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Giornata internazionale del Diritto alla Verità in relazione con gravi Violazioni dei Diritti Umani e della Dignità delle Vittime- COMUNICATO CNDDU


Il prossimo 24 marzo si celebrerà la Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità e alle gravi
violazioni dei Diritti Umani; tale ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Onu il 21
dicembre del 2010 e cade nel giorno dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo
Romero, ucciso il 24 marzo del 1980 a causa del suo impegno contro le violazioni dei Diritti Umani
delle persone più indifese del Salvador.

Romero si era impegnato molto nel dar eco anche all’estero alle continue violenze e soprusi subiti
dalla parte più indifesa del popolo salvadoregno. Nelle sue omelie e tramite la radio della diocesi,
invitava i soldati a disobbedire agli ordini di sparare sui civili innocenti. Il suo impegno e la sua
radicalità evangelica, che metteva in discussione l’idea di una chiesa legata alle classi dominanti, lo
espose alle minacce del governo e spinse anche le gerarchie cattoliche del piccolo Paese
dell’America centrale a prendere le distanze dall’arcivescovo ribelle, il quale voleva mettere davanti
agli occhi del mondo una verità che andava sottaciuta.

Preso di mira dalle forze filogovernative, i cosiddetti “squadroni della morte”, fu assassinato da un
cecchino mentre stava celebrando la messa. Nel 2018 per volontà di papa Francesco è stato portato
a compimento il processo di canonizzazione dell’arcivescovo Romero.
Il Coordinamento Nazionale dei docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole sottoporre
all’attenzione delle giovani generazioni una ricorrenza nata per dare verità e giustizia a tutti coloro
che hanno visto violati i loro diritti. In questo momento così particolare per il nostro Paese il
CNDDU intende proporre ai docenti azioni di Formazione a Distanza, volte a riscoprire personaggi
che si sono contraddistinti nella salvaguardia dei diritti, o ancora oggi stiano intervenendo in
contesti difficili nel mondo, attraverso la creazione di un digital flashmob #(nome della
vittima)perlalegalità. Il proposito è quello di assegnare agli studenti la preparazione di video,
presentazioni, lezioni, dibatti, ecc., su personaggi che si sono impegnati nella lotta a favore dei
diritti umani, affinché di loro rimanga la testimonianza attiva dell’eroismo civile. Le azioni devono
essere inserite all’interno dello sviluppo di conoscenze e competenze in linea con il PNSD (Piano
Nazionale Scuola Digitale) sia per favorire l’apprendimento di contenuti che per agevolare
l’acquisizione di competenze digitali da parte degli studenti. Possiamo ricordare a titolo
esemplificativo alcuni strumenti da utilizzare: la Suite di Google, Weschool (Tim), Adobe Sparke,
Edmondo, e altri software di questo tipo. Inoltre grazie alla mobilitazione sociale delle ultime ore, è
possibile avere un’ampia scelta di risorse digitali messe a disposizione da varie aziende riunite dal
Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e dall’Agenzia per l’Italia Digitale in
una pagina web denominata “solidarietà digitale”.

Concludiamo rivolgendo un pensiero particolare in quanto vittime innocenti dei Diritti Umani a
Silvia Romano e a Patrick George Zakysia; la prima, ricordiamo, una ragazza milanese che il 20
novembre 2018 è stata sequestrata in un villaggio a 80 km da Malidi dove era impegnata in
un’attività umanitaria ed è stata fatta ostaggio da una banda locale proprio per il suo impegno a
sostegno dei giovani in difficoltà che svolgeva presso una onlus; il giovane egiziano, invece, è lo
studente dell’Università di Bologna arrestato lo scorso febbraio mentre tornava in Egitto dai
familiari, in occasione di una pausa didattica, con l’accusa di aver tentato di rovesciare il regime
egiziano. Per entrambi auspichiamo una liberazione imminente.

Prof. Ronny Donzelli
CNDDU

Giornata europea dei Giusti 2020- COMUNICATO CNDDU


RICEVO E PUBBLICO :

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, in occasione della Giornata europea
dei Giusti (European day of the Righteous), celebrata il 6 marzo e che in Italia è stata approvata dal
Parlamento il 26 luglio 2017 (Camera dei Deputati) e il 7 dicembre 2017 (Senato) come solennità civile,
intende proporre alcune iniziative atte a divulgare le tematiche umanitarie nonché la difesa dei diritti civili
nel mondo e aderire alle indicazioni del MIUR circa l’importanza della giornata in oggetto.

