Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Diritti umani. Mostra tutti i post

Matrimoni precoci, una grave violazione dei Diritti Umani: le spose bambine in Turchia e nel mondo- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende portare all’attenzione di tutti il
tragico fenomeno delle spose bambine che non solo persiste, ma che potrebbe diventare legge in Turchia.

Pochi mesi fa, infatti, tra le varie riforme presentate al Parlamento turco è stata proposta, come già
precedentemente nel 2006, la normativa Matrimonio riparatore che concede a chi è accusato di stupro la
possibilità di far cadere le denunce sposando la propria vittima. È stato inoltre precisato che la differenza di
età tra colpevole e vittima non deve superare i 10 anni, anche se la persona violata non ha raggiunto la
maggiore età. Ora se si tiene presente che tra le regole islamiche sulla pubertà e le nozze il matrimonio tra un
adulto e un adolescente (da 9 a 12 anni) non solo è ammesso, ma è considerato lecito, ne consegue che
diventa davvero complesso per l’Unione europea conciliare la richiesta della Turchia di entrare a far parte
dell’ONU con questo fenomeno che lede i diritti dei bambini.

È evidente che la notizia giunta dal parlamento turco ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, e ciò è
comprensibilissimo perché se passasse la legge in questione, si correrebbe il rischio di far aumentare il
numero delle violenze che si tramuterebbero, di conseguenza e con consenso della LEX, in matrimonio
riparatore. Ma nessuno, all’interno del Parlamento, ricordava che da tempo la Turchia vuole entrare
nell’Unione europea? Erano davvero tutti d’accordo? Ovviamente no! Le voci di dissenso sono arrivate
puntuali e numerose proprio durante la seduta. Ma non sono state prese in considerazione, nonostante le
accese manifestazioni di protesta e il presumibile eco mediatico che una tale proposta di legge avrebbe
generato. E così tale disegno di legge che calpesta i diritti delle vittime e dell’infanzia è andato avanti
noncurante del fragore generato. C’è un’altra cosa che inoltre spaventa e preoccupa a livello planetario. Se
questa legge passasse, anche lo stupratore di una bambina ne potrebbe usufruire e potrebbe trasformare il suo
reato in matrimonio riparatore. La natura del problema è ovviamente legata ad una radicata cultura
maschilista che crede nel riparo al torto subito, che crede di potere preservare l’onore di una famiglia. In
Italia quest’ultimo, che affondava le radici nel codice Rocco del ventennio fascista, fu abolito solo nel 1981.
Abbassiamo gli tutti gli occhi ogni volta che ce ne ricordiamo, perché poco meno di quarant’anni fa la legge
nel Nostro Paese permetteva di mutare una violenza sessuale in matrimonio per restituire onore e onorabilità
alla vittima e alla sua famiglia. La legge 530 lo spiegava in modo chiaro: “Il matrimonio che l’autore del
reato contragga con la persona offesa, estingue il reato”, quindi, bastavano poche parole di legge per far
diventare innocente un colpevole.

Negli ultimi anni la situazione è molto cambiata perché i matrimoni precoci risultano essere in contrasto con
i principi della Convenzione sui diritti del fanciullo redatta a New York nel 1989.
Nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile e l’uguaglianza di genere le Nazioni Unite hanno adottato
l’eliminazione del matrimonio riparatore e soprattutto di quello infantile diffusissimo in tanti Paesi votati alla
Shari’a, nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana.
Il CNDDU vuole sottolineare con forza che il matrimonio riparatore rappresenta la sconfitta del diritto,
perché nasce da un pensiero distorto secondo il quale le donne, peggio ancora le bambine, possono essere
private della propria libertà di scelta in merito a decisioni esistenziali, come se fossero oggetti per i quali si
può rivendicare il possesso. Il matrimonio precoce è una delle più grandi violazioni dei Diritti Umani perché
tocca l’Infanzia e coinvolge oltre 700 milioni di spose bambine in tutto il mondo. A tal proposito l’Unicef sta
lavorando nei Paesi coinvolti per migliorare le leggi, le politiche e i servizi sociali. I risultati finora ottenuti
sono incoraggianti, ma ancora lontani dal pieno traguardo.
Bisogna quindi continuare su questa strada e promuovere, nei Paesi in cui il fenomeno è radicato, una scuola
che lavori incessantemente sulle tematiche della parità di genere e che permetta alle bambine di svincolarsi
dai barbari retaggi del passato che non permettono la piena realizzazione dell’esistenza. Tuteliamo la loro
esistenza. Difendiamo le spose bambine con la forza del diritto.
Non è solo un hashtag quello che ora lanciamo, ma un urlo di speranza! #BAMBINENONSPOSE

Prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

Giornata internazionale per le vittime di tortura 2020- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani celebra la Giornata Internazionale
per le vittime di tortura del 26 giugno 2020.
In occasione del 50° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite ha istituito la giornata con la risoluzione RES/52/149 del 18 febbraio 1998 per sollecitare
i governi all’eradicazione totale della tortura e all'effettiva attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite
contro la tortura e ogni altro trattamento o punizione crudele, disumano o degradante entrata in vigore
proprio il 26 giugno del 1987.

