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Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza

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Bahrain, tolleranza zero per il dissenso: morte o tortura per chi scrive o scende in piazza
Di Riccardo Noury
Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International sul Bahrain, dal giugno 2016 al giugno 2017 almeno 169 persone che avevano criticato il governo o parenti di queste ultime sono stati arrestati, torturati, minacciati o colpiti dal divieto di espatrio. La polizia ha ucciso sei manifestanti, tra cui un minorenne.


Alcuni casi sono noti a chi segue questo blog: come quello di Nabil Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain, che sta scontando una condanna a due anni per aver rilasciato interviste e rischia altri 15 anni di carcere semplicemente per aver pubblicato dei tweet; o quello di Ebtisam al-Saegh, che il 26 maggio è stata bendata, sottoposta ad aggressione sessuale, presa a bastonate e costretta a stare in piedi per gran parte delle sette ore d’interrogatorio da parte di funzionari dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.
Quella che una volta era una vivacissima società civile è oggi ridotta a poche voci coraggiose. La maggior parte di coloro che criticavano in modo pacifico il governo, tanto difensori dei diritti umani quanto attivisti politici, ora percepisce che il rischio da correre per esprimere un’opinione si è fatto troppo alto.
Nei 12 mesi presi in considerazione da Amnesty international, il governo ha anche intrapreso azioni per smantellare l’opposizione politica. Sulla base di accuse infondate sono stati sciolti al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, e Waad, un partito d’opposizione di ispirazione laica.

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Bahrein

Diritti umani

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