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Rugby, il Sudafrica ha vinto i Mondiali: battuta l’Inghilterra 32-12


Di Salvatore Santoru

 Il Sudafrica ha vinto i Mondiali di rugby del 2019. Entrando nello specifico, la squadra allenata da Rassie Erasmus ha battuto in finale l'Inghilterra per 32-12.
La finale, come riporta La Stampa, si è disputata in Giappone e più precisamente a Yokohama(1).
Andando nei dettagli, Handré Pollard è stato il miglior marcatore con ben 22 punti e per la squadra sudafricana si tratta del terzo titolo mondiale.
In precedenza, il Sudafrica aveva vinto i Mondiali nel 2007 e nel 1995 (vittoria resa celebre dal noto attore statunitense Clint Eastwood nel film 'Invictus').
NOTA:
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Nella foto in alto: Pollard, https://rugbyoldbloke.wordpress.com

Sudafrica, l’Anc vince ma non riesce a sfondare


Di Mauro Indelicato

In Sudafrica procede un po’ a rilento lo spoglio delle schede, i dati arrivano con un deciso ritardo e forse anche questo è un po’ il segno della situazione che il paese sta vivendo in questi anni difficili sotto un profilo tanto economico quanto sociale. Ma è comunque possibile, a più di 24 ore dalla chiusura delle urne, tracciare due significativi elementi di queste consultazioni: da un lato la nuova vittoria dell’Anc, che dovrebbe tenere senza grossi patemi la maggioranza assoluta dei voti, dall’altro però appare consolidato anche il fatto che il partito fondato da Mandela per la prima volta dopo 25 anni va sotto il 60% dei consensi. 

I risultati delle elezioni parlamentari 

Ad essere rinnovate con il voto di mercoledì sono le due camere del parlamento con sede a Città del Capo (mentre il governo è stanziato a Pretoria). Si tratta, in particolare, di nuovi 400 deputati da eleggere per la Camera Bassa, la più importante all’interno del bicameralismo sudafricano, e 90 invece per la Camera Alta, la quale invece viene composta dai rappresentanti delle nove province in cui è diviso il territorio nazionale ed i cui parlamenti locali sono rinnovati nello stesso giorno delle elezioni generali. Dunque gli occhi sono soprattutto puntati sui risultati che riguardano la Camera Bassa, l’assemblea che determina l’andamento politico del paese per i prossimi cinque anni. La legge elettorale si basa grossomodo su un proporzionale semplice, in cui però 200 deputati sono eletti dalle liste nazionali e 200 invece da circoscrizioni locali. 
A distanza di quasi due giorni dal voto, lo spoglio ufficialmente raggiunge il 75% delle schede complessive totali. I risultati quindi non sono definitivi, ma allo stesso tempo sembrano incanalarsi verso un responso definitivo già rintracciabile. L’Anc, l’African National Congressfondato da Nelson Mandela, è in testa con il 57% dei consensi. Si tratta di un dato che consegna al partito ancora una volta la maggioranza assoluta in parlamento, ma al tempo stesso come detto in precedenza è la prima volta che la formazione politica scende sotto il 60%. Nel 2014 l’Anc ottiene il 62% dei voti, che consentono di occupare i due terzi della Camera Bassa in mano ed avere quindi la possibilità di attuare riforme costituzionali. Adesso il partito dovrebbe avere sì la maggioranza assoluta, governando dunque da solo, ma non quella dei due terzi. Ed in un Sudafrica che da 25 anni vede un solo vero partito al potere ininterrottamente, questo è già un elemento di significativa novità.
Al secondo posto, come prevedibile, si piazza l’Alleanza Democratica e dunque il partito tradizionalmente più vicino alla popolazione di origine europea ed ai boeri in particolare, ma che si rivolge anche ai neri delusi dall’Anc. La formazione ottiene, in base agli attuali dati, il 22% dei voti confermando lo stesso dato del 2014. Dunque non si assiste ad un vero avanzamento da parte di Alleanza Democratica, i delusi dell’Anc sembrano invece aver scelto l’Eff, l’Economic Freedom Fighters guidato da Julius Malema. Quest’ultimo partito, che preme per un ritorno ai valori fondanti dell’Anc e per un’economia di ispirazione socialista, passa dal 6% del 2014 al 10% attuale. Percentuali tra l’1 ed il 2% per le altre formazioni politiche.
Per quanto riguarda le elezioni provinciali, che incidono sulla composizione della Camera Alta, otto delle nove province dovrebbero andare facilmente all’Anc, che ottiene percentuali oltre il 60% nelle sue roccaforti principali rappresentante dalle regioni più rurali ma che arriva a maggioranze risicate in altre dove hanno invece sede grandi città. Nel Gauteng ad esempio, abitato in maggioranza da persone di colore e dove si trovano Johannesburg e Pretoria, l’Anc ottiene il 52%. L’unica provincia fuori dall’orbita Anc è quella del Western Cape, dove si trova Città del Capo e dove la maggioranza della popolazione parla l’Afrikaans, la lingua della popolazione di origine europea. Già roccaforte di Allenza Democratica, tale partito riesce ad ottenere il 55% dei consensi e ad avere la maggioranza nel parlamento locale. 

