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Volevano costituire un partito neonazista: 19 perquisizioni in tutta Italia. “Ai vertici una donna, si faceva chiamare Sergente di Hitler



Volevano costituire un nuovo partito filonazista, xenofobo e antisemita in Italia che avrebbe preso il nome di Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori. Ma le indagini della Digos di Enna e del Servizio Antiterrorismo Interno hanno portato a 19 perquisizioni in diverse province – comprese MilanoVeronaPadovaVicenzaImperiaCuneo e Genova – nei confronti di altrettanti estremisti di destra. Tra questi c’è anche un esponente di spicco della ‘ndrangheta ed ex legionario che, secondo le ricostruzioni, è il componente dell’organizzazione incaricato di fornire addestramento militare ai membri del gruppo. L’uomo, un pluripregiudicato calabrese, ha un passato da collaboratore di giustizia ed ex referente di Forza Nuova per il ponente ligure.


Ai vertici del gruppo c’era anche una donna, una 50enne impiegata e incensurata che aveva partecipato a manifestazioni di Forza Nuova, che faceva parte del direttivo nazionale e si faceva chiamare ‘Sergente maggiore di Hitler’ e aveva il compito di reclutamento e diffusione di ideologie xenofobe. Nella sua casa di Cittadella, nel Padovano, gli investigatori hanno trovato materiale per la propagandastriscioni con svastiche e altri loghi antisemiti, bandiere naziste.
Nel variegato mondo degli estremisti che stavano tentando di organizzare – secondo le accuse – un gruppo neonazista, c’è anche una 26enne che ha partecipato e vinto il titolo di ‘Miss Hitler’: il particolare è emerso nel corso delle perquisizioni effettuate dalla Digos nel Milanese. Nel Veronese in casa di un’altra donna, militante di Forza Nuova, è stata invece rinvenuta una copiosa documentazione, tra cui un modulo d’adesione al Nsab, il “Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori” che ha sede in provincia di Milano e il documento programmatico in 25 punti.
Dalle indagini è emerso anche che alcuni degli accusati avevano fatto riferimento a una disponibilità di armi ed esplosivi e avevano condotto attività di reclutamento attraverso i propri account social. In particolare, gli indagati avevano anche creato una chat chiusa denominata “Militia”, finalizzata all’addestramento dei militanti. Il gruppo aveva tentato anche di accreditarsi in diversi circuiti internazionali, avviando contatti con organizzazioni di rilievo come Aryan White Machine-C18, espressione del circuito neonazista Blood & Honour inglese, e il partito d’estrema destra lusitano Nova Ordem Social.

Un percorso che ha trovato concreta realizzazione in occasione della ”Conferenza Nazionalista” svoltasi lo scorso 10 agosto a Lisbona con l’obiettivo di creare un’alleanza transnazionale tra i movimenti d’ispirazione “nazionalsocialista” di Portogallo, Italia, Francia Spagna: nella circostanza, un’indagata è intervenuta in qualità di relatrice, distinguendosi per l’accesa retorica antisemita del proprio intervento.
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L’ascesa della destra religiosa in America Latina


Di Wayne Madsen

Il recente colpo di Stato in Bolivia che ha rovesciato il Presidente Evo Morales non era solo un normale putsch di destra aiutato e favorito dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, ma anche metteva al potere politici affiliati a un movimento protestante fondamentalista in ascesa in America Latina che può essere definito “cristo-fascista”. Molte delle sette protestanti di estrema destra e al di fuori del mainstream che prendono potere in Guatemala, Colombia, Brasile e ora Bolivia denunciarono il cattolicesimo romano tradizionale in America Latina come eretico e persino filo-comunista. Sulle principali religioni protestanti, le sette fondamentaliste le considerano irrimediabilmente liberali, oltre che eretiche. Il colpo di Stato militare in Bolivia che ha rovesciato il presidente eletto democraticamente Evo Morales comportava un servizio attivo di alto livello e ritirava alti ufficiali delle forze armate boliviane, alcuni addestrati e indottrinati nella famigerata “School of the Americas” degli Stati Uniti, nota dal 2001 come Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (WHINSEC), con sede a Fort Benning, in Georgia. Uno dei tirocinanti della School of the Americas era il generale Williams Kaliman, ex-comandante delle forze armate boliviane che ordinò a Morales di dimettersi. Il servizio di Kaliman al colpo di Stato non fu molto apprezzato dai suoi padroni, i cristiani fondamentalisti, tra cui l’attuale presidentessa della Bolivia Jeanine Ánhez Chávez. Una delle sue prime mosse dopo aver preso il potere fu licenziare Kaliman da capo delle forze armate e sostituirlo col generale Carlos Orellana. Ánhez era il secondo vicepresidente del Senato e assunse la presidenza boliviana dopo che Morales e gli alti dirigenti del partito Movimento per il socialismo (MAS) al governo furono costretti a dimettersi dai militari.
In linea coi principi del cristofascismo in America Latina, Ánhez non solo rifiuta il cattolicesimo romano ma anche le credenze tradizionali degli indigeni aymara in Bolivia come “sataniche”. Morales fu il primo nativo aymara ad essere eletto presidente. Durante il suo mandato, Morales migliorò le condizioni di vita degli aymara e degli altri poveri in Bolivia storicamente trattati come cittadini di seconda classe dalla ricca popolazione europea del Paese. Sotto la direzione dei capi golpisti cristo-fascisti, le case di Morales ed altri funzionari del MAS furono saccheggiate dai ribelli e il governo Morales e i funzionari dei media furono attaccati fisicamente. Bolivia TV, Nueva Patria Radio e giornali a sostegno di Morales furono chiusi dai putschisti. La bandiera Wiphala della Bolivia, la seconda bandiera ufficiale della Bolivia che rappresenta le 36 tribù indigene del Paese, fu stata bruciata dai rivoltosi golpisti. Secondo quanto riferito, la pianificazione del colpo di Stato in Bolivia fu sostenuta dal segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo, primo direttore della Central Intelligence Agency del presidente Donald Trump e membro cristo-fascista della deviazione di destra della Chiesa presbiteriana, la Chiesa evangelica presbiteriana. Altri ex-alunni della School of the Americas furono identificati tra i complottisti del colpo di Stato boliviano, tra cui Manfred Reyes Villa, ex-ufficiale, candidato alla presidenza, sindaco di Cochabamba e governatore del dipartimento di Cochabamba, nonché il generale Remberto Siles Vasquez, il colonnello Julio César Maldonado Leoni, il colonnello Oscar Pacello Aguirre e il colonnello Teobaldo Cardozo Guevara.
Uno dei maggiori politici cristo-fascisti che sostenevano il colpo di Stato contro Morales era Luis Fernando Camacho, capo di una dubbia “associazione civica” di Santa Cruz. I media boliviani lo descrissero come “estremista di destra” e “fascista cristiano”. Camacho era anche collegato al croato-boliviano Branko Marinko, fuggito negli Stati Uniti nel 2009 dopo che lui e altri complottardi tentarono di rovesciare il governo del MAS ed assassinare Morales. Le discutibili attività commerciali di Camacho furono denunciate dei “Panama Papers”, che dimostravano che possedeva una società panamense offshore chiamata Navi International Holding SA. Funzionari del governo boliviano fedeli a Evo Morales, costretto a chiedere asilo politico in Messico, sostengono che il colpo di Stato ero supportato a diversi politici stranieri di estrema destra e di destra, tra cui il presidente colombiano Ivan Duque; il suo burattinaio politico, l’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe; Il presidente neo-fascista brasiliano Jair Bolsonaro e i senatori degli Stati Uniti Marco Rubio (repubblicano-Florida), Rick Scott (repubblicano-Florida), Ted Cruz (repubblicano-Texas) e Robert Menendez (democratico-New Jersey). Tutti i senatori sono strettamente legati agli oligarchi cubani espatriati che, per la maggior parte, vivono nel sud della Florida.
Il putsch contro Morales ebbe inizio nei ranghi della Policía Nacional de Bolivia (PNB). Il capo della polizia che ordinò la rivolta della polizia è il colonnello Vladimir Calderón, dai forti legami con un gruppo influenzato dalla CIA di Washington, gli Addetti della polizia dell’America Latina negli Stati Uniti d’America (APALA). Poco prima del colpo di Stato, Trump parlò alla Conferenza annuale ed esposizione internazionale dell’Associazione internazionale dei capi della polizia (IACP) a Chicago, altro collegamento della CIA e campo di reclutamento di agenti nella polizia, compresi dell’America Latina. Nel 2018, l’IAPP accolse il colonnello Calderon, il primo capo del colpo di Stato, come membro. Va anche notato che uno dei finanziatori dell’IAPP sia del candidato presidenziale democratico del 2020, la Bloomberg Foundation del candidato Michael Bloomberg.
Il colpo di Stato in Bolivia seguiva il modello delle azioni presidenziali iniziali di Bolsonaro in Brasile. Bolsonaro è un altro fondamentalista cristo-fascista che, sin dalla nomina, lavorò per estromettere Morales dal potere. I primi passi della nuova ministra degli Esteri boliviano, Karen Longaric, fu rompere le relazioni diplomatiche col Venezuela, espellere il personale dell’ambasciata venezuelana, riconoscere l’opposizione del governo venezuelano di Juan Guaido appoggiato dalla CIA, espellere diplomatici cubani e arrestare medici cubani. Le azioni intraprese contro i medici cubani rispecchiano quella di Bolsonaro in Brasile e del presidente Lenin Moreno in Ecuador, che allontanò il proprio Paese dalle politiche progressiste divenendo un cane da guardia di CIA e Pentagono. Il colpo di Stato in Bolivia aveva una strana somiglianza col tentato putsch del 2010 da parte della polizia nazionale ecuadoriana contro il Presidente Rafael Correa, alleato di Morales della Bolivia. Correa fu preso in ostaggio presso l’ospedale della polizia di Quito per gran parte della giornata, per poi essere liberato dai militari ecuadoriani leali.
TRADUZIONE DI ALESSANDRO LATTANZIO PER http://aurorasito.altervista.org/

Il Noto Servizio e il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli


7 – Un caso particolare: il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli.

Di Giorgio Marenghi 
La nota informativa del giugno 1974, sottolinea pesantemente il nesso fra “noto servizio”, Carabinieri e FUMAGALLI e questo ci spinge ad una digressione a tale proposito.
Da un documento – la segnalazione del 2 settembre 1970 rinvenuta presso l’Archivio della Dcpp – apprendiamo della presenza – al momento – del ricercato CARLO FUMAGALLI in Valcamonica. Subito dopo si legge:
“Si sarebbe fatto osservare che la presenza del medesimo nella zona sarebbe nota al SID e che nessuna azione è stata finora intrapresa contro il medesimo. L’Arma dei Carabinieri sarebbe interessata acchè il FUMAGALLI non cada nelle mani della PS in quanto potrebbe rivelare un certo accordo reciproco sulla responsabilità delle azioni sinora attuate dal M.A.R.”

Questa seconda parte è cancellata a mano e, infatti, non figura nelle segnalazioni inviate alle Questure.

Peraltro, il rapporto fra FUMAGALLI ed i Carabinieri era oggetto anche di circostanziate accuse del parlamentare socialista DELLA BRIOTTA al Colonnello dei Carabinieri MONICO (38).

Sempre a questo proposito, è interessante leggere l’appunto 5 luglio 1974(Dcpp) relativo alla vicenda ZICARI:

“Il maggiore avversario di ZICARI e di DI BELLA, in questo momento, è il ten. Colonnello ROSSI, il quale opera in stretta collaborazione con un colonnello di Firenze. L’obiettivo dei Carabinieri sarebbe quello di convincere il Magistrato che indaga sul M.A.R. ad emettere mandato di cattura contro lo ZICARI, nel convincimento che una volta arrestato lo ZICARI racconterebbe tutti i retroscena dei suoi rapporti con la Divisione Affari Riservati del Ministero, ma più ancora dei suoi vecchi rapporti con BENEFORTI e TOM PONZI. I Carabinieri, infatti, non vogliono che ZICARI parli del M.A.R. – del quale si sa già abbastanza – ma dei vecchi rapporti con BENEFORTI e PONZI, anche e soprattutto in relazione alla situazione MONTEDISON- CEFIS”.

Come si vede, i Carabinieri avrebbero avuto timore, già nel 1970 di un arresto di FUMAGALLI da parte della PS, per le rivelazioni che il capo del M.A.R. avrebbe potuto fare circa i rapporti con la stessa Arma.

Poi il processo di Lucca, come si sa, ebbe esito favorevole agli imputati, per cui la questione ebbe una momentanea schiarita, ma, quando FUMAGALLI venne nuovamente colpito da mandato di cattura, i timori tornarono e ben più gravi.

In particolare la questione si intrecciava con quella di ZICARI che stava facendo dichiarazioni sui rapporti FUMAGALLI-Carabinieri. Di qui l’intervento dell’Arma per fare arrestare ZICARI e portare il discorso sulla vicenda MONTEDISON (si noti la ricorrenza dei nomi di PONZI e BENEFORTI, nel frattempo coinvolti nello scandalo delle intercettazioni).

Altra riprova dei sonni inquieti dei Carabinieri sulla vicenda M.A.R., la si ha nella vicenda, ben posteriore, del falso passaporto di ORLANDO durante la sua latitanza in Venezuela.

A fornire il passaporto falso era stato tal BUCCIARELLI che, dopo essere stato arrestato a Caracas, pochi giorni dopo veniva rimpatriato, ma, a richiesta del SID, veniva fermato all’aeroporto di Fiumicino, in quanto si sarebbe presentato all’ambasciata italiana di Caracas come colonnello dei Carabinieri (Appunto del 21 maggio 1977 – Dcpp).

Un gruppo di funzionari ed agenti del SID e dell’Ispettorato Antiterrorismo si recava, quindi, all’aeroporto di Fiumicino, ma BUCCIARELLI rifiutava di sottoscrivere alcuna dichiarazione e chiedeva di poter conferire con il colonnello TRAVERSA (l’ufficiale dell’Arma che lo aveva consigliato di portare il passaporto ad Orlando), che, raggiunto telefonicamente, ne confermava il racconto. 
Nel corso dell’incontro all’aeroporto, BUCCIARELLI avrebbe fatto alcune rivelazioni sul conto del coinvolgimento di ORLANDO nel delitto OCCORSIO (magistrato romano ucciso da PIERLUIGI CONCUTELLI, terrorista di ORDINE NUOVO, nota g.m.) e fatto il nome di alcuni suoi finanziatori (tali VANNETTI e BALDASSINI).

Tuttavia, aggiunge l’appunto: 
“Dal colloquio conclusosi verso le 22.30 si è avuta l’impressione che il BUCCIARELLI fosse in possesso di altre notizie che desiderava riferire soltanto al colonnello TRAVERSA. Ha infatti aggiunto di aver appreso che uno dei finanziatori e certamente il più importante è il segretario di un personaggio italiano molto in vista, ma non ha voluto precisarne il nome. Si è riservato di comunicarlo al col. TRAVERSA”.

Della vicenda si perdono le tracce, mentre il SID sembra rispettare la volontà di BUCCIARELLI. Si noti, peraltro, che Traversa avrebbe confermato di aver autorizzato BUCCIARELLI a dare il passaporto falso a ORLANDO (M.A.R.).

Probabilmente il M.A.R., nelle vicende della strategia della tensione, ha avuto un ruolo maggiore di quello, pur rilevante, che le sentenze gli attribuiscono.

