La classifica dei sindaci più amati d'Italia

gen 12, 2016 0 comments
Piero Fassino la7
Di Andrea Signorelli
La classifica dei sindaci più amati d'Italia viene stilata ogni sei mesi da Ipr Marketing per conto de Il Sole 24 Ore, ma è evidente che in vista di tante importanti elezioni amministrative la prossima primavera, questa volta la classifica assume un valore particolare. Prima di tutto, vediamo chi si è posizionato nei primissimi posti.
In cima alla classifica, infatti, troviamo Paolo Perrone, sindaco di Lecce (Forza Italia); al secondo posto si trova il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (indipendente eletto nelle fila del centrodestra), al terzo posto arriva il primo sindaco di sinistra: Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro del Partito Democratico. Tutti e tre i primi classificati superano la soglia del 60% di gradimento.

Si scende sotto il 60% invece dal quarto posto in poi, dove troviamo anche il primo sindaco di una grande città, vale a dire Piero Fassino (Pd) sindaco di Torino. Parimerito con Fassino si trova anche il sindaco di Fermo (Marche), Paolo Calcinaro (liste civiche).
Al sesto posto troviamo Dario Nardella (Partito Democratico) erede e fedelissimo di Matteo Renzi alla guida di Firenze, che era arrivato al primo posto nella stessa classifica dello scorso anno. Tra le altri grandi città, troviamo il sindaco di Bari Antonio Decaro (Partito Democratico) al 16esimo posto e Giuliano Pisapia (indipendente di Sel) che sale al 18esimo posto.
Per quanto riguarda le altre città, De Magistris a Napoli rimane al 76° posto; Virginio Merola a Bologna non va oltre l'88°, parimerito con il sindaco di Genova Marco Doria. Curioso anche vedere come se la stanno cavando i sindaci del Movimento 5 Stelle: a Parma continua a essere gradito Federico Pizzarotti (49°), mentre a Livorno Filippo Nogarin regge nonostante le tante polemiche sulla spazzatura e cala il sindaco di Ragusa Piccitto al 86° posto. Da segnalare, al penultimo posto, il sindaco di Alessandria Rita Rossa, costretta a una manovra durissima per provare a rimettere in sesto i disastrati bilanci della città.

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