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Religione, Etica e Metafisica in Star Wars

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Di Alessio Maguolo
 I grandi che hanno visto da piccoli la prima trilogia, tornano ad appassionarsene, mentre i più piccoli iniziano con trepidazione a immergersi per la prima volta in questo fantastico universo immaginario. Certo, perché si tratta un’ ottima saga, una delle più famose della storia del cinema, con una storia avvincente ed una trama intrigante; è certamente un’ ottimo prodotto culturale, ma non solo.
Star Wars è anche la riproposizione futuristica dell’onnipresente scontro tra il bene ed il male, e sicuramente è per questo che ha avuto un così grande successo: oltre che alle magistrali prestazioni dei grandi attori della serie (quali Harrison Ford, Liam Neeson, Christopher Lee, Evan McGregor, Alec Guinnes, Natalie Portman), e la sfrenata fantasia di George Lucas, ciò che tanto ci appassiona della serie è la mostra favolistica e affascinante di ciò che più da vicino ci riguarda: la irriducibile tensione tra il bene ed il male, vecchia come la vita stessa.
Nell’ universo di Guerre Stellari questi concetti (“bene” e “male”) sono espressi nella Forza, il potere salvifico che conferisce forza e saggezza ai cavalieri jedi , e nel suo lato negativo, chiamato appunto Lato Oscuro della Forza, da cui deriva il malvagio e degenerato, ma immenso, potere dei sith, i nemici naturali dei jedi.
Già questa piccola introduzione alle basi concettuali della storia è ricchissima di possibili collegamenti con la filosofia. Bisogna notare che il Lato Oscuro non sussiste di per sé stesso, come una forza altra, generata da una diversa sorgente, dalla Forza che assiste i Jedi, pur mantenendo con questa il più  acerrimo antagonismo.
Queste sono piuttosto da interpretare come la medesima forza (e infatti i poteri di jedi e sith sono perlopiù gli stessi). Non si tratta di un conflitto tra due istanza separate nello stile dello Zoroastrismo, ad esempio, o dello gnosticismo e del manicheismo.
Qui il male si staglia solo come degenerazione del bene, non è una forza propria, non ha una propria sussistenza indipendente, e si configura sempre in antitesi al bene che pure gli è necessario per istanziarsi. Il bene ha senso di per sé  stesso, il male no.
Qua si rende chiaro che il Bene, il Bene come tale, ha una supremazia inattaccabile e costituisce una destinazione salvifica certa per la vita tutta.
Questa è una delle risposte più belle della filosofia, che già avevano individuato grandi filosofi come Plotino ed Agostino.
A riprova della validità di questa chiave interpretativa, basterà rilevare che il male , nella serie, porta esso stesso il nome della Forza: è chiamato infatti Lato Oscuro della Forza; non accade invece il contrario. Il male ha senso solo sullo sfondo del bene e non viceversa: il Bene ha un potere quindi infinito e trascendente il male.
Ma cerchiamo di indagare più a fondo questa misteriosa Forza.
Non è certo facile, visto il misticismo che caratterizza il rapporto tra di questa ed i jedi , i quali ne parlano quasi solo per massime e aforismi; potremmo dire che la Forza è una qualche forma di tessuto cosmico, sospesa, come in bilico tra il fisico ed il metafisico: dal lato puramente fisico-scientifico, sappiamo grazie alle parole del maestro jedi Qui-Gon Jinn ne “La minaccia fantasma”, che la Forza “parla” ai jedi attraverso delle non meglio precisate cellule chiamate Midi-chlorian, organismi simbiotici che pervadono il sangue dei jedi e mediano una strana forma di comunicazione tra di loro e la Forza.
Anakin Skywalker fu scelto dal maestro proprio per la sua elevatissima concentrazione sanguigna di Midi-chlorian. Dal lato mistico-metafisico invece, la Forza manifesta un carattere onnisciente, è infatti capace di prevedere ogni fenomeno e conosce qualsiasi cosa, ed è la fonte della grande saggezza dei jedi; inoltre, suggerisce loro l’avvenire futuro od immediato di pericoli e tensioni; quando Anakin perde la madre ne L’attacco dei cloni Yoda percepisce il suo dolore nonostante si trovi addirittura in un altro pianeta. Infine, la Forza permette di interagire col mondo fenomenico in modo sovrumano: infatti jedi e sith sono in grado di far levitare gli oggetti, compreso il loro stesso corpo. Per gestire queste qualità sovrumane i jedi si allenano fin da piccoli nel controllo del corpo e della mente.
Non è facile proporre una qualsiasi ipotetica interpretazione filosofica di questo rapporto che lega uomini (e alieni, ovviamente) alla Forza. Essa li libra al di là dei fenomeni, è oltre lo spazio ed il tempo, eppure si occupa di “parlare” agli jedi che soli sanno ascoltarla; “Ci circonda, ci penetra, e tiene unita tutta la galassia” diceva Obi Wan a Luke nel quarto episodio. È una sorta di connessione, un intreccio, una compenetrazione appunto, tra un’intelligenza cosmica onnipresente e gli esseri finiti.
La Forza, somiglierebbe, in virtù di questi suoi specifici caratteri, e del suo rapporto benevolo col mondo fenomenico, simile al Dio dei cristiani. Infatti anche Esso è onnisciente e, pur avendo la perfezione completa e non necessitando di nulla, intrattiene rapporti coi mortali; anzi, la Bibbia è piena di casi in cui questo Dio, specie di ponte tra l’Essere e gli esseri, “parla” agli uomini, in modo assai simile alla Forza che ‘parla’ agli jedi. In effetti non mancano nella saga vari indizi che fanno sembrare quella degli jedi una vera e propria religione. Nel quarto episodio della saga uno degli alti ufficiali dell’Impero si riferisce ad un’ “antica religione” jedi prima di essere soffocato da Darth Vader attraverso la Forza.
È proprio questa figura oscura, quella di Darth Vader, ad aver caratterizzato maggiormente tutta la saga; la sua è una storia tristissima, quasi in linea con la tragedia greca piuttosto che con il cinema futuristico: Vader, prima conosciuto come Anakin Skywalker, è dapprima il più promettente tra gli allievi padawan dei jedi.
Dopo una giovinezza di confusione e tribolazione sentimentale, passerà al Lato Oscuro e arriverà ad uccidere il suo stesso maestro, Obi Wan Kenobi, nel quarto film della serie (il primo della prima trilogia). La figura di Anakin è ricchissima di spunti di riflessione filosofica sui temi della moralità e dell’etica: il giovane jedi, passionale e fortemente innamorato della moglie Padmé, inizia nel terzo episodio ad avere visioni della morte della sua sposa.
Tradisce i jedi, diventando allievo del signore oscuro dei Sith, che gli promette un potere tale da impedirne l’imminente morte. Anakin non controlla l’enorme potere della sua passione amorosa che lo porta a massacrare i jedi su ordine del suo nuovo maestro;  così si compie la sua trasformazione da eroe del bene a campione del male, da cavaliere jedi, a signore di sith. Tutto questo rovinerà la sua vita come quella di sua moglie, che morirà nonostante il suo nuovo potere; la morale di questa storia ha chiaramente a che fare con la lezione etico-morale di Aristotele.
Il ragazzo non controlla la sua passione, non la guida con la ragione, ma si lascia trasportare da essa fino alla totale malvagità. Non realizza il sinolo aristotelico di ragione e passione, che si chiama virtù. 
Proprio lo stesso Anakin, discutendo dei sith con il cancelliere della Repubblica, diceva, nel terzo episodio, che essi traggono potere dalle passioni, e si abbandonano all’egoismo; i jedi invece, continuava, usano il potere solo per il bene, senza farsi accecare dalle brama, e agiscono sempre con altruismo. Il rimando di tutto ciò alla filosofia morale è evidente.
Chi non controlla le sue passioni, anche quelle positive come l’amore, sconfinerà nel male; ciò purtroppo non accade raramente.
Ma questo è solo uno dei molti temi filosofici, di eccezionale rilevanza e portata, che ho intravisto in questa magnifica storia. Sicuramente è una delle saghe più memorabili e belle, in grado di appassionare sia grandi che piccoli, recando loro un importante messaggio.