Ad esempio, il legame – ormai documentato anche fotograficamente – fra il capo del M.A.R. (Carlo Fumagalli) e LUCIANO LIGGIO (COSA NOSTRA), sin qui è stato considerato come un aspetto connesso al suo “secondo lavoro”, comunque qualcosa di estraneo al filone politico della vicenda. E ciò, oggi, alla luce di quanto va emergendo, fa sorgere legittimi interrogativi.

Infatti, LUCIANO LIGGIO risultava in rapporti anche con ETTORE CICHELLERO, il maggior contrabbandiere europeo degli anni sessanta e settanta, meritevole di qualche cenno.

Già dagli anni cinquanta CICHELLERO stabilì la sua residenza fra Bellizona, Lugano e Agno dove avrebbe avuto a disposizione un aereo, notoriamente simpatizzante dell’estrema destra, venne coinvolto nel sequestro di CRISTINA MAZZOTTI e alcune inchieste stampa lo accusarono di essere il riciclatore del denaro dei sequestri (39).

Visitando il fascicolo dell’istruttoria milanese a carico suo e dei suoi collaboratori, abbiamo rinvenuto tabulati bancari, dai quali si ricava un movimento di tre assegni – pur se di cifre assai modeste – fra l’avvocato di CICHELLERO e quello di NARDI, proprio poco dopo l’arresto di questi (40): un elemento molto probabilmente casuale, ma non indegno di qualche attenzione.
(Continua al Capitolo 8 – Alcune considerazioni finali)

NOTE AL CAPITOLO 7

38) Il che fa tornare in mente la nota successiva alla strage bresciana, per la quale negli ambienti socialisti si nutriva la convinzione che, l’inchiesta sull’evento, avrebbe portato al “fantomatico servizio” per il tramite di Fumagalli.
39) Campo nel quale risultò coinvolto anche il Mar di Fumagalli: ricordiamo il sequestro Cannavale.
40) Il primo dei tre assegni è di poche settimane dopo l’arresto per un traffico d’armi del noto neofascista, avvenuto, come si ricorderà, al valico di Brogeda. Qualche elemento, peraltro, fa pensare che Cichellero avesse interessi anche nel traffico d’armi.

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Dresda ha dichiarato lo "stato d'emergenza nazismo"


Di Salvatore Santoru

A Dresda è stato dichiarato lo 'stato d'emergenza nazismo'
Entrando maggiormente nei dettagli e stando a quanto riporta l'Adnkronos(1), nelle ultime ore il consiglio comunale ha approvato una risoluzione nella quale si sostiene che vi è stato un aumento considerevole di idee e azioni ispirate a visioni del mondo antipluraliste, antidemocratiche, di estrema destra e misantrope.

 Inoltre, il consigliere del partito satirico Die Partei Max Aschenbach ha affermato che la città ha attualmente un 'problema con i nazisti' e c'è da dire che la risoluzione è stata votata dall'Spd, dai Liberali così come dai Verdi e da Die Linke.

Al contrario, la CDU ha criticato l'iniziativa definendola 'simbolica' e con 'errori linguistici'.

NOTA:

(1) https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/11/01/dresda-dichiara-emergenza-nazista_etUdpOZJMKpupHBboccfoK.html?refresh_ce

Germania, attacco razzista contro un migrante: l'autore era estremista di destra


Di Salvatore Santoru

Recentemente, in Germania sta facendo discutere un episodio legato alla violenza di matrice razzista. Più specificatamente, un uomo ha sparato contro un 26enne di origine eritrea e il giovane ha riportato lesioni allo stomaco. In seguito, l'autore dell'attacco è stato trovato morto e le perquisizioni hanno appurato che il 55enne possedeva diverse armi e materiale propagandistico di stampo neonazista. 

