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Valter Longo tra gli scienziati più influenti del 2018 per il TIME: cos’è la dieta mima-digiuno

Di Zeina Ayache
https://scienze.fanpage.it/

Lo scienziato italiano Valter Longo è stato inserito nella lista 2018 del TIME delle persone più influenti nell'ambito della cura della salute. La nomina del professore della USC Leonard Davis School, direttore dello USC Longevity Institute, è arrivata grazie alla ricerca di Longo sulla dieta mima-digiuno che ha effetti sulla nostra salute, previene le malattie e aiuta i pazienti che soffrono di diabete. Ma vediamo cos'è la dieta mima-digiuno.

Valter Longo, lo scienziato italiano. Valter Longo è uno scienziato italiano nato a Genova che attualmente però si è trasferito in California, dove lavora nella University Of Southern California e dirige il Programma di Oncologia e Longevità per l'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano. Lo scienziato, arrivato a 16 anni negli USA per studiare musica, si dedica completamente alla scienza diventando esperto di longevità e sana alimentazione al punto da essere oggi il ‘padre' della dieta mima-digiuno.

Cos'è la dieta mima-digiuno. La dieta mima-digiuno è un regime alimentare che alterna giorni a basso contenuto di grassi e calorie ad altri regolari. Questa alternanza, che mima il digiuno, riesce a riavviare il metabolismo rendendolo più efficace: il risultato della dieta mima-digiuno è il rallentamento dell'invecchiamento delle cellule che porta addirittura il pancreas a funzionare meglio e a compensare i deficit di insulina. Di fatto, la dieta mima-digiuno aiuta i pazienti diabetici a riavviare la produzione di insulina e quindi a migliorare il proprio stato di salute.

La dieta della longevità. Valter Longo ci svela in cosa consiste la dieta della longevità. Innanzitutto si tratta di un regime alimentare vegano che prevede l'inserimento di pesce 2/3 volte a settimana, riduzione al minimo di grassi e zuccheri, predilizione per i legumi, abbondare con i carboidrati complessi come pomodori, broccoli e carote, ma anche con l'olio, noci, mandole e nocciole. Quanto agli orari, il consiglio è quello di mangiare entro 12 ore al giorno, cioè se facciamo colazione alle 8, la cena deve essere entro le 20, ed evitare di consumare cibo 4 ore prima di andare a letto.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/valter-longo-tra-gli-scienziati-piu-influenti-del-2018-per-il-time-cose-la-dieta-mima-digiuno/

La super dieta è tutta una truffa: ​condannata 57enne di Bergamo



Di Anita Sciarra

La condanna a 2 anni e 2 mesi per circonvenzione d'incapace è solo l'ultima di una lunga serie. Virginia Meroni, di 57 anni, truffatrice seriale bergamasca questa volta ha inventato una finta super dieta, con cui ha raggirato una donna gravemente malata.

In tutto, la 57enne ha collezionato condanne definitive per 7 anni di reclusione, che sta scontando nel carcere di Bergamo: dal 2007 mette a segno truffe, furti aggravati e appropriazioni indebite per un valore complessivo di 700mila euro.
La vicenda che si è conclusa ieri in tribunale - scrive Il Giorno - riguarda la circonvenzione ai danni di un'invalida psichica al 100%, obesa, a cui la 57enne, tra l’aprile e il luglio del 2016, ha garantito l'efficacia della sua finta dieta, grazie a un integratore alimentare e ha promesso anche di trovarle un lavoro da psicologa. Una sfacciata presa in giro nei confronti di una donna ricoverata in una comunità di cura.
Per quelle promesse, la 57enne è riuscita a farsi dare 1.500 euro, per poi sparire con i soldi. La cosa, però, non è passata inosservata al personale della casa di cura, che ha subito avvertito i familiari dell'invalida. Immediatamente è scattata la denuncia ai carabinieri che, dalla descrizione della vittima, hanno subito individuato l'identità della truffatrice, già nota alle cronache. Una donna che, a causa delle truffe messe a segno in passato, si trovava già in carcere, dove le è stata notificata la nuova ordinanza cautelare.

