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Malawi, allarme vampiri: Onu richiama staff

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Ronde notturne di vigilanti armati di paletti e cinque persone uccise perché sorprese a bere sangue umano. Sembra un racconto fantasy ma è realtà, stando almeno a quanto riferito da testimoni e polizia. E’ allarme vampiri in Malawi, dove il presidente, Peter Mutharika, si è visto costretto a imporre il coprifuoco nei villaggi del Sud del Paese. Persino l’Onu ha ordinato il richiamo di alcuni suoi funzionari dislocati nelle aree meridionali.
Nelle campagne del Malawi, uno degli stati più poveri al mondo, ancora oggi sopravvivono antiche superstizioni e leggende di stregoneria. Secondo quanto riferito dalla polizia, l’allarme riguarda i distretti di Mulanje e Phalombe: gli abitanti dei villaggi si sono spaventati al punto da organizzare spedizioni notturne a caccia di vampiri. In una delle ronde, i giustizieri della notte avrebbero sorpreso cinque persone intente a bere sangue umano e le hanno uccise.
Non è la prima volta che accade: già nel 2002, riporta il Guardian, si erano verificati episodi simili. Un giornalista radiofonico fu arrestato per aver intervistato una presunta vittima di morso da vampiro. Ci volle la sentenza di un giudice per annullare l’arresto, ma le superstizioni sono ancora dure a morire. C’è chi accusa il Governo di collusione con il fenomeno per poter raccogliere sangue da distribuire alle agenzie di aiuti internazionali.
Anche Amnesty International ha più volte denunciato una simile vicenda, la strage di albini: in alcuni casi vengono uccisi e fatti a pezzi e le parti del loro corpo vengono poi usate per rituali magici.
Florence Rolle, coordinatrice locale delle Nazioni Unite, ha riferito che parte dello staff Onu è stato delocalizzato mentre la restante parte rimane nelle zone in questione, a seconda dell’esatta ubicazione lavorativa. Non è stato specificato quante persone sono state richiamate. Sempre l’Undss ha riferito, senza fare nomi, che anche altre Ong avrebbero richiamato il loro personale.

VAMPIRI, alla base del mito forse la porfiria

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Di Salvatore Santoru

Secondo una recente ricerca scientifica(1), vi sarebbe una rara malattia del sangue dietro la nascita del mito dei vampiri.
Tale malattia sarebbe la porfiria eritropoietica, una malattia che colpisce sopratutto i bambini e rende la pelle molto sensibile alla luce.

Tra i sintomi di questa malattia, come riportato da un articolo di "Fan Page", vi sono l'anemia cronica, la stanchezza e l'aspetto pallido e tutti tali aspetti rimandano all'immagine folkloristica del vampiro.

NOTA:

(1)http://scienze.fanpage.it/porfiria-e-vampiri-cos-e-la-malattia-del-sangue-che-spiega-la-nascita-del-mito/