Educare i giovani ai valori dei difensori dei diritti umani è senz’altro uno dei compiti della scuola; soprattutto
in momento storico, come il nostro, in cui tensioni sociali, stagnazione economica e fake news usate ad arte
possono divenire potenzialmente terreno fertile per foschi deragliamenti xenofobi e razzisti. Proprio qualche
giorno il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alle celebrazioni per il 50°
anniversario del conferimento della medaglia d'oro al valore militare dell’eccidio Sant’Anna di Stazzema,
avvenuto il 12 agosto del 1944; tra le vittime innocenti spiccano autentici eroi come don Fiore Menguzzo,
don Innocenzo Lazzeri, Genny Babilotti Marsili, Milena Bernabò, Cesira Pardini, i quali attraverso il proprio
operato salvarono molte vite umane.

Il CNDDU propone alle scuole di ogni ordine e grado di caratterizzare in modo originale, puntando sulla
creatività e sensibilità dei propri studenti, l’albero Jōmon Sugi, patrimonio dell’umanità, con rami su cui
sporgano slogan di pace e radici con l’effige di un difensore / “giusto” dei diritti umani. Inoltre si invitano le
scuole, qualora decidessero di aderire, a fotografare quanto prodotto e inviarci un’email all’indirizzo
coordinamentodirittiumani@gmail.com in modo da condividere le esperienze.
L'hashtag della Giornata europea dei Giusti è #unavitagiusta.

“La nostra civiltà democratica non è sorta dal nulla. È nata perché chi ha conosciuto l’orrore ha promesso
solennemente alle nuove generazioni che mai più quell’orrore si sarebbe ripetuto. Questa promessa è iscritta
nella nostra Costituzione, dove i diritti sono legati ai doveri di solidarietà, dove l’uguaglianza non è soltanto
un orizzonte ma un impegno incessante a rimuovere gli ostacoli, le discriminazioni, le ingiustizie” (discorso
del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Sant’Anna di Stazzema, 29/02/2020)

Giornata della memoria, comunicato Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani


Ricevo e pubblico*:

In occasione della Giornata della memoria, istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 60/7, il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani propone la creazione da parte di ogni scuola di un manifesto antirazzista da realizzare durante l’ultima settimana gennaio, allo scopo di mettere in risalto proprio la storica data del 27 ..

L’iniziativa intitolata “IO SONO…” ha lo scopo di dedicare all’interno delle varie comunità educative un pannello o parete su cui riportare, a cura degli studenti, frasi e pensieri tratte da diari, poesie, racconti dei personaggi (specialmente giovani) che hanno vissuto la tragica esperienza della deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’attuazione di tale iniziativa serve a far maturare nei discenti empatia, consapevolezza civica, compresione dei fatti storici: attraverso una sorta di role playing, “l’immedesimazione” nel personaggio assegnato o scelto permetterà di scoprire anche figure meno conosciute ma non meno importanti per la loro storia. 

Il Coordinamento invita tutte le scuole di ogni ordine e grado a segnalare, qualora si decidesse di aderire, fotografando, quanto prodotto per condividere le esperienze e programmare un flash mob digitale contro il razzismo e ogni forma di segregazione. L’hashtag della giornata della memoria #iosono…
“Ricorda questo giorno; ricordalo bene, un giorno racconterai alle generazioni che verranno. Oggi alle 8 siamo stati chiusi nel ghetto. Vivo qui adesso; il mondo è separato da me e io sono separata dal mondo” (Renia Spiegel)

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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COMUNICATO PRESENTE ANCHE QUA: https://sites.google.com/view/docentiperidirittiumani/giornate-internazionali-dellonu/giornata-della-memoria-2020

Menoona Safdar trattenuta contro la propria volontà in Pakistan dalla sua famiglia si è appena imbarcata su un volo diretto in Italia

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Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, conferma "con grande soddisfazione" che la giovane Menoona Safdar trattenuta contro la propria volontà in Pakistan dalla sua famiglia si è appena imbarcata su un volo diretto in Italia. "Il positivo esito, che ha posto fine a una grave violazione dei diritti fondamentali della giovane donna, è stato reso possibile, a seguito del personale interessamento del ministro, dall'efficace azione della nostra Ambasciata a Islamabad in stretto raccordo con la Farnesina", si legge in una nota del Ministero degli Esteri.
Alla 23enne nel 2015 era stato impedito di tornare nella scuola di Cesano Maderno, in provincia di Monza, che frequentava, dal padre, che nel 2017 l'aveva poi portata in Pakistan con l'inganno e lasciata li'.