Il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale un soggetto - funzionario pubblico o qualsiasi altra
persona che agisca a titolo ufficiale o con suo invito o consenso - infligge ad un’altra persona dolore o
sofferenze acute, fisiche o psichiche, per ottenere informazioni o confessioni, per punirla per un atto
commesso o che è sospettata di aver commesso, per intimidirla od esercitare pressioni su di lei o per
qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione.
È uno strumento di terrorismo non solo nei confronti delle vittime e dei congiunti ma verso l’intera società,
perpetrato al fine di scoraggiare il dissenso verso chi esercita il potere.
La Tortura, definita dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres come “un vizioso tentativo
di infrangere la volontà di una persona”, trova il più vile riconoscimento nell’amministrazione della giustizia
di alcuni paesi in cui la tortura è un ordinario mezzo di prova (la confessione resa sotto tortura costituisce
piena prova di colpevolezza) e pena accessoria ( il supplizio è parte integrante della condanna alla detenzione
o alla morte).
In piena attuazione dell’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani - “Nessun individuo potrà
essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti” - la Convenzione delle
Nazioni Unite contro la tortura ha introdotto il divieto assoluto di tortura, il divieto di estradizione di una
persona verso un altro Stato in cui rischi di essere sottoposta a tortura, la disciplina sulla pena per le persone
che compiono atti di tortura e la loro estradizione e la disciplina di prevenzione e individuazione di casi di
tortura.
Il suo contenuto, nonostante la sottoscrizione e/o ratifica di 175 paesi, non trova ancora concreta attuazione
nei relativi ordinamenti giuridici.

L’ Italia ha ratificato la Convenzione il 12 gennaio 1989 ma la codificazione della tortura ha visto la luce
solo con l’art. 613 bis del Codice Penale, introdotto con la Legge 14/07/2017 n. 110. La nuova fattispecie
penale ha finalmente messo fine all’attribuzione delle pene previste per reati minori, come le lesioni o
l’abuso di atti d’ufficio, a comportamenti delittuosi ben più gravi e gravemente lesivi dei diritti umani delle
vittime.
Tra le innumerevoli vittime che oggi stanno vivendo azioni di tortura nel mondo, vogliamo ricordare il
Premio Sacharov per la libertà di pensiero nel 2012 Nasrin Sotoudeh: un’avvocata iraniana membro
dell’Associazione dei difensori dei diritti umani; attivista impegnata nella difesa delle donne che si
oppongono all’obbligo di indossare il velo e nel contrasto alla pena di morte.
Nasrin è stata arrestata il 13 giugno 2016 e condannata in contumacia a 33 anni di carcere e a 148 frustate per
il suo attivismo per i diritti umani. Si trova attualmente detenuta presso prigione di Evin dove, secondo la
notizia diffusa da Amnesty lo scorso 19 marzo, ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame per
chiedere il rilascio di tutti prigionieri politici in Iran.
La Comunità internazionale ha chiesto la sua liberazione con formali provvedimenti ad oggi rimasti tutti
senza esito come la risoluzione 2018/2967(RSP) con cui il Parlamento Europeo ha richiesto al governo
dell'Iran l’immediato rilascio senza condizioni di Nasrin Sotoudeh e di tutti i difensori dei diritti umani, i
giornalisti detenuti e condannati solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione
pacifica e sottoposti alla pena della tortura.
Anche l’Avvocatura italiana ha chiesto la liberazione della collega iraniana attraverso le associazioni
professionali. In particolare segnaliamo la pregevole iniziativa di sensibilizzazione portata avanti dalla
Compagnia Teatrale “Attori e Convenuti”, composta da professionisti impegnati nella diffusione della
conoscenza delle lettere e della storia di Nasrin.