Dolci dietetici

dolce dietetico
Di Filomena Spisso
Dolci con poche Calorie per porzione in versione dietetica? Come fare torte e dessert light? Ricette e Video ricette per  fare in casa deliziosi dolci dietetici e non rinunciare alla linea.
Quando si decide di iniziare una dieta, una delle prime rinunce è sicuramente il dolce.

Non è facile, infatti, riuscire a resistere a dolci e torte che letteralmente invadono la nostra quotidianità mostrandosi continuamente come tentazioni a cui pochi riescono a dire di no.
Quindi se l’astenersi non fa al caso vostro, vi diamo qualche piccolo suggerimento per non rinunciare al dolce di fine pasto, con delle ricette in versione light con poche calorie

Un dolce di sole 170 Calorie: yogurt, frutta e cereali

yogurt

Ingredienti

  • frutta;
  • yogurt bianco;
  • cereali.

Procedimento dolce dessert

Lavate e tagliate in piccoli pezzi la frutta (o lasciatela intera).
In un bicchiere da portata aggiungete lo yogurt freddo alternandolo ai cereali.
Guarnite con la frutta fresca e gustatevi questo dessert ipocalorico.

Torta Yogurt e Limone

torta-yogurt-limone
Questa torta viene preparata senza burro, con yogurt e limone.
E’ il dolce ideale per chi segue una dieta ipocalorica, friabile e gustoso.
La ricetta completa la trovate: TORTA LIGHT LIMONE E YOGURT.

Video ricetta torta di mele con Yogurt senza burro

Torta di Mele allo Yogurt

torta di mele bimby
Ci sono infinite varianti della torta di mele, noi oggi vi mostreremo laricetta che prevede l’aggiunta dello yogurt e l’eliminazione del burro:TORTA DI MELE LIGHT.

Banana Split dietetico

banana-split-dietetico
Per le amanti del banana split è possibile realizzare una composizione dietetica di sole 270 Calorie, semplicemente sostituendo la panna con una una crema fatta di ricotta e zucchero (1 cucchiaino).

Crostata dietetica

crostata-light
Per preparare una crostata dietetica basta dimezzare dosi di burro e zucchero e scegliere al posto della solita crema una a base di ricottamagra oppure alla frutta.

Frutta cotta

mela-cotta
Volete un dessert pronto in pochi minuti?
Frutta cotta (mela, pera) con un velo di cannella, e se lo desiderate uvetta passa.
Da provare anche la torta alle carote, una gustosa ricetta casalinga, leggera, light, ma tanto gustosa.

Video ricetta della torta di carote

Secondo studio dell'università di Harvard dieta ipocalorica migliore rispetto a una senza grassi



Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato dall'Huffington Post(1) e da altri quotidiani, uno studio condotto dall'università di Harvard ha concluso che è migliore una dieta ipocalorica piuttosto che una povera di grassi.I risultati della ricerca , che è stata pubblicata originariamente su Lancet Diabetes & Endocrinology(2), vanno controcorrente rispetto all'opinione maggiormente condivisa che la dieta senza grassi sia quella migliore per perdere peso.










Secondo quanto scritto sull'Huff Post i ricercatori "hanno esaminato attentamente i dati di 68.128 pazienti, che sono stati suddivisi in due gruppi: uno è stato sottoposto a una dieta povera di carboidrati, l'altro a una povera di grassi. Poi sono state analizzate le differenze di variazioni di peso tra i membri dei due gruppi", e "dopo un anno, è risultato che i pazienti che si sono sottoposti una dieta a basso contenuto di carboidrati hanno perso circa un chilo e mezzo in più di quelli che, invece, hanno seguito un'alimentazione povera di grassi."
NOTE:

Ecco come l’industria del cibo guadagna con l’obesità


Enormi muri del gusto fatti di cibi calorici, merendine succulente che spuntano da destra e sinistra, cibi pronti superunti che fanno capolino in fondo alla corsia. Benvenuti nel supermercato sotto casa. E quelli sugli scaffali sono i piatti che ingurgitate ogni giorno. Pura scienza in tavola. Perché il cibo, scrive The Guardian, è quello che sta rendendo il pianeta obeso.
E dopo? Fila dopo fila si trovano cibi light, dietetici, zero calorie, pochi grassi, sugar free, “healthy”, indirizzati a chi è già passato dagli scaffali dei cibi ipercalorici e ora ha bisogno di perdere peso. Si pensa all’obesità e alla dieta come poli opposti, ma in realtà esiste una profonda relazione tra le due cose.  
Dal 1980, scrive l’Organizzazione mondiale della sanità, il tasso di obesità è raddoppiato. Al 2008, il 35% della popolazione dai 20 anni in su è sovrappeso, l’11% è obeso. Ma i “grassi” non sono pigri e compiacenti con le loro condizioni. Anzi: provano vergogna e fanno di tutto per perdere peso. Molti di questi, classificati come “sovrappeso”, sono quasi in dieta perpetua, e lo stesso vale per l’altra metà della popolazione, la maggior parte della quale non ha neanche bisogno di perdere un grammo. 