Moavero: “Sta tornando in Italia la ragazza trattenuta dalla famiglia in Pakistan”

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Sta tornando in Italia Menoona Safdar, la ragazza pakistana di 23 anni residente a Monza che lo scorso anno era stata riportata in patria con l’inganno dalla famiglia e trattenuta lì dopo essere stata privata dei documenti per non farla rientrare nel nostro Paese. Il ministro degli EsteriEnzo Moavero Milanesi giovedì mattina ha fatto sapere che si è imbarcata su un volo diretto in Italia. La Farnesina fa sapere in una nota che questo esito, “che ha posto fine a una grave violazione dei dirittifondamentali” della giovane donna, è stato reso possibile a seguito del personale interessamento del ministro e dall’efficace azione della nostra Ambasciata a Islamabad in raccordo con il ministero.
La prefettura di Monza aveva interessato del caso l’Interpol dopo che la ragazza chiesto aiuto alla sua ex scuola superiore, alla quale ha inviato una lettera: “Vi prego, aiutatemi, voglio tornare in Italia”. “I miei genitori non vogliono che stia con il mio ragazzo, la cultura nel nostro Paese non permette alle giovani di scegliere con chi stare, non vogliono che studi“, aveva poi raccontato la giovane all’Ansa.

Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza

Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza
Di Riccardo Noury
Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International sul Bahrain, dal giugno 2016 al giugno 2017 almeno 169 persone che avevano criticato il governo o parenti di queste ultime sono stati arrestati, torturati, minacciati o colpiti dal divieto di espatrio. La polizia ha ucciso sei manifestanti, tra cui un minorenne.


Alcuni casi sono noti a chi segue questo blog: come quello di Nabil Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain, che sta scontando una condanna a due anni per aver rilasciato interviste e rischia altri 15 anni di carcere semplicemente per aver pubblicato dei tweet; o quello di Ebtisam al-Saegh, che il 26 maggio è stata bendata, sottoposta ad aggressione sessuale, presa a bastonate e costretta a stare in piedi per gran parte delle sette ore d’interrogatorio da parte di funzionari dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.
Quella che una volta era una vivacissima società civile è oggi ridotta a poche voci coraggiose. La maggior parte di coloro che criticavano in modo pacifico il governo, tanto difensori dei diritti umani quanto attivisti politici, ora percepisce che il rischio da correre per esprimere un’opinione si è fatto troppo alto.
Nei 12 mesi presi in considerazione da Amnesty international, il governo ha anche intrapreso azioni per smantellare l’opposizione politica. Sulla base di accuse infondate sono stati sciolti al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, e Waad, un partito d’opposizione di ispirazione laica.

La Giordania pronta a cancellare il matrimonio riparatore

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Di Lucio Di Marzo
Il voto arriva dalla camera bassa del Parlamento e porta con sé una certezza: la legge in Giordania non proteggerà più gli stupratori, consentendo loro di scampare alla punizione a patto di sposare la vittima delle loro violenze.
Continua con la decisione di revocare l'articolo 308 del Codice penale giordano un processo partito a febbraio, quando un comitato reale aveva sostenuto la necessità di rivedere le norme in materia, ma in realtà iniziato molto prima, con campagne della società civile per tappare una falla al sistema che negli anni ha protetto almeno 159 stupratori.
Messi di fronte alla scelta tra riscrivere il Codice, che risale al 1960, o abolire direttamente l'articolo, i parlamentari hanno preferito optare per la via più drastica, per evitare che eventuali "buchi" potessero essere sfruttati per scampare alla giustizia e a una punizione che può arrivare a sette anni di carcere, ma che prevede pure in extrema ratio la pena capitale, se le violenze sono commesse su ragazze fino ai 15 anni.

La BBC denuncia: «In India sparano a vista sui popoli indigeni»

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Il servizio, prodotto per la televisione, la radio e le news del sito BBC, contiene interviste ai guardaparco, agli indigeni «che hanno subìto le conseguenze di questa politica all’interno del Parco Nazionale di Kaziranga e a un portavoce del WWF India che aiuta a finanziare, formare ed equipaggiare i guardaparco e pubblicizza tour nel parco sul sito dell’associazione» spiega l'associazione Survival che tutela i diritti dei popoli indigeni del mondo.
«Il Parco accoglie più di 170.000 visitatori ogni anno. Al suo interno, solo negli ultimi tre anni, cinquanta sospettati sono stati vittima di esecuzioni extra-giudiziali e un uomo indigeno gravemente disabile è stato ucciso a colpi di pistola nel 2013. La BBC stima che negli ultimi 20 anni siano state uccise 106 persone. Nello stesso periodo, è stato ucciso un solo guardaparco. La BBC ha intervistato un uomo locale picchiato e torturato con scosse elettriche durante un arresto da parte dei guardaparco, prima che questi realizzassero che non era coinvolto in alcun modo nel bracconaggio. Il programma mostra anche Akash Orang, un bambino indigeno di sette anni a cui i guardaparco hanno sparato alle gambe lo scorso luglio». «I guardaparco mi hanno sparato all’improvviso - racconta Akash - e lo hanno fatto mentre stava tornando a casa dal negozio del villaggio». «È cambiato. Prima era allegro. Adesso non lo è più. Di notte si sveglia per via del dolore e chiama la mamma», ha raccontato suo padre.
«I guardaparco - prosegue Survival - godono di immunità effettiva e sono incoraggiati a sparare a vista contro i sospettati – senza arresto né processo, né alcuna prova di un possible coinvolgimento nel bracconaggio. Un guardaparco ha ammesso: “abbiamo l’ordine totale di sparare, ogni volta che vedi dei bracconieri o delle persone di notte, abbiamo l’ordine di sparargli”. Il WWF ha fornito dell’equipaggiamento – inclusi quelli che la BBC definisce “occhiali per la visione notturna” – che è stato usato nelle operazioni notturne e nelle esercitazioni di “combattimento e appostamento”. Quando la BBC ha chiesto come si sente il WWF nel fornire equipaggiamento a un parco responsabile di uccidere persone, il portavoce del WWF India ha risposto: “Nessuno è a proprio agio nell’uccidere le persone… Non vogliamo che ci sia bracconaggio e l’idea è di ridurlo con il coinvolgimento di altri partner”».
Survival International sta conducendo una campagna mondiale contro questi abusi e, nel 2016, ha portato all’attenzione del mondo «l’alto bilancio di vittime e i gravi casi di corruzione tra i funzionari di Kaziranga – incluso il coinvolgimento nel traffico illegale di fauna selvatica che dovrebbero fermare».
«Le organizzazioni per la conservazione, tra cui il WWF, supportano un modello di conservazione che si traduce in evidenti abusi dei diritti umani. Hanno mancato di condannare le politiche che portano alle esecuzioni extra-giudiziali. Per troppo tempo, la conservazione ha usato la sua positiva immagine pubblica per nascondere i mostruosi e prolungati attacchi ai diritti dei popoli indigeni e tribali. Stiamo lavorando per fermarli. È tempo che i conservazionisti inizino a lavorare con i popoli indigeni, i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. È tempo che le organizzazioni per la conservazione si espongano chiedendo di metter fine alle politiche dello sparare a vista», ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival.
Guarda qui il documentario della BBC ‘Killing for conservation’

Ecco le banche che finanziano la violazione dei diritti umani e delle norme ambientali

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http://www.ilcambiamento.it//articoli/ecco-le-banche-che-finanziano-la-violazione-dei-diritti-umani-e-delle-norme-ambientali