La teoria dell'origine sciamanica del vampiro


Di Massimo Introvigne

Che il vampiro trovi le sue origini nell'area sciamanica è stato sostenuto in anni recenti da specialisti ungheresi come Éva Pócs e Gábor Klaniczay, e - con ampia argomentazione - dall'italiana Carla Corradi Musi, docente di filologia urofinnica presso l'Università di Bologna. Secondo questi autori la credenza nel vampiro - ed in personaggi affini ma diversi, fra cui il licantropo - nasce in un ambiente religioso preciso. L'ambiente è quello dello sciamanismo, in un'area geografica molto vasta che va dal mondo celtico alla Siberia, e dagli indiani dell'America del Nord alla Germania precristiana, alla Scandinavia, ed all'Europa Orientale. Nell'area sciamanica il collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti "non ammetteva soluzioni di continuità, secondo convenzioni del tutto mancanti nelle credenze 'religiose'occidentali". L'aldilà era un mondo parallelo e rovesciato rispetto a quello dei viventi, opposto ma complementare, spesso posto oltre un fiume che poteva essere oltrepassato soltanto al termine di un percorso iniziatico. Giacchè questo percorso non era facile, si comprende la tentazione, per il morto, di rinunciarvi cercando invece di ritornare verso il mondo dei viventi. A queste credenze si collegava per esempio - in area sciamanica -  l'abitudine degli Ugri dell'Ob di seppellire i defunti lontano dai villaggi. Cospargendo anche la via del ritorno dal funerale al villaggio di oggetti appuntiti che scoraggiassero il defunto dal tentare di ritornare al suo paese. Era particolarmente facile che il defunto si rifiutasse di compiere il viaggio iniziatico verso l'aldilà - dove avrebbe, nella maggioranza dei casi, atteso una nuova reincarnazione - se il suo corpo non si era decomposto. Da qui tutta una serie di rituali per favorire una rapida putrefazione del cadavere, compresa la sua riesumazione dopo un certo numero di anni - per esempio presso diverse tribù di indiani nord-americani - per assicurarsi che la decomposizione fosse avvenuta. Diversamente, si provvedeva a complessi rituali di distruzione della salma. Se, nonostante tutte le precauzioni, il morto non si convinceva ad intraprendere il difficile cammino verso l'aldilà, poteva trasformarsi in un elemento di turbativa dell'ordine cosmico. Rischiava di attaccare i viventi cercando di succhiare il loro sangue, che anche nel mondo sciamanico era collegato alla vita. "Il vampiro (...) nell'area sciamanica (...) nella sua ancora più singolare realtà di 'non-morto' e di 'non-vivo' era già di per sè una figura trasgressiva, in quanto espressione di una condizione assolutamente innaturale (...). Nella visione sciamanica il vampiro, non potendosi (...) reincarnare, ostacolava il collegamento tra il mondo ultraterreno e quello umano". Secondo Carla Corradi Musi il vampiro non va confuso con lo sciamano, che pure rappresentava anche lui un'eccezione ai normali rapporti fra i vivi ed i morti. Lo sciamano, proprio in quanto figura eccezionale, capace di viaggiare nel mondo delle divinità ed in quello dei morti, celebra e garantisce il mantenimento dello status quo, vera personificazione dell'eccezione il cui scopo è confermare la regola. Non a caso, nel mondo sciamanico, lo sciamano "favoriva la fertilità (nell'estasi era in collegamento con l'albero, proiezione di quello archetipo della vita che si rinnovava attraverso la morte)", mentre "l'infecondo vampiro provocava la sterilità. E' significativo che per allontanare il vampiro si spruzzasse dell'acqua, in relazione costante con la vegetazione e con la fecondità, sorgente di ogni fonte di vita". Il vampiro era, da questo punto di vista, un anti-sciamano, o il contraltare dello sciamano. Peraltro, come rileva Éva Pócs, nel mondo sciamnico la distinzione fra bene e male non è così chiara come nell'area greco-romana e nel successivo cristianesimo o, più esattamente, il male è accolto come in qualche modo necessario all'ordine cosmico. Così lo sciamano è una figura-limite, che può correre diversi pericoli e trasformarsi in qualche cosa di diverso da un operatore positivo del sacro. Questo vale in special modo per gli sciamani che entrano in contatto con lo spirito - individuale o di gruppo - di un animale. La Pócs ha studiato soprattutto il táltos, una figura di sciamano o, più propriamente, di stregone che era "chiamato" da uno spirito animale che gli conferiva i suoi poteri. A questo incontro il táltos era predestinato