Il nostro pensiero non può non andare anche a Giulio Regeni, nostro connazionale rapito torturato e ucciso
da apparati egiziani in circostanze misteriose, ancora oggetto d’indagine. La vicenda di Giulio ha scosso tutta la comunità internazionale e merita che sia fatta luce su ogni accadimento e che vengano individuati i
responsabili.
L’Italia non è certo esente da casi di tortura, basti ricordare il caso di Stefano Cucchi, deceduto a seguito
delle violenze subite durante la sua detenzione del tutto pari alla tortura, come riconosciuto dal Procuratore
Generale dott. Rubolino durante la requisitoria del processo Cucchi bis, oppure gli eventi del Bolzaneto
durante il G8 del 2001 o quelli del Carcere di Asti del 2004 o ancora il caso di Dimitri Alberti nel 2010 a
Cerea: casi che costarono una condanna all’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani per violazione
dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Inoltre riteniamo drammatica la situazione presente in Libia, nei cui campi di transito o detenzione si
registrano forme di violenza intollerabili; un atto tragico è stato il suicidio della giovanissima attivista
egiziana Sarah Hegazy, la quale, incarcerata e torturata per le sue dichiarazioni a sostegno della comunità
Lgbt, non avrebbe retto ai soprusi subiti.
In occasione della giornata, condividiamo il desiderio di tutti gli uomini di pace di eliminare qualsiasi
vessazione fisica e psicologica nel mondo.
Convinti della necessità di educare i giovani all’autocontrollo ed alla pacifica convivenza, proponiamo a tutti
i docenti di divulgare tra gli studenti i valori della non violenza e del rispetto dei diritti umani anche postando
un ricordo delle vittime di tortura. Pure tra gli adolescenti, infatti, possono verificarsi episodi di tortura,
specie in circostanza di fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Non a caso le prime applicazioni giudiziali
dell’art. 613 bis c.p. hanno riguardato due procedimenti a carico di minorenni: Il Tribunale per i minorenni di
Milano ha condannato per tortura quattro quindicenni accusati di aver segregato e picchiato per ore un
coetaneo in un garage di Varese; la Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare disposta dal
Tribunale per i minorenni di Taranto a carico di tre ragazzi accusati di aver fatto parte di una baby gang che
per lungo tempo ha vessato e torturato un anziano disabile a Manduria (TA).
Infine, lanciamo l’hashtag #stoptortura affinché coinvolga tutti, adulti e giovani, e induca alla riflessione sui
comportamenti errati, tali da provocare grave dolore o sofferenza nei confronti dei nostri simili.

Prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Giornata internazionale del Diritto alla Verità in relazione con gravi Violazioni dei Diritti Umani e della Dignità delle Vittime- COMUNICATO CNDDU


Il prossimo 24 marzo si celebrerà la Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità e alle gravi
violazioni dei Diritti Umani; tale ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Onu il 21
dicembre del 2010 e cade nel giorno dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo
Romero, ucciso il 24 marzo del 1980 a causa del suo impegno contro le violazioni dei Diritti Umani
delle persone più indifese del Salvador.

Romero si era impegnato molto nel dar eco anche all’estero alle continue violenze e soprusi subiti
dalla parte più indifesa del popolo salvadoregno. Nelle sue omelie e tramite la radio della diocesi,
invitava i soldati a disobbedire agli ordini di sparare sui civili innocenti. Il suo impegno e la sua
radicalità evangelica, che metteva in discussione l’idea di una chiesa legata alle classi dominanti, lo
espose alle minacce del governo e spinse anche le gerarchie cattoliche del piccolo Paese
dell’America centrale a prendere le distanze dall’arcivescovo ribelle, il quale voleva mettere davanti
agli occhi del mondo una verità che andava sottaciuta.

Preso di mira dalle forze filogovernative, i cosiddetti “squadroni della morte”, fu assassinato da un
cecchino mentre stava celebrando la messa. Nel 2018 per volontà di papa Francesco è stato portato
a compimento il processo di canonizzazione dell’arcivescovo Romero.
Il Coordinamento Nazionale dei docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole sottoporre
all’attenzione delle giovani generazioni una ricorrenza nata per dare verità e giustizia a tutti coloro
che hanno visto violati i loro diritti. In questo momento così particolare per il nostro Paese il
CNDDU intende proporre ai docenti azioni di Formazione a Distanza, volte a riscoprire personaggi
che si sono contraddistinti nella salvaguardia dei diritti, o ancora oggi stiano intervenendo in
contesti difficili nel mondo, attraverso la creazione di un digital flashmob #(nome della
vittima)perlalegalità. Il proposito è quello di assegnare agli studenti la preparazione di video,
presentazioni, lezioni, dibatti, ecc., su personaggi che si sono impegnati nella lotta a favore dei
diritti umani, affinché di loro rimanga la testimonianza attiva dell’eroismo civile. Le azioni devono
essere inserite all’interno dello sviluppo di conoscenze e competenze in linea con il PNSD (Piano
Nazionale Scuola Digitale) sia per favorire l’apprendimento di contenuti che per agevolare
l’acquisizione di competenze digitali da parte degli studenti. Possiamo ricordare a titolo
esemplificativo alcuni strumenti da utilizzare: la Suite di Google, Weschool (Tim), Adobe Sparke,
Edmondo, e altri software di questo tipo. Inoltre grazie alla mobilitazione sociale delle ultime ore, è
possibile avere un’ampia scelta di risorse digitali messe a disposizione da varie aziende riunite dal
Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e dall’Agenzia per l’Italia Digitale in
una pagina web denominata “solidarietà digitale”.

