesoro

“Lavoriamo in Yemen da oltre 30 anni – conclude Pezzati – ma questa è certamente la peggiore crisi mai affrontata nel paese. Il conflitto iniziato 1.000 giorni fa ha messo in ginocchio una nazione già povera: oggi 22,2 milioni di persone, pari a tre quarti della popolazione, hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione. Per questo è importante agire subito per salvare quante più vite possibile. Una donazione a Natale può fare la differenza e consentirci di non mollare chi in Yemen ha poco, quasi più niente, in cui sperare”.

Per farlo basta andare su: clicca qui

#withYemen

Oggi su Twitter, ciascuno insieme a Oxfam potrà dimostrare la propria vicinanza alla popolazione dello Yemen che sta subendo le pesantissime conseguenze di un conflitto brutale che dura ormai da 1000 giorni. Utilizzando l'hashtag #withYemen, sarà possibile sostenere l'appello ai capi di stato e di governo e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU per arrivare alla pace il prima possibile. Segui la campagna sul canale Twitter di Oxfam.

Mondiali Russia 2018, a Mediaset i diritti tv per tutte le 64 partite

Mondiali-Russia-Mediaset
La conferma ufficiale è arrivata: Mediaset si è aggiudicata i diritti tv per tutte le 64 partite della Coppa del Mondo di calcio FIFA 2018, che saranno visibili per la prima volta sulla tv commerciale italiana. L’annuncio arriva da Mediaset, che sottolinea che offrirà ai suoi telespettatori “gratuitamente e in esclusiva l’evento sportivo più importante del 2018”.



Oltre che in Italia, si sottolinea nella nota di Cologno Monzese, “Russia 2018” sarà visibile in diretta anche sulle reti spagnole del Gruppo Mediaset, primo e unico polo televisivo europeo di tv in chiaro.
Senza la presenza della nazionale italiana, il valore dei diritti televisivi di Russia 2018 sul mercato italiano è calata e non poco. La cifra pagata da Mediaset ammonta a meno della metà di quella pagata per i diritti degli ultimi due tornei, Sudafrica e Brasile.
E’ un bel colpo quello di Mediaset, perché anche senza Nazionale azzurra saranno milioni gli italiani che si siederanno davanti alla tv per i mondiali: basti pensare che la partita d’esordio dei mondiali 2014, Brasile-Croazia, su Rai 1 fu vista da più di 9 milioni di italiani.

IRAQ, oltre 9000 i civili morti durante la riconquista di Mosul

Immagine correlata

Di Salvatore Santoru

Circa 9000 civili sono morti durante le battaglie che hanno portato alla cacciata dell'ISIS da Mosule alla riconquista della città da parte della coalizione impegnata contro l'autoproclamato Stato Islamico.
Come riporta l'ANSA(1), il numero dei civili morti risulta essere dieci volte maggiore rispetto a quanto riferito sinora e la stima è emersa da un'inchiesta dell'Associated Press.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/12/20/iraq-oltre-9.000-civili-morti-per-liberare-mosul-_1769a49a-c734-4627-8c2f-b0d6cead715c.html

2018: Le Banche Centrali cominciano a comprare Criptovalute ?

DI EUGENE ETSEBETH
Dietro le porte chiuse delle banche centrali del G7,  ogni giorno, vanno solennemente al lavoro dei trader  che comprano e vendono valute estere, titoli negoziabili, diritti speciali di prelievo (DSP) e oro.
I trader delle banche centrali seguono la politica di investimenti prevista dai loro comitati esecutivi ed hanno specifici obiettivi di ripartizione nelle loro attività, in ordine di importanza. L’obiettivo delle negoziazioni di riserve estere è generalmente ottenere liquidità, sicurezza e rendimento (questo però è all’ultimo punto).


