Oltre la Morte, Oltre la Vita: fisica quantistica, Bibbia ed energia vitale

giu 29, 2015 0 comments


Di Pierluigi Tombetti
CHE COS’E’ LA MORTE?
Un passo oltre la soglia, un orizzonte sconosciuto, inesplorato, in cui molti desiderano poter gettare uno sguardo, ma a pochissimi è concesso. Legalmente la morte è definita semplicemente come un stato fisico, inattività e termine delle funzioni vitali, in particolare la cessazione irreversibile del funzionamento del tronco encefalico e delle funzioni elettriche cerebrali. Sembrava un concetto chiaro e semplice ma eventi sempre più frequenti in tutto il mondo ci costringono ad ampliare la nostra visione di un fenomeno tanto comune quanto misterioso.
La letteratura medica riporta numerosi casi in cui una persona definita clinicamente morta per molte ore o addirittura giorni ed è stata poi riportata in vita, con le più avanzate tecniche di crionica applicata[1] . L’ultimo caso in Italia è quello riportato sui principali quotidiani del 27 maggio 2015, in cui un quattordicenne è rimasto per 43 minuti sott’acqua dopo l’annegamento nel naviglio di Milano ed è stato riportato in vita sfidando qualunque conoscenza classica per inoltrarsi nel territorio inesplorato della morte.
Persone rimaste per giorni intrappolate nella neve, sotto la superficie del mare, soffocate, vinte dal freddo, annegate, corpi umani in cui erano cessati battito cardiaco, attività respiratoria e cerebrale sono stati riportati in vita quasi tutti senza conseguenze. In questi casi si è rivelata essenziale una condizione: l’ipotermia. E una sola scienza è stata in grado di operare questi veri e propri miracoli: la crionica.
La crionica è la disciplina medica che si occupa di preservare la vita, non preservare la morte. Come afferma la Società Italiana per la Crionica “(…) essa  è una tecnologia tesa a salvare vite e ad estendere, di molto, le aspettative di vita. In pratica, consiste nell’abbassamento della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte, fino al raggiungimento della temperatura dell’azoto liquido. A quel punto la decomposizione si ferma con la speranza che, in futuro, sarà possibile riportare in vita tali persone, nonché ripristinarne la condizione giovanile e di salute, tramite sufficientemente avanzate procedure scientifiche. Una persona mantenuta in tali condizioni è considerata un “paziente criopreservato”, in quanto non consideriamo tale persona come realmente “morta”[2]:.
Cryonics_satellite,_interiorQuesta scienza così apparentemente controversa, è portata avanti principalmente da ricercatori delle grandi aziende, quasi tutte americane, che si occupano di vetrificare persone appena decedute e conservarle in appositi contenitori raffreddati da azoto liquido, in attesa di un tempo futuro in cui la scienza potrà guarire la patologie di cui sono morti e quindi riportarli in vita.
VETRIFICAZIONE, NON CONGELAMENTO
Le prime tecniche di crioconservazione di corpi umani risalgono agli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso, ma implicavano un semplice congelamento dei tessuti e degli organi che distruggeva il materiale organico,  causando la cristallizzazione dei fluidi e la conseguente distruzione a livello cellulare.
Ma nel corso del tempo le tecniche si sono raffinate ed evolute al punto che ora è possibile mantenere in criostasi un essere vivente e riportarlo in vita senza conseguenze dannose; i test eseguiti su cavie ed altri animali hanno dato risultati positivi. La vetrificazione è il processo in cui un essere vivente abbassa la sua temperatura oltre lo zero senza congelare; è un fenomeno comune in natura, sia nel mondo vegetale che in quello animale, lo scoiattolo dell’Alaska è in grado di abbassare la sua temperatura a -3 ° senza congelare e così molti insetti e pesci.[3]
Un’idea interessante, che ha avuto forti ripercussioni sulla scienza medica: per esempio la vetrificazione viene ora normalmente utilizzata negli ospedali che si occupano di trapianti perché permette di conservare perfettamente gli organi e di trasportarli senza conseguenze. Si estrae il sangue e il fluido organico presente nell’organo e lo sostituisce con un composto inerte vetrificante fino al momento dell’impianto. La stessa cosa accade con i pazienti ospitati in strutture per la vetrificazione dei corpi ospitati in attesa di una successiva resurrezione scientifica.