Per il quinto anno consecutivo Facing Finance ha pubblicato un report sulle violazioni delle norme e degli standard ambientali e sociali ad opera di multinazionali, evidenziando come troppo spesso le banche, così come i loro clienti, beneficiano dalla violazione dei diritti umani, dallo sfruttamento e dalla distruzione dell’ambiente e dalla corruzione associata a queste aziende. A stigmatizzare il fenomeno è anche la campagna "Non con i miei soldi", che da anni fa informazione critica sulla finanza italiana e internazionale.
«La dimensione delle transazioni finanziarie, secondo Facing Finance, supera i 52 miliardi di euro - spiega Claudia Vago di "Non con i miei soldi" - Il report “Dirty Profits” (Profitti sporchi) conferma, secondo il direttore di Facing Finance Thomas Küchenmeister, che l’autoregolamentazione di banche e aziende, fatta a porte chiuse, è largamente insufficiente e non permette di assicurare il rispetto dei diritti umani, dell’ambiente e degli standard anti corruzione. Il report è stato redatto con la collaborazione di importanti organizzazioni internazionali, come Transparency International, Greenpeace e Human Rights Watch. Dodici autori di otto diversi paesi hanno documentato decine di casi di violazione di diritti umani, corruzione, sfruttamento e distruzione dell’ambiente, compresi contributi ai cambiamenti climatici). Sono state analizzate quattordici aziende multinazionali, tra cui Bayer, VolksWagen, BP e Hewlett Packard Enterprise Co., e cinque tra le principali banche europee (Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC). I servizi finanziari forniti dalle cinque banche alle quattordici aziende sono analizzati nel dettaglio nel report. Le cinque banche detengono azioni e obbligazioni delle aziende analizzate per un totale di 5,8 miliardi di euro.
Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC hanno fornito alle aziende considerate capitali per 46,9 miliardi di euro tra il gennaio 2013 e l’agosto 2016, attraverso la sottoscrizione di azioni, obbligazioni e la fornitura di prestiti. Questi prestiti sono spesso forniti per “generici scopi aziendali”, senza richiedere alcun genere di sostenibilità alle operazioni aziendali. Dal report emerge che queste banche hanno continuato a fornire prestiti consistenti a VolksWagen anche dopo la scoperta dello scandalo delle emissioni. Un atto inaccettabile, secondo Jan Schultz di Facing Finance».
«Il 64% delle aziende analizzate ha uno o più casi documentati di coinvolgimento nella distruzione dell’ambiente e del clima. Per il 42% sono stati documentati casi di corruzione nelle loro operazioni e il 57% è coinvolto in violazioni dei diritti umani. Il fatto che otto delle quattordici aziende siano firmatarie dell’UN Global Compact, che specifica una serie di standard ambientali e sociali minimi, evidentemente non impedisce questi comportamenti. Per Lesly Burdock, editor di Dirty Profits 5, questo report punta a fare pressione per ottenere una migliore regolamentazione sulla sostenibilità e trasparenza dell’industria finanziaria. In particolare in un momento in cui affrontiamo una preoccupante deregolamentazione, anche del settore finanziario, negli Stati Uniti».

