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Le vittime delle “marocchinate” denunciano la Francia

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Di Andrea Cionci

Il nostro giornale lo aveva annunciato il 6 marzo scorso e l’Associazione Vittime delle Marocchinate presieduta da Emiliano Ciotti ha depositato, tramite lo studio legale dell’Avv. Luciano Randazzo, formale denuncia contro la Francia per le atrocità compiute dalle truppe coloniali francesi ai danni dei civili italiani durante l’ultima guerra. L’atto è stato presentato presso la Procure di Frosinone e Latina, presso la Procura Militare di Roma, il Comando Generale dei Carabinieri e l’Ambasciata di Francia.  

Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Cef (Corp Expeditionnaire Français) costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini. A tali violenze seguirono spesso torture inimmaginabili e brutali omicidi, sia delle vittime, sia di tutti coloro che tentavano di opporvisi. Furono poi moltissimi i casi di malattie e infezioni veneree tanto da costituire una vera e propria emergenza sanitaria, come risulta dall’interpellanza parlamentare della deputata comunista Maria Maddalena Rossi dell’aprile 1952.  

La prime violenze si verificarono dopo lo sbarco in Sicilia, dove i magrebini del 4° tabor stuprarono donne e bambini presso Capizzi. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav, in Ciociaria si toccò il culmine dell’aberrazione, ma le violenze proseguirono fino in Toscana. Non si trattò quindi delle “sole” 50 ore di completa impunità concessa ai goumiers, come riportava il proclama del loro generale Juin, ma di un anno intero.  
Secondo la denuncia, “appare incontrovertibile come da parte dello Stato italiano nessuna iniziativa sia mai stata adottata al fine di chiedere la punizione dei militari marocchini per i crimini contro l’umanità commessi sul territorio italiano, in particolare nella provincia di Frosinone e Latina”.  

La denuncia chiede esplicitamente che si possano rintracciare presso l’Unione Nationale des anciens combatteants marocains eventuali colpevoli tuttora superstiti e che li si possa processare per reati contro l’umanità e crimini di guerra secondo le normative internazionali introdotte dopo i Protocolli di Normberga. Si chiede inoltre che la denuncia venga trasmessa alla Corte internazionale dei diritti dell’uomo per valutare se sussistano reati specifici nei confronti dello stato francese.  

A tal proposito, il nostro precedente articolo aveva svelato che lo stesso generale de Gaulle fosse stato presente - insieme al suo Ministro della Guerra Diethelm - nei luoghi dove culminarono le violenze. Varie fotografie dimostrano che egli alloggiava in una frazione del comune di Esperia (dove avvennero le peggiori atrocità) presso il casolare del barone Rosselli. Non poteva non sapere.  

Inoltre, vi sarebbe il fatto che i generali di divisione del CEF : Guillaume, Savez, de Monsabert, Brosset e Dody non solo non fecero nulla per impedire le violenze, ma le incentivarono di proposito tenendo le truppe coloniali forzatamente lontane dai propri bordelli, per aumentarne l’aggressività. Da documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che anche i soldati francesi bianchi si macchiarono di violenze: a Pico furono, infatti, violentate 51 donne da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi. Tali crimini furono minimizzati dalla Francia – riporta la denuncia – asserendo che erano state le donne italiane, in gran parte, a provocare i militari marocchini. 

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