Quando temi come obesità e salute sono entrati nel mirino dell’opinione pubblica, l’industria del cibo ha preso nota. Ma non esattamente nel modo in cui si potrebbe immaginare. Alcuni dei grandi giganti globali del cibo hanno optato per fare qualcosa di straordinariamente ovvio: hanno deciso di fare i soldi con l’obesità. Come? Investendo nell’industria delle diete. 
Weight Watchers, creata dalla casalinga newyorkese Jean Nidetch all’inizio degli anni Sessanta, è stata comprata dalla Heinz nel 1978, che a sua volta ha venduto la compagnia nel 1999 alla società di investimento Artal per 735 milioni di dollari. Poi arrivò Slimfast, un cibo liquido sostitutivo inventato dal chimico e imprenditore Danny Abraham, acquistato dalla Unilever, proprietaria a sua volta del brand Ben&Jerry e delle salsicce Wall’s. Il marchio americano delle diete per eccellenza, Jenny Craig, è passato invece nelle mani della multinazionale Nestlé, che vende anche cioccolato e gelati. Nel 2011, non a caso, la Nestlé si trovava al primo posto nella classifica delle 500 compagnie più ricche al mondo stilata da Fortune. 
In poco tempo queste multinazionali si sono lanciate nel mercato della perdita di peso, includendo nel loro business anche palestre, home fitness, diete alla moda o diete “urto”, e tutti quei magazine e DVD che promettono di fare di voi “una nuova persona” in sole tre settimane. 
Qualcuno a questo punto penserà che ci sia un paradosso in tutto questo discorso: le multinazionali del cibo hanno l’obiettivo di venderlo, il cibo. Esatto: creando l’ossimoro del cibo dietetico - qualcosa che tu mangi per perdere peso - si entra in un circolo vizioso da cui è impossibile uscire. E il consumatore finisce per comprare. I cibi dietetici altamente trattati nascono ogni giorno come i funghi, spesso con più zucchero o grassi degli originali non light. E in questa frase c’è la chiave di tutto questo discorso: “Da intendersi come parte di una dieta calorica controllata”. Quante volte l’avrete letta sulle confezioni? Così finiamo per comprare anche un burroso gateau con uova e prosciutto se sopra c’è scritto “light”, convincendoci che ci farà mantenere la linea.
Quello che quindi potete vedere camminando in un supermercato nel 2013 è l’obesità a 360 gradi. Con una sola occhiata. L’intero panorama dell’ingrasso-dimagrimento, posseduto dai grandi conglomerati che hanno analizzato ogni angolo e opportunità del mercato dei chili di troppo. Le compagnie che prima hanno fatto i milardi facendoci ingrassare ora continuano a rimpinzarsi di dollari sfruttando l’epidemia dell’obesità, illudendoci di farci dimagrire. 
Com’è potuto accadere? Ci sono due possibili scenari. Il primo è che a fine anni Settanta le compagnie del cibo hanno cominciato a produrre nuovo cibo gustoso, ma negli anni Novanta i costi del sistema sanitario pubblico collegati all’obesità sono diventati insostenibili. Così governo, esperti di salute e, sorprendentemente, anche l’industria del cibo hanno pensato a una possibile soluzione. Gli obesi avevano bisogno di mettersi a dieta e fare attività fisica. Ma il piano non ha funzionato, visto che stiamo diventando sempre più grassi. E qui arriva il secondo scenario. Le multinazionali hanno prodotto nuovo cibo gustoso, le persone hanno cominciato a diventare grasse. Dagli anni Novanta società alimentari e l’industria dei farmaci, di fronte all’escalation nel numero di obesi, hanno capito che si potevano fare molti soldi puntando sul dimagrimento.
Il vero target non sono gli obesi da ricovero, che necessitano di trattamenti sanitari veri e propri, ma tutte quelle persone che hanno solo qualche chilo di troppo e non considerano il peso un problema di salute significativo. 
Una data fondamentale è il 3 giugno 1997. Quel giorno l’Organizzazione mondiale della sanità si riunì a Ginevra per un summit che costituirà la base di tutti i report sull’obesità non solo come catastrofe sociale ma come “epidemia” mondiale. 
Venne creata una vera e propria task force guidata dal professore Philip James, con il compito di monitrare l’andamento dei tassi di obesità nel mondo. Il diavolo, come al solito, era nei dettagli: cioè tra quelli che stanno al confine tra il “normale” e il “sovrappeso”. E l’asticella del sovrappeso in quell’occasione venne abbassata dal 27 al 25 dell’indice di massa corporea, così che molte persone prima “normali” risultassero con qualche chilo in più. Il mercato dei cibi dietetici avrebbe avuto quindi qualche milione di clienti in più. 
A puntare sulle diete ci provò anche l’industria farmaceutica. Negli anni Cinquanta, lo sporco segreto della perdita di peso erano le anfetamine, prescritte a milioni di casalinghe desiderose di dimagrire. Negli anni Settanta, vennero vietate perché si scoprì che creavano dipendenza, oltre a provocare infarti e attacchi di cuore. Oggi le medicine più usate sono le fenfluramine, che riducono il senso di fame. Dopo diversi esperimenti, il gigante americano del farmaco Wyeth ha lanciato Redux, approvato dalla Food and drug Administration nonostante fosse evidente la capacità di provocare nelle donne l’ipertensione polmonare. Dopo la morte di una donna a Oklahoma City, il farmaco è stato ritirato dal mercato. 
Anche la GlaxoSmithKline (GSK) ci ha provato, quando scoprì che l’antidepressivo Wellbutrin aveva un “piacevole” effetto collaterale: la perdita di peso. La società cercò di convincere i medici a prescriverlo come farmaco per la dieta. La Glaxo venne portata in tribunale e alla fine patteggiò pagando 3 miliardi di dollari. Insomma, Big Pharma ha provato a fare i soldi con l’obesità, ma gli effetti collaterali sono risultati più pericolosi di una perdita di peso eccessivo. 
Tra tanti sconfitti, dunque, resta un solo vincitore: l’industria del cibo. Che con le linee di cibi dietetici ha convinto milioni di persone sovrappeso, non obese, che si possa dimagrire mangiando alcune specifici cibi. Buoni, gustosi, ma dietetici. 
Ci sono ora due mercati separati. Uno è quello dei sovrappeso, molti dei quali si mettono a dieta, poi recuperano peso, poi si rimettono a dieta, fornendo un flusso di mercato continuo sia all’industria del cibo sia a quella delle diete. L’altro mercato è quello degli obesi veri e propri, tagliati fuori dalla società, fallimento di qualsiasi iniziativa salutista dei governi. 
Come ha spiegato Kelly Brownell, direttore del Rudd Centre for food policy and obesity alla Università di Yale, l’analogia deve essere quella tra fumo e cancro ai polmoni: «C’è una specifica strategia dell’industria del tabacco, e se si guarda alla luce di quello che sta facendo ora l’industria del cibo, si notano molte mosse comuni: alterare i risultati scientifici, dire che i tuoi prodotti non sono dannosi quando sai che invece lo sono». Ma la soluzione potrebbe, anche questa, seguire la traiettoria delle sigarette: una combinazione tra pesante tassazione, legislazione severa e campagne pubblicitarie, che ha portato a far sì che fumare venga considerata un’abitudine da paria da una nuova generazione di potenziali consumatori. Misure simili, dice Brownell, potrebbero essere usate per rispondere all’obesità dilagante. 
L’analogia risulta ancora più calzante se si pensa che negli archivi polverosi della San Francisco University si trova ancora una nota confidenziale scritta da un impiegato della Philip Morris alla fine degli anni Novanta che mette in guardia la Kraft sulle strategie da usare quando la società sarebbe stata attaccata di lì a poco come causa dell’obesità. Il titolo è: “Lezioni apprese dalle guerre del tabacco”. La nota dice che come ora i consumatori biasimano le sigarette per il cancro ai polmoni, così finiranno per biasimare l’industria del cibo per l’obesità, a meno che non vengano messe in atto specifiche strategie difensive. Si potrebbe dunque individuare una buona ragione sul perché l’industria del cibo abbia investito nelle diete. Niente di personale: è solo business. 
Fonte:http://www.theguardian.com/lifeandstyle/2013/aug/07/fat-profits-food-industry-obesity