Concludiamo rivolgendo un pensiero particolare in quanto vittime innocenti dei Diritti Umani a
Silvia Romano e a Patrick George Zakysia; la prima, ricordiamo, una ragazza milanese che il 20
novembre 2018 è stata sequestrata in un villaggio a 80 km da Malidi dove era impegnata in
un’attività umanitaria ed è stata fatta ostaggio da una banda locale proprio per il suo impegno a
sostegno dei giovani in difficoltà che svolgeva presso una onlus; il giovane egiziano, invece, è lo
studente dell’Università di Bologna arrestato lo scorso febbraio mentre tornava in Egitto dai
familiari, in occasione di una pausa didattica, con l’accusa di aver tentato di rovesciare il regime
egiziano. Per entrambi auspichiamo una liberazione imminente.

Prof. Ronny Donzelli
CNDDU

Giornata europea dei Giusti 2020- COMUNICATO CNDDU


RICEVO E PUBBLICO :

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, in occasione della Giornata europea
dei Giusti (European day of the Righteous), celebrata il 6 marzo e che in Italia è stata approvata dal
Parlamento il 26 luglio 2017 (Camera dei Deputati) e il 7 dicembre 2017 (Senato) come solennità civile,
intende proporre alcune iniziative atte a divulgare le tematiche umanitarie nonché la difesa dei diritti civili
nel mondo e aderire alle indicazioni del MIUR circa l’importanza della giornata in oggetto.

Educare i giovani ai valori dei difensori dei diritti umani è senz’altro uno dei compiti della scuola; soprattutto
in momento storico, come il nostro, in cui tensioni sociali, stagnazione economica e fake news usate ad arte
possono divenire potenzialmente terreno fertile per foschi deragliamenti xenofobi e razzisti. Proprio qualche
giorno il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alle celebrazioni per il 50°
anniversario del conferimento della medaglia d'oro al valore militare dell’eccidio Sant’Anna di Stazzema,
avvenuto il 12 agosto del 1944; tra le vittime innocenti spiccano autentici eroi come don Fiore Menguzzo,
don Innocenzo Lazzeri, Genny Babilotti Marsili, Milena Bernabò, Cesira Pardini, i quali attraverso il proprio
operato salvarono molte vite umane.

Il CNDDU propone alle scuole di ogni ordine e grado di caratterizzare in modo originale, puntando sulla
creatività e sensibilità dei propri studenti, l’albero Jōmon Sugi, patrimonio dell’umanità, con rami su cui
sporgano slogan di pace e radici con l’effige di un difensore / “giusto” dei diritti umani. Inoltre si invitano le
scuole, qualora decidessero di aderire, a fotografare quanto prodotto e inviarci un’email all’indirizzo
coordinamentodirittiumani@gmail.com in modo da condividere le esperienze.
L'hashtag della Giornata europea dei Giusti è #unavitagiusta.

“La nostra civiltà democratica non è sorta dal nulla. È nata perché chi ha conosciuto l’orrore ha promesso
solennemente alle nuove generazioni che mai più quell’orrore si sarebbe ripetuto. Questa promessa è iscritta
nella nostra Costituzione, dove i diritti sono legati ai doveri di solidarietà, dove l’uguaglianza non è soltanto
un orizzonte ma un impegno incessante a rimuovere gli ostacoli, le discriminazioni, le ingiustizie” (discorso
del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Sant’Anna di Stazzema, 29/02/2020)

Giornata della memoria, comunicato Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani


Ricevo e pubblico*:

In occasione della Giornata della memoria, istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 60/7, il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani propone la creazione da parte di ogni scuola di un manifesto antirazzista da realizzare durante l’ultima settimana gennaio, allo scopo di mettere in risalto proprio la storica data del 27 ..

L’iniziativa intitolata “IO SONO…” ha lo scopo di dedicare all’interno delle varie comunità educative un pannello o parete su cui riportare, a cura degli studenti, frasi e pensieri tratte da diari, poesie, racconti dei personaggi (specialmente giovani) che hanno vissuto la tragica esperienza della deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’attuazione di tale iniziativa serve a far maturare nei discenti empatia, consapevolezza civica, compresione dei fatti storici: attraverso una sorta di role playing, “l’immedesimazione” nel personaggio assegnato o scelto permetterà di scoprire anche figure meno conosciute ma non meno importanti per la loro storia. 

