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Huawei, il colosso cinese da 100 miliardi

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Di Luca Romano
Dopo l'arresto in Canada di Meng Wanzhou, capo finanziario di Huawei nonché figlia del fondatore, Ren Zhengfei facciamo il punto sul colosso cinese.
Huawei è il colosso cinese delle tlc che ha superato Apple nella vendita degli smartphone e che Washington considera una minaccia per la sicurezza Usa. Il gruppo opera in 170 Paesi, ha 170.000 addetti e un fatturato che la Cnn ha stimato nel 2018 in 100 miliardi di dollari. Il sorpasso di Apple è avvenuto questa estate quando, per la prima volta in sette anni, Samsung e Apple hanno smesso di occupare i primi due posti in classifica nelle vendite globali e Huawei si è insediata al secondo posto, dietro il gigante sudcoreano e davanti a quello americano.
Nel secondo trimestre di quest'anno, su un totale di 351 milioni di smartphone venduti, Samsung ne ha piazzati 72 milioni, rallentando del 10% rispetto a un anno fa ma aggiudicandosi una quota di mercato del 20%. Huawei ne ha venduti 54 milioni, in crescita del 41% e con una quota di mercato del 15% e Apple 41 milioni (-3%) con una quota di mercato del 12%. Pochi mesi prima, nel febbraio 2018, i servizi segreti Usa avevano accusato Huawei e un'altra azienda cinese di essere un pericolo per la sicurezza Usa, lanciando il sospetto che i dispositivi delle aziende cinesi possano agire come cavalli di troia per i servizi segreti di Pechino.

Come nasce Huawei?

Le radici dell'azienda si sono sviluppate sin dall'inizio nel settore delle comunicazioni e negli apparecchi di trasmissione dati a distanza. Huawei ha sempre investito tutto il suo potenziale sulle reti e i sistemi di comunicazione, fondando il suo business su un interesse costante per le novità e le nuove tecnologie.
La nascita ufficiale dell'azienda è datata 1987 ed è opera dell'ex ufficiale dell'Esercito popolare cinese Zen Zhengfei. La società era nata per gestire le vendite di un produttore di centrali telefoniche per uso privato ad Hong Kong. La raccolta di dati e informazioni su questi prodotti permise molto presto ai vertici di iniziare a produrre delle centrali proprie: questi apparecchi ottennero un grande successo nei piccoli villaggi e nei centri urbani cinesi di periferia. Presto la produzione si spostò anche su apparecchi appositamente studiati per hotel e piccole industrie. In poco tempo, durante i primi anni '90, queste apparecchiature ottennero sempre più successo, spingendo Huawei verso la creazione del suo primo centralino digitale, uno dei più importanti e potenti di sempre sul mercato cinese. L'azienda divenne presto una delle realtà più in vista del settore e la crescita portò i vertici verso l'immancabile quanto inevitabile espansione internazionale.

L'arrivo in Italia

Ancor prima che i loro smartphone entrassero nelle nostre case, Huawei aveva già ampiamente costruito il suo apparato nel nostro Paese. L'inizio della sua attività risale infatti al 2004 e oggi l'azienda conta due sedi principali, dieci uffici in altrettante città, quattro centri di ricerca e sviluppo e un centro di innovazione. Anche in Italia i primi passi sono stati fatti nel settore delle telecomunicazioni, con la realizzazione di reti ad alta velocità per conto di Telecom in Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia. Proprio grazie alle tecnologie cinesi sono in studio due tra le novità più attese nel settore della fibra ottica, tra cui quella che nei prossimi anni porterà il collegamento direttamente a casa dell'utente finale (Fiber to the Home). Tutto questo mentre sono state sviluppate alcune reti mobili a tecnologia EDGE e sono al vaglio i primi test per portare anche da noi il 5G. Ma è nel 2013 e con la nascita dell'Ascend P6 che l'azienda ha iniziato a far conoscere i suoi dispositivi nel nostro Paese nella fascia medio-alta, grazie anche alla sponsorizzazione per il Milan.
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