Le tecniche di circolazione extracorporea studiate dalla crionica e le conoscenze accumulate in anni di studi e di applicazioni pratiche su pazienti consenzienti hanno fatto compiere un balzo in avanti alle nostre conoscenze scientifiche ma sorge un’altra domanda, terribilmente inquietante: perché un corpo umano congelato o annegato in stato di ipotermia è rianimabile solo dopo alcune ore o alcuni giorni dopo la morte clinica? Perché non oltre? Cosa lo impedisce?
Ci sono diverse risposte offerte dalla scienza che fanno riferimento alla biologia, alla medicina, alla chimica, ma la realtà è che nessuna di esse spiega esattamente e in maniera completa il motivo. E forse la risposta finale sfugge perché l’intera questione deve essere vista sotto una luce completamente diversa: come gli eventi di persone rianimate dopo giorni ci hanno costretto a rivedere le verità assodate della medicina, ora  queste stesse ci costringono a una nuova visione della vita e della morte.
Dobbiamo capire che cosa sia effettivamente la scintilla della vita, quella misteriosa energia che Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, cercava di identificare, e che sfugge anche oggi a una definizione precisa e coerente. E forse il motivo risiede nel fatto che dobbiamo considerare un altro aspetto della vita, sfuggevole ma assolutamente reale, che rientra nel campo della fisica quantistica.
LA SCINTILLA DELLA VITA; Bibbia, energia vitale e fisica quantistica
Che cosa rimane nel corpo dopo la morte clinica che permette allo stesso di essere riportato in vita?
scintillaA questo proposito è interessante il concetto di energia vitale che troviamo nella Bibbia, che a dispetto di quanto si crede e viene normalmente insegnato, non presenta alcun insegnamento relativo a un anima immortale, anzi è esattamente il contrario. Il testo veterotestamentario in Genesi 1:7 riporta: “E Geova Dio (Yahweh/Yehowah Elohim) formava l’uomo dalla polvere del suolo e gli soffiava nelle narici l’alito della vita[4], e l’uomo divenne un’anima vivente.”
E’ interessante notare che la Bibbia è l’unico testo religioso in cui non è contemplata l’idea di un’anima immortale; questo aspetto, può sembrare controverso in quanto è sempre stato insegnato il contrario dalla maggior parte delle religioni organizzate che affermano di basarsi su questo libro.
Tuttavia i termini tradotti anima nelle lingue originali (ebr. nèfesh [נֶפֶשׁ]; gr. psychè [ψυχή]) usati nelle Scritture indicano che “anima” è una persona, un animale o la vita della persona o dell’animale. Questa definizione è accettata da tutti i linguisti che si occupano di Antico e Nuovo Testamento.
Tralasciando le conseguenze di questa affermazione, sostenuta comunque da molti altri passi biblici, il versetto di Genesi ci dice che il corpo del primo uomo è costruito a partire dalla polvere del suolo, o  dalla terra; in effetti quando si fanno le analisi del sangue ritroviamo molti degli elementi presenti nella terra, ferro, potassio, sali minerali, ecc. Ma ciò che interessa è che in un corpo inanimato viene insufflato un non ben identificato “alito della vita” e l’uomo diviene un’anima vivente, non gli viene data un’anima immortale.
bible-scrollLa definizione biblica di anima è vita o essere vivente, e significa che quando questa misteriosa energia viene inserita all’interno del corpo, o ereditata al concepimento da quella proveniente dalle cellule dei genitori,  scocca la scintilla e il sistema vitale comincia a funzionare. Nel testo biblico è evidente che quando la stessa energia se ne va dal corpo esso muore, e per questo processo occorrono ore e a volte giorni.