Il Coordinamento invita tutte le scuole di ogni ordine e grado a segnalare, qualora si decidesse di aderire, fotografando, quanto prodotto per condividere le esperienze e programmare un flash mob digitale contro il razzismo e ogni forma di segregazione. L’hashtag della giornata della memoria #iosono…
“Ricorda questo giorno; ricordalo bene, un giorno racconterai alle generazioni che verranno. Oggi alle 8 siamo stati chiusi nel ghetto. Vivo qui adesso; il mondo è separato da me e io sono separata dal mondo” (Renia Spiegel)

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

COMUNICATO PRESENTE ANCHE QUA: https://sites.google.com/view/docentiperidirittiumani/giornate-internazionali-dellonu/giornata-della-memoria-2020

Menoona Safdar trattenuta contro la propria volontà in Pakistan dalla sua famiglia si è appena imbarcata su un volo diretto in Italia

Risultati immagini per enzo milanesi
Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, conferma "con grande soddisfazione" che la giovane Menoona Safdar trattenuta contro la propria volontà in Pakistan dalla sua famiglia si è appena imbarcata su un volo diretto in Italia. "Il positivo esito, che ha posto fine a una grave violazione dei diritti fondamentali della giovane donna, è stato reso possibile, a seguito del personale interessamento del ministro, dall'efficace azione della nostra Ambasciata a Islamabad in stretto raccordo con la Farnesina", si legge in una nota del Ministero degli Esteri.
Alla 23enne nel 2015 era stato impedito di tornare nella scuola di Cesano Maderno, in provincia di Monza, che frequentava, dal padre, che nel 2017 l'aveva poi portata in Pakistan con l'inganno e lasciata li'.

Moavero: “Sta tornando in Italia la ragazza trattenuta dalla famiglia in Pakistan”

Risultati immagini per ragazza trattenuta dalla famiglia in Pakistan”
Sta tornando in Italia Menoona Safdar, la ragazza pakistana di 23 anni residente a Monza che lo scorso anno era stata riportata in patria con l’inganno dalla famiglia e trattenuta lì dopo essere stata privata dei documenti per non farla rientrare nel nostro Paese. Il ministro degli EsteriEnzo Moavero Milanesi giovedì mattina ha fatto sapere che si è imbarcata su un volo diretto in Italia. La Farnesina fa sapere in una nota che questo esito, “che ha posto fine a una grave violazione dei dirittifondamentali” della giovane donna, è stato reso possibile a seguito del personale interessamento del ministro e dall’efficace azione della nostra Ambasciata a Islamabad in raccordo con il ministero.
La prefettura di Monza aveva interessato del caso l’Interpol dopo che la ragazza chiesto aiuto alla sua ex scuola superiore, alla quale ha inviato una lettera: “Vi prego, aiutatemi, voglio tornare in Italia”. “I miei genitori non vogliono che stia con il mio ragazzo, la cultura nel nostro Paese non permette alle giovani di scegliere con chi stare, non vogliono che studi“, aveva poi raccontato la giovane all’Ansa.

Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza

Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza
Di Riccardo Noury
Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International sul Bahrain, dal giugno 2016 al giugno 2017 almeno 169 persone che avevano criticato il governo o parenti di queste ultime sono stati arrestati, torturati, minacciati o colpiti dal divieto di espatrio. La polizia ha ucciso sei manifestanti, tra cui un minorenne.


Alcuni casi sono noti a chi segue questo blog: come quello di Nabil Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain, che sta scontando una condanna a due anni per aver rilasciato interviste e rischia altri 15 anni di carcere semplicemente per aver pubblicato dei tweet; o quello di Ebtisam al-Saegh, che il 26 maggio è stata bendata, sottoposta ad aggressione sessuale, presa a bastonate e costretta a stare in piedi per gran parte delle sette ore d’interrogatorio da parte di funzionari dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.
Quella che una volta era una vivacissima società civile è oggi ridotta a poche voci coraggiose. La maggior parte di coloro che criticavano in modo pacifico il governo, tanto difensori dei diritti umani quanto attivisti politici, ora percepisce che il rischio da correre per esprimere un’opinione si è fatto troppo alto.
Nei 12 mesi presi in considerazione da Amnesty international, il governo ha anche intrapreso azioni per smantellare l’opposizione politica. Sulla base di accuse infondate sono stati sciolti al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, e Waad, un partito d’opposizione di ispirazione laica.

La Giordania pronta a cancellare il matrimonio riparatore

Immagine correlata
Di Lucio Di Marzo
Il voto arriva dalla camera bassa del Parlamento e porta con sé una certezza: la legge in Giordania non proteggerà più gli stupratori, consentendo loro di scampare alla punizione a patto di sposare la vittima delle loro violenze.
Continua con la decisione di revocare l'articolo 308 del Codice penale giordano un processo partito a febbraio, quando un comitato reale aveva sostenuto la necessità di rivedere le norme in materia, ma in realtà iniziato molto prima, con campagne della società civile per tappare una falla al sistema che negli anni ha protetto almeno 159 stupratori.
Messi di fronte alla scelta tra riscrivere il Codice, che risale al 1960, o abolire direttamente l'articolo, i parlamentari hanno preferito optare per la via più drastica, per evitare che eventuali "buchi" potessero essere sfruttati per scampare alla giustizia e a una punizione che può arrivare a sette anni di carcere, ma che prevede pure in extrema ratio la pena capitale, se le violenze sono commesse su ragazze fino ai 15 anni.