FONTE:http://www.lachiavedisophia.com/blog/religione-etica-e-metafisica-in-star-wars/

Il pensiero di Peter Singer


Di Enrica Tullio

Peter Singer è uno dei pensatori contemporanei più importanti nel campo dell’etica, definito “ il più influente filosofo vivente” con le sue tesi, sempre polemiche e al centro di dibattiti, ha incrinato le certezze morali dell’uomo occidentale e messo pericolosamente in crisi la “ vecchia etica”.
Personaggio scomodo ma altrettanto affascinante e carismatico, conosciuto al pubblico soprattutto come il “ profeta della liberazione animale” nonostante le sue riflessioni non si fermino ai diritti degli animali ma abbraccino ampie problematiche nel campo dell’etica e in particolare dell’etica applicata, che vanno dal rispetto per l’ambiente, all’aborto, dall’eutanasia, all’etica politica, dalla cattiva distribuzione della ricchezza, alla responsabilità dei paesi ricchi verso il Terzo Mondo.... un articolato sistema di pensiero sicuramente tra i più innovativi e coraggiosi del nostro tempo.

Peter Singer nacque a Melbourne nel 1946, insegnò alle Università di Oxford, New York, Colorado ( Boulder ), California ( Irvine ) e alla Trobe University.
Nel 1999 viene nominato docente di filosofia morale all’Università di Princeton, nomina che sollevò un accanito dibattito. Fu il fondatore dell’ International Association of Bioethics, attualmente dirige il Centre of Human Bioethics presso la Monash University di Melbourne
Tra le sue opere più importanti: In difesa degli animali ( 1987) con Tom Regan, Diritti animali, obblighi umani ( 1987), Etica pratica ( 1989), Liberazione animale( 1991) che diverrà il testo di riferimento del movimento animalista internazionale, Ripensare la vita. La vecchia morale non serve più ( 1996), Una sinistra darwiniana, Politica, evoluzione e cooperazione ( 2000), La vita come si dovrebbe ( 2001) scritto in cui Singer seleziona e raccoglie i suoi saggi ed articoli più importanti, One world. L’etica della globalizzazione( 2003), Scritti su una vita etica. Le idee che hanno messo in discussione la nostra morale ( 2004).