fin dalla nascita da segni come i denti già presenti nel neonato, la "coda" o la "camicia" (tutti elementi che si ritrovano anche nel folklore ugrofinnico a proposito delle persone destinate a diventare vampiri). Dopo la morte il táltos correva il rischio di rimanere in qualche modo "intrappolato" nell'anima animale che lo aveva chiamato e di trasformarsi in una sorta di lupo mannaro od anche di vampiro. Tutto dipendeva, peraltro, da quale spirito animale avesse chiamato all'origine il táltos. Se si era trattato di un cavallo, per esempio, i pericoli erano minori e, dopo morto, il táltos si limitava ad apparire sotto le finestre della sua famiglia in forma di cavallino giallo, nitrendo e chiedendo un'offerta che finiva per esorcizzarlo.
Lo sciamano, in sostanza, viveva un'esistenza necessaria alla società ma pericolosa, e rischiava dopo la morte di trasformarsi in licantropo od in vampiro. E' interessante notare che Anne Rice - la scrittrice americana che ha creato uno dei cicli contemporanei di maggiore successo di romanzi sui vampiri -, dopo avere incontrato il termine táltos negli scritti di Carlo Ginzburg (che paragona questo personaggio ungherese ad analoghe figure di altre regioni europee), ha rappresentato il taltos (parola che scrive senza accento) non come persone umane dotate di speciali poteri, ma come esponenti di una razza pre-adamitica, simile agli uomini ma più grande e potente. I suoi ultimi rappresentati sono legati all'umanità da un complesso rapporto, i cui poli sono il malvagio Lasher (un taltos ucciso in Scozia all'epoca della Riforma che, sotto forma di spirito, cerca di ritornare nel mondo attraverso le sue relazioni con una dinastia di streghe, la famiglia Mayfair, ed infine vi riesce dopo tre secoli di sforzi) ed il benevolo Ashlar, un personaggio tuttora vivente che opera per il bene dell'umanità e che i primi cristiani celtici già consideravano un santo. I taltos di Anne Rice, accopiandosi fra loro, producono figli già adulti ed autosufficienti (da cui il pericolo che l'incontro fra un maschio ed una femmina taltos sugli esseri umani). Un taltos può anche generare un figlio - più spesso una figlia - con una donna umana con particolari caratteristiche (una strega), ma l'operazione p difficile ed è molto probabile che la strega muoia nel parto da cui nascerà un nuovo taltos. Questa mitologia ispira il "ciclo delle streghe" di Anne Rice, che alcuni critici considerano il suo capolavoro letterario. Anne Rice ammette peraltro che i suoi taltos non derivano soltanto dagli stregoni magiari che ha scoperto attraverso Ginzburg, ma includono anche elementi del folklore celtico e scozzese, e del ciclo arturiano, che hanno poco a che fare con i táltos ungheresi. Resta comunque interessante che una scrittice conosciuta principalmente per le sue storie di vampiri sia interessata ai táltos e abbia fatto rivivere, sia pure alterandolo considerevolmente, il loro mito. D'altro canto i sostenitori della teoria dell'origine sciamanica del mito del vampiro insistono a loro volta sul collegamento - in qualche modo intuito da Anne Rice con la sua trasformazione del táltos - fra miti sciamanici e celtici. I secondi deriverebbero dai primi, e sarebbero responsabili della nascita di tipi vampirici in Scozia ed in Irlanda (dove il vampiro più importante è chiamato dearg-dul).
La teoria dell'origine sciamanica riposa naturalmente a sua volta su una forma di "filosofia del vampiro". Questa filosofia lega l'emergere del relativo mito alla rottura dell'ordine cosmico fra i vivi ed i morti, così importante per lo sciamanismo, ed insieme alla previsione di una possibilità o perfino di una probabilità di questa rottura. Le opere degli autori che abbiamo citato mostrano in effetti singolari concordanze a proposito del ritorno di morti assetati di sangue in numerose regioni dell'area sciamanica. Alcuni quesiti rimangono tuttavia aperti. Non è sempre chiaro a quale data vadano fatti risalire i primi resoconti di casi di vampirismo, che sono stati trascritti raramente nel Medioevo e più spesso da folkloristi moderni. Queste difficoltà di datazione rendono difficile ai sostenitori della teoria dell'origine sciamanica spiegare in modo preciso come il mito - che dovrebbe avere origini siberiane e ugrofinniche - abbia potuto diffondersi, fino ad emergere con i connotati moderni che conosciamo in area balcanica e slava nei primi secoli dell'era moderna.
Tratto da Massimo Introvigne La stirpe di Dracula - Mondadori

