Stai camminando verso il supermercato, e il tuo smartphone vibra: meno 20% sulla pizza surgelata, proprio quella che compri sempre il martedì. Comodo, no? Ecco: lo stesso sistema che sa che il martedì compri pizza sa anche che leggi notizie sulla Cina prima di dormire, che il video sui droni militari ti ha tenuto attaccato 47 secondi in più, che tendi a fidarti di fonti locali più che nazionali. Sa, insomma, come parlarti di una guerra. E qui la guerra cognitiva smette di essere un concetto da think tank e diventa qualcosa di molto più vicino: il tuo feed, il tuo quartiere, il tuo martedì sera.
Lo sostiene Justin Pelletier, ricercatore di sicurezza del Rochester Institute of Technology, in un’analisi che collega il marketing algoritmico alla propaganda bellica personalizzata. Una tecnologia già operativa, che usiamo ogni giorno per ricevere sconti.
Il recinto invisibile intorno a te
Al centro di tutto c’è una parola che suona innocua: geofencing. Serve capirla bene, perché è il meccanismo che trasforma il tuo telefono in un bersaglio.
il geofencing, spiegato semplice
Immagina un recinto invisibile disegnato su una mappa digitale: attorno a un negozio, un quartiere, uno stadio. Quando il tuo telefono entra in quel perimetro (il GPS, il Wi-Fi o le antenne cellulari lo rilevano), scatta un’azione automatica: una notifica, un coupon, un annuncio. Tu non vedi il recinto, ma il recinto vede te. È marketing di prossimità: ti parla nel momento giusto, nel posto giusto. Il problema è che “il momento giusto” e “il posto giusto” funzionano anche per chi vuole venderti qualcosa di diverso da una pizza.
Quando le aziende di marketing combinano il geofencing con i dati comportamentali (cosa cerchi, cosa guardi, quanto tempo ci passi, con chi interagisci), possono segmentare le persone non solo per gusti commerciali, ma per paure, valori e vulnerabilità cognitive. L’algoritmo che sa che compri pizza surgelata il martedì sa anche che ti fermi 12 secondi in più sulle notizie di conflitti e che condividi articoli sulle minacce alla sicurezza nazionale. Queste informazioni, spiega Pelletier, permettono di progettare una guerra cognitiva su misura: non un messaggio unico sparato a milioni di persone, ma migliaia di varianti testate simultaneamente su gruppi diversi.

Da Sun Tzu al tuo feed
L’idea di vincere senza combattere è vecchia quanto la guerra stessa. Sun Tzu la teorizzò nel V secolo a.C. e da allora ogni stratega militare ha cercato il modo di piegare il nemico senza sparare un colpo. Il nome tecnico è “controllo riflessivo”: far sì che l’avversario compia volontariamente azioni vantaggiose per chi lo manipola. Ecco, la guerra cognitiva moderna fa esattamente questo, solo che l’avversario non è un esercito: sei tu, mentre scorri il telefono sul divano.
La differenza con la propaganda della Guerra Fredda è strutturale. All’epoca si trasmetteva un messaggio unico a milioni di persone e si sperava che funzionasse. Oggi gli strateghi (governi, attori statali, gruppi di interesse) usano annunci social a pagamento, influencer, contenuti generati dall’intelligenza artificiale e persino account social falsi per orientare l’opinione pubblica. Non devono convincere tutti: basta spostare abbastanza persone al momento giusto per cambiare l’esito di un’elezione, forzare una politica interna o (non è fantascienza) scatenare tensioni etniche.
Uno studio pubblicato su PNAS Nexus da ricercatori di Stanford e Georgetown ha misurato quanto sia persuasiva la propaganda generata dall’intelligenza artificiale: con un minimo intervento umano nella fase di editing, supera in efficacia quella scritta interamente da esseri umani. Insomma: la macchina non solo è più veloce, ma convince di più.
Guerra cognitiva e guerra giusta: il cortocircuito
Pelletier tocca un nervo scoperto. La teoria della guerra giusta presuppone che i cittadini possano dare un consenso ragionato all’uso della forza: che siano informati, che possano distinguere un’aggressione reale da una narrativa costruita. La guerra cognitiva algoritmica mina esattamente questo presupposto. Se le tue opinioni su un conflitto sono state modellate da contenuti personalizzati che sfruttano i tuoi bias cognitivi (e tu non lo sai), il tuo “consenso” alla guerra vale ancora qualcosa?
Il quadro si complica con un dato che abbiamo già raccontato su Futuro Prossimo: gli americani, e non solo, si fidano più delle notizie locali che di quelle nazionali. E questa fiducia viene sfruttata con le cosiddette “pink-slime news”, siti che sembrano testate locali autentiche ma producono contenuti generati dall’IA con bias politici sottili. Tecnicamente accurati, emotivamente orientati. Un po’ come ricevere un coupon che non hai chiesto ma che sembra fatto apposta per te (perché lo è). Per l’Italia, che è come un unico “paesone”, le notizie locali diventano quelle di cronaca: il processo diventato famoso, il lutto improvviso, la protesta di piazza, perfino il gossip. Tutte queste notizie, raccontate con bias politici sottili, possono contribuire ad orientare il dibattito sull’Ucraina, sul Medioriente, o magari su un referendum. Ehi, era solo per fare un esempio e darvi un’idea, eh?

Come non farsi arruolare
Attenzione: non sto dicendo di buttare il telefono. Sto dicendo che serve consapevolezza. La guerra cognitiva funziona meglio quando il bersaglio non sa di essere un bersaglio. E allora serve qualche gesto concreto, che mi permetto umilmente di consigliare.
Primo: controlla i permessi di localizzazione delle tue app. Anche di quelle che non ti mandano notizie. Non tutte hanno bisogno di sapere dove sei, sempre. Disattiva il GPS per le app che non lo richiedono e imposta il tracciamento su “solo durante l’uso” per quelle che lo richiedono davvero. Secondo: diversifica le fonti. Se leggi notizie solo dal feed, stai leggendo quello che l’algoritmo ha deciso per te, non quello che esiste. Cercati le notizie attivamente, confronta, e soprattutto diffida di contenuti che confermano perfettamente quello che già pensi (sono quelli più probabilmente costruiti su misura). Terzo: quando un contenuto ti provoca una reazione emotiva forte e immediata (rabbia, paura, indignazione), fermati. È esattamente quel tipo di risposta che la guerra cognitiva cerca di attivare. L’emozione intensa disattiva il pensiero critico: è biologia, non debolezza.
Quando e come ci cambierà la vita
Il geofencing combinato con l’intelligenza artificiale e la profilazione comportamentale è già operativo per scopi commerciali, e le stesse tecnologie sono già utilizzate da attori statali per operazioni di influenza. L’AI Act europeo e il GDPR offrono protezioni parziali, ma la velocità dell’innovazione supera quella della regolamentazione. Nei prossimi 2-3 anni, con l’esplosione degli agenti AI personalizzati, il confine tra marketing e propaganda diventerà ancora più sottile.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.futuroprossimo.it/2026/02/guerra-cognitiva-gli-algoritmi-dei-coupon-ti-arruolano-per-la-propaganda/