Cyril Ramaphosa sarà riconfermato presidente?

Secondo la Costituzione del Sudafrica ad eleggere il presidente della Repubblica, che ha il potere esecutivo ed è dunque anche leader del governo, è la Camera Bassa. Ma, a differenza di altri sistemi parlamentari, in cui la scelta arriva al termine di consultazioni, in questo caso la presidenza va al leader del partito di maggioranza. Ecco perchè da 25 anni a questa parte i presidenti sudafricani sono espressione solamente dell’Anc. Attuale numero uno del partito è l’attuale presidente, ossia Cyril Ramaphosa. Subentrato durante la scorsa legislatura a Jacob Zuma, travolto dagli scandali di corruzione che a loro volta appaiono, assieme alla crisi economica e sociale, responsabili dell’erosione del consenso all’Anc, Ramaphosa a conti fatti ha la maggioranza assoluta dei voti e dunque dovrebbe essere lui ad ottenere il nuovo mandato. 
Ma non aver raggiunto la “soglia” psicologica del 60%, potrebbe aprire alcune rese dei conti interne all’Anc. In particolare, l’ex moglie di Jacob Zuma, Dlamini Zuma, avrebbe promesso battaglia se il partito avesse dimostrato una certa perdita di consenso. Lei guida una corrente dell’Anc giudicata più “aggressiva” sotto il profilo politico, contrapposta a quella moderata dell’attuale leader. Di certo, per la politica sudafricana potrebbe aprirsi una nuova fase dove l’African National Congress potrebbe non più essere il partito guida, bensì più semplicemente quello della maggioranza assoluta. Una differenza di non poco conto in un paese molto complicato quale quello africano. A prescindere da ogni evoluzione, per l’Anc e per il Sudafrica si aprono cinque anni molto difficili: l’economia è a rotoli, nelle grandi città la criminalità raggiunge livelli molto elevati, la fascia più giovane della popolazione nera è in buona parte delusa e considera l’apartheid in realtà mai terminato. Una situazione che, se nei prossimi anni non registra miglioramenti, rischia di far colare a picco il Sudafrica assieme al partito di Mandela. 

Trump attacca riforma agraria in Sudafrica: "Crimine contro bianchi"

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Di Gerry Freda
Donald Trump scende in campo a difesa dei bianchi del Sudafrica. In una recente dichiarazione, il presidente Usa ha condannato le "violenze" e le "discriminazioni" promosse dal Governo di Pretoria nei confronti della popolazione di origine europea.
Il tycoon si è quindi scagliato contro l'imminente riforma della Costituzione sudafricana. Se tale revisione dovesse venire approvata, le autorità sarebbero legittimate a espropriare i terreni dei coltivatori bianchi senza corrispondere indennizzi.
In una dichiarazione resa mediante il proprio account Twitter ufficiale​, l'inquilino della Casa Bianca ha espresso tutta la sua “preoccupazione” riguardo al “clima di odio” affermatosi recentemente in Sudafrica verso la comunità “Afrikaner”. Secondo Trump, i proprietari terrieri di origine europea sarebbero vittime di politiche “persecutorie” e la più “abominevole” di tali politiche sarebbe la riforma costituzionale annunciata dal Governo di Pretoria il primo agosto scorso.
Le modifiche alla Costituzione promosse da Cyril Ramaphosa, presidente della “nazione arcobaleno”, mirano a conferire alle autorità il potere di espropriare i terreni dei privati senza risarcire questi ultimi. Obiettivo di Ramaphosa è sottrarre ai latifondisti bianchi, i quali detengono l’87% delle proprietà agricole, i rispettivi appezzamenti e redistribuire i poderi confiscati a 17 milioni di braccianti neri. Per gli avversari della revisione costituzionale, lo scenario che attende il Sudafrica è identico a quello che si è materializzato dal 1980 in poi in Zimbabwe, all’indomani di una analoga riforma agraria: un contenzioso legale senza fine tra autorità e latifondisti espropriati, la fuga degli investitori e il collasso dell’economia.
Il tycoon sostiene che l’annuncio relativo alla riforma costituzionale avrebbe incoraggiato la popolazione di colore ad attuare “barbare vendette” nei confronti degli “Afrikaners” e a dare inizio a vere e proprie “uccisioni di massa”.Il presidente Usa ha infatti affermato: “Ho dato mandato al Segretario di Stato Mike Pompeo di monitorare gli effetti del piano del Governo sudafricano per requisire le terre ai bianchi, nonché di indagare sulle uccisioni di massa in corso ai danni degli agricoltori”.
I have asked Secretary of State @SecPompeo to closely study the South Africa land and farm seizures and expropriations and the large scale killing of farmers. “South African Government is now seizing land from white farmers.” @TuckerCarlson @FoxNews
Trump ha poi dichiarato, durante un comizio in Oklahoma, di essere pronto a comminare “sanzioni” nei confronti della “nazione arcobaleno” qualora le indagini condotte da Mike Pompeo dovessero evidenziare il coinvolgimento delle autorità di Pretoria nello “sterminio degli Afrikaners”.
La reazione dell’Esecutivo sudafricano non si è fatta attendere. Khusela Diko, portavoce del presidente Ramaphosa, ha duramente criticato il tycoon: “I tweet del presidente degli Stati Uniti sono la dimostrazione che quest’ultimo è profondamente ignorante e disinformato circa le questioni interne del Sudafrica. Le frasi di Trump rappresentano una indebita ingerenza nella politica nazionale. La riforma agraria in via di approvazione verrà attuata con estrema cautela, senza discriminare le minoranze e senza alimentare tensioni interetniche.” La Diko ha annunciato che il Ministero degli Esteri di Pretoria ha chiesto all’ambasciatore statunitense gli opportuni “chiarimenti”. Successivamente, lo staff di Ramaphosa ha twittato: “Il Governo rigetta con forza le infelici esternazioni del presidente Trump, le quali non fanno altro che approfondire le divisioni all’interno della nostra società e riportare in vita i tristi ricordi del nostro passato coloniale.”

Nonostante la dura presa di posizione iniziale, l’Esecutivo sudafricano ha impiegato poco tempo per riconciliarsi con Washington. Nomvula Mokonyane, Ministro delle Telecomunicazioni, ha precisato: “I tweet della Casa Bianca non hanno prodotto né produrranno effetti negativi per l’alleanza tra Pretoria e Washington. Le dichiarazioni di Trump non pregiudicheranno in alcun modo le eccellenti relazioni tra Sudafrica e Stati Uniti.”

SUDAFRICA, 15mila contadini bianchi vogliono chiedere l'asilo politico in Russia

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Di Salvatore Santoru

Circa 15mila persone sudafricane vorrebbero chiedere l'asilo politico alla Russia.
Più specificatamente si tratta di contadini afrikaners, ovvero sia membri della minoranza bianca del Sudafrica(1).

Secondo i richiedenti asilo, la situazione sudafricana sta diventando particolarmente pesante per i contadini appartenenti alla minoranza etnico-razziale di origine europea.
Difatti, nel paese africano i contadini bianchi costituiscono le principali vittime degli attacchi vandalici e criminali noti come 'South African farms', attacchi che spesso finiscono in omicidi e/o massacri(2).

Dal canto suo, la Russia sembra ben disposta nell'accogliere i profughi di origine afrikaner e recentemente una delegazione della minoranza sudafricana bianca si è incontrata con l'assistente del Difensore civico per i diritti umani nel territorio di Stavropol(cittadina del sud della Russia), Vladimir Poluboyarenko(3).
A quanto pare, i membri della delegazione afrikaner hanno deciso di trasferirsi nel territorio di Stavropol dopo aver saputo che nella stessa regione era stata accettata una famiglia proveniente dalla Germania.

Andando maggiormente nello specifico, gli afrikaners sono i discendenti degli esploratori europei che crearono le fondamenta di quella che è oggi l'attuale capitale legislativa del Sudafrica, 'Città del Capo'(4).
In seguito, la situazione geopolitica sudafricana divenne particolarmente critica per via della penetrazione del colonialismo inglese nel Sudafrica.

Difatti, il colonialismo britannico perseguitò gli afrikaners e gli fece espellere dalle loro terre e allo stesso tempo pose le basi per la politica di contrapposizione che si innescò tra gli stessi afrikaners(primi abitanti del moderno Sudafrica) e le popolazioni nere residenti nei territori vicini.
A seguito di ciò, vennero poste le basi per la politica del duro apartheid nei confronti dei neri, politica di segregazione razziale che durò sino al 1991.

Finalmente finito l'apartheid, le intolleranze e le discriminazioni razziali(sia economiche che sociali/culturali) sono diminuite ma negli ultimi anni si stanno facendo particolarmente sentire e stanno riguardando sempre di più la minoranza bianca(5), considerata 'colpevole' di essere discendente dai 'boeri'.
Su ciò, c'è da segnalare anche la crescita di movimenti estremisti che incitano alla cacciata e, in alcuni casi, anche alla violenza verso gli appartenenti alla minoranza bianca.

NOTE:

(1) https://www.thesouthafrican.com/boer-delegation-russia-considering-opening-up-borders-for-white-sa-farmers/

(2) https://en.wikipedia.org/wiki/South_African_farm_attacks

(3) https://it.sputniknews.com/mondo/201807066206182-boeri-Russia-/ 

(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Afrikaner#Origini 

(5) https://www.informazioneconsapevole.com/2015/07/la-discriminazione-economica-dei.html

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Nella foto: due bambini residenti nei villaggi abitati dai contadini appartenenti alla minoranza bianca del Sudafrica, https://metro.co.uk .

H&M, saccheggiati negozi in Sudafrica: proteste per la pubblicità “razzista”

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Vestiti buttati a terra, vetrine danneggiate e cartelli contro H&M: diverse persone hanno saccheggiato i negozi del gruppo svedese in Sudafrica. Una protesta nata per la pubblicità di una felpa con la scritta “La scimmia più cool nella giungla“ indossata da un bambino di colore. L’immagine aveva scatenato una bufera social contro la grande catena di abbigliamento low cost, costretta a fermare la campagna di marketing. Ma per Mbuyiseni Ndlozi, portavoce del gruppo di estrema sinistra Economic Freedom Fighters (Eff) che ha guidato la manifestazione, la replica di H&M “è troppo poco” ed è avvenuta “troppo tardi”.
La protesta ha coinvolto, secondo quanto riportato da Reuters, sei negozi nella provincia di Gauteng e in particolare a Johannesburg, capitale economica del Sudafrica. I manifestanti erano vestiti in rosso, avevano il logo di Eff e mostravano scritte come “Abbasso H&M” e “H&M dì ‘ciao’ alle scimmie più cool”.  In un caso, gli agenti hanno sparato proiettili di gomma per disperdere i manifestanti, ha riferito la polizia. Finora però nessuno è stato arrestato.

SUDAFRICA: A MARZO IL GOVERNO HA CHIESTO LA CONFISCARE DELLE TERRE DELLA MINORANZA BIANCA,LA DENUNCIA DI ALCUNI (CONTROVERSI)ATTIVISTI BIANCHI: 'PRIMO PASSO VERSO GENOCIDIO BIANCO'

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Di Salvatore Santoru 

A marzo,come riportato da diversi media internazionali(1), il presidente sudafricano Jacob Zuma ha sostenuto la necessità di confiscare le terre dei contadini appartenenti alla minoranza bianca, allo scopo di redistribuirle ai neri.
Alcuni hanno sostenuto che la motivazione della decisione politica è stata considerata la competizione verso il partito di governo dell'ANC da partiti come la formazione socialista e nazionalista nera di estrema sinistra "Economic Freedom Fighters"(2), che da tempo sostiene prese di posizione simili.
La decisione è stata accolta molto negativamente da alcuni settori della società sudafricana bianca e l'organizzazione di difesa "survivalista" boera "Suidlanders"(3) ha sostenuto che si potrebbe trattare di un primo passo per la pulizia etnica e il genocidio bianco nel paese.
Un'esponente dei (controversi)Suidlanders è stato intervistato dal noto sito statunitense "InfoWars"(4) e della situazione ha parlato il blogger Daniel Lang di "Shtplan" in un articolo(5) tradotto in italiano da "Come Don Chisciotte"(6).
Per quanto c'è da segnalare che bisogna prendere con le pinze le affermazioni dei Suidlanders, bisogna anche riconoscere che in Sudafrica vi è effettivamente un grosso problema con la minoranza bianca del paese e specialmente con i suoi contadini,spesso vittime dei molti attacchi violenti alle fattorie che si verificano nel paese(7).

Indubbiamente, c'è da dire che la situazione del Sudafrica ancora oggi è ben lontana dall'essere paradisiaca come spesso è stata descritta dai media mainstream e persistono grossi problemi di odio razzista, oggi diretti spesso verso la minoranza bianca(8).

NOTE:

(1)http://www.telegraph.co.uk/news/2017/03/03/jacob-zuma-calls-confiscation-white-land-without-compensation/

(2)https://en.wikipedia.org/wiki/Economic_Freedom_Fighters

(3)https://en.wikipedia.org/wiki/Suidlanders

(4)https://www.infowars.com/civil-defense-expert-white-genocide-imminent-in-south-africa/

(5)http://www.shtfplan.com/headline-news/white-south-africans-are-preparing-for-the-slaughter-and-removal-of-all-whites-within-five-years_05032017

(6)https://comedonchisciotte.org/gli-africani-bianchi-si-preparano-alla-loro-totale-rimozione-entro-cinque-anni/

(7)https://en.wikipedia.org/wiki/South_African_farm_attacks

(8)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/07/la-discriminazione-economica-dei.html

SUDAFRICA, PROTESTA DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI CONTRO L'AUMENTO DELLE TASSE

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Non si placano le proteste degli studenti universitari sudafricani scoppiate martedì 20 settembre 2016, dopo l'annuncio del ministro dell'Istruzione superiore, Iama Nzimande, di un aumento delle tasse universitarie per l'anno accademico 2016-2017.
In una conferenza stampa organizzata a Pretoria lunedì 19 settembre, il ministro ha sottolineato che spetterà alle università sudafricane applicare l'aumento sulle tasse accademiche - che dovrebbe aggirarsi intorno all'otto per cento. Una decisione destinata a creare un profondo divario sociale fra studenti abbienti e meno abbienti con un reddito familiare ridotto.
La proposta rischia così di riaccendere vecchi focolai di protesta rimasti assopiti in questi undici mesi. Già nel mese di ottobre del 2015, l'annuncio di un aumento delle tasse universitarie del 10,5 per cento aveva scatenato un'ondata di manifestazioni studentesche in tutto il Sudafrica
Fu proprio in quel contesto di forti agitazioni e di serpeggiante malumore fra gli studenti universitari che nacque il movimento nazionale #FeesMustFall, che chiedeva a gran voce un congelamento del canone. Quasi un anno dopo, la stagione delle proteste universitarie ha ripreso vita e le università sudafricane sono diventate, per il secondo anno di fila, teatro di manifestazioni. 
I gruppi studenteschi dei vari atenei del paese hanno risposto in maniera decisa a questa proposta, minacciando la chiusura dei campus universitari. Infatti, molti studenti hanno iniziato a inscenare proteste presso le università di Witwatersrand, di Pretoria e di Città del Capo, dove le lezioni sono state sospese per la giornata di lunedì. 
Nella giornata di martedì si sono consumati violenti scontri fra studenti e forze di polizia che hanno provveduto a fermare ed arrestare 31 persone. 



"Blade is saying 8%. We want free education. We are shutting down." - @WitsSRC president Kefentse Mkhari 
Perché gli studenti protestano
La maggior parte delle proteste sono nate in maniera pacifica. Gli studenti scesi per le strade di Johannesburg  martedì 20 settembre hanno scandito canzoni e slogan durante la marcia di protesta e hanno chiesto l'istruzione gratuita per alcune fasce sociali.
Molti studenti non possono permettersi di pagare tasse più alte e denunciano la decisione del governo di aumentare il canone fino all'otto per cento nell'anno accademico 2017-2018. 
Le tasse erano state congelate lo scorso anno, dopo la grande protesta degli studenti messa in atto nel 2015. Era dalla fine dell'apartheid nel 1994 che non si assisteva a manifestazioni di proporzioni simili. 
L'aumento delle tasse, secondo i gruppi studenteschi e i rappresentanti degli universitari, discriminerebbe gli studenti neri a basso reddito familiare. Le manifestazioni sono scaturite dalla prestigiosa università di Witwatersrand a Johannesburg, dove 200 studenti hanno deciso di uscire fuori dalle aule, bloccare le lezioni e radunarsi fuori dal campus. 
Ma l'ondata di proteste non si è arrestata e ha coinvolto anche le università di Bloemfontein e la Nelson Mandela Metropolitan University, nella città costiera di Port Elizabeth che sono rimaste chiuse per un'intera giornata, mentre l'università di Città del Capo ha annunciato la sospensione delle lezioni. 
La leader del consiglio rappresentativo dell'Università di Witwatersrand, Nompendulo Mkatshwa, ha raccontato che la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere gli studenti radunati nei pressi delle università per protesta. "Gli studenti non sono contenti della decisione annunciata dal dipartimento dell'Istruzione Superiore e si battono per la parità e il diritto all'istruzione".
Non si è fatta attendere la replica della polizia mediante il suo portavoce, Lungelo Dlamini, il quale ha precisato che gli studenti arrestati "stavano bloccando l'ingresso dell'università, violando un provvedimento giudiziario. Per questo motivo sono stati trattenuti presso una vicina stazione di polizia".

In Sudafrica trovati resti umani di 3 milioni di anni fa. Gli scienziati: “Una nuova specie”


DI LORENZO SIMONCELLI

Un gruppo di scienziati internazionali ha scoperto una nuova specie umana, l’homo naledi, (che significa stella in sesotho una delle lingue locali in Sudafrica) in una grotta a 90 metri di profondità all’interno del Rising Star, un sito archeologico a circa 50 km da Johannesburg, patrimonio mondiale dell’Unesco e già in passato al centro di importanti scoperte antropologiche. 






