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La Tavola di Smeraldo


La Tavola di Smeraldo è un testo tradotto dall'arabo al latino nel XIII secolo che secondo la tradizione fu scritto da Ermete Trismegisto, il dio Thoth degli Egizi.





Geber (Djabir-Ibn-Hayyan), il celebre alchimista arabo, lo menzionò già in un suo scritto dell'VIII secolo, ma la sua diffusione in latino cominciò nel XII secolo con il testo Segreto dei Segreti, attribuito falsamente ad Aristotele.

Ne trattarono nei loro scritti anche Alberto Magno(vescovo domenicano tedesco), Bernardo il TrevisanoRoger Bacon (francescano inglese, italianizzato in Ruggero Bacone), Johannes Trithemius (abate benedettino tedesco, italianizzato in Tritemio), Heinrich Khunrath (medico tedesco)Michael Maier, (medico tedesco), Isaac Newton (fisico inglese), Eliphas Levi (esoterista francese), Madame Blavatsky e molti altri.

Ma veniamo al testo

1. Verum, sine mendacio certum et verissimum
E’ vero, è certo senza falsità e verissimo.

  • E' vero 3 volte... così come Ermete è Trismegisto (Mercurius Ter Maximus), che rappresenta sia l'assoluto, ovvero il Grandissmo Ermete o il testo di una Verità Assoluta.
    Ma è possibile interpretarla come una Verità Universale, valida contemporaneamente sui piani fisico, astrale e mentale.
2. Quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula Rei Unius.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una Cosa Unica.
  • Tutto ciò che esiste è cosituito di una Sola Sostanza, che prende gradi di densificazione e manifestazione differenti. Mente, astrale e fisico sono tutti aspetti di una medesima sostanza. Così possiamo dire che come la materia è energia densificata, anche i pensieri sono cose.
    Con la mente possiamo influire sul piano fisico; operando sul fisico possiamo influire sulla mente. Non sono entità separate.
3. Et sicut omnes res fuerunt ab Uno, mediatione unius; sic omnes res natae fuerunt ab hac Una Re, adaptatione.
Come tutte le cose provengono dall'Uno, per mediazione di quest'Uno; così tutte le cose sono nate per adattamento di questa Cosa Unica.
  • Una cosa importante che vorrei sottolineare nel testo è che l'Uno è chiamato Cosa Unica, quindi più che un dio personificato, una Cosa indefinibile, una energia che permea ogni cosa e che per sua differenziazione si manifesta in tantissime forme differenti.
4. Pater eius est sol, mater eius luna; portavit illud ventus in ventre suo: nutrix eius terra est.
Pater omnis telesmi totius mundi est hic.
Vis eius integra est, si versa fuerit in terram.
Suo padre è il sole, sua madre è la luna. il vento l'ha portato nel suo ventre: la terra è la sua balia.
Il padre di tutti i rituali del mondo è qui; la sua potenza è illimitata se vien convertita in terra.
  • Il padre è lo Spirito (la mente), la madre è l'Anima (l'astrale), il soffio vitale, l'energia gli ha dato forma e il corpo fisico lo nutre come una balia. Quindi noi non siamo il corpo fisico. Il corpo fisico ci nutre. Noi siamo fatti di Spirito ed Anima e tenuti insieme dal campo di energia vitale. Il segreto di tutti i rituali e di tutte le meraviglie del mondo è qui... nella mente. La sua potenza è illimitata quando la coscienza permea il corpo (consapevolezza, presenza).
5. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum.
Tu separerai la Terra dal Fuoco il sottile dallo spesso, dolcemente con grande abilità. Risale dalla Terra al Cielo, poi di nuovo ridiscende in Terra, e raccoglie la forza superiore ed inferiore.
  • Separa il corpo fisico dal corpo spirituale, il corpo sottile da quello spesso. Dolcemente, senza forzature, ma con ingegno ed abilità. Risali dalla terra al mondo dello spirito, poi ritorna in terra e raccogli le energie superiori ed inferiori. Separa e riunisci. Diventa un canale, diventa un Ponte (pontefice deriva da Pontifex, il ponte tra la dimensione fisica e la dimensione spirituale).
6. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis; quia vincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit.
Così avrai la gloria di tutto il Mondo. Pertanto ogni oscurità fuggirà da te. Questa è la forza forte di tutte le forze; perchè vince ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida.
  • Operando in questo modo acquisirai la gloria di tutto il mondo (il Corpo di Gloria, un corpo energetico che manifesta in sè i 4 Attributi Divini Onnipotenza, Onniscienza, Onnipresenza e Immortalità). Questa la forza più potente dell'Universo ed ogni oscurità, cioè impotenza, indecisione ed errore fuggirà da te. Con questa forza potrai dominare ogni cosa sottile (mentale, energetica) ed ogni cosa fisica.
7. Sic mundus creatus est.
E’ in questo modo che il Mondo fu creato.
  • Così è stato creato il Mondo. Così l'uomo può ricreare se stesso come dio. Oppure in forma più poetica e sibillina possiamo dire che il microcosmo viene così ricreato ad immagine del Macrocosmo.
8. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est.
Quindi si potranno ottenere applicazioni meravigliose, con il metodo qui indicato.
  • Con questo processo si potranno realizzare cose meravigliose. I cosiddetti "miracoli" altro non sono che l'applicazione di queste "Leggi".
9. Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi.
Per questo sono chiamato Ermete Trismegisto, perchè possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.
  • Ermete è chiamato Trismegisto, Tre volte Grande perchè possiede la conoscenza della Filosofia del Mondo che è essenzialmente la Scienza delle Cause e degli Effetti. Le sue tre parti possono essere considerate il piano fisico, il piano astrale ed il piano mentale.
    Oppure potremmo dire che Ermete è Grande nelle Tre componenti della Tradizione Ermetica che sono Magia, Alchimia ed Astrologia.
10. Completum est quod dixi de operatione solis.
Ho detto tutto ciò che era da dire sull'Operazione del Sole.
  • Con questo Ermete afferma di aver detto tutto, di non aver tralasciato nulla e di non aver altro da aggiungere sull'Operazione del Sole, la divinizzazione dell'Uomo. Chi ha orecchi per intendere, intenda.

     La Tavola di Smeraldo rappresentata nel testo del medico tedesco Heinrich Khunrath

I 7 Principi dell'Ermetismo secondo il Kybalion

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Di Magialiti

I 7 principi fondamentali sono i seguenti: mentalismo, corrispondenza, vibrazione, polarità, ritmo, causa-effetto, genere.

