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L’ambientalismo di destra: dalla rivoluzione conservatrice al nazismo


Di Matteo Luca Andriola

Centrale nel pensiero “ecologista” della Rivoluzione Conservatrice fu la nascita dell’ideologia volkish.
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 Di fronte alle concrete dislocazioni conseguenti al trionfo del capitalismo industriale e dell’unificazione nazionale, i pensatori völkisch predicarono un ritorno alla terra, alla semplicità e all’integrità di una vita adattata alla purezza della natura […] rifiut[andosi] esplicitamente di individuare le cause dell’alienazione, dello sradicamento e della distruzione ambientale nelle strutture sociali, attribuendo invece la colpa al razionalismo, al cosmopolitismo e alla civilizzazione urbana” (6), risultando essere delle tendenze neo-romantiche di quel magmatico humus culturale sviluppatosi fra le due guerre mondiali col nome di konservative Revolution o ‘rivoluzione conservatrice’, movimento culturale e politico che non solo costituirà l’humus da cui il nazionalsocialismo pescherà concretizzando molte sue suggestioni, ma che nasce dal senso di rifiuto del regime politico liberaldemocratico e borghese creatosi in Germania dopo la sconfitta nella Grande Guerra con la caduta del Kaiser, esprimendo una critica sferzante al parlamentarismo e alla democrazia, definiti “la tirannia del denaro”, nonché la nostalgia per i valori tradizionali della vecchia Germania, facendo propria la dicotomia spengleriana fra esaltazione della Kultur germanica, tradizionale e creativa, contrapposta alla Zivilisation occidentale, decadente, priva d’anima, fondata su diritti astratti, un’area capace di rivisitare tutte le dicotomie ideologiche e tutte i luoghi della tradizionale topografia politica di allora, proponendone l’oltrepassamento con sintesi ardite di stampo socialista nazionale, dal nazionalbolscevismo, dove secondo Ernst Niekisch “l’ideale comunista sarebbe stato il mantello di cui si sarebbe ricoperto l’impulso vitale nazionale russo nel suo estremo bisogno di affermarsi”, scrive Ernst Nolte (7).
Altra componente rivoluzionario-conservatrice interessata al discorso ecologico è il movimento della gioventù, meglio noto col nome di Wandervögel (Uccello vagabondo). La coscienza ambientalista del movimento verrà condizionato dal filosofo Ludwig Klages, autore del saggio Mensch und Erde (8), “uno dei più grandi manifesti del movimento radicale eco-pacifista in Germania” (9) capace di criticare l’accelerazione delle estinzioni delle specie, la rottura dell’equilibrio dell’ecosistema globale, il disboscamento, la distruzione delle popolazioni autoctone e degli habitat selvaggi, l’espansione urbana e la crescente alienazione della gente dalla natura nel 1913. Ma lo si fa utilizzando categorie neo-romantiche di critica anticristiana, anticapitalista (di tipo solidarista e neocorporativo), l’utilitarismo economico, il consumismo e l’ideologia del progresso, senza dimenticare non solo certe critiche al cosiddetto cosmopolitismo da leggersi in chiave antiebraica, ma anche l’elogio del Geist come reazione alla razionalità illuminista.
Una critica simile, di stampo antirazionale, è presente nel discorso di Martin Heidegger, che criticava ferocemente la tecnologia moderna e quindi viene spesso celebrato come un precursore del pensiero ecologista, una contestazione dell’umanesimo antropocentrico, l’invito rivolto all’umanità a imparare “a lasciar essere le cose” la sua nozione che l’umanità sia coinvolta “in un gioco” o “in una danza” con la terra, il cielo e gli dei, la sua meditazione sulla possibilità di una maniera autentica di “dimorare” sulla terra, il suo lamentare che la tecnologia industriale inquina la terra, la sua enfasi sull’importanza del “locale” e della “patria”, l’Heimat, la sua convinzione che l’umanità dovrebbe custodire e conservare le cose, anziché dominarle, tutti aspetti del pensiero heideggeriano che ritroveremo nell’ecologia profonda e in certe riflessioni rivoluzionario-conservatrici della nouvelle droite (10), un coacervo di elementi controculturali che univa in un solo movimento neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura, ostilità alla ragione e un forte impulso comunalista, in una ricerca – confusa ma non per questo non appassionata – di relazioni sociali autentiche e non alienate, che in parte rifluì nel Nsdap di Hitler, in parte nel privato; il riflusso era dettato dalla natura del movimento, molto forte fra i giovani, del tutto impolitico, che portò il movimento, vista la natura piccolo-borghese e reazionaria, al rendersi incapace di concretizzare una ribellione organizzata e focalizzata sul sociale, “convinto che i cambiamenti che desiderava avvenissero nella società non potessero essere ottenuti attraverso strumenti politici, ma soltanto attraverso il miglioramento degli individui”. Questo si dimostrò un errore fatale. “In generale, erano possibili due tipi di rivolta: avrebbero potuto proseguire la loro critica radicale della società, che a tempo debito li avrebbe portati nel campo della rivolta sociale. [Ma] i Wandervögel scelsero un’altra forma di protesta contro la società: il romanticismo” (11)”.