Attualmente, il G7 si preoccupa solo di una “appropriata regolamentazione” delle criptovalute e non del potenziale asset di queste criptovalute. Bitcoin, Ether e Zcash non si trovano a nessun punto dell’elenco degli strumenti e delle valute che i banchieri centrali sono autorizzati a negoziare.
Nel 2018, le cose saranno diverse. Le banche centrali del G7 inizieranno ad acquistare criptovalute per rafforzare le loro riserve estere.
I tempi stanno cambiando.
Background
Una delle funzioni principali di una banca centrale è  gestire le riserve d’oro e di valute estere ufficiali del proprio stato-nazione o dell’Unione.
Le riserve sono fondamentali per garantire che uno stato (una nazione o una Unione) possa gestire le proprie passività in valuta estera e mantener viva la fiducia nelle sue politiche monetarie e sui tassi di cambio. Nel complesso, la stabilità finanziaria che producono le riserve in oro e in valute estere ha storicamente garantito il benessere economico dei cittadini in caso di scossoni esterni.
L’oro è comunemente usato come scudo contro eventi economici da black swan  e serve come cuscinetto contro le calamità per la sua alta liquidità, per i suoi attributi valutari e per i vantaggi di poter essere diversificato.
Anche la valuta estera è altamente liquida ed ha i benefici della diversificazione (rispetto alla moneta propria di una banca centrale). Le divise estere si accumulano principalmente con acquisto di valute estere sul mercato a pronti, con swap sul mercato monetario in valuta estera per la gestione di liquidità, con  investimenti in conti correnti a termine e con call deposit accounts su banche straniere.
Interconnessioni
I paesi del G7 sono interconnessi tra di loro attraverso una rete di accordi politici, finanziari e commerciali.
Questo club di paesi detiene riserve massicce delle rispettive valute –  chiamate riserve valutarie. La maggior parte di questi paesi detiene anche grossi depositi di riserve auree. Il Canada è una eccezione, perché ha  recentemente liquidato tutto il suo oro.
Le banche centrali del G7 detengono normalmente anche dei diritti speciali di prelievo (SDR) e titoli negoziabili denominati in valute estere come obbligazioni dei Governi, Buoni del tesoro, obbligazioni societarie, azioni societarie e prestiti in valuta estera.
I diritti speciali di prelievo (SDR) hanno bisogno di una parola a parte, si tratta di una riserva internazionale, creata dal Fondo Monetario internazionale (FMI) per integrare le riserve ufficiali dei paesi membri.
Il valore dei SDR si basa su un paniere composto da cinque valute principali: Dollaro USA, Euro, Renminbi cinese (RMB), Yen giapponese e Sterlina inglese. Solo recentemente (1 ottobre 2016) il RMB ha rotto il monopolio delle valute del G7 che compongono  i SDR.
È importante notare che i SDR sono ancora pesantemente legati al valore delle valute del G7.
In breve, i paesi del G7 detengono per lo più le rispettive valute come riserve estere, sia con i SDR che direttamente. L’oro è per lo più accettato come uno standard comune di valore universale.
Perché il 2018?
Un punto di svolta per le banche centrali del G7 sarà quando la capitalizzazione del mercato dei bitcoin supererà il valore di tutti i SDR finora creati e assegnati ai vari paesi membri (circa 291 miliardi di dollari).
Un altro punto critico sarà la consapevolezza che il valore delle valute dei G7 si stanno svalutando rispetto alle criptovalute. Le valute dei paesi dei SDR e del G7 saranno costrette a modificare la ripartizione delle loro riserve in valuta estera e alla fine dovranno includere anche un paniere di criptovalute.
La preveggente Christine Lagarde, AD del FMI, ha già messo in guardia le banche centrali sui gravi sconvolgimenti che potranno causare le criptovalute.
Le riserve valutarie sono usate per sostenere la valuta di una nazione. Le valute Fiat sono pezzi di carta o monete che intrinsecamente non hanno nessun valore. La valuta è sostenuta solo da una convinzione condivisa da chi la utilizza sullo solidità dello schema valutario di un paese. Quando una banca centrale di un paese del G7  – per esempio il Giappone –  acquista riserve di valuta estera dagli Stati Uniti (dollari USA), è per la convinzione che i giapponesi credono che il dollaro USA sia una valuta sulla quale si può aver fiducia.
Nel 2018, le banche centrali del G7 prenderanno atto che bitcoin e altre criptovalute diventeranno la più grande valuta internazionale per capitalizzazione di mercato. Questo evento, insieme alla natura globale delle criptovalute  che hanno accesso al trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7,  farà comprendere intuitivamente che si dovranno comprare criptovalute, perché ormai sono diventate un investimento de facto e saranno una tranche degli investimenti delle banche centrali.
Le Cryptovalute soddisferanno anche un nuovo bisogno : l’oro digitale.
TRADUZIONE per comedonchisciotte.org  di Bosque Primario

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *