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M5s, piattaforma Rousseau bocciata dal Garante della Privacy: “Poco sicura”

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Il Garante della Privacy sulla piattaforma Rousseau del Movimento 5 stelle: “Serve più sicurezza”. L’Autorità si è espressa a ridosso delle parlamentarie per la scelta dei candidati delle elezioni di marzo.
Il sistema di voto on line con cui i militanti pentastellati selezionano i loro candidati non ha passato il vaglio del Garante: troppe falle, troppe incertezze, troppi buchi, e soprattutto troppi episodi di violazione del sistema.
La scorsa estate un hacker dall’identità rimasta misteriosa (se ne conosce sono il nickname, Rogue_o) aveva scorazzato tra i varchi della piattaforma Rousseau mettendo on line i nomi dei sostenitori dei cinque stelle e poi, con un colpo a sorpresa, aveva rivelato di aver votato più volte infiltrandosi tra gli iscritti.
La vicenda non poteva non attirare l’interesse del Garante per la Privacy. E oggi, dopo un’istruttoria di alcuni mesi, è arrivato il verdetto dell’Authority: il sistema delle votazioni online dei cinque stelle viene bocciato, il Garante suggerisce delle modifiche da apportare, e minaccia anche eventuali sanzioni perché il M5s non aveva chiarito nell’informativa rivolta a chi votava on line che i dati personali sarebbero stati girati a due società, Wind Tre e Itnet, chiamate a dare supporto tecnico.
Nel mirino dell’Autorità è finito in particolare il sistema Rousseau, ideato da Gianroberto Casaleggio e perfezionato dal figlio Davide Casaleggio per realizzare il sogno di una democrazia diretta attraverso la rete.
Passato ai raggi x dei tecnici dell’Authorithy, Rousseau ne è uscito con le ossa rotte. Il Garante ha adottato un provvedimento in cui prescrive per filo e per segno le misure necessarie per aumentare il livello di sicurezza del sistema operativo.
Si parte dalla procedura di voto. Il Garante suggerisce di rivedere il sistema di “e-voting” “in modo da minimizzare i rischi per i diritti e per le libertà delle persone fisiche”. Tra le misure indicate la cancellazione dei dati personali trattati (compreso il numero di telefono), una volta terminate le operazioni di voto.
I siti che compongono la galassia dei cinque stelle, prescrive ancora il Garante, dovranno sottoporsi a una valutazione della sicurezza informatica. Le password degli utenti dovranno essere più sicure, come anche il protocollo per l’accesso ai contenuti del sito.
Per mettersi in regola i cinque stelle dovranno fare una corsa contro il tempo. Il 3 gennaio scade il termine per la presentazione delle candidature per partecipare alle parlamentarie, che Beppe Grillo e Davide Casaleggio avevano intenzione di tenere entro un paio di settimane.
Per fortuna dei cinque stelle, si stanno stemperando le polemiche sul nuovo codice per le candidature, che tra le altre cose prevede la possibilità di candidare anche gli indagati. Oggi l’ala ortodossa del movimento ha negato dissensi e mugugni: secondo Roberto Fico, che dell’ala “dura e pura” è ormai l’esponente più in vista, ha bollato le voci sull’esistenza di uno scontro interno come “bugie della stampa”. Le polemiche arrivano invece dal Pd: Michele Anzaldi plaude all’intervento del Garante e dice che “la piattaforma Rousseau non soltanto risponde a una società privata ma è pure fuorilegge”.

Ex terrorista chiede diritto all’oblio, Garante dice no

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No al diritto all’oblio per “chi si macchia didelitti che sono ancora vivi nella storia dell’Italiae che hanno segnato pagine drammatiche per la comunità nazionale”: in casi di questo genere, “non può che prevalere il rispetto della memoria collettiva e il diritto dell’opinione pubblica a conoscere”. Così Antonello Soro, presidente delGarante privacy, commenta con l’Ansa il provvedimento adottato nei confronti di un ex terrorista che chiedeva di ‘deindicizzare’ da Google alcune pagine relative ai suoi trascorsi.
“La memoria permanente della rete – spiega il Garante – ci pone di fronte a problemi nuovi e complessi e a scelte difficili. Per questo sul diritto all’oblio, dentro il perimetro dei criteri fissati in ambito europeo, ogni singolo caso merita una valutazione specifica”. “In questa circostanza – sottolinea Soro – abbiamo utilizzato un criterio di valore, di effettiva attualità dell’informazione e di reale interesse pubblico. Un conto è la richiesta di una persona che abbia commesso un reato, ma la cui vicenda non ha avuto rilievo per la storia del Paese. Altro conto è chi si macchia di delitti che sono ancora vivi nella storia dell’Italia e che hanno segnato pagine drammatiche per la comunità nazionale. Nel primo caso, trascorso un congruo numero di anni, si può riconoscere il diritto ad essere dimenticati, a non essere più rappresentati da quella vicenda, a rigenerare la propria identità; nel secondo caso, nel bilanciamento dei diritti, non può che prevalere il rispetto della memoria collettiva e il diritto dell’opinione pubblica a conoscere”.

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