I - Il Principio del Mentalismo.
"Tutto è mente. L'universo è mentale."
Secondo questo principio, il Tutto, ovvero quella realtà esistenziale che sta alla base di ogni manifestazione esterna generalmente definita con il nome di 'fenomeno vitale', 'materia', 'energia', insomma tutto ciò che percepiamo attraverso i sensi materiali, non è altro che Spirito Inconoscibile che - sebbene non definibile - può essere considerato come una Mente Universale Vivente ed Infinita. 




Tutto l'Universo, quindi, non è che una creazione mentale del Tutto, soggetto alle sue leggi. E sia globalmente che in ogni singola parte, esiste nella mente del Tutto.
Grazie a questo principio si possono spiegare tutti quei fenomeni psichici che tanto scalpore suscitano nell'uomo, pur restando sempre al di fuori del campo della scienza. Comprenderlo significa poter usare a proprio vantaggio le leggi dell'Universo mentale, difendendosi dal pericolo di usarle in maniera casuale.
Grazie a questa chiave del sapere, lo studioso può entrare nel tempio della conoscenza mentale con passo sicuro. Essa infatti spiega la natura profonda della 'forza', della 'energia', della 'materia', e la loro relazione con la 'mente.' Scrisse infatti uno dei Grandi Maestri:"Chi afferra l'essenza della natura mentale dell'universo è assai progredito sul sentiero della sapienza." Possiamo ritenere questa massima ancora valida, perché senza questo primo principio, invano si tentano le Porte del Tempio.

II - Il Principio di Corrispondenza.
"Com'è al di sopra, così è al di sotto; com'è sotto, così è sopra."
Tra leggi e fenomeni dei diversi piani di vita c'è sempre una corrispondenza. Comprendere questa regola significa risolvere molti dei paradossi e dei segreti della natura. Anche se al di sopra della nostra portata vi sono molti piani d'essere, con l'applicazione del principio della corrispondenza ne possiamo scoprire molti lati che altrimenti rimarrebbero oscuri. Inoltre, essendo questa una legge universale, vale su tutti i piani: materiale, mentale, spirituale. La sua importanza presso gli ermetisti era tale da essere considerata uno dei mezzi mentali più efficaci per la eliminazione degli ostacoli che impedivano al nostro sguardo di infrangere i muri del mistero.
Grazie alla sua applicazione si riuscì ad intravedere il volto della egizia Iside, e si imparò a passare con intelligenza dal noto all'ignoto; un pò come accade con i principi geometrici, in base ai quali si possono misurare da lontano le dimensioni di stanze e i movimenti di soli e pianeti. 
Con lo studio della monade, l'ermetista comprende l'arcangelo.

III - Il Principio della Vibrazione.
"Tutto si muove, tutto vibra, niente è in quiete."
Gli enunciati di tale principio, che vengono sempre più confermati dalla scienza moderna, erano già noti migliaia di anni fa dai maestri dell'antico Egitto. Con esso sono spiegabili le divergenze tra le varie manifestazioni della materia, della mente, ed anche dello spirito, tutte riconducibili ai diversi 'quanta' di vibrazione. Dunque, tutto vibra: dalle forme di materia più rozze al Tutto, lo spirito assoluto; più alta la vibrazione, tanto più elevata la posizione nella scala della spiritualità.

Lo Spirito vibra così intensamente che sembra in pieno riposo, proprio come la ruota gira a volte tanto velocemente da sembrare ferma. Allo stesso modo, all'altra estremità della scala stanno forme di materia così rozze che le loro vibrazioni sono talmente esigue da sembrare in riposo.
Dai neutroni agli elettroni, dagli atomi alle molecole, per giungere fino ai mondi e gli universi, tutto vibra. Lo stesso discorso può farsi per l'energia e la forza, che assumono la loro denominazione proprio dai diversi gradi di vibrazione, come anche per i piani mentali, dalla cui vibrazione dipendono i loro stati. Ed infine sui piani spirituali.
Tenere a mente questo principio e le leggi che lo regolano, fa si che gli ermetisti possano controllare le proprie e le altrui vibrazioni mentali. Lo stesso principio vale poi per esercitare un certo potere sui fenomeni naturali. "Chi comprende questa grande regola, ha in mano lo scettro della potenza." Così dice uno scrittore antico.

IV - Il Principio della Polarità.
"Tutto è duale; tutto è polare. Per ogni cosa c'è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura, e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano. Tutte le verità non sono che mezze verità, e ogni paradosso può essere conciliato."
Grazie a questo antico assioma ermetico si può avere una spiegazione a quei paradossi che per tanto tempo hanno tenuto in dubbio l'uomo e che possono essere così esplicati: "tesi e antitesi hanno uguale natura, ma sono diverse per grado." O anche: "gli opposti sono identici, differendo solo di grado. Cosicché possono essere conciliati, e gli estremi finiscono per toccarsi. Nello stesso tempo, ogni cosa è e non è; ogni verità non è che mezza verità; tutte le verità sono per metà false; ogni cosa ha due facce", e così via.
Sono esempi della polarità di tutto ciò che è in natura; del fatto che gli opposti non sono altro che i due estremi della stessa cosa, ma con diverse gradazioni, proprio allo stesso modo in cui caldo e freddo, consistendo la loro diversità solo in differenza di grado, sono in realtà identici, sebbene opposti.
Discorso analogo può essere fatto per il piano mentale. Ad esempio, esaminiamo l'amore e l'odio; essi sono stati mentali a prima vista del tutto in antitesi. Malgrado ciò, tra i vari gradi di odio ed amore vi è un punto intermedio che è neutro. Basta riflettere un attimo per capire che siano diverse gradazioni su una stessa scala.

Inoltre - regola fondamentale per gli ermetisti - bisogna comprendere che le vibrazioni di amore possono essere mutate in vibrazioni di odio, e viceversa. E non solo nel proprio spirito. E' probabile che molti fra coloro che leggono queste righe abbiano avuto esperienza diretta della rapidità con cui si può passare dall'amore all'odio e da questo all'amore. Essi si saranno certamente resi conti che tutto ciò è possibile grazie all'uso della volontà, ovvero con l'ausilio degli insegnamenti ermetici.

Bene e male, abbiamo detto, non sono che i poli opposti della stessa cosa, e nessuno quanto uno studioso ermetico è a conoscenza dell'arte di trasmutare il male in bene, in base alla applicazione del principio polare.

Per concludere, l'arte della polarizzazione finisce col divenire una fase dell'alchimia mentale, praticata da maestri antichi ed attuali. Rendersi padroni di questo principio significherà per ognuno potere invertire la propria polarità, e anche quella altrui, naturalmente dopo un lungo studio adeguato.

V - Il Principio del Ritmo.
"Ogni cosa fluisce e rifluisce; ogni cosa ha fasi diverse; tutto s'alza e ricade; in ogni cosa è manifesto il principio del pendolo. L'oscillazione di destra è pari a quella di sinistra: tutto si compensa nel ritmo."