Perché quello alla conoscenza è un diritto umano

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento che l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata ha tenuto al convegno svoltosi giovedì 29 novembre nella Sala Koch di Palazzo Madama, intitolato “Sos Stato di diritto: verso il diritto alla conoscenza” e promosso dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e dal Global Committee for the Rule of Law – Marco Pannella (GCRL), assieme allo IAI, SIOI, ISISC e all’associazione Nessuno Tocchi Caino.
Di Giulio Terzi di Sant'Agata
Desidero esprimere al Presidente del Senato della Repubblica, Senatore Pietro Grasso il ringraziamento più sentito per il suo indirizzo di saluto. Le sue parole sono un incoraggiamento importante. Hanno valore particolarmente significativo per molti di noi che hanno ascoltato proprio qui al Senato, nel luglio dello scorso anno, lo straordinario discorso con il quale Marco Pannella dava impulso decisivo a un ambizioso percorso e contenuti precisi alla sua visione : affermare il diritto alla conoscenza quale elemento costitutivo dello Stato di Diritto. Dalla Conferenza al Senato dello scorso siamo stati dolorosamente privati della straordinaria forza morale, della incomparabile capacità di Marco Pannella di leggere dentro alle cose, di intuire ben prima degli altri i sentimenti, le passioni, i bisogni ineludibili che animano la società. Quando glielo facevo notare, si scherniva, dicendo soltanto “ a me piace ascoltare sempre la gente, al mercato, per la strada, ovunque”.
Dallo scorso anno abbiamo proseguito in questo impegno. Con gli incontri avuti alle Nazioni Unite a Ginevra in maggio, l’azione del “Comitato Globale per lo Stato di Diritto- Marco Pannella” è proseguita in diversi contesti e conferenze internazionali all’estero e in Italia. Abbiamo iniziato ad approfondire alcuni temi sensibili per l’affermazione dello Stato di Diritto, come nel convegno realizzato con lusinghiero successo la scorsa settimana presso la Regione Piemonte, e ci proponiamo di stimolare il dibattito su temi specifici, ad esempio delle libertà religiose e di pensiero, dei diritti delle minoranze, della radicalizzazione e dell’estremismo. Abbiamo avuto la soddisfazione di constatare come si tratti – per quanti ritengono essenziale rilanciare efficacemente lo Stato di Diritto in forma compiuta nella società contemporanea – di una sfida che non soltanto merita di essere raccolta, ma che deve essere vinta.
(…) Il documento “SOS Stato di Diritto: verso il Diritto alla Conoscenza “, che abbiamo anche dinanzi a noi , è stato diramato per offrire un orientamento ai nostri lavori. Nell’ incipit del documento emerge subito quanto sia radicato nella storia delle democrazie liberali il principio del Diritto alla Conoscenza. Pannella aveva perfettamente compreso il senso di quella che– nella definizione di Pierre Renouvin – possiamo ben considerare una delle “forze profonde” che determinano il corso delle relazioni internazionali e la vita dei popoli. La diffusione della conoscenza, i suoi condizionamenti, la deformazione strumentale della verità e dell’informazione, costituiscono il comune denominatore nella storia del XX di inizio XXI secolo. Dalla Prima Guerra Mondiale, e con esponenziale accelerazione nell’odierna società dell’informazione, la diffusione della conoscenza è stata sempre determinante nella combinazione di “forze profonde”: economiche, demografiche, geopolitiche, di sentimenti identitari e nazionali. Se esistono, come scriveva Renouvin, diverse forme di nazionalismo, e molteplici sono, tra marxismo e liberismo, i modelli economici che possono dividere la società, o renderla più coesa e partecipativa, il processo di valutazione e di conoscenza di quei modelli ha sempre rappresentato il principale terreno di confronto sociale, culturale e politico.

L'EDIZIONE 2016 DEL PREMIO SAKHAROV E' STATA VINTA DA DUE RAGAZZE YAZIDE EX SCHIAVE DELL'ISIS

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Di Salvatore Santoru

L'edizione 2016 del premio Sacharov(1) è stata vinta da due ragazze Yazide che erano state schiavizzate dall'ISIS.
Nadia Murad Basee e Lamiya Aji Bashar hanno vissuto sulla propria pelle le atrocità del regime dell'autoproclamato Califfato e fortunatamente ne sono riuscite a fuggirne(2), guadagnandosi oggi la vittoria dell'edizione 2016 dell'autorevole premio per la libertà di pensiero istituito dal Parlamento Europeo e dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov(3).

NOTE:

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Sakharov_per_la_libert%C3%A0_di_pensiero

(2)http://www.ilgiornale.it/news/mondo/due-donne-yazide-ex-schiave-dellisis-vincono-premio-sacharov-1324192.html

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Andrej_Dmitrievi%C4%8D_Sacharov

ARABIA SAUDITA, AMNESTY INTERNATIONAL NE CHIEDE L'ESCLUSIONE DAL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELL'ONU

Di Robert Favazzoli
Amnesty International, la nota organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, chiede l'esclusione dell'Arabia Saudita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
"L'Arabia Saudita arresta gli attivisti per i diritti umani e dal 2013 ad oggi ha condannato a morte centinaia di persone" è quanto si legge nel comunicato stampa diffuso dall'organizzazione.
Quello saudita è un regime dittatoriale che dice di ispirarsi ai valori islamici che avrebbe "violato le regole di diritto internazionale bombardando lo Yemen". Nella propia relazione annuale Amnesty International accusa le autorità saudite, tra le altre cose, di assenza libertà di espressione e manifestazione, della discriminazione delle donne, delle minoranze e delle forze di lavoro provenientid all'estero così come le persecuzioni e i maltrattamenti delle opposizioni politiche. Il divieto di professione delle religione cristiana, invece, non viene incluso da Amnesty nelle accuse.
Presso il Consiglio per i diitti umani delle Nazioni Unite, che è l'organo che dovrebbe vigilare e garantire circa l'efficacia e l'applicazione di tali diritti in tutto il mondo, sono rappresentati anche altri Paesi che secondo Amnesty dovrebbero essere esclusi: Cuba, Russia, Cina, Vietnam, Marocco, Algeria, Nigeria, Qatar, Albania, Burkina Faso e gli Emirati Arabi Uniti.