http://www.linkiesta.it/industria-cibo-obesita#ixzz2c1zPUbeq

Eliminare la carne dalla propria dieta potrebbe far vivere più a lungo, secondo uno studio pubblicato sulla Journal of the American Medical Association


Uno studio che ha preso come campione 70 mila persone ed è stato pubblicato sulla rivista medica Journal of the American Medical Association, ha riportato che eliminare completamente la carne dalla propria dieta fa ammalare meno e vivere di più. Questo perché si eviterebbero malattie cardiovascolari, diabete e anche insufficienza renale.


http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/07/come-uscire-dalla-crisi-la-moneta_15.html



L'istituto privato Eurispes ha svelato come il 4,9% degli italiani è vegetariano e l'1,1% vegano. Queste due categorie sono cresciute del 2% rispetto ad un anno fa. 

Inoltre è risultato che i vegetariani avrebbero un rischio di ammalarsi e morire nell'anno successivo di vita ridotto del 12%, rispetto a chi mangia carne. Se poi la dieta è composta da frutta, verdura e pesce, allora si ha la massima protezione, con il rischio che si riduce del 19%. I vegani vedono infine il rischio ridursi del 15%. 

In Europa è in atto uno studio, chiamato Epic, che coinvolge 520 mila persone di dieci Paesi diversi. L'ultimo risultato, pubblicato dall'università di Oxford, svela che il rischio d'infarto nel corso della vita si riduce di un terzo mangiando solo frutta e verdura.

Si calcola che ogni 50 grammi in più al giorno di carne rossa o processata aumenta il rischio di ammalarsi di cuore del 42%, di diabete del 19% e di tumore all'intestino del 18%. Ma ovviamente la carne non è l'unica fonte di guai per la salute; bevande zuccherate, cereali non integrali, grassi saturi e transaturi non sono da meno.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1582792/salute/eliminare-la-carne-dalla-propria-dieta-fa-vivere-piu-a-lungo.aspx

No alle diete ferree: dimagrire con più sport e meno grassi

 Di Alessia Ferla
Le diete ferree non servono: per dimagrire non c'è niente di più efficace che ridurre i grassi e svolgere attività fisica. A confermarlo è un nuovo studio effettuato dalla Harvard Medical School negli Stati Uniti che ha confrontato i risultati ottenuti grazie alle differenti diete e altri metodi per perdere peso. La ricerca ha riguardato un campione di oltre 4000 individui obesi.

Jacinda Nicklas, ricercatrice a capo dello studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine, ha spiegato che oltre il 40 per cento del campione è stato in grado di perdere in un anno più del 5% del proprio peso,  una perdita si traduce in un miglioramento significativo delle condizioni di salute.

“Il metodo più efficace - ha spiegato la ricercatrice – è quello meno complicato: mangiare meno grassi e compiere regolare attività fisica porta i migliori risultati rispetto a diete popolari o alla moda, diete liquide, pillole per dimagrire e prodotti dietetici”.

Anche programmi dietetici strutturati con l'assistenza di un dietologo si rivelano efficaci. “È interessante vedere – ha spiegato Nicklas - come il metodo migliore per dimagrire sia anche quello piu' economico e alla portata di tutti”.

Da Informasalus

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