Perchè nella partita tra AGCOM e Cloudflare il calcio non c’entra

gen 12, 2026 0 comments


Di Gianmaria Vianova

L’Autorità Garante delle Comunicazioni e il gigante Cloudfare sono ai ferri corti. Oggetto del contendere è il Piracy Shield, lo scudo antipirateria, che l’azienda statunitense non avrebbe applicato quando richiesto.

I titolari di diritti di eventi sportivi (o di intrattenimento) segnalano i domini web e gli IP legati a streaming illegali ed entro trenta minuti i gestori di VPN e fornitori di DNS devono bloccarli. Costi quel che costi, senza esitazione. Questo è il succo del Piracy Shield, il sistema introdotto dal febbraio 2024 dall’AGCOM per contrastare la pirateria in Italia (Serie A in primis). All’attivo ha già oltre 65.000 nomi di dominio e circa 14.000 indirizzi IP disabilitati, molti dei quali “pezzotti” ma anche sviste clamorose come l’oscuramento di Google Drive o della cache di Youtube nell’ottobre 2024.
Uno strumento che fa discutere sin dalla sua creazione e che ora vede l’AGCOM scendere in campo per tutelarlo contro la mancata applicazione da parte dei giganti della rete, come Cloudflare.

La maximulta dell’AGCOM

L’8 gennaio 2026, l’AGCOM ha sanzionato Cloudfare con una multa da 14,2 milioni di euro (1% del fatturato globale realizzato dalla società nel 2024, misura deterrente prevista dalla legge che può arrivare fino al 2%). L’importo è già significativo di per sé rapportato al fatturato globale ma è quasi il doppio dei ricavi realizzati in Italia dall’azienda (circa 8 milioni).
La motivazione del Garante risiede nella “sistematica e persistente inosservanza” degli ordini impartiti tramite la piattaforma Piracy Shield. In particolare, l’AGCOM contesta a Cloudflare di non aver mai attuato i blocchi richiesti, nonostante la notifica formale e i successivi solleciti. Secondo l’autorità, l’azienda non solo avrebbe ignorato le richieste di blocco DNS, ma avrebbe continuato a fornire servizi di reverse proxy a siti pirata già segnalati, agendo di fatto come uno scudo che impedisce l’identificazione degli hosting provider reali e facilita la persistenza online dei contenuti illeciti.

Nel marasma generale, l’AD di Lega Calcio Serie A, Luigi De Siervo, ha celebrato la sanzione come un “passaggio storico nella lotta alla pirateria audiovisiva in Italia […] Oggi, grazie all’azione dell’AGCOM, arriva un segnale chiaro: chi non rispetta le regole, chi agevola la diffusione illegale di contenuti, in Italia verrà sanzionato duramente”. Ma il tema va ben oltre la fruizione di contenuti calcistici e riguarda una precisa metodologia di intervento: lo spegnimento di parti di rete Internet.

La Reazione di Cloudflare: Matthew Prince e la Sfida Aperta

La risposta della società statunitense è stata immediata e di una durezza raramente osservata nelle comunicazioni corporate. Il CEO Matthew Prince, attraverso una serie di dichiarazioni pubbliche e post sulla piattaforma X, ha definito la multa “disgustosa” e il sistema Piracy Shield un “meccanismo di censura arbitraria” privo di trasparenza e di garanzie legali. Minacciando di lasciare l’Italia e compromettendo così (in loro assenza) la sicurezza della rete.

Va da sé, senza di loro altri si prenderebbero la fetta di mercato, ma si parla comunque di un gigante mondiale. Al 1° gennaio 2026, Cloudflare gestisce oltre il 20% di tutti i siti web che utilizzano un servizio di reverse proxy, proteggendo oltre 41 milioni di domini. La sua rete non si limita a servire pagine web; essa fornisce difese critiche contro gli attacchi DDoS che, nel corso del 2025, hanno raggiunto livelli di magnitudo senza precedenti.

Cloudflare sposta la retorica del confronto sulla “libertà” e sui “valori democratici”, facendo leva sulla propria mastodontica rilevanza per la rete di tutto il mondo (Italia compresa) e trasformandola in una battaglia di principio, anche se con la divisa dell’interesse privato della propria società.
Ma un punto Prince lo ha centrato: è il metodo del Piracy Shield ad essere potenzialmente controverso. L’oscuramento in blocco di intere serie di indirizzi IP equivale ad intervenire direttamente sui nervi vivi della rete internet: provare a curare una malattia dei rami lavorando con l’accetta sulle radici. Colpire l’infrastruttura per educare i “pirati”.

La Minaccia del Ritiro e l’Impatto sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

La conseguenza più immediata e allarmante della disputa è la minaccia esplicita di Cloudflare di cessare le proprie attività in Italia. Matthew Prince ha dichiarato che la società sta valutando diverse azioni punitive che potrebbero avere un effetto devastante sulla resilienza digitale del Paese.
Al centro delle preoccupazioni vi è l’interruzione dei servizi di cybersecurity pro bono che Cloudflare fornisce per le imminenti Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L’azienda offre protezione contro attacchi DDoS e intrusioni per le infrastrutture critiche legate all’evento, un servizio del valore di milioni di dollari che, se ritirato a ridosso dell’inizio delle competizioni, lascerebbe i portali ufficiali, i sistemi di ticketing e le reti di comunicazione esposti ad attacchi informatici. 

FONTE: https://it.insideover.com/tecnologia/perche-nella-partita-tra-agcom-e-cloudflare-il-calcio-non-centra.html

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