Storia della pace e dei diritti umani: il libro di Peacelink è on line

La bandiera della pace

Di Alessandro e Daniele Marescotti
http://www.peacelink.it/

Centodieci milioni di persone il 15 febbraio 2003 hanno manifestato nel mondo per la pace. Questo soggetto storico può contare seprende coscienza di sé e della propria storia. E’ venuto pertanto il momento di ricercare nel passato – e in modo sistematico -le radici culturali e ideali di questo movimento. Ogni soggetto collettivo che cambia la storia prima o poi scrive la sua storia.
Questa storia della pace è stata iniziata nel 1991 e poi diffusa nel 1999 in occasione dell'anno mondiale per la cultura della pace suhttp://www.peacelink.it/pace2000
La nuova versione (ora corretta, arricchita, aggiornata, ampliata e dotata di un indice ipertestuale e con cornici storiche introduttive) è stata annunciata nel febbraio 2004 su "Strumenti Cres" di Mani Tese con due articoli consultabili su http://www.manitese.it/cres/stru36/marescotti1.htm
Purtroppo in Italia non esiste ancora una ricerca disciplinare sistematica di "Peace History". Ci auguriamo che questa lacuna della ricerca storica italiana venga al più presto colmata.

La crisi in Yemen sulla pelle dei bambini

Sono 1,3 milioni i bambini sotto i 5 anni in Yemen che soffrono di malnutrizione acuta, un numero senza precedenti e pari a 1/3 della popolazione in quella fascia di età, denuncia Save the Children, l’organizzazione internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e difenderne i diritti.
In un nuovo rapporto “Forgotten Crisis, Forgotten Children: Millions of Yemen’s Children Going Hungry”diffuso mentre sono in corso i negoziati di pace a Ginevra, l’Organizzazione segnala che sono 8 milioni i bambini di ogni età che ogni giorno soffrono la fame. Molti altri bambini e le loro famiglie in Yemen sono sempre più esposti al rischio di malnutrizione acuta a causa del crollo degli approvvigionamenti e dell’impennata dei prezzi, con un livello di povertà che continua a crescere e che era già il più elevato tra i tutti i paesi del Medio Oriente anche prima del conflitto.
“I negoziati di Ginevra sono questione di vita o di morte per centinaia di migliaia di bambini, e ogni giorno di conflitto in più aumenta il rischio di una vera e propria carestia causata dall’uomo. I combattimenti impediscono alle persone di procurarsi il cibo, la benzina, l’acqua potabile e le medicine di cui hanno disperatamente bisogno. I leader seduti al tavolo hanno in mano il futuro di un’intera generazione, e devono raggiungere un accordo di cessate al fuoco permanente e stabilire un percorso di negoziati di pace tra tutte le parti coinvolte, e porre fine al blocco di fatto che impedisce il passaggio dei rifornimenti necessari,” ha dichiarato Edward Santiago, Direttore di Save the Children in Yemen.
Come racconta Amira, 27 anni, di Amran “I prezzi sono anche tre volte superiori a prima del conflitto. Se siamo fortunati riusciamo a rimediare un pollo una volta a settimana, ma deve bastare per 19 persone e molte volte andiamo a dormire affamati, senza cena, e i miei fratellini e sorelline non capiscono perché.” Uno dei fratelli di Amira, Marwan, di 7 anni, dice ”Quando sono costretto ad andare a scuola senza aver potuto mangiare neanche un po’ mi chiedo se sarà cosi anche il giorno dopo.”
Prima della crisi, l’80-90% degli alimenti principali in Yemen erano importati. Il blocco di fatto presente da quando è iniziato il conflitto il 26 Marzo scorso, ha portato milioni di persone a soffrire ancora di più la fame. Anche se le restrizioni alle importazioni sono state recentemente mitigate, la situazione accumulata e la mancanza di sicurezza ovunque impediscono la distribuzione degli aiuti e delle forniture commerciali.
Negli scorsi 6 mesi, solo il 32% del combustibile necessario ha potuto entrare nel paese e non è stato quindi possibile macinare il grano per fare la farina, irrigare i campi e trasportare il cibo ai mercati. Il costo della benzina e del gasolio è triplicato e i prezzi del cibo hanno raggiunto un livello inaccessibile per la gran parte delle famiglie.
Un kilo di grano costa il 57% in più rispetto a prima del conflitto, i prezzi di alimenti base come cipolle e fagioli rossi sono cresciuti rispettivamente del 74% e dell’82%, ma a Taiz, una delle zone più colpite da combattimenti e restrizioni per i trasporti, il prezzo del grano è più che raddoppiato (+134%). Anche per chi riesce a procurarsi il cibo, cucinare è diventato proibitivo a causa del costo triplicato per il gas da cucina. Sono molte le famiglie che hanno dovuto ridurre drasticamente il numero dei pasti o mangiare cibo meno costoso e meno nutriente con conseguenze anche a lungo termine per la salute dei bambini.
Save the Children ha distribuito cibo e denaro per più di 35.000 famiglie vulnerabili nel nord, centro e sud dello Yemen e supporta 160 unità mediche per il trattamento della malnutrizione. A causa delle dimensioni della crisi nel paese, gli sforzi delle organizzazioni umanitarie non sono però sufficienti ed è necessario che le parti in conflitto permettano l’ingresso e la distribuzione del carburante e del cibo necessario alla popolazione. I bombardamenti sul porto di Al Hodeida lo scorso Agosto hanno ristretto ulteriormente l’accesso al cibo e alle medicine per i civili.
Save the Children chiede alle Nazioni Unite, alla comunità internazionale e al Governo dello Yemen di ripristinare il funzionamento completo del porto, e accelerare l’applicazione del Meccanismo di Ispezione e Verifica delle Nazioni Unite per consentire immediatamente un maggiore ingresso di aiuti e forniture commerciali.

