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Migranti, Roberto Saviano risponde all’appello di Sandro Veronesi: “Ci sto, saliamo sulle navi che li salvano”

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Di Stefano Rizzuti
https://www.fanpage.it

Una lettera di Sandro Veronesi pubblicata ieri dal Corriere della Sera, un appello rivolto a Roberto Saviano, con la richiesta di mettere i loro corpi “sulle navi che salvano i migranti”. Un appello che ha trovato risposta in una lettera di Saviano a Repubblica, nella quale lo scrittore afferma senza dubbi: “Caro Sandro, io ci sto, questa battaglia la combatto da anni e non ho alcuna paura di perdere perché sono certo di una cosa: saremo più grandi noi nella nostra sconfitta, che loro in questo barbaro trionfo”. Il motivo che spinge Saviano a pubblicare questa contro-lettera va oltre la questione dei migranti e si sofferma più in generale sulla situazione politica e sull’approccio del governo: “Dobbiamo chiamare a una insurrezione civile e democratica contro questa barbarie fondata sulla menzogna sistematica, ma non esiste un gesto unico. Ciascuno di noi, facendo il proprio lavoro con onestà, vivendo e trattando il prossimo con onestà, avrà fatto la sua parte”.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fanpage.it/migranti-roberto-saviano-risponde-allappello-di-sandro-veronesi-ci-sto-saliamo-sulle-navi-che-li-salvano/

La lettera di Sandro Veronesi a Saviano: “Mettiamo i nostri corpi sui barconi che salvano migranti”

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Dalle pagine del Corriere della Sera, Sandro Veronesi ha scritto una lettera a Roberto Saviano. A parere di Veronesi, per contrastare davvero la retorica di chi parla di “pacchia” in riferimento ai viaggi della speranza dei migranti dalla Libia, è necessario  “metterci il corpo”.
“Metterci il corpo per me ha un significato solo: significa andare laggiù, dove lo scempio ha luogo, e starci, col proprio ingombro, le proprie necessità vitali, la propria resistenza, lì. Il corpo, il mezzo più estremo di lotta nella tradizione della non violenza”.
Veronesi si rivolge direttamente a Saviano: “Dunque, la prima domanda che ti rivolgo è: cosa pensi tu di questa — in fondo — banalità? Esagero? Che dici, Roberto, vaneggio? Ammesso che una di queste navi Ong che incrociano al largo delle acque libiche conceda qualche posto a bordo, pensi che i corpi più importanti del nostro Paese — cioè quelli più valorosi, più ammirati, più amati, più belli, più dotati, più preziosi, più popolari, più desiderati —, siano tutti impossibilitati a unirsi a me e a te, nell’occupare quei posti? Io, di certo, non basto. E nemmeno tu sei abbastanza”
“Ci vorrebbe, per dire, il commissario Montalbano, che ha il doppio di spettatori di quanti elettori abbia avuto la Lega a marzo, pensa se il corpo ce lo mettesse Totti. Checco Zalone. O Claudio Baglioni. O Federica Pellegrini. O Jovanotti. O Sofia Goggia. O Celentano. O Monica Bellucci che fa da interprete dal francese. O Chiara Ferragni che allatta. O Giorgio Armani che compie 84 anni. Sulla nave. Laggiù. In quel tratto di mare dove la gente viene lasciata morire per opportunismo, o far pressione su Malta, o su Macron”.
“Caro Roberto – continua Veronesi nella sua lettera – la nostra civiltà sta andando a picco, laggiù. Tutto il resto è rumore, è distrazione. Non credi che sia necessario attirare lo sguardo di tutti dove sta succedendo la cosa che ci toglie il sonno, senza distrarsi appresso alle provocazioni e alle manfrine di chi ne è responsabile?”.
“Bisogna uscirne, Roberto, e forse il corpo stavolta può aiutarci: il tuo, il mio, e quello di chi ha da perderci più di te e di me, se vorrà mettercelo”, conclude lo scrittore.

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