Pensiero

Tutte le tesi esposte da Singer nei suoi testi e in vari articoli, dall’etica delle relazioni uomo- animale, all’obbligo dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, dalle riflessioni sull’eutanasia alla critica all’etica della sacralità della vita, possono essere ricondotte a quattro semplici assiomi, loro punto di partenza e nocciolo comune :
  1. Il dolore è negativo, dove per dolore si intende qualsiasi genere di sofferenza sia fisica che psicologica, a prescindere da chi lo provi;

  1. Gli esseri umani non sono gli unici capaci di provare sofferenza o dolore, queste condizioni appartengono anche alla maggior parte degli animali non umani, molti dei quali sono in grado di provare anche forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica ( l’angoscia di una mamma separata dai suoi piccoli , la noia dell’esser chiusi in una stretta gabbia senza far nulla);

  1. Nel soppesare la gravità dell’atto di togliere una vita, bisogna prescindere da: razza, sesso, specie, ma analizzare altre caratteristiche dell’essere che verrebbe ucciso: suo desiderio di continuare o meno a vivere, qualità della vita che sarebbe in grado di condurre;

  1. Tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare.

Per alcune persone queste tesi, ad una prima lettura e prese in sé , non hanno nulla di sconvolgente, anzi sembrano quasi scontate, dettate dal senso comune, ma se si prendessero attentamente in considerazione le conclusioni a cui potrebbero portarci, troverebbe espressione la loro potenzialità rivoluzionaria, e a quel punto “ la vecchia etica”, la tradizionale morale ebraico-cristiana, potrebbe iniziare a vacillare.


Animal Liberation

“ L’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente, è frutto di puro e semplice pregiudizio specista


Pochissimi filosofi viventi hanno visto le loro idee avere importanti ricadute pratiche, Peter Singer è uno di questi, il suo Animal liberation ha svolto un ruolo fondamentale nel dare inizio ed alimentare il contemporaneo movimento per i diritti degli animali.
Animal liberation esce nel 1975, è la prima opera dove si dà un corpo organico ed una veste filosofica alla critica sull’attuale sfruttamento degli animali da parte degli esseri umani, in particolare analizzando i temi degli allevamenti intensivi e della vivisezione.
La teoria filosofica di riferimento di Singer è l’utilitarismo della preferenza, secondo il quale la valutazione sulla liceità etica di un’azione deve tener conto delle conseguenze che questa provoca sull’intero sistema coinvolto, non sommando le singole conseguenze, ma valutando le preferenze di tutti gli individui coinvolti.
A questo punto possiamo chiederci: per un utilitarista le preferenze degli animali sono da tenere in considerazione o meno rispetto a quelle degli esseri umani? La risposta di Singer, come quella del fondatore dell'utilitarismo classico Bentham, è affermativa, la valutazione sulla liceità etica delle azioni umane nei confronti degli animali si elabora non confrontando le loro intelligenze ma le loro capacità di soffrire.
E’ proprio la capacità di soffrire che fa nascere in Singer la convinzione che ogni essere senziente, umano e non, abbia diritto ad un’equa considerazione morale, il non riconoscere ciò viene condannato come una forma di razzismo che il nostro filosofo definisce “specismo”.
Lo specismo, che viene posto da Singer sullo stesso piano del razzismo e del sessismo, è “ un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.
Il nostro interesse, la nostra preoccupazione per gli altri, deve prescindere dalle loro specifiche capacità, ma, in base al principio di uguaglianza, che un utilitarista come Henry Sidgwick espresse in questi termini: ”il bene di ciascun individuo non è di maggiore importanza, da un punto di vista dell’universo, del bene di ogni altro individuo”, tutti gli esseri, maschi o femmine, bianchi o neri, umani o non umani, hanno il diritto di essere trattati nel rispetto dei loro interessi.
“ Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia”, e quando questo giorno, profeticamente annunciato da Singer, arriverà, le attuali generazioni inorridiranno dinanzi allo specismo e lo condanneranno come noi oggi facciamo con le discriminazioni razziali e sessuali.
Tante sono le conseguenze a cui le riflessioni di Singer conducono: condanna della vivisezione, dello sfruttamento intensivo degli animali negli allevamenti, accuratamente documentato con realistica crudezza nelle pagine di Animal Liberation, possibili cambiamenti nei menù sulle nostre tavole, le parole di Singer hanno convertito migliaia di persone al vegetarianesimo, una scelta alimentare che vuole essere una denuncia della ingiusta inosservanza dei diritti e degli interessi degli animali non umani solo perché “ ci piace il gusto delle loro carni”.
Noi siamo abituati a pensare che uccidere un uomo, cioè un essere della nostra stessa specie sia più grave che uccidere un essere appartenente ad una specie diversa dalla nostra, ma Singer ci porta a riflettere su questa consideraazione che ci sembra così scontata, chiedendosi: perché deve essere così? La mera differenza specifica non basta a giustificare questa discriminazione! potremmo sostenere che è più grave uccidere un uomo perché ha una caratteristica che tutti gli altri esseri non possiedono, ovvero un' anima senziente, ma Singer afferma di non avere nessuna prova scientifica dell'esistenza di quest'anima e forse solo quando gli scienziati gliela forniranno sarà disposto a rivedere la sua posizione a proposito. Sono questi i motivi per cui Singer mette esplicitamente sotto accusa la tradizione occidentale, questa è responsabile di aver posto gli uomini su di un piedistallo, solo gli uomini sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e solo questi hanno un'anima. Per millenni questa visione antropocentrica tipica dell'Occidente, completamente assente in altre tradizioni, il Buddhismo ne è un esempio, ha legittimato lo sfruttamento degli esseri non umani da parte dell' uomo, ma nel 1871 Charles Darwin pubblica l'Origine della specie, è un duro colpo per il ruolo che secondo la nostra tradizione occidentale rivestiva l'uomo nell'universo, se a ciò si aggiunge la nascita del movimento animalista negli anni '70 e le nuove conoscenze genetiche che portano a ripensare la classificazione degli uomini e dei nostri antecedenti più prossimi, allora ben presto la tradizionale distinzione tra uomo e animali non umani potrebbe veramente vedere la fine, e allora la liberazione animale potrebbe diventare anche “ liberazione umana ” .

