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Sardegna, parla Cappellacci: "Zona franca e moneta locale"

ugo cappellacci

Intervista di Lorenzo Lamperti a Ugo Cappellacci

Di Lorenzo Lamberti
http://affaritaliani.libero.it

“I sardi ci devono credere, farò qualsiasi cosa è in mio potere per attuare la zona franca”. Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, sceglie Affaritaliani.it per parlare del suo progetto: “Vogliamo diventare come Campione e Livigno. Solo così eviteremo lo spopolamento”. Le conseguenze? “Esenzione dai dazi doganali e da imposte come l’Iva”. Rischi di paradiso fiscale? “Questa è un’opportunità non un problema”. Poi svela gli altri suoi piani: “Battaglia contro il Patto di stabilità, restituzione dell’Imu e un’agenzia delle entrate sarda”. Con il rilancio di Sardex, la moneta complementare locale: “Non vogliamo più sottostare alla ghigliottina di Roma”.

Presidente Cappellacci, com’è nato il progetto di rendere la Sardegna zona franca?

Quello della zona franca è un tema antico. D’altra parte già lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina l’istituzione dei punti franchi. Il loro riconoscimento compenserebbe gli svantaggi naturali della Sardegna, primo fra tutti l’insularità. Con un approccio di tipo estensivo alla norma dei punti franchi noi crediamo di poter realizzare una zona franca integrale che comporti l’esenzione dai dazi doganali e da imposte quali l’Iva. Cose che già accade per altri territori italiani come Livigno e Campione. I presupposti ci sono.




Che cosa state facendo concretamente per il riconoscimento della zona franca?

Abbiamo chiesto all’Unione Europea di interessarsi al nostro caso. Proprio in questi giorni ci è arrivata la risposta della Commissione che ci dice che su questa partita sarà decisivo lo Stato italiano. Per questo ho scritto anche al presidente Mario Monti chiedendogli di dare la giusta attenzione al tema.

Monti le ha risposto?

Non ho avuto un riscontro di nessun tipo. A breve gli invierò un ulteriore sollecito.

Quali sono le prossime tappe?

Intanto bisogna chiarire un equivoco. Il 24 giugno 2013 è il termine nel quale entra in vigore il codice doganale europeo. Questo non significa che se non viene istituita la zona franca entro tale data non si possa farlo successivamente. Non esiste un percorso precostituito.

Ma le sembra che l’Europa sia ben disposta?

A livello europeo abbiamo ricevuto una risposta prettamente tecnica che non mi soddisfa per niente. Ho chiesto un incontro al commissario europeo competente, Semeta. Insisterò perché questo diventi un tema politico.

Quali sarebbero le conseguenze dell’entrata in vigore della zona franca?

Prima di tutto la possibilità per le imprese di poter operare in un regime franco doganale. Un aspetto che compenserebbe la nostra insularità, che impone alle imprese maggiori costi di trasporto e di energia. Le imprese sarde soffrono per una serie di divari che penalizzano il nostro sistema. Speravamo nella riforma in chiave federale dello Stato per avere una perequazione almeno in termini infrastrutturali. Una riforma che purtroppo non è arrivata. A questo punto lo strumento che ci è rimasto è quello dell’istituzione della zona franca.

In questo quadro che ruolo gioca la moneta sarda, la Sardex?

Sardex è una moneta complementare che opera in un circuito già testato. Avvierò un percorso per riconoscere ai giovani disoccupati un reddito di comunità di 500 euro al mese che sarà pagato appunto con la Sardex. I giovani disoccupati riceveranno una carta di credito e potranno accedere a servizi previsti sul circuito Sardex.

In questi giorni lei ha presentato la nuova giunta dopo il rimpasto e ha parlato di battaglia contro il Patto di stabilità. Ci spiega meglio?

Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal collega del Veneto Zaia e invitiamo anche le altre Regioni, sia quelle speciali che le ordinarie, a fare come noi e ad adottare una legge regionale che alzi il livello del conflitto nei confronti di uno Stato ancora sordo alle istanze provenienti dai territori. Roma sta ingessando le amministrazioni pubbliche e non consente il pagamento alle imprese. Non possiamo più sottostare a questa ghigliottina.

Lei ha parlato anche di restituzione dell’Imu…

Restituiremo l’Imu attraverso un contributo alle famiglie più bisognose, cioè quelle che non hanno un reddito superiore a 20mila euro. Ma non è tutto: con l’agenzia delle entrate sarda diremo addio ai metodi di Equitalia.

Torniamo alla zona franca. La Sardegna non rischia di diventare un paradiso fiscale?

Al contrario, può diventare una straordinaria opportunità per noi ma anche per l’Europa. La Sardegna può diventare un ponte naturale tra l’Africa e il continente europeo. In una prospettiva futura la nostra economia può svolgere un ruolo di primo piano.

C’è chi sostiene che il progetto della zona franca sia motivato solo da motivi elettorali. Tra un anno in Sardegna si torna a votare per le regionali?

Qualunque iniziativa di tipo politico destinata a trovare soluzioni concrete e positive per il futuro dei cittadini comporta un ritorno in consensi elettorali. È un gioco naturale. Ma sarebbe il colmo se per evitare di raggiungere il consenso stessi fermo non facendo quello di cui la Sardegna ha bisogno.

