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Sci, trionfo Italia: tripletta azzurra in discesa femminile



Trionfo azzurro nella discesa libera di Coppa del Mondo donne a Bansko, in Bulgaria. Le azzurre hanno fatto tripletta, vincendo con Elena Curtoni in 1.29.31, tempo con cui ha preceduto nell’ordine Marta Bassino (1.29.41) e Federica Brignone (1.29.45).
Solo quarta, con 1.29.65, la fuoriclasse americana Mikaela Shiffrin, vincitrice della discesa di ieri, 24 gennaio, recupero della prova non svoltasi in Val d’Isere. Un podio tutto azzurro al femminile c’era già stato il 14 gennaio 2018 nella discesa di Bad Kleinkircheim. Per la 28enne valtellinese Curtoni è la prima vittoria in carriera, e il quarto podio individuale.

CI PRENDIAMO TUTTO! 🤩

Nella discesa di Bansko trionfo di Elena , seconda piazza per Marta e terza per Federica !

RT per questa splendida tripletta ! 💙@Fisiofficial
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Il calcio “reazionario” di Fini e Padovan


Di Andrea Muratore
Religione collettiva e fattore di popolo, roccaforte passionaria e mondo a parte, fenomeno interclassista e anticipatore dei mutamenti sociali. Il calcio di una volta che Massimo Fini e Giancarlo Padovan raccontano in “Storia reazionaria del calcio” (Marsilio, 2019) era molto più di uno sport o di un business, ma un vero e proprio laboratorio culturale. In rivolta contro la mercificazione e l’appiattimento dello sport più popolare al mondo, Fini e Padovan ne divengono i cantori nell’era della dittatura delle televisioni e dell’ascesa del VAR.
Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio“. Nessuna frase meglio del celebre aforisma di Jorge Luis Borges riassume l’essenza di ciò che, sostanzialmente, dà corpo e anima alla popolarità globale del calcio: la sua insuperabile naturalezza ed elasticità, la capacità di saper divenire sport e fattore d’aggregazione sociale trasversale indipendentemente dal contesto in cui esso si sviluppa. Interclassista, globalizzato (la FIFA precede per nascita Società delle Nazioni e Onu) e al tempo stesso localizzato, aggregatore di interessi, aneddoti e epiche contemporanee di territori, città, quartieri, il calcio è stato radicalmente mutato, negli ultimi decenni, dalla crescente mediatizzazione e dall’aumento degli interessi commerciali ed economici ad esso afferenti.
La FIFA di Havalange e Blatter trasformatasi in corporation internazionale, lo scandalo dei mondiali in Qatar come paradigma dello snaturamento del calcio contemporaneo e l’introduzione del VAR come certificazione del predominio del mantra del “risultato” sulla genuinità del gioco sono i sintomi. La “patologia” da sondare è il rapporto tra il calcio e la modernità, a cui Massimo Fini e Giancarlo Padovan cercano di dare un inquadramento nel loro saggio Storia reazionaria del calcio, in cui l’evoluzione del contesto socio-culturale a livello italiano e globale è letta in relazione ai cambiamenti verificatisi nel mondo del calcio, in campo, sugli spalti e tra i media.
Fini, il cantore degli “uomini in rivolta” (Catilina) e il più severo critico della modernità, si unisce a Giancarlo Padovan, uno dei più intelligenti commentatori sportivi del nostro Paese, per formare un sodalizio editorialmente vincente: l’esperienza tecnica e la capacità analitica di Padovan si uniscono all’elevata vis descrittiva e critica di Fini nella costruzione di un saggio i cui capitoli scorrono, uno dopo l’altro, tra le mani, senza che il rigore delle argomentazioni sia sacrificato alla leggibilità.
Storia reazionaria del calcio ha infatti un obiettivo dichiarato: difendere il nocciolo duro del calcio, la sua matrice passionale e l’essenza dello sport, dalla dittatura dell’economico. Dalle ragioni del business incentivate a ogni costo, che a detta degli autori hanno svuotato gli stadi e snaturato il legame tra tifoso e squadra, alle eccessive giravolte del calciomercato. “Non si esagera se si afferma che in un mondo completamente desacralizzato e materialista il calcio fosse rimasto l’ultimo luogo dedicato al sacro sostituendo altri riti caduti in disuso”, fa notare Massimo Fini in un capitolo significativamente intitolato “La gallina dalle uova d’oro“. “Visto dalla parte del tifoso il calcio è una passione totalmente gratuita”.
Una pulsione universale, sottolinea Antonio Padellaro nella postfazione, “forse l’unico linguaggio autentico che ci accomuna su questa terra”. Linguaggio innato, direbbe Noam Chomsky, che sulla critica alle spigolature della modernità si è espresso molto spesso con viva forza. Versione contemporanea dell’epica nei Paesi dell’America Latina in cui la comunicazione di questo linguaggio è rimasta al massimo grado di disintermediazione.
E proprio da uno di questi Paesi, l’Uruguay, è venuto Eduardo Galeano, autore del primo dei due saggi che consigliamo di inserire in un’ideale trilogia del pallone al fianco di Storia reazionaria del calcioSplendori e miserie del gioco del calcio ha analizzato, per primo, la componente di interazione sociale legata al calcio, la natura della partita come versione contemporanea della pugna ma anche l’insuperabile tensione tra modernizzazione e tradizione a cui il calcio è inesorabilmente condannato. Sulla scia di Galeano, Jean-Claude Michea in Il gol più bello è stato un passaggio è giunto a definire una vera e propria “filosofia dello sport” come matrice identitaria comune contrapposta alla mercificazione e alla gentryfication del calcio contemporaneo, dagli stadi all’informazione ad esso dedicata. Fini e Padovan si inseriscono in questo solco offrendo un lavoro pregevole in cui questa tensione è declinata attraverso aneddoti, ricordi personali, esperienze professionali. Tante pietre calciate sulla strada a far girare, perennemente, la storia del pallone.