E' questo il principio con cui si comprende che in ogni cosa c'è un movimento, un moto che rifluisce, una simmetria eterna tra due poli. Così esisterà sempre per ogni azione una reazione, per ogni innalzamento un abbassamento. Tutto ciò vale per ogni cosa: i pianeti, i soli, l'energia e la materia; gli uomini, gli animali e la mente.

La potenza di questo principio regolatore può rinvenirsi nella creazione e nella distruzione dei mondi; nello sviluppo e nella corruzione dei popoli; negli stati mentali umani, conoscendo i quali l'ermetista riesce a neutralizzarne gli effetti. Ciò avviene per mezzo della legge mentale della neutralizzazione; se non si può annullare il principio, o perlomeno arrestarlo, si può sfuggire, in parte ai suoi effetti.

Questa è l'arte degli ermetisti: compreso il principio, imparare ad usarlo, invece che subirlo. Quindi, se l'ermetista si polarizza su un certo punto, neutralizza la forza ritmica del pendolo che - oscillando - lo condurrebbe all'altro polo. Quasi tutte le persone che hanno raggiunto una certa capacità di autocontrollo riescono in parte ad esercitare questa funzione; il maestro lo fa volontariamente, raggiungendo quel grado di equilibrio e forza mentale che risulta incredibile per la massa, sempre oscillante, proprio come un pendolo.

I metodi di contro-azione e neutralizzazione dei principi di polarità e del ritmo formano una delle parti più importanti della alchimia mentale ermetica.

VI - Il Principio di Causa ed Effetto.
"Ogni effetto ha la sua causa; ogni causa ha il suo effetto; tutto avviene in conformità di una legge; 'caso' è il nome dato ad una legge che non si conosce; pur se esistono diversi piani di causalità, niente sfugge alla legge."

Cioè, tutto avviene secondo una legge; non esiste il caso. Se ci sono diversi piani di causalità per i quali i più alti dominano gli infimi, nulla può sfuggire alla legge. L'ermetista può innalzarsi al di sopra del normale piano di causa ed effetto (entro certi limiti). Ben sappiamo che le masse sono condizionate dallo ambiente, tanto da potere essere mosse secondo gli altrui desideri come pedine degli scacchi, vinte da mille cause esterne. Ma coloro che giungono al piano superiore riescono a dominare il proprio carattere, i propri stati d'animo, le proprie emozioni, e di conseguenza l'influenza di ciò che li circonda, diventando cause e non più pedine. Essi possono dire digiocare la partita della Vita, e di non essere giocati! Essi usano il principio; non ne sono gli attrezzi; se pure obbediscono ai piani di causalità superiori, dominano sul loro piano. In queste parole è condensata la grande ricchezza della disciplina ermetica; chi può, ne approfitti.

VII - Il Principio del Genere
"Il genere si manifesta in ogni cosa e su tutti i piani; ogni cosa ha il suo principio maschile e femminile."

Ogni cosa appartiene a un genere; ovunque troviamo il maschile o il femminile. Tutto ciò vale, oltre che per il piano fisico, anche per quello mentale e spirituale. Quanto al fisico, il principio ha la sua evidenza nel sesso, e nei piani superiori resta invariato, pur assumendo forme più alte.

Non c'è possibilità di creazione fisica, mentale e spirituale, senza la applicazione di questo principio. Comprenderlo significa illuminare argomenti finora oscuri alla maggior parte della umanità. Esso opera sempre in funzione della creazione e rigenerazione. Tutto è fondato su questo principio. Ogni elemento femminile ne contiene uno maschile, e viceversa. In questo principio è racchiusa la chiave di gran parte dei misteri della vita.


Dedalo e il Labirinto:un'interpretazione esoterica



"Il mondo è un labirinto dove l’anima deve errare fino alla sua liberazione."
(lppolito, 3' secolo dopo Cristo)


Dedalo e labirinto: enigmatici simboli che, nel corso dei secoli, furono impiegati in diversi modi ed evocano delle immagini molto differenti. Questi due termini sono spesso usati con lo stesso significato.
Il labirinto, sino al momento in cui viene riconosciuto l'unico cammino che conduce al centro, somiglia molto a un dedalo; esso presenta una rete di tortuosità sorprendenti, apparentemente senza scopo, se non si capisce chiaramente che tutto ciò porta a un determinato fine. Nel labirinto, contrariamente al dedalo, il cammino termina al centro. In un dedalo vi sono molti itinerari praticabili: i bivi insidiosi e le vie senza uscita non consentono una chiara visione del percorso, ci si smarrisce facilmente.





Il labirinto ermetico simboleggia la via che porta al principio centrale, interiore, dei microcosmo. Chi trova l'entrata può raggiungere il centro, purché non torni indietro. In un labirinto non c'è scelta tra sinistra e destra, ma solo fra l'avanzare o il tornare indietro. Chi non persevera muore. Chi riesce a vincere diventa un altro uomo.
Il termine labirinto evoca le parole latine labor intus, che significano "lavoro interiore". Da questo punto di vista, il labirinto è la via interiore che bisogna trovare e percorrere fino alla fine. Chi l'ha trovata non può più sbagliare, purché non ritorni nel dedalo delle sue percezioni sensoriali.
Il dedalo è, infatti, lo spazio chiuso in cui erra l'uomo che si lascia guidare da una coscienza orientata sulle impressioni dei propri sensi. Il dedalo, allora, mostra innumerevoli possibilità e indica scelte apparenti, spesso contraddittorie.
E’, dunque, un simbolo appropriato della vita esteriore dove regnano solo lotta e confusione. Il poeta Virgilio (70- 19 a. C.) descrive differenti dedali. Dice che sono costituiti da migliaia di percorsi e presentano molteplici direzioni contrarie. Errare in un dedalo, secondo lui, equivale a fare dei nodi inestricabili, poiché il cammino inverso non è visibile.
Gli autori che hanno collaborato a questo scritto tentano qui di sottolineare, il più chiaramente possibile, le differenze dei significato di questi due simboli - dedalo e labirinto -, dimostrando che non possono confondersi. Hanno constatato che il cercatore di verità è sensibile all'immagine degli uomini erranti in questi nostri tempi incerti. Il dedalo e il labirinto si trovano nell'uomo! Egli è costretto a esplorarli per ritrovare se stesso, risolvere i suoi problemi e raggiungere il vero scopo della sua vita.
Il numero dei cercatori cresce, con una velocità sempre maggiore, in tutto il mondo. Di solito, però, il velo dell'ignoranza è talmente spesso che pochi cercano la verità iniziando da un'immagine pura e concreta.
Attualmente, come nel lontano passato, il labirinto affascina perché fa un chiaro riferimento al cammino di ritorno. L’inizio del viaggio di ritorno in patria è nascosto al centro del microcosmo.
Cercheremo di mostrare questo aspetto. Speriamo che i lettori possano trovare in queste considerazioni delle indicazioni per avvicinarsi sempre di più alla sorgente centrale che è in loro; speriamo, inoltre, che possano cambiare il dedalo della coscienza terrestre con un cammino chiaro, visibile e sicuro verso il tesoro nascosto al centro del loro labirinto.
Se il dedalo evoca l’andirivieni tra i valori estremi della vita, il labirinto si presenta a chi intraprende un altro cammino. L’errare precede sempre il ritorno in patria.


