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Oxfam sotto accusa: "Dipendenti vittime di razzismo e molestie"


Di Gerry Freda
L’organizzazione non governativa britannica Oxfam si è in questi giorni ritrovata al centro di uno scandalo, provocato dalla pubblicazione di un dossier sulla “condotta esecrabile” osservata negli ultimi anni dai propri “alti funzionari”.
L’Independent Commission on Sexual Misconduct, Accountability and Culture Change(Icsmacc), organo costituito agli inizi del 2018 direttamente dal direttore esecutivo dell’associazione al fine di indagare sulle accuse di “immoralità” avanzate a carico di diversi esponenti di quest’ultima, ha infatti da poco presentato i primi risultati degli accertamenti.
Nel dossier, realizzato sulla base delle testimonianze fornite da numerosi lavoratori delle sedi Oxfam sparse in tutto il mondo, alti funzionari dell’ong vengono accusati di avere instaurato in essa un “clima tossico”.
I dipendenti contattati dall’Icsmacc hanno infatti addossato ai loro superiori la responsabilità di avere trasformato l’associazione umanitaria in un ambiente di lavoro “infernale”, caratterizzato da “ogni genere di abuso”. I lavoratori dell'ong britannica hanno quindi asserito di essere stati, a partire dal 2017, "abitualmente sottoposti”, ad opera dei dirigenti, a “pratiche razziste, bullismo, atteggiamenti sessisti, nonnismo, elitismo, abusi sessuali”.
I testimoni hanno poi riferito alla commissione investigativa di avere provato a “denunciare” tali nefandezze al collegio disciplinare di Oxfam, ma i componenti di quest’ultimo non avrebbero avviato “alcun procedimento sanzionatorio” a carico dei presunti responsabili. Sempre in base al rapporto pubblicato dall’Icsmacc, gli stessi dipendenti che avevano invocato l’intervento del collegio sarebbero stati addirittura oggetto di “ritorsioni”, ossia "intimidazioni, provvedimenti disciplinari, licenziamento”.
Il dossier sugli abusi commessi dagli alti funzionari dell’organizzazione umanitaria termina con queste parole: “Dagli accertamenti condotti risulta che i valori cari a Oxfam sono rimasti troppo spesso lettera morta. I principi che l’associazione propugna attraverso volantini e campagne di sensibilizzazione sono stati purtroppo palesemente disapplicati in passato nei confronti del suo stesso personale.”
Winnie Byanyima, direttore esecutivo della onlus britannica, ha reagito alla pubblicazione del rapporto presentando “scuse ufficiali” all’indirizzo delle presunte vittime di abusi. La donna ha poi dichiarato: “Mi brucia venire a conoscenza del fatto che Oxfam non è immuneda razzismo e molestie. L’indagine in questione, da me fortemente voluta, deve indurre tutti i dirigenti dell’associazione a dare inizio a una lotta senza quartiere nei confronti di ogni tentativo di abuso di potere. È tempo di avviare una politica di tolleranza zero verso qualsiasi dirigente di Oxfam che provi a compiere sopraffazioni ai danni dei rispettivi sottoposti.”
La Charity Commission for England and Wales, agenzia governativa incaricata di monitorare nel Regno Unito l’attività dei soggetti rappresentativi del “terzo settore”, ha subito annunciato di volere “acquisire” il dossier Icsmacc al fine di rilevare l’esistenza dei presupposti per l’apertura di un “procedimento giudiziario” a carico degli alti funzionari accusati di “nefandezze”.