La BBC denuncia: «In India sparano a vista sui popoli indigeni»

Risultati immagini per BBC OUR WORLD KILLING for conservation
Il servizio, prodotto per la televisione, la radio e le news del sito BBC, contiene interviste ai guardaparco, agli indigeni «che hanno subìto le conseguenze di questa politica all’interno del Parco Nazionale di Kaziranga e a un portavoce del WWF India che aiuta a finanziare, formare ed equipaggiare i guardaparco e pubblicizza tour nel parco sul sito dell’associazione» spiega l'associazione Survival che tutela i diritti dei popoli indigeni del mondo.
«Il Parco accoglie più di 170.000 visitatori ogni anno. Al suo interno, solo negli ultimi tre anni, cinquanta sospettati sono stati vittima di esecuzioni extra-giudiziali e un uomo indigeno gravemente disabile è stato ucciso a colpi di pistola nel 2013. La BBC stima che negli ultimi 20 anni siano state uccise 106 persone. Nello stesso periodo, è stato ucciso un solo guardaparco. La BBC ha intervistato un uomo locale picchiato e torturato con scosse elettriche durante un arresto da parte dei guardaparco, prima che questi realizzassero che non era coinvolto in alcun modo nel bracconaggio. Il programma mostra anche Akash Orang, un bambino indigeno di sette anni a cui i guardaparco hanno sparato alle gambe lo scorso luglio». «I guardaparco mi hanno sparato all’improvviso - racconta Akash - e lo hanno fatto mentre stava tornando a casa dal negozio del villaggio». «È cambiato. Prima era allegro. Adesso non lo è più. Di notte si sveglia per via del dolore e chiama la mamma», ha raccontato suo padre.
«I guardaparco - prosegue Survival - godono di immunità effettiva e sono incoraggiati a sparare a vista contro i sospettati – senza arresto né processo, né alcuna prova di un possible coinvolgimento nel bracconaggio. Un guardaparco ha ammesso: “abbiamo l’ordine totale di sparare, ogni volta che vedi dei bracconieri o delle persone di notte, abbiamo l’ordine di sparargli”. Il WWF ha fornito dell’equipaggiamento – inclusi quelli che la BBC definisce “occhiali per la visione notturna” – che è stato usato nelle operazioni notturne e nelle esercitazioni di “combattimento e appostamento”. Quando la BBC ha chiesto come si sente il WWF nel fornire equipaggiamento a un parco responsabile di uccidere persone, il portavoce del WWF India ha risposto: “Nessuno è a proprio agio nell’uccidere le persone… Non vogliamo che ci sia bracconaggio e l’idea è di ridurlo con il coinvolgimento di altri partner”».
Survival International sta conducendo una campagna mondiale contro questi abusi e, nel 2016, ha portato all’attenzione del mondo «l’alto bilancio di vittime e i gravi casi di corruzione tra i funzionari di Kaziranga – incluso il coinvolgimento nel traffico illegale di fauna selvatica che dovrebbero fermare».
«Le organizzazioni per la conservazione, tra cui il WWF, supportano un modello di conservazione che si traduce in evidenti abusi dei diritti umani. Hanno mancato di condannare le politiche che portano alle esecuzioni extra-giudiziali. Per troppo tempo, la conservazione ha usato la sua positiva immagine pubblica per nascondere i mostruosi e prolungati attacchi ai diritti dei popoli indigeni e tribali. Stiamo lavorando per fermarli. È tempo che i conservazionisti inizino a lavorare con i popoli indigeni, i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. È tempo che le organizzazioni per la conservazione si espongano chiedendo di metter fine alle politiche dello sparare a vista», ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival.
Guarda qui il documentario della BBC ‘Killing for conservation’

Ecco le banche che finanziano la violazione dei diritti umani e delle norme ambientali

Risultati immagini per Facing Finance dirty profits 5

http://www.ilcambiamento.it//articoli/ecco-le-banche-che-finanziano-la-violazione-dei-diritti-umani-e-delle-norme-ambientali

