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La Finlandia vuole terminare il suo esperimento sul reddito di cittadinanza

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Esperti e ricercatori finlandesi stanno protestando per la decisione di governo e Parlamento di depotenziare e poi abbandonare il progetto sperimentale di introduzione del reddito di cittadinanza che era stato iniziato nel 2017. Come parte dell’esperimento, duemila disoccupati di lungo corso hanno ricevuto un sussidio mensile di 560 euro senza alcuna condizione. Il governo però ha ridotto le dimensioni del progetto e tagliato i suoi fondi, mentre lo scorso dicembre il Parlamento ha approvato una legge che prevede di abbandonare qualsiasi sperimentazione sul reddito di cittadinanza non appena l’esperimento sarà concluso alla fine di quest’anno (qui potete consultare il sito ufficiale del progetto, in inglese).
La decisione del governo di bloccare l’estensione del programma ai lavoratori e quella di bloccare ogni sperimentazione alla fine del 2018 non sono state prese sulla base dei risultati degli studi, che non saranno pubblicati per almeno due anni. È una decisione politica portata avanti dal governo di centrodestra, secondo il quale il paese ha uno welfare troppo capillare che incentiva le persone a restare a casa senza lavorare.
«Due anni sono un lasso di tempo troppo breve per giungere alle conclusioni di un esperimento complesso come il nostro. Il governo avrebbe dovuto darci più tempo e più denaro per poter ottenere risultati affidabili», ha detto alla TV pubblica finlandese Olli Kangas, uno degli esperti che hanno lavorato all’esperimento. Per i ricercatori è particolarmente grave che il governo abbia deciso di sospendere la seconda parte del progetto, quella che prevedeva di coinvolgere un certo numero di lavoratori a partire dall’inizio del 2018 (attualmente il reddito viene ricevuto soltanto da disoccupati di lungo corso).
L’idea dietro l’estensione del sussidio ai lavoratori era misurare l’impatto del reddito di cittadinanza anche su chi ha già uno stipendio e osservare quindi come il sussidio influenzi le scelte lavorative e di carriera. Il governo, però, ha deciso di non dare il via a questa seconda fase. Lo scorso dicembre il Parlamento si è allontanato ulteriormente dal progetto, introducendo dei nuovi requisiti per ricevere i sussidi pubblici attualmente in vigore. Per poter richiedere il sussidio di disoccupazione bisognerà avere lavorato almeno 18 ore nei due mesi precedenti. «Il governo sta mettendo in atto una serie di manovre che allontanano il nostro sistema dal reddito di cittadinanza», ha detto al quotidiano svedese Svenska Dagbladet Miska Simanainen, una delle ricercatrici che protestano contro la riduzione del programma.
Quando venne lanciato nel 2017, l’esperimento finlandese sul reddito di cittadinanza attirò l’attenzione della stampa e dei ricercatori di tutto il mondo. Era il primo tentativo nella storia dell’Europa di introdurre un sussidio universale e non condizionato, come al momento esiste soltanto in Alaska e pochissimi altri luoghi al mondo. L’idea dietro al reddito di cittadinanza è fornire a chiunque un sussidio, non condizionato all’accettazione di offerte di lavoro, per esempio, e slegato dalle condizioni economiche personali. È uno strumento per consentire a chiunque di avere uno standard di vita minimo, indipendentemente da qualunque altra considerazione.
In Italia queste espressioni rischiano di causare molta confusione a causa del Movimento 5 Stelle, che ha sempre definito una sua proposta di sussidio di disoccupazione un “reddito di cittadinanza”, quando in realtà non sarebbe una misura universale e incondizionata ma un sussidio destinato ai disoccupati. Il Movimento 5 Stelle, quindi, propone un sussidio di disoccupazione o un reddito minimo garantito, mentre in Finlandia è in corso di sperimentazione un vero e proprio reddito di cittadinanza (qui avevamo spiegato per bene la differenza).
Il reddito di cittadinanza è considerato interessante da numerosi imprenditori e filantropi, in particolare provenienti dai settori dell’alta tecnologia. Ne hanno parlato Elon Musk, fondatore di Tesla e Space X, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, il candidato alle primarie del Partito Democratico statunitense Bernie Sanders e molti altri. Secondo i suoi sostenitori, potrebbe essere una soluzione alla potenziale perdita di posti di lavoro causata dalla crescente robotizzazione dell’economia. Esperti e scienziati sociali discutono di frequente dei possibili benefici del reddito di cittadinanza e dei suoi difetti. Al momento non esiste un accordo sulle modalità con le quali implementarlo, ad esempio sul livello di reddito che dovrebbe garantire né su chi esattamente dovrebbe riceverlo e in quali modalità (l’esperimento finlandese, per esempio, è stato criticato duramente da altri esperti).
Lo scopo dei ricercatori finlandesi era scoprire come le persone avrebbero reagito a questo nuovo strumento e quindi far progredire le conoscenze che abbiamo sul suo funzionamento (lo scorso gennaio il Guardian ha dedicato un dettagliato articolo alla questione). Per questa ragione intendevano studiare sia il comportamento dei disoccupati, sia quello dei lavoratori, così da comprendere come il reddito di cittadinanza avrebbe influenzato le loro vite. Una delle ragioni spesso utilizzate dai sostenitori del reddito di cittadinanza è che, a differenza di altri tipi di sussidi, dovrebbe costruire un disincentivo al lavoro molto più debole. In Finlandia, per esempio, i ricercatori avevano notato come i sussidi di disoccupazione siano così generosi che a volte spingono le persone a non cercare lavoro, poiché lo stipendio sarebbe inferiore al sussidio perduto in caso di accettazione del lavoro. Il reddito di cittadinanza, invece, viene elargito anche a chi trova un lavoro, aggiungendosi allo stipendio.
Il piano venne lanciato dall’attuale governo di centrodestra, che ha intenzione di depotenziarlo e quindi abbandonarlo. Inizialmente il governo sperava di sperimentare un sistema in grado di far risparmiare rispetto all’attuale spesa sociale. L’idea alla base dell’esperimento era sostituire le attuali forme di welfare con il reddito di cittadinanza, così da creare nuovi incentivi al lavoro e ridurre l’attuale tassi di disoccupazione (che è intorno al 10 per cento, un record storico). La sostituzione, questa era la speranza del governo, avrebbe prodotto anche una razionalizzazione e quindi una riduzione della spesa sociale.
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