L'etica della sacralità della vita una “malata terminale”

Le idee di Singer sull'eutanasia e sull'aborto hanno infiammato i dibattiti bioetici, tante le accuse, le proteste, fino alle manifestazioni di chi non voleva il filosofo animalista che legittimava l'infanticidio come docente di filosofia morale a Princeton. Singer affronta questi temi così delicati con quella chiarezza espositiva che appartiene al suo stile, ma con gli stessi accenti polemici e provocatori che rendono pungente la sua semplice scrittura, e le soluzioni che Singer prospetta per problemi quali l'aborto, l'eutanasia, non ottengono forti rifiuti solo tra i sostenitori di posizioni conservatrici, ma sono difficilmente digeribili anche da chi proviene da ambienti più liberali, perché vanno a scardinare completamente le fondamenta stesse delle nostre convinzioni morali.
Le tesi “ scandalo” di Singer sostengono che uccidere non è sempre sbagliato e che non tutte le vite hanno lo stesso valore, questo perchè egli rifiuta di attibuire un valore assoluto alla vita, il che non significa che la vita non abbia un valore elevato o che non sia grave uccidere, ma significa che nel caso fossimo costretti ad uccidere qualcuno non dovremmo guardare alla razza, al sesso o alla specie ma solo alla volontà e al desiderio o meno di continuare a vivere del soggetto in questione e della qualità della vita che questi condurrebbe.
Su queste basi Singer sostiene l'eutanasia: sostituendo all'etica della “ sacralità della vita” un'etica della “ qualità della vita” secondo la quale non è la vita in sé ad essere sacra, ma è il mio progetto di vita ad essere assolutamente intoccabile, le mie scelte come essere senziente, autocosciente e capace di pianificare il proprio futuro, e tra queste scelte potrebbe esserci quella di non continuare a vivere in condizioni di particolare sofferenza che non rispecchiano il modo in cui avevo scelto di condurrre la mia vita. Si schiera poi a favore dell'aborto, come mezzo per evitare la sofferenza inutile, quando si può evitare, proprio all'inizio, al momento della nascita del bambino, quando questi non è un essere senziente, non ha autocoscienza, né desiderio di continuare a vivere quindi la sua vita non ha più valore di quella di un qualsiasi essere non umano senziente ed autocosciente, “ provocare la morte di un bambino disabile non equivale moralmente a provocare la morte di una persona. A volte non è per niente sbagliato.” questo è un passo che viene citato spesso per mettere sotto accusa Singer, ma spesso le sue idee sono state travisate o mal comprese, quando Singer parla di “persona” si riferisce ad “ un essere capace di pensare il futuro, di avere bisogni e desideri ” i bambini appena nati non hanno niente di tutto ciò, di conseguenza uccidere un bambino, malato o meno, è meno grave che uccidere un essere con il senso del tempo e dell'esistenza, cioè un essere che vuole continuare a vivere, naturalmente Singer non ha mai negato il fatto che rimanga una cosa terribile da fare, ma in alcuni casi l'aborto, soprattutto se si tratta di bambini disabili, permetterebbe la nascita di bambini con una maggiore opportunità di felicità.

Carità e dovere morale:


Secondo Singer siamo tutti responabili non solo di quello che facciamo, ma anche di ciò che abbiamo deciso di non fare, questo è il punto di partenza per ripensare la tradizionale demarcazione tra carità e dovere morale. Se esistono persone che vivono in condizioni tali da non poter soddisfare i propri bisogni primari,da rischiare la propria sopravvivenza, noi abitanti dei paesi ricchi siamo direttamente responsabili di questa situazione.
La tesi di partenza di Singer è la seguente” soffrire e morire di fame, freddo e malattia è un male” di conseguenza “ se è in nostro potere impedire un male, senza con ciò sacrificare nulla che abbia un'analoga importanza morale, siamo difronte all'obbligo morale di agire”, quindi la tradizionale linea di demarcazione tra carità e dovere viene meno. Se io decidessi di inviare del denaro ad una associazione umanitaria questo dalla nostra società verrebbe definito un atto caritatevole ed io una persona particolarmente generosa, ma è proprio questa idea che dobbiamo abbandonare secondo Singer, in realtà abbiamo l'obbligo di donare quel denaro ed è un male non farlo. Tanti sono gli interrogativi che questa posizione espressa da Singer può sollevare, ma uno dei più urgenti è sicuramente il seguente: Qual è il limite del nostro doveroso impegno nei confronti dei paesi poveri? Cioè a quanto ammonta il nostro obbligo morale di offrire aiuto? Singer scrive “ dovremmo donare tanto da far si che la società dei consumi, dipendente com'è dal fatto che le persone spendono soldi in banalità invece che ad aiutare le vittime delle carestie, si indebolisca e forse perisca del tutto”. Forse ciò potrebbe apparire una rinuncia troppo difficile, ammette Singer, forse la sua potrebbe sembrare “un'etica per santi”, ma “è giusto” scrive “ la prossima volta che ceneremo fuori, sapere di poter fare qualcosa di meglio con i nostri soldi” “ conoscere la strada è il primo passo per avviarsi verso la direzione giusta.”