La specie umana scoperta sarebbe una specie ponte” tra i primi bipedi e l’homo erectus e secondo le prime ricostruzioni avrebbe sembianze umane molto primitive: un encefalo molto ridotto, simile a quello di un gorilla e un busto ancora in parte ripiegato, paragonabile a quello di una scimmia. Oltre alla sua fisionomia, snello, ma non molto alto intorno al metro e mezzo, ciò che ha impressionato gli scienziati è la struttura dei piedi, quasi identici ai nostri.  

Si tratterebbe del più grosso rilevamento di ossa di ominidi mai avvenuto. L’equipe di esperti ha ritrovato circa 1500 ossa di ominidi risalenti a circa 3milioni di anni fa che apparterrebbero a 15 individui, tra loro bambini, giovani e un anziano. E molti altri fossili sono stati raccolti per procedere all’analisi. La raccolta dei reperti ossei è stata particolarmente complessa data la conformazione delle grotte del sito archeologico. Un team di sei ricercatrici molto magre sono state fatte entrare all’interno della cavità, dato il poco spazio a disposizione e attraverso un cavo ottico lungo 3,5 chilometri le operazioni di scavo sono state coordinate insieme ad un altro gruppo di scienziati rimasto, invece, in superficie. 

A destare particolare sorpresa è proprio il contesto in cui sono stati ritrovati i fossili. Dalle prime ricostruzioni, infatti, la postura delle ossa e la profondità della scoperta farebbe pensare che Homo naledi seppelliva i suoi morti e la sepoltura fino ad oggi era considerata una pratica iniziata con l’uomo moderno, risalente a 200mila anni fa con l’homo sapiens. 

«Una scoperta destinata a lasciare il segno sugli studi paleontologici» secondo Lee Berger, professore sull’evoluzione della specie umana alla Wits University di Johannesburg, «mai si era riusciti a ricomporre un fossile umano così nei dettagli». Per John Hawks, un ricercatore che ha preso parte alla scoperta, «la scoperta dell’homo naledi cambia le certezze sulla storia dell’evoluzione umana». 

La discriminazione economica dei bianchi in Sudafrica


Anle Roux è una donna sudafricana bianca di sessant'anni. Nel 1994, quando Nelson Mandela divenne il primo presidente nero del Sudafrica, viveva in una casa a Melville, un quartiere della città di Johannesburg, con la sua famiglia.
Dopo la morte del marito, Ann fu costretta a vendere la sua casa di Melville. A causa delle politiche governative mirate a promuovere l'assunzione dei neri alla fine dell'apartheid, Ann fu licenziata in seguito a una pausa che si era presa per via del lutto familiare.



Oggi, sedici anni dopo, è costretta a vivere tra una roulotte e una tenda che divide con altre sette persone - tra cui sua figlia e i suoi quattro nipoti - nel campo abusivo di Coronation Park, a Krugersdorp.
Proprio come Ann, in seguito alla fine delle politiche discriminatorie verso i neri, molti sudafricani bianchi hanno perso la casa e il lavoro, e adesso vivono in campi come questo. Il fotografo diReuters Finbarr O'Reilly lo ha documentato nella sua serie fotografica.
Il numero di sudafricani bianchi che vive al di sotto della soglia di povertà è aumentato dalla fine dell'apartheid, ovvero la politica di segregazione razziale dei neri da parte dei bianchi, rimasta in vigore fino al 1994, per la quale la popolazione non-bianca veniva considerata come inferiore.
Si stima che i sudafricani bianchi che oggi vivono nei campi abusivi sono circa 450mila. Molti parlano di questo fenomeno come di un apartheid all'inverso, per via della difficile situazione economica nella quale si sono ritrovati migliaia di bianchi. "Al momento, il nostro colore non è il colore giusto in Sudafrica", ha detto Ann La Roux. 

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