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Ikea, la nuova frontiera: i mobili in affitto

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Giovani che studiano all’estero in case in affitto, ragazzi che vanno ad abitare fuori casa con altri amici, fuorisede che cambiano stanza, ma anche lavoratori pendolari e precari a basso reddito: è pensando a questo tipo di clientela che Ikea sta di nuovo rivoluzionando il mercato dell’arredamento ed è pronta a lanciare l’offerta dei mobili in affitto.
Il noleggio a tempo e non l’acquisto, dunque, per venire incontro alle necessità di lavoratori e studenti, in chiave sostenibile. La notizia, pubblicata sul sito svizzero “20 Minuten”, non è ancora stata confermata da fonti del colosso svedese, che mantiene anche il riserbo sulla data d’inizio del progetto.
 Ma Jesper Brodin, l’amministratore delegato, in un intervento al World Economic Forum di Davos, ripreso dal Telegraph aveva in qualche modo annunciato la rivoluzione: “Tutto potrebbe essere affittato”, ha dichiarato, “anche un semplice tappeto”. E dalla multinazionale filtrano voci su un a linea di mobili destinati all’affitto già pronta.
Che poi, negli Stati Uniti proprio una novità non è, tanto che fosse una sorpresa è proprio il fatto che in Europa ci sii sia giunti così tardi: “In America il noleggio dei mobili è storia vecchia”, rileva Tilman Slembeck, professore di economia all’Università di Scienze Applicate di Zurigo. 

Ikea, i colloqui di lavoro saranno fatti dal robot Vera. Ecco tutti i dettagli

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Di Salvatore Santoru
Ai colloqui di lavoro della multinazionale svedese Ikea non ci si troverà più un responsabile del personale umano, ma un robot.

Andando maggiormente nello specifico e stando a quanto riportato su 'Fidelity House'(1), si tratta di Vera, un software avente la capacità di intervistare sino a 1.500 canditati al giorno.
Vera è stata fondata da una start-up russa e il fondatore della stessa,Alexei Kostarev, ha ricordato che il software risulta essere attualmente già in uso presso almeno 200 società russe
NOTA E PER APPROFONDIRE:

IKEA, il passato filonazista del fondatore Ingvar Kamprad

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Di Salvatore Santoru

Recentemente se n'è andato il fondatore dell'Ikea Ingvar Kamprad(1).
Kamprad è stato e sarà ricordato per la sua grande carriera imprenditoriale, per la sua filantropia e la forte etica del risparmio ma anche per il passato da simpatizzante del nazismo, che lo stesso Kamprad definì essere stato il suo 'più grande errore della vita'(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News.

Andando nello specifico, Mr Ikea si iscrisse al partito di ispirazione fascista e nazionalsocialista Nysvenska Rorelsen('Nuovo Movimento Svedese') e fu un grande amico, almeno sino agli anni cinquanta, del suo leader Per Engdahl(2).

In seguito lo stesso Engdhal divenne uno dei più importanti teorici e militanti svedesi di quella parte dell'estrema destra tendente al neofascismo che sosteneva idee paneuropee(3), e che fu ben rappresentata dal movimento 'European Social Movement'(di cui Engdhal fece parte).

Quando Engdahl se ne andò, nel 1994, lo stesso Kamprad lo elogiò e qualche anno fa si sono diffuse mediaticamente delle voci che sostenevano che lo stesso fondatore dell'Ikea non avesse abbandonato la sua credenza nel nazionalsocialismo anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale(4).

Comunque sia, Mr Ikea considerò erronea la sua scelta filonazista e disse che era stata una 'follia della giovinezza'(5).

Inoltre, c'è da dire che lo stesso fondatore del colosso svedese non è mai stato sanzionato per il suo passato nazista e ha potuto godere di un'importante influenza anche durante i governi socialdemocratici di Tage Erlander e Olaf Palme.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1)https://www.informazioneconsapevole.com/2018/01/se-ne-andato-91-anni-ingvar-kamprad-il.html

(2)https://en.wikipedia.org/wiki/Per_Engdahl

(3)https://en.wikipedia.org/wiki/European_Social_Movement

(4)https://www.informazioneconsapevole.com/2017/02/la-sconosciuta-storia-di-ikea-fu.html

(5)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ikea-il-passato-nazista-di-ingvar-kamprad-002321857.html

Se n'è andato a 91 anni Ingvar Kamprad, il fondatore dell'IKEA

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Di Salvatore Santoru

Se n'è andato a 91 anni il fondatore dell' Ikea, Ingvar Kamprad
Kamprad fondò lo storico brand del settore dei mobili nel 1943, quando aveva solo diciassette anni(1).