Ed effettivamente gli scienziati che studiano questi aspetti, tra cui Yury Kronn, membro dell’Accademia delle Scienze russa ma da molti anni scienziato negli Stati Uniti, fisico quantistico e pioniere degli studi in occidente sulla energia della vita (life force, o subtle energy) definisce l’energia vitale come un pacchetto di informazioni quantistiche che scorre nel corpo a frequenze precise portando con sé le informazioni necessarie  alla vita.
yury kronnQuesta affermazione coincide con la visione dell’agopuntura che definisce l’energia vitale come una energia sottile che si sposta in canali detti meridiani; dove tende a bloccarsi si genera la malattia, e la buona salute si mantiene con lo scorrimento continuo di essa nel corpo.
Il fatto che l’agopuntura sia ora accettata e insegnata nei college con corsi e master post laurea in medicina anche in Europa definisce la serietà di questo tipo di ricerche sull’energia vitale che risalgono a cinquemila anni fa in India e Cina.
Secondo quest’ottica, quando dopo alcuni giorni l’energia sottile se ne va dal corpo per tornare all’ambiente naturale, non si ha più possibilità di riportare in vita un individuo. Interessante il fatto, che fintanto che questa energia permane, permette ancora la crescita delle strutture cheratiniche, ecco il motivo per cui durante la riesumazione di cadaveri, ci si trova sovente di fronte a casi di cadaveri con unghie e capelli notevolmente lunghi. Questo fatto ha dato origine nelle aree balcaniche delle leggende sui vampiri, esseri che dormivano di giorno e tornavano in vita di notte.
IL LIMITE DI HAYFLICK E LE POTENZIALITA’ DEL CERVELLO UMANO
Tutto ciò è notevolmente interessante perché coinvolge (e stravolge) una serie di conoscenze acquisite che sembravano assodate e immutabili. Ma ancora più interessante è la presa di coscienza dell’esistenza di un orologio biologico chiamato Limite di Hayflick, che limita a 55-60 volte la replicazione cellulare. Esso è la sveglia che suona all’interno di ogni essere vivente e gli dice che è ora di invecchiare e morire. Senza questa misteriosa istruzione inserita nel DNA degli esseri umani in particolare, sarebbe teoricamente possibile vivere per sempre, sempre che non intervenga un danno meccanico o di replicazione. Sembra un meccanismo studiato a tavolino per limitare la vita umana a 80/90 anni.
telomeros4Tuttavia questo contrasta con la straordinaria capacità di immagazzinamento memorie del cervello che è esponenziale e permetterebbe milioni di anni di memorie, ricordi, grazie alla ramificazione dei neuroni e a processi biochimici non ancora perfettamente compresi. Un cervello concepito per una memoria enorme, e la vita che viene limitata drasticamente con una istruzione.
Ma chi ha inserito questa istruzione, e perché?
Altre domande affascinanti a cui è necessario dare risposte…
RIDEFINIRE IL CONCETTO DI MORTE
Alla luce delle nuove scoperte diviene necessario dare una diversa definizione di morte che si può definire come la perdita irreversibile dell’informazione contenuta nel cervello, ovvero le memorie della personalità, della coscienza dell’individuo, i ricordi della vita vissuta. Ma chi può dire quando essi vengono completamente cancellati? Se è possibile riportare in vita esseri umani dopo giorni di morte clinica allora tutta la nostra della morte, come pure la sua definizione legale deve essere riveduta e corretta, inserendo i nuovi dati in una visione olistica  e globale del concetto di vita e di morte.
L’OMBRA DEL DILUVIO: E’ POSSIBILE IMBRIGLIARE L’ENERGIA VITALE?
Per terminare questa riflessione che non ha tanto lo scopo di offrire risposte  quanto di suscitare il desiderio di approfondire queste tematiche, vi lascio con qualche pagina dai libri L’OMBRA DEL DILUVIO (Libro I e Libro II) di cui più di un capitolo è focalizzato su questi suggestivi argomenti e su cui si gioca anche il finale ad effetto.
I protagonisti si recano sotto copertura in una grande azienda che si occupa di vetrificare corpi umani in attesa di una successiva resurrezione scientifica e vengono loro date informazioni di grande interesse. Vi consiglio il booktrailer che contiene video di grande suggestione, lo trovate anche in inglese sul mio canale che trovate digitando il mio nome  su youtube
Nel canale vi sono altri video di sicuro interesse. Buona lettura….
copertina definitiva Libro Primo alta risoluzione
La cover del Libro Secondo, la fine dell'avventura
“L’enorme sala sembrava un set cinematografico in stile science – fiction: l’ambiente era immerso in un particolare stato di semi-illuminazione, sottolineato da un silenzio quasi assoluto, interrotto a tratti dai beep delle strumentazioni elettroniche e dai messaggi del computer visibili anche nei grossi video che emergevano dovunque. Tubi a luce fredda, posti dietro a schermi posizionati ad arte, irradiavano una luce bianco violetta diafana e soffusa, delicata ma sufficiente ad illuminare l’ambiente mantenendo un tono generale di mistero o anche di riposo eterno estremamente suggestivo.
Riflettori laser sulla struttura a traliccio del soffitto tingevano di magenta e blu cobalto particolari aree in cui sparuti tecnici si affaccendavano con strumentazioni e tubi da cui proveniva il caratteristico vapore bianco di un liquido raffreddante. I tecnici indossavano una tuta di candida tela sterilizzata che ricopriva anche le scarpe e la testa: ricordavano quelle in uso presso i laboratori di ricerca batteriologici.
Da altoparlanti sapientemente mimetizzati dalle pareti cominciò a diffondersi una melodia che gradualmente aumentò di volume ma sempre molto delicata, un piccolo tocco hollywoodiano ma così ingentilito dal savoir faire britannico da risultare eccezionalmente toccante. Musica classica, Puccini, un melange delle più belle e dolci musiche dell’umanità, una colonna sonora eterna per accompagnare il riposo dei pazienti della Cryobirth.
L’effetto di centinaia di monoliti d’acciaio inossidabile sapientemente illuminati su cui sciabolavano lame di luce laser rosse e blu a bassa intensità generò un’ondata emotiva nei due studiosi accentuata dalla musica; i laser le loro stilettate dinamiche bucavano le nuvole di vapore che si formavano e si dissolvevano continuamente, le loro stilettate  dinamiche si disegnavano perfettamente nella bassa luminosità dell’ambiente. Dunn non sapeva se scoppiare a ridere o se rivedere le sue convinzioni in materia di morte e vita, Hamilton era assalito da una serie di inquietanti interrogativi ma entrambi avevano chiaramente compreso che in quel sito c’era qualcosa di più di una macchina per rubare denaro ai contribuenti. Era chiaro che la scenografia era stata ideata con un unico obbiettivo: provocare un’intensa emozione che la donna avrebbe gestito fino a concludere il contratto. Un mix di effetti visuali acustici ed ottici che colpivano profondamente i potenziali clienti e offrivano un’immagine professionale, tecnica, ma anche umana. Un’emozione così , non si sarebbe dimenticata facilmente.
La Robinson intravide due specialisti criogenici che si avvicinavano ad una capsula a pochi metri da loro e decise di non dire nulla: Hamilton li osservò mentre controllavano i dati sul display e sul video ricavati sullo scafo anteriore del cilindro di acciaio: uno degli scienziati sfiorò un pulsante e la parte superiore della copertura metallica si abbassò di colpo con uno sbuffo di vapore: all’interno, in piedi con gli occhi chiusi, un paziente sui cinquant’anni, con i capelli brizzolati e gli occhi chiusi si manifestò davanti a Hamilton e Dunn. Il viso era illuminato da una lampada interna ed era completamente congelato, con tracce evidenti di ghiaccio sulla pelle. Il suo pallore colpì Dunn che sentì rizzarsi i peli delle braccia:
(…)
«Come dicevo, abbiamo raggiunto risultati eccezionalmente rilevanti in questo campo: ecco il motivo del nostro successo economico in un mercato ristretto e molto selezionato con forte concorrenza. Ma prima è necessario che fornisca alcune notizie basilari sulla nostra attività. La crionica è la scienza che studia come conservare la vita di un paziente, vita che non può più essere preservata con la medicina ordinaria. Lo scopo è quello di fare attraversare il tempo al paziente in attesa di un periodo futuro in cui la scienza potrà curare il suo male.»
«Preservare la vita? Ma non si tratta di pazienti deceduti?», si intromise Hamilton la cui curiosità era ormai stata stimolata ai livelli di guardia.
La Robinson si voltò verso di lui. Era evidente che aveva dovuto rispondere decine di volte alle stesse domande. Ma nessuno, al di fuori degli addetti ai lavori, sapeva esattamente cosa si faceva in ambito criogenico.
«Dipende dal punto di vista. La preservazione crionica non deve essere confusa con un funerale anomalo o una procedura di mummificazione. Vede, quello che molti, se non tutti, non sanno, è che la crionica è conservativa, ma cerca di preservare la vita, non di conservare sottovetro un paziente morto. La tecnologia che utilizziamo qui, parte immediatamente dopo che il cuore di uno dei pazienti che hanno firmato un contratto con noi smette di battere. A questo punto è dichiarata la morte legale e comincia la procedura crionica senza le restrizioni che la legge impone sui pazienti vivi. Noi cerchiamo di prolungare la vita, non conservare un corpo deceduto. Noti bene, la distinzione tra stato di vita e stato di morte attualmente è puramente legale. In realtà anche dopo la morte legale, ci sono prove evidenti che le strutture cellulari del corpo persistono per molte ore. Qualunque medico sa che di fronte alla morte dichiarata i tessuti continuano a vivere  per diverso tempo. Esiste invece una sorta di processo a cascata che provoca la morte cerebrale nel corso di pochi minuti. Noi interveniamo prima che questo processo divenga irreversibile: dotiamo i nostri pazienti di un minuscolo ma complesso apparato che monitora i parametri vitali e li invia al nostro centro. A fronte di alert lanciato dal sistema di monitoraggio la nostra unità mobile, attiva in molti ospedali, interviene prontamente mantenendo adeguata ossigenazione delle cellule cerebrali e del sistema nervoso mentre trasporta qui il paziente nel nostro reparto di terapia intensiva per la preparazione. Mediante tecniche crioniche poi, noi facciamo in modo che il corpo rimanga in stasi, evitando il congelamento dei tessuti.»
«Come? Quello che stiamo osservando non è un paziente congelato? Si vede il ghiaccio sul viso anche a questa distanza.», rispose Dunn.
«Non è congelato: è mantenuto in stato di vetrificazione costante. Al riscaldamento i tessuti saranno di nuovo come prima.»
«Vetrificazione?» Hamilton non stava più nella pelle. Voleva sapere tutto.
«Vetrificazione. Fino a sei anni fa lo stato della ricerca non permetteva molto più di quello che lei ha indicato e i tessuti venivano danneggiati, anche se di poco, dal processo di raffreddamento. Allora si utilizzava un composto di glicerolo molare al 70 % che non congelava, pur mantenendo la temperatura ad uno stadio estremamente basso. Si parla di meno 196 gradi Celsius, il raffreddante era azoto liquido. Nel 2001 una ditta concorrente, noi non eravamo ancora nati e proveniamo quasi tutti da questa azienda, scoprì un composto chiamato M22 che solidifica senza congelare, in pratica mantiene le molecole in uno stato di solido amorfo. La sua tossicità è molto minore di quella del glicerolo, al punto che le tecniche crioniche che sono state sviluppate in seguito vengono ora utilizzate da numerosi ospedali che operano trapianti: infatti reni e altri organi base vengono sempre più spesso trasfusi col composto sintetico M22 e vetrificati, ossia portati a temperature bassissime senza congelare e poi trapiantati. Tuttavia anche questa procedura non è esente da forti rischi, l’M22  poteva avere effetti indesiderati. Comunque tre anni fa gli scienziati della Cryobirth Lifetech hanno scoperto il composto V 12, simile all’M22 ma più efficace e privo di ogni effetto collaterale. Il risultato è che il corpo di un paziente appena dichiarato morto può essere scongelato e riprende a respirare nel giro di poche ore. Allo stato attuale, a causa di cavilli legali, non abbiamo ancora potuto far riprendere coscienza ad alcuno dei nostri pazienti: questo è quello che ci si aspetta farà la medicina del futuro, tra qualche tempo. I risultati di oggi fanno ben sperare in proposito.»