Riceviamo e pubblichiamo la replica di Oxfam

Oxfam accoglie con favore la pubblicazione del rapporto ad interim della Commissione indipendente - nominata dall’organizzazione stessa - come tappa fondamentale del piano con cui intende affrontare radicalmente le cause di qualsiasi forma di abuso di potere e attuare un autentico cambiamento culturale al suo interno. Il rapporto, pubblicato oggi, è una delle tessere fondamentali che compongono il piano di azione globale in 10 punti varato a febbraio scorso. Oxfam ringrazia la Commissione per il lavoro svolto e per aver rispettato gli alti standard attesi, nella certezza che i risultati dello stesso consentiranno ulteriori miglioramenti e progressi sempre più tangibili.
"Abbiamo voluto con convinzione questa Commissione indipendente per affrontare difficili questioni relative alla nostra cultura e al nostro modo di agire. – ha detto Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International – Il lavoro svolto fin qui è importante e avviene in una fase cruciale della nostra storia. Metteremo in pratica tutte le raccomandazioni per inaugurare il tempo della tolleranza zero nei confronti di chi abusa del proprio potere nei confronti di altre persone".
Il rapporto critica Oxfam per essersi concentrata troppo sul cosa fare, piuttosto che sul come farlo.
"Oxfam non è purtroppo immune da casi di cattiva condotta legati a un distorto uso del potere. – ha proseguito Byanyima - Siamo al fianco e sosteniamo tutte le vittime di comportamenti sbagliati e riprovevoli. Riprenderemo in mano tutti i casi passati che la Commissione vorrà segnalarci come urgenti e imprescindibili per restituire verità e riscatto alle vittime di abusi"
"Oxfam è impegnata costantemente al fianco delle donne, soprattutto nei paesi più fragili e svantaggiati. – aggiunge Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia - Vogliamo essere trasparenti, più trasparenti, esternamente e al nostro interno, dopo i casi di abuso registrati ad Haiti nel 2011 da Oxfam Gran Bretagna. La Commissione, da noi fortemente voluta, ha realizzato un percorso di ascolto ampio, senza filtri, di lavoratori, partner e delle comunità con cui lavoriamo. Solo in questo modo, abbiamo l’opportunità di intervenire nella maniera più efficace possibile. È parte di un’azione di prevenzione e di cambiamento culturale che pensiamo sia il vero antidoto verso qualsiasi forma di comportamento inappropriato sul luogo di lavoro. Tutti dobbiamo chiederci come far vivere quotidianamente i nostri valori, come creare e mantenere contesti in cui la dignità sia sempre rispettata e non si offenda alcuna sensibilità. È la base da cui partire, in maniera radicale. – continua Barbieri - In questa direzione, non ci sottrarremo al lavoro che c’è ancora da fare. Ci siamo fatti promotori di una serie di azioni finalizzate al cambiamento culturale della nostra organizzazione e a un sempre migliore comportamento degli operatori impegnati in Italia e nel mondo. Forte di tale determinazione, tutto lo staff si impegna a prendere in attenta considerazione le riflessioni della Commissione, condividendole all’interno, con i partner e con tutto il Terzo Settore oltreché con tutti i soggetti, pubblici e privati, che possono vivere fatti analoghi nello svolgimento del loro lavoro".
Piano d’azione globale: primi risultati
-Formazione di 119 operatori, focal point nei diversi paesi per la segnalazione di casi di abuso e comportamento inadeguato.
-Più attenta selezione del personale in tutti i paesi e i contesti di emergenza umanitaria e l’introduzione di un unico sistema centrale per gestire tutte le richieste di referenze per lo staff, in modo da garantirne l’attendibilità.
-Miglioramento delle politiche di safeguarding a livello globale, coinvolgendo tutti i 10 mila dipendenti nel mondo in corsi di formazione sul tema, nominando un direttore che seguirà le nuove politiche a livello internazionale e dotandoci di una linea telefonica dedicata (in cinque lingue) per la segnalazione di qualsiasi caso di cattiva condotta e abuso per tutti gli operatori e partner di Oxfam nel mondo.
Cosa ha fatto Oxfam Italia
-Dallo scorso febbraio anche Oxfam Italia – pur non avendo mai riscontrato casi di abuso da parte del proprio staff – è da subito intervenuta con l’obiettivo di rendere sempre più efficace la prevenzione di qualsiasi forma di comportamento inappropriato in tutti i contesti, mettendo in atto un piano di ascolto e coinvolgimento di collaboratori, volontari, soci, partner, attivisti, donatori, aziende, giornalisti, istituzioni, ong, testimonial, opinion leader, esperti del terzo settore, per identificare insieme soluzioni efficaci verso una sempre maggiore trasparenza.
-I loro contributi hanno indirizzato il Piano d’azione per l’Italia che ha introdotto un nuovo codice di condotta per staff e partner, nuove politiche di protezione per l’infanzia e di safeguarding, programmi mirati di formazione agli operatori e l’accesso ai canali di denuncia protetta messi a disposizione a livello globale.