Sinisa Mihajlovic, il messaggio dello youtuber Nicoforza: “Disgustoso augurargli del male”


“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse, non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano”.
E’ il messaggio di Niccolò Basta, un ragazzo di 15 anni di Foggia, che attraverso un video su youtube commenta le offese ricevute da Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna malato di leucemia, per alcune sue dichiarazioni politiche.
Il ragazzo foggiano, tifoso del Foggia calcio, quasi due anni fa ha scoperto, anche lui, di avere la leucemia.
Appassionato di YouTube, Nicoforza il suo nickname, in un video registrato da una stanza dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dopo aver informato gli amici delle sue condizioni di salute, si sofferma sulla vicenda Mihajlovic.
“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse – dice il ragazzino foggiano – non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano. Per questo auguro ancora a Sinisa la vittoria rispetto la sua malattia e gli esprimo la mia solidarietà perché sentirsi dire certe cose, in questi momenti di debolezza, fa davvero male”.
Fonte: Agi, YouTube.

Coppa Italia, Milan-Spal 3-0: ora i rossoneri sono ai quarti di finale


Di Salvatore Santoru
Il Milan ha sconfitto la Spal per 3-0 e, in tal modo, ora accede ai quarti di finale di Coppa Italia. I rossoneri sono andati in vantaggio con un gol di Krzysztof Piatek e hanno raddoppiato con Samu Castillejo, tutto ciò durante il primo tempo(1). 
In seguito, nel secondo tempo si è avuto il terzo gol rossonero grazie a Theo Hernandez.
NOTA E PER APPROFONDIRE:

Sinisa Mihajlovic ha lasciato l’ospedale, il terzo ciclo di cure è finito


Di Maurizio De Santis

Un post su Instagram della moglie, Arianna Rapaccioni, ha dato la bella notizia. "Più bella cosa non c’è, ritorna a casa", ha scritto la donna a corredo di una foto molto bella. Sinisa Mihajlovic ha lasciato il Reparto di Ematologia dell'ospedale Sant'Orsola intorno alle 12.30: il terzo ciclo di cure alle quali il tecnico del Bologna s'è sottoposto è terminato. Un'altra piccola vittoria nella battaglia contro la leucemia che lo ha colpito e costretto a defilarsi rispetto all'impegno con i rossoblù. Un sorriso e un bacio alla consorte, le dita per mimare il segno della vittoria: è così che l'allenatore s'è mostrato all'uscita del padiglione 8 del nosocomio dove è rimasto ricoverato fino alle dimissioni autorizzate dallo staff medico.

Dall'ospedale alla panchina, mai ha rinunciato al ‘suo' Bologna

Nella giornata di giovedì sarà presente a Casteldebole per l'allenamento. Sarà in panchina in occasione del derby emiliano con il Parma? Non è certo perché, come sempre, servirà avere il via libera da parte dei dottori che stanno seguendo l'evoluzione della terapia e il percorso specialistico previsto per aiutare la guarigione di Mihajlovic, affetto dalla leucemia. Il tumore del sangue che lo aveva aggredito alimentando paura e sconforto – quando seppe qual era la causa del malessere e lo comunicò in conferenza stampa era distrutto – non ne ha fiaccato lo spirito combattivo.

La partita più importante di Sinisa: vincere contro la leucemia

"Guerriero", così lo hanno definito le figlie – Virginia e Viktoria -, i tifosi (non solo quelli rossoblù), i calciatori, gli ex compagni di squadra. E da ‘guerriero' è rimasto al fianco dei ‘suoi ragazzi' che ha sempre seguito negli allenamenti. Sia pure da lontano. Sia pure da remoto, attraverso l'ausilio della tecnologia. Sia pure dal letto d'ospedale dove sta giocando la partita più importante della sua vita contro una malattia ‘silente' che lo ha aggredito alle spalle nemmeno fosse uno degli avversari più duri che entrano in tackle sulle gambe. Quand'è stata l'ultima volta che Sinisa è sceso in campo assieme al ‘suo' Bologna? È successo per due volte di finale abbastanza di recente: contro la Lazio (in casa, al Dall'Ara), quando i tifosi felsinei e capitolini si trovarono uniti in pellegrinaggio e in preghiera, e poi la Juventus (in trasferta, All'Allianz Stadium), l'una di seguito all'altra (compresa la pausa di campionato per gli impegni della Nazionale).

FONTE: https://calcio.fanpage.it/sinisa-mihajlovic-ha-lasciato-lospedale-il-terzo-ciclo-di-cure-e-finito/

Scintille sui social tra Salvini e Suso: "Corri di più", "Tu governa"


Di Pina Francone
Suso compie gli anni, il Milan gli fa gli auguri e Matteo Salvini lo punzecchia sui social, provocando la risposta del diretto interessato. E così, dopo i "botta e risposta" della stagione passata con Gennaro Gattuso, ora il leader della Lega indispettisce lo spagnolo.
Tutto ha inizio dal messaggio di auguri della società rossonera a Jesús Joaquín Fernández Sáenz, che ieri – martedì 19 novembre – ha compiuto ventisei anni. Il "Diavolo", quindi, gli dedica un post su Instagram con fotografia in campo e gli auguri in lingua spagnola: "Feliz cumpleaños, Suso! #SempreMilan".
L’attaccante rossonero ringrazia. Poi, però, arriva quel commento inaspettato a firma di Matteo Salvini, che come noto è tifoso milanista. Ecco, il capo politico del Carroccio, però, tira una bella frecciatina al giocatore. Ecco, infatti, i suoi particolari auguri di compleanno: "Auguri! Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di giocare". Il tutto condito da una "faccina".
Ecco, Suso non l’ha presa benissimo e a stretto giro ha replicato all’ex ministro dell’Interno. Taggandolo nel suo post di risposta, il neo 26enne scrive: "Grazie. Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta di voglia di amministrare meglio, molto meglio, un Paese che amo". Insomma, il calciatore fa il verso a Salvini e lo sprona a governare meglio, anche se non è più all’esecutivo. E, infatti, più di un utente glielo fa notare...

Il precedente Salvini vs Gattuso
Come detto, non è la prima volta che il Matteo Salvini in versione tifoso critica il rendimento della squadra, di un calciatore o dell’allenatore. Lo scorso anno sulla panchina del Milan sedeva Rino Gattuso e in più occasioni il leader leghista espresse perplessità per i cambi del mister o il modo di giocare poco spumeggiante della squadra. Peraltro, era proprio novembre, quando andò in scena il primo battibecco tra i due, al termine di Lazio-Milan, terminata 1-1. Alle critiche di Salvini sulla gestione del match, “Ringhio” rispose così in sala stampa: "Io non parlo di politica perché non capisco nulla. A Salvini dico di pensare alla politica, abbiamo problemi molto grandi in Italia. Se ha tempo di pensare anche al calcio vuol dire che siamo messi male".
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Del Piero compie 45 anni, Dybala gli fa gli auguri: “Sei un numero 10 che non ha età”


Di Alberto Pucci

Indossare il numero dieci è una grande responsabilità. Lo sa bene Paulo Dybala che più o meno ogni domenica scende in campo all'Allianz Stadium con quel numero che fu di Alessandro Del Piero. L'argentino, che del suo famoso predecessore è da sempre un grande estimatore, nel giorno del compleanno numero 45 dell'ex capitano bianconero ha così voluto rinnovare la sua stima e il suo affetto per ‘Pinturicchio' con un bel messaggio postato in rete.