Per il quinto anno consecutivo Facing Finance ha pubblicato un report sulle violazioni delle norme e degli standard ambientali e sociali ad opera di multinazionali, evidenziando come troppo spesso le banche, così come i loro clienti, beneficiano dalla violazione dei diritti umani, dallo sfruttamento e dalla distruzione dell’ambiente e dalla corruzione associata a queste aziende. A stigmatizzare il fenomeno è anche la campagna "Non con i miei soldi", che da anni fa informazione critica sulla finanza italiana e internazionale.
«La dimensione delle transazioni finanziarie, secondo Facing Finance, supera i 52 miliardi di euro - spiega Claudia Vago di "Non con i miei soldi" - Il report “Dirty Profits” (Profitti sporchi) conferma, secondo il direttore di Facing Finance Thomas Küchenmeister, che l’autoregolamentazione di banche e aziende, fatta a porte chiuse, è largamente insufficiente e non permette di assicurare il rispetto dei diritti umani, dell’ambiente e degli standard anti corruzione. Il report è stato redatto con la collaborazione di importanti organizzazioni internazionali, come Transparency International, Greenpeace e Human Rights Watch. Dodici autori di otto diversi paesi hanno documentato decine di casi di violazione di diritti umani, corruzione, sfruttamento e distruzione dell’ambiente, compresi contributi ai cambiamenti climatici). Sono state analizzate quattordici aziende multinazionali, tra cui Bayer, VolksWagen, BP e Hewlett Packard Enterprise Co., e cinque tra le principali banche europee (Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC). I servizi finanziari forniti dalle cinque banche alle quattordici aziende sono analizzati nel dettaglio nel report. Le cinque banche detengono azioni e obbligazioni delle aziende analizzate per un totale di 5,8 miliardi di euro.
Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC hanno fornito alle aziende considerate capitali per 46,9 miliardi di euro tra il gennaio 2013 e l’agosto 2016, attraverso la sottoscrizione di azioni, obbligazioni e la fornitura di prestiti. Questi prestiti sono spesso forniti per “generici scopi aziendali”, senza richiedere alcun genere di sostenibilità alle operazioni aziendali. Dal report emerge che queste banche hanno continuato a fornire prestiti consistenti a VolksWagen anche dopo la scoperta dello scandalo delle emissioni. Un atto inaccettabile, secondo Jan Schultz di Facing Finance».
«Il 64% delle aziende analizzate ha uno o più casi documentati di coinvolgimento nella distruzione dell’ambiente e del clima. Per il 42% sono stati documentati casi di corruzione nelle loro operazioni e il 57% è coinvolto in violazioni dei diritti umani. Il fatto che otto delle quattordici aziende siano firmatarie dell’UN Global Compact, che specifica una serie di standard ambientali e sociali minimi, evidentemente non impedisce questi comportamenti. Per Lesly Burdock, editor di Dirty Profits 5, questo report punta a fare pressione per ottenere una migliore regolamentazione sulla sostenibilità e trasparenza dell’industria finanziaria. In particolare in un momento in cui affrontiamo una preoccupante deregolamentazione, anche del settore finanziario, negli Stati Uniti».

Perché quello alla conoscenza è un diritto umano

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento che l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata ha tenuto al convegno svoltosi giovedì 29 novembre nella Sala Koch di Palazzo Madama, intitolato “Sos Stato di diritto: verso il diritto alla conoscenza” e promosso dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e dal Global Committee for the Rule of Law – Marco Pannella (GCRL), assieme allo IAI, SIOI, ISISC e all’associazione Nessuno Tocchi Caino.
Di Giulio Terzi di Sant'Agata
Desidero esprimere al Presidente del Senato della Repubblica, Senatore Pietro Grasso il ringraziamento più sentito per il suo indirizzo di saluto. Le sue parole sono un incoraggiamento importante. Hanno valore particolarmente significativo per molti di noi che hanno ascoltato proprio qui al Senato, nel luglio dello scorso anno, lo straordinario discorso con il quale Marco Pannella dava impulso decisivo a un ambizioso percorso e contenuti precisi alla sua visione : affermare il diritto alla conoscenza quale elemento costitutivo dello Stato di Diritto. Dalla Conferenza al Senato dello scorso siamo stati dolorosamente privati della straordinaria forza morale, della incomparabile capacità di Marco Pannella di leggere dentro alle cose, di intuire ben prima degli altri i sentimenti, le passioni, i bisogni ineludibili che animano la società. Quando glielo facevo notare, si scherniva, dicendo soltanto “ a me piace ascoltare sempre la gente, al mercato, per la strada, ovunque”.
Dallo scorso anno abbiamo proseguito in questo impegno. Con gli incontri avuti alle Nazioni Unite a Ginevra in maggio, l’azione del “Comitato Globale per lo Stato di Diritto- Marco Pannella” è proseguita in diversi contesti e conferenze internazionali all’estero e in Italia. Abbiamo iniziato ad approfondire alcuni temi sensibili per l’affermazione dello Stato di Diritto, come nel convegno realizzato con lusinghiero successo la scorsa settimana presso la Regione Piemonte, e ci proponiamo di stimolare il dibattito su temi specifici, ad esempio delle libertà religiose e di pensiero, dei diritti delle minoranze, della radicalizzazione e dell’estremismo. Abbiamo avuto la soddisfazione di constatare come si tratti – per quanti ritengono essenziale rilanciare efficacemente lo Stato di Diritto in forma compiuta nella società contemporanea – di una sfida che non soltanto merita di essere raccolta, ma che deve essere vinta.
(…) Il documento “SOS Stato di Diritto: verso il Diritto alla Conoscenza “, che abbiamo anche dinanzi a noi , è stato diramato per offrire un orientamento ai nostri lavori. Nell’ incipit del documento emerge subito quanto sia radicato nella storia delle democrazie liberali il principio del Diritto alla Conoscenza. Pannella aveva perfettamente compreso il senso di quella che– nella definizione di Pierre Renouvin – possiamo ben considerare una delle “forze profonde” che determinano il corso delle relazioni internazionali e la vita dei popoli. La diffusione della conoscenza, i suoi condizionamenti, la deformazione strumentale della verità e dell’informazione, costituiscono il comune denominatore nella storia del XX di inizio XXI secolo. Dalla Prima Guerra Mondiale, e con esponenziale accelerazione nell’odierna società dell’informazione, la diffusione della conoscenza è stata sempre determinante nella combinazione di “forze profonde”: economiche, demografiche, geopolitiche, di sentimenti identitari e nazionali. Se esistono, come scriveva Renouvin, diverse forme di nazionalismo, e molteplici sono, tra marxismo e liberismo, i modelli economici che possono dividere la società, o renderla più coesa e partecipativa, il processo di valutazione e di conoscenza di quei modelli ha sempre rappresentato il principale terreno di confronto sociale, culturale e politico.

