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Fa discutere il titolo di Libero sul tempo: 'Fa freddo, allora il riscaldamento globale non esiste'



Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere un nuovo titolo di Libero, questa volta dedicata alle attuali temperature decisamente fredde che si stanno registrando in Italia. Più specificatamente, secondo la testata ciò sarebbe la prova del fatto che il riscaldamento globale non esisterebbe.

Inoltre, lo stesso direttore Vittorio Feltri ha decisamente criticato l'ormai notissima attivista ambientalista Greta Thunberg e il titolo e l'articolo di Libero è stato criticato da diverse testate, scientifiche e non.

Tra di esse, bisogna segnalare Wired e Focus e, inoltre, un articolo dell'accademico e scienziato Ugo Bardi sul Fatto Quotidiano sulla differenza tra meteo e clima ( affrontata anche da Marta Musso sul già citato post di Wired).

FOTO: https://www.nextquotidiano.it/perche-ce-global-warming-se-fa-freddo-libero/

Libero, Ordine giornalisti apre pratica sul titolo sui gay. M5s: “Via i fondi”. Feltri si difende: “Si basa sui fatti”


L’Ordine dei giornalisti ha fatto una segnalazione al consiglio di disciplina, i 5 stelle al governo hanno annunciato che “avvieranno la procedura per tagliare i fondi”. Poco più di 10 giorni dopo l’attacco contro “i terroni”il quotidiano Libero ha aperto la prima pagina con il titolo: “Calano fatturato e Pil, ma aumentano i gay”. E in occhiello: “C’è poco da stare allegri”. Una scelta che ha ricevuto le critiche non solo di opposizioni e associazioni lgbti, ma anche da parte degli esponenti M5s dell’esecutivo. “L’omofobia ce l’ha in testa chi ci critica”, si è difeso il fondatore Vittorio Feltri. “Chi ci spara addosso ha letto solo il titolo ma non il testo, in caso contrario avrebbe scoperto che quei dati ci sono stati forniti dalle stesse associazioni gay. Di cosa ci si offende? Se calano fatturato e Pil c’è qualcuno che se ne rallegra? E’ un titolo fattuale, come direbbe Crozza“.

Il primo a reagire è stato il grillino Vito Crimi, sottosegretario con delega all’editoria: “Avvierò immediatamente”, ha detto, “una procedura per bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti a un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia. Sono disgustato da un giornale che pubblica titoli razzisti e omofobi”. Una posizione rafforzata anche dal vicepremier M5s Luigi Di Maio: “Scriveranno idiozie senza più un euro di fondi pubblici”, ha detto. A loro ha replicato lo stesso Feltri: “Si parla da mesi del blocco dei fondi, chiamano i giornalisti ‘puttane’ e nessuno si scandalizza. Danno soldi a cani e porci e poi dicono che siamo noi a uccidere la democrazia”.
Critiche naturalmente da sinistra. “Libero non è un quotidiano ma un foglio di propaganda che vuole alimentare i peggiori istinti e i più beceri pregiudizi”, ha detto l’ex presidente della Camera e deputata Laura Boldrini. Dopo di lei, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, criticando il “vergognoso titolo del quotidiano portavoce di Salvini”, ha messo in guardia da quello che definisce un “attacco ai diritti di tutti”.
Ma anche dal centrodestra qualcuno ha deciso di prendere posizione. Renata Polverini ha attaccato: “Libero ci riporta indietro nel tempo, quando essere gay significava messa al bando o peggio”. A lei ha replicato direttamente Feltri su Twitter: “Non capisci un c…o, hai una cultura più bassa di quella di Boldrini”. “L’omofobia ce l’ha in testa chi ci critica, se non si può dire che aumentano i gay, come mi hanno confermato le stesse associazioni lgbt, allora siamo in Iran“.

Vittorio Feltri: “Palio di Siena indecente, cavalli torturati: va eliminato in nome della civiltà”