«Ma…sperimentate su pazienti ancora vivi?», la incalzò Hamilton.
«No, certo che no. I nostri pazienti sono stati dichiarati legalmente morti poco dopo che il loro cuore ha cessato di battere. Hanno in precedenza firmato con noi un regolare contratto che ci permette di usare tecniche di vetrificazione su di loro. È più o meno come lasciare il proprio corpo alla scienza o donare gli organi. Solo che si spera di risvegliarsi un giorno ed essere curati dal proprio stato di malattia. Vede, dr. Hamilton, la vita può essere fermata e fatta ripartire se la struttura di base viene conservata in buone condizioni. Ci sono migliaia di embrioni che vengono conservati per anni a basse temperature, esistono numerosi casi in letteratura medica che testimoniano come persone che a causa di incidenti sono state dichiarate morte in seguito a congelamento sono state riportate in vita dopo ore di tecniche di rianimazione. Molti erano caduti in acque fredde e morti pochi minuti dopo. Ma sono sopravvissuti alla morte clinica e sono stati rianimati parecchio tempo dopo che il cuore aveva smesso di battere. Tuttavia non erano stati congelati completamente e quindi il ghiaccio non aveva avuto modo di distruggere i tessuti cristallizzandoli. Quando noi interveniamo sostituendo il sangue con il composto V12 il corpo si raffredda senza congelare. La crionica è una scienza ed esperimenti svolti negli istituti più all’avanguardia del mondo su cani e cavie hanno dimostrato che ad un animale può esser fermato il cuore, il suo corpo può essere vetrificato a meno 196 gradi Celsius e riportato in vita senza alcun danno. Ecco perché la nostra azienda ha avuto un tale successo. Abbiamo attualmente 2678 persone in criosospensione e molti altri stanno firmando il loro contratto. Ai nostri futuri pazienti facciamo vedere il filmato dell’esperimento più interessante; il cane di uno dei tecnici, uno splendido bernese, è stato vetrificato per quarantotto ore e poi riportato in vita. Adesso è la mascotte di tutti, qui alla Lifetech. Forse l’avete visto nel giardino esterno.»
Duncan provò un brivido sinistro: aveva accarezzato l’animale solo pochi minuti prima.
«Ma come è possibile? Voglio dire, se una persona è morta, è morta e basta. Come siete in grado di preservare la scintilla della vita?» Hamilton era assalito da una insaziabile curiosità.
«Scintilla della vita… sì, ha usato un vocabolo piuttosto calzante. In effetti esiste qualcosa di più ma non a tutti i pazienti ne parliamo, non tutti sono in grado di comprendere. Lei ha mai utilizzato l’agopuntura per risolvere un problema fisico?»
Dunn si intromise con una scelta di tempi clamorosamente sbagliata: «Un cinese una volta ci ha provato su di me ma poi è scappato a gambe levate quando ho cominciato a tirargli i suoi maledetti aghi nel sedere…»
Duncan gli gettò un’occhiata di fuoco: era ormai una prassi consolidata, Dunn procurava i guai e Hamilton li tirava fuori da questi con un’innata abilità retorica, sembrava funzionare, ma Duncan non riusciva a capire perché l’amico si ostinasse tanto nel rendere le cose più difficili.
«Ehm, perdoni il mio collega, a volte si lascia andare a metafore un po’ troppo colorite. Ma è un asso nel suo campo.»
«Non ne dubito…», rispose la Robinson alzando un sopracciglio mentre si chiedeva in quale materia fosse laureato quella sottospecie di gorilla.
Duncan riprese la conversazione.
«Si, ho provato più volte l’agopuntura e lo shiatzu con buoni risultati. Lei sta parlando dell’energia vitale?»