Fedele alla propria ideologia, il partito nazista (a cui aderiranno non pochi esponenti dell’ambiente rivoluzionario-conservatore, specie il mondo völkisch) avviò una propaganda e una politica di rivalutazione della natura che sconfinava nel neopaganesimo. Essa si rifaceva al ben noto mito – di origine romantica e idealistica – dell’età dell’oro, ossia il felice
Eden perduto, animato da uno ‘slancio vitale’ e caratterizzato da una primitiva ‘selvatichezza’ (Wildheit, oggi wilderness), una sorta di primigenia spontaneità (Ursprünglichkeit) che poneva l’uomo, la fauna e la flora in un tutt’uno organico. Nel nazionalsocialismo l’ecologismo si concretizza nel culto dell’organicismo olistico, una religione della natura (più che dell’uomo) e dell’ordine naturale con non poche venature pagane e antisemite: “Attraverso i loro scritti, non soltanto quelli di Hitler, ma in quelli della maggior parte degli ideologi nazisti, si può discernere una fondamentale deprecazione degli esseri umani di fronte alla natura e, come corollario logico, un attacco ai tentativi umani di dominare la natura”.
Citando un educatore nazista, la medesima fonte prosegue: “Le opinioni antropocentriste generalmente dovettero essere rifiutate. Sarebbero valide soltanto se il presupposto fosse che la natura è stata creata soltanto per l’uomo. Noi rifiutiamo decisamente questo atteggiamento. Secon do la nostra concezione della natura, l’uomo è un ingranaggio nella catena naturale della vita, esattamente come qualsiasi altro organismo” (12). Tale anima verde del nazionalsocialismo si concretizzò nelle politiche ruraliste del ministro dell’Agricoltura Richard Walther Darré e nella sua ideologia Sangue e Suolo (Blut und Boden), espressa nel libro del 1930 Neuadel aus Blut und Boden (La nuova nobiltà di Sangue e Suolo, edito in italiano nel 1978 dalle Edizioni di Ar di Franco Freda), ideologia basilare nel regime nazista, e che non va assolutamente scissa dall’idea etnonazionalista: “Nulla potrebbe essere più sbagliato che supporre che la maggior parte dei principali ideologi nazisti avessero cinicamente finto un romanticismo agrario e un’ostilità verso la cultura urbana, senza una convinzione intima e per semplici scopi elettorali e propagandistici, allo scopo di ingannare il pubblico […]. In realtà, la maggioranza dei principali ideologi nazisti erano senza dubbio più o meno propensi al romanticismo agrario e l’anti-urbanesimo e convinti della necessità di un relativo ritorno all’agricoltura” (13). Lo dimostrano la legislazione animalista del Reich elaborata da due esperti consulenti del ministero dell’Interno, i quali poi raccolsero il loro contributo in un loro saggio (Giese e Kahler, Il diritto tedesco sulla protezione degli animali, Duncker & Humblot, 1939), ispirata alle tesi del biologo nazista Walter Schönichen, docente di Protezione della Natura nell’Università di Berlino, il quale sintetizzò il suo pensiero in libri come La protezione della natura nel Terzo Reich (1934) e La protezione della natura come compito popolare e internazionale (1942). Insomma, come riassume un noto studioso concludendo un paragone tra l’ecologismo nazista e quello contemporaneo, “l’uomo viene a essere visto non più come signore e padrone di una natura umanizzata e coltivata dal suo lavoro, ma come responsabile di uno stato selvaggio originario fornito di diritti intrinseci, di cui egli è tenuto a salvaguardare in permanenza la ricchezza e la diversità” (14).
2 – continua
2 – La rivoluzione conservatrice e il nazismo
6) J Biehl, P. Staudenmaier, Eco-fascism. Lesson From The Germany Experience, AK Press – The Anarchist Library, 1995 – http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html
7) E. Nolte, La rivoluzione conservatrice nella Germania della Repubblica di Weimar, a cura di L. Iannone, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009
8) L. Klages, Mensch und Erde (1913), Diederichs, Jena 1937 (ed. it., L’uomo e la terra, Mimesis, Milano 1998)
9) U. Linse, Ökopax und Anarchie. Eine Geschichte der ökologischen Bewegungen in Deutschland, München, 1986, p. 60
10) Cfr. Ph. Baillet, Monte Veritá, 1900-1920: une “communauté alternative” entre mouvance völkisch et avant-garde artistique, in Nouvelle École, n. 51, année 2001, p. 126
11) W. Laqueur, Young Germany: A History of the German Youth Movement, Transaction Pub, New York 1962, pp. 41 e 6. Cfr. inoltre N. Cospito, I Wandervögel, il movimento giovanile tedesco da Guglielmo II al nazionalsocialismo, Editrice Il Corallo, Roma, 1984, D. Palermo, I precursori dell’ambientalismo, Libellula Edizioni, Tricase (LE), 2019 e Id., Rivolta e ambientalismo a partire dai Wandervögel, in Cittànuova, n. 2, febbraio 2018, pp. 11-14
12) R. Pois, National Socialism and the Religion of Nature, Londra, 1985, pp. 40, 42 e 43
13) K. Bergmann, Agrarromantik und Großstadtfeindschaft, cit., p. 334
14) L. Ferry, Le nouvel ordire écologique, Grasset, Parigi 1992, cap. II, par. II

