L'evento, svoltosi al Teatro Verdi di Sassari lo scorso 18 aprile, si è rivelato un’esperienza coinvolgente, capace di offrire nuovi sguardi e mettere in discussione il nostro modo di leggere e interpretare la guerra.
Afghanistan, Siria e Palestina: nel corso dell’incontro sono state mostrate fotografie e video provenienti da questi teatri di conflitto, offrendo una testimonianza diretta e toccante dei conflitti raccontati dalla Mannocchi nei suoi diari di guerra, accompagnati magistralmente dalle musiche di D’Erasmo.
Kabul, Homs, Gaza: la banalità del male, del conflitto quotidiano, il rumore di una bomba che cancella ogni distanza, un suono familiare in cui si riconosce un alfabeto del terrore che è lo stesso in ogni guerra.
Menzione speciale per l'Afghanistan, dove il male non viene presentato come qualcosa da eliminare definitivamente, ma una realtà che si attraversa e ciò viene presentato come una visione difficile, ma profondamente concreta, in quanto l’umanità non può semplicemente cancellare il male ma solo riconoscerlo e passarci dentro, senza esserne distrutto.
Durante lo spettacolo si è riflettuto sull’accettazione della realtà della guerra e del male, un'accettazione che non va scambiata per una resa passiva, ma che deve essere una forma di pazienza e resistenza silenziosa. Una pazienza che tenga aperta la possibilità di senso, anche quando tutto sembra perduto.
Le immagini utilizzate durante l'evento sono state potenti e altamente simboliche: la rosa e la spina, sottolineando come la “rosa amica” porta con sé la sua spina e come ogni legame autentico porta con sé la possibilità del dolore.
Per concludere, “Crescere la guerra” non significa accettarla in maniera indifferente, ma riconoscere che ci riguarda e che ci attraversa e, tramite ciò, riconoscere che solo dentro tale attraversamento può nascere una possibilità diversa e autentica: quella di non perdere l'umanità, anche quando tutto intorno sembra negarlo.