Una nuova morale:

La vecchia morale quindi è da buttar via, va ripensata, va riscritta e Singer lo ha fatto ha “ rimpiazzato la vecchia etica” con cinque nuovi comandamenti:
  • Primo comandamento vecchio:
    ”tratta tutte le vite umane come dotate di egual valore”
  • Primo comandamento nuovo:
    “riconosci che il valore della vita umana varia”
    con questo comandamento Singer sostiene che una vita priva di coscienza, senza interazioni sociali, mentali, fisiche con altri esseri, non ha alcun valore.
  • Secondo comandamento vecchio:
    “non sopprimere mai intenzionalmente una vita umana innocente”
  • Secondo comandamento nuovo:
    ”assumiti la responsabilità delle conseguenze delle tue decisioni”
    con ciò Singer vuole dire che non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche delle nostre omissioni. Siamo responsabili della situazione dei paesi poveri e proprio per questo siamo chiamati ad impegnarci perché queste popolazioni raggiungano almeno il soddisfacimento dei beni fondamentali. Quando compriamo abiti alla moda, ceniamo in costosi ristoranti, stiamo decidendo di non destinare quei soldi al miglioramento delle condizioni di vita di miliardi di persone, quando non finanziamo le varie organizzazioni di soccorso “ siamo tutti colpevoli di omicidio”.
  • Terzo comandamento vecchio:
    “ non toglierti mai la vita e cerca sempre di evitare che lo facciano altri”
  • Terzo comandamento nuovo:
    “ Rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire”
  • Quarto comandamento vecchio
    “ crescete e moltiplicatevi”
  • Quarto comandamento nuovo
    “ metti al mondo bambini solo se sono desiderati” . Così Singer ammette l'aborto sostenendo che il feto non ha razionalità, autocoscienza, desiderio di vivere, né è in grado di provar sofferenza.
  • quinto comandamento vecchio
    “tratta ogni vita umana come più preziosa di ogni vita non umana”
  • Quinto comandamento nuovo
    “non operare discriminazioni sulla base della specie”.

5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)


Al giorno d’oggi, l’American Psychological Association (APA) ha un codice di condotta molto preciso in materia di etica negli esperimenti psicologici.



 Gli sperimentatori devono rispettare norme relative a diversi aspetti, dalla riservatezza, alla tutela dei partecipanti, al consenso informato. Tuttavia, le norme non sono sempre state così rigide, ed è proprio prima dell’introduzione di un commissione etica che sono stati condotti alcuni degli esperimenti più famosi nella storia della psicologia…

1. L’esperimento del piccolo Albert
albert 5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)









Nel 1920, presso la Johns Hopkins University, John Watson condusse uno studio sul condizionamento classico, un fenomeno che consiste nell’accoppiare uno stimolo incondizionato con uno stimolo neutro finchè non producono la stessa risposta. Questo condizionamento fu inizialmente scoperto da Ivan Pavlov, con i suoi esperimenti sui cani. Pavlov dimostrò che associando diverse volte uno stimolo incondizionato (ad esempio il cibo, in grado di provocare una risposta incondizionata, la salivazione) con uno stimolo neutro (il suono di un campanello), lo stimolo neutro “si condiziona” e diviene capace, da solo, di provocare la risposta (la salivazione avviene in sola presenza del suono del campanello e non necessita più della presenza del cibo).
Watson volle testare il condizionamento classico su un bambino di 9 mesi, Albert.
Albert fu inizialmente fatto interagire con diversi oggetti, tra cui un topo bianco. Il primo incontro con l’animale fu tranquillo e Albert si mostrò piuttosto divertito. Da quel momento in poi, tutte le volte che Albert si trovava ad interagire con l’animale, Watson prese a colpire con un martello un grosso tubo di ferro, provocando una reazione di terrore nel bambino. Dopo diversi accoppiamenti, Albert sviluppò un’intensa paura per il topo bianco, anche quando la sua visione non veniva più accompagnata dal rumore molesto. Inoltre cominciò a temere anche una serie di oggetti pelosi e bianchi che potevano richiamare quello temuto, come una barba da Babbo Natale (fenomeno della generalizzazione). L’esperimento dimostra che la paura può essere indotta tramite condizionamento.
Questo studio è oggi considerato particolarmente immorale sia perchè è stata indotta una paura in un infante, sia perchè Albert non è mai stato desensibilizzato dalle fobie che Watson ha prodotto in lui. Inoltre, il bambino è morto di malattia all’età di sei anni, e non è stato possibile determinare il perdurare o meno delle sue fobie in età adulta.

2. L’esperimento di Milgram
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L’esperimento di Milgram fu un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dallo psicologo Stanley Milgram, con l’obiettivo di comprendere come mai così tante persone hanno preso parte agli atti crudeli dell’olocausto. Milgram volle studiare la tendenza umana ad obbedire a figure considerate autorevoli, rispondendo, con la sua ricerca, al seguente quesito: “È possibile che Eichmann (criminale di guerra nazista) e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?”.
I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale che cercava soggetti disposti a prendere parte ad uno studio sull’apprendimento e sulla memoria. I partecipanti vennero divisi, con un sorteggio truccato, in “allievi” e “insegnanti”. In realtà, tutti i soggetti sperimentali finirono nel gruppo degli insegnanti, mentre gli allievi erano complici dello sperimentatore. L’insegnante (ignaro) doveva porre delle domande all’allievo e, in caso di errore, doveva premere un pulsante e dare all’allievo una scossa (che in realtà non percepiva). Ad ogni errore, la scossa aumentava di intensità e l’allievo doveva fingere implorazioni e lamenti, finche simulava uno svenimento. Durante la prova, lo sperimentatore esortava l’insegnante: “l’esperimento richiede che lei continui”, “non ha altra scelta, deve proseguire”.
I risultati mostrano che, nonostante i sintomi di tensione e le proteste, una percentuale significativa dei partecipanti obbedì allo sperimentatore procedendo nell’intensità delle scosse.
Questo obbedienza fu spiegata alla luce del fatto che la presenza di una figura autoritaria considerata legittima (uno scienziato di Yale) può condurre il soggetto a non sentirsi libero di agire in autonomia e non più moralmente responsabile delle sue azioni, ma esecutore del volere di una autorità esterna.
Ovviamente, questo esperimento non potrebbe mai essere condotto al giorno d’oggi in quanto i partecipanti vennero messi al corrente del reale scopo della ricerca solo in seguito, con il rischio di incorrere danni psicologici.

3. L’effetto spettatore o “bvystander effect”
kitty genovese  5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)
L’effetto spettatore o “bystander effect” fu approfondito da due psicologi, Bibb Latané e John Darley, dopo il tragico omicidio di una giovane donna avvenuto a New York nel 1964. Kitty Genovese era una ragazza che fu aggredita, pugnalata e violentata mentre, a notte fonda, stava rientrando a casa. Ricostruendo la dinamica dell’aggressione (che durò circa 30 minuti), la polizia si rese conto che circa 38 persone erano state testimoni almeno parziali dell’accaduto, udendo grida e schiamazzi dalle loro abitazioni, ma nessuno era intervenuto per chiamare la polizia o l’ambulanza.
Latanè e Darley cercarono di dare una spiegazione del mancato intervento e dell’apparente disinteresse nei confronti di un prossimo in difficoltà conducendo una serie di esperimenti. Nel primo, alcuni studenti venivano convocati in una stanza per compilare un questionario. Mentre gli studenti erano concentrati nel rispondere alle domande, un fumo bianco (in realtà innocuo) cominciava a riempire la stanza. Quando i soggetti sperimentali erano soli ad osservare la scena, entro i primi minuti avvisavano qualcuno; quando vi erano più soggetti sperimentali, oppure un soggetto sperimentale affiancato da diversi complici istruiti a fingere disinteresse per quello che succedeva, spesso non veniva fatta nessuna richiesta d’aiuto. Le motivazioni di questo comportamento possono essere spiegate da due meccanismi psicologici: l’ignoranza pluralistica e la diffusione della responsabilità. L’ignoranza pluralistica è quel fenomeno per cui, quando accediamo ad un nuovo ambiente, prendiamo spunto dal comportamento degli altri: se gli altri non fanno nulla, anche il singolo individuo diventa “spettatore”. La diffusione della responsabilità è invece quel fenomeno per cui una persona ha minori probabilità di assumersi responsabilità per un’azione quando altri, che potrebbero prendersela al suo posto, sono presenti.
Gli studi di Latanè e Darley sull’argomento sono diventati progressivamente sempre meno etici, mettendo i partecipanti a rischio di danno psicologico. Ad esempio, nel corso di un altro esperimento, un complice comunicava telefonicamente di avere un attacco epilettico: nel momento in cui ai partecipanti all’esperimento veniva fatto credere vi fossero altre persone all’ascolto, le probabilità che l’aiuto venisse offerto diminuivano.

4. Gli esperimenti di Harlow sui macachi
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Negli anni 50, presso l’Università del Wisconsin, lo psicologo Harry Harlow condusse una serie di esperimenti sulla deprivazione materna utilizzando cuccioli di macaco.
Harlow separò precocemente dalle madri i piccoli macachi, che potevano disporre solo di due “sostituti materni”: un fantoccio di panno, morbido ma che non forniva cibo, e uno di filo di ferro, che dispensava latte. I risultati dell’osservazione mostrarono che le scimmiette raggiungevano la “madre” di ferro solamente per soddisfare i bisogni alimentari, mentre trascorrevano la maggior parte del tempo in prossimità della “mamma” di panno, morbida e confortevole.
In questo modo, venne dimostrato che il legame di attaccamento madre-figlio, che si basa su elementi quali il contatto e il calore, è uno dei bisogni primari ed è qualcosa di più rispetto ad un mero soddisfacimento di bisogni fisiologici.
Durante questi esperimenti, Harlow introdusse nella gabbia anche stimoli altamente minacciosi con l’obiettivo di terrorizzare i piccoli macachi, che, come conseguenza, correvano a rifugiarsi dalla mamma di pezza. (…)
Gli esperimenti di Harlow cessarono nel 1985, a causa di una normativa dell’APA contro il maltrattamento degli animali. Tuttavia, recentemente, Ned Kalin dell’Università del Wisconsin ha iniziato esperimenti simili che coinvolgono cuccioli di scimmia, che vengono isolati e esposti a stimoli paurosi. L’obiettivo è quello di scoprire dati preziosi da generalizzare poi ai meccanismi d’ansia negli umani, tuttavia il progetto sta incontrando resistenze da parte dei movimenti animalisti e dall’opinione pubblica.

