Da settimane i media statunitensi scrivono di un imminente attacco degli Usa contro l’Iran. Nel momento in cui scriviamo, tuttavia, Washington si è limitata ad ammassare un centinaio di caccia e altri velivoli militari, una quindicina di navi da guerra, lancia missili e sistemi difensivi in Medio Oriente, oltre a mobilitare diverse basi nella regione.
Donald Trump, dunque, ringhia ma non morde. Minaccia di annientare Teheran in caso di un mancato accordo sui piani nucleari degli ayatollah ma non affonda il colpo. Per quale motivo? Qualcuno ha rovinato i piani degli Stati Uniti. Chi? La Cina. In che modo? Diffondendo immagini satellitari dei preparativi militari statunitensi, annullando di fatto qualsiasi effetto sorpresa e permettendo all’Iran di monitorare quasi in tempo reale i movimenti nemici.
Non solo: l’espediente delle esercitazioni militari di Cina, Russia e Iran nei pressi dello Stretto di Hormutz ha neutralizzato del tutto l’effetto sorpresa a lungo coltivato dagli Usa. La presenza nel Golfo dell’Oman dei super cacciatorpediniere cinesi Type 055 e della nave di sorveglianza Liaowang-1 consentono a Teheran di avere una visione privilegiata, 24 ore su 24, sette giorni su sette, dei movimenti della Marina statunitense.
L’importanza dei satelliti cinesi
Il silenzio cinese sull’Iran è soltanto strategico. Grazie al contributo della propria rete satellitare Beidou, infatti, Pechino possiede capacità di intelligence in grado di competere con quelle a disposizione dei principali membri della Nato. Capacità, va da sé, che la Cina può girare, fornire e condividere con Paesi terzi.
È già successo, per la precisione nei giorni del conflitto tra Israele e Iran del 2025, quando i satelliti di sorveglianza cinesi Yaogan e la costellazione Jilin-1 hanno consentito al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica di colpire durissimo nel territorio israeliano.
Il meccanismo è semplice: le reti di sorveglianza orbitali del Dragone si fondono con le forze d’attaccato di Teheran, offrendo a queste ultime Sigint, mappatura del terreno, telemetria, radar, immagini ottiche e ogni altro dato utile alla causa.
Prima di arrivare di nuovo a un simile punto, l’esercito cinese e un’azienda tecnologica d’oltre Muraglia, MizarVision, hanno iniziato a rilasciare immagini satellitari ad alta risoluzione che mostrano l’accumulo di truppe militari Usa intorno all’Iran. Un esempio? Le foto provenienti dalla Giordania di 18 caccia stealth F-35 Lightning II e sei velivoli da guerra elettronica EA-18G Growler Usa sulla pista della base aerea di Muwaffaq Salti.
Nel frattempo, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, tramite il suo account social ufficiale, China Military Bugle, ha pubblicato un video intitolato: “Assedio dell’Iran: dove lancerà l’attacco militare statunitense in Medio Oriente?”. Il filmato monitora otto basi statunitensi nella regione, e spiega che Washington sta portando un gran numero di aerei, navi da guerra, droni e veicoli nei loro siti in Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e Siria.
L’importanza dell’Iran
Le crescenti capacità cinesi nella ricognizione spaziale rappresentano una sfida inedita per gli Stati Uniti, visto che le reti satellitari basate sull’intelligenza artificiale del Dragone monitorano in modo costante e preciso le risorse militari americane più strategiche, anche in regioni lontane dall’Asia orientale.
In Medio Oriente, le aziende commerciali cinesi hanno già sfruttato fonti del genere per stimare l’entità dei danni nella Striscia di Gaza. Adesso stanno facendo lo stesso per informare l’Iran dei piani Usa.
Come ha spiegato il portale Middle East Monitor, l’Iran rappresenta per Pechino l’indispensabile nodo occidentale della Belt and Road Initiative, nonché un fornitore energetico cruciale che non può essere lasciato cadere sotto il controllo occidentale.
La perdita di Teheran a favore di un’entità allineata alla Nato costituirebbe un disastro economico e geopolitico assoluto che la Cina non intende consentire. Ovviamente, il gigante asiatico cercherà in tutti i modi di raggiungere un “equilibrio strategico” nella regione per assistere l’Iran, evitando però al contempo un’escalation militare diretta con gli Stati Uniti.