«Sì. Sono lieta che abbia qualche cognizione in merito. Non è un concetto facile da far digerire ai nostri pazienti. Comunque, come la medicina occidentale ha recentemente appurato, il corpo umano è cosparso di innumerevoli canali, convenzionalmente chiamati meridiani, che sembrano seguire quelli dei vasi linfatici, in cui scorre l’energia interna, detta anche energia vitale, o il fuoco dell’universo, una forma sottile di energia in grado di mantenere in vita il corpo umano che oggi siamo in grado di controllare. Questa energia scorre liberamente nel corpo umano: quando a causa di problematiche interne od esterne il flusso si blocca o rallenta, si hanno scompensi in punti specifici. In pratica in alcune zone l’energia aumenta e in altre diminuisce. Il risultato visibile è la malattia che può essere curata con la stimolazione di punti specifici sui meridiani con aghi, digitopressione o altre tecniche. Questa è l’energia che qui alla Lifetech preserviamo prima che il decadimento fisico la faccia scemare.»
«Sta parlando dell’anima?», chiese Dunn che già si stava inquietando.
«No, noi non ci interessiamo di metafisica: quello di cui stiamo parlando è un evento fisico, l’energia interna esiste, la medicina occidentale lo ha dovuto ammettere ma solo recentemente. La canalizzazione nei meridiani è stata rilevata alcuni anni fa da un gruppo di ricerca statunitense, si è osservato per la prima volta un liquido di contrasto espandersi lungo un meridiano. Si tratta di un evento chimico che coinvolge anche la fisica subatomica. In effetti l’energia vitale è più simile ad una informazione quantica, le istruzioni, codificate a particolarissime lunghezze d’onda per compiere azioni richieste dal DNA dell’organismo. Ma c’è ancora moltissimo da scoprire in questo campo. E la comparazione con onde elettromagnetiche non è del tutto corretta; diciamo che la utilizziamo solo per cercare di capire il fenomeno.»
Hamilton ebbe un sussulto: aveva avuto la conferma a ciò che aveva sempre sospettato e di cui aveva letto in alcuni testi sacri e in particolare nella Bibbia.
«Affascinante.”, riprese Hamilton., e non potendo trattenersi snocciolò: “Secondo le dottrine orientali l’energia viene canalizzata soprattutto grazie ad una respirazione corretta, un’idea sostenuta anche da molti testi sacri dell’umanità. In India questo particolare flusso subatomico è chiamato Prana, presso gli indigeni delle Hawaii Mana. La Bibbia stessa indica che il Ruach, lo spirito, scorre nell’uomo e lo fa vivere; la traduzione greca della Bibbia chiama questa energia pneuma, da cui pneumatico; sia in greco che in ebraico la parola significa sia aria/vento o respirazione che alito della vita e anche energia interna. In altre parole testi antichi di migliaia di anni sembrano confermare una scoperta scientifica dei nostri giorni e cioè che esiste una connessione diretta tra il flusso di energia interiore e la respirazione che soltanto operando insieme permettono la vita.»
Vanessa Robinson lo guardò sorpresa.
«Complimenti, dr. Hamilton. Lei è un vero esperto di settore. Comunque noi abbiamo la possibilità di bloccare il campo quantistico che impedisce all’energia di allontanarsi dal corpo e disperdersi nell’ambiente. Nelle capsule di stasi è installata un’apparecchiatura per il controllo della bioenergia. La vetrificazione non la blocca ma con un adeguato campo di informazioni a lunghezze d’onda specifiche si può ottenere la preservazione nel corpo in stasi. In questo modo noi assicuriamo la base della vita all’atto della risurrezione crionica. Se la medicina del futuro sarà in grado di riparare i danni che i nostri pazienti avevano al momento della loro morte clinica, potranno vivere di nuovo. Sapete, molti di loro sono morti in seguito a tumore o a gravi incidenti. Anche se potessimo risvegliarli, la nostra tecnologia medica non ha cure per patologie così gravi. Ma siamo certi che tra pochi anni si potranno curare anche queste.»
