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Casapound, il confronto con Formigli: “Ancora contraddizioni, ma inseriti nel gioco democratico”

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Di Angela Gennaro
“Non vi farò da zio, io”. Corrado Formigli nella sede romana di CasaPound Italia, ospite della seconda puntata di quello che è un vero e proprio ciclo di incontri che il movimento ha lanciato “con i giornalisti più famosi” (il primo, la scorsa settimana, con il direttore del Tg La7 Enrico Mentana), non si risparmia in ironia e in polemiche. “C’è questa contraddizione che resta”, dice a ilfatto.it il conduttore di Piazzapulita. “Questo non riuscire a fare del tutto i conti con il fascismo, a non prendere una posizione definitiva di lontananza, forse per conservare un favore di quella che comunque è una parte minoritaria del paese. Ma ho la sensazione che ci sia ormai accettazione del gioco democratico. Questa sera ho potuto esprimere le mie idee in un ambiente interessato e tollerante”.
Si parla di fascismo, di storia e di immigrazione. Di fronte alla foto di Ebba Åkerlund, la bambina di 11 anni morta nell’attacco terroristico di aprile a Stoccolma, falciata da un camion mentre tornava a casa da scuola: “Dobbiamo dirlo chiaramente che in Europa si muore perché c’è una politica dell’immigrazione dissennata”, dice il vice presidente di CPI Simone Di Stefano. Che però si dice a favore dei corridoi umanitari “che, ad esempio, avrebbero salvato la vita ad Alan Kurdi“, il bambino siriano di tre anni, di etnia curda siriana, diventato simbolo della crisi europea dei migranti.
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Casa Pound

Corrado Formigli

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