L'episodio è avvenuto a Wächtersbach, una piccola città dell'Assia.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/07/germania-spari-contro-un-migrante-26enne-lautore-era-un-estremista-di-destra-002953997.html

Torino, armi da guerra sequestrate ad estremisti di destra legati agli ultras


Di Salvatore Santoru

Recentemente la Digos di Torino ha sequestrato alcune armi da guerra detenute da individui legati all'estremismo di destra e, inoltre, a certi gruppi ultras juventini. Oltre a ciò, stando sempre all'indagine, sono stati scoperti dei legami con gruppuscoli skinhead legati agli ambienti neofascisti e neonazisti.

Tra le diverse armi da guerra, bisogna segnalare anche la presenza di un missile in dotazione presso l'esercito del Qatar.
Inoltre, l'inchiesta ha appurato anche dei legami con il reclutamento dei mercenari neonazisti impegnati nel Donbass

Su tale tematica, bisogna segnalare che vi è una certa presenza di 'foreign fighters' neonazisti nell'ambito di tale conflitto, sia nella fazione pro-ucraina che in quella pro-russa.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/cronaca/2019/07/torino-sequestrate-armi-e-un-missile-a-gruppi-dellestrema-destra-legati-al-mondo-ultras-002948635.html

Germania, un gruppo neonazista pianificava attacchi contro alcuni politici


Di Salvatore Santoru

Una piccola organizzazione neonazista aveva compilato una lista nera di politici da attaccare ed eliminare. Tale gruppo, riportano le cronache, era noto come 'Croce Del Nord' ed era attivo proprio nella Germania del Nord. 

Proprio pochi giorni fa il ministero dell'Interno ha reso noto un report, basato sui dati di un rapporto dei servizi segreti per il 2018, sull'aumento dell'estremismo di destra più radicalizzato, 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/europa/2019/06/germania-gruppo-neonazista-aveva-creato-una-lista-nera-di-politici-da-eliminare-002939033.html

In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti potenzialmente alla violenza

In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti alla violenza

Di Francesco Boezi

La marcia organizzata in Germania dal partito “Terza via”, quella che si è svolta a Plauen, in Sassonia, pochi giorni fa, ha stimolato il dibattito politologico europeo: stiamo assistendo o no al ripresentarsi di certe istanze? Poi sono emersi alcuni numeri, che segnalano come l’estremismo di destra travalichi i confini simbolici e identitari di cori, divise tamburi. Il ministero dell’Interno teutonico – come riportato dall’Agi – stima l’esistenza di 12.700 militanti pronti a fare uso di violenza. Non sono cifre tirate a caso.1
La stima è stata fatta, come racconta Repubblica, sulla base di un macro dato complessivo: le persone considerate ascrivibili a simpatie neonaziste sono il doppio dei possibili violenti, cioè 24mila. Ma bisogna stare attenti a non fare confusione. Radicalismo ideologico e populismo sono molto diversi. Il secondo differisce dal primo anche per via della connotazione post – ideologica. Gli estremismi sono ancorati al novecento e a piattaforme idealistiche desuete. Il populismo, al contrario, ha fatto del superamento di quel secolo uno dei suoi principali punti di forza.
Sarebbe sbagliato e pressapochista accostare Alternative für Deutschland a certi nostalgismi. Alice Weidel è una leader laica, ha una formazione economicista ed è una donna omosessuale. Niente a che vedere con la narrativa dell’uomo solo al comando. Perché, allora, fenomeni politici come “Terza via” attecchiscono nel Vecchio continente? Lo ha spiegato tempo fa il professor Marco Tarchi. Si può ancora leggere un’intervista a L’Espresso in cui il professore di Scienza Politica dell’Università di Firenze ha elencato le sfide della modernità cui il populismo potrebbe non rispondere in modo esaustivo.
Al centro del ragionamento del politologo c’è lo “sconvolgimento” sociale conseguente alla globalizzazione. Fatto sta che questi 12.700 neonazisti, al di là di tutte le analisi possibili, sono stati individuati. L’attenzione dei tedeschi sugli sviluppi della destra riguarda persino le dinamiche parlamentari, dove ad Afd, che nazista non è, è stato impedito di ottenere, attraverso delle votazioni, lo scranno di vicepresidente del Bundestag, che gli sarebbe spettato de facto. In Germania non ci tengono ad assecondare processi istituzionali che i partiti tradizionali ritengono pericolosi, ma l’ostruzionismo minaccia di produrre un effetto uguale e contrario?
I populisti potrebbero svolgere una funzione d’incubazione, normalizzazione e trasformazione degli estremismi, mentre la costante cacciata dei sovranisti dalle logiche istituzionali polarizza ancora di più il clima. Questa è una delle analisi che, specie la stessa parte populista, presenta. Ma sarà vero? Vedremo, intanto, il responso delle urne la mattina del 27 maggio. Chi si professa antidemocratico, di solito, non prende parte agli appuntamenti elettorali. 

