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MKULTRA: la CIA e il controllo della mente

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Di Giovanni Zagni
Intorno alle due del mattino del 28 novembre 1953, un uomo di nome Frank Olson venne trovato agonizzante sul marciapiede di fronte a un albergo di New York. Era caduto da una camera al decimo piano, rompendo i vetri della finestra chiusa, e indossava solo biancheria. Morì prima dell’arrivo dell’ambulanza. Nella stanza 1018A il custode di notte trovò un uomo seduto in bagno con la testa tra le mani. Pochi minuti prima aveva telefonato a un uomo dicendo solo: «È andato» («Hes gone») e ricevendo in risposta un altrettanto laconico: «Molto male» («That s too bad»).
Frank Olson era un biologo assegnato alla Divisione operazioni speciali (SOD) del Centro biologico dell’esercito USA di Camp Detrick, nel Maryland, in cui si portavano avanti ricerche sulle armi chimico-batteriologiche per l’esercito e la CIA. I suoi superiori lo tenevano da conto come un esperto nel suo campo e nessuno aveva mai notato che soffrisse di qualche tipo di disturbo mentale. Il 19 novembre 1953, nove giorni prima della sua morte, stava partecipando a una riunione riservata con membri dell’esercito e dei servizi segreti, in una baita a Deep Creek Lake, una località sperduta a circa centocinquanta chilometri dalla base.
Tre dei dieci partecipanti facevano parte di un’unità della CIA chiamata Technical Services Staff (TSS) e, dopocena, uno di loro versò senza farsi notare una piccola quantità di LSD in una bottiglia di Cointreau. Tutti i presenti tranne due bevvero; dopo una ventina di minuti, uno dei tre comunicò che erano stati drogati. L’allucinogeno fece effetto e verso l’una di notte tutti stavano ridendo e non riuscivano a portare avanti una conversazione sensata, per cui si ritirarono per la notte.
Dopo essere tornato a casa dalla sua famiglia per il fine settimana, Olson si presentò al lavoro il lunedì successivo in uno stato che assomigliava ad una profonda depressione. Il suo superiore, dopo alcune conversazioni con lui, decise che Olson aveva bisogno di assistenza medica immediata. Il 24 novembre venne accompagnato dal suo diretto superiore e da un uomo della CIA di nome Robert Lashbrook da un medico di New York, un immunologo di nome Harold Abramson, che partecipava ad alcuni programmi di ricerca sostenuti dai servizi segreti. Dopo le visite di Abramson, venne deciso che Olson aveva bisogno di essere ricoverato in un’unità psichiatrica.
La sera del venerdì successivo, 27 novembre, Olson e Lashbrook si registrarono allo Statler Hotel, di fronte a Penn Station. Più avanti, Lashbrook avrebbe testimoniato che, a cena, «Olson non sembrava più particolarmente depresso, e quasi il dottor Olson che conoscevo prima dell’esperimento». Andarono a letto intorno alle undici, dopo aver guardato un po di televisione. Tre ore più tardi Lashbrook venne svegliato dal rumore dei vetri infranti.
Per anni, la morte di Frank Olson rimase del tutto sconosciuta all’opinione pubblica americana, ad eccezione dei pochi che prestarono attenzione ai sintetici trafiletti sui giornali che diedero notizia del suicidio. Poi, a metà degli anni Settanta, una serie di inchieste del Congresso sulla CIA fecero emergere una verità inaspettata: che Frank Olson era il risultato più tragico, almeno tra quelli che era possibile documentare, di un vasto programma segreto portato avanti per oltre dieci anni dai servizi segreti sulle tecniche di manipolazione mentale, denominato MKULTRA.
1. Una nuova parola
Nel 1953 gli Stati Uniti stavano uscendo dall’impegno nella guerra di Corea. Da pochi anni aveva fatto il suo ingresso nella lingua inglese una nuova parola, brainwashing: un calco del cinese xi nao, letteralmente “lavare il cervello”. Si riferiva alle pratiche di pressione fisica e soprattutto psicologica che i cinesi e i nordcoreani erano accusati di portare avanti per manipolare il pensiero dei prigionieri politici o di guerra. Era stata popolarizzata da un libro del giornalista Edward Hunter, Brainwashing in Red China, che aveva descritto quelle pratiche grazie ai racconti di rifugiati politici a Hong Kong.
Gli spettacolari processi politici nel blocco sovietico, in cui gli imputati confessavano crimini che non avevano mai commesso, fecero nascere sospetti su tecniche simili usate dalla superpotenza comunista. Qualche anno più tardi, il lavaggio del cervello e la manipolazione mentale sarebbero entrati definitivamente nella cultura popolare attraverso il romanzo di Richard Condon The Manchurian Candidate, uscito nel 1959, e soprattutto con il film omonimo, in cui recitava Frank Sinatra. Nel film, il figlio di una famiglia politica americana subisce il lavaggio del cervello da parte dei nordcoreani quando viene catturato nella guerra di Corea e viene “programmato” per diventare un assassino.