LIBRO: Misteri del Nazismo, i segreti occulti del Terzo Reich


Di Salvatore Santoru
Sabato 12 ottobre 2019 ho pubblicato un nuovo ebook basato sull'ideologia e sulla storia del nazismo e, più specificatamente, su i suoi aspetti occulti e misterici chiamato 'Misteri del Nazismo'.
Entrando nei dettagli, in tale ebook si parla sinteticamente di alcune società segrete (Thule, Vril ecc) e personaggi che furono fondamentali per lo stesso 'nazismo occulto', come Rudolf von Sebottendorff, Guido Von List e Lanz Von Liebenfels.
  Nello stesso ebook sono presenti scritti che avevo già pubblicato su Informazione Consapevole e Misteri del Nazismo e riunendoli in tal modo ora danno, nei naturali e ovvi limiti, una parziale visione d'insieme dell'argomento.
Con questo breve ebook spero di contribuire a dare uno spunto d'approfondimento per gli appassionati dell'argomento trattato e, più in generale, a tutti i curiosi di queste tematiche.

La preistoria secondo le teorie di Herman Wirth


Di Marco Zagni *

Con particolare interesse analizzeremo ora le vicende legate alla vita e agli studi del professor Herman Felix Wirth (1885-1981), co-fondatore insieme con Heinrich Himmler dell'Ahnenerbe, nonché primo presidente della stessa fino al suo inesorabile allontanamento avvenuto nel 1937-'38.
In effetti, si decise definitivamente di scrivere questo saggio dopo che ci eravamo accorti che parte delle teorie descritte nel nostro primo lavoro L'Impero Amazzonico, collimavano in linea di massima con quelle esposte molti anni fa da Wirth stesso, o meglio non si poteva far altro che risalire anche alle ricerche di Wirth (e di altri studiosi, tra i quali Tilak ed Evola) per completare il quadro delle nostre ipotesi. 



Chi scrive, appassionato della preistoria del Sud America, aveva infatti considerato la possibilità di una antica migrazione di uomini Cro-Magnon Atlantico-Europei nel continente americano durante l'ultima Era glaciale di Wisconsin-Wurm, una migrazione indipendente, e forse precedente, da quella Sapiens "asiatica" proveniente dallo Stretto di Bering, perciò ci si imbatté logicamente nella scuola di pensiero di tutto un "corpus" di studiosi tradizionalisti, per arrivare infine anche a Wirth. 
Per inciso, ci teniamo a rilevare subito che la portata delle sue teorie sono ancora oggi quanto mai oggetto di polemiche tra le opposte fazioni dei suoi estimatori e detrattori.
Anticipiamo anche che i temi "wirthiani" saranno ripresi nella parte conclusiva del presente saggio dove anche noi non ci sottrarremo nel dire la nostra su tutta una serie di tematiche affrontate nel corso della presente esposizione. Da tutto quello che abbiamo letto in merito a questo ricercatore, una cosa possiamo subito dire: era senz'altro un personaggio geniale ma eccentrico e, come sempre accade, in perenne contrasto con le personalità degli altri studiosi suoi coevi. 
Vogliamo solo ricordare che quando Rudolf Mund, ultimo presidente dell'ONT morto nel 1985, lo contattò per avere notizie di prima mano in merito alla figura di Karl Maria Wiligut, Wirth si irrigidì moltissimo sostenendo che "quel famigerato truffatore doveva essere assolutamente dimenticato". 
Ma probabilmente, questo francamente esagerato giudizio negativo derivava non tanto da screzi personali ma dal fatto che Wirth si era sempre considerato uno "scienziato" nel senso più completo del termine, mentre gli studi di Wiligut non sarebbero mai potuto essere da lui considerati come tali. Invece Himmler aveva sempre preso in forte considerazione scientifica le idee di entrambi.
Ma, a questo punto, che dire di questo tenace studioso tedesco-olandese - era nato a Utrecht?
Già dalla fine degli anni '20, naturalizzato tedesco, dopo la pubblicazione di uno dei suoi saggi più famosi, Der Aufgang der Menschheit - L'Ascesa dell'Umanità -, in complementarietà con altre pubblicazioni e conferenze, Wirth aveva cominciato lentamente a far presa su una certa parte della cultura giovanile tedesca. 
Non dobbiamo dimenticare infatti, che proprio in questo periodo avvenne l'incontro con il giovane Wolfram Sievers, il quale abbandonò la sua attività di commerciante di libri e divenne suo fidato assistente. 
Wirth voleva soprattutto che le sue ricerche facessero presa sulla gente, anche sulle persone più comuni, e si batteva contro la burocrazia tedesca per far sì di ottenere sempre la possibilità di illustrare i risultati delle sue ricerche anche all'aperto, di fronte al pubblico, sotto un semplice tendone da circo. 
Julius Evola, già nel 1930, ha ben presente il pensiero di Wirth e riesce ad esprimerlo compiutamente in poche righe qui riportate: "Il Wirth, in un'opera ponderosa e molto discussa... ha sostenuto che per spiegare una quantità di convergenze e di corrispondenze di simboli, dati antropologici e filologici, ecc., è necessario ammettere l'esistenza di una razza nordico primordiale, che verso l'Età della Pietra dalle regioni artiche si sarebbe spostata verso il sud, dando luogo alle forme più alte di una civilizzazione di tipo cosmico-solare".
Come possiamo vedere, l'influenza sul pensiero di Wirth da parte dell'opera dell'indiano Tilak, era stata fondamentale: sull'origine "polare" o in ogni caso Nord Europea dei bianchi ariani, si trovavano dunque in sintonia diversi studiosi nel mondo, Evola compreso, il quale però considerava l'insieme delle fonti Tradizionali tramandate segretamente, per via iniziatica, come un elemento di prova addirittura superiore agli elementi circostanziali e scientifici riscontrati dal Wirth nelle sue ricerche.
Abbiamo così, secondo Wirth, una dimora polare, patria primitiva della razza nordica, che aveva sviluppato una sorta di civiltà da "Età dell'Oro" (corrisponderebbe, secondo le ultime ricerche, ad un periodo interglaciale "caldo" collocabile tra il 40.000 ed il 28.000 a.C.). 
Qui Wirth riportava una grande quantità di dati geologici, climatici e botanici veramente impressionanti dimostrando come allora, tra i 70 e gli 80 gradi di latitudine Nord, vi era una temperatura media annua paragonabile ad un clima temperato (sui 10 gradi centigradi, contro i 20 sotto zero attuali a quelle latitudini) e che questo territorio aveva incluso anche l'Islanda, la Groenlandia e le Isole Spitzbergen. 
Era L'Atlantide polare, Thule, la sacra dimora della prima umanità. 
Umanità che quindi, secondo Wirth, era nata in un periodo "Terziario", molto prima dell'arrivo di una fortissima glaciazione (dal 28.000 a.C. - ultima fase del Wurm) che aveva di conseguenza costretto gli abitanti di questo Eden Polare a migrare verso Sud, per costituire più tardi l'Atlantide platoniana che tutti conosciamo (dal 15.000 al 9.000 circa a.C.).
La fine del Wurm, l'innalzamento repentino dei mari, insieme con altre catastrofi naturali (il Diluvio Universale) aveva costretto i superstiti dell'Atlantide ariana ad una diaspora in Europa, Asia, Africa nordoccidentale ed America.
Questo, in sostanza, il pensiero di Herman Wirth. 
Come si può facilmente comprendere, l'essenza delle teorie di Wirth riscosse allora il favore dei nazionalsocialisti, chiaramente perché secondo questa storia alternativa dell'Homo Sapiens Sapiens, la parte del leone la faceva la razza primigenia nordico-aria e di conseguenza i suoi discendenti, i popoli germanici. 
Anche con il favore dei nazisti, in ogni caso, Wirth non aveva certo vita facile.

