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Per una Politica consapevole che miri alla costruzione di una società migliore


Di Salvatore Santoru


Molte persone al giorno d'oggi stanno diventando consapevoli che l'attuale situazione politica,sociale e economica non è più sostenibile, e urge un necessario Cambiamento.

La politica attuale non riesce e non può soddisfare le aspettative dei cittadini, in quanto eccessivamente basata sul mero personalismo, su un'eccessivo clientelismo e su una fortissima corruzione.


Insomma, essa è vista giustamente come troppo lontana dai veri interessi di coloro che dovrebbe rappresentare.

Oggi, quella che serve è una nuova politica che faccia realmente gli interessi dei cittadini, e che non sia trampolino di lancio per chi è assettato di soldi, potere e poltrone, come troppo spesso avviene.


Quella che serve è una politica consapevole, dove i rappresentanti sappiano dare gli strumenti ai rappresentati per meglio emanciparsi, visto che ciò che dovrebbe esservi è un popolo sovrano, libero e informato.

Purtroppo, la maggioranza dei politici ( non tutti ovviamente, visto che non si intende fare inutili generalizzazioni ), non ha cuore gli interessi del popolo, ma il solo mero guadagno personale.

Inoltre in fin dei conti c'è da dire che, per parafrasare Ezra Pound, i politici perlopiù fanno la parte dei "camerieri dei banchieri" e delle grosse multinazionali, piuttosto che dei cittadini.


Ciò è ben dimostrato dal fatto che quando si tratta di salvare banche o agevolare grandi industrie sovranazionali, i vari governi sono sempre disponibili, mentre per aiutare i cittadini in difficoltà stranamente mancano sempre i soldi.

Ciò deve finire, visto che i cittadini non possono più sopportare tale situazione.

C'è bisogno di una Rivoluzione politica, ma non di una rivoluzione comunemente intesa in termini ideologici, bensì di una Rivoluzione Consapevole.


Non la solita e controproducente rivoluzione armata e cose del genere, bensì una Rivoluzione che miri al miglioramento reale della società e degli individui che la compongono.

Una Rivoluzione non motivata da dogmi ideologici obsoleti, ma guidata da un'Idea, un'Idea di rinnovamento sociale, culturale e politico, un'Idea di reale miglioramento politico,sociale e generale.


Una Rivoluzione che sia anche culturale, e che al posto di privilegiare i soliti aspetti distruttivi e degradanti dell'essere umano, valorizzi quelli più costruttivi e positivi, e in tal modo prepari la Via alla costruzione di una società realmente sovrana e libera.

Per ciò è necessario un nuovo tipo di politica, un tipo di politica che sappia comunicare realmente con i cittadini, e non utilizzarli per i meri scopi dei cosiddetti " politici di professione ".

Non c'è più bisogno della solita politica falsamente pragmatica o d'altro canto della solita retorica demagogica e populista.

Ciò di cui abbiamo bisogno, è di una politica che sappia essere realista e pragmatica, e allo stesso tempo popolare e sociale.


Inoltre, abbiamo bisogno di una politica fatta da persone competenti, preparate e che sappiano, in un modo o nell'altro, preparare la strada per la creazione di una cittadinanza attiva, informata e consapevole.

Tale alternativa è non solo possibile, ma concretamente realizzabile e praticabile.

Il primo passo per tale Cambiamento è l'informazione: difatti come disse Socrate " il sapere è potere ".


Tramite la conoscenza si crea una maggiore Consapevolezza politica e sociale, e in tal modo sempre più persone saranno partecipi del tentativo di costruzione di una nuova politica, dove essi siano non più passivi spettatori, ma attori in prima linea.

Il resto verrà da sé.

La Rivoluzione Culturale di cui abbiamo bisogno



Di Salvatore Santoru

Molte persone al giorno d'oggi si rendono conto che l'attuale situazione politica e sociale non è più sostenibile, e invocano un radicale cambiamento.
Alcuni parlano della necessità di una rivoluzione, mossi perlopiù da fattori di ordine ideologico.
Vero è che abbiamo bisogno di una Rivoluzione, ma non di una rivoluzione comunemente intesa, bensì di un'altro tipo di  Rivoluzione: la Rivoluzione Consapevole.
Una Rivoluzione che miri a effettuare un radicale cambio di paradigma, una Rivoluzione che sia prima di tutto individuale,culturale,sociale e ideale e non meramente economica e politica.

