BAHRAIN: LA F1 RIACCENDE MOTORI DELLA PROTESTA

apr 21, 2012 0 comments
Da Nena News
La rabbia popolare non ha fermato la Formula Uno ma il Gran Premio non ha dato del Bahrain l’immagine di un paese tranquillo, normalizzato, come avrebbe voluto la monarchia degli al Khalifa. Al contrario ha riacceso la protesta. Si potrebbe riassumere così la prima giornata di prove sul circuito di Sakhir. Ieri si sono accesi regolarmente i motori, con la Mercedes di Nico Rosberg davanti a tutti nelle prove, ma a pochi km di distanza hanno preso il via anche gli annunciati “tre giorni della rabbia” proclamati dai giovani della rivoluzione del 14 febbraio. Mentre i piloti giravano in pista, decine di migliaia di persone, 100 mila secondo gli organizzatori, sono scese in piazza a Manama, chiedendo «riforme e libertà».
La protesta ha riempito le strade di Budaiya, nella zona ovest della capitale. La polizia ha sparato granate assordanti e candelotti lacrimogeni sui dimostranti quando uno spezzone del corteo ha provato a raggiungere Piazza della Perla, il luogo in cui si erano concentrate le manifestazioni che lo scorso anno portarono alla cancellazione del Gran premio. La notte precedente c’erano stati scontri in diversi villaggi abitati da sciiti, che sono maggioranza nel paese. Negli ultimi giorni ci sono stati almeno 80 feriti e 70 arresti tra gli oppositori al regime. I quali lottano contro la monarchia assoluta che governa il Paese con il pugno di ferro. E in particolare chiedono la liberazione di Abdulhadi al-Khawaja, attivista per i diritti umani arrivato al 70mo giorno di sciopero della fame (ieri ha smesso anche di bere e le sue condizioni sono sempre più critiche).
In mattinata il principe Salman bin Hamad Al Khalifa aveva risposto alle domande dei giornalisti, ammettendo che il Bahrain forse «non è perfetto», ma ribadendo che «annullare il Gran premio avrebbe significato darla vinta agli estremisti». Sempre ieri il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, ha dato l’ennesima prova di cinismo e scarsa coscienza di quanto sta accadendo nel Paese: «Se la gente protesta – ha detto – lo farà per qualche altro motivo, la Formula 1 non c’entra». Secondo l’attivista Nabeel Rajab, citata dalla Bbc, «la protesta sta avendo risalto internazionale grazie alla presenza dei media stranieri per la Formula 1, ma dopo la repressione continuerà e il mondo non vorrà più saperne del Bahrain».

Commenti

Related Posts

{{posts[0].title}}

{{posts[0].date}} {{posts[0].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[1].title}}

{{posts[1].date}} {{posts[1].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[2].title}}

{{posts[2].date}} {{posts[2].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[3].title}}

{{posts[3].date}} {{posts[3].commentsNum}} {{messages_comments}}

Search

tags

Modulo di contatto