Circa mezzo secolo fa, nel 1972, il meteorologo e matematico Edward Lorenz formulò una domanda che divenne l'emblema della "teoria del caos": può il battito d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas? In altre parole, piccoli cambiamenti iniziali possono produrre conseguenze imprevedibili su sistemi molto più grandi e complessi?
In un mondo interconnesso, decisioni politiche prese da poche persone - spesso facenti parte di ristretti centri di potere, tutt'altro che democratici (nel senso etimologico del termine) - generano effetti a catena che stravolgono economie, mercati energetici e società su tutto il pianeta. La globalizzazione ha reso il contesto internazionale strettamente interconnesso. L'economia si basa sulle rotte commerciali, i mercati finanziari, le catene di approvvigionamento e soprattutto i flussi energetici. Tutti parti di un unico sistema. È sufficiente che un evento (voluto o casuale) colpisca uno dei punti nevralgici di questa rete per generare conseguenze in tutto il sistema. Un esempio è il trasporto via mare. In un mondo globalizzato, la maggior parte delle merci e delle materie prime viaggiano dia mare. Anni fa una grossa nave porta container si intraversò nel canale di Suez bloccandolo e mettendo in crisi per settimane gli scambi internazionali. Le conseguenze economiche furono enormi.
Nelle scorse settimane, le tensioni politiche o militari che da anni interessano il Medio Oriente, regione da cui proviene una quota significativa del petrolio e del gas consumati nel mondo, hanno prodotto qualcosa di analogo. La decisione arbitraria e unilaterale di due personaggi politici di attaccare uno Stato sovrano (senza nessuna reale motivazione e senza l'avallo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite) ha generato la sua reazione. La conseguenza è stata il blocco degli scambi commerciali che passano per lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo dal quale transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Il primo effetto è stata l'impennata del prezzo dell’energia. Nonostante le promesse di liberare i paesi dalla dipendenza dai combustibili fossili, questi sono ancora fondamentali. I grandi produttori di petrolio e i mercati finanziari hanno colto al balzo la possibilità di specularci. Alcuni Stati arabi hanno bloccato le forniture. Questo ha causato, quasi istantaneamente, un aumento del prezzo del petrolio. Paesi che sembrano non aver imparato nulla dal passato. Si tratta di fenomeni ben noti. Un'impennata non del tutto giustificata visto che le riserve dei singoli Stati dovrebbero consentire di rispondere a questi eventi. Nel 1979, dopo la Rivoluzione iraniana e la successiva crisi energetica, il prezzo del petrolio quadruplicò in pochi mesi, provocando inflazione, recessione e una lunga fase di instabilità economica in molti paesi industrializzati. Ora invece, la speculazione finanziaria ha prodotto un nuovo aumento del prezzo di tutti i combustibili fossili.
Il sistema economico è da sempre sensibile a queste dinamiche. Energia e trasporti sono la base di quasi tutte le attività produttive: quando il costo dell’energia aumenta, l’intera economia ne risente. L'aumento dei prezzi energetici ha conseguenze immediat: le industrie devono sostenere costi di produzione più elevati, il trasporto delle merci è più caro e la logistica internazionale rallenta (le gigantesche navi porta container devono seguire tratte lunghissime ma più sicure). Ovviamente questo ha conseguenze rilevanti sui prezzi finali di beni e servizi. Il risultato è un aumento generalizzato del costo della vita. Anche in questo caso si tratta di fenomeni ben noti agli economisti: quando i prezzi del petrolio e del gas salgono, l'inflazione tende a crescere. Questo causa un aumento del costo del denaro e del debito degli Stati più scoperti. Le conseguenze arrivano fino alla vita quotidiana delle persone. L'aumento dei costi energetici fa crescere il prezzo dei fertilizzanti, dei trasporti e della produzione agricola. Di conseguenza aumentano anche i prezzi dei generi alimentari e dei beni primari. Nei supermercati pane, pasta, carburante, tutto diventa immediatamente più caro.
Una reazione assolutamente prevedibile ad un attacco ingiustificato ed arbitrario ha creato una crisi geopolitica. Ma gli effetti economici non colpiscono tutti allo stesso modo. Come spesso accade in questi casi, sono i gruppi più vulnerabili i più colpiti: le famiglie con redditi bassi, i lavoratori precari, i pensionati e i piccoli imprenditori. Per loro, l'aumento delle bollette o ni essenziali non rappresenta semplicemente una difficoltà economica: rischia di mandare in crisi l'equilibrio familiare e, a volte, la stessa sopravvivenza. Le conseguenze sociali sono rilevanti: nel mondo, come in Italia, il numero di persone in condizioni di povertà multifunzionale MPI (come definito dall'UNDP) continua ad aumentare. Il rischio, per i governi, è dovere prevedere maggiori aiuti per le fasce più deboli della popolazione. Per farlo, non c'è altro modo che aumentare le tasse. Ovvero costringere quelli (sempre meno) che ancora possono farlo a pagarne sempre di più. Oppure indebitare i cittadini mettendo sul mercato nuovi titoli di Stato (rendendo così la gestione della cosa pubblica sempre più schiava della finanza speculativa). Alla fine le conseguenze non sono soltanto economiche: l’aumento dell’inflazione e la riduzione del potere d’acquisto può generare tensioni sociali, proteste e instabilità politica.
Tutto questo perchè? Per una decisione azzardata presa da una paio di personaggi pubblici al capo opposto del pianeta, i quali hanno deciso senza alcun rispetto non solo della sovranità nazionale degli altri Stati, ma anche delle regole di diritto internazionale che per decenni hanno consentito la convivenza quasi pacifica (in realtà, le guerre e le pressioni su altri Stati non sono mai mancate).
Il sistema geopolitico internazionale appare oggi incredibilmente fragile e interconnesso. Le economie dipendono da catene di approvvigionamento lunghe e complesse e da equilibri geopolitici instabili e imprevedibili. E la politica è controllata da pressioni e speculazioni economiche che spesso generano tensioni geopolitiche (a trarre beneficio di tutto questo sono stati un ristretto gruppo di persone e imprese che hanno beneficiato dell'aumento del prezzo del petrolio).
La globalizzazione ha reso il mondo vulnerabile ed è rischioso permettere ad un ristretto gruppo di persone di prendere decisioni militari o politiche che possono produrre effetti globali difficili da prevedere.
Proprio come nella teoria dell'effetto farfalla. Solo che, questa volta, le tempeste che si formano colpiscono i mercati, le economie nazionali e centinaia di milioni di cittadini.
*Scrittore, giornalista e Chair MSNA e MS del Kiwanis. I suoi articoli sono stati pubblicati su numerosi giornali: Notizie Geopolitiche, Lo Spessore, In Terris, Scenari Economici, La Voce di New York, Giornale l’Ora e molti altri.
È anche autore di diversi libri tra i quali: “Guerra all’acqua”, “Castelli di Carta“ e altri.