IL LABIRINTO: ORIGINE E SIGNIFICATO


Chi sente la parola "labirinto" pensa forse a un complicato dedalo, abilmente elaborato, a una sorta di attrazione esotica in cui ci si perde facilmente: trovare l'uscita fra tutti i possibili percorsi è un gioco, una scommessa e un'arte. La parola labirinto viene anche utilizzata per indicare circostanze intricate, confuse; o per indicare - ad esempio - che qualcuno si è perso o è bloccato in una situazione inestricabile.
Se si cerca l'origine e il significato del labirinto, ci si scontra con il paradosso della somiglianza e della differenza tra "labirinto" e "dedalo". Il labirinto può anche essere un dedalo, ma un dedalo non è un labirinto.
Quasi ovunque, nel mondo, esistono delle costruzioni che rappresentano un labirinto: esse sono composte da insiemi di corridoi e di spirali edificati con pietre più o meno grandi. Il labirinto è anche riprodotto su manoscritti, su rocce, su monete, e cosi via. A volte tali costruzioni hanno migliaia di anni; se ne parlava già nell'antichità classica, e si visitavano con curiosità le rovine. Lo storico greco Erodoto (484-425 a.C.) descrive nelle sue Storie ciò che vide visitando, in Egitto, le rovine del "labirinto" situato vicino al lago Moeris (attualmente lago Karoum) presso Arsinoé. Questo sito è chiamato "Il Tempio dell'ingresso del lago", o "Amenemhet vive". Nella seconda parte della Dottrina segreta, H.P. Blavatsky dice che tale tempio è ancora più antico della piramide di Cheope, e che si tratta di una descrizione simbolica delle razze umane e delle tre dinastie (gli Dei, i Manas - semidei della terza e quarta razza - e gli eroi della quinta razza) antecedenti le dinastie regali puramente umane. Tali dati sono, in parte, rappresentati nelle gallerie e nei corridoi di questo labirinto egiziano. Poiché le tre inversioni dei poli modificarono naturalmente l'aspetto dello zodiaco, ogni volta fu necessario costruirne uno nuovo.
E’ possibile che Erodoto abbia chiamato labirinto questo insieme di edifici, di camere, di colonnati e di tombe regali. Tale parola, infatti, veniva spesso usata per indicare un insieme di costruzioni in cui era facile perdersi.
Non è certo che il nome originale di questo complesso iniziatico corrisponda alla nozione di labirinto. Gli storici suppongono che il gigantesco complesso egiziano possa essere stato il modello a cui si ispirò il famoso labirinto di Creta, costruito molto più tardi e collegato al celebre mito di Teseo, del Minotauro e del filo di Arianna.

UN SOLO INGRESSO, UN SOLO CAMMINO
Nell'Antichità, la parola labirinto indicava una costruzione con un solo ingresso e con una pianta così complessa che, all'interno di essa, i profani potevano soltanto perdersi. All'epoca dei Rinascimento si aggiunse la nozione di "dedalo".
Secondo Erodoto, fu il faraone Amenemhet (1842-1797 a.C.) che costruì, come tomba, il labirinto egiziano ai piedi della piramide di Hawara. I custodi raccontarono allo storico greco, durante la sua visita, che nella tomba si trovavano dodici faraoni e un gran numero di coccodrilli sacri; gli fu, però, vietato l'accesso. Più tardi, altri visitatori considerarono questo insieme - di circa trecento metri per duecentocinquanta - come una delle sette meraviglie del mondo. Attualmente ne restano soltanto poche colonne. L’archeologo inglese Flinders Petrie cercò, nel 1888, di liberare dalla sabbia queste costruzioni per scoprire come i saccheggiatori della tomba avessero potuto, qualche migliaio di anni prima, raggiungere il loro scopo attraverso la rete di corridoi e di passaggi. Secondo lui dovevano possedere una mappa. La sua ricostruzione del labirinto non riproduce, però, la forma conosciuta del labirinto dei Misteri. Lo storico tedesco Athanasius Kircher (1602-1680) fece un magnifico disegno seguendo la ben nota leggenda. Ma tutti questi tentativi non fanno altro che trasporre sulla carta la fantasia personale di ognuno. Stando alle descrizioni stilate dai diversi storici, dopo l'avvento dell'era cristiana, si tratta di un enorme complesso che suscita molte domande e dà poche risposte.
La descrizione di Erodoto (484-425 a.C.) è interessante: una costruzione inimmaginabile comprendente dodici grandi strade coperte e tremila vani, di cui la metà sotto terra. Seguendo un altro autore greco, Diodoro di Sicilia (primo secolo a.C.), il labirinto egiziano era la tomba di dodici re che regnarono sulle dodici province, o nomi, d'Egitto.
Nelle descrizioni di questi due autori greci, non si trovano complesse reti di corridoi. La regolarità armoniosa degli edifici non permetteva di errare come in un labirinto. Senza dubbio, le loro dimensioni e la loro complessità hanno giustificato l'impiego della parola labirinto, termine che - molto più tardi - fu legato alla nozione di "lavoro interiore".
Un vero labirinto dei Misteri evoca i temi della morte fisica e spirituale, della nascita e della resurrezione; questi temi avevano un ruolo centrale nei Misteri egizi e nel culto che ne derivava. Le camere sotterranee fanno certamente pensare a un tempio funerario, ma era anche un luogo d'iniziazione in cui il faraone veniva preparato per il suo compito di sacerdote-re. In numerosi labirinti troviamo tematiche simili. In Malesia, su una delle isole delle nuove Ebridi, Malekula, esiste un rito in seguito al quale l'anima del defunto si avvicina al labirinto tracciato da un guardiano che ne cancella, poi, la metà. Un anima, per guadagnare l'immortalità, deve ripristinarlo nella sua totalità prima di poter raggiungere il centro.
Quasi ovunque, nel mondo, si trovano dei disegni incisi sulle rocce e delle rappresentazioni di labirinti. I più antichi risalgono a migliaia di anni fa. Mostrano tutti una struttura omogenea comprendente un cammino in spirale che porta fino al centro. La forma di base è una croce circoscritta in un cerchio, generata - per così dire - dal movimento intorno al centro. La croce simboleggia la terra o la personalità, composte tutte e due da quattro elementi o forze eteriche che si manifestano anche nei quattro corpi, o veicoli, della personalità. Il cerchio può essere il simbolo dei sole, del macrocosmo o dei microcosmo. Il labirinto con i suoi sette, nove, dieci o dodici giri o circonvoluzioni può essere considerato come un luogo di orientamento. Colui che vi entra è in cammino per la destinazione finale: il centro, il nucleo del suo essere.
All'interno dello spazio chiuso del labirinto, cioè in se stesso, si sforza di conciliare due principi: la croce dell'uomo terrestre e il cerchio dell'eternità.
Nel labirinto, il cammino non conduce dunque direttamente al centro, ma segue una "deviazione massima".

IL DEDALO E’ LA DEGRADAZIONE DEL LABIRINTO?
La più antica rappresentazione di un dedalo risale al Rinascimento italiano, all'inizio del XV secolo. Più tardi, all'epoca barocca (che si manifestò in Italia nel XVI secolo) e rococò (che seguì il barocco), la concezione del labirinto si trasforma in un percorso nel quale ci si inoltra fra siepi potate, in un giardino, senza altro scopo che divertire o sviare i visitatori. Si dice che il Papa Clemente X amasse inviare i suoi servitori nel dedalo e che, quando si erano perduti, li richiamasse in fretta ai loro doveri.
Il cammino è la differenza essenziale fra il dedalo e il labirinto. Il labirinto, nella sua forma più antica, comporta una via, un percorso, un accesso. Il dedalo offre numerose vie e possibilità. Nel dedalo, i muri - o pareti - sono così alti che è impossibile guardare al disopra. In un labirinto non ci sono incroci o biforcazioni. La via unica conduce sempre verso il centro, nonostante ogni tipo di giro e di percorso. Chi vi entra non può dunque sbagliarsi. E’ un meraviglioso simbolo del cammino che deve percorrere chi cerca la verità.

IL FILO D'ARIANNA
Il labirinto dei Misteri è una figura geometrica con forma rotonda o rettangolare. La sua pianta, vista dall’alto, è bella, armoniosa e mostra le seguenti caratteristiche:
-          presenta una sola apertura;
-          il percorso è sconcertante e si dispiega, serpeggiando fino al centro, in una maniera imprevedibile;
-          le circonvoluzioni occupano l'intero spazio interno;
-          il cammino passa, periodicamente, molto vicino al centro.
Seguendo il percorso, il raggio d'azione diviene più piccolo. Questo può significare, dal punto di vista filosofico, che si perde la zavorra, i propri beni terrestri, ma in compenso si acquista concentrazione, interiorizzazione e orientamento sul principio stesso del cammino verso l'interno.
Si resta colpiti dal fatto che il movimento presenti - a fasi alterne - espansione e riduzione, inspirazione ed espirazione. Questo movimento alternato, la cui direzione cambia senza sosta, si svolge su tre piani.
La parola labirinto fu "latinizzata" nel Medio Evo in “labor intus”, lavoro interiore. Sebbene questa etimologia sia inesatta e non corrisponda al significato originale, la traduzione designa comunque il processo che vi si svolge, corrispondente al labirinto. Chi entra per la porta stretta non ha più riferimenti esterni, ma deve seguire il cammino interiore. Sul suo tragitto passa molte volte vicino al centro, ma senza poterlo osservare. Non si tratta di una perdita di tempo poiché - avvicinandosi al centro per esserne poi allontanato - subisce un processo di maturazione nel corso dei quale viene provata la sua volontà e la sua perseveranza. Un cammino in linea retta non potrebbe offrire lo stesso auspicabile risultato.
Questo centro viene rappresentato in diversi modi: può esserci un albero della vita, una torre o un tempio, la morte, il Minotauro, un pellegrino, una montagna.
Qui, nel centro, avviene finalmente il confronto. Nel racconto simbolico che si svolge nel labirinto di Creta, l'eroe Teseo arriva davanti al Minotauro (un toro metà uomo, metà animale). E’ necessario sacrificargli sette giovinetti e sette fanciulle: i sette poteri dell'anima. Ma Teseo, grazie ad Arianna, trionfa sul mostro e pone fine al suo insaziabile appetito.
Così il cercatore, arrivando al centro del proprio labirinto, può incontrarvi un aspetto del suo io egocentrico, forma che emana da se stesso e si manifesta come un insaziabile mostro. Con l'aiuto dell'anima pura, simboleggiata da Arianna, ha la possibilità di neutralizzare questo aspetto dell'ego e vincerlo. Solo Arianna conosce l'entrata e l'uscita del labirinto. Chiunque osi intraprendere la lotta col suo personale Minotauro, riceve dall'anima tre poteri che si manifestano nel cuore, nella testa e nelle mani.
Quando questi tre poteri collaborano in armonia, costituiscono una. forza di opposizione capace di addormentare l’io animale, il Minotauro. Solo allora, la spada dello Spirito può decapitare il mostro. Il tenero legame dell'amore divino, il filo di Arianna che lega Arianna a Teseo, permette all'eroe di ritrovare l'uscita.
Per liberarsi dall'ego, che è molto complesso, l'uomo deve effettuare numerosi giri attorno al principio centrale del suo essere. Nel corso di questo periplo, abbandona i suoi poteri personali: in altri termini getta via il suo intero fardello. Deve prima osservare e comprendere per poi abbandonare tutto ciò che possiede, tutto ciò che è. Attraverso i tratti del suo carattere, contraddittori e laceranti, perviene allora alla comprensione; raggiunge finalmente quel punto, all'interno di se stesso, in cui può abbandonarsi all'unità. Ma sino a quel momento, questo luogo è sempre occupato dal Minotauro. L’Ego rivendica tutto per se stesso. Ma se l'io accetta l'aiuto indispensabile dell'anima pura - l'atomo originale la scintilla divina - riprende il suo vero posto al centro del microcosmo.
Questo stato d'essere è rappresentato in numerosi labirinti in cattedra del Medio Evo, labirinti in cui figura il Cristo come forza divina centrale.

MORTE, NASCITA E RESURREZIONE
Per l'uomo che viveva prima dell'era cristiana, lo scopo del labirinto era diverso da quello dell'uomo del Medio Evo. Quest'ultimo si volgeva verso la Nuova Gerusalemme per divenire cosciente dei mondo decaduto. Il percorso del labirinto era una sorta di pellegrinaggio che il credente doveva compiere camminando sulle ginocchia. Non era una cosa da poco! Il labirinto della cattedrale di Chartres ha un diametro di dodici metri con un percorso interno di duecento metri. Il paradosso del labirinto risiede nel fatto che, se da una parte rende accessibile il centro, dall'altra lo protegge dagli intrusi. Questo doppio significato mostra che ci si riferisce a un cammino d'iniziazione. I labirinti più antichi servivano soprattutto a rappresentare il ciclo che va dalla nascita alla morte e dalla morte alla nascita, e così via. Spesso era il simbolo di un percorso nel seno della terra, verso una "regina sotterranea”. In India, il labirinto è raffigurato su degli amuleti che servono ad alleviare le doglie del parto. Anche presso gli Hopi, i Kivas, il labirinto simboleggia la (ri)nascita. Il simbolo della Santa Terra Madre è rappresentato nei loro santuari sotterranei con queste parole: "Tutte le linee e i corridoi del dedalo-abirinto formano il piano universale del Creatore, che l'uomo deve seguire nel cammino della sua! vita".

LIBERAZIONE FUORI DAL DEDALO
Il labirinto, nel XX secolo, non ha perso nulla della sua attualità. Nella confusione e nella frammentarietà della vita moderna, mostra a molti la via del ritorno che può, in una certa misura, neutralizzare la ragnatela tessuta dalle impressioni sensoriali. Il pensiero materialista, con le sue specializzazioni, il suo determiniamo senza fine, il suo ridurre tutto a concetti, le sue analisi e la sua ricerca di referenze, incatena la natura su un letto di torture. Perciò qui è meglio parlare di dedalo, il dedalo delle chimere che tengono l'uomo prigioniero delle abitudini dei suoi pensieri, sentimenti e azioni. Ciò significa che mente e cuore seguono una falsa pista all'interno del dedalo e che gli atti che ne sono la conseguenza, dunque, generano il caos. La testa, il cuore e le mani, tuttavia, - cioè la parte intellettuale, emozionale e motoria dell’uomo - sono stati concepiti per essere dei santuari attraverso i quali la saggezza divina possa manifestarsi.
Quando, con l'aiuto dei poteri dell'anima pura che emana principio fondamentale del proprio essere - il principio spirituale - si è in grado di percepire chiaramente le illusioni del proprio ego, si può anche fare l'esperienza dell'unità con la vita originale. Guidata dalla forza spirituale chiamata "Gnosi" - il nuovo sapere interiore che deve occupare il posto centrale in ciascuno - la mente ha la possibilità di compiere la missione per cui era stata creata: essere lo specchio della saggezza divina.
Anche il cervello è composto da un gran numero di circonvoluzioni, simili a quelle di un labirinto. Lo spazio occupato dal cervello è, così, ugualmente sfruttato al massimo. Tuttavia, per poter utilizzare al meglio le sue immense possibilità spirituali, ognuno deve prima trovare l'uscita dal dedalo delle sue percezioni sensoriali.

Il Vaso Alchemico come Simbolo dell'Anima



Di Adam McLean

In quanto studiosi della tradizione ermetica, tutti noi riconosciamo che l’opera alchemica si sviluppa su numerosi livelli: il lavoro fisico sulle sostanze, l’esperienza e la manipolazione delle forze eteriche, il lavoro interiore sull’anima, al pari degli aspetti cosmologico-planetari.
Questi differenti aspetti dell’opera si interconnettono e si sovrappongono l’uno con l’altro.






In effetti, in un certo senso, se vogliamo fare qualche progresso nel lavoro alchemico, dobbiamo necessariamente perseguire parallelamente questi differenti obiettivi, affiancando lo sviluppo interiore al lavoro esteriore.
Un simbolo che si ricollega a questa molteplicità di aspetti dell’opera è quello del vaso alchemico.
Nigredo, Albedo, Rubedo
In questo articolo desidero sottolineare alcuni modi con cui possiamo usare questo simbolo per i nostri esercizi interiori.
La tradizione dello sviluppo interiore in alchimia, si persegue trasponendo le trasformazioni ed i procedimenti alchemici sul piano interiore.
Come in ogni pratica esoterica, l’interiorizzazione dell’esperienza può produrre squilibri nelle potenti energie psichiche che noi evochiamo durante il lavoro interiore, a meno che non troviamo dei mezzi per contenere queste energie.
Nella tradizione dei rituali magico-cerimoniali, gli operatori usano normalmente una apertura ed una chiusura del rituale che funge da struttura di contenimento e salvaguarda dalla dissipazione le energie suscitate durante il lavoro.
Similmente, in molte tradizioni meditative, un esercizio di apertura ed uno di chiusura (talvolta basati sulla ritmizzazione della respirazione) aiutano a riconnettere e riancorare il meditante con il normale stato di coscienza, così da non lasciarlo in uno stato di dissociazione ed instabilità, sospeso tra il mondo interiore e quello esteriore.
Nel nostro lavoro interiore, troveremo nel simbolo del vaso un inestimabile mezzo per contenere le energie interiori e permettere loro di operare nella nostra interiorità, in modo controllato e positivo.
Così, in un certo senso, il vaso alchemico può essere un simbolo interiore dalla valenza protettiva, proprio come il cerchio del cerimoniale magico o il tempio astrale di una loggia esoterica operativa, o gli esercizi di respirazione di una tradizione meditativa.
Le energie evocate lavorando con i processi alchemici, come ho detto, possono essere potenti e distruttive per la psiche ed un incontro diretto con queste energie trasformative non dovrebbe avvenire in modo improvviso.
Solo attraverso il lungo e ripetuto lavoro interiore possiamo arrivare alla diretta esperienza di queste energie nella loro forma più originaria e fondamentale.
Il Vaso Alchemico
L’incontro iniziale è in genere effimero e soffocato da correnti emotive.
Solo se avremo la pazienza degli alchimisti di ripetere instancabilmente l’esperienza spirituale, covando sul nostro alambicco interiore, riusciremo a intravedere sia pure un barlume del vero fine della trasmutazione alchemica.
E’ dunque di somma importanza soffermarci sulla natura del vaso alchemico al fine di avere qualche indicazione sull’uso di questo simbolo nel nostro lavoro interiore.
Prima di tutto dovremo considerare i simboli come schemi di energia.
In senso exoterico le cose stanno esattamente così, essendo ovvio che ogni manifestazione simbolica prenda forma nella nostra coscienza mentale come una manifestazione di natura elettro-chimica all’interno della rete neuronica del nostro cervello.
Tuttavia, su di un piano più profondo ed esoterico, un simbolo è lo schema delle energie eteriche sottese alla sua manifestazione in varie forme.
Quando meditiamo su di un simbolo noi lo troveremo necessariamente mutevole nelle forme; ciò ci consentirà di intuire che la vera natura del simbolo è riposta nel suo schema energetico.
Vi sono molte differenti forme di vaso descritte e disegnate nella letteratura e nella tradizione iconografica dell’alchimia.
Esiste un’apparente molteplicità di forme di storte, pellicani, bagnomaria, alambicchi, cucurbite etc..
Tuttavia, nel lavoro interiore noi troveremo che tutte queste differenti forme esteriori si riducono a tre forme archetipali, che possiamo identificare nel CROGIOLO, nella STORTA e nell’ALAMBICCO.

La Sintesi Cosmica



Di Giuliano Kremmerz *

Il Mondo o Universo è l'insieme di tutto ciò che è. Ha due qualità: è eterno ed è infinito. Eterno perché se fosse temporaneo si dovrebbe accettare una ipotesi di uno stato suo che è la negazione dell'essere – la quale a sua volta non sarebbe che una formola dell'esistente. Infinito perché se all'universo si concepisce una qualità determinativa, si dovrebbe ammettere che fuor i suoi limiti esista un recipiente della sua limitazione, e questo sarebbe un assurdo perché il Mondo o Universo è l'Essere – cioè tutto ciò che è.






 Dunque l'Universo è il massimo contenente di tutte le forme mutabili inferiori che in esso vivono e si trasmutano. La figura geometrica che contiene tutte le forme universali e che per se stessa è il simbolo dell'infinito ed Eterno Universo è il Circolo.

 Tutte le cose che nell'universo si contengono sono maniere speciali dell'Essere Universo e contengono tutti i suoi elementi, poiché sono forme dello stesso universo. Nel linguaggio profano l'Essere è Dio e tutte le forme sono creazioni di Dio. Il quale è in tutte le cose da lui create, perché le creazioni stesse sono forme, cioè stati di essere dell'Essere Universale che i profani chiamano Dio o Zeus o Deus.


Il Mondo Segreto 1896 - Vol. 1



 Tutte le forme hanno un cominciamento (principio) ed un termine (fine). Lo stesso principio generatore della forma partecipa alla sua distruzione. I mezzi o le vie di mutazioni o di cambiamenti delle cose finite o delle forme sono due: 1 dal minimo al massimo; 2 dal peggio al meglio. Il principio attivo che genera le forme o cose finite è la produzione delle cose. Il principio trasformatore delle cose finite dal minimo al massimo o dal peggio al meglio è la forza. Quinti in tutte le cose finite, dove si osserva una trasmutazione dall'origine alla fine si contengono 3 termini: 1 principio – 2 una forza trasmutatrice – 3 un fine.
Questi tre termini sono indicati in un arco di cerchio, come che l'arco di un cerchio rappresentante l'infinito è parte dell'infinito come tutte le forme non sono che modi di essere dell'Essere Universale. A questo arco di cerchio corrisponde nell'uomo la parte superiore del cranio poiché essendo l'uomo una creazione o una forma dell'essere infinito contiene in tutto il suo corpo un gran numero di curve, e un sol cerchio perfetto nella parte circostante all'ombelico, cioè regione epatica, essendo l'ombelico il centro della forma e la sede del fattore generatore, e quindi la sua grande importanza nella pratica di esteriorizzazione magica.

58) Ocello Lucano nelle sue riflessioni pitagoriche, al paragrafo 8 dice che tutte le cose contenute nell'Universo o Mondo o Tutto hanno affinità ed un accordo con lui. Queste affinità corrispondono alle relazioni analogiche, tra l'Essere Assoluto o Tutto universale, e le sue diverse maniere di essere.

59) Gli antichi filosofi volendo esprimere con un circolo sintetico tutte le sintetiche forme della natura universale, la indicavano egualmente di forma circolare, e dividevano il cerchio in 4 quadranti per indicare ogni ritorno al suo principio. Nei quattro elementi il fuoco genera (o si trasmuta) l'aria, questa l'acqua e quindi la terra. Nei vegetali il seme germoglia, produce l'albero e questo il frutto con la sua semenza. Nell'uomo quattro età corrispondenti l'infanzia, l'adolescenza, la virilità e la vecchiaia.

60) In questo quadrato si osserva che Fuoco, Semenza, Infanzia è = a 1 al principio, ciò che è il creatore di tutte le cose è lo spirito, il quale con un linguaggio ideale fu chiamato l'Alfa, l'iod, il primo, e nella sua manifestazione pratica fu detto seme, fuoco, infante. Volendo adoperare la parola spirito nel significato sacerdotale deve intendersi nella maniera latina arcaica di efflatus,l'aria che si manda fuori soffiando. Ed è la maniera questa meno materiale che materialmente possa concepire l'uomo di un atto tenuissimo della materia.

* Giuliano Kremmerz-Dossier segreti di ermetismo e alchimia-capitolo "la Sophia", pg 9

Giovanni Mercurio da Correggio, il "profeta ermetico" che inventò il Rinascimento



http://www.aelialaeliacrispis.com/mercurio.html

Giovanni Mercurio da Correggio fu un misterioso personaggio vissuto nella seconda metà del XV secolo. Viveva a Bologna, con moglie e 5 figli ma usava comparire all’improvviso in numerose città, italiane e non, atteggiandosi a profeta ermetico. La sua performance più famosa resta quella romana della domenica delle Palme del 1484, l’11 di aprile, dove Mercurio inscenò la prima di una serie di rappresentazioni di grande effetto. Si presentò a Roma, con numerosi suoi seguaci, indossandodei calzari alati ed una corona di spine.







 A cavallo di un asino percorse la capitale sostenendo di essere sceso dal cielo, di essere figlio di Dio e di chiamarsi Pymander, la più alta manifestazione di Gesù Cristo. Predicava e distribuiva fogli stampati in cui c’era l’annunciazione di un nuovo Rinascimento. Mercurio fu probabilmente il primo ad inventare il termine Rinascimento. Dopo aver depositato degli oggetti d’oro sul trono di Pietro, se ne tornò a Bologna sano e salvo. Il parallelo con l’entrata di Cristo a Gerusalemme, che secondo le scritture stava ad indicare il Messia, era perfetto.
Nel 1486 Mercurio riapparve nelle Firenze di Savonarola e qualche tempo dopo a Cesena, Lucca, di nuovo a Firenze (nel 1492) e a Lione. Fu imprigionato diverse volte ma fu sempre liberato dopo poco tempo. 

Giovanni Mercurio, che sembra fosse un uomo del popolo senza particolare istruzione ma che, secondo i suoi seguaci, conosceva tutte le cose che un mortale poteva conoscere, era estremamente famoso all’epoca ed aveva un grande seguito.  Tra questi anche un colto umanista, Lodovico Lazzarelli, che lo indicò come il nuovo e divino profeta. Lazzarelli fu l’autore del “Crater Hermetis”, testo di ermetismo tradotto e diffuso in tutta Europa e che Lazzarelli dedicò a Giovanni Mercurio, sua guida spirituale e “padre”.
Il Crater Hermetis è una sorta di meditazione sul significato del Corpus Hermeticum di Ermete Trimegisto che era stato tradotto da Marsilio Ficino nel 1463 su richiesta di Cosimo de’ Medici. Con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, Lazzarelli tentò una fusione tra la tradizione ermetica ed il cristianesimo.
Un secondo letterato seguace di Mercurio fu Carlo Sosenna, lettore dell’Università di Ferrara ed autore di un commento ad un sonetto di Mercurio. Ulteriori notizie le abbiamo da Trithemius, un dotto ermetico, che ci riporta la sua apparizione a Lione alla fine quindicesimo secolo. 

Trithemius scrisse: “Una volta egli confessò che era versato in tutta la conoscenza del mondo, capiva tutti i misteri della cose naturali, era capace di scoprire il profondo significato delle scritture e conosceva ogni cosa che un uomo mortale potesse conoscere.”

In ultimo vi è la testimonianza di Abraham Farissol (1452-1528 c.a.), un ebreo errante, cantore, educatore, scrittore, che, dopo aver viaggiato in lungo ed in largo per l’Italia si stabilì a Ferrara. Egli scrisse, in ebraico, i dialoghi tra lui stesso e due teologi cristiani, tenuti alla corte del duca di Ferrara Ercole I, tra il 1487 ed il 1490. In questo resoconto Farissol scrive: “Ho visto di persona nella mia città un uomo che aveva una grande celebrità a quel tempo e che era uso recarsi a pregare in molte città dei gentili, esaltando se stesso come vero profeta. Egli diceva di essere ispirato dallo Spirito Santo, professava di interpretare la Torah e chiamava se stesso figlio di Dio, di Mercurio Trimegisto, di Enoch e di Matusalemme. I suoi scolari lo seguivano ciecamente anche quando fu imprigionato a Roma, in mia presenza e anche a Bologna. Ma attraverso il potere della sua retorica e della sua eloquenza egli riuscì sempre ad uscire di prigione con i suoi seguaci. Per quattro volte fu imprigionato e per quattro volte fu scagionato dalle accuse.”
Prima di essere imprigionato a Firenze, egli era stato invitato a disquisire con Pico della Mirandola nel 1486. Né Pico della Mirandola né Marsilio Ficino, comunque, parlarono mai di lui negli scritti a noi noti.  


Il Corpus Hermethicum.

Nel 1463 Marsilio Ficino diede alle stampe la sua traduzione in latino di “Pymander”, una raccolta dei primi quattordici libri del Corpus Hermeticum di Ermete Trimegisto. I libri ermetici erano stati scritti dal I secolo a.c. al II secolo d.c. ad Alessandria d’Egitto. Essi furono custoditi dai sabei di Harran nel mondo musulmano ed in seguito arrivarono a Costantinopoli. Alla caduta di Costantinopoli nel 1454 un inviato di Cosimo de Medici li trasportò in Italia. Per Cosimo le opere ermetiche contenevamo il principale messaggio profetico del secolo. La loro riproposizione a stampa ne aumentò incredibilmente la diffusione.  L’invenzione della stampa infatti avrebbe cambiato per sempre la fruizione della cultura. I manoscritti erano cose preziose e rare e la conoscenza in essi contenuta era forzatamente circoscritta a qui pochi che potevano consultarli. Con l’invenzione della stampa cambiò tutto: prima del 1500, il Pimander fu ristampato in ben 16 riedizioni. Si trattò del primo successo editoriale di tutti i tempi, insieme alla Bibbia. 

  
Le tradizioni massoniche sull’antica sapienza
Disponiamo di un resoconto della iniziazione a massone di lord Ashmole nel 1646 in cui egli recita le Old Charges, gli antichi doveri. Da tale resoconto, e da altri simili che ci sono pervenuti, la massoneria fa ascendere le sue origini al mondo antidiluviano. La conoscenza sopravvisse al diluvio grazie a guardiani leggendari e soprattutto ad Ermete Trimegisto,  il padre della filosofia, patrono generale dell’architettura e della magia naturale.
“Prima del diluvio universale c’era un uomo chiamato Lamec, come è scritto nella Genesi, e costui aveva due mogli, Adar e Zilla. Da Adar ebbe due figli, Jabal e Jubal e dall’altra moglie ebbe un figlio ed una figlia. Questi quattro ragazzi diedero inizio a tutte le corporazioni del mondo. Jabal era il figlio maggiore e fondò la corporazione della geometria. Essi sapevano che Dio si sarebbe vendicato dei peccati dell’umanità  con il fuoco e con l’acqua, perciò scrissero le scienze nei due pilastri di pietra che furono ritrovati dopo il diluvio. Una pietra si chiamava marmo e non poteva bruciare con il fuoco, l’altra si chiamava laterite e non affondava nell’acqua. Hermes era il figlio di Cus, Cus era figlio di Sem che era figlio di Noè.  Hermes, che in seguito fui detto Ermete Trimegisto, scoprì i due pilastri di pietra sui quali erano scritte le scienze e per primo le insegnò.”

Secondo le tradizioni massoniche, le scienze si svilupparono in Egitto e poi a Gerusalemme, con Salomone che costruì il suo tempio grazie al maestro Hiram, e da lì transitarono in Grecia, con Pitagora. Molto tempo dopo, il sapere raggiunse l’occidente.
“E così accadde che uno strano uomo di nome Nimus il greco, che era stato presente alla costruzione del Tempio di Re Salomone, andò in Francia e lì insegnò il mestiere della massoneria.”
In origine i massoni erano solo i costruttori di cattedrali, una corporazione di muratori, ma intorno al 1600 le varie massonerie cominciarono ad accettare al loro interno persone che non facevano tale mestiere. Tali massoni era detti “accettati” in contrapposizione a quelli ordinari. Con il tempo la quasi totalità degli aderenti alla corporazione non avevano più nulla a che fare con il lavoro della pietra e l’intera massoneria è oggi fatta di massoni “accettati”.

Il Pimander, un testo ermetico che parla della creazione e che venne tradotto da Marsilio Ficino nel 1463


Il Pimander (in greco ΠοιμάνδρηςPoimandres) è un'opera in quattordici libri scritta in lingua greca e facente parte delCorpus Hermeticum.
Fu tradotto solo nel 1463 da Marsilio Ficino e tratta della creazione.



L'opera è una sorta di cammino iniziatico attraverso il quale il fedele viene condotto alla comprensione del nous ed alla rinascita in Dio, mediante l'insegnamento del suo messaggero Ermete Trismegisto.
Secondo uno dei principi cardine della dottrina ermetica infatti l'uomo deve compiere un viaggio per liberare dai vincoli terreni la parte divina (l'intelletto) insita in lui e giungere alla salvezza, rappresentata dal logos, la verità del Poimandres.

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