PER APPROFONDIRE: ARTICOLO SU BLASTING NEWS.

Mr Ikea era anche un filantropo ed aveva una forte etica del risparmio.

NOTA:

(1)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ikea-se-ne-andato-il-fondatore-kamprad-002321499.html

Sospetti di evasione fiscale per Ikea in tutta Europa, la Ue apre un’indagine

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Di Marco Bresolin

Non ci sono soltanto le multinazionali americane nel mirino di Margrethe Vestager. La numero uno dell’Antitrust Europeo ha infatti lanciato un’indagine su un presunto trattamento fiscale di favore che il governo olandese avrebbe riservato a Ikea. Bruxelles accusa L’Aja di «aiuti di Stato illegittimi», che sarebbero stati concessi sotto forma di due «tax ruling», siglati nel 2006 e nel 2011. Due misure che avrebbero permesso al colosso dei mobili di eludere centinaia di milioni di euro, in violazione delle norme europee sulla concorrenza. Una scappatoia architettata attraverso un sistema triangolare di trasferimenti tra società legate con sede in Olanda, Lussemburgo e Liechtenstein. La cifra non è stata ancora calcolata ufficialmente dalla Commissione, ma potrebbe arrivare anche al miliardo di euro, secondo uno studio degli eurodeputati Verdi. 

«Tutte le società, grandi o piccole, multinazionali o no, devono pagare la loro giusta parte di tasse - ha spiegato Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza -, gli Stati membri dell’Ue non possono lasciare alcune imprese pagare meno tasse, permettendo loro di trasferire artificialmente i loro profitti altrove». 


La società oggetto dell’indagine è Inter Ikea Systems, che gestisce le attività in franchising dei negozi Ikea che si trovano in tutto il mondo. Questi pagano il 3% del loro fatturato alla casa madre, basata in Olanda, ma i due accordi stretti con il governo dei Paesi Bassi avrebbero permesso alla società di ridurre in modo significativo i profitti imponibili, favorendola rispetto alle imprese concorrenti. Con il tax ruling del 2006, Inter Ikea Systems avrebbe infatti trasferito una parte significativa dei propri profitti a un’altra società del gruppo registrata in Lussemburgo (I. I. Holding), che non ha pagato imposte.  

Nel 2011, però, Ikea ha modificato la propria struttura, quindi l’accordo precedente non era più applicabile. Per questo ne è stato siglato uno nuovo che le avrebbe permesso di trasferire gli utili a una società con sede nel Liechtenstein. Inter Ikea Systems, nel 2011, aveva infatti acquistato i diritti legati alla proprietà intellettuale che precedentemente erano detenuti dalla lussemburghese I. I. Holding. Per finanziare l’operazione, la società ha ottenuto un prestito dalla società madre basata in Liechtenstein: grazie all’intesa con L’Aja, gli interessi pagati sono stati dedotti dalle imposte versate in Olanda. 

Milano: il caso della madre licenziata, la risposta di Ikea

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Di Salvatore Santoru

In merito alla vicenda del licenziamento di Marica Ricutti(1), la risposta di Ikea non si è fatta attendere.
I rappresentanti dell'azienda svedese hanno sostenuto che il licenziamento è avvenuto a causa delle  troppe assenze e perché la donna ha lavorato meno di sette giorni al mese durante gli ultimi otto mesi e negli ultimi tempi si era non raramente "autodeterminata l'orario di lavoro", senza preavviso e senza dare comunicazione di sorta.

PER APPROFONDIRE: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/milano-madre-licenziata-arriva-la-risposta-di-ikea-002202817.html

NOTA:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/11/milano-ikea-licenzia-una-donna-36enne.html

Milano, Ikea licenzia una donna 36enne madre di un disabile

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Di Salvatore Santoru

A Milano l'Ikea ha licenziato una donna 39enne, Marica Ricutti, in quanto la donna non ha potuto osservare i turni di lavoro
La donna non ha potuto rispettare i suoi turni di lavoro a causa di impegni familiari, in quanto alle 7(l'orario di lavoro assegnatoli dalla multinazionale svedese) ha la terapia di suo figlio disabile.

PER APPROFONDIRE:

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/milano-ikea-licenzia-una-madre-di-un-disabile-002198359.html

La truffa corre su WhatsApp ed e-mail, attenzione al buono sconto Ikea



 Oggi è la volta di Ikea. Ogni giorno su WhatsApp e sulle e-mail riceviamo decine di messaggi che invitano ad acquistare prodotti “magici” o a premere su link per avere WhatsApp gratis per sempre. Logicamente si tratta di truffe e di messaggi phishing che cercano di rubare dati preziosi agli utenti.
L’ultima truffa ha preso di mira Ikea, l’azienda svedese leader nel settore dei mobili. I pirati informatici hanno architettato una trappola che sta facendo molte vittime, soprattutto tra gli utenti che non hanno le capacità per riconoscere un messaggio vero da un tentativo di phishing. La truffa è molto semplice: gli hacker promettono alle vittime un buono sconto Ikea da 150/500/900 euro da utilizzare nei negozi dell’azienda svedese. Per farlo, però, devono premere su un link, che in realtà nasconde un malware che infetta lo smartphone dell’utente. Il messaggio viene inviato sia tramite WhatsApp, sia tramite e-mail.

Fonte e articolo completo: http://tecnologia.libero.it/la-truffa-corre-su-whatsapp-ed-e-mail-attenzione-al-buono-sconto-ikea-11887

VISTO  ANCHE SU http://www.4notizie.com/tecnologia/la-truffa-corre-su-whatsapp-ed-e-mail-attenzione-al-buono-sconto-ikea/113601.html

Mr. Ikea, un vero nazista anche dopo la guerra


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Di Francesco S.Alonzo

Di lui si era già parlato in passato come di un giovane e ingenuo seguace del nazismo svedese, ma in un libro appena uscito, dal titolo «E nel Wienerwald sono rimasti gli alberi», la giornalista televisiva Elisabeth Aasbrink rivela particolari che addossano al fondatore di Ikea (l’azienda dei mobili a basso prezzo), l’ottantacinquenne Ingvar Kamprad, responsabilità ben più pesanti che, sia pure appartenendo a un’epoca passata, gettano su di lui ombre oscure che difficilmente possono essere diradate.

Nel libro della Aasbrink si rivela che Ingvar Kamprad non solo era iscritto al partito nazionalsocialista svedese con la tessera numero 4.014, ma faceva parte del gruppo d’azione Sss che aveva il compito di arruolare nuovi camerati, fra il 1941 e il 1945. La sua ammirazione per il leader del nazismo svedese, Per Engdahl, era sconfinata ed egli continuò ad aderire al partito neonazista che Engdahl fondò dopo la fine del secondo conflitto mondiale con la denominazione di «Nysvenska rörelse» (Movimento nuovo svedese) che divenne la fucina di movimenti di estrema destra. Kamprad ammirava a tal punto Engdahl che in una recente intervista concessa appunto alla Aasbrink lo aveva definito «un grande uomo», pur asserendo di non condividerne le teorie naziste. Elisabeth Aasbrink presenta, nel suo libro, dossier sino ad ora segreti dei servizi di sicurezza svedesi nei quali Ingvar Kamprad, già nel 1943, ossia quando aveva appena diciassette anni, era definito «nazista».

Durante gli Anni Cinquanta, il Movimento nuovo svedese non seguiva le classiche linee naziste e anziché sulle differenze razziali si basava sulla cultura, attenuando l’atteggiamento antisemita. Heléne Lööw, docente di storia all’università di Uppsala, spiega: «Intorno agli Anni Trenta-Quaranta, erano molti i giovani che cercavano un’identità politica ed erano facili prede della propaganda. Anche nei primi Anni cinquanta, si verificò un sbandamento sulla scia del contrasto fra Est ed Ovest. Ma il fatto che Kamprad abbia aderito, fino al 1955, al movimento neonazista approfondisce la conoscenza del suo carattere ed è strano che egli non ne abbia parlato prima, quando furono rivelate le sue simpatie giovanili per il nazismo. L’Ikea è quasi un'istituzione nazionale svedese ed è interessante discutere di questa materia».

Nel libro si parla di un ragazzo ebreo che, sfuggito allo sterminio, fu assunto come garzone dalla famiglia Kamprad e di come Ingvar fosse rimasto legato a lungo a lui da una profonda amicizia. «E io volevo sapere spiega la Aasbrink - come fosse possibile essere amico fraterno di un ragazzo ebreo e allo stesso tempo ammirare un tipo come Engdahl che era il massimo esponente svedese dell’antisemitismo e un acerrimo nemico della democrazia. Ma Kamprad mi disse: lo considero un grande uomo e continuerò a farlo per tutta la vita». Sarebbe stata la nonna di Ingvar, Fanny Kamprad, originaria dei Sudeti, a destare nel futuro fondatore del colosso mondiale Ikea l’ammirazione per Adolf Hitler, che aveva restituito alla Germania la sua terra natale, ridando ordine al Paese. Kamprad ricorda che in casa della nonna giungevano riviste eleganti a colori che, sotto la regia di Joseph Goebbels, illustravano i miracoli del nazismo. L’impegno politico fra i 15 e i 26 anni viene definito dallo stesso Kamprad «un peccato di gioventù» e qui in Svezia sono in tanti a dire che la ragione della «persecuzione» di Kamprad affonderebbe le radici nel desiderio di mettersi in mostra da parte di giornalisti e scrittori e nell’invidia.