Duncan rimase pensieroso mentre la Robinson descriveva gli strumenti della sala di criostasi: e provò un freddo brivido sulla schiena: realizzò in quell’attimo la motivazione scientifica che aveva portato alla nascita le leggende sui vampiri specialmente in Transilvania e nelle regioni dei Balcani secondo cui esistevano morti tornati in vita o che si risvegliavano la notte vagando alla ricerca di prede umane. Tali leggende si erano diffuse poiché gli abitanti del luogo avevano notato che quando si riesumavano i cadaveri nei cimiteri, a molti di essi si erano allungati i capelli e le unghie. Questo perché l’energia vitale presente nel corpo umano scemava lentamente e si affievoliva, ma lo faceva nel corso di molti giorni, motivo per cui le cellule possedevano ancora una minima capacità rigenerativa, permettendo alle strutture creatiniche di continuare a crescere. Un evento comune e spesso evidente anche nelle riesumazioni regolari che ogni cimitero deve effettuare per il contenimento degli spazi.: Duncan provò uno strano sentimento, a metà tra il fascino di una evidenza scientifica di eccezionale suggestione e il disgusto per tutto ciò che esso poteva comportare in un paziente in stasi crionicaper aspetti così macabri..
La Robinson continuò senza darsi alcun pensiero del silenzio dei due studiosi. Era sempre così, ma dopo lo stupore iniziale cominciava la curiosità e l’ammirazione per la nuova frontiera della ricerca medica.”Osservate il paziente all’interno della capsula: sta semplicemente dormendo ma la sua energia vitale è bloccata nella sua capsula. Teoricamente potrebbe essere mantenuto in vita per sempre, ma ciò non eviterebbe al corpo di invecchiare. Invece, con la vetrificazione si ottiene una stasi perfetta, senza alcun danno per i tessuti né per le cellule, specialmente quelle neuronali.”
Il direttore delle pubbliche relazioni digitò la sua password su una tastiera e premette alcuni pulsanti: su monitor apparvero alcune notizie sul deceduto, insieme a video e ad immagini della sua vita che si susseguivano in riquadri più piccoli sul video.
«Il signor Crowley riposa in piena tranquillità. Le nostre tecniche di preservazione lo manterranno in stasi vitale per almeno centocinquanta anni. Poi, se nessuno dei familiari deciderà diversamente, verrà risvegliato e curato con la medicina del futuro, certamente in grado di curare il linfoma di Hodgkin, di cui è morto, secondo la definizione della legge vigente, dieci giorni fa.»
«Sembra certa che la scienza del futuro potrà trovare una cura per il problema di questo signore.» Hamilton non era certo neppure della sopravvivenza della terra, devastata da un clima ormai fuori da ogni controllo.
«Questa forma di tumore, come la maggioranza delle altre, ha già una serie di terapie che ne rallentano l’avanzamento, e altre cure molto promettenti sono in via di sperimentazione. Direi che da qui a cinquanta anni avremo una cura per tutte queste.»
«Ma i familiari di quell’uomo saranno ormai morti, o avanti con gli anni. Sarà uno shock per lui tornare da un sonno di decenni.»
«Già, ma questo i nostri pazienti lo sanno bene. Viene loro spiegata ogni cosa e la maggioranza di coloro che vengono a trovarci decide poi per la firma del contratto. In fondo cosa sono duecentocinquanta mila sterline per la possibilità di vivere di nuovo?»
(…)
Altri casi interessanti in http://www.theguardian.com/science/blog/2013/dec/10/life-death-therapeutic-hypothermia-anna-bagenholm. La letteratura medica riporta numerosi casi  di persone decedute per giorni in ipotermia e riportate in vita come nel caso del nigeriano Harrison Okene   deceduto e rimasto per tre giorni sott’acqua (.http://www.livescience.com/41688-how-to-survive-underwater-for-3-days.html)
[2] http://www.estropico.com/id298.htm
[3] Cfr. Fahy, M. G. (PhD) Cryobiology: The Study of Life and Death at Low Temperatures, http://www.21cm.com/articles/cryobiology.html
[4] “Alito della vita”: ebr. nishmàth (da neshamàh) chaiyìm.

FONTE:http://www.pierluigitombetti.com/oltre-la-morte-oltre-la-vita-fisica-quantistica-bibbia-ed-energia-vitale/

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