5. L’esperimento della prigione di Stanford
zimnardo 5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)








Nel 1971, Philip Zimbardo condusse un esperimento presso l’Università di Stanford che si proponeva di esaminare il comportamento dei gruppi e l’importanza dei ruoli.
Zimbardo e il suo team selezionarono per l’esperimento un gruppo di 24 studenti universitari di sesso maschile, considerati “sani”, sia fisicamente che psicologicamente. Gli uomini avevano firmato per partecipare ad uno “studio psicologico sulla vita carceraria” sotto compenso giornaliero. L’esperimento prese luogo nel seminterrato del dipartimento di psicologia della Stanford dove la squadra di Zimbardo aveva ricreato l’ambientazione di una prigione. I partecipanti furono assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o al gruppo delle guardie: i prigionieri furono vestiti con divise da carcerati, mentre le guardie indossavano uniformi ed erano dotati di manganello. Alle guardie furono date istruzioni vaghe sul comportamento da adottare, che non doveva trascendere in atti di violenza ma doveva essere chiaramente mirato a mantenere l’ordine. La prima giornata trascorse senza particolari incidenti, ma già il secondo giorno i prigionieri si ribellarono al comportamento direttivo delle guardie barricandosi nelle loro celle. I carcerieri reagirono intimidendo e umiliando i carcerati, sottoponendoli a punizioni, umiliazioni pubbliche e isolamento. Al quinto giorno i prigionieri mostrarono un’evidente e drammatica sofferenza: il loro comportamento era diventato passivo e docile, e vi erano chiari segni di disturbi emotivi. Nel frattempo, le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico. (…) L’esperimento, che originariamente doveva durare per due settimane, fu interrotto al quinto giorno a causa dei risvolti drammatici inaspettati. (…)
L’esperimento mostra come l’assunzione di un ruolo istituzionale induce ad assumere le norme e le regole dell’istituzione come unico valore a cui il comportamento finisce per conformarsi, con una perdita di responsabilità personale e una sostanziale identificazione con le azioni intraprese dal gruppo di appartenenza (meccanismo di “deindividuazione”).
L’esperimento di Zimbardo è un altro classico della psicologia sociale che non sarà possibile ripetere per chiari motivi di ordine etico.

Hannah Arendt e la riflessione sulla "banalità del Male"



Di Salvatore Santoru

108 anni fa nasceva la celebre scrittrice e filosofa tedesca di origine ebraica Hannah Arendt, conosciuta per le sue acute riflessioni sulla società e il funzionamento dei sistemi totalitari novecenteschi.
La sua opera più importante è stata indubbiamente "La Banalità del Male",saggio pubblicato nel 1963 e basato sui resoconti che l'autrice pubblicò come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo ad Adolf Eichmann.





Tralasciando gli aspetti meramente filosofici dell'opera, ciò che risulta indubbiamente interessante di essa è il messaggio che l'autrice ha voluto trasmettere, e che risulta tutt'ora attuale.

Tale messaggio consiste nel considerare l'etica un valore fondamentale e imprescindibile per il funzionamento della società, in aperta polemica con quello che la stessa scrittrice chiama "relativismo nichilista",  che è servito come base e giustificazione delle politiche adottate nel nome dell'ideologia nazista e/o comunista.



Per relativismo nichilista si intende la cancellazione dei valori etici e di ciò che concerne la responsabilità e la coscienza morale dalle basi sociali, con la sostituzione di essi con "nuovi valori" basati sull'ideologia, gli standard economici e politici e così via.

La "banalità del male" secondo la Arendt è perfettamente personificata da Eichmann, il quale aveva il compito di coordinare il trasferimento dei prigionieri ebrei nei campi di concentramento.



Ciò che stupì la scrittrice, era che Eichmann non era un mostro qualunque, ma un'individuo comune che, come affermò anche nel processo, svolgeva il suo lavoro e basta, senza farsi troppi scrupoli morali, ma badando solo al fatto di svolgere un'attività "funzionale" ai suoi interessi e a quelli della società.

In questo secondo la filosofa sta la "banalità del Male", ovvero nell'adattamento acritico ai dettami sociali, qualunque essi siano .

Come già scritto, la Arendt attacca anche la fortemente diffusa idea del relativismo nichilista, basata sulla negazione dei concetti di "bene" e "male", negazione che notoriamente era alla base del regime nazista, che si considerava " al di là del bene e del male", e di quello comunista, e più in generale di qualunque sistema totalitario e/o dittatoriale, e che al giorno d'oggi hanno trovato nuovamente una grande popolarità nella società contemporanea, dove i valori etici sono stati rimpiazzati da quelli economici.



La Arendt affermò anche che "Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più".

Per la Arendt il costante utilizzo del pensiero critico e della coscienza e responsabilità morale può essere un sufficiente blocco al dilagare della "banalità del male", in quanto utile a discernere e a comprendere, mentre al contrario la massificazione, l'omologazione in quanto fenomeni basati sul prevalere dell'indistinto possono diventare terreno fertile per tale "banalità del male".