Contrariamente a quanto si è verificato in passato, quando si gettavano addosso ad Ingvar Kamprad accuse di ogni genere, l’Ikea si è trincerata dietro un «no comment» che suona stonato. Bertil Torekull, che scrisse a suo tempo la biografia di Kamprad, dice: «Ingvar è per i massmedia svedesi un lecca-lecca che difficilmente si vuole lasciare. Ma non credo che queste nuove rivelazioni danneggeranno l’Ikea. Quando il giornale Expressen svelò, verso la metà degli Anni Novanta, l’appartenenza di Kamprad al partito nazista, Ingvar inviò i suoi più alti funzionari a contattare la più importante lobby ebrea negli Stati Uniti, temendo un boicottaggio. Le sue scuse e la spiegazione che si trattava di un peccato di gioventù furono accettate e i suoi negozi non furono boicottati, non solo ma Ikea ha addirittura aperto un grande magazzino del mobile in Israele. Ma ho paura che certi personaggi che vogliono mettersi in mostra non lasceranno in pace Ingvar Kamprad finché egli sarà in vita». 

FONTE:http://www.lastampa.it/2011/08/26/esteri/mr-ikea-un-vero-nazista-anche-dopo-la-guerra-Noxi109uMYIN7F1JkEC3eO/pagina.html

LA BUFALA DEI BUONI SPESA IKEA DA 500 EURO



 Di Elena Masuelli

La bufala corre, non solo via WhatsApp. Da tempo dilagano messaggi sul cellulare, inviati attraverso contatti «sprovveduti», che promettono la vincita di buoni acquisto Ikea da 500 euro, una truffa che ha cominciato a diffondersi anche per mail. In questo caso non è una “catena di Sant’Antonio”, non viene richiesto di inserire numeri o dati di altre persone da coinvolgere nel presunto affare, ma solo i propri, con il rischio di risultare iscritti a costosissimi servizi telefonici.  
Abbiamo fatto una prova. 
Il mittente è “IKEA”, realtà alias di un tipico indirizzo spam account, messaggi che invadono tutte le nostre caselle di posta. La mail invita a partecipare a un sondaggio di soddisfazione del cliente con cinque domande su allestimenti e qualità dei prodotti. Non si tratta di una promozione di Ikea, che è completamente estranea. La multinazionale svedese infatti ha fatto sapere che «al fine di tutelare i propri clienti Ikea sta intraprendendo tutte le necessarie azioni tese a far luce sull’accaduto». 

Dopo avere terminato il questionario è ora di inserire i dati, indirizzo, numero di telefono cellulare, ma soprattutto l’accettazione alla loro acquisizione e condivisione per iniziative commerciali. La cosiddetta «privacy», quella che spesso con troppa leggerezza autorizziamo, ritrovandoci poi invasi da newsletter e tempestati di telefonate da call center. La promessa è quella di venire contattai via mail in caso di vincita. Ma immediata è l’opportunità di vincere altri buoni spesa solo autorizzando l’invio di un codice sul nostro cellulare.  In piccolo, piccolissimo, l’avvertenza che ci si sta iscrivendo a un servizio telefonico a pagamento, il cui abbinamento costa 5,08 euro a settimana. Non “cliccate”! E anche se si è evitato il servizio a pagamento sul cellulare, per il resto è troppo tardi: la mail comincia a essere tempestata di proposte commerciali, spesso con marchi molto noti, usati come richiamo. Adesso non ci resta che scoprire come liberarcene.  

Non aprite i messaggi, via mail o WhatsApp; se lo avete fatto non inserite i vostri dati; avvertite il mittente; controllate tramite il vostro di non essere stati iscritti a servizi a pagamento.  

IKEA ha aperto a Cagliari: 4500 visitatori presenti all'inaugurazione

Ikea a Cagliari: si parte con un punto di ritiro degli acquisti online.

