Il nobel per la letteratura a Bob Dylan? Lo aveva profetizzato 100 anni fa Ezra Pound





L’educazione a onorare gli anniversari ci porta a pubblicare la lettera di Ezra Pound, stilata proprio 100 anni fa. La lettera è importante per diverse ragioni. Ne elenchiamo alcune.

 Intanto, è interessante il rapporto di Pound con Harriet Monroe, la destinataria della lettera (raccolta in The Selected Letters of Ezra Pound 1907-1941, New Directions, 1971), audace – e capace – editrice di Poetry, rivista statunitense importantissima per le sorti della poesia occidentale moderna, nata a Chicago nel 1912, dove si sono fatti le ossa liriche un po’ tutti, da Thomas S. Eliot a Wallace Stevens, da William Carlos Williams a Ezra Pound, appunto.
Solo che la Monroe era una che non la mandava a dire. Ebbe l’ardire, infatti, di rifiutare alcuni testi di Pound – precisamente: Vergier, Mr. Styrax, Ritratto – perché, diceva, era roba “impubblicabile, troppo franca, francamente troppo”. E Pound, accetta e scodinzola. Anche i grandi ottengono clamorosi rifiuti. Non si abbattono. Capiscono. Rilanciano (“Ti sono grato di non aver pubblicato…”). Inoltre. Siamo nel periodo fecondo di Pound. Il poeta ha pubblicato – con alterna fortuna – Lustra (dove, tra l’altro, è raccolta la poesia a Whitman, A Pact, “Stringo un patto con te, Walt Whitman/ ti ho detestato ormai per troppo tempo./ Vengo a te come un figlio cresciuto/ che ha avuto un padre dalla testa dura;/ ora sono abbastanza grande per fare amicizia…”), dove precipitano i suoi studi sulla poesia medioevale (Arnaut Daniel) e quella d’estremo Oriente, cinese e giapponese (Cathay è del 1915). Sono gli anni dell’‘imagismo’, della scoperta di James Joyce – che comincia a pubblicare nel 1917 – dei primissimi Cantos– pubblicati proprio su Poetry, nel 1917. Inoltre. Interessante il ragionamento sulla folk song, la canzone popolare, pionieristico – altro che modesta bagarre su Bob Dylan al Nobel – e già conclusivo (il folk non è solo ‘canzonette’, ma ciò che è fatto per essere cantato funziona poco sulla pagina). Insomma, becchiamo il Pound nel folto del suo fulgore creativo. Piccola nota per editori volenterosi. Ezra Pound esordisce alla poesia nel 1908, 110 anni fa. Se lo autopubblica a Venezia. Sarebbe bello che qualcuno lo pubblicasse, oggi.
Per Harriet Monroe
Londra, 1 gennaio 1918
Cara H.M.,
allego il racconto. Ne ho fatto due copie, una ‘medioevale’. Prima che tu bestemmi, leggi la Canzone ad alta voce. Ho completamente riscritto, o quasi completamente riscritto, tutto Arnaut Daniel. Uso questa traduzione rispetto agli adattamenti, perché non ha bisogno di note, come fanno alcuni per altre canzoni. La migliore fra tutte può essere pubblicata. Da tanto tempo manca una attenzione al suono, salvo che in Lindsay [Nicholas Vachel Lindsay, poeta statunitense, 1879-1931, ndr]. E lui è interessante tanto quanto Kipling. Credimi, quella roba si può scrivere in meno di un’ora, come uno scarabocchio. Comunque, non mi crederai mai, quindi passo oltre…
Mi piace il tuo commento a pagina 89. Naturalmente, sono felice di vedere che ci sia attenzione verso la canzone popolare. Perfino un eminente critico musicale di Londra ha detto, recentemente, ha detto che ‘tutte le canzoni popolari hanno autori e gli autori sono individui’. La benedizione del folk è fatta perché il folk si dimentica: è un dissolvimento e un logoramento, non un processo creativo. Probabilmente dovrò lavorare ancora di più nel suono.
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