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L’uomo arrestato in Calabria per avere schiavizzato una donna era già stato condannato per la stessa cosa

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Mercoledì 22 novembre un uomo di 52 anni, Aloisio Francesco Rosario Giordano, è stato arrestato in provincia di Catanzaro per aver sequestrato, schiavizzato e violentato per anni una donna davanti ai figli nati da stupri. La notizia è stata ripresa dai principali quotidiani nazionali. Quello che non era emerso, però, è che circa vent’anni fa l’uomo era stato condannato per un reato quasi identico.
Giordano era già stato condannato nel 1995 a cinque anni di carcere per vari reati tra cui sequestro di persona, violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni contro una donna che all’epoca aveva 23 anni. Scontò poco meno di cinque anni in prigione e uscì nel 1999: la pena gli fu ridotta di qualche mese per buona condotta. Lo ha raccontato al Post il capitano dei Carabinieri di Lamezia Terme Pietro Tribuzio, confermando che si tratta della stessa persona fermata nei giorni scorsi.
Nel dare la notizia dell’arresto di ieri, alcuni giornali avevano scritto in modo generico che Aloisio Francesco Rosario Giordano era «già pregiudicato per reati sessuali», senza però fornire ulteriori dettagli. Negli archivi di Repubblica e del Corriere della Sera ci sono due articoli del marzo 1995 che raccontano il primo arresto e quanto successo.
Su Repubblica – l’articolo è del 26 marzo 1995 e il nome dell’uomo non è riportato correttamente – si dice che una donna di 23 anni di nome Maria Rosa era stata sequestrata e violentata per cinque mesi da Aloisio Francesco Rosario Giordano, che all’epoca aveva 30 anni. La donna era anche stata costretta ad abortire due volte: «una a furia di calci e di botte, l’altra, dopo essere stata legata con le mani dietro la schiena, con un bisturi rudimentale e un cucchiaio».
Si racconta che l’uomo «l’aveva portata a casa sua obbligandola poi a vivere con la propria moglie e i due figlioletti». Tutto questo nel comune di Gizzeria, lo stesso in cui qualche giorno fa è stata scoperta la baracca di lamiere e scarti di legno dove si sono verificati gli ultimi abusi. Repubblica aveva anche raccolto alcuni dettagli sulla vita dell’uomo: «Francesco Giordano Aloisio, diploma magistrale, qualche anno di università a legge, famiglia d’origine benestante» era «sposato con una bella ragazza marocchina, Raskaovi Bouchra, 28 anni, che gli ha dato due figli, un maschietto di due e una femmina di un anno». Ci sono anche le parole della moglie, morta in seguito, che avrebbe detto: « È un brav’uomo, era lei che lo istigava».
I carabinieri che avevano arrestato l’uomo nel 1995 avevano anche trovato nella casa del sequestro i «rudimentali arnesi» che aveva utilizzato sul corpo di lei: «il bisturi per il secondo aborto, una mazzetta di legno con cui l’uomo avrebbe sodomizzato la ragazza, altri aggeggi per strane pratiche sessuali». Si dice infine che il 22 marzo Aloisio era uscito e si era dimenticato di chiudere a chiave la porta. La donna era quindi scappata, aveva raggiunto la stazione, aveva chiesto aiuto ed era stata soccorsa.
Il Corriere, nel suo articolo del 1995, aggiunge altri pezzi di storia: alcuni dettagli sulle attività di lui (faceva il commerciante di ricambi d’auto e «l’allenatore a tempo perso»), spiega come Aloisio e la ragazza si fossero conosciuti e come lei fosse diventata inizialmente la sua amante. L’articolo racconta poi che lui l’aveva portata a vivere con la moglie e i figli e che l’aveva rinchiusa nel casolare dopo che la donna era rimasta incinta per la seconda volta.
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