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Allarme Wwf: ecco le 16 specie animali che rischiano di non vedere più il Natale

Il leopardo di Amur


Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 per il numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile ad un delfino, ne sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California, del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. E se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la prima specie o il bracconaggio per il leopardo, il prossimo Natale potremmo scoprire che si sono già estinte. È uno dei dati chiave della Mappa dell’estinzione del Wwf, lanciata insieme a un Report nell’ambito della sua Campagna di Natale “Wwf is calling”. Nella mappa ci sono altre 14 specie scelte tra le tante a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta. 


«È questa la Natura che le generazioni future potrebbero non vedere mai. Il loro destino è legato alla possibilità di mettere in campo il prima possibile interventi in grado di salvarle dall’estinzione» scandisce il Wwf. Nel report l’associazione ambientalista indica anche i vari progetti sostenuti per fermare questa corsa verso l’estinzione e portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. Il Wwf ricorda che solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.  

Il Vaquita  

«Abbiamo il dovere di accendere i riflettori sul rischio di estinzione di alcune specie preziose e chiamare tutti a raccolta per combattere le minacce che rischiano di cancellare tesori di biodiversità in Italia e nel Mondo» afferma la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. «Le specie su cui si concentra l’attenzione di questo nostro report - segnala - sono gli “ambasciatori” di un percorso di estinzione che è arrivato, purtroppo, quasi a termine». I numeri parlano chiaro. In Italia per alcune specie come l’orso marsicano oggi si parla di poche decine di esemplari, e lo stesso vale per l’aquila del Bonelli (40 coppie), il gipeto (una decina di coppie in Italia, meno di 10.000 in 3 continenti -Asia, Africa-Europa) o per una specie arborea che esiste solo sulle montagne della Sicilia, l’abete dei Nebrodi. 

Il pangolino  

Sempre in Italia anche la lucertola delle Eolie, come tanti rettili, rischia di scomparire: adattata a vivere solo su alcuni scogli di queste isole con meno di 1.000 esemplari. Alla lista si aggiungono altre specie animali globali destinate a salire su questa insolita “Arca di Natale” disegnata dal Wwf e, tra queste ci sono il rinoceronte di Sumatra che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute “miracolose” nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione.  

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