L'EDIZIONE 2016 DEL PREMIO SAKHAROV E' STATA VINTA DA DUE RAGAZZE YAZIDE EX SCHIAVE DELL'ISIS

Risultati immagini per sakharov prize


Di Salvatore Santoru

L'edizione 2016 del premio Sacharov(1) è stata vinta da due ragazze Yazide che erano state schiavizzate dall'ISIS.
Nadia Murad Basee e Lamiya Aji Bashar hanno vissuto sulla propria pelle le atrocità del regime dell'autoproclamato Califfato e fortunatamente ne sono riuscite a fuggirne(2), guadagnandosi oggi la vittoria dell'edizione 2016 dell'autorevole premio per la libertà di pensiero istituito dal Parlamento Europeo e dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov(3).

NOTE:

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Sakharov_per_la_libert%C3%A0_di_pensiero

(2)http://www.ilgiornale.it/news/mondo/due-donne-yazide-ex-schiave-dellisis-vincono-premio-sacharov-1324192.html

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Andrej_Dmitrievi%C4%8D_Sacharov

ARABIA SAUDITA, AMNESTY INTERNATIONAL NE CHIEDE L'ESCLUSIONE DAL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELL'ONU

Di Robert Favazzoli
Amnesty International, la nota organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, chiede l'esclusione dell'Arabia Saudita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
"L'Arabia Saudita arresta gli attivisti per i diritti umani e dal 2013 ad oggi ha condannato a morte centinaia di persone" è quanto si legge nel comunicato stampa diffuso dall'organizzazione.
Quello saudita è un regime dittatoriale che dice di ispirarsi ai valori islamici che avrebbe "violato le regole di diritto internazionale bombardando lo Yemen". Nella propia relazione annuale Amnesty International accusa le autorità saudite, tra le altre cose, di assenza libertà di espressione e manifestazione, della discriminazione delle donne, delle minoranze e delle forze di lavoro provenientid all'estero così come le persecuzioni e i maltrattamenti delle opposizioni politiche. Il divieto di professione delle religione cristiana, invece, non viene incluso da Amnesty nelle accuse.
Presso il Consiglio per i diitti umani delle Nazioni Unite, che è l'organo che dovrebbe vigilare e garantire circa l'efficacia e l'applicazione di tali diritti in tutto il mondo, sono rappresentati anche altri Paesi che secondo Amnesty dovrebbero essere esclusi: Cuba, Russia, Cina, Vietnam, Marocco, Algeria, Nigeria, Qatar, Albania, Burkina Faso e gli Emirati Arabi Uniti.

Storia della pace e dei diritti umani: il libro di Peacelink è on line

La bandiera della pace

Di Alessandro e Daniele Marescotti
http://www.peacelink.it/

Centodieci milioni di persone il 15 febbraio 2003 hanno manifestato nel mondo per la pace. Questo soggetto storico può contare seprende coscienza di sé e della propria storia. E’ venuto pertanto il momento di ricercare nel passato – e in modo sistematico -le radici culturali e ideali di questo movimento. Ogni soggetto collettivo che cambia la storia prima o poi scrive la sua storia.
Questa storia della pace è stata iniziata nel 1991 e poi diffusa nel 1999 in occasione dell'anno mondiale per la cultura della pace suhttp://www.peacelink.it/pace2000
La nuova versione (ora corretta, arricchita, aggiornata, ampliata e dotata di un indice ipertestuale e con cornici storiche introduttive) è stata annunciata nel febbraio 2004 su "Strumenti Cres" di Mani Tese con due articoli consultabili su http://www.manitese.it/cres/stru36/marescotti1.htm
Purtroppo in Italia non esiste ancora una ricerca disciplinare sistematica di "Peace History". Ci auguriamo che questa lacuna della ricerca storica italiana venga al più presto colmata.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *