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Sciopero maestre lunedì 8 gennaio: a rischio lezioni per 3,5 mln di alunni dai 3 ai 10 anni

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Gli alunni italiani della materna e primaria, domani, lunedì 8 gennaio, probabilmente non potranno tornare in classe dopo la pausa natalizia. Colpa di uno sciopero indetto dall’Anief, uno dei primi sindacati a sostenere la protesta dei diplomati magistrali. A rischio sono circa 3 milioni e mezzo di piccoli alunni.

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, spiega: “Domani record di adesioni per il primo sciopero dell’anno, che nello specifico riguarda i diplomati delle magistrali. Tra poche ore le famiglie italiane si accorgeranno cosa vuol dire perdere il maestro del proprio figlio, dopo diversi anni, per colpa di una sentenza che non doveva neanche essere pronunciata, vista l’assenza di un conflitto di giudicato per una categoria, composta appunto dai docenti della scuola dell’infanzia e primaria, che è stato volutamente dimenticato dal Governo e dal Parlamento, anche con l’esclusione dal piano straordinario di assunzioni come dal nuovo sistema di formazione e reclutamento”.

Nello specifico la protesa di domani è stata organizzata a seguito della sentenza prenatalizia dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha messo fuori dalle GaE i docenti con diploma magistrale,“condannandoli – secondo l’Anief – alla precarietà”.
Lunedì 8 gennaio, quindi maestre e maestri incroceranno le braccia, molti di loro raggiungeranno il Ministero dell’Istruzione a Roma per partecipare alla manifestazione indetta tra glia ltri dall’Anief tra le ore 9 e le 13. Sono previsti anche sit-in davanti gli Uffici Scolastici Regionali di Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari.
La richiesta del sindacato è quella di confermare nei ruoli dello Stato i 6mila neoassunti con riserva che hanno superato o stanno superando l’anno di prova e assumere i 44mila colleghi inseriti con riserva nelle GaE, i quali da molti anni insegnano ormai nelle nostre scuole.

Lo sciopero dei lavoratori di Amazon a Piacenza, il giorno del Black Friday

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Le sigle sindacali di categorie di CGIL, CISL, UIL e UGL hanno indetto uno sciopero dei dipendenti di Amazon che lavorano nel centro di distribuzione di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Lo sciopero è stato fissato tra venerdì 24 novembre, cioè il giorno in cui ricorre il Black Friday, e sabato 25 novembre.
Il Black Friday è quella giornata alla fine di novembre in cui moltissimi negozi online, compreso Amazon, offrono promozioni e grossi sconti. Il Black Friday arriva dagli Stati Uniti e si “celebra” il giorno dopo la festa del Ringraziamento – quindi quest’anno il 24 novembre – e da alcuni anni raccoglie le adesioni dei siti di e-commerce anche in Italia. Nella giornata del Black Friday dell’anno scorso il sito italiano di Amazon ha ricevuto 1,1 milioni di ordini, il più grosso volume di pacchi da spedire mai raggiunto. I dipendenti del centro di Castel San Giovanni, il primo aperto in Italia, normalmente sono 1.600, ma in questo periodo sono di più a causa del maggior numero di ordini che riceve Amazon con l’avvicinarsi del Natale: tra ottobre e dicembre il numero sale a duemila.
Lo sciopero durerà dalle 6 di venerdì alle 6 di sabato: in questo arco di tempo ci sono tre turni di lavoro, quello dalle 6 alle 14, quello dalle 14:30 alle 22:30 e quello dalle 23 alle 6 del giorno successivo. I lavoratori del centro di Castel San Giovanni che aderiranno allo sciopero chiedono che Amazon Italia aumenti gli stipendi, e che siano introdotti dei premi aziendali per i periodi in cui si lavora di più. I magazzinieri che svolgono i turni nel centro di distribuzione di Castel San Giovanni guadagnano tra i 1.100 e i 1.200 euro netti al mese (1.450 euro lordi) per 14 mensilità. Le ragioni dello sciopero sono espresse nel comunicato diffuso dai sindacati, che trovate qui per esteso. Secondo il comunicato, saranno più di 500 i lavoratori che non lavoreranno il giorno del Black Friday e che si rifiuteranno di fare straordinari fino al 31 dicembre.
«Sul tema dei riconoscimenti economici per i lavoratori dopo un lungo confronto che ha ottenuto il giusto riconoscimento contrattuale per quanto concerne il livello retributivo, non vi è stata alcuna apertura concreta ai fini del miglioramento delle retribuzioni o della contrattazione di un premio aziendale. Si tenga conto che Amazon Italia ha avuto una crescita enorme. I soldi da redistribuire ci sono. Si aggiunga, a supporto delle richieste delle maestranze, che i ritmi lavorativi non conoscono discontinuità, le produttività richieste sono altissime ed il sacrificio ulteriore richiesto (straordinari obbligati, lavoro notturno ormai strutturale su quasi tutto l’anno e nel periodo di picco organizzato su 6 giorni settimanali, lavoro domenicale) non trova incremento retributivo oltre i minimi del contratto collettivo nazionale di lavoro. Anche un premio una tantum per il picco natalizio ha trovato il NO deciso».
L’azienda ha comunque fatto sapere che farà tutto il possibile per rispettare le consegne: ne ha parlato stamattina Sara Caleffi di Amazon durante la trasmissione radiofonica Radio Anch’io di Radio 1.

Il centro di distribuzione di Castel San Giovanni è uno dei tre principali centri di distribuzione di Amazon in Italia. Da alcuni mesi ce ne sono altri due: uno a Vercelli, nel polo logistico di Larizzate, e un altro a Passo Corese, in provincia di Rieti.

Due giorni di sciopero, si bloccano i Tir: presidi all’Esselunga di Biandrate, ad Agognate e al Cim


Di Marcello Giordani

Domani e martedì si blocca il trasporto delle merci, le spedizioni e la logistica del Novarese in seguito ad uno sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil. L’azione di protesta è stata indetta dalle organizzazioni sindacali contro le proposte delle associazioni di categoria del settore e per chiedere un nuovo contratto, scaduto ormai da 22 mesi. 

I problemi in discussione sono diversi: «Le aziende vogliono un contratto collettivo nazionale - dice Attilio Fasulo, segretario Cgil di Novara e Vco - pensando ad un lavoro fatto solo di turni e orari di lavoro massacranti e intendono approfittare del Jobs Act per trasformare ogni passaggio da una società all’altra azienda in una concreta minaccia di licenziamento, con gare d’appalto al massimo ribasso. Inoltre le controparti dei datori di lavoro puntano ad abbassare il valore delle attuali indennità, a partire da quella di trasferta per cui è stato richiesto praticamente il dimezzamento». 

Se passeranno le richieste delle associazioni di categoria che rappresentano le imprese, dicono Cgil, Cisl e Uil, il lavoro nell’intero settore diventerà sempre più precario. In provincia di Novara il comparto del trasporto merci e della logistica impiega oltre seimila addetti. 

Chi protesta  
Il sindacato ha risposto con un’azione dura che prevede, per domani e martedì, 48 ore di presidi. «Dalle 7 in poi - precisa Alberto Bontempi, segretario trasporti Cgil Novara e del Verbano Cusio Ossola e Vercelli - sono previsti sit in davanti l’area logistica di Esselunga a Biandrate, ad Agognate e nel piazzale del Cim: sono state individuate queste zone perché si tratta di luoghi cardine del settore logistico e trasportistico del nostro territorio. Il presidio di Biandrate sarà attivato prevalentemente dal facchinaggio, dalle cooperative e dai camionisti; ad Agognate il sit in si terrà in via Case Sparse, davanti alla filiale della Dhl, ed è destinato prevalentemente ai drivers, i conducenti dipendenti diretti ed in appalto delle varie aziende di trasporto e ai camionisti».  

Al Cim ci sarà una campagna di sensibilizzazione degli operatori del trasporto merci su gomma e dell’intermodalità. Tutti i presidi sono stati programmati per due giorni, dalle 7 alle 24. 
Domani mattina alle 10 una delegazione del Novarese e del Vco sarà a Torino, in piazza Castello, davanti alla Prefettura, per partecipare alla manifestazione regionale. 

Mezzi pubblici in sciopero e Uber offre viaggi gratis

Milano, oggi scioperano i mezzi pubblici. E Uber sfida i tassisti con una corsa gratuita

Di Fabio Poletti

Promozione e provocazione. Cento ne fanno dalle parti di Uber, il servizio di “ride sharing” attivo in mezzo mondo e in Italia, ma specialmente a Milano, al centro di uno scontro con i tassisti con regolare licenza. Siccome oggi è difficile muoversi, visto lo sciopero nazionale dei mezzi pubblici nella fascia oraria 18-22, Uber promette che ai neoclienti con un regolare biglietto del tram o un abbonamento in mano - a Milano, Torino, Roma e Genova - offrirà una prima corsa completamente gratuita all’interno del comune. 

Le modalità e le durate sono diverse da città a città.  
ROMA: l’orario sarà tra le 8:30 e le 12:30. Lo sciopero riguarda anche Roma TPL, quindi saranno condizionate dallo sciopero le linee Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo. 
MILANO: saranno coinvolti i mezzi pubblici cittadini tra le 18 e le 22. 
TORINO: lo sciopero sarà dalle 18 alle 22. Riguarderà autobus, metropolitana e le linee Pont-Rivarolo-Chieri e Torino-Aeroporto-Ceres. 
BOLOGNA: lo sciopero si svolgerò tra le 9:30 e le 13:30 e comprendere anche i collegamenti ferroviari gestiti da Tper. 
NAPOLI: lo sciopero durerà dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e riguarderà gli autobus, la metro linea 1 e le funicolari. 

Un aiuto  
Benedetta Arese Lucini, la general manager italiana della società olandese spiega che l’iniziativa vuole essere un aiuto per chi ha difficoltà a muoversi: «Con lo sciopero dei mezzi, spostarsi in città è quasi impossibile. Noi vogliamo aiutare la gente a muoversi in un momento di grave difficoltà». 
L’iniziativa che rischia di alimentare la guerra con i tassisti piace poco anche al sindacato dei lavoratori dei mezzi pubblici. Giovanni Maggiolo della Cgil picchia dura contro Uber: «Fanno come i fascisti che guidarono i tram durante la guerra, con i tranvieri in sciopero. Una proposta bieca, pur di farsi pubblicità». A Federtaxi Cisal, una delle associazioni di categoria delle auto bianche, sono preoccupati anche per gli scontri pure fisici già avvenuti in passato tra i tassisti e gli autisti di Uber: «La nostra è una categoria di onesti lavoratori che si spacca la schiena ogni giorno per offrire il meglio all’utenza. Non possiamo subire oltre. Siamo pronti a far partire le denunce ma i tassisti non accettino provocazioni». Però l’iniziativa di Uber sembra già pagare, polemiche e scontri verbali o meno a parte. 
I risultati dell’offerta scontata effettuata a Genova lo scorso 10 marzo - quando c’era un altro sciopero dei mezzi pubblici - sono stati più che entusiasmanti per la società di ride sharing: oltre il 200 per cento di iscritti in più, oltre il 57% di corse in più rispetto allo stesso giorno della settimana precedente. Molto meglio di qualsiasi campagna pubblicitaria o di iniziativa promozionale. 

Le promozioni  
Il servizio Uber attivo a New York da anni, contestato in Germania e in altri Paesi, al centro di battaglie giudiziarie che vedono da una parte i fautori del libero mercato e dall’altra quelli che pensano che il servizio vada comunque regolamentato, in attesa di una legge che ancora manca in Italia, ha già lanciato promozioni particolarmente vantaggiose. Oltre allo sconto a Genova, altre corse a tariffa ridotta vennero offerte ai milanesi durante la Settimana della moda. Quando i mezzi pubblici - specie nell’ora di punta - traboccano di passeggeri e si fa particolarmente fatica a trovare un taxi. Questa volta la prima corsa sarà completamente gratuita. Gli autisti della auto a noleggio con conducente saranno invece rimborsati della corsa direttamente attraverso la app che regola il servizio. 
L’iniziativa difficilmente potrà alleggerire le tensioni coi tassisti intervenuti più volte specialmente contro gli autisti di Uber pop, applicazione low cost della società che nel caso arruola semplici automobilisti in prestito a Uber e pagati con una percentuale per ogni singola corsa.  
Tanto che Riccardo De Corato capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Marino ed ex vicesindaco di Milano sospetta che dietro all’iniziativa di Uber ci sia anche altro: «Si vede che devono farsi perdonare la cattiva pubblicità fatta al loro servizio da qualche autista...». Il tentativo di regolamentare il servizio resta in alto mare. Regione Lombardia sta studiando la normativa. La competenza dovrebbe essere del governo. I tassisti vorrebbero imporre che le auto a noleggio con conducente partissero da una autorimessa e non caricassero passeggeri per strada come fanno loro.  


Grecia, in 30mila hanno manifestato contro le politiche della troika


Di Salvatore Santoru


Il 27 novembre, i cittadini greci sono tornati in piazza per manifestare il loro dissenso verso le politiche di austerity imposte per volere della troika.
Stando alla polizia, come riportato da Euronews, i manifestanti sarebbero stati circa 30mila durante le 24 ore di sciopero indette dai sindacati ad Atene.

Di seguito il video della protesta, girato da Russia Today.

Il “giorno dopo” i tumulti e le proteste “tira un’aria strana”




http://systemfailureb.altervista.org/il-giorno-dopo-i-tumulti-e-le-proteste-tira-unaria-strana/

Giovani che mostrano chiaramente la loro rabbia e la loro indignazione in Italia come in tutta Europa, forze dell’ordine che dovrebbero essere insieme a loro per gli stipendi “irrisori” con cui sono pagati.

Rabbia e indignazione, scontento e malcontento diffuso, sentimenti di frustrazione e sconforto: tutto questo e molto altro si riversa nelle piazze, nelle strade e nelle città.

Una lotta e una protesta che sembra “persa in partenza” contro i “poteri troppo forti” delle banche, dei mercati, della finanza, delle lobbies, degli stati “complici” con le manovre di austerità e rigore.

Una manifestazione di dissidenti, precari, disoccupati, scoraggiati e tanti altri che vogliono nient’altro che un futuro, una speranza, una “strada da percorrere”, un “posto nel mondo” etc.

Molotov, scontri “corpo a corpo”, “libri giganti” usati come scudi per contenere le cariche delle forze dell’ordine, lacrimogeni, sanpietrini e oggetti vari lanciati per offendere, fuoco e cassonetti incendiati, sangue sui volti, persone a terra in manette: questo il tentativo di descrivere lo spettacolo orrendo a cui tutti abbiamo assistito tramite la tv e internet…uno spettacolo inevitabile, uno spettacolo inesorabile e forse “necessario” per i motivi che lo hanno scatenato.

Il giorno dopo i tumulti e le proteste “tira un’aria strana”: tanti di noi vedendo le scene suddette alla tv si sentono in un certo senso “partecipi” di una “lotta e di una resitenza” che si fa sempre più “consistente” anche se con metodi “poco ortodossi” e certamente “condannabili”. Una lotta e una resistenza non condivisibile nei metodi ma che ha dei motivi alla base che l’hanno provocata che sono condivisibili invece da tantissime persone. Senza le misure di austerità e rigore, senza la crisi economica provocata dall’eccessiva finanziarizzazione dell’economia mondiale, senza un sistema economico globalizzato che genera tantissime diseguaglianze, senza un sistema economico neoliberista che forse va modificato o cambiato del tutto, forse senza tutto ciò e tanto altro non si arriverebbe alle scene suddette, agli scontri, alla rabbia e all’indignazione che portano alla protesta “cieca e violenta”. Quello che viene spesso contestata è la violenza degli scontri mentre non si contesta mai la “violenza” di un mondo forse “ingiusto “per tante persone che sono costrette “a vivere di stenti”.

Ue: la direttiva antiscioperi non passa


Dai parlamenti nazionali, agli Stati e ai governi Ue, fino a Strasburgo la legge per limitare i diritti dei lavoratori non trova ascolto

Di Andrea Perrone
Rinascita

Gli Stati membri dell’Unione europea e l’Europarlamento rifiutano la direttiva per limitare il diritto di sciopero dei lavoratori. A proporla è stata la Commissione Ue guarda caso rifacendosi ad un regolamento presentato dal professor Mario Monti, che non manca di imperversare – come è noto – anche a livello europeo.

Il testo per riscrivere le regole sul diritto di sciopero allo scopo di limitarne l’utilizzo da parte dei lavoratori europei non supera il banco di prova dell’Assemblea di Strasburgo. Il regolamento antisciopero di Monti, presentato nel 2010, è stato ritirato dall’esecutivo comunitario, perché nessun Paese dell’Unione si è sentito di accettarlo.

Nessuno dei media embedded ha avuto il coraggio di parlarne. Monti è “troppo importante” – è considerato infatti un “salvatore della patria” – per denunciare una legge contro i lavoratori come quella ispirata proprio dal professore della Bocconi, che rivela i suoi intenti iperliberisti assolutamente contrari agli interessi dei lavoratori. Un dannoso regolamento che fortunatamente è finito come la direttiva Bolkestein, improntata anch’essa a distruggere diritti e Stato sociale.

La Commissione Ue è stata costretta a ritirarlo a causa delle critiche mosse dai Parlamenti nazionali, che sostenevano costituisse una palese violazione alle norme in materia di sussidiarietà. I Parlamenti di 12 Stati membri Ue hanno rifiutato la proceduta invitando la Commissione europea a modificare o ad abolire la proposta iperliberista, definita regolamento Monti II, dal nome dell’attuale presidente del Consiglio italiano noto tecnocrate legato a doppio filo con le banche di affari (Goldman Sachs) e i circoli dell’Alta Finanza  (Bilderberg Group e Trilateral Commission).

Il testo della legge, varato dalla Commissione europea sulla base del documento Monti, è stata intitolata “Consigli di regolamentazione dell’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel contesto della libertà d’impresa e della garanzia dei servizi”. Già dal titolo si comprende la filosofia sottesa al documento, in pratica i diritti dei lavoratori vanno armonizzati con quelli economici dell’impresa.

Ma visto che non può esistere uno sciopero che non leda gli interessi dell’impresa contro cui è rivolto, è evidente che si vuole impedire ad ogni costo la difesa dei diritti dei lavoratori. In ogni caso la direttiva richiederebbe all’esecutivo comunitario di rielaborare la proposta per tener conto delle preoccupazioni dei Parlamenti nazionali.

Dal canto suo il commissario europeo all’Occupazione, gli Affari sociali e l’Integrazione Laszlo Andor ha ammesso la sconfitta subita davanti ai deputati del Parlamento europeo, ma soltanto quando è risultato chiaro che la proposta non sarebbe riuscita a ottenere il sostegno unanime dei ministri degli Stati e dei governi dell’Unione europea. Nel frattempo sono state inviate una serie di missive ai ministri dei parlamenti e dei governi nazionali, affinché venga ritirato formalmente il progetto entro pochi giorni.

Dura anche la reazione della Confederazione europea dei sindacati che ha attaccato duramente il documento, sostenendo che servirà a limitare il diritto di sciopero e allo stesso tempo di fare in modo che lo sciopero finisca nelle mani dei giudici della Corte di giustizia europea.

Nel frattempo, il socialista francese Pervenche Beres, presidente del Comitato per l’occupazione dell’Europarlamento, ha invitato la Commissione europea a ripresentare la legge, esprimendo però il suo desiderio che venga trovata “una soluzione soddisfacente con il pieno riconoscimento del diritto fondamentale di sciopero”. Un’idea, quella espressa dell’eurocrate francese, quanto mai sorprendente visto che la legge proposta dai suoi omologhi di Bruxelles è in pieno contrasto con il diritto di sciopero.

Da parte loro i Parlamenti di Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito, si sono tutti espressi contro la direttiva proposta dall’esecutivo comunitario. E così la proposta dei tecnocrati di Bruxelles è finita in soffitta. Si spera per sempre, ma è lecito dubitarne.

Fonte: Rinascita 

http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/09/ue-la-direttiva-antiscioperi-non-passa.html