Banche e vampiri


Sorpresa allo sportello: se vuoi prelevare più di 2.500 euro devi prenotare. Gli istituti bancari decidono in autonomia le regole interne per il ritiro di contanti

Di Mario De Scalzi
 Filiale qualunque, di una banca qualunque, tra qualche giorno. Un cliente qualunque arriva allo sportello, accartoccia il numeretto di prenotazione della fila (quello che si usa anche alle Poste e, ormai, dal salumiere e al supermercato) e si rivolge educatamente al cassiere di turno (uno solo perché tutto il resto del personale è impegnato a promuovere investimenti che il piu’ delle volte si riveleranno dei bidoni): "Buongiorno - dice il cliente qualunque - vorrei prelevare dal mio conto 3000 euro".
“Buongiorno a Lei – risponde il cassiere. - Non può”.
"Perché? Guardi che il mio conto è ampiamente coperto! E poi sono anni che ai primi di ogni mese vengo in banca per fare un prelievo di questa entità".
"Appunto. Da oggi non si può più. Mi deve avvisare con una telefonata almeno due giorni prima. Prelievi così importanti non sono più consentiti".
"Eppure – osserva pensieroso il cliente - non ho letto nulla sui giornali. Certo che questa stretta di governo e Guardia di Finanza sui movimenti di contanti sta diventando ossessiva. So benissimo che non posso fare pagamenti cash oltre i mille euro. Ma, pur rispettando la regola, la mia colf vuole contanti, i miei figli vogliono contanti, mia moglie vuole contanti per spese sia di casa che voluttuarie".
"No, no – dice impacciato il cassiere-. "La GdF o il governo non c’entrano nulla. E’ una disposizione interna". "Interna?" "Sì da oggi gli sportelli delle banche, di tutte le banche, possono consegnare importi superiori a 2.500 euro solo a chi li ha prenotati". "Mi scusi, mi faccia capire – replica il cliente colpito da tanto ardire- Io ho un conto qui da vent’anni. Circa 30 mila euro. Sono soldi miei, guadagnati onestamente ed accreditati tramite banca. Non c’è nessun rosso (e, se è per questo, niente nemmeno in nero ). E lei non mi vuole dare i miei soldi? E perché?"
Il cassiere – sempre più impacciato: - Sa, sostiene la direzione generale – tutte le direzioni generali - che il vecchio sistema di prelievo per assecondare le richieste più disparate, ci costringeva a tenere a disposizione una gran massa di denaro liquido. Cosa che ci costava troppo". "Ah sì? Perché il mio conto qui me lo gestite gratuitamente? Gli assegni me li regalate? I bonifici che ormai sono costretto a fare per ogni pagamento o il mutuo, sono gratis? Se muovo qualche azione o obbligazione voi non ci prendete nemmeno una lira, pardon un euro? E i costi del Bancomat, delle carte di credito, le domiciliazioni bancarie, gli estratti conto (che arrivano sempre due mesi dopo l’emissione…) è tutta roba che mi regalate?" "Non no, ha ragione, ma anche noi abbiamo le nostre spese…"
Al che il nostro cliente qualunque sbotta: "Ogni volta che vengo in filiale mi fate la posta per vendermi qualche fondo, qualche azione, bot o obbligazioni! Vi ho chiarito mille volte che non mi interessano, ma voi, testardi, ogni volta insistete. Quando poi non riuscite a piazzarli chiedete aiuto allo stato, all’Europa, a Bankitalia e sa il cielo a chi altro ancora. Qualcuno che vi dà retta lo trovate sempre. E vi arrivano miliardi sonanti (la Bce ve li avrà dati almeno due o tre volte!) con l’intesa che voi li rimettiate in circolo per finanziare la ripresa!! Invece ve li tenete in cassa e alzate i costi dei mutui alle stelle. Ora non volete ridarmi nemmeno i miei soldi: Ma siete banche o usurai?"
Il cassiere, gli occhi sbarrati, suda freddo e allarga sconsolato le braccia: Mi spiace, sono solo il cassiere. Appunto, e io sono solo il cliente – dice il nostro cliente qualunque che gira i tacchi e se ne va-. In fila dietro di lui una decina di altri clienti qualunque. Per il cassiere si prospetta una giornata infernale. NB: questa surreale scenetta avrà luogo tra qualche giorno in tutte le filiali di tutte le banche italiane. L’obbligo di prenotare il prelievo di contanti per importi superiori a 2500 euro è reale. Ed ogni riferimento a fatti e Enti, non è puramente casuale.

Fonte:http://www.tgcom24.mediaset.it/rubriche/articoli/1063423/banche-e-vampiri.shtml

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