* Tratto dal libro: “Gli archeologi di Himmler”

Germania, cade il divieto di usare simboli nazisti nei videogiochi

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Di Federico Garau
Viene a decadere finalmente in Germania il divieto di utilizzare simboli che possano richiamare “organizzazioni incostituzionali”, con riferimento non esplicito ma ovviamente più che evidente al nazismo, bandito in modo pressochè integrale dal mercato videoludico teutonico.
Solo per citare un esempio recente, “Wolfenstein: The new order”. Nelle versioni in commercio in Austria ed in Germania, il gioco era stato completamente ripulito da ogni riferimento esplicito alle simbologie nazionalsocialiste. Lo stesso Hitler era stato raffigurato sprovvisto dei caratteristici baffi che lo contraddistinguono in ogni ritratto dell’epoca, così da renderlo meno assimilabile al reale personaggio storico.
Bene, da oggi in poi la commissione della Usk, ovvero l’ente che si occupa di fornire la classificazione dei videogiochi in Germania, valuterà caso per caso chi utilizza simboli di questo tipo con intenti esclusivamente artistici o storici e chi invece lo farà con palesi finalità propagandistiche. I videogiochi con questo tipo di contenuto saranno quindi semplicemente valutati come adatti esclusivamente ad un pubblico adulto, ma senza più censure di sorta. Una svolta, questa, decisamente epocale dato che si tende così ad equiparare i videogame ad altre opere di intelletto quali i romanzi o serie televisive, che già erano state liberate da questo genere di vincoli.

IKEA, il passato filonazista del fondatore Ingvar Kamprad

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Di Salvatore Santoru

Recentemente se n'è andato il fondatore dell'Ikea Ingvar Kamprad(1).
Kamprad è stato e sarà ricordato per la sua grande carriera imprenditoriale, per la sua filantropia e la forte etica del risparmio ma anche per il passato da simpatizzante del nazismo, che lo stesso Kamprad definì essere stato il suo 'più grande errore della vita'(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News.

Andando nello specifico, Mr Ikea si iscrisse al partito di ispirazione fascista e nazionalsocialista Nysvenska Rorelsen('Nuovo Movimento Svedese') e fu un grande amico, almeno sino agli anni cinquanta, del suo leader Per Engdahl(2).

In seguito lo stesso Engdhal divenne uno dei più importanti teorici e militanti svedesi di quella parte dell'estrema destra tendente al neofascismo che sosteneva idee paneuropee(3), e che fu ben rappresentata dal movimento 'European Social Movement'(di cui Engdhal fece parte).

Quando Engdahl se ne andò, nel 1994, lo stesso Kamprad lo elogiò e qualche anno fa si sono diffuse mediaticamente delle voci che sostenevano che lo stesso fondatore dell'Ikea non avesse abbandonato la sua credenza nel nazionalsocialismo anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale(4).

Comunque sia, Mr Ikea considerò erronea la sua scelta filonazista e disse che era stata una 'follia della giovinezza'(5).

Inoltre, c'è da dire che lo stesso fondatore del colosso svedese non è mai stato sanzionato per il suo passato nazista e ha potuto godere di un'importante influenza anche durante i governi socialdemocratici di Tage Erlander e Olaf Palme.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1)https://www.informazioneconsapevole.com/2018/01/se-ne-andato-91-anni-ingvar-kamprad-il.html

(2)https://en.wikipedia.org/wiki/Per_Engdahl

(3)https://en.wikipedia.org/wiki/European_Social_Movement

(4)https://www.informazioneconsapevole.com/2017/02/la-sconosciuta-storia-di-ikea-fu.html

(5)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ikea-il-passato-nazista-di-ingvar-kamprad-002321857.html

LIBRO: Storia e repressione della sinistra nazionalsocialista (prima e durante il III Reich)



Di Salvatore Santoru

Recentemente ho pubblicato un nuovo ebook basato sulla storia dello sinistra nazionalsocialista, una corrente facente parte dell'iniziale movimento nazionalsocialista e che venne repressa dal regime nazista



L'ebook si concentra particolarmente sulla corrente strasseriana, già affrontata in un precedente ebook(1), e sulla storia delle SA.

Tale tematica è ancora relativamente poco conosciuta e con la pubblicazione di questo ebook spero di poter contribuire a generare maggiore interesse in chi vuole approfondire la storia degli aspetti conosciuti e meno conosciuti del nazismo e dell'ideologia nazionalsocialista. 

NOTE:

(1) http://www.informazioneconsapevole.com/2017/12/libro-strasserismo-storia-e-repressione.html

LIBRO: Strasserismo, storia e repressione della sinistra radicale del nazionalsocialismo



Di Salvatore Santoru

Venerdì 29 dicembre 2017 ho pubblicato un nuovo ebook basato sulla storia dello strasserismo, una corrente facente parte dell'ala di sinistra del movimento nazionalsocialista e che venne repressa dal regime nazista



Tale tematica è relativamente ancora poco conosciuta e con la pubblicazione di questo ebook spero di poter contribuire a generare interesse in chi vuole approfondire la storia degli aspetti meno conosciuti del nazismo e dell'ideologia nazionalsocialista.

Inoltre, leggendo tale ebook si potranno ricevere delle informazioni di base ed essenziali per una maggiore analisi e approfondimento dello strasserismo e della sua storia.

IL PETTINE PER BAFFI DEL FUHRER, IL ROSSETTO REGALATO AD EVA BRAUN, LE BRACHE DEL GERARCA RUDOLF HESS - UN LIBRO DELLO STORICO ROGER MOORHOUSE FA RIVIVERE IL “TERZO REICH” IN 100 OGGETTI TENUTI NASCOSTI FINORA NEGLI ARCHIVI DELL’IMPERIAL WAR MUSEUM DI LONDRA

 
 
portarossettoPORTAROSSETTO
spazzola per i baffiSPAZZOLA PER I BAFFI
I “mutandoni” di Rudolf Hess, un pettine per i baffi del Führer: sono solo alcuni oggetti di una collezione di 100 pezzi del Terzo Reich rimasti nascosti per oltre 75 anni. Secretati per evitare di crearne il mito. Molti di questi furono confiscati dai servizi segreti britannici e chiusi nell’archivio dell’“Imperial War Museum” di Londra.

Ma adesso rivivono nelle pagine di un libro scritto dallo storico Roger Moorhouse dal titolo “Il Terzo Reich in 100 oggetti”. Tra questi il pettine con il quale Hitler si sistemava i baffi prelevato post-mortem dal suo appartamento a Monaco dalla donna di servizio Anni Winter. Lungo 7 centimetri, fatto di osso, era parte della suo nécessaire da viaggio personale. Il Führer ci teneva molto al suo aspetto fisico e alla sua immagine pubblica e si fece creare appositamente un look per suscitare un forte appeal sul suo popolo. Era così ossessionato che, per esempio, non si sarebbe mai fatto all’esterno con un paio di occhiali.

Un altro pezzo interessante della collezione è il rossetto appartenuto ad Eva Braun e che le fu regalato dallo stesso Hitler nel 1938. Anche lei doveva sempre tenere un aspetto curato ed elegante tra orologi d’oro, gioielli e accessori vari. Poi c’è il pantalone di Rudolf Hess, usato come biancheria intima dal gerarca nazista. Tutti questi oggetti sono stati conservati negli archivi dell’Imperial War Museum a partire dal 1942 e lì erano rimasti fino ad oggi.


pantaloni di rudolf hess  la copertina del libro
LA COPERTINA DEL LIBRO
PANTALONI DI RUDOLF HESS

IL "MEIN LEBEN", OVVERO "L'AUTOBIOGRAFIA" DI ADOLF HITLER



Di Salvatore Santoru 

Ha fatto e sta facendo polemica la vendita in allegato del "Mein Kampf" da parte del "Giornale" oggi sabato 11 giugno.
Il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti si è difeso dalle polemiche sostenendo che si è trattato di un'operazione avente fini esclusivamente storici.

Detto questo, c'è da dire che effettivamente l'operazione del "Giornale" si può prestare ad equivoci in quanto rivolta alle persone comuni, che per diversi motivi non hanno il tempo né la volontà di approfondire argomenti storici ma d'altronde non si può valutare negativamente l'operazione in sé, in quanto conoscere la storia nel suo insieme dovrebbe essere indispensabile per capirne il contesto in cui avvennero determinati fatti.

Comunque sia, c'è da segnalare che per chi fosse interessato ad approfondire gli aspetti storici,filosofici,sociali nonché psicologici del pensiero di Hitler è indubbiamente fondamentale "dare uno sguardo" e/o leggere il "Mein Leben"("La Mia Vita"), il testo che costituisce la prima parte dello stesso "Mein Kampf".