La possibilità della zona franca ha scatenato molto interesse tra i cittadini sardi. Lei si sente di promettere che il progetto sarà davvero realizzato?

Non dipende solo da noi. Siamo consapevoli che si tratta di una battaglia dura e difficile ma ci stiamo mettendo tutta la determinazione necessaria e con una testardaggine tipicamente sarda siamo convinti di farcela.

Fonte:http://affaritaliani.libero.it/cronache/cappellacci-sardegna-zona-franca180313.html

Sardegna diventerà zona franca: addio all'Iva?



Di Emilio Biga

La Regione Autonoma Sardegna, in data 7 febbraio, ha deciso l'attivazione di un regime doganale di tipo "zona franca" la cui perimetrazione coincide con i confini naturali dell'isola, ovvero tutto il territorio. È stato lo stesso governatore Ugo Cappellacci ha firmare il documento recante la richiesta al Presidente del Parlamento e a quello della Commissione Europea per permettere l'inserimento nel nuovo codice doganale comunitario anche la Sardegna e le sue isole circostanti tra i territori extra-doganali d'Italia, tutto questo in base al trattato di Lisbona.

L'entrata in vigore del nuovo codice doganale è prevista entro il 30 giugno, dopodiché anche la Sardegna diventerò zona franca, raggiungendo così Campione d'Italia, Livigno e le Canarie; sempre il governatore Cappellacci dichiara nella delibera della regione che: ”Ci apprestiamo a condurre una battaglia difficile, certi di avere il sostegno dell’Ue. Significa estendere ai benefici doganali anche quelli fiscali e del consumo”. Inoltre nella sua delibera aggiunge: “L’istituzione della zona franca consente di compensare lo svantaggio relativo alla natura insulare e ultraperiferica della Sardegna, di limitare il fenomeno dello spopolamento dell’isola e di mantenere la pace sociale”.

Un ulteriore spiegazione la fornisce a Panorama.it Andrea Impera, presidente regionale Associazioni del commercio e artigianato:“L’istituzione della zona franca trasformerà la Sardegna nella nuova Svizzera e permetterà il rifiorire dei piccoli commercianti e soprattutto dell’edilizia. Abbattere l’Iva ci consentirà di avere il carburante a costi bassissimi, di pagare pochissimo l’energia elettrica e di mettere in moto nuovamente tutto l’indotto legato al settore edilizio, un indotto ormai morto da anni e che ha ridotto sul lastrico intere famiglie. La zona franca ci permetterà di costruire a bassissimo costo e quindi favorirà gli investimenti”.

Fonte:http://news.supermoney.eu/economia/2013/02/sardegna-diventera-zona-franca-addio-all-iva-009950.html

La Sardegna si libera di Equitalia, la Regione: "prelievi vessatori"

 Di Costantino Cossu
Dopo le proteste dei giorni scorsi, sfociate nel digiuno di un gruppo di donne accampate davanti al palazzo della Regione, il consiglio regionale della Sardegna liquida Equitalia, accusata di prelievi vessatori.
Il popolo della partite Iva ha ottenuto una prima vittoria. Sulla spinta delle proteste dei giorni scorsi, sfociate nel digiuno di un gruppo di donne accampate davanti al palazzo della Regione, il consiglio regionale della Sardegna ha approvato un ordine del giorno unitario che liquida Equitalia, accusata di prelievi vessatori. Il documento impegna l’esecutivo regionale a chiedere a Mario Monti che il governo dei professori faccia proprio il disegno di legge costituzionale varato lunedì scorso dalla giunta di Ugo Cappellacci, in forza del quale quale diventerebbe possibile riscuotere tasse e tributi direttamente in Sardegna attraverso un’agenzia regionale e trasferirle solo in un secondo momento allo Stato in base a quote di compartecipazione. Equitalia dunque sparirebbe. In questo modo i meccanismi della riscossione verrebbero adeguati alla gravità delle difficoltà economiche in cui si dibattono imprese e famiglie sarde. La proposta prevede una modifica di una legge costituzionale, lo Statuto sardo, e per essere approvata deve quindi passare al vaglio del parlamento.
Con il documento si chiede inoltre alla giunta una moratoria sui crediti vantati dalla Regione e dai comuni e l’apertura di un tavolo di confronto con Equitalia e le banche, provvedendo a rifinanziare, anche per il 2012, il fondo di garanzia, più un altro fondo per la rateizzazione del debito in cambio della liberazione degli immobili d’impresa ipotecati. La giunta Cappellacci dovrà inoltre chiedere al governo nazionale l’attuazione della dichiarazione dello stato crisi per l’economia sarda, la sospensione delle azioni esecutive in atto e il concordato fiscale. Su questo punto e sul fondo di garanzia per rateizzare il debito, il gruppo del Pd si è astenuto ritenendo le due misure «non aderenti alla realtà».
Al 2010, sono 64.104 su 160 mila le aziende sarde indebitate con il fisco per oltre 3,5 miliardi e 2.351 quelle già fallite perché insolventi. Per il 2011 le previsioni sono in salita del 22 per cento: 70.430 imprese indebitate con Equitalia per 4,27 miliardi di euro.

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