Di Salvatore Santoru

Recentemente IKEA ha aperto a Cagliari.
Secondo quanto riportato da "Sardegna Oggi" all’inaugurazione erano presenti circa 4500 i visitatori 
La prima giornata di vendite della multinazionale svedese è stata di 35.000 euro e di oltre 50 ordini, che sono stati effettuati al Pickup Point o per consegna a casa dei clienti.

PER APPROFONDIRE:http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2016-06-30/32849/I_cagliaritani_invadono_Ikea_in_4500_nel_primo_giorno_dapertura.html

FOTO:http://cagliari.vistanet.it

IKEA: per il fisco è una onlus

Di Olivia B
http://www.agoravox.it/

Un articolo di Gabriella Meloni su Vita.it, portale dedicato all'universo del sociale, svela una verità stupefacente: IKEA, la multinazionale che riempe di mobili dal profilo scandinavo le case di tutto il mondo, generando fatturati a moltissimi zeri, è in realtà un ente non profit. Almeno per il fisco.
Sotto il profilo societario infatti, Ikea si configura come una fondazione senza fini di lucro con sede in Olanda, il cui scopo principale sarebbe quello di “Diffondere l'architettura e il design”. Sarà un caso, ma grazie a questa denominazione e alla creazione di società collegate nelle Antille e in Lussemburgo (avete presente lo scandalo che sta investendo il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker?), versa al fisco (olandese) solo il 3,5% di tasse.
Il design, si sa, non può fare a meno della creatività...
Pensavate che Ikea fosse un'azienda svedese? Errore, in realtà è un'associazione non profit olandese. La “scoperta” (in realtà non nuova, ma comunque ripresa dai giornali di tutto il mondo) l'ha fatta Al Jazeera, ma non si tratta di un titolo di merito: il gigante del mobile low cost ha assunto questa veste per evadere, o quantomeno aggirare, il fisco.
Veniamo ai fatti, che per la verità sono abbastanza intricati. Che Ikea non sia un'azienda quotata in Borsa, e quindi non abbia l'obbligo di pubblicare i bilanci, è cosa nota. Ora però emergono i dettagli: lungi dall'essere una corporate svedese, Ikea è invece una charity con sede in Olanda, controllata dall'azienda olandese Ingka Holding, a sua volta posseduta da una fondazione non profit, la Stichting Ingka Foundation, creata nel lontano 1982 dal fondatore del mobilificio Ingvar Kamprad con la nobile motivazione di “diffondere il progresso dell'architettura e dell'interior design”. La fondazione è una delle più grandi non profit al mondo, con un patrimonio che supera i 35 miliardi di dollari. C'entreranno qualcosa i profitti dei 300 store Ikea sparsi in 38 paesi del mondo? Essendo una charity, Ikea versa al fisco quanto previsto dalla legge olandese per le associazioni senza fine di lucro: un misero 3,5% dell'imponibile. Inoltre finanzia con qualche milione l'anno alcune università svedesi, tanto per non perdere la faccia. Ma pare sia tutto, a livello di beneficienza. Il vero scopo della fondazione è creare una “riserva di capitali” per Ikea group, in caso di “aumentata necessità”. 

Svezia, lo sfruttamento dell’Ikea dei prigionieri politici


Ikea, il colosso aziendale che più volte ha cercato d’imporsi per i suoi canoni etici, è stato travolto da documenti rimasti finora nascosti negli archivi della Stasi, i sevizi segreti della Germania del blocco sovietico.
Negli anni Ottanta, l’Ikea, negli suoi stabilimenti della Germania dell’Est, avrebbe utilizzato i prigionieri politici tacciati di anticomunismo per realizzare i propri prodotti. Una “collaborazione” forzata che la casa produttrice di mobili più famosa al mondo avrebbe esteso anche ai dissidenti d’Oltreoceano. Grazie all’intermediazione della Repubblica Democratica tedesca, infatti, anche i prigionieri di Cuba sarebbero stati coinvolti nella proficua iniziativa con la quale il colosso vedeva assicurasi manodopera a costo zero. L’accordo con l’arcipelago dei Caraibi sarebbe avvenuto nel 1987. I documenti della Stasi riporterebbero i numeri del contratto: realizzazione di diecimila tavoli per bambini, trentacinquemila tavoli da pranzo e quattromila salottini. Il portavoce dell’Ikea, Jeanette Skjelmose, ha descritto il fatto come gravissimo e ha assicurato l’impegno dell’azienda nell’analizzare tutta la documentazione segreta.

Fonte:E-il Mensile

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