"Gli anni passano, ma tu rimani un numero 10 che non ha età! Tanti auguri Alessandro Del Piero", ha pubblicato Dybala sul proprio profilo ufficiale di Twitter. Un post che ha ovviamente generato decine e decine di like e condivisioni, e ricordato l'incontro che c'è stato qualche mese fa tra i due numeri dieci. "Abbiamo una sfida in ballo (un confronto su chi calcia meglio le punizioni, ndr) e dovevamo vederci da tanto tempo – rivelò DelPiero – Abbiamo preso un caffè. Il caffè è stato lungo e abbiamo parlato di tante cose".

Gli auguri dell'Uefa e della Juventus

A celebrare il 45esimo compleanno di Del Piero e ad inviare all'indimenticato campione juventino e della Nazionale gli auguri sono arrivati in molti. Su Twitter l'hashtag con il nome dell'ex capitano è infatti balzato tra i primi posti nella trend topics. Tra coloro che hanno voluto mandare un messaggio affettuoso anche l'Uefa, che ha pubblicato anche il video di uno dei tanti straordinari gol che l'ex bianconero ha realizzato in Europa. Il profilo del club campione d'Italia, ha invece celebrato Del Piero con il video della notte del 2008 al Bernabeu, quando ‘Pinturicchio' uscì dal campo tra gli applausi scroscianti del pubblico del Real Madrid.

FONTE: https://calcio.fanpage.it/del-piero-compie-45-anni-dybala-gli-fa-gli-auguri-sei-un-numero-10-che-non-ha-eta/

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FOTO: https://www.pinterest.it

Seria A, non solo campo: la guerra degli sponsor

                                                 
                                                            INFORMARE X RESISTERE
Esiste la lotta per lo Scudetto, per un posto in Champions League e chi sogna l’Europa. Poi ci sono le squadre di mezzo, capaci di entrare nella parte sinistra della classifica o di ottenere una tranquilla permanenza nel massimo campionato: infine, chi lotta per la salvezza con le unghie e i denti sino all’ultimo secondo dell’ultima giornata di campionato. Non c’è però solamente il campo, anzi: tutto parte da quello che accade fra i corridoi e i tavoli delle trattative, degli sponsor in primis. Parliamo in particolare di quelli tecnici, che finiscono con il loro nome sulle maglie, dietro il quale si celano interessi enormi.
Nike vs Adidas. Questa è l’eterna sfida in ogni campo tra i due colossi di riforniture sportive. Che si tratti di sport e non, calcio o tennis, basket o qualsivoglia sport sono loro due a contendersi lo scettro. E neanche a farlo apposta ma gli ultimi otto scudetti consecutivi della Juventus portano in quattro casi la firma Nike, nel primo periodo Conte e poi Allegri e negli ultimi quattro la firma Adidas. Quest’ultimo però trovò il successo anche nel 2011, con il Milan, mentre l’anno precedente l’Inter firmata Nike realizzò il Triplete. Dunque, una decade equamente distribuita tra i due marchi più noti al mondo nel campo dell’abbigliamento sportivo.
La vittoria recente del Liverpool ha portato in evidenza la New Balance, così come nel mondo del tennis hanno fatto Djokovic prima e Federer poi, col suo clamoroso passaggio da Nike a Uniqlo per un contratto faraonico e pluriennale con la casa giapponese. In Serie A la Nike perde l’Atalanta, che si accasa con la Joma, la quale già vestiva Sampdoria e Torino, facendo dunque il suo ingresso in Champions League, a seguito della storica qualificazione strappata dagli orobici lo scorso anno.
Curiosità. Una sorpresa è notare come la media gol migliore negli ultimi anni vesta Joma con 2.75 reti a match, di poco superiore a Nike con 2.74: segue Kappa con 2.73 mentre un po’ più attardata Adidas con 2.61. In merito alle curiosità della stagione in corso non si può non citare quella del Lecce: i salentini hanno deciso di avvalersi del proprio sponsor M908, con le maglie prodotte in Cina ad opera della società giallorossa.
Record poco invidiabile della Errea, lo sponsor tecnico è finito sulle maglie di ben cinque club retrocessi negli ultimi dieci anni, una più di kappa e due più di Givova e Joma. Di recente Puma è passata a vestire il Milan, nella speranza che una resurrezione dei diavoli rossoneri possa portare in alto un brand e marchio molto importante: il progetto è ambizioso, ma quest’anno la società di Elliot non potrà portare il proprio sponsor tecnico oltre i confini italici, a causa dell’esclusione dall’Europa League per mano della Uefa.

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