Il marketing del gioco legale e la minaccia del bonus abuse

Sono diversi i segreti del successo del gambling pubblico e legale nell’ultimo decennio. La diffusione dei cellulari e della connettività, l’assist offerto dalla tecnologia, il miglioramento dell’offerta ludica. Ma è soprattutto nel grande universo del marketing che si devono cercare i motivi di una crescita senza precedenti. 

Il gioco pubblico e legale è riuscito infatti ad attrarre utenti verso circuiti sicuri e controllati e lo ha fatto grazie all'uso di leve promozionali molto efficaci, come i bonus di benvenuto e gli incentivi senza deposito. Offerte che non erano solo strumenti commerciali, ma rappresentavano la porta d'accesso principale per la fidelizzazione del cliente nel comparto digitale. Eppure proprio dietro queste strategie di acquisizione è nato nell’ultimo periodo un problema: il bonus abuse. Come riporta Giochidislots, che ha dedicato un ampio spazio nel suo blog al fenomeno, si tratta di una pratica fraudolenta che oggi incide per il 63,8% sul totale delle frodi nel settore dell'iGaming, generando perdite stimate in 5 miliardi di euro all'anno nel solo territorio europeo. Questo tipo di abuso non solo sottrae risorse vitali alle piattaforme, ma mina la sostenibilità stessa delle campagne marketing, dal momento che è stato calcolato che per ogni 100 euro investiti in bonus, circa quindici vengono incassati da truffatori prima ancora che un vero giocatore si sieda virtualmente al tavolo.

Per comprendere la complessità del fenomeno, come spiega Chiaravalloti di Giochidislots nell’articolo, è necessario analizzare il profilo tecnico dei soggetti coinvolti. Prima di tutti c’è il cosiddetto bonus hunter, il cacciatore di bonus: spesso un giocatore esperto che applica una conoscenza approfondita delle meccaniche di gioco e delle falle nei termini e condizioni dei contratti, studia meticolosamente i wagering requirements, i requisiti minimi di scommessa, e una volta individuata la strategia ottimale, apre account su diverse piattaforme, riscatta il premio, soddisfa i requisiti necessari e preleva il denaro per poi spostarsi immediatamente su un altro operatore. Non si tratta di una pratica vietata, ma è comunque una attività puramente speculativa e priva di qualsiasi intento di fidelizzazione, che rende l'investimento del casinò totalmente infruttuoso.

Ben più pericolosi sono invece i ring organizzati, strutture coordinate che agiscono su vasta scala utilizzando centinaia di account multipli alimentati da identità false o rubate. Questi gruppi criminali sfruttano la tecnologia per moltiplicare le possibilità di guadagno, operando simultaneamente su più siti. Una delle tattiche più raffinate utilizzate in questo ambito è il chip dumping, diffusa soprattutto nei tavoli da poker. In questo scenario, un utente appartenente al ring perde intenzionalmente le proprie fiches a favore di un complice seduto allo stesso tavolo. Una manovra apparentemente insensata che serve in realtà a trasferire il valore del bonus da un conto all'altro, azzerando i requisiti di puntata in modo formale e rendendo il denaro immediatamente prelevabile senza destare i sospetti dei sistemi di monitoraggio meno evoluti. Un abuso che spesso si trasforma in un vero e proprio strumento di riciclaggio di denaro.

A rispondere in maniera incisiva a questa minaccia è stata proprio l’Italia, grazie a due strumenti. Innanzitutto l’applicazione di una regolamentazione rigida che ha ridotto la superficie di attacco diminuendo drasticamente il numero di operatori autorizzati e imponendo limiti stringenti ai requisiti di scommessa, che oggi non possono superare le dieci volte l'importo del bonus. Poi l’utilizzo su larga scala dell’Intelligenza Artificiale e del machine learning, che riescono a leggere e a interpretare una quantità incredibile di dati in pochissimi secondi. 

Una risposta ferma, convinta e soprattutto efficiente ad una pratica che rischia di minare la sostenibilità stessa di un intero settore. E che spesso nasconde traffici illeciti.

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