“Il Palio straordinario di Siena, avvenuto sabato, è stato uguale a quelli ordinari: uno spettacolo inguardabile condito con le solite crudeltà oscene. So che dicendo queste cose mi garantisco le consuete contumelie dei senesi, legati affettivamente e incoscientemente a questa manifestazione medievale, cruenta e priva di pietà. Ma non importa. Sono abituato ai loro insulti motivati dal fatto che non sarei capace di comprendere il valore storico della animalesca tenzone”.
Vittorio Feltri, nel suo editoriale di lunedì 22 ottobre su Libero, ha attaccato duramente il Palio di Siena.
Due giorni prima, sabato 20 ottobre, nel corso del “Palio straordinario” un cavallo è morto. Si tratta di Raol, il cavallo della Giraffa montato da Jonatan Bartoletti.
A causare il decesso dell’animale l’incidente avvenuto al secondo Casato quando Raol è caduto a terra con il proprio fantino. Le condizioni del cavallo erano apparse fin da subito molto gravi. Trasportato alla clinica veterinaria del Ceppo il cavallo è stato sottoposto a tutta una serie di cure nel tentativo di salvargli la vita ma purtroppo non c’è stato niente da fare: alcune complicazioni hanno portato alla morte dell’animale.
Feltri, prendendo spunto da questo episodio, è quindi tornato ad attaccare il Palio, come aveva fatto altre volte in passato.
“Cavalli frustati e lanciati al galoppo sfrenato su una piazza ricoperta di terra del contado; vari fantini cadono e vengono travolti dagli equini, tra cui talvolta non mancano quelli che muoiono ammazzati perché irrimediabilmente feriti. Personalmente ho praticato l’ippica e conosco la cattiveria degli ippici che, pur di vincere una gara, sottopongono le nobili bestie a vere e proprie torture”.
“Il Palio – conclude Feltri – va eliminato in nome della civiltà oltre che per rispetto verso animali nei confronti dei quali dovremmo essere grati, visto che fino al 1800 sono stati l’unico mezzo di trasporto utilizzato dagli umani. Concediamo loro il privilegio di non essere martirizzati. Cari senesi, smettete di appassionarvi alla macelleria di piazza. State attenti ai buchi delle banche più che alle galoppate”.

CASO ASIA ARGENTO, la coerenza(provocatoria e certamente discutibile) di Sgarbi & Feltri: ora 'difendono l'attrice' e ieri 'difendevano Weinstein'

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Di Salvatore Santoru

Come ben si sa la coerenza è merce assai rara, anche e sopratutto in Italia.
Sui casi controversi come quelli interessati dal Metoo o dal recente 'Argentogate' ancora di più.

Difatti, vi sono stati difensori di Weinstein che sono diventati accusatori della Argento così come(non certo poche/i) accusatori di Weinstein che sono diventati difensori dell'Argento.
Al di là della verità e della reale consistenza delle accuse nei confronti della Argento(ma anche di altri casi e parzialmente pure dello stesso Weinstein), c'è da segnalare che alcuni sono rimasti coerenti e si tratta di Vittorio Sgarbi, di Vittorio Feltri.

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Più specificatamente, Sgarbi e Feltri hanno prima 'difeso Weinstein' nel loro modo molto molto poco politicamente e 'moralmente corretto'(e spesso ai limiti del decente e varcando assai quelli dell'educazione, specie e sopratutto il noto critico d'arte) e per ciò sono stati anche criticati dalla Argento(anche giustamente direi, perlomeno per certe cose).
Ma, nel caso del presunto abuso(la vicenda è sempre più ricca di punti non chiari tra l'altro) di Bennett sin da subito Sgarbi e Feltri hanno scelto di difendere(a modo loro) la Argento.

L'aspetto curioso è stato che le loro opinioni sono(almeno parzialmente) coincise con quelle di alcune/i difensori della Argento e, più precisamente, il loro discorso è stato incentrato sulla valutazione non molto positiva del '17enne', la cui non consensualità è stata ritenuta 'una favola' e il cui comportamento è stato descritto praticamente come 'vigliacco' e in cerca di notorietà e denaro facile(sempre stando alle accuse del Nyt, oggi pare almeno un poco ridimensionate).

Si direbbe in altri casi e generi che ci sarebbe stata una sorta di 'victim shaming' ma tralasciamo pure e sopratutto nel caso di Sgarbi e Feltri, che di questi 'concetti intellettualistici' ne farebbero a meno.

Detto questo, sinceramente considero ciò che hanno detto Feltri e Sgarbi sul caso Weinstein e Argento decisamente 'discutibile' per non dire abbastanza 'deprecabile' e 'orripilante'(anche se ben condiviso nel secondo caso, dalle battute di caserma in poi) ma piaccia o non piaccia pare che gli unici coerenti degli 'opinion leaders italiani che contano' siano loro.

Inoltre, tornando a ripetere che non condivido quasi nulla di ciò che hanno detto sul caso Weinstein e Argento non si può non dire che le affermazioni sempre più provocatorie e spesso radicalmente discutibili di Feltri(comunque sia, piaccia o non piaccia, un grande giornalista) e pure quelle 'solite' di Sgarbi sono comunque un simbolo della libertà d'espressione e d'informazione(specie se interpretata all'americana).

Quindi, non condivido quasi un'acca di questi discorsi ma ben vengano pure le posizioni di Sgarbi/Feltri e ben vengano le difese a prescindere da parte dei simpatizzanti della Argento e le critiche a queste posizioni ritenute 'doppio standard' e l'importante è che si rimanga sul legittimo e non si finisca nelle offese pesanti e/o gratuite.

E oltre a ciò, l'importante è che si cerchi di arrivare alla verità e quindi ben vengano tutte le interpretazioni(scettiche,complottiste,parziali,imparziali ecc) sul caso Asia Argento, un caso che è ancora tutto da decifrare.

RAI, Feltri critica Forza Italia: 'Non possono non votare Marcello Foa, un giornalista che non è mai stato comunista'

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Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere la questine della nomina di Marcello Foa alla presidenza RAI.
Recentemente sulla vicenda è intervenuto anche Vittorio Feltri.

Come si legge in un articolo su Libero(1), Feltri ha criticato Forza Italia per la sua opposizione alla nomina di Foa.
Inoltre, secondo il direttore di Libero lo stesso partito berlusconiano forse obbedisce a 'degli ordini di scuderia'.

Oltre a ciò, Feltri ha ricordato di aver lavorato con Foa e che lo stesso giornalista italo/svizzero pare non piacere ai 'comunisti' e ciò per via del fatto che comunista non lo è mai stato.

NOTA:

(1) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13365372/vittorio-feltri-forza-italia-pozzo-schifezze-foa-rai-terrificante-sospetto-berlusconi.html

Vittorio Feltri:la guerra in Libia è stata una follia suicida

Di Vittorio Feltri
Il Giornale.it
Se una volta la Libia era potenzialmente una minaccia, oggi è un reale pericolo e non si limita ad annunciare violenza, ma la esercita con efferatezza

Avevamo avuto subito l'impressione che la cosiddetta primavera araba non promettesse un futuro radioso.

Lo pensavamo un anno e mezzo fa, circa, e ora è arrivata la conferma che i nostri sospetti erano fondati.

Non parliamo della Siria o dell'Egitto dove il disastro è evidente da tempo – e non ci stupiamo che la situazione si aggravi di giorno in giorno – bensì della Libia che ormai ha rivelato in pieno la sua indole fanatica.

 L'Occidente si era coalizzato per cacciare il dittatore Gheddafi, convinto che i ribelli potessero trasformare la tirannide in un paradiso democratico; li aveva aiutati nella battaglia fornendo loro armi sofisticate e aerei da bombardamento; aveva scommesso sulla sconfitta del Colonnello e, dopo averlo abbattuto con somma soddisfazione, si deve rendere conto di avere sbagliato i calcoli.

Se una volta la Libia era potenzialmente una minaccia, oggi è un reale pericolo e non si limita ad annunciare violenza, ma la esercita con efferatezza.

 L'uccisione dell'ambasciatore e di tre cittadini statunitensi (trascurando la vittima in Egitto nel corso di disordini) dimostra che, da Tripoli a Bengasi, quel Paese è in balia di esaltati estremisti incapaci di essere tolleranti, i quali si servono di pretesti religiosi per accanirsi su chi abbia idee diverse dalle loro.

Il movente della strage infatti è quasi paradossale oltre che folle: punire gli Usa per avere prodotto un film, critico verso l'islam, girato da un regista di origine ebraica. Ciò significa che la Libia si è liberata di Gheddafi ma è caduta dalla padella nella brace: i nuovi padroni, in altri termini, sono più crudeli e inaffidabili di quelli vecchi, con i quali l'Italia aveva intessuto buoni rapporti e concluso ottimi affari, non solo petroliferi. Che le cose sarebbero andate così bisognava immaginarselo: nel nostro piccolo avevamo previsto tutto.

Ma la Francia, in particolare, la Nato e gli stessi Stati Uniti non sentirono ragione: l'imperativo era far fuori il raìs, e nessuno aveva pensato che i successori del despota sarebbero stati peggiori di lui. Così è, invece.

Maledetto il giorno in cui l'Europa (esclusa la Germania) e gli Usa decisero di impegnarsi militarmente per rovesciare un regime senza preoccuparsi delle conseguenze. La speranza, tenue, è che il massacro compiuto ieri sia un episodio isolato e non l'inizio di un ciclo di spietatezze cui i fondamentalisti islamici sono avvezzi. L'11 settembre 2001 non è stato dimenticato.

Come reagirà Washington non è ancora dato sapere, ma è improbabile che il presidente Barack Obama, in piena campagna elettorale, rimanga con le mani in mano. Una tragedia tira l'altra. Questa è l'unica certezza.

http://www.circolo-latorre.com/home.jsp?idrub=5440

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