Nell’atmosfera di profondo sospetto che avvolgeva quei primi anni della guerra fredda, alcuni episodi aumentarono le paure della CIA che il blocco comunista avesse a disposizione nuove armi nei loro arsenali, in grado di modificare lo stesso pensiero del nemico. Nel febbraio del 1952, l’ambasciatore americano in Unione Sovietica George Kennan paragonò davanti a un giornalista la vita nel paese comunista al suo periodo di prigionia nella Germania nazista. Pochi mesi dopo fu dichiarato persona non grata da Stalin ed espulso dal paese.
Kennan era uno dei diplomatici più importanti nei primi anni del secondo dopoguerra e uno dei principali artefici della politica estera americana nei primi anni della Guerra fredda. Qualunque fossero le sue reali motivazioni per lasciarsi andare a osservazioni così poco diplomatiche, alla CIA pensarono che Kennan potesse essere stato manipolato con tecniche che i servizi segreti occidentali erano ancora ben lontani dal controllare.
Non diversamente da quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo per l’esplorazione spaziale, con il lancio del primo satellite del programma Sputnik, gli alti gradi dei servizi segreti americani sentirono l’ansia e l’incertezza di essere rimasti indietro rispetto ai sovietici. Alcuni agenti all'interno della CIA concentrarono la loro attenzione su un prodotto incolore, inodore e insapore sintetizzato nel 1938 nei laboratori del colosso chimico Sandoz, in Svizzera. Estratto dall’ergot, un fungo parassita della segale, era prodotto in piccole quantità dalla sola Sandoz e aveva potenti effetti allucinogeni anche in bassissime dosi. Si chiamava dietilamide-25 dell’acido lisergico o, dalla sigla del suo nome tedesco, LSD.
Secondo alcuni rapporti, l’URSS si stava impegnando nella produzione di grandi quantità di LSD, fino ad allora usato solo come farmaco per il trattamento della schizofrenia. Nel 1952 il capo del settore medico della CIA scrisse: «ci sono molte prove, nei rapporti di innumerevoli interrogatori, del fatto che i comunisti abbiano utilizzato droghe, coercizione fisica, elettroshock e forse ipnosi contro i loro nemici. Con queste prove è difficile trattenere la rabbia contro il nostro apparente lassismo». Era arrivato il momento di agire – e il nuovo direttore della CIA avrebbe permesso di lì a poco che si agisse in grande stile.
2. Un nuovo campo di battaglia
Il 10 aprile 1953, in un discorso all’università di Princeton, Allen Dulles parlò delle «tecniche per la perversione del cervello» che venivano impiegate al di là della Cortina di ferro e annunciò che «il controllo della mente è il grande campo di battaglia della Guerra fredda, e dobbiamo fare qualsiasi cosa per uscirne vincitori». Dulles era il nuovo capo della CIA da due settimane, e tre giorni più tardi autorizzò l’operazione MKULTRA, il più grande programma per investigare le tecniche di controllo mentale dell’intelligence USA.
Era l’erede di alcune iniziative più piccole intraprese negli anni precedenti, che avevano nomi meno inquietanti come Bluebird e Artichoke, e rimase a lungo conosciuto solo da poche persone all’interno della stessa agenzia. Prima che MKULTRA venisse interrotto, la CIA spese milioni di dollari per somministrare LSD e altre sostanze psicotrope a centinaia di americani, spesso senza il loro consenso, con il fine di studiare le possibilità di controllo sulla mente umana – e di utilizzo di quelle stesse sostanze nello spionaggio internazionale.
Nella sua presentazione del programma a Dulles, Richard Helms – allora uno dei più alti responsabili della CIA, più tardi a capo dell’agenzia – chiarì che l'obbiettivo era quello di «investigare lo sviluppo di un materiale chimico che causa uno stato mentale aberrante, reversibile e non tossico» con la possibilità di «screditare individui, ottenere informazioni e impiantare suggestioni e altre forme di controllo mentale». Come i sovietici potevano aver indotto Kennan ad affermazioni sopra le righe pochi mesi prima, pensavano allora i servizi segreti, alti ufficiali sovietici potevano essere indotti a figuracce internazionali con le nuove tecniche di manipolazione del pensiero. Negli interrogatori delle spie esse avrebbero trovato ugualmente un campo di applicazione ideale.
L’uomo che aveva ordinato di versare l’LSD nel bicchiere di liquore di Frank Olson, quel giorno di novembre del 1953, si chiamava Sydney Gottlieb. Il New York Times lo definì molti anni più tardi “l’uomo che portò l’LSD alla CIA”. Gottlieb, che i suoi amici e collaboratori descrivevano come una delle persone più brillanti che avessero mai conosciuto, era nato a New York nel 1918 e all’età di 33 anni, dopo un dottorato in biochimica al Caltech, entrò nella CIA diventando presto capo di un piccolo settore dal nome oscuro, dedicato ai “servizi tecnici” ( Technical Services Staff, TSS).
Gottlieb era un uomo curioso e inquieto, che dopo aver abbandonato la religione ebraica dei suoi genitori passò dall’agnosticismo al buddismo zen con molti passaggi intermedi. Una malformazione congenita del piede gli dava una lieve zoppia e gli fece evitare, con suo grande disappunto, il servizio militare durante la Seconda guerra mondiale.
Nei primi anni della sua lunga carriera di agente, Gottlieb partecipò ad alcuni piani segreti per l’assassinio di leader nemici degli Stati Uniti. Venne inviato a Cuba per cercare di avvelenare i sigari di Fidel Castro. In un’altra occasione andò in Congo con l’obbiettivo di assassinare il primo leader eletto della neonata repubblica, Patrice Lumumba. Entrambi i piani fallirono. In patria, Dulles lo mise a capo del neonato MKULTRA.
Affascinato dalle droghe e in particolare dall’LSD, che secondo un amico di famiglia assunse «centinaia di volte», Gottlieb aveva imparato alcuni trucchi da un illusionista di Broadway molto famoso in quegli anni, John Mulholland. Nel 1953 Mulholland lasciò il mondo dello spettacolo per mettere le sue abilità al servizio di una causa diversa: insegnare agli agenti della CIA come somministrare LSD e altre sostanze a persone ignare attraverso le bevande, i sigari o gli spazzolini da denti. Gli agenti segreti trovarono presto il modo di utilizzare quegli insegnamenti.
3. Brutti viaggi
All’inizio di MKULTRA, gli agenti della squadra di Gottlieb sperimentarono l’LSD su loro stessi. Un tipico esperimento consisteva nel chiudere per ore due agenti in una stanza, fargli assumere l’acido e registrare gli effetti su sé stessi e sul compagno. Poi gli agenti acconsentirono a passare a una fase in cui si sarebbero drogati a vicenda, senza sapere quando né come, per osservare la reazione di chi era sottoposto all’LSD senza potersi preparare psicologicamente. Poco dopo aver ingerito la droga, veniva comunicato all’agente che stava per cominciare un “viaggio”.
L’LSD non crea dipendenza e i suoi effetti variano molto da persona a persona e da un’assunzione a un’altra. Ci furono casi, in quella prima fase, di “brutti viaggi”, le esperienze profondamente negative e potenzialmente scioccanti in cui può incorrere a volte chi fa uso di allucinogeni: in uno di essi, come scrivono Martin Lee e Bruce Shlain nella loro storia dell’LSD Acid Dreams, un agente vagò per ore per Washington, terrorizzato dalle macchine di passaggio – che gli apparivano come enormi mostri dagli occhi fluorescenti – dopo che i suoi colleghi avevano drogato il suo caffè mattutino e non erano riusciti a impedire che lasciasse la sede della CIA sotto gli effetti della droga.
Ma gli uomini di Gottlieb non si lasciarono spaventare dalle occasionali esperienze negative e pensarono che fosse arrivato il momento di passare a qualcosa di diverso. Una delle prime sperimentazioni condotte fuori dall’agenzia si tenne a Lexington, Kentucky, con la collaborazione del National Institute of Mental Health e del dottor Harris Isbell, che riceveva soldi dalla CIA attraverso un finto programma della Marina. Il Centro di riabilitazione di Lexington era una grande prigione federale per tossicodipendenti, quasi tutti neri, che scontavano pene per reati di droga.
Alcuni detenuti si offrirono volontari per una non meglio specificata ricerca scientifica, dietro la promessa di dosi di droga o di uno sconto di pena: firmarono un foglio di consenso generico e vennero loro somministrati allucinogeni e nuove droghe fornitegli dalla CIA. In un caso, Isbell diede a un gruppo di sette detenuti LSD per 77 giorni consecutivi. Davanti a una commissione del Congresso, nel 1975, Isbell disse che a Lexington era stato fatto «un lavoro davvero eccellente», anche se non venne mai effettuato un controllo successivo sulle persone sottoposte agli esperimenti più estremi.
Presto MKULTRA si espanse molto al di là dei dipendenti della CIA, degli istituti di pena e delle strutture di ricerca. Un appartamento nel Greenwich Village di New York, ad esempio, venne trasformato in una sorta di casa di appuntamenti – con spese di ristrutturazione pagate dalla CIA – in cui veniva somministrato LSD ai “clienti” drogando le loro bevande. A capo del “sottoprogetto n.3” di MKULTRA venne messo un agente della narcotici di lungo corso di nome George White, che aveva già lavorato con i servizi segreti durante la guerra nei primi test che prevedevano luso della marijuana come siero della verità.
White, un uomo massiccio con la reputazione da duro e una personalità decisamente sopra le righe, adescava le persone nei bar di New York presentandosi come un artista o un marinaio di nome “Morgan Hall”, le invitava nell’appartamento e le drogava, poi verificava gli effetti della droga sulla sincerità dei suoi ospiti e la loro volontà di parlare di informazioni compromettenti.

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