Infatti, non abbiamo bisogno di una rivoluzione armata o cose del genere, ma di una Rivoluzione del Pensiero.
Non abbiamo bisogno di sovvertire alcunché, ma di modificare in maniera positiva il funzionamento di noi stessi e della comunità a cui apparteniamo.
Per fare questo, è necessario prima di tutto operare un reale cambio di paradigma a livello culturale.

Difatti, c'è bisogno della formazione di una nuova élite culturale, che sappia diffondere messaggi utili al Cambiamento positivo della società, contrapponendosi, in tal modo, all'egemonia delle attuali élite culturali, le quali propagandano e promuovono la distruttività tutt'ora dominante nella società.

C'è bisogno di una seria e consapevole élite che sappia dare agli individui e alla comunità gli strumenti utili per migliorarsi e migliorare, mentre al giorno d'oggi ciò che viene valorizzato è la promozione degli aspetti più distruttivi e degradanti dell'essere umano.

Abbiamo bisogno, quindi, di un'élite che sappia promuovere valori costruttivi e funzionali all'emancipazione del popolo, in tal modo.

Abbiamo bisogno della rottura con il frustante e totalizzante dominio della cosiddetta "cultura" di massa odierna, la quale inganna e sottomette gli individui in una sorta di patologico circolo vizioso.

Abbiamo bisogno anche di una nuova concezione a livello politico e sociale, e abbiamo bisogno di dirigerci verso un sistema realmente equilibrato e positivamente meritocratico, dove chi veramente merita abbia, e non ci sia quell'enorme corruzione,affarismo,arrivismo e clientelismo che contraddistingue la società contemporanea.

Abbiamo bisogno della fondazione di una società fondata sulla promozione di valori costruttivi.
Abbiamo bisogno della diffusione di un sistema fondato sulla responsabilità, individuale e sociale.

Chi sbaglia deve prendersi le sue responsabilità, e compito della comunità dovrà essere quello di far rispettare il funzionamento equilibrato della stessa.

Difatti, è anche grazie a tale atteggiamento, se siamo governati da incompetenti e corrotti che pretendono di imporre i loro "valori" al resto della società.

Inoltre, abbiamo bisogno della creazione di un sistema economico e finanziario equo, solidale e responsabile, non più fondato sullo strapotere dei signori dell'alta finanza internazionale, e dell'affarismo illimitato delle più grosse multinazionali.

Non possiamo più tollerare le continue violazioni dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente, o l'enorme concorrenza sleale, nonchè il trattamento speciale che molti governi riserbano loro, attuati dalle corporations multinazionali, atteggiamento che danneggia le economie nazionali a vantaggio dei pochi plutocrati mondiali.

In definitiva, abbiamo bisogno di regole, poche ma precise, condivise e che servino per la promozione di una società realmente armonica, libera e sovrana.

Il resto verrà da sé. Come in alto, così in basso.

RIVOLUZIONE CONSAPEVOLE: L'Unica Rivoluzione Possibile


Di Salvatore Santoru

La tremenda crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando ha convinto molte persone della necessità di un radicale cambiamento della situazione politica e sociale attuale.
In molti invocano una rivoluzione, spesso rifacendosi a credenze di stampo ideologico.


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Il punto è che ovviamente abbiamo bisogno di una Rivoluzione, ma non di una rivoluzione politica e sociale comunemente intesa o non solo questo.

Non abbiamo bisogno di una rivoluzione eseguita nel nome di ideologie ( anche ormai obsolete) o così via.

La Rivoluzione che ci serve è di ben altro tipo .


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Non abbiamo bisogno di sovvertire alcunché non abbiamo bisogno di sostituire un sistema oppressivo con un'altro

La Rivoluzione di cui abbiamo bisogno deve partire prima di tutto dal livello individuale, e deve puntare a un reale miglioramento e cambiamento della società nel suo insieme.

Una Rivoluzione Consapevole che miri a un reale cambio di paradigma e alla costruzione di una società realmente equilibrata e armonica.

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Il primo passo verso di essa deve essere costituito da una forte " presa di coscienza " sulla reale situazione, utile per comprendere e affrontare meglio il percorso.

L'informazione in questo campo è la prima risorsa : senza una reale comprensione della situazione, può diventare molto difficile raggiungere il traguardo prefissato.

Inoltre, ciò di cui abbiamo bisogno è di una nuova visione che vada oltre i soliti dogmi con cui vengono interpretate le situazioni politiche e sociali.

Una reale Rivoluzione non può essere basata sulla destra " o la sinistra" comunemente intese, o altri dogmi con cui il "potere" ci ha in fin dei conti manipolato e diviso.

Una reale Rivoluzione Consapevole è oltre la destra e oltre la sinistra attuali e non ha a che vedere con certe narrazioni ideologiche, di per sé. 

Una vera Rivoluzione Consapevole non si basa solamente sugli aspetti critici e "distruttivi", ma anche (e sopratutto) su quelli costruttivi.


Una vera Rivoluzione Consapevole politicamente non deve essere guidata da criteri rigorosamente ideologici, ma basterebbe ad esempio, che lo sia da queste tre parole d'ordine: libertà, giustizia e solidarietà.

Come già accennato nell'articolo, il primo passo della Rivoluzione Consapevole è una radicale presa di coscienza della reale situazione economica, politica e sociale.

Passando dalla teoria alla pratica, dobbiamo prendere coscienza del funzionamento economico e politico della società e, al contempo, adoperarci per offrire una valida alternativa che miri al superamento di tale sistema.

Molto sinteticamente, come sostenuto da diversi opinionisti oggi la nostra società è "succube " economicamente e politicamente di un sistema di potere che fa gli interessi di una ristretta "élite" e/o oligarchia dominante, costituita ad esempio dal potere del sistema dell'alta finanza internazionale e/o dal dominio "oligopolistico" di alcune lobby e corporations e buona parte della politica mondiale fa, direttamente o indirettamente, gli interessi di questo sistema dominante.

Detto questo, non bisogna dimenticare la diffusa corruzione che alberga nella politica nazionale e internazionale e altre problematiche della società.

Comunque sia, il "sistema" tramite il quale i cosiddetti "poteri forti internazionali" egemoni continuano a consolidare e ad accumulare potere è basato sulla cosiddetta "dittatura del denaro" e sulla conseguente mercificazione totalizzante della società.



Tenendo conto che il problema non è certamente il denaro in sé, come soluzione alle "contraddizioni del sistema" bisogna dire che le proposte più costruttive sono quelle della riappropriazione della sovranità economica, la diffusione di pratiche come la promozione di una finanza e più in generale di un'economia e di una politica maggiormente sostenibile, e sopratutto di un nostro Cambiamento personale, sia interiore che a livello sociale.


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Su quest'ultimo punto, si può ben dire che dovremmo in modo graduale "disintossicarci" da alcune "illusioni" veicolate da certi media "mainstream" (e non solo mainstream) e al contempo partecipare a un positivo Cambiamento del sistema dei media e dell'informazione in generale, strumenti eccezionali e assolutamente indispensabili per il funzionamento della società contemporanea in cui viviamo.


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Inoltre, dovremmo considerare il denaro come un'eccezzionale mezzo e non solo come un mero fine, non dovremmo più vivere invidiando, non dovremmo più dipendere così tanto dalle tante illusioni e dovremo semplicemente ritornare ad essere noi stessi e a migliorare, nel nostro piccolo e nei nostri limiti, la nostra e altrui situazione.


RIVOLUZIONE CONSAPEVOLE

L'Europa che vogliamo




Di Diego Fusaro

Sogno di un'Europa di popoli liberi e fratelli, in cui ciascuno sia libero di parlare la sua lingua e mantenere la propria identità; in cui l'alterità degli altri popoli sia rispettata e mantenuta come un bene prezioso. 




Sogno di un'Europa in cui l'obiettivo non sia il pareggio di bilancio e la crescita dei profitti, bensì la felicità e il benessere delle comunità. Sogno di un'Europa che sia l'esatto rovesciamento dell'odierno eurolager pudicamente chiamato "Europa".



 I sogni diventano realtà, se lottiamo insieme perché non restino solo sogni. Il futuro è nostro.

Fonte:https://www.facebook.com/diegofusarofilosofo/posts/430245043783410

Rivoluzionare la scuola per cambiare il futuro

Di Tommaso Segantini
Nel suo libro “Not for Profit. Why Democracy Needs the Humanities”, Martha Nussbaum, filosofa americana e insegnante all’università di Chicago, analizza con lucidità l’attuale crisi delle materie umanistiche nelle istituzioni scolastiche, e le conseguenze che essa potrebbe avere sulla società. La tesi principale del libro è che questo declino delle materie umanistiche (taglio alle ore di insegnamento e poca valorizzazione delle materie) impedisce la formazione di uno spirito critico negli studenti, elemento essenziale per la costruzione e il funzionamento di una vera democrazia.

Le materie umanistiche, spiega Nussbaum, vengono sacrificate in nome di materie più “scientifiche” (le scienze, l’economia). Queste materie, seppur utili, non sono in grado di stimolare confronto e riflessione, e si limitano ad inculcare nozioni. Con questo non si vuole sminuire l’importanza delle materie scientifiche. Il punto importante da capire è che queste materie hanno senso e valore soltanto se supportate da una base umanistica, base essenziale per lo sviluppo di un certo grado di criticità. 
Il declino di materie come filosofia, storia dell’arte (che in Italia è stata addirittura abolita) e molte altre non è casuale; rientra perfettamente nelle logiche di un capitalismo pienamente realizzato come quello di oggi. In un mondo che obbedisce alle leggi del mercato, anche la scuola si è dovuta “adattare”: le riforme applicate dai governi alle scuole sono necessarie al Paese per rimanere competitivi e accumulare profitti nel futuro. L’importante, secondo la concezione della scuola di oggi, non è fornire agli studenti gli strumenti necessari per riflettere e per interrogarsi sul mondo, ma è far andare avanti un sistema a un ritmo sempre più sfrenato. Oggi il sistema scolastico è diventato una sorta di fabbrica che sforna giovani ingegneri, economisti, tecnici ecc., pronti a inserirsi nell’ingranaggio infernale del sistema capitalistico odierno.
A pagarne le conseguenze saranno, inevitabilmente, gli studenti. Come spiega molto bene Sir Ken Robinson, educatore e scrittore britannico, le scuole di oggi sono improntate su un modello industriale. La campanella e i rigidi orari, le materie insegnate separatamente, la suddivisione degli studenti per età, sono alcuni degli aspetti che ricordano una fabbrica. I presidi vengono chiamati manager ed esistono debiti e crediti. Le scuole sono basate sulla standardizzazione e sull’omologazione. Le diversità degli studenti e la complessità dello sviluppo umano vengono presi troppo poco in considerazione. A causa di questo, i giovani spesso hanno una bassa autostima, e sono incapaci di trovare ciò che realmente li appassiona.
Il significato etimologico del verbo “educare” è “tirar fuori ciò che sta dentro”. La scuola deve ritornare a creare le condizioni affinché le potenzialità diverse di ogni studente possano manifestarsi pienamente. Gli studenti non sono merci da immettere sul mercato del lavoro, ma esseri umani complessi, con aspirazioni diverse. Rivoluzionare il sistema educativo oggi è il primo passo fondamentale per formare quelli che saranno, si spera, in grado di cambiare il presente e essere protagonisti del futuro. 

Per un cambio di paradigma nell'urbanistica: fare nuovamente della città un posto vivibile!



Creare un approccio diverso alla città, una progettazione alternativa che implichi un cambio di paradigma dei modelli in questo settore. Il fatto stesso di voler sostituire l'individuo al centro della città, dandogli la possibilità di vivere pienamente l'ambiente urbano, è una dichiarazione di guerra ai principi vigenti . L'individuo è condannato nel sistema attuale di isolamento della sua piccola sfera privata. Per far sì che la città diventi di nuovo una parte della vita, è necessario guidare la pianificazione di una ricerca di armonia che comprende le interazioni che si presentano all'interno di essa. Si inizia restituendo allo spazio collettivo la sua dimensione pubblica, vale a dire il suo ruolo come luogo di convivialità e di scambio per l'intera comunità. Un approccio che permette di rinnovare i legami sociali e di solidarietà. Lo spazio non sarebbe più arbitrariamente colpito da speculatori immobiliari o da scelte politiche arbitrarie. Un' urbanistica alternativa sarebbe basata sulla partecipazione attiva dei cittadini alle scelte sulle loro aree di abitazione. Come si è visto, la critica della pianificazione urbana porta ad una critica radicale della società. Solo un grande cambiamento renderà possibile reinventare la città.




Ma da dove cominciare? Negli anni '70, Michel Ragon, architetto libertario, aveva rilanciato l'idea di uno sviluppo dello spazio urbano progettato da coloro che erano destinati a viverci. Storicamente, l'architettura è stata appannaggio del principe. I principi che ci governano non fanno eccezione alla regola e, anche se diciamo di essere in democrazia, il suffragio universale non esiste per l'architettura. Si teme che gli utenti dell'architettura mostrino un gusto peggiore degli specialisti? La cosa sembra difficile quando contempliamo ciò che i nostri architetti ci hanno dato in 25 anni. Sembra impossibile che gli utenti fanno di peggio ... ".

Gli ex luoghi della vita collettiva urbana (strade, piazze, parchi) e nuovi (sportivi o spazi per il tempo libero) devono avere un ruolo unificante e di comunità. Le vecchie forme di socialità sono state abolite dalla modernità, e non possono essere artificialmente resuscitate. Pertanto, non possiamo rivivere le attività tradizionali o le feste popolari senza alcun significato per la maggioranza della popolazione.



Se si desidera consentire una riappropriazione dello spazio pubblico da parte del popolo, è anche necessario rimuovere i grandi progetti urbani ereditati dalle menti militari e totalitarie. Resta inteso che è nel groviglio che la vita è nata. Il caos apparente è lo scooter che permette di vagare ed esplorare atmosfere diverse. L'igienizzante ed eccessiva razionalizzazione degli spazi urbani non sono necessariamente sinonimi di miglioramento della qualità della vita.

Il concetto di ecologia urbana proposto da Michel de Sablet,  illumina bene il tessuto relazionale   per consentire lo sviluppo della vita urbana. Da un'osservazione accurata, porta linee di pensiero e di azioni che possono alimentare le decisioni collettive. E afferma il duplice ruolo dell'ecologia urbana:

- Rendere lo spazio pubblico urbano il luogo essenziale della socialità urbana, compensazione anziché isolamento di ciascuno in una serie di "bolle" o scatole architettoniche previste per specifici utilizzi .

- Ricerca di nuovi tipi di attrezzature e disposizioni in grado di generare comportamenti più vari e suscettibili di soddisfare le aspirazioni urbane del XXI secolo ".



Questo obiettivo sarà raggiunto da un duplice approccio nato da ciò che l'autore chiama lo "studio comportamentale applicata urbano". Si tratta di osservare il comportamento degli utenti in spazi pubblici per un po', e trarre insegnamenti abbastanza empirici per trovare nuove forme di organizzazione che generano la più grande ricchezza di possibili comportamenti. Essa conduce a studiare le tendenze, nuove aspirazioni che portano a pensare ad altri tipi di relazioni, luoghi e le operazioni tra i dispositivi e questo suggerisce la città.

Questa riappropriazione razionale del corso prevede l'inclusione di aspetti artistici e tecnici. "Una città vivibile è una città bellissima." Per lui è necessario integrare la modernità con questo approccio: "Non è ovviamente rimuovendo il computer, la televisione o l'auto per tornare a un periodo d'oro  ... che ha in realtà non è mai esistito. In alcuni casi ci può essere qualche abuso di potere al loro posto (automobile a scapito dei mezzi pubblici, in bicicletta, pedoni, ecc. Centri commerciali in scatole isolate e fuori il centro a scapito di altre forme relazionali più commerciali , ...). " Seguendo questa logica, dice che non si tratta di difendere la piccola impresa contro i terribili centri commerciali, ma per vedere in quali tipi di relazioni con lo spazio urbano o destinazioni commerciali non sono favorevoli alla vita migliore urbano.




Più in generale, dobbiamo permettere la congestione delle città. Questo semplice adattamento di decentramento nostre operazioni. Lo sviluppo delle reti di città di medie dimensioni, l'isolamento delle aree rurali e la creazione di cluster economici basati su micro-imprese sono tracce da seguire.

Si richiede anche che la volontà politica sostituirà la rappresentanza ufficiale di burocrati e tecnocrati. La crisi delle città ha evidenziato la necessità di una "nuova cittadinanza" più amichevole e viva del suo simulacro attuale, una società in frantumi. Questo gruppo di comunità fraterna e appagante è un desiderio largamente sentito. Si tratta di una responsabilità civica diretta e immediata che solo la democrazia diretta a livello locale può portare.

Traduzione di Salvatore Santoru

Fonte:http://rebellion.hautetfort.com/archive/2014/06/24/un-urbanisme-alternatif-rendre-les-villes-de-nouveau-vivable-5397362.html

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