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Uniti per la legalità per ricordare Paolo Borsellino e le vittime della strage di Via D'Amelio- COMUNICATO CNDDU

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare la Strage di Via
D’Amelio (19 luglio 1992) in cui furono tragicamente assassinati il giudice Paolo Borsellino e alcuni agenti
della sua scorta (Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina) e
promuovere azioni di sensibilizzazione inerenti a tale ricorrenza.

L’avvicinamento alla verità rispetto a una vicenda così drammatica e destabilizzante per il nostro Paese si sta
costruendo in tappe infinite ma inesorabili:
- Il 6 maggio 2002 “Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la
manovalanza”, si esprime con queste parole Giovanna Maggiani, Presidente dell’associazione dei
familiari, vittime della strage di via dei Georgofili.
- Il 20 gennaio 2010 dopo aver sottoposto le parole di Gaspare Spatuzza a rigorosissimo vaglio, la
Procura di Caltanissetta ritiene che le dichiarazioni in questione siano dotate della necessaria
credibilità e siano ampiamente riscontrate dalle attività di indagine svolta. Egli non solo si accusa
della strage, ma ne ricostruisce la vera dinamica e consente così la scarcerazione di sette persone
innocenti, e rivelando l’inattendibilità di Vincenzo Scarantino (falso pentito).
(Dalla richiesta del programma di protezione di Gaspare Spatuzza).

- Il 5 giugno 2020 la Procura di Messina chiede l’archiviazione dell’inchiesta sul depistaggio delle
indagini sulla strage aperta a carico degli ex pm, e dei poliziotti del gruppo investigativo Falcone-
Borsellino, ai quali si contestava il reato di concorso in calunnia, aggravato dall’aver favorito Cosa
Nostra.
Da tali brevi cenni, quello che è stato definito dalle sentenze come “uno dei più gravi depistaggi della storia
giudiziaria d’Italia” permane, vergognosamente, ancora un mistero. Ma fortunatamente la libertà, la giustizia,
il coraggio e il rigore morale, cioè quegli ideali che animavano Paolo Borsellino e ai quali egli improntò tutta
la sua esistenza, a 28 anni di distanza dalla strage di via D’Amelio, costituiscono ancora i pilastri su cui
fondare il ricordo nella memoria collettiva del Paese, rimanendo un esempio per le giovani generazioni.
Oggi diventa fondamentale per onorare i martiri della legalità chiedere:
- alle istituzioni di promuovere, sostenere e ricercare fino in fondo la verità assoluta.
- all’opinione pubblica di pretendere di conoscere la vera storia del depistaggio che ha “coperto” i mandanti
di via D’Amelio, attraverso un falso pentito, Vicenzo Scarantino, e una mendace versione sulla strage, la
quale ha condotto inizialmente ad accusare, mediante pressioni e minacce, tre balordi di borgata di essere i
manovali della mattanza, ma successivamente è stata archiviata dalle nuove rivelazioni del collaboratore di
giustizia Gaspare Spatuzza.

C’è in gioco la credibilità dello Stato; soprattutto in una fase delicatissima della lotta alla mafia e in un Paese
in cui si continua a non voler capire che la mafia è il problema numero uno.
Perché secondo la Procura di Caltanissetta, gli investigatori hanno voluto imbastire una così perversa
sceneggiatura?
Due sono le ipotesi:
1) La ragion di Stato, la fretta di trovare presto un colpevole e rassicurare l’opinione pubblica e
rafforzare la credibilità dello Stato.
2) La volontà di orientare con consapevolezza, sia i magistrati che gli investigatori, verso un obiettivo
minimalista (manovalanza criminale), distogliendo così l’attenzione dai veri mandanti occulti
(livello politico).
La seconda ipotesi è molto più inquietante della prima, tanto che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere
entrati in gioco esponenti deviati dei servizi segreti, al punto da far chiedere alle due Procure, di Caltanissetta
e di Palermo, di eliminare il segreto su alcuni fascicoli riservati.
Come Coordinamento Nazionale dei diritti umani, vogliamo ricordare:
- che è in corso un processo importante di civilizzazione del Paese, nel senso che la società civile va
senz’altro verso una minore mafiosità diffusa, viviamo un’evoluzione storica della coscienza civile
collettiva, che va però rafforzata e consolidata. Un merito va alla scuola con i numerosi e ormai
onnipresenti progetti di educazione alla legalità.

Le istituzioni scolastiche, in verità, non fanno altro che seguire il dettato di Paolo Borsellino; egli
infatti sosteneva che solo una rivoluzione culturale potesse sconfiggere la mafia e solo la scuola
potesse fornire ai giovani gli strumenti culturali idonei per reagire e per non essere indifferenti al
fenomeno mafioso.
- Il CNDDU ormai da anni mantiene vive le parole di Borsellino, nelle aule di tutta Italia, raccontando
la storia esemplare di uomini e donne che hanno reagito all’arroganza e alla potenza mafiosa con le
“armi” del rigore e del sacrificio, con il 41 Bis, con la confisca dei beni ai mafiosi, con il
maxiprocesso, e con la netta convinzione di stare dalla parte giusta senza compromessi di sorta.
- Rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime di mafia, specialmente
ai congiunti di coloro che hanno perso la vita nella strage di via D’Amelio, associandoci alla
battaglia condotta da Salvatore Borsellino in nome della trasparenza e legalità, perché la giustizia
possa diventare collante, ideale, alimento, di una nuova società più equa e sana.
“La lotta alla mafia, il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata,
non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale,
che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno
appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col
male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di
libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi,
della complicità.” (Paolo Borsellino)

Prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

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