Rivoluzione etica


Di Gianni Tirelli

I principi etici, sono funzionali al nostro spirito/istinto di autoconservazione, in assenza dei quali tutto è destinato alla logica estinzione. E questa non è spicciola filosofia, ma un dato di fatto matematico, inconfutabile e inopinabile.
Per quanto ci si sforzi di fare comprendere alla gente un tale concetto base, tutti persistono e perseverano nel confermare le loro malsane abitudini e dipendenze, in attesa di un miracolo celeste che li liberi dal peso, delle loro responsabilità personali e inettitudine morale.
Questo è il punto, il cuore del problema, la condizione senza la quale, nulla di tutto ciò che oggi mina la nostra esistenza e la sopravvivenza del pianeta, può essere contrastato, combattuto e riconvertito. Se non ristabiliamo l’impianto etico originario che fin dall’alba dei tempi scandiva e regolava l’arbitrarietà dei nostri comportamenti e delle nostre scelte -in virtù di parametri di riferimento imperituri – nessuna altra opzione diversa da questa sarà mai grado di ribaltare una tale situazione.

E non saranno certo le leggi, le manovre finanziarie o le nuove scoperte tecnologiche (baggianate!!) a restituirci la dignità mercificata, la salute e la felicità! Diversamente peggioreranno lo stato delle cose, accanendosi ulteriormente sulle autentiche ragioni della nostra esistenza.
Se non siamo capaci di ascoltare i bisogni essenziali del nostro cuore, ogni altro esercizio mentale, strategia e ipotetica rivoluzione, risulteranno vane, e la campane suoneranno a morto sul nostro spirito defunto....


Bombe intelligenti, batteriologiche, al fosforo e tutto quel baraccone di atrocità e di armi di distruzione di massa puntato alla tempia dell’umanità, non sono che l’inevitabile risultato di una scienza puttana, avulsa da ogni principio etico. E così, l’inquinamento, le scorie e i rifiuti tossici dispersi in ogni dove, e la devastazione ambientale più in generale, non sono che gli effetti nefasti prodotti dall’ assenza dell’etica. E’ la licenza che si è fatta libertà, verità la mistificazione, e ricerca, la profanazione.

I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre, e vizio e paura li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Con la loro rimozione, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.

Valori morali e principi etici, vissuti come dei veri e propri ostacoli, impedimenti alla commercializzazione di beni effimeri, sono stai rimossi e cancellati, per dare efficacia e sonorità alle lusinghe e agli inviti seducenti delle suadenti sirene del Sistema Potere.
La forza di volontà, poi, che aveva la funzione, lo scopo e la potenza di produrre diversità e merito, è venuta meno, per trasfigurare in omologazione e supina accettazione; cause, a loro volta, di in un martirio incompreso, risultato estremo di un autolesionismo indotto.

Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo, é vano.

Pertanto, prima dell’indignazione, delle parole gridate, e di una ipotetica rivolta popolare, dobbiamo sapere che il vero cambiamento deve nascere e crescere dentro di noi. E solo se saremo in grado di ristabilire l’originario impianto etico e tutte quelle scale di valori che un tempo abbiamo mercificato con il Sistema, a fronte di mere promesse di libertà, potremo sperare in una nuova e luminosa rinascita e sgombrare dall’ orizzonte quell’ immensa e minacciosa nuvola nera che sta oscurando il futuro dei nostri figli.

Andare oltre il vuoto culturale dominante




Di Salvatore Santoru

La società contemporanea essenzialmente non è retta su nessun vero valore, ma dipendente dalle tante passeggere mode, che di volta in volta stabiliscono le nuove "norme" a cui conformarsi.

Viviamo in un'era fortemente nichilista, dove tutto ciò che non sia meramente materialista e edonista, è considerato disfunzionale socialmente.



La cosiddetta "cultura" di massa dominante ci propone ogni giorno modelli distruttivi e degradanti, esaltando l'Ignoranza e le più bieche forme di appariscenza e superficialità, contrapposte all'essenza e alla sostanza.




Gli ideali, i valori spirituali, artistici e culturali non hanno alcun spessore nella società: tutto viene inglobato e omologato all'ideologia del (non) pensiero unico, fondata sul primato del mercato, o meglio del denaro e della conseguente mercificazione totalizzante, e su un relativismo pressochè assoluto.

Tale situazione non può durare troppo a lungo, e c'è bisogno al più presto di un serio e consapevole Cambiamento.


Un Cambiamento basato su una radicale Rivoluzione Culturale, che vada oltre il " Nulla dominante ", e prepari la strada per la costruzione di una società migliore, fondata su dei valori costruttivi.

Valori da contrapporre ai (dis)"valori" dominanti che ci vengono inculcati dai media e/o dalla moda, e che sono sempre e comunque incentrati sull'esaltazione degli aspetti più distruttivi e degradanti dell'essere umano.


Valori che siano incentrati su una certa etica, che oggi è del tutto assente, e grazie a ciò prosperano corruzione e malaffare in tutti gli ambiti della vita sociale, politica e non.

Valori che siano concentrati sulla tutela degli aspetti più positivi dell'essere umano.


Valori che mirino ad esaltare maggiormente l'interiorità rispetto all'apparenza, la profondità rispetto alla superficialità, i tratti introversi rispetto a quelli estroversi e/o narcisisti della personalità, e così via.

Valori che siano funzionali alla costruzione di un pensiero nuovo, libero e costruttivo, da contrapporre all'ormai obsoleto pensiero debole, piatto,nichilista, e "morto" dominante.


Valori che siano funzionali alla creazione di una nuova Weltanschauung (visione del mondo), costruttiva e positiva che funga da guida per la creazione di una società, e di conseguenza di un mondo migliore.

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