OXFAM, LO SCANDALO ABUSI DELLA ONG: secondo le accuse anche il dirigente sapeva, intanto si è dimessa la vicedirettrice

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Di Salvatore Santoru

Da qualche giorni si sta parlando dello scandalo abusi che sta riguardando l'ONG 'Oxfam'(1).
Secondo quanto sostenuto dal 'Times'(2) e dalla "talpa" Helen Evans, lo stesso dirigente della ONG Mark Goldring era stato messo al corrente degli episodi di abusi ma non aveva agito di conseguenza(3).

A seguito delle accuse contro 'Oxfam', si è dimessa la numero 2 della stessa ONG, l'ex vicedirettrice Penny Lawrence(4).

PER APPROFONDIRE: https://it.blastingnews.com/opinioni/2018/02/oxfam-secondo-le-accuse-il-leader-della-ong-sapeva-degli-abusi-sessuali-002363987.html .

NOTE:

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Oxfam

(2) https://www.thetimes.co.uk/article/oxfam-sex-scandal-charity-chief-mark-goldring-knew-of-allegations-d6msdcxj2

(3) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/13/oxfam-the-times-numero-uno-della-ong-mark-goldring-era-a-conoscenza-degli-abusi-segnalati/4156874/

(4) http://www.huffingtonpost.it/2018/02/12/mi-vergogno-la-vicedirettrice-di-oxfam-penny-lawrence-si-dimette-per-lo-scandalo-dei-festini-organizzati-dallo-staff-della-ong-in-ciad-e-a-haiti_a_23359428/

La catastrofe umanitaria in Yemen dopo mille giorni di guerra

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A mille giorni dall’inizio di una guerra brutale, lo Yemen è a un passo dalla carestia, con una popolazione che sembra condannata a morire di fame, per il blocco dei principali porti a nord, che impedisce l’ingresso di cibo, carburante e medicine. E’ l’allarme lanciato da Oxfam attraverso il report 'La crisi in Yemen: 1000 giorni di disastri'.

Per sopravvivere ormai oltre l’80% della popolazione del paese (22,5 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari e, da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo: più di 7 milioni di persone non fanno un pasto decente da mesi.

Una catastrofe umanitaria, in cui i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 28% da inizio novembre, impedendo definitivamente l’accesso al cibo alle fasce più povere della popolazione, già duramente colpite dal collasso economico. Il tutto mentre per la mancanza di carburante, si vanno esaurendo le scorte di acqua potabile, vitali in un paese colpito dalla più grave epidemia di colera del mondo.

“Per 1.000 giorni lo Yemen ha subito pesantissimi bombardamenti con nuove e sofisticate armi. Ma quel che impressiona oggi è lo stato di assedio medievale in cui si trova l’intero paese, usato come arma di guerra. – dichiara Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – non c’è alcuna plausibile giustificazione per negare alla popolazione cibo, carburante e medicine. È una barbarie priva di decenza e senso di umanità”.

Bambini senza futuro, spose bambine

I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. In base alle stime, 4,1 milioni di bambini non sanno se potranno proseguire gli studi con 1.600 scuole distrutte e adibite a rifugio per le famiglie sfollate o usate dalle parti in conflitto.

Anche i matrimoni precoci sono aumentati dall’inizio della guerra: tra il 2016 e il 2017 è salita dal 52% al 66% la percentuale di ragazze al di sotto dei 18 costrette a sposarsi. Per ridurre il numero di familiari a carico, o avere una fonte di reddito per nutrire il resto della famiglia e pagare i debiti, vengono date in sposa anche bambine di otto-dieci anni.

Fondamentale l’immediata fine del blocco

In quasi tre anni di guerra sono stati uccisi quasi 5.300 civili, 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e circa un milione di persone sono state contagiate dal colera. Un’indicibile sofferenza di cui Oxfam ritiene responsabili tutte le parti in conflitto, colpevoli di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

“Finalmente anche i paesi che hanno alimentato la distruzione dello Yemen, attraverso la vendita di armi, cominciano a manifestare preoccupazione per il proseguimento del conflitto - continua Pezzati - Ma adesso le parole devono tradursi in azioni concrete che mettano fine al blocco imposto sul paese e avviino un vero processo di pace”.