Il "Mein Leben" costituisce una sorta di "autobiografia" di Hitler nonché, come già specificato, un'interessante lettura per chi volesse approfondire gli aspetti della vita e dello stesso "pensiero hitleriano" in modo tale da cercare di conoscere e analizzare meglio il fondamento ideologico del nazismo nonché di una buona parte delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale e del Novecento.

FOTO:http://antiques.gift

MEIN KAMPF IN EDICOLA CON "IL GIORNALE", CRITICHE DA RENZI

Di Salvatore Santoru
Il quotidiano "il Giornale" ha deciso di vendere in allegato una copia del "Mein Kampf" insieme al quotidiano a partire da questo sabato 11 giugno, scatenando diverse polemiche politiche.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che ha twittato che "Trovo squallido che un quotidiano italiano regali oggi il Mein Kampf". Inoltre, Renzi ha concluso il suo tweet con l'hashtag #maipiù.
Sulla stessa linea d'onda dell'attuale premier il sindaco di Torino Piero Fassino, il quale ha dichiarato che è "Squallido e persino indecente riesumare persino Hitler per strizzare l'occhio all'estrema destra nelle città del voto", e il deputato Emanuele Fiano che ha parlato praticamente di una sorta di "complotto" contro il Pd sostenendo che "Esiste un disegno obbrobrioso e preciso che mira a portare a votare contro il PD tutto l'estremismo neonazista e neofascista che si può raccogliere".

L'ASCESA POLITICA DI DONALD TRUMP: ESPRESSIONE DI UN "FASCISMO STATUNITENSE" O DI UN "CONSERVATORISMO RADICALE" ?

Di Salvatore Santoru
Come ricordato in un precedente articolo su questo blog(1), lo scienziato statunitense di orientamento conservatore Robert Zubrin ha criticato la strategia politica di Donald Trump e l'ha definito un "nazionalsocialista".
Come ho avuto modo di parlare anche in un articolo su "Blasting News" incentrato sulle dichiarazioni di Zubrin(2), Trump è visto da alcuni analisti e commentatori politici statunitensi e internazionali come l'espressione di un "fascismo statunitense" mentre altri lo considerano invece un conservatore più "radicale" , "populista" e anche "rivoluzionario" rispetto allo standard a cui il mondo del conservatorismo statunitense è abituato.
Come ho avuto modo di scrivere nel già citato articolo su "Blasting News", c'è della verità in entrambe queste due posizioni.
Difatti, diverse proposte del candidato repubblicano sono effettivamente tendenti al socialismo(economicamente e socialmente Trump è più a sinistra della Clinton) e al nazionalismo, ed inoltre com'è noto spesso Trump scimmiotta e/o riecheggia atteggiamenti fascisti(3).
D'altronde, c'è da segnalare il forte supporto che il candidato repubblicano riceve da diversi settori dell'estrema destra statunitense, da quelli legati(4) all'Alt-Right(la "nuova destra" alternativa al "conservatorismo mainstream"),agli "identitari" e da diversi movimenti neonazisti, sostegno che è stato ricordato dallo stesso Robert Zubrin nell'articolo citato all'inizio(5).
D'altro canto, c'è da dire che però Trump sembra rientrare anche in quel filone del conservatorismo statunitense che si potrebbe definire più "radical","populista" e a tratti "rivoluzionario", filone in cui si possono far rientrare personalità storiche del conservatorismo statunitense come Barry Goldwater(6).
NOTE:

DONALD TRUMP VISTO DALLO SCIENZIATO CONSERVATORE ROBERT ZUBRIN: 'È NAZIONALSOCIALISTA'

Di Salvatore Santoru
Robert Zubrin è un importante scienziato statunitense, noto all'opinione pubblica degli States per essere stato l'ispiratore della proposta di missione umana su Marte "Mars Direct" nel 1990 nonché per aver fondato la "Mars Society nel 1998, un'organizzazione no-profit nata con l'obiettivo di promuovere politicamente(e non) il tema dell'esplorazione del pianeta rosso.
Zubrin è noto anche per le sue idee politiche di orientamento conservatrice nonché per essere collaboratore di diverse testate conservatrici e "neocons" statunitensi come "The National Rewiew" e "American Thinker".
Da diverso tempo lo scienziato si sta distinguendo per l'attacco a Donald Trump, il quale è malvisto dall'establishment repubblicano e dalla maggioranza dell'ambiente conservatore e "neocon" statunitense.
Inoltre, in un recente articolo apparso sulla testata conservatrice "Ricochet" Zubrin ha criticato la strategia del candidato repubblicano e l'ha definito "nazionalsocialista".
Nell'articolo in questione, Zubrin ha scritto che Trump sostiene politiche fortemente stataliste, a cominciare dalla proposta di rendere pubblica la sanità e l'istruzione. Inoltre, lo scienziato ha sostenuto che l'etica del candidato repubblicano è ispirata alla filosofia di Friedrich Nietzsche e risulta in opposizione con l'etica e la morale giudeocristiana a cui i conservatori statunitensi si richiamano.
Zubrin ha anche criticato l'approccio politicamente "demagogico" ed economicamente protezionista di Trump e ha sostenuto che la sua agenda è di stampo "collettivista", ciò in aperta contrapposizione con l'individualismo tipico della destra conservatrice statunitense., tendenzialmente liberale/liberista.

