Tra l’ennesimo scandalo scommesse e l’ennesimo mercato di riparazione, torna nelle sale il film del campionato. Ma per il mese di gennaio, più che le partite sui campi saranno decisive quelle sui tavoli, dove procuratori e direttori generali disputeranno match duri e senza esclusione di colpi. Per ora i trasferimenti più importanti li hanno messo a segno il Napoli, con l’acquisto dell’attaccante cileno Vargas e la Juventus, che ha preso a prezzo di un giovane primavera l’attaccante Borriello dalla Roma, cui potrebbe aggiungersi Pizarro, che sarebbe un’utile alternativa a Pirlo.
Chiarissimo l’obiettivo della Juventus, davvero incomprensibile quello della Roma, che sta concretamente rischiando di veder andar via anche De Rossi, se non ora a Giugno. Ad ogni modo, ci sono ancora 25 giorni di mercato invernale che, per volume di movimentazione di denaro e numero di calciatori trattati, da qualche anno sembra essere diventato più importante di quello estivo. Gli obiettivi sono diversi: in generale c’è il tentativo di riportare il monte spese delle società di calcio alla sostenibilità, riducendo costi con cessioni e prestiti di organici e spalmature di debiti.
Non solo e non tanto per la ormai prossima entrata in vigore del fair-play finanziario, quanto perché le società di calcio italiane continuano ad essere tenute in mano da presidenti che, sempre più, si chiedono se il ritorno d’immagine per loro e per le loro aziende vale il costo che assumono nella gestione delle squadre. Il gap con l'Europa é fortissimo. Si deve tener conto che Gran Bretagna, Spagna, Francia e Russia, dove sceicchi e oligarchi del petrolio investono somme enormi per costruire squadre d’eccellenza assoluta, a tenerli a bada ci sono società come Real Madrid e Barcellona, che sono costituite da capitali collettivi e non da singoli portafogli. In Italia, invece, non ci sono sceicchi e nemmeno società collettive di capitali e i Moratti, i Berlusconi, i Della Valle, i De Laurentis, i Pozzo e Zamparini (pur nelle loro differenze, ovvio) non dispongono di capitali privati di valore tale da mettere in discussione il predominio finanziario di sceicchi e affini. Dunque, almeno sul piano europeo, la partita è impari.
Se invece si tratta di un futuro disegnato sui prossimi tre o quattro anni, allora qualcosa è già stato fatto, particolarmente dall’Inter, che ha ingaggiato una buona linea verde tra i quali spiccano Alvarez, Castanois, Ranocchia, Viviano, Poli, Faraoni, Caldirola, Coutinho, Obi. Il Milan, invece, al momento dispone solo di El Shaharawi, Antonini e Abate. Certo, se poi ci si chiede quanto questi giocatori siano in grado di forgiare squadre in grado di prevalere in Italia e in Europa, i punti interrogativi diventano enormi, per usare un eufemismo.
Dunque, due strade diverse: o integrare i Thiago Silva, Pato, Robinho, Mexes e Boateng con campioni come loro e migliori di loro (e quindi spalancare il portafoglio) per vincere nei prossimi uno o due anni, oppure spendere meno ma rimandare i trionfi di un triennio. Idem per l’Inter: o insieme a Snejider, Pazzini, Maicon e Motta arrivano tre o quattro campionissimi, e si tenta di proporre una nuova corazzata per vincere entro uno o due anni, oppure alla lista di giovani talenti si fanno aggiunte di valore benché giovani e si lavora a medio termine.
Per la Roma l’operazione di rinnovamento non pare volare con il vento in poppa. Sebbene gli acquisti di Lamela, Bojan e Pianjc siano stati certamente azzeccati, la cessione di Borriello (e forse, come si diceva, quelle di Pizarro e De Rossi) sembrano più il preludio di una dismissione generale che non la volontà di ricostruire dalle fondamenta. Evidentemente la Roma non ha la necessità di vincere subito, ma dismettere i migliori, avendo Totti che potrà giocare al suo livello al massimo un altro paio d’anni, rende la situazione davvero delicata. Il sospetto che i costi e il loro contenimento incidano più di quanto si ammetta a Trigoria, é forte.
Certo, le italiane si sono tutte qualificate in Europa, con l'Inter addirittura prima nel girone, mentre le inglesi hanno visto cadere teste cotonate e roboanti. Ma trattasi di elemento episodico: il confronto dell'Italia nel suo complesso con l’Europa, la capacità di competere per organici e gioco resterà ancora una chimera. Basti pensare che i nomi dei grandi giocatori per questo scorcio di mercato: per un Tevez che potrebbe arrivare non è il caso di entusiasmarsi; non vale nemmeno la metà di quello che costa e i problemi che porta sono superiori al numero di gol che realizza. Per quelli in uscita tutt'altro dioscorso: i fuoriclasse veri - Pato, Snejider, De Rossi - sembrano in partenza, trattati da club inglesi, francesi e spagnoli. Seguono il destino già scelto da Pastore, Sanchez e Balotelli. Idem per gli allenatori: dopo Capello, Mancini e Spalletti, anche Ancelotti è tornato all’estero. C’è poco da stare allegri: i migliori vanno dove si vince tanto e si guadagna di più. I valori di appartenenza e i sacrifici nel calcio sono solo per i gonzi.
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