Aggressione ai due cronisti dell’Espresso, denunciati due estremisti di destra


LA STAMPA

Due militanti di estrema destra sono stati denunciati per l’aggressione subita da due cronisti de l’Espresso durante la commemorazione delle morti di Acca Larentia, ieri a Roma. È quanto si apprende dalla questura di Roma, secondo la quale i due denunciati sono Giuliano Castellino e Vincenzo Vito Antonio Nardulli per i fatti avvenuti ieri durante una cerimonia organizzata da Forza Nuova e Avanguardia Nazionale presso il mausoleo dei martiri fascisti del cimitero del Verano.

La questura comunica di aver accertato le responsabilità di Castellino e Nardelli, i quali nella mattinata sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare e denunciati all’autorità giudiziaria per i reati di minaccia, lesioni personali e violenza privata, mentre proseguono le indagini per identificare altri partecipanti all’aggressione. Castellino, inoltre, è stato denunciato per la violazione della sorveglianza speciale della polizia alla quale è attualmente sottoposto.

Sulla vicenda la procura di Roma ha aperto un fascicolo e le indagini vengono coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Caporale. Durante la manifestazione di ieri al Cimitero Monumentale del Verano, il personale della Digos e del Commissariato San Lorenzo ha notato otto persone, tra le quali Castellino e Nardulli, che discutevano animatamente con Federico Marconi e Paolo Marchetti poiché stavano riprendendo le fasi della cerimonia. I due cronisti hanno dichiarato in un primo momento di non aver subito aggressioni, ma in serata hanno denunciato quanto avvenuto e uno dei due è stato refertato con tre giorni di prognosi per alcune contusioni.

Ucraina: ultranazionalisti attaccano Gay Pride di Kiev, feriti e arresti

E’ durato una decina di minuti a Kiev il secondo Gay Pride nella storia dell’Ucraina, interrotto dalle violenze degli ultranazionalisti. Almeno sei persone, in gran parte poliziotti, sono rimaste ferite.
Un manifestante ci ha raccontato di essere stato aggredito all’improvviso da un gruppo di tre persone e denuncia un clima di intolleranza: “Delle persone vengono picchiate, si verificano attacchi come questi e la società non presta attenzione. E’ per questo che si devono organizzare manifestazioni del genere, per mettere in evidenza questo problema”.
“Mi sento a disagio”, afferma un’altra manifestante. “Penso sia intollerabile. Sono venuta semplicemente per difendere dei principi che condivido e scopro che delle persone avrebbero potuto attaccarmi “.
Un centinaio di persone ha sfilato per la “marcia dell’uguaglianza” lungo il fiume Dnipro e lontano dal centro. Il luogo era stato comunicato a partecipanti e giornalisti soltanto stamattina, per motivi di sicurezza. Nonostante questo, gli ultranazionalisti di Pravy Sector si sono scagliati contro la polizia, lanciando pietre e cassonetti della spazzatura, circa 25 sono stati arrestati. Il sindaco Vitali Klitschko aveva proposto la cancellazione della marcia, per le minacce proferite dagli estremisti di destra.

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