Yemen: 10 milioni di bambini vittime della guerra secondo l'Unicef

10 milioni di bambini vittime della guerra in Yemen. Unicef


http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13960


Dall'Unicef: "Il brutale conflitto non accenna a finire e circa dieci milioni di bambini nel paese stanno affrontando un nuovo anno di dolori e sofferenze"



Circa 10 milioni di bambini sono vittime di sofferenze per la guerra in Yemen. E' l'allarme di Unicef.
In Yemen da mesi il paese è soggetto ai bombardamenti a tappeto della Nato del Golfo a guida saudita che si è macchiata di ripetuti crimini di guerra e contro l'umanità. A patire, come spesso accade, i più indifesi. "Il brutale conflitto  - dichiara Julien Harneis, rappresentante Unicef non accenna a finire e circa dieci milioni di bambini nel paese stanno affrontando un nuovo anno di dolori e sofferenze. I continui bombardamenti e combattimenti nelle strade stanno esponendo i bambini e le loro famiglie a combinazioni fatali di violenza, malattie e deprivazioni. L'impatto diretto del conflitto sui bambini è difficile da misurare - ha aggiunto - le statistiche confermate dalle Nazioni Unite -  di 747 bambini uccisi, altri 1.108 feriti da marzo dell'anno scorso e 724 bambini spinti ad una qualche forma di attività militare - ci raccontano solo parte della storia".
 
I bambini costituiscono almeno la metà dei 2,3 milioni di persone che si ritiene siano stati sfollati dalle loro case, e degli oltre 19 milioni di persone che lottano per ottenere l'acqua ogin giorno; 1,3 milioni di bambini sotto i cinque anni sono di fronte al rischio di malnutrizione acuta e infezioni del tratto respiratorie gravi. E almeno 2 milioni di bambini non possono andare a scuola.
 
"I bambini dello Yemen hanno bisogno di aiuto urgente e ne hanno bisogno ora ... Che cosa è veramente necessario - soprattutto - la fine del conflitto. Solo così i bambini dello Yemen possono guardare avanti al 2016 con la speranza piuttosto che con ladisperazione", conclude il rappresentante di Unicef.

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