Il diritto della castità volontaria nelle relazioni in un mondo fondato sulla sessualità obbligatoria, il parere controcorrente dello psicanalista Claudio Risé


Di Claudio Risé
Ciao Claudio, quando con le ragazze si ha fretta e la relazione si allarga  anche al sessose poi il rapporto termina (per incompatibilità, visione di vita o altro), tutto finisce malissimo. Amicizia compresa. Dopo: amarezza, desolazione, frustrazione, accuse di uso reciproco. Rabbia.
Ciò si  eviterebbe   aspettando e conoscendosi meglio, svelandosi una po’ alla volta,  vedendo cosa sarebbe bene per sé e per l’altroFermandosi, se necessario. Farebbe bene a tutti. Invece, quanto poco Amore di solito! Ho visto che i rapporti sessuali dopo poco legano, e se qualcosa nella relazione non funziona, lo strappo poi è molto più doloroso.
Una relazione più casta sarebbe meglio. Sembra fuori dal tempo, ma è così e la desidero. Alessandro.
 
Ciao Alessandro, se un comportamento diventa “obbligatorio”, come oggi il sesso, si ammala. Il racconto tuo, e di altri, pone un tema attualissimo, ma tabù per il mainstream: la castità come scelta di libertà, nella vita e nelle relazioni.
La sessualità “obbligatoria” nel rapporto sentimentale  genera ansie spesso distruttive. Il senso di “legame”, associato e conseguente al rapporto sessuale, suscita sensi di colpa e responsabilità non proporzionate  allo sviluppo affettivo ( e spesso sessuale) dei partner, e spinge alla fine della relazione. Ma ora sentiamo gli altri, e anche te, ciao Claudio.

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