Dall’inizio di novembre, non è stato consentito l’import di combustibile - essenziale per il trasporto di alimenti e altri beni vitali in tutte le aree del paese – in nessuno dei principali porti, mentre la più grande stazione di rifornimento del paese è chiusa dallo scorso marzo. In questo quadro anche i porti di Al-Hudaydah e Saleef – già gravemente danneggiamenti dai bombardamenti - sembrano essere a rischio di imminenti attacchi, in particolare in queste ore verso il porto di Al-Hudaydah. Si tratta di due punti di accesso vitali per due terzi della popolazione, da cui passano l'80% delle importazioni e dov’è transitato solo l’anno scorso l'85% del grano entrato nel paese.

A Natale donare per lo Yemen vale un tesoro

“Lavoriamo in Yemen da oltre 30 anni – conclude Pezzati – ma questa è certamente la peggiore crisi mai affrontata nel paese. Il conflitto iniziato 1.000 giorni fa ha messo in ginocchio una nazione già povera: oggi 22,2 milioni di persone, pari a tre quarti della popolazione, hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione. Per questo è importante agire subito per salvare quante più vite possibile. Una donazione a Natale può fare la differenza e consentirci di non mollare chi in Yemen ha poco, quasi più niente, in cui sperare”.

Per farlo basta andare su: clicca qui

#withYemen

Oggi su Twitter, ciascuno insieme a Oxfam potrà dimostrare la propria vicinanza alla popolazione dello Yemen che sta subendo le pesantissime conseguenze di un conflitto brutale che dura ormai da 1000 giorni. Utilizzando l'hashtag #withYemen, sarà possibile sostenere l'appello ai capi di stato e di governo e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU per arrivare alla pace il prima possibile. Segui la campagna sul canale Twitter di Oxfam.

Oxfam:in Europa 123 milioni di persone a rischio povertà

In Europa ci sono 342 miliardari (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 milioni di persone - quasi un quarto della popolazione – a rischio povertà o esclusione sociale. E’ l’impietosa fotografia scattata da Un’Europa per tutti, non per pochi, il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da Oxfam. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani più ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%.






Tra il 2009 ed il 2013 il numero di persone che viveva in una condizione di grave deprivazione materiale, vale a dire senza reddito sufficiente per pagarsi il riscaldamento o far fronte a spese impreviste – è aumentato di 7.5 milioni in 19 paesi dell’Unione Europea, inclusi Spagna, Irlanda, Italia e Grecia, arrivando a un totale di 50 milioni. In Italia dal 2005 al 2014 la percentuale di persone in stato di grave deprivazione materiale è aumentata di 5 punti (dal 6,4% all’11,5%). Sono quasi 7 milioni di persone, e tra di loro ad essere più colpiti sono i bambini e i ragazzi sotto i diciotto anni.

Dalla classifica che ordina gli Stati membri dell’Unione europea secondo 7 parametri (tra questi disuguaglianza di reddito, deprivazione materiale, divario retributivo di genere), appare chiaro che nessun paese è immune da elevati gradi di disuguaglianza, con paesi come Bulgaria e Grecia che registrano il peggior risultato. Se la disuguaglianza nel reddito disponibile è maggiore in Bulgaria, Lettonia e Lituania, è importante rilevare che anche paesi come Francia e Danimarca hanno visto un aumento di questa dimensione della disuguaglianza tra il 2005 e il 2013.

Anche chi ha un lavoro è a rischio di cadere nella trappola della povertà: questa probabilità è particolarmente alta anche in Italia, dove l’11% delle persone tra i 15 e i 64 anni che lavorano è a rischio di povertà – un dato che ci posiziona al 24° posto tra i ventotto paesi dell’Unione Europea. Anche in paesi traino della UE, come la Germania questo dato sta aumentando. Sempre in tema di reddito da lavoro, l’Europa non è immune dal divario salariale tra uomini e donne: sono Lettonia, Portogallo, Cipro e Germania gli stati nei quali le discriminazioni retributive sono più gravi.

La classifica mostra anche come le politiche di governo possano contribuire ad accrescere o diminuire le disuguaglianze: il sistema fiscale e previdenziale svedese, per esempio, è il più avanzato in Europa e favorisce una riduzione delle disuguaglianze di reddito del 53%, mentre il sistema fiscale e previdenziale italiano, tra gli ultimi posti della classifica, ha permesso nel 2013 una riduzione della disparità di reddito solo del 34%.

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