PER APPROFONDIRE:

"Storia del Terzo Reich", un nuovo blog sulla storia del nazismo



Di Salvatore Santoru 

Il nazismo è rimasto nella storia a causa delle immani tragedie che si sono verificate sotto il suo regime e per l'utilizzo pervasivo della propaganda a fini di consenso popolare.
Nell'appena nato blog "Storia del Terzo Reich"(https://storiadelterzoreich.wordpress.com/) verrà ripercorsa la storia, le origini e le caratteristiche del regime nazista e dell'ideologia nazionalsocialista su cui era basato.

Ecco perché lo Yoga è amato da sempre (anche) dall'estrema destra indiana e internazionale

Di Anna Momigliano
Il 21 giugno(2014 nb) si è celebrata per la prima volta la giornata internazionale dello yoga, sancita dalle Nazioni Unite su richiesta del primo ministro indiano Narendra Modi nel 2014. Lo Yoga Day ha coinvolto 47 nazioni, inclusa l’Italia. A nuova Delhi si è svolta una sessione collettiva di yoga, che, con quasi 36 mila partecipanti, ha battuto il Guinnes dei primati. Molti erano dipendenti pubblici, la cui partecipazione è stata caldamente consigliata dal primo ministro in persona. Leader del partito nazionalista conservatore Bjp ed ex militante dello Rss, gruppo paramilitare indù messo fuori legge almeno tre volte, Modi è un grande cultore dello yoga. Non per nulla è stato il primo capo di Governo indiano a istituire un ministero dello Yoga. Ha perorato così la causa dell’istituzione di uno Yoga Day all’Onu: «Lo yoga è un inestimabile dono dell’antica tradizione indiana. Incarna l’unità della mente e del corpo, del pensiero e dell’azione, dell’armonia tra l’uomo e la natura. Non si tratta di un semplice esercizio fisico, ma di scoprire il senso di essere una cosa sola con se stesso, con il mondo e con la natura».
La maggior parte delle altre nazioni ha accolto l’iniziativa senza battere ciglio: a chi potrà mai far male un po’ di movimento all’aria aperta? Ma all’interno dell’India le cose sono un po’ più complicate. La minoranza islamica del Paese, che ha sempre avuto un rapporto teso col Bjp, ha infatti protestato: «L’evento ha scatenato una serie di critiche, soprattutto da alcuni gruppi e attivisti musulmani che non vogliono essere obbligati a cantare “Om”, suono sacro all’induismo, o fare il saluto al sole, che secondo loro violerebbe la natura monoteistica dell’Islam», si legge sul New York Times. Modi ha chiarito che l’evento non avrebbe previsto alcun “Om” né alcun saluto al sole (una delle più comuni e semplici sequenze yoga), ma un suo compagno di partito, il parlamentare e sacerdote indù Yogi Adityanath, ha risposto che, fosse per lui, chi ha problemi col saluto al sole andrebbe gettato in mare, e pace in terra agli uomini di buona volontà. Il ministro dello Yoga Shripad Naik, anche lui del Bjp, ha dichiarato inoltre che lo yoga è un ottimo strumento per «curare l’omosessualità». La principale forza di opposizione, il partito del Congresso, ha accusato il premier di volere «usurpare lo yoga» trasformandolo «in una questione polarizzante e coercitiva». Non era lo yoga di per sé, quanto l’idea di imporlo agli altri, e in particolare ai musulmani, che il Congresso contestava. Per ribadirlo, il partito d’opposizione ha fatto circolare immagini del suo padre fondatore Jawaharlal Nehru immerso nella meditazione (sottotesto: per lui era un fatto privato).
Tutto questo per rendere l’idea che, in India, lo Yoga Day è stata un’operazione decisamente di destra, nonché, secondo, alcuni, in odore di imposizione dell’induismo come religione di Stato: «Lo yoga è la prosecuzione della politica con altri mezzi», ironizzava la studiosa indo-americana Andrea Jain. Naturalmente in Italia, così come negli altri Paesi occidentali, le implicazioni nazionaliste non potevano essere più lontane: migliaia di persone si sono radunate per sessioni di yoga alla Darsena di Milano e al Campidoglio, senza per questo pensare di umiliare le minoranze etnico-religiose o «buttare a mare» chi non vuole fare il saluto al sole. «Lo yoga è una disciplina universale, anche se ha connotazioni religiose. È uno strumento che ti porta a un benessere fisico e spirituale, a una trasformazione fisica e interiore e, di conseguenza, a una vita migliore», racconta Elena De Martin dell’associazione Ashtanga Yoga Milano, una dei maestri che hanno guidato la meditazione in Darsena. Come la stragrande maggioranza delle persone che praticano yoga in Italia, De Martin, che insegna anche nelle carceri, rifiuta qualsiasi politicizzazione: «Lo yoga è per tutti, e sta avvicinando sempre più persone da tutti i ranghi». Il messaggio, se c’è, è quello di amore universale: «Uno dei detenuti a cui insegno mi ha ringraziato, dicendomi che da quando fa yoga si rende conto di volere più bene a tutti».
China Daily Life - Day of Yoga
Questa idea dello yoga che ci fa essere più buoni ha cominciato a diffondersi in Occidente negli anni Sessanta e Settanta. Era l’epoca della rivoluzione sessuale e ben presto sarebbe arrivata quella dei figli dei fiori, quando Richard Alpert, uno psicologo ebreo di Boston, cominciò a interessarsi di psichedelia e delle possibili applicazioni dell’LSD nella cura delle malattie mentali: cacciato da Harvard nel 1963 a causa di questi suoi esperimenti, Alpert partì per l’India, dove si convertì e prese il nome di Ram Dass, o “servo di Dio.” Tornato negli Stati Uniti, pubblicò nel 1971 Be Here Now che presto diventò un bestseller e, complice lo spirito del momento, contribuì alla diffusione dello yoga, della meditazione e, più in generale, della spiritualità orientale nel Nord America. Da lì nacque la sovrapposizione tra yoga e sottocultura hippy. Da lì, in parte, deriva l’idea che dello yoga ha oggi il pubblico generalista: amore, pace, spiritualità. Eppure lo yoga non è sempre stato di sinistra ed è curioso notare come sia stato adottato da movimenti così ideologicamente ed esteticamente lontani tra loro.
Lo yoga è una disciplina – o, meglio, un’insieme assai variegato di filosofie e pratiche, fisiche e spirituali – antichissima, che traccia le sue origini nelle culture indiane pre-vediche di quattromila anni fa. L’Europa comincia a conoscere lo yoga verso la fine del Settecento, quando si consolida il dominio britannico delle Indie: in quel periodo arrivano le prime traduzioni inglesi dei più importanti testi induisti, come i Veda e il Bhagavadgītā. Nella seconda metà dell’Ottocento, con la diffusione dell’occultismo tra i ceti istruiti dell’Europa e degli Stati Uniti, gli stessi testi incontrarono una discreta popolarità tra i movimenti esoterici del periodo e in particolare nella Società Teofisica.
In Italia, tra i primissimi estimatori dello yoga si annovera Julius Evola, al secolo: Giulio Cesare Andrea Evola. Esoterista noto per le sue simpatie nazi-fasciste – tra le altre cose fu tra i firmatari del Manifesto della Razza e autore di testi violentemente antisemiti come La civiltà occidentale e l’intelligenza ebraica – Evola pubblicò nel 1949 il saggio Lo Yoga della potenza, ristampato nel 1968 da Edizioni Mediterranee. Più che un saggio sullo yoga in sé, definito da Evola come «disciplina volta alla liberazione», è un saggio sullo yoga tantrico, caratterizzato «non dalla via del puro distacco, come nel buddhismo delle origini e in molte varietà dello stesso yoga, bensì da quella della conoscenza, del risveglio e del dominio delle energie segrete chiuse nel corpo». 
Pare che anche alcuni gerarchi nazisti fossero estimatori dello yoga. Così almeno sostiene lo storico Mathias Tietke, che nel 2011 ha pubblicato il saggio Yoga im Nationalsozialismus: Konzepte, Kontraste, Konsequenzen, (“Lo Yoga nel Nazionalsocialismo concetti, contrasti, le conseguenze”), dove sostiene che il ministro degli interni Heinrich Himmler avesse consigliato agli aguzzini dei campi di concentramento di praticare la meditazione orientale per alleviare la tensione.
L’innamoramento di alcuni pensatori nazi-fasciti per lo yoga si spiega in parte con il richiamo alle antiche civiltà indiane insito nel concetto stesso di “razza ariana”: gli ariani, detti anche “indoariani,” erano un’antichissima popolazione che si stabilì nel Subcontinente nel secondo millennio avanti Cristo, dando origine alla civiltà indiana, e da loro sostenevano di discendere i tedeschi del Terzo Reich (la svastica, com’è noto, è un simbolo sanscrito). Nello specifico Evola, fautore di un «razzismo spirituale», contrapponeva la «virilità spirituale» degli ariani, «intesi come razza non solo del sangue, ma altresì e essenzialmente, dello spirito», al «servilismo dell’uomo di fronte al Dio» proprio secondo lui dell’ebraismo.
Nell’India contemporanea la pratica dello yoga ha sempre avuto ancheuna connotazione di identità culturale, di ritorno alle origini, di rifiuto della cultura occidentale imposta dal dominio inglese, senza però necessariamente implicare un estremismo nazionalista. Praticavano lo yoga quotidianamente Jawaharlal Nehru, padre della nazione indiana, e sua figlia Indira Gandhi, per fare due esempi. C’è qualcosa di nuovo però, e di inquietante, nel richiamo allo yoga dell’attuale primo ministro, Narendra Modi. Giunto al potere nel 2014 con il Bjp (Bharatiya Janata Party), partito nazionalista con richiami più o meno velati alla religione indù, Modi vanta un passato nel ben più radicale Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), gruppo paramilitare induista, responsabile, tra le altre cose, della distruzione di alcune moschee negli anni Novanta.
Secondo alcuni, Modi rappresenta l’anello di congiunzione tra il nazionalismo mainstream del Bjp e l’estremismo dichiarato dello Rss. In un editoriale sul New York Times lo scrittore Pankaj Mishra descriveva Modi come il rappresentante di «una nuova generazione di nazionalisti indiani, che barcolla tra il vittimismo e il senso di superiorità» e lo accusava di «alimentare un circolo vizioso di rabbia e vergogna», un pericoloso revanscismo che prende di mira la minoranza islamica tanto quanto l’Occidente. Modi è figlio dello Rss, ma, sostiene Mishra, «più che ai volontari in pantaloncini khaki, deve la sua ascesa alla rispettabilità agli indiani semi-occidentalizzati nei grandi media e nei think tank».  Facilmente riconoscibili per le loro divise – che includono per l’appunto degli shorts color sabbia – gli attivisti dello Rss organizzano spesso parate paramilitari. Che